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Papa Leone XIV: Cristo risorto fonte di acqua viva
“Nelle catechesi dell’Anno giubilare, fino a questo momento, abbiamo ripercorso la vita di Gesù seguendo i Vangeli, dalla nascita alla morte e risurrezione. Così facendo, il nostro pellegrinaggio nella speranza ha trovato il suo fondamento saldo, la sua via sicura. Ora, nell’ultima parte del cammino, lasceremo che il mistero di Cristo, culminante nella Risurrezione, sprigioni la sua luce di salvezza a contatto con la realtà umana e storica attuale, con le sue domande e le sue sfide”: oltre 60.000 fedeli per ascoltare in piazza san Pietro l’udienza generale di papa Leone XIV che nella sua catechesi indica ‘Gesù morto e risorto’ come Colui che si fa ‘compagno di viaggio’ nel ‘faticoso, doloroso, misterioso’ cammino della vita.
Nell’odierna udienza generale il papa ha iniziato l’ultima parte del ciclo giubilare ‘Gesù Cristo nostra speranza’ con la riflessione ‘Il Risorto, fonte viva della speranza umana’: “La nostra vita è scandita da innumerevoli accadimenti, colmi di sfumature e di vissuti differenti. A volte ci sentiamo gioiosi, altre volte tristi, altre ancora appagati, oppure stressati, gratificati o demotivati. Viviamo indaffarati, ci concentriamo per raggiungere risultati, arriviamo a conseguire traguardi anche alti, prestigiosi.
Viceversa, restiamo sospesi, precari, in attesa di successi e riconoscimenti che tardano ad arrivare o non arrivano affatto. Insomma, ci troviamo a sperimentare una situazione paradossale: vorremmo essere felici, eppure è molto difficile riuscire a esserlo in modo continuativo e senza ombre. Facciamo i conti con il nostro limite e, allo stesso tempo, con l’insopprimibile spinta a tentare di superarlo. Sentiamo nel profondo che ci manca sempre qualcosa. In verità, non siamo stati creati per la mancanza, ma per la pienezza, per gioire della vita e della vita in abbondanza, secondo l’espressione di Gesù nel Vangelo di Giovanni”.
Ciò è un desiderio illuminato dalla speranza: “Questo desiderio abissale del nostro cuore può trovare la sua risposta ultima non nei ruoli, non nel potere, non nell’avere, ma nella certezza che c’è qualcuno che si fa garante di questo slancio costitutivo della nostra umanità; nella consapevolezza che questa attesa non sarà delusa o vanificata. Tale certezza coincide con la speranza. Ciò non vuol dire pensare in modo ottimistico: spesso l’ottimismo ci delude, vede implodere le nostre attese, mentre la speranza promette e mantiene”.
Tale speranza è incarnata nella resurrezione di Gesù: “Sorelle e fratelli, Gesù Risorto è la garanzia di questo approdo! E’ Lui la fonte che soddisfa la nostra arsura, l’infinita sete di pienezza che lo Spirito Santo infonde nel nostro cuore. La Risurrezione di Cristo, infatti, non è un semplice accadimento della storia umana, ma l’evento che l’ha trasformata dall’interno”.
Ed ha portato l’esempio della fonte d’acqua: “Pensiamo a una fonte d’acqua. Quali sono le sue caratteristiche? Disseta e rinfresca le creature, irrora la terra, le piante, rende fertile e vivo ciò che altrimenti resterebbe arido. Dà ristoro al viandante stanco offrendogli la gioia di un’oasi di freschezza. Una fonte appare come un dono gratuito per la natura, per le creature, per gli esseri umani. Senza acqua non si può vivere”.
Così Gesù è per l’umanità come ha sottolineato da sant’Agostino: “Il Risorto è la fonte viva che non inaridisce e non subisce alterazioni. Resta sempre pura e pronta per chiunque abbia sete. E tanto più gustiamo il mistero di Dio, tanto più ne siamo attratti, senza mai restare completamente saziati. Sant’Agostino, nel decimo Libro delle Confessioni, coglie proprio questo inesauribile anelito del nostro cuore e lo esprime nel celebre Inno alla bellezza”.
Però anche la Resurrezione pone alcuni interrogativi: “Gesù, con la sua Risurrezione, ci ha assicurato una permanente fonte di vita: Egli è il Vivente, l’amante della vita, il vittorioso su ogni morte. Perciò è in grado di offrirci ristoro nel cammino terreno e assicurarci la quiete perfetta nell’eternità. Solo Gesù morto e risorto risponde alle domande più profonde del nostro cuore: c’è davvero un punto di arrivo per noi? Ha senso la nostra esistenza? E la sofferenza di tanti innocenti, come potrà essere riscattata?”
Ed ecco la risposta di Gesù che cammina con l’umanità: “Gesù Risorto non fa calare una risposta ‘dall’alto’, ma si fa nostro compagno in questo viaggio spesso faticoso, doloroso, misterioso. Solo Lui può riempire la nostra borraccia vuota, quando la sete si fa insopportabile. Ed Egli è anche il punto di arrivo del nostro andare. Senza il suo amore, il viaggio della vita diventerebbe un errare senza meta, un tragico errore con una destinazione mancata”.
Cammina insieme per ricondurre ‘a casa’ chi intraprende un viaggio: “Siamo creature fragili. L’errore fa parte della nostra umanità, è la ferita del peccato che ci fa cadere, rinunciare, disperare. Risorgere significa invece rialzarsi e mettersi in piedi. Il Risorto garantisce l’approdo, ci conduce a casa, dove siamo attesi, amati, salvati. Fare il viaggio con Lui accanto significa sperimentare di essere sorretti nonostante tutto, dissetati e rinfrancati nelle prove e nelle fatiche che, come pietre pesanti, minacciano di bloccare o deviare la nostra storia. Carissimi, dalla Risurrezione di Cristo sgorga la speranza che ci fa pregustare, nonostante la fatica del vivere, una quiete profonda e gioiosa: quella pace che Lui solo ci potrà donare alla fine, senza fine”.
In precedenza il papa aveva accolto le suore agostiniane recollette della federazione del Messico: “Questo amore non è qualcosa che si conquista con la fatica, ma si riceve come dono… Il nostro cammino si concretizza così a partire dal cuore… Care sorelle, invochiamo la materna protezione della Madre del Buon Consiglio e l’intercessione di san Tommaso da Villanova, che tanto amò la missione in America, per percorrere con pazienza e coraggio questo cammino di perfezione fino alla fine”.
(Foto: Santa Sede)
Mons. Delpini invita a camminare insieme
“Camminare insieme, animati da stima vicendevole e avendo stima di noi stessi, costruendo insieme una comunione più evidente e più lieta nelle nostre comunità. La partecipazione all’eucaristia, l’ascolto dalla parola di Dio ci insegnino le vie per una pratica sinodale delle decisioni, per un ardore condiviso per la missione. Ci offrano gli strumenti per resistere alla tentazione di sottovalutarci e di disprezzare gli altri, preferendo il cammino del protagonista”: all’inizio dell’anno pastorale 2025-2026, nel pontificale nel duomo ambrosiano, che ne segna l’apertura ufficiale, l’8 settembre, solennità della Natività della Beata Vergine Maria, mons. Mario Delpini ha delineato lo stile con cui vivere quanto ha scritto nella proposta pastorale ‘Tra voi però non sia così. Per la ricezione diocesana del cammino sinodale’.
A tutti si è rivolta l’omelia, che ha preso avvio dal vangelo di Matteo con la genealogia di Gesù e dai molti nomi che la compongono: “Gli eruditi, secondo quello che capisco io, sono un po’ indispettiti da Abiùd Eliachim Azor Sadoc. Infatti gli eruditi si lamentano con Abiùd Eliachim Azor Sadoc: ‘Ma voi chi siete? Che cosa avete fatto nella vostra vita? Avete compiuto qualche cosa che meriti di essere ricordato in qualche enciclopedia? Avete dato un contributo alla vita del paese, alla cultura, al benessere? Avete scritto qualche cosa?’ Gli eruditi sono indispettiti perché sono nomi a cui non corrispondono notizie e racconti, imprese e pensieri”.
Ma i nomi raccontano una storia, quella scritta da Dio: “Ciascuno di noi naturalmente ha avuto la sua storia, i giorni di salute e quelli di malattia, i grattacapi per far quadrare i conti e la fierezza dei risultati conseguiti, ciascuno ha avuto i suoi peccati, i suoi momenti di fervore.
Ma tutto quello che abbiamo fatto è passato e nessuno se ne ricorda più e non merita di essere ricordato, come le vicende di quasi tutti i figli degli uomini quando passano gli anni. Una cosa si ricorda di noi: siamo quelli dentro la genealogia, quelli da cui è nato Giuseppe, lo sposo di Maria dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. Questa solo è la nostra fierezza e la nostra gloria”.
Nomi anonimi se non fossero scritti nella gloria di Dio: “Anche noi, come voi, nei giorni del nostro pellegrinaggio sulla terra, siamo vissuti nella persuasione di essere persone qualsiasi, un frammento insignificante di un mondo insensato, senza sapere dove andare, che cosa fare, che cosa sperare, eccetto l’attesa di colui che è stato promesso dai profeti.
Poi, considerando la storia dal punto di vista di Dio, dal punto di vista in cui ora abitiamo nella gloria dei santi, ringraziamo e lodiamo per l’eternità per la rivelazione: per quanto siamo gente insignificante, siamo però quell’umanità in cui il Verbo si è fatto uomo, siamo quell’immensa moltitudine che nessuno può contare, alla quale però il Padre si rivolge chiamando ciascuno per nome: Abiùd Eliachim Azor Sadoc”.
Per questo l’arcivescovo ha sottolineato l’importanza di vivere nel tempo della salvezza: “Perciò, se volete ascoltare il nostro messaggio, non sottovalutatevi mai. La vita di ciascuno è una vocazione a scrivere il proprio nome nella storia della salvezza, nella storia del desiderio di Dio di salvare tutti, ogni generazione, persino questa generazione che si aggira smarrita sulla terra.
Nella mentalità del mondo contano il prestigio, la fama, la ricchezza, la notorietà. Tra voi però non sia così: quello che conta è abitare quel frammento che è la vita di ciascuno perché viva la propria vocazione a rendere presente Gesù, chiamato Cristo, figlio di Maria”.
E vivere nella salvezza significa avere una stima reciproca: “Perciò, se volete ascoltare il messaggio di noi sconosciuti, Abiùd Eliachim Azor Sadoc, abbiate stima degli altri, non disprezzate nessuno. Nella mentalità del mondo ci sono rivalità e discussioni su chi sia più importante, ci sono pretese di sedere alla destra e alla sinistra del Signore nel suo regno…
Anche se ti dai tanta importanza, anche tu sei un fratello, una sorella. Contemplando la beata vergine Maria, cantata umile ed alta più che creatura, riconosci quale sia la strada per entrare nel regno, la porta stretta che si apre ai bambini. Non disprezzate nessuno, abbiate stima gli uni degli altri”.
Per questo l’arcivescovo ambrosiano ha invitato a camminare insieme: “Camminare insieme sia il convenire di persone libere che si fanno avanti per servire la comunione e la missione della Chiesa in questo tempo, in questo mondo, in questa terra. Perciò ringraziamo questi nostri fratelli che chiedono di essere ammessi tra i candidati al ministero ordinato, come diaconi e come presbiteri: anche per loro è effusa la grazia di essere dentro la genealogia di Gesù perché sia formato il Cristo in tutti. Grazie del vostro farvi avanti, grazie alle famiglie e alle comunità che vi accompagnano perché questo è il dono che noi riceviamo: essere forse gente qualsiasi eppure chiamati per nome per entrare nella storia della salvezza”.
Ecco, in conclusione il ringraziamento a chi dedica la vita per la Chiesa: “Perciò ringraziamo anche quelli che si sono preparati in questi anni e prossimamente verranno istituiti nei ministeri istituiti, uomini e donne al servizio della Chiesa. Perciò esprimo il mio augurio, la mia gratitudine per tutti coloro che amano questa Chiesa e la sua missione e la servono senza pretendere di essere famosi, senza l’ambizione di essere i primi. Benedico, ringrazio e incoraggio tutti quelli che vogliono scrivere il loro nome insieme con quelli di Abiùd Eliachim Azor Sadoc”.
(Foto: Chiesa di Milano)
Papa Leone XIV invita i giovani ad essere speranza nel mondo
“E oggi le vostre voci, il vostro entusiasmo, le vostre grida (che sono tutte per Gesù Cristo) saranno ascoltate fino ai confini del mondo. Oggi state iniziando alcuni giorni, un cammino, il Giubileo della Speranza, e il mondo ha bisogno di messaggi di speranza; voi siete questo messaggio, e dovete continuare a dare speranza a tutti”: al termine della celebrazione eucaristica di apertura del giubileo dei giovani presieduta da mons. Rino Fischella, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, papa Leone XIV a sorpresa ha rivolto alcune parole di benvenuto.
E’ un invito ad essere ‘semi’ di speranza: “Speriamo che tutti voi siate sempre segni di speranza nel mondo! Oggi stiamo cominciando. Nei prossimi giorni avrete l’opportunità di essere una forza che può portare la grazia di Dio, un messaggio di speranza, una luce alla città di Roma, all’Italia e a tutto il mondo. Camminiamo insieme con la nostra fede in Gesù Cristo.
Ed il nostro grido deve essere anche per la pace nel mondo. Diciamo tutti: ‘Vogliamo la pace nel mondo!’ Preghiamo per la pace. Preghiamo per la pace e siamo testimoni della pace di Gesù Cristo, di riconciliazione, di questa luce del mondo che tutti stiamo cercando”.
A dare il benvenuto ai 120.000 giovani in piazza san Pietro è stato mons. Rino Fisichella, che nell’omelia ha ringraziato soprattutto i giovani provenienti dalle zone in guerra: “Dall’Ucraina dalla Palestina giunga a tutti l’abbraccio di fraternità che ci rendi uniti e un corpo solo… Il Signore non vi deluderà. Vi viene incontro”.
Questa è stata una esortazione: “Siate vigili per cogliere la sua presenza. Vivete questi giorni con gioia e spiritualità, scoprendo nuove amicizie, ma soprattutto contemplate Roma e le tante opere d’arte espressione della fede che ha generato tanta bellezza”.
Nell’omelia mons. Fisichella ha preso spunto dal racconto evangelico della risurrezione di Lazzaro, che narra anche del dialogo con le sorelle Marta e Maria: “La fede è un incontro, ma il primo che ci viene incontro è Gesù, quando vuole, come vuole, nel tempo stabilito da Lui, non da noi. Noi siamo chiamati solo a rispondere quando ci viene incontro… Marta è il segno della nostra fede, segno che quando il Signore vuole incontrarci, deve trovare in noi delle persone vigilanti, pronte, pronte a correre verso di Lui senza esitare”.
Mentre in mattinata il papa aveva incontrato i Neofiti e Catecumeni francesi: “Che gioia vedere dei giovani che s’impegnano nella fede e vogliono dare un senso alla loro vita, lasciandosi guidare da Cristo e dal suo Vangelo! Il battesimo fa di noi membri a pieno titolo della grande famiglia di Dio. L’iniziativa viene sempre da Lui e noi rispondiamo facendo l’esperienza del suo amore che ci salva. Nel vostro percorso come catecumeni e nuovi battezzati, ognuno di voi fa un incontro personale con il Signore nella comunità che l’accoglie”.
Il battesimo rende testimoni di Gesù: “Nel rito del battesimo, c’è un segno molto forte, molto forte, è quando riceviamo la candela accesa al cero pasquale. E’ la luce di Cristo morto e risorto che noi ci impegniamo a mantenere accesa alimentandola con l’ascolto della Parola di Dio e la comunione assidua con Gesù Eucaristia… Per vivere felici e in pace, siamo chiamati a riporre la nostra speranza in Gesù Cristo”.
E’ un invito a condividere l’esperienza di fede, come è raccontato dal profeta Isaia: “Siete chiamati a condividere la vostra esperienza di fede con gli altri, testimoniando l’amore di Cristo e divenendo discepoli missionari. Non limitatevi alla sola conoscenza teorica, ma vivete la vostra fede in modo concreto, sperimentando l’amore di Dio nella vostra vita quotidiana.
Il cammino di fede può essere lungo e a volte difficile, ma non scoraggiatevi, perché Dio è sempre presente per sostenervi. .. E’ fondamentale fare l’esperienza di Dio nella preghiera, nella pratica dei sacramenti, in particolare nella riscoperta del sacramento della Riconciliazione, e nella vita comunitaria, al fine di crescere nella fede e nell’amore”.
Infine papa Leone XIV invita ad essere cristiani ‘autentici’: “Non nasciamo cristiani, lo diveniamo quando siamo toccati dalla grazia di Dio. Tuttavia questo ‘tocco’ si esprime attraverso la nostra scelta attentamente ponderata e il nostro cammino personale. Senza questi veri requisiti, indosseremo l’etichetta di cristiani, ma di cristiani di convenienza, di abitudine o di comodo.
Diveniamo cristiani autentici quando ci lasciamo toccare personalmente nella nostra vita di ogni giorno dalla parola e dalla testimonianza di Gesù. In mezzo alle vostre tribolazioni, ai momenti di solitudine e di aridità, alle incomprensioni, alle vostre fatiche, possano i vostri cuori radicarsi in lui che è ‘la via, la verità e la vita’, la fonte di ogni pace, gioia e amore”.
(Foto: Santa Sede)
Maimone: La Chiesa di papa Leone XIV pone Cristo al centro
Lo ha dichiarato Biagio Maimone, direttore dell’ufficio stampa dell’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’, il cui presidente è mons. Yoannis Lazhi Gaid, già segretario personale di papa Francesco, che ha richiamato, mediante il giornalismo, alla necessità di far vivere il dialogo interreligioso e il dialogo interculturale, la pace e la solidarietà:
“Papa Leone XIV, come papa Francesco, si prefigge l’intento di affrontare le sfide dell’epoca attuale, anche quelle più drammatiche, come lo sono le innumerevoli guerre disseminate nell’universo, ma va oltre e chiede una Chiesa che guardi a Gesù e lo ponga al centro, per essere veramente la Chiesa che Gesù ha chiesto che vivesse.
L’anelito che guida il pontificato di papa Leone XIV è di natura missionaria ed è strettamente collegato, anzi deriva necessariamente, dalla Chiesa di Gesù. Il cristiano è chiamato ad essere un missionario, non può che esserlo se in lui vive la fede in Cristo. Lo sottolinea chiaramente papa Leone XIV, e lo ha affermato anche domenica dalla finestra del Palazzo Apostolico, in occasione dell’Angelus.
Gli apostoli, coloro che seguirono Gesù e ne diffusero gli insegnamenti, erano missionari. Erano missionari in quanto si posero in cammino per predicare la parola di Gesù e farla conoscere, affrontando infinite sofferenze ed anche la persecuzione. Divennero testimonianza viva di Gesù, come Egli aveva chiesto loro.
Ogni cristiano è chiamato ad essere testimonianza viva della fede ed è questa la sua missione. Per farlo deve mettersi in cammino, ossia deve testimoniare l’essere cristiano. Il termine ‘cammino’ è da intendersi come gesto concreto alla stregua di chi parte per una missione sublime. Si intraprende un cammino nuovo, rinnovati dalla fede.
Non basta pregare, allora? Certo non basta, occorre essere testimonianza viva di azioni che solo chi crede veramente riesce a compiere. Papa Leone XIV interpella le nostre coscienze dormienti”, ha dichiarato nel corso di una intervista il giornalista Biagio Maimone, Direttore della Comunicazione dell’Associazione Bambino Gesù del Cairo Onlus, il cui Presidente è Monsignor Yoannis Lazhi Gaid e Coordinatrice per l’Italia della Rete Mondiale dei Turismo Religioso, il quale ha aggiunto:
“Certo, lo fa. Lo fa con la certezza di risvegliare in ognuno il senso di un cristianesimo che si metta in moto al fine di dare i suoi frutti, in quanto si osserva un cristianesimo ‘dormiente’ , che occorre ridestare. Impresa ardua quella di papa Leone XIV, ma è la sua missione .
Nell’omelia pronunciata in seguito alla sua elezione, nella Messa ‘pro ecclesia’, celebrata con i cardinali, ha affermato che l’impegno irrinunciabile per chiunque nella Chiesa eserciti un ministero di autorità è “sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato, spendersi fino in fondo perché a nessuno manchi l’opportunità di conoscerlo ed amarlo.
Quindi Cristo al centro dell’impegno della Chiesa, che prefigura un rinnovamento spirituale della stessa Chiesa. Evangelizzare è la missione della Chiesa che Gesù ha testimoniato di voler costruire. La Chiesa deve essere, dunque, la Chiesa di Cristo, quella che Cristo ha chiesto e voluto che fosse, lasciata in eredità ad ogni essere umano”.
Dicastero della Dottrina per la Fede: lascia che Gesù ti renda libero
“Lei ci ha spiegato che, in mezzo alla devozione mariana suscitata dalle presunte apparizioni della Beata Vergine Maria a Litmanová, tra il 1990 e il 1995, ‘le confessioni sincere e profonde in quel luogo sono innumerevoli e non mancano anche delle conversioni’. Ha raccontato pure che nel corso degli anni il luogo si è sviluppato perché il numero dei pellegrini è cresciuto”: così ha scritto il prefetto del Dicastero della Dottrina della Fede, card. Victor Emanuel Fernandez a mons. Jonáš Maxim, arcivescovo di Prešov, in Slovacchia, per i cattolici di rito bizantino.
Nel messaggio ha analizzato alcune frasi espresse nelle apparizioni, in cui si evince che camminare nel Vangelo non è difficile: “L’analisi dei presunti messaggi ci porta a cogliere dei preziosi inviti alla conversione, uniti a una promessa di felicità e di libertà interiore, opera di Cristo nei nostri cuori: ‘Lasciate che Gesù vi liberi. Lasciate che Gesù vi renda liberi. E non permettete che il vostro Nemico limiti la vostra libertà per la quale Gesù ha versato tanto sangue. L’anima libera è l’anima di un bambino’ (5 dicembre 1993).
La Madonna stessa, piena di grazia, si presenta come felice: ‘Sono felice’ (5 dicembre 1993). E lo ripete come un invito a trovare la vera via della felicità che inizia col riconoscimento di essere amati incondizionatamente: ‘Vi amo così come siete. […] Vi amo! Vi amo! Voglio che voi siate felici ma questo mondo mai vi renderà felici’» (7 agosto 1994). Gli inviti di diversi messaggi cercano di incoraggiare le persone mostrando che il cammino del Vangelo non è complicato”.
Anzi rende la vita migliore: “Invece, rende la vita più semplice, come quando, nel silenzio del cuore, Cristo ci fa rinascere e ci semplifica l’esistenza: ‘Vorrei chiedervi, come Madre, di incominciare a vivere in un modo semplice, a pensare in un modo semplice e ad agire in un modo semplice. Cercate il silenzio affinché lo Spirito di Cristo possa nascere di nuovo dentro di voi’ (5 giugno 1994). ‘Lui vi vuole sempre più semplici’ (8 marzo 1992).
Ma questa semplicità non dev’essere confusa con la superficialità, perché la semplicità del cammino evangelico ci conduce alle profondità della vita e alle ricchezze inesauribili dell’amore divino: ‘Cari figli, voi vivete le cose in maniera molto superficiale e proprio perché non andate in profondità, non potete sperimentare la pace e la gioia’ (4 giugno 1995)”.
Di conseguenza si diventa operatore di pace: “Trovando gioia e pace nel Signore diventiamo noi stessi ‘pace’ per gli altri: ‘che voi stessi diventiate pace’ (9 luglio 1995), ‘in modo da essere capaci di poter poi diffondere la pace’» (6 settembre 1992). Questa chiamata alla vera felicità, conseguenza del sapersi amati da Dio, riappare come una via per l’evangelizzazione: ‘Sii felice perché Dio ti ama e per Lui sei molto importante, e trasmetti questa gioia agli altri, affinché anche loro possano credere, attraverso la tua gioia, che Dio ci ama’ (9 ottobre 1994)”.
Da qui l’invito del papa a sentirsi importante per Gesù: “L’espressione ‘per Lui sei molto importante’ aiuta a capire come la luce dell’amore divino ci fa riconoscere la nostra dignità. In un altro momento, la Madonna afferma: ‘Quando vi sto guardando vedo Dio in ognuno di voi. Voi siete un grande riflesso di Dio’ (9 luglio 1995). L’invito ad accettare l’amore di Dio è costante: ‘Non opporti mai alla grazia del tuo Signore che ti ama follemente’ (8 agosto 1993)”.
Comunque in questi messaggi ci sono alcune ambiguità: “Allo stesso tempo, in questi presunti messaggi troviamo alcune ambiguità e aspetti poco chiari, ma questo fatto si deve discernere tenendo conto di quanto ha ben spiegato la Commissione dottrinale nel suo rapporto del 20 aprile 2011: ‘Le [presunte veggenti] testimoniano che durante un incontro Maria ha trasmesso loro un messaggio [che] loro hanno in seguito pubblicamente interpretato» e che «la comunicazione avveniva tramite un particolare modo interno’, che la destinataria ‘non sapeva nemmeno nominare e perciò la finale espressione verbale dei messaggi è una [stilizzazione] ed interpretazione della [veggente]’…
Questo fatto permette un’accettazione del valore generale dei presunti messaggi, mentre allo stesso tempo richiede un chiarimento per alcuni (pochi) di essi, come il messaggio riferito alla possibilità che una persona concreta non sia perdonata o che in una regione del mondo quasi tutte le persone siano dannate (24 febbraio 1991), o ancora che ‘la causa di ogni malattia è il peccato’ (2 dicembre 1990), i quali non possono ritenersi accettabili e pertanto non sono adatti ad essere pubblicati. Ma assumendo che si tratti solo di un’espressione limitata e confusa di un’esperienza interiore, essi potrebbero essere adeguatamente compresi qualora siano inseriti nel contesto generale degli altri messaggi: se trovare l’amore di Cristo ci fa felici, chiuderci al suo amore ci rovina l’esistenza, la fa diventare un fallimento ed è fonte di sofferenza”.
Il documento si conclude con la dichiarazione di ‘nihil obstat’: “Queste considerazioni permettono al Dicastero per la Dottrina della Fede di accogliere la Sua proposta di procedere con la dichiarazione di ‘nihil obstat’ in merito alla devozione mariana sorta sul monte Zvir. Questa dichiarazione, sebbene non implichi il riconoscimento dell’autenticità soprannaturale delle presunte apparizioni, consente comunque di approvare il culto pubblico e di comunicare ai fedeli che, se vogliono, possono accostarsi senza rischi a questa proposta spirituale, oltre al fatto che i contenuti fondamentali dei presunti messaggi possono essere di aiuto per vivere il Vangelo di Cristo. Allo stesso tempo, affidiamo a Sua Eccellenza la pubblicazione di una raccolta dei messaggi che escluda quelle poche affermazioni che possono portare a confusione e turbare la fede dei semplici”.
Pontificia Basilica di Sant’Antonio, issato sulla facciata lo stemma di papa Leone XIV
All’indomani della Solennità dei Santi Pietro e Paolo, è stato issato sopra il portone d’ingresso principale della Pontificia Basilica di Sant’Antonio a Padova, tra la lunetta affrescata dal Mantegna e la statua di sant’Antonio, lo stemma di papa Leone XIV, che sostituisce il precedente di papa Francesco.
Lo stemma è stato inserito nel tradizionale supporto con scudo timbrato da una mitra d’argento, con le chiavi petrine legate da un cordone. Lo stemma del Santo Padre Leone XIV innalza in una campitura d’azzurro, colore che richiama le altezze dei cieli e si caratterizza per la sua valenza mariana, un classico simbolo in riferimento alla Beata Vergine Maria, il giglio (flos florum).
Nell’altra campitura, di colore bianco si staglia l’emblema dell’Ordine Agostiniano, un cuore ardente trafitto da una freccia e sostenuto da un libro simboleggiante la Parola di Dio che può trasformare il cuore di ogni uomo. Come noto, il “Complesso Antoniano”, di cui fa parte la basilica di Sant’Antonio, è di proprietà della Santa Sede.
Inoltre secolare tradizione vuole che sant’Antonio, nei suoi anni di itineranza in Francia (1225-1227), trovasse rifugio nelle grotte di Brive-la-Gaillarde, per un periodo di eremo e ritiro dopo la predicazione nella chiesa collegiale della città, intitolata a San Martino. Proprio dal Santuario delle Grotte di sant’Antonio, il più evocativo dei luoghi antoniani di Francia dal punto di vista della devozione popolare contemporanea, domenica 29 giugno è partito il cammino di «En route con sant’Antonio» alla volta di Padova, che sarà raggiunta domenica 21 settembre dopo che saranno stati percorsi con una reliquia del Santo nello zaino 1.306 chilometri nel corso dell’intera estate.
Il santuario di Brive è custodito da una fraternità di frati minori i quali, in particolare nella figura del guardiano fra Danick Labinal, hanno espresso in vari modi la loro festosa accoglienza per i pellegrini provenienti da Padova (in auto) e diretti a Padova (a piedi). Prima della partenza, anch’essi hanno potuto soffermarsi nelle grotte che già diedero riparo a frate Antonio e caricarsi prima di intraprendere il lungo viaggio.
Immerso nel verde, il complesso santuariale ha il suo cuore proprio nelle tre grotte sovrapposte, la più grande delle quali nei secoli è stata adibita a cappella, con un’apertura verso l’alto in corrispondenza del presbiterio della soprastante grande chiesa, edificata a fine Ottocento.
Ai vari momenti del fitto programma di sabato 28 giugno, prima della partenza, ha aderito un buon numero di rappresentanti della comunità locale, tra cui il sindaco di Brive, Frédéric Soulier e il custode dei frati minori conventuali di Francia e Belgio, fr. Jean-François Marie Auclair, oltre ad altri fedeli provenienti anche dal Belgio e da Parigi per poter partecipare all’avvio di ‘En route con sant’Antonio’.
Domenica 29 giugno, giorno dedicato ai santi Pietro e Paolo, dopo la santa messa in santuario e la benedizione solenne dei pellegrini, ecco i primi passi indirizzati a nord, essendo la prima tappa di snodo la città di Limoges – altro luogo antoniano che verrà raggiunto il 3 luglio –, da dove il cammino si dirigerà decisamente verso est. Prima, le tappe rurali di Voutezac, Lubersac e Vicq-sur-Breuilh, oltre alla puntata nell’antica abbazia benedettina di Solignac (il 2 luglio), già visitata da frate Antonio nei suoi anni di permanenza in terra francese.
En route con sant’Antonio’, partiti da Padova i primi pellegrini alla volta di Brive-la-Gaillarde
Sono partiti ieri alle ore 8.40 dalla Pontificia Basilica di S. Antonio a Padova i frati francesi Anselme Boissonnet e Felix Wedel, con Alberto Friso, project event manager di Antonio800, organizzatori e “primi pellegrini” di «En route con sant’Antonio», per raggiungere Brive-la-Gaillarde in Nuova Aquitania, in Francia, da dove domenica 29 giugno partirà il cammino dell’estate 2025 sulle orme del Santo.
Prima della partenza a bordo di un automezzo griffato «En route con sant’Antonio», che sarà di appoggio durante il cammino a piedi di 1.306 chilometri da Brive-la-Gaillarde a Padova (29 giugno – 21 settembre 2025), il saluto dei pellegrini e la benedizione da parte del rettore del Santo, padre Antonio Ramina, che ha consegnato loro una reliquia ex ossibus di sant’Antonio che “camminerà” sulle spalle di un frate pellegrino e sarà consegnata, di volta in volta, alle comunità cristiane incontrate lungo le 60 tappe fino alla ripartenza del giorno successivo.
Alla partenza c’erano anche padre Giancarlo Zamengo, direttore generale del Messaggero di sant’Antonio editrice tra i promotori del cammino, e lo staff di Antonio800/En route con sant’Antonio, Brigida Putinato (Cammino di sant’Antonio) e Anna Maria Checchin (segreteria di redazione di «Le Messager de Saint Antoine», rivista edita dal Messaggero in francese).
Ottocento anni fa, frate Antonio lo avremmo trovato camminante e predicatore in Francia, tra il 1224 e il 1227, da dove poi rivalicò le Alpi per assumere il provincialato dell’Italia settentrionale (1227-1230). ‘En route con sant’Antonio’ ripercorre 800 anni dopo lo stesso percorso da Brive-la-Gaillarde a Padova. Le tappe del cammino «En route con sant’Antonio» saranno raccontate attraverso i canali social di Antonio800 (Facebook, Instagram e Youtube).
Perché frate Antonio di Padova (ma da Lisbona) dal 1224 alla fine del 1227 fu annunciatore del Vangelo, predicatore e organizzatore del neonato Ordine francescano nel centro e sud della Francia, e poi nel nord Italia (1227-1231). ‘En Route con sant’Antonio’ è un cammino a staffetta, un cammino povero, un cammino di popolo, perché in tanti concorreranno a camminare i 1.306 chilometri del percorso, con una modalità già sperimentata nell’estate 2022, quando avevamo attraversato l’Italia da Capo Milazzo, vicino a Messina, luogo del naufragio di Antonio, fino ad Assisi e quindi a Padova. Peraltro, una sua reliquia ex ossibus ‘camminerà’ con noi sulle spalle di un frate pellegrino, e sarà consegnata di volta in volta alle comunità cristiane incontrate lungo le 60 tappe fino alla ripartenza del giorno successivo.
1.306 chilometri, di cui 755 in Francia e 549 in Italia; oltre 2.000.000 di passi; 21,8 chilometri di media ogni tratta; 5 regioni attraversate (2 francesi e 3 italiane); 20 diocesi incontrate (8 francesi e 12 italiane); 60 tappe; 80 giorni di impegno (in alcune giornate, in corrispondenza di alcuni centri principali, la staffetta sosterà); 17.796 metri di salite, e 17.963 di discese; 6 tappe molto impegnative; 17 impegnative; 22 medie; 15 facili.
‘En Route con sant’Antonio’ non è ‘per pochi’. Chiunque può partecipare, aggiungendo i propri passi lungo la via ai 2.000.000 totali necessari per arrivare alla Basilica del Santo. Non serve iscriversi, non serve esplicitare la propria motivazione: basta il desiderio di camminare insieme per 1, 10, 100 chilometri presentandosi al via di ogni singola tappa. Punto di riferimento per programma, altimetria, grado di difficoltà del percorso (diviso in facile, medio, impegnativo, molto impegnativo) è il sito www.antonio800.org.
‘En Route con sant’Antonio’ è un evento di Antonio800, il contenitore delle iniziative legate agli ottocentenari antoniani e francescani espressione dei frati minori conventuali della Provincia Italiana di S. Antonio di Padova e di alcune delle principali realtà della famiglia francescana conventuale erede di sant’Antonio: Pontificia Basilica di S. Antonio a Padova, Messaggero di sant’Antonio,
Il Cammino di Sant’Antonio, Centro Francescano Giovani – Nord Italia, Peregrinatio Antoniana, Centro Studi Antoniani, Caritas Sant’Antonio, Santuari Antoniani di Camposampiero, Santuario S. Antonio di Padova in Arcella. Per «En Route con sant’Antonio», si è aggiunta la Custodia dei frati minori conventuali di Francia e Belgio. Conta sul Patrocinio dell’intera famiglia francescana d’Italia e di Francia e del Giubileo 2025.
A Padova la tredicina di sant’Antonio
Dal primo giugno è iniziata la Tredicina in preparazione per la festa di sant’ Antonio da Padova ed il Santuario si arricchisce di eventi come il pellegrinaggio della Comunità filippina del Triveneto, che da alcuni anni si danno appuntamento in basilica per salutare frate Antonio, il santo più amato e venerato nel loro Paese. Sono diverse centinaia oggi i filippini presenti, giunti da tutto il Nord Italia, alcuni arrivati appositamente da Londra, per unirsi ai connazionali nella festa.
Ed in vista della solennità di sant’Antonio, i frati della basilica del santo di Padova hanno realizzato una speciale iniziativa digitale per accompagnare spiritualmente i devoti nei 13 giorni che precedono la festa del 13 giugno attraverso la serie ‘Antonio – Parole d’Amore, Parole di Speranza’, composta da tredici video della durata di circa 5 minuti ciascuno, che offrono un originale e profondo percorso di riflessione.
I video, concepiti come una sorta di ‘cammino antoniano’, presentano sant’Antonio a Padova durante gli ultimi mesi della sua vita terrena. In ciascun episodio, il Santo vive o ricorda momenti significativi del suo ministero, sia in città che nei luoghi attraversati durante le sue missioni. Da queste esperienze, Antonio trae spunti di riflessione che confluiranno nei 13 sermoni che sta scrivendo e che fanno parte della sua grande opera teologica e spirituale.
Infatti ‘speranza’ è la parola chiave di questo ‘Giugno Antoniano’, intitolato ‘Pellegrini di speranza con sant’Antonio’, con molti eventi culturali che declinano questo termine in maniera originale: al tema del cammino e dei cammini è stata dedicata la serata ‘Storia e storie di pellegrini lungo il Cammino di sant’Antonio’ con riflessioni e testimonianze sul pellegrinaggio e sul Cammino di Sant’Antonio con padre Luciano Bertazzo del Centro Studi Antoniani e Alberto Friso, che è anche project event manager del progetto Antonio800.
Mentre a mons. Giovanni Nervo, fondatore e primo presidente di Caritas Italiana, è dedicato il convegno ‘Carità e giustizia: le beatitudini quotidiane di mons. Giovanni Nervo’ di giovedì 5 giugno in Sala Studio Teologico al Santo. L’incontro è promosso dalla diocesi di Padova nell’ambito dell’avvio del processo di beatificazione del sacerdote e profeta della carità. A dialogare saranno Tiziano Vecchiato, presidente di Fondazione ‘Emanuela Zancan’, sul tema solidarietà e giustizia, e il teologo Andrea Toniolo sulla carità.
Per quanto riguarda il cartellone musicale del GA25, venerdì 6 giugno, nel cortile di Palazzo Moroni si terrà il concerto ‘Rosso di sera – La voce del Creato’ con voci soliste, piano, recitazione in occasione degli 800 anni del Cantico delle Creature di san Francesco con il soprano Silvia Rampazzo ed il tenore Cristian Lanza; al pianoforte Antonio Camponogara, con il contributo di Fineco Banca.
Infine, in occasione del Giubileo della Speranza in Basilica è a disposizione dei pellegrini un percorso giubilare in 10 tappe: Arca del Santo; Cappella della Madonna Mora; Cappella di san Giuseppe; Cappella delle Reliquie; Memoriale p. Placido Cortese; Cappella delle benedizioni; Penitenzieria; Croce ‘Voca me’ in Chiostro della Magnolia, Cappella del Santissimo, con possibilità di ritirare il ricordo del proprio Pellegrinaggio di Speranza al Santo in sala accoglienza del Messaggero di sant’Antonio. Il cartellone completo con tutti gli eventi culturali e le celebrazioni religiose è su www.santantonio.org.
Infine nell’ambito del Giugno Antoniano, ‘Antonio800’ ha presentato numeri, date, luoghi del cammino giubilare di 1.306 chilometri a staffetta con la reliquia di sant’Antonio dal centro della Francia a Padova, come ha spiegato fra Antonio Ramina, rettore della basilica di sant’Antonio: “Non siamo in grado di dire che sant’Antonio abbia scelto precisamente queste strade per passare dall’Italia alla Francia andata e ritorno, ma di certo la sua presenza è attestata in alcuni dei luoghi che tocchiamo: Brive-la-Gaillarde, Solignac, Limoges. Per il tratto italiano, sappiamo che Antonio fu a Vercelli, Milano, Verona, ovviamente a Padova. Il contesto storico è diventato occasione per lasciarci nuovamente interrogare dalla vita di sant’Antonio, dalla sua passione per Gesù e per l’annuncio della Buona Novella a ogni persona incontrata lungo la via. Ecco in sintesi perché vogliamo tornare sulle strade da lui percorse, affidando a Dio i nostri passi”.
Quindi ‘En Route con sant’Antonio’ è un cammino a staffetta ed un cammino di popolo, secondo la presentazione di fra Roberto Brandinelli, ministro della Provincia Italiana di S. Antonio di Padova: “A staffetta, perché in tanti concorreranno a camminare i 1.306 chilometri del percorso, con una modalità già sperimentata nell’estate 2022, quando avevamo attraversato l’Italia da Capo Milazzo, vicino a Messina, luogo del naufragio di Antonio, fino ad Assisi e quindi a Padova.
Poi è un cammino povero perché pienamente francescano, strutturato intorno a pochi elementi fondamentali: i passi lieti dei pellegrini, l’accoglienza fiduciosa richiesta bussando alle porte di conventi e parrocchie, il desiderio di pregare insieme e di lasciarsi toccare dalla bellezza dell’annuncio cristiano testimoniato da Antonio. Peraltro, una sua reliquia ex ossibus ‘camminerà’ con noi sulle spalle di un frate pellegrino, e sarà consegnata di volta in volta alle comunità cristiane incontrate lungo le 60 tappe fino alla ripartenza del giorno successivo”.
Don Antonio Ruccia presenta la Madre di Dio come donna del Giubileo
“Con una lettura originale e pungolante, don Antonio ci conduce, insieme con Maria, a toccare le ferite dell’umanità e a entrare in esse come se fossero delle feritoie o delle porte da attraversare, appunto, per irrorare i meandri tortuosi della storia con la luce del Vangelo e con lo stile di Gesù, che non è venuto per condannare il mondo, ma perché quest’ultimo sia salvato per mezzo di Lui”: così si legge nella prefazione del libro ‘Maria, donna del Giubileo’, scritto da don Antonio Ruccia, parroco della chiesa di San Giovanni Battista a Bari e docente di teologia pastorale al Pontificio Istituto di teologia della vita consacrata ‘Claretianum’ di Roma ed alla Facoltà teologica di Bari.
A lui chiediamo di spiegarci il motivo per cui Maria è la donna del Giubileo: “In tanti parlano di Maria come donna e madre di speranza. A lei attribuiscono il ruolo di corredentrice della salvezza e la indicano come modello all’umanità in cammino verso il cielo. Parlare di Maria come donna di un giubileo che ruota tutto intorno alla speranza ci offre l’opportunità di cogliere come la madre di Gesù è colei che, aprendo la porta del suo cuore, ha aperto un ingresso mai chiuso. Attraverso lei si raggiunge sempre il Cristo.
Ci accompagna e non lascia nessuno fuori. Se qualcuno pensa che possano esserci dei figli che non hanno la possibilità di passare ma semplicemente spassare dinanzi alla porta che è Cristo, si sbagliano del tutto. Maria è donna del giubileo perché come lei anche noi dobbiamo avere il coraggio di uscire dall’egoismo e dalla passività e cercare quanti non hanno la forza di avvicinarsi al Cristo. Maria è uscita dalla porta di Nazaret. Per noi è il tempo di uscire dalla porta del giubileo e cominciare nuovi cammini”.
Per quale motivo la Madre di Dio è madre dei ‘giubilanti’?
“Se diamo per acquisito il fatto che il giubileo dei credenti del terzo millennio è uscire dalla porta poco prima attraversata e poi mettersi in marcia per andare ad incontrare gli assenti della nostra società, Maria diventa la Madre dei giubilanti perché è lei che cerca i figli abbandonati e delusi. I tanti che oggi deviano e l’escalation delle violenze su tutti i fronti, dalle guerre in atto agli atti di bullismo e all’uso delle armi anche nelle nostre città, devono farci rendere conto che la proposta di Maria è quella di non arrendersi mai. I cammini di nuova evangelizzazione unitamente a quelli di carità devono segnare la strada per una Chiesa dell’intraprendenza e della disponibilità. Il giubileo non è un anno del calendario o un tempo della Chiesa. Il giubileo indicatoci da Maria è il tempo di tutti quelli che camminano insieme per cambiare insieme un mondo che boccheggia e che ansima per le situazioni di precarietà e di assenza di Dio dalla vita di tanti”.
Perché la Madonna è ‘icona dell’accoglienza’?
“Accogliere fa sempre rima con raccogliere. Maria è la Madre che prima accogliere il Cristo e poi raccoglie altri figli. Proviamo per attimo a pensare a chi resta indietro. Ci sono tanti che arrancano e restano al palo: i poveri, i bambini affamati, le donne violentate, le persone che ogni giorno devono cercare qualcosa per sopravvivere. Voi pensate che una donna come Maria che si è inventata il Magnificat e lo ha cantato dinanzi ad un’altra donna gravida come Elisabetta si limiterebbe a stare dinanzi ad un computer o al piccolo schermo mentre i migranti muoiono in mare o vengono rimandati indietro perché gente di ‘basso rango’? Maria è donna sollecita perché, essendo uscita dalla porta giubilare, traccia la strada per tutte le forme di accoglienza e per le dinamiche di una Chiesa del post-modernismo e della nuova evangelizzazione che oltrepassi anche le logiche della semplice sacramentalizzazione su cui continua a poggiare la pastorale contemporanea. Il vero giubileo sta nell’uscire e non nel temporeggiare!”
Per quale motivo, pur obbedendo a Dio, ella è una donna irriducibile?
“Se dovessi pensare, in questo momento dove potrebbe essere la Madre di Gesù che mai ha lasciato suo Figlio indifeso, non avrei esitazione nel dire che la troverei tra le “donne irriducibili”. Sono quelle che continuano a lottare per ottenere giustizia per i desaparesidos di Plaza de Mayo o tra le strade di Gaza dove si combatte per una ‘striscia’ abitata nella stragrande maggioranza da poveri. Pensate che qualcuno posso fermarla? Se qualcuno lo pensa, credo che non la incontrerà mai. Noi che con i rosari continuiamo a sgranare ‘ave Maria’, dobbiamo sgranare dalle logiche della guerra chi continua a creare sacche di morte su cui spesso siamo indifferenti. Gesù è il re della pace e Maria è colei che esce per indicare proprio questa strada”.
In quale modo ci si può vestire ‘di giubileo come Maria’?
“Non basta emozionarsi nel vedere i figli muoversi durante un’ecografia. Bisogna prepararsi per vestirli di amore ed essere genitori. Maria è Colei che ci insegna a vestire di amore il mondo, svestendoci di ogni forma di passività. Questo significa aprire la porta del cuore e permettere al Signore di entrare ancora nelle nostre vite per camminare e ‘sfoggiare’ gli abiti dell’amore che la società dell’indifferenza continuare a snobbare”.
(Tratto da Aci Stampa)




























