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Papa Francesco invita a non perdere la speranza di ricominciare
“Molti di voi si trovano qui, a Roma, come ‘pellegrini di speranza’. Iniziamo questa mattina le udienze giubilari del sabato, che vogliono idealmente accogliere e abbracciare tutti coloro che da ogni parte del mondo vengono a cercare un nuovo inizio. Il Giubileo, infatti, è un nuovo inizio, la possibilità per tutti di ripartire da Dio. Col Giubileo si incomincia una nuova vita, una nuova tappa”: oggi papa Francesco ha iniziato le ‘Udienze giubilari’, che dureranno per tutto l’Anno Santo sul tema della speranza.
Per questo ha sottolineato che la speranza è una virtù teologale: “In questi sabati vorrei evidenziare, di volta in volta, qualche aspetto della speranza. E’ una virtù teologale. E in latino virtus vuol dire ‘forza’. La speranza è una forza che viene da Dio. La speranza non è un’abitudine o un tratto del carattere (che si ha o non si ha), ma una forza da chiedere. Per questo ci facciamo pellegrini: veniamo a chiedere un dono, per ricominciare nel cammino della vita”.
Il tema di questa sua catechesi è stato ‘Sperare è ricominciare – Giovanni Battista’, prendendo spunto dal Vangelo dell’apostolo Luca sul battesimo di Gesù: “Stiamo per celebrare la festa del Battesimo di Gesù e questo ci fa pensare a quel grande profeta di speranza che fu Giovanni Battista. Di lui Gesù disse qualcosa di meraviglioso: che è il più grande fra i nati di donna. Capiamo allora perché tanta gente accorreva da lui, col desiderio di un nuovo inizio, col desiderio di ricominciare. Ed il Giubileo ci aiuta in questo. Il Battista appariva davvero grande, appariva credibile nella sua personalità”.
La Porta Santa giubilare, quindi, è un’occasione per ricominciare: “Come noi oggi attraversiamo la Porta santa, così Giovanni proponeva di attraversare il fiume Giordano, entrando nella Terra Promessa come era avvenuto con Giosuè la prima volta, ricominciare, ricevere la terra da capo, come la prima volta. Sorelle e fratelli, questa è la parola: ricominciare. Mettiamoci questo in testa e diciamo tutti insieme: ‘ricominciare’… Ecco, non dimenticatevi di questo: ricominciare”.
Da qui l’invito di Gesù ad ascoltare la Parola di Dio: “Gesù però, subito dopo quel grande complimento, aggiunge qualcosa che ci fa pensare: ‘Io vi dico: fra i nati da donna non vi è alcuno più grande di Giovanni, ma il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui’. La speranza, fratelli e sorelle, è tutta in questo salto di qualità. Non dipende da noi, ma dal Regno di Dio. Ecco la sorpresa: accogliere il Regno di Dio ci porta in un nuovo ordine di grandezza. Di questo il nostro mondo, tutti noi abbiamo bisogno!”
Gesù, di fronte alle domande della gente, mostra la strada delle Beatitudini: “Quando Gesù pronuncia quelle parole, il Battista è in carcere, pieno di interrogativi. Anche noi portiamo nel nostro pellegrinaggio tante domande, perché sono molti gli ‘Erode’ che ancora contrastano il Regno di Dio. Gesù, però, ci mostra la strada nuova, la strada delle Beatitudini, che sono la legge sorprendente del Vangelo”.
Da questo momento inizia la speranza, che consiste nell’originalità di Dio: “Da Giovanni Battista, allora, impariamo a ricrederci. La speranza per la nostra casa comune (questa nostra Terra tanto abusata e ferita) e la speranza per tutti gli esseri umani sta nella differenza di Dio. La sua grandezza è diversa. E noi ricominciamo da questa originalità di Dio, che è brillata in Gesù e che ora ci impegna a servire, ad amare fraternamente, a riconoscerci piccoli. E a vedere i più piccoli, ad ascoltarli e a essere la loro voce. Ecco il nuovo inizio, questo è il nostro giubileo”.
Al termine ha ricevuto ha ricevuto una delegazione della catena-cooperativa dei supermercati spagnoli ‘Virgen de las Angustias’ (Covirán) in occasione del 65° anniversario della sua fondazione: “Ho letto con interesse il lavoro che fate come azienda e come fondazione. Questo binomio mi sembra importante, poiché il primo aiuto che possiamo dare alla società è valorizzare il patrimonio di cui disponiamo, con un servizio professionale che risponda ai bisogni reali delle persone e consenta uno sviluppo sostenibile”.
Il tema è quello del lavoro: “La prima cosa è cooperare, lavorare insieme, unire le forze, formare un mosaico, dove tutti sono importanti, ma allo stesso tempo consapevoli che è nell’insieme dove si percepisce la bellezza dell’opera. In secondo luogo, la Vergine Maria, nostra Madre, motivo e modello di questo sforzo, ci affidiamo a Lei in questo tentativo con devozione, e insieme la imitiamo nello spirito che deve presiedere al nostro lavoro”.
E conclude con l’immagine che sta nella basilica della città: “Conoscete tutti bene l’immagine che presiede la Basilica della Carrera de la Virgen. Nostra Madre è davanti a Cristo sdraiata su una tavola, al posto della tradizionale rappresentazione della discesa dalla croce in cui Maria abbraccia suo Figlio. Quella tavola, dove giace Gesù, ci viene presentata come un compito, collocando sul banco del nostro stabilimento, nell’ufficio dell’ufficio, il dolore del mondo che Gesù ha portato al Calvario”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Francesco: i santi vivono accanto a noi
“Esprimo la mia vicinanza al popolo del Ciad, in particolare alle famiglie delle vittime del grave attentato terroristico di alcuni giorni fa, come pure a quanti sono stati colpiti dalle alluvioni. E a proposito di queste catastrofi ambientali, preghiamo per le popolazioni della penisola iberica, specialmente della comunità valenciana, travolte dalla tempesta ‘DANA’: per i defunti e i loro cari, e per tutte le famiglie danneggiate. Il Signore sostenga chi soffre e chi porta soccorso. La nostra vicinanza al popolo di Valencia”: al termine della recita dell’Angelus papa Francesco ha invitato a pregare per coloro che sono stati colpiti dalle alluvioni in Spagna e nel Ciad”.
Poi ha salutato i partecipanti alla ‘Corsa dei Santi’, che si sono impegnati alla costruzione di un centro sportivo in Ucraina: “E saluto i partecipanti alla “Corsa dei Santi”, organizzata dalla Fondazione Missioni Don Bosco. Cari amici, anche quest’anno ci ricordate che la vita cristiana è una corsa, ma non come corre il mondo, no! E’ la corsa di un cuore che ama! E grazie del vostro sostegno alla costruzione di un centro sportivo in Ucraina”.
Quindi ha invitato a pregare per la pace nei Paesi martoriati dalla guerra: “Preghiamo per la martoriata Ucraina, preghiamo per la Palestina, Israele, il Libano, il Myanmar, il Sudan, e per tutti i popoli che soffrono per le guerre. Fratelli e sorelle, la guerra è sempre una sconfitta, sempre! Ed è ignobile, perché è il trionfo della menzogna, della falsità: si cerca il massimo interesse per sé e il massimo danno per l’avversario, calpestando vite umane, ambiente, infrastrutture, tutto; e tutto mascherato di menzogne. E soffrono gli innocenti! Penso alle 153 donne e bambini massacrati, nei giorni scorsi a Gaza”.
Mentre prima della recita dell’Angelus il papa ha sottolineato che le ‘Beatitudini’ sono la ‘carta d’identità’ del cristiano, come ha scritto nell’esortazione apostolica ‘Gaudete et exsultate’: “Gesù proclama la carta d’identità del cristiano. E qual è la carta d’identità del cristiano? Le Beatitudini.
E’ una carta di identità nostra, e anche la via della santità. Gesù ci mostra un cammino, quello dell’amore, che Lui stesso ha percorso per primo facendosi uomo, e che per noi è ad un tempo dono di Dio e nostra risposta. Dono e risposta”.
La santità è un dono di Dio, come è stato espresso nell’enciclica ‘Dilexit nos’: “E’ dono di Dio, perché, come dice San Paolo, è Lui che santifica. E per questo è prima di tutto al Signore che noi chiediamo di farci santi, di rendere il nostro cuore simile al suo. Con la sua grazia Lui ci guarisce e ci libera da tutto ciò che ci impedisce di amare come Lui ci ama, così che in noi, come diceva il Beato Carlo Acutis, ci sia sempre ‘meno io per lasciare spazio a Dio’”.
Però la santità aspetta una nostra risposta: “E questo ci porta al secondo punto: la nostra risposta. Il Padre dei cieli, infatti, ci offre la sua santità, ma non ce la impone. La semina in noi, ce ne fa sentire il gusto e vedere la bellezza, ma poi aspetta la nostra risposta. Lascia a noi la libertà di seguire le sue buone ispirazioni, di lasciarci coinvolgere dai suoi progetti, di fare nostri i suoi sentimenti, mettendoci, come Lui ci ha insegnato, al servizio degli altri, con una carità sempre più universale, aperta e rivolta a tutti, al mondo intero”.
Ed i santi non sono eroi, ma semplici persone che vivono quotidianamente la vita: “Tutto questo lo vediamo nella vita dei santi, anche nel nostro tempo. Pensiamo, ad esempio, a san Massimiliano Kolbe, che ad Auschwitz chiese di prendere il posto di un padre di famiglia condannato a morte; o a santa Teresa di Calcutta, che spese la sua esistenza al servizio dei più poveri tra i poveri; o al vescovo sant’Oscar Romero, assassinato sull’altare per aver difeso i diritti degli ultimi contro i soprusi dei prepotenti.
E così possiamo fare la lista di tanti santi, tanti: quelli che veneriamo sugli altari e altri, che a me piace chiamare i santi ‘della porta accanto’, quelli di tutti i giorni, nascosti, che portano avanti la loro vita cristiana quotidiana. Fratelli e sorelle, quanta santità nascosta c’è nella Chiesa!”
Ecco i santi descritti da papa Francesco: “Riconosciamo tanti fratelli e sorelle plasmati dalle Beatitudini: poveri, miti, misericordiosi, affamati e assetati di giustizia, operatori di pace. Sono persone “piene di Dio”, incapaci di restare indifferenti ai bisogni del prossimo; sono testimoni di cammini luminosi, possibili anche per noi”.
Solennità di tutti i Santi: Festa della Chiesa: una, santa, cattolica, apostolica
La solennità di ‘Tutti i Santi’, che si celebra il 1° novembre, ci invita ad innalzare gli occhi al cielo e a meditare la vita divina che ci attende. Con il Battesimo ci siamo innestati a Cristo, ‘siamo divenuti figli di Dio, ma ciò che ci attende non ci è stato ancora rivelato’ (1 Gv., 3,2). Veri figli amati da Dio, riceviamo anche la grazia e gli aiuti per sopportare tutte le prove della vita. Come veri figli di Dio, raggiungere la santità è lo scopo primario della vita sulla terra; d’altronde non si può dimenticare che con il battesimo siamo divenuti tralci dell’unica feconda ‘vite’ che è Cristo Gesù: ‘Io sono la vite, voi siete i tralci’ insegna Gesù; membra del corpo mistico che è Cristo Gesù.
La solennità di oggi è pertanto la festa della Chiesa, di tutti i cristiani sia che sono gi passati attraverso la grande tribolazione, sia quelli che ci troviamo ancora in questo cammino terreno ma diretti tutti verso l’unica meta che è la vita eterna. Così oggi, solennità di tutti i Santi, siamo chiamati a contemplare la città del cielo, che è nostra vera patria eterna. Per raggiungere questa meta Dio ha conferito a ciascuno di noi talenti, carismi e vari doni celesti, doni mirabili della sua misericordia divina.
Ciascuno di noi è chiamato a mettere a fuoco i doni ricevuti e con la forza dello Spirito santo, che abbiamo ricevuto nel Battesimo, a vivere la nostra vita terrena nella gioia cristiana. La vita infatti è un cammino verso la meta, la patria eterna. Ciascuno di noi è chiamato a svolgere con santità, slancio, umiltà e fortezza il proprio ministero: papa, vescovi, sacerdoti, coniugi, lavoratori ricchi e poveri. Realizzare la santità svolgendo nella gioia il proprio ruolo.
Da qui il discorso sulla montagna di Gesù, che abbiamo ascoltato nella lettura del vangelo; il discorso che è il documento ufficiale con il quale Gesù ha proclamato le ‘beatitudini’, invito chiaro e mirabile a vivere responsabilmente ciascuno la propria vocazione. Gesù non è venuto ad insegnare come si possa stare bene sulla terra ma come si può e si deve conquistare la felicità vera che ci permette di vivere e camminare per raggiungere la vita eterna.
Nell’annuncio Gesù inizia con il dire ‘beati’; è l’annuncio principale: avere la felicità, la gioia, che non è una conquista umana ma la scoperta e la consapevolezza di essere figli di Dio, perciò vero dono di Dio. Senza gioia la fede è opprimente; in paradiso non c’è posto per i tristi, i musoni, gli arrabbiati: non c’è vera santità senza la gioia.
La vocazione dell’uomo è essere felici; questa felicità si conquista attuando il progetto divino dell’amore: amare Dio creatore e padre, amare i fratelli nel nome di Dio. Ecco in sintesi cosa necessita per avere la vera gioia. Da qui le beatitudini; beati i poveri di spirito, beati coloro che non hanno l’anima legata alla cose terrene, alle ricchezze ma a Dio con l’amore; hanno il cuore libero da ogni impaccio terreno e gli occhi e il cuore rivolti solo alla meta. la vita eterna.
Beati i miti: non sono i timorosi, i pusillanimi ma quelli che si aprono a Dio senza invidia per i fratelli e sperano solo nel Signore Gesù. Beato (sono felici) quelli che hanno fame e sete della giustizia: giustizia è rispetto verso Dio e verso i fratelli: dare a ciascuno il suo. Come vedi: la beatitudini sono un messaggio controcorrente; laddove il modo dice e predica ai quattro venti: beati i ricchi, i potenti, quelli che godono fama e successo, quanti si divertono; le beatitudini del Vangelo hanno un tenore diametralmente opposto.
Le beatitudini sono la profezia dell’umanità nuova, redenta da Cristo Gesù: costituiscono la vera regola d’oro dei Figli di Dio. Oggi rendiamo onore a tutti i Santi di tutti i tempi; domani rivolgiamo preghiere e suffragi per i nostri cari defunti. Nella festa di tutti i Santi un posto mirabile è riservato a Maria, la Madre del Verbo incarnato; Maria è al vertice della comunione dei santi, la vera Regina degli angeli e dei santi.
La Beata Vergine, guida sicura alla santità, noi la imploriamo perchè ci prenda per mano, ci copra con il suo manto materno nel nostro pellegrinaggio terreno verso il cielo. Non dimentichiamo: se la santità è la comune meta di ciascuno di noi, le Beatitudini enunciate da Gesù indicano la strada che ci viene offerta per raggiungerla.
Papa Francesco: lo Spirito Santo è dentro noi
La recita dell’Angelus è stato dedicato ai bambini da papa Francesco con una richiesta ai piccoli partecipanti, a cui ha chiesto di salutare i genitori ed i nonni: “Salutate i vostri genitori, i vostri amici, ma soprattutto salutate i nonni. Avete visto quando hanno portato il Pane e il Vino c’era un nonno”, salutando particolarmente Lino Banfi, annunciando che la seconda Giornata mondiale dei Bambini avrà luogo nel settembre del 2026.
Concludendo questa prima giornata mondiale Roberto Benigni ha puntato l’attenzione sulle Beatitudini con un invito ai bambini ed alle bambine di prendersi cura del mondo: “L’unica cosa sensata che ho sentito in tutta la mia vita l’ha detta Cristo nel Vangelo, il discorso della montagna. E’ un incanto di bellezza, di una bellezza che non si resiste. Quando Gesù dice tutti gli elenchi da imparare a memoria: ‘Beati i miti, gli operatori di pace, i misericordiosi’.
Ecco, beati i misericordiosi, che poi vorrebbe dire prendersi cura del dolore degli altri, essere sensibili, perdonare, essere profondamente buoni. Siate profondamente buoni. Questo ha detto Gesù. Questa è l’unica buona idea che sia stata espressa nella storia dell’umanità. Che la vita è questo: amore, conoscenza e una compassione infinita per il dolore che attraversa l’umanità. Ed allora non aspettatevi che il mondo si prenda cura di voi, prendetevi voi cura del mondo, almeno di quello a portata di mano. Amate chiunque avete a portata di mano”.
E’ stato un invito a non avere paura, ripetendo il motto di san Giovanni Paolo II: “Chiedete aiuto e non abbiate paura, come diceva papa Wojtyla, Giovanni Paolo II (era il suo motto) perché siamo tutti insieme. Vi sento che nei vostri cuori pulsa l’intera umanità. E allora prendete il volo. Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro. Costruite un mondo migliore.
Voi fatelo diventare più bello che noi non ci siamo riusciti. Il mondo ha bisogno di essere bello. E voi potete portare il vostro piccolo contributo verso il bene. Rendete gli altri felici. Non più buoni. C’è una sola persona che bisogna rendere più buona. Se stessi. Gli altri bisogna renderli felici. E per farlo bisogna essere felici. Siate felici e diventate l’adulto che avreste voluto accanto quando eravate bambini, cioè ora”.
Nella celebrazione eucaristica della solennità della Santa Trinità ha detto che Dio perdona: “Non dimenticatevi questo: Gesù perdona tutto e perdona sempre e noi dobbiamo avere l’umiltà di chiedere perdono. ‘Perdona me, Signore, ho sbagliato. Sono debole. La vita mi ha messo in difficoltà ma tu perdoni tutto. Io vorrei cambiare vita e tu aiutami’. Ma non ho sentito bene, è vero perdona tutto? [rispondono: sì] Eh bravi, non dimenticatevi di questo”.
In effetti non è facile spiegare lo Spirito Santo: “Eh, non è facile, perché lo Spirito Santo è Dio, è dentro di noi. Noi riceviamo lo Spirito Santo nel Battesimo, lo riceviamo nei Sacramenti. Lo Spirito Santo è quello che ci accompagna nella vita. Pensiamo questo e lo diciamo insieme: ‘Lo Spirito Santo ci accompagna nella vita’. Tutti insieme: ‘Lo Spirito Santo ci accompagna nella vita’. E’ quello che ci dice nel cuore le cose buone che dobbiamo fare. Un’altra volta: ‘Lo Spirito Santo ci accompagna nella vita’. E’ quello che quando facciamo qualcosa male ci rimprovera dentro”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Francesco: ‘I Care’ per raccontare la bellezza di Dio
Inizio settimana impegnativa per papa Francesco, che nella mattinata ha ricevuto in udienza i 150 membri dell’AIGAV (associazione internazionale dei giornalisti vaticanisti), ringraziandoli per l’informazione che forniscono sulla Chiesa, ben cosciente che essa è una missione e, quindi, una vocazione:
Solennità di Tutti i Santi. La Chiesa: un vero giardino di Dio
La solennità di tutti i Santi ci rivela oggi il mondo come un ‘giardino’ dove lo Spirito di Dio suscita con mirabile fantasia una moltitudine di Santi e Sante di ogni età e condizione sociale, popolo e cultura. Come le cellule del corpo umano sono una miriade e l’una è diversa dall’altra, così ogni Santo è diverso dall’altro e ciascuno possiede un proprio carisma spirituale; tutti i santi hanno però impresso il sigillo di Cristo Gesù morto e risorto (Ap. 7,3) e l’impronta del suo amore misericordioso.
XVII Domenica del Tempo Ordinario: il tesoro nascosto è il Regno di Dio
Il brano del Vangelo ci presenta in questa domenica tre parabole di Cristo Gesù; la settimana scorsa le parabole riguardavano la natura del regno di Dio; quelle di oggi evidenziano l’atteggiamento dell’uomo riguardo al Regno di Dio, vero Tesoro per l’uomo redento da Cristo. Nella scelta di un tesoro non ci si può ingannare; Gesù stesso ci mette in guardia: ‘Non accumulate tesori sulla terra che la ruggine consuma e i ladri rubano, ma accumulate tesori nel cielo anche perché dove c’è il tuo tesoro, là c’è il tuo cuore’.
XIV Domenica Tempo Ordinario: il Regno di Dio: Regno di libertà e amore!
Il brano del Vangelo evidenzia la natura del regno di Dio, assai diversa dei regni umani o della storia. Questo è un regno dove Gesù vuole tutti salvi; ma in esso predilige i cosiddetti: ‘poveri di Javhé’, quanti cioè non ripongono la loro fiducia nel potere materiale, nella cultura, nelle ricchezze o nelle capacità umane, ma, al contrario, riconoscono la propria fragilità e ripongono la loro fiducia in Dio; un regno dove domina lo spirito del discorso della montagna sulle beatitudini.
Gli studenti e la sfida sugli ‘stranieri’ nel concorso scolastico di ‘Biblia’
“Il secondo aspetto linguistico è quello del termine nokhrì che viene tradotto ‘straniero’. Questa traduzione è del tutto insufficiente, soprattutto perché vi sono almeno altri due termini biblici per dire straniero, e precisamente zar e gher”: partendo da questa traccia di Amos Luzzato, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, ha preso spunto il lavoro delle classi IV G, V G e V H dell’IPSIA ‘Corridoni’ di Macerata, che hanno vinto il secondo premio tra le scuole superiori del IX concorso nazionale della sezione ‘Bibbia e Scuola’ di Biblia, associazione laica di cultura biblica, indetto sul tema ‘Stranieri’, dal titolo: ‘Gher. Beati gli stranieri, perché saranno riconosciuti’ (https://youtu.be/7UQYhtAfGP0), per cui si è congratulata anche la teologa Marinella Perroni.
Papa Francesco alla Comunità delle Beatitudini: la Pentecoste è il cuore della vita spirituale
Ricevendo in udienza una delegazione della Comunità delle Beatitudini, in occasione del 50° anniversario della fondazione, che è una comunità contemplativa e missionaria nata in Francia nel 1973, sulla scia del Concilio Vaticano II e nel movimento del Rinnovamento Carismatico Cattolico, papa Francesco ha sottolineato la dimensione escatologica dell’esperienza pentecostale:




























