Papa Francesco ai consacrati: adorare il Bambino

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“Mentre il popolo attendeva la salvezza del Signore, i profeti ne annunciavano la venuta, come afferma il profeta Malachia: ‘Entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate. E l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, eccolo venire’. Simeone e Anna sono immagine e figura di questa attesa. Vedono entrare il Signore nel suo tempio e, illuminati dallo Spirito Santo, lo riconoscono nel Bambino che Maria porta in braccio. Lo avevano atteso per tutta la vita: Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele; Anna, che non si allontanava mai dal tempio”.

Nell’omelia pronunciata questa sera in occasione della Messa in San Pietro per la XXVIII giornata mondiale della Vita Consacrata papa Francesco ha invitato a guardare ai due anziani in attesa di una promessa: “Ci fa bene guardare a questi due anziani pazienti nell’attesa, vigilanti nello spirito e perseveranti nella preghiera.

Il loro cuore è rimasto sveglio, come una fiaccola sempre accesa. Sono avanti in età, ma hanno la giovinezza del cuore; non si lasciano consumare dai giorni, perché i loro occhi rimangono rivolti a Dio in attesa. Rivolti a Dio in attesa, sempre in attesa”.

In attesa per credere nella speranza: “Lungo il cammino della vita hanno sperimentato fatiche e delusioni, ma non si sono arresi al disfattismo: non hanno ‘mandato in pensione’ la speranza. E così, contemplando il Bambino, riconoscono che il tempo è compiuto, la profezia si è realizzata, Colui che cercavano e sospiravano, il Messia delle genti, è arrivato. Tenendo desta l’attesa del Signore, diventano capaci di accoglierlo nella novità della sua venuta”.

Ed ha chiesto ai consacrati se sono speranza con alcune domande: “Non siamo forse troppo rapiti dalle nostre opere di bene, rischiando di trasformare anche la vita religiosa e cristiana nelle ‘tante cose da fare’ e tralasciando la ricerca quotidiana del Signore?

Non rischiamo a volte di programmare la vita personale e la vita comunitaria sul calcolo delle possibilità di successo, invece che coltivare con gioia e umiltà il piccolo seme che ci è affidato, nella pazienza di chi semina senza pretendere nulla e di chi sa aspettare i tempi e le sorprese di Dio? A volte (dobbiamo riconoscerlo) abbiamo smarrito questa capacità di attendere. Ciò dipende da diversi ostacoli, e tra questi vorrei sottolinearne due”.

A queste domande ha risposto delineando due ostacoli, di cui il primo è la trascuratezza della vita interiore: “Non fa bene masticare l’amarezza, perché in una famiglia religiosa (come in ogni comunità e famiglia) le persone amareggiate e con la ‘faccia scura’ appesantiscono l’aria; quelle persone che sembrano avere aceto nel cuore. Occorre allora recuperare la grazia smarrita: andare indietro e attraverso un’intensa vita interiore, ritornare allo spirito di umiltà gioiosa, di gratitudine silenziosa”.

Questa trascuratezza si vince con la preghiera: “E questo si alimenta con l’adorazione, con il lavoro di ginocchia e di cuore, con la preghiera concreta che lotta e intercede, capace di risvegliare il desiderio di Dio, l’amore di un tempo, lo stupore del primo giorno, il gusto dell’attesa”.

Il secondo ostacolo consiste nell’adeguarsi al mondo: “E il nostro è un mondo che spesso corre a gran velocità, che esalta il ‘tutto e subito’, che si consuma nell’attivismo e cerca di esorcizzare le paure e le angosce della vita nei templi pagani del consumismo o nello svago a tutti i costi.

In un contesto del genere, dove il silenzio è bandito e smarrito, attendere non è facile, perché richiede un atteggiamento di sana passività, il coraggio di rallentare il passo, di non lasciarci travolgere dalle attività, di fare spazio dentro di noi all’azione di Dio, come insegna la mistica cristiana”.

E’ un avviso affinchè si conservi l’attesa: “Facciamo attenzione, allora, perché lo spirito del mondo non entri nelle nostre comunità religiose, nella vita ecclesiale e nel cammino di ciascuno di noi, altrimenti non porteremo frutto.

La vita cristiana e la missione apostolica hanno bisogno che l’attesa, maturata nella preghiera e nella fedeltà quotidiana, ci liberi dal mito dell’efficienza, dall’ossessione del rendimento e, soprattutto, dalla pretesa di rinchiudere Dio nelle nostre categorie, perché Egli viene sempre in modo imprevedibile, viene sempre in tempi che non sono nostri e in modi che non sono quelli che ci aspettiamo”.

Citando il card. Martini papa Francesco ha invitato a ‘prendere in braccio’ Gesù: “Come Simeone, prendiamo in braccio anche noi il Bambino, il Dio della novità e delle sorprese. Accogliendo il Signore, il passato si apre al futuro, il vecchio che è in noi si apre al nuovo che Lui suscita. Questo non è semplice, lo sappiamo, perché, nella vita religiosa come in quella di ogni cristiano, è difficile opporsi alla ‘forza del vecchio’…

Lasciamoci inquietare, lasciamoci muovere dallo Spirito, come Simeone e Anna. Se come loro vivremo l’attesa nella custodia della vita interiore e nella coerenza con lo stile del Vangelo, se come loro vivremo così l’attesa, abbracceremo Gesù, che è luce e speranza della vita”.

In mattinata papa Francesco aveva ricevuto in udienza una delegazione della Federazione Nazionale Italia-Cina in occasione delle celebrazioni per il decimo anniversario di tale federazione, e per il Capodanno cinese, che si celebra sabato 10 febbraio, esprimendo incoraggiamento:

“Da tempo, ormai, oltre a organizzare gli eventi per la festa di Capodanno, sostenete molteplici iniziative che intendono promuovere il dialogo tra Italia e Cina, affrontando le sfide relative all’integrazione culturale, all’educazione, ai valori sociali da condividere. Esprimo il mio apprezzamento e vi incoraggio a proseguire il cammino intrapreso e a perseguire queste finalità con impegno generoso, affinché la reciproca conoscenza tra la comunità italiana e quella cinese possa contribuire ad accrescere l’accoglienza vicendevole e lo spirito di fraternità”.

Ed ha apprezzato il breve momento di spettacolo: “Formulo a voi tutti questo augurio, ringraziando anche l’Accademia di Arti Marziali Cinesi di Vercelli per le danze folkloristiche ispirate al Leone e al Drago, che nella tradizione del nobile popolo cinese intendono esprimere l’auspicio che il nuovo anno sia fecondo e ricco di bene. Gli acrobati, come sappiamo, sono specializzati in esercizi e spettacoli audaci, diciamo ‘ad alto rischio’; osservando questa danza acrobatica, allora, auguro a tutti voi di saper rischiare sempre sulla strada del dialogo, diventando acrobati di pace e di fraternità”.

(Foto: Santa Sede)