Epifania del Signore: manifestazione di Dio al mondo 

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‘Epifania’, termine  greco, significa ‘manifestazione’: Gesù si manifesta al popolo ebreo e al mondo intero. Assunta la natura umana, venuto sulla terra per salvare l’uomo e ricongiungere la terra con il cielo, Gesù annuncia la sua venuta  ufficialmente con segni assai eloquenti e chiari. Gli ebrei, popolo di Dio, sono  chiamati attraverso gli Angeli che annunciano ai pastori  la sua nascita; a tutti gli altri popoli Dio si manifesta con una stella.

Dio quando parla, adopera un linguaggio adatto a chi deve ascoltare; per i popoli l’unica grande scienza nell’antichità era l’astronomia, ed è proprio con una stella-cometa Dio annuncia la grande novità: il Verbo eterno si è fatto uomo per salvare l’umanità. L’Epifania si ripete sempre, ogni giorno: essa è un mistero di luce che illumina ogni uomo: luce d’accogliere nella fede e da trasmettere agli altri nella carità e testimonianza.

L’Epifania è festa missionaria perché Gesù viene, si manifesta al mondo infedele ed invita tutti ad essere testimoni del suo amore, a diffondere l’amore di Cristo Gesù. Amore, come luce, che non si diffonde con il proselitismo ma con la testimonianza. L’Epifania è perciò uno squillante annunzio evangelico.  Diversa ed opposta è la reazione di Erode, che pensò subito di uccidere il neonato Bambino:

Erode è il superbo, l’orgoglioso, l’individualista e, come tale, cercherà il Bambino solo per farlo morire. In questo Bambino Erode vede un avversario: compirà persino la strage degli innocenti  pur di raggiungere il suo scopo. Noi, amici carissimi, salvati da Cristo salvatore, siamo chiamati ad adorare Cristo Gesù, ad accogliere il suo messaggio d’amore. 

Gesù continua il suo dialogo con l’uomo ancora oggi attraverso segni adeguati ed incisivi:  alle nozze di Cana cambia l’acqua in ottimo vino; al Battesimo nel fiume Giordano è il Padre che fa udire la sua voce: ‘Questi è il mio Figlio, l’amato, ascoltatelo’.

Agli avversari che chiedono un segno, Gesù dirà: ‘A voi è dato solo il segno di Giona profeta: distruggete questo tempio ed io in tre giorni lo riedificherò’; Gesù parlava della sua futura risurrezione e i Capi compresero assai bene il senso del segno se, dopo la crocifissione, dissero a Pilato: ‘ha detto: dopo tre giorni io risusciterò! Bisogna fare custodire la sepoltura per tre giorni perché nessuno venga a rapire il suo corpo’.

Poveri illusi volevano mettersi contro Dio. Noi, amici, siamo oggi chiamati a seguire i pastori, i magi; Dio infatti, ieri come oggi, si rivela ad ogni categoria di persane con segni chiari, comprensibili, appropriati; è necessario leggere i segni dei tempi. Gesù parla di amore: da questo il Padre, dice Gesù, vi riconoscerà che siete miei; tra i segni che oggi meglio ci portano a scoprire Cristo, c’è il segno della solidarietà che si va sviluppando sempre più tra i popoli; c’è l’ecumenismo tra i cristiani, la promozione dei laici, l’emancipazione della donna: questi sono segni chiari con i quali Dio parla ai popoli da 2.000 anni di storia.

Gli Ebrei cercavano i miracoli; i Greci cercavano la sapienza e la filosofia; oggi il vero segno eclatante è la solidarietà e l’amore. Dove c’è amore, là c’è Dio che opera. Davanti a Dio c’è solo l’uomo chiamato a riscoprire nell’altro uomo un proprio fratello e non un avversario, un  uomo diverso ma fratello. E Gesù ci ripete: ‘Qualunque cosa fai ad un tuo fratello, anche un bicchiere d’acqua fresca, nel nome mio, l’hai fatto a me’. 

Per leggere i segni dei tempi oggi, dopo 1.000 anni di cristianesimo, occorre la fede e l’amore.  Questa coscienza nuova ‘manifesta’ la potenza della parola di Dio. Siamo all’inizio di un nuovo anno: io ricordo a me e a ciascuno di voi che questa è la ‘conversione’ di cui parla Gesù nel Vangelo: se non vi convertite, se non cambiate testa, non entrerete nel Regno dei cieli. Il cristianesimo non è basato sui miracoli o su teorie filosofiche, ma ha come base e fondamento  il binomio: fede e amore.  

Punto di partenza è la fede in Dio; Gesù prende un bambino e dice agli apostoli: ‘Se non diventerete come questo bambino no entrerete el regno dei cieli’. La Fede è abbandono fiducioso in Dio, affidarsi nelle sue braccia. I Magi con fede profonda, scrutando i cieli, intravidero il ‘segno di Dio’ e partirono alla ricerca del neonato re dei giudei.

La festa di oggi ci invita a scoprire Gesù, come cristiani e credenti.   Che la nostra vita abbia sempre  una valenza missionaria: la nostra missione è quella di essere testimoni credibili della presenza di Cristo nel mondo. L’umanità intera è ancora oggi, con i Magi, Chiesa in cammino verso Betlemme per offrire al neonato Bambino i doni dell’amore.

La tradizione cristiana attribuisce ai doni dei Magi un significato simbolico: oro, indica la regalità di Cristo Gesù; incenso, indica la sua divinità; mirra, indica la sua umanità. Il divino Bambino è ufficialmente riconosciuto vero Dio e vero Uomo. Noi oggi portiamo davanti a Gesù i segni delle nostre inquietudini, delle nostre paure e, sorretti dalla forza della fede, dell’Amore, della solidarietà che affratella, celebriamo l’Epifania, certi di un incontro rinnovatore con Cristo, vera Luce del mondo.