Da San Marco Argentano mons. Rega invita a passare all’altra riva

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Si intitola ‘Cristiani dell’oltre – Una storia di cuori in ascolto’, la prima lettera pastorale del vescovo di San Marco Argentano-Scalea, Stefano Rega, a sei mesi dal suo ingresso, proponendo l’invito di Gesù di passare ‘all’altra riva’, inn cui ha raccontato gli incontri nella visita alle realtà diocesane:

“…lo stupore che ho provato pensando al fatto che Gesù si rivolgesse anche a me attraverso queste parole ha fatto vibrare il mio cuore di numerosi sentimenti che diventano in queste pagine condivisione e impegno comune per la nostra Chiesa diocesana.

Sono trascorsi più di sei mesi dall’inizio del mio ministero episcopale in mezzo a voi: ho avuto la gioia di conoscere le vostre storie, di guardarvi negli occhi e di ascoltarvi a lungo. Ho visitato numerose comunità dove ho toccato con mano la fede viva del popolo calabrese ed anche le troppe contraddizioni sociali. Sto tentando di abitare il territorio accogliendo ogni persona nella sua unicità e predisponendo atteggiamenti di fiducia e apertura”.

L’invito di Gesù è un invito ad osare: “Questo invito di Gesù è da collocare nel cuore del capitolo quarto del nostro caro evangelista Marco. Letteralmente si può tradurre ‘passiamo verso la parte opposta, andiamo oltre’. Per la prima volta nel Vangelo di Marco viene segnalato il desiderio di Gesù di attraversare il lago di Tiberiade e approdare sulla riva opposta.

Si tratta della regione dei Geraseni, secondo la geografia culturale e religiosa del tempo si trattava di un importante ‘viaggio all’estero’, verso una zona straniera per il culto e l’etnia”.

Citando il biblista Silvano Fausti il vescovo ha messo in evidenza che Gesù stimola gli apostoli ad avere fede: “E’ la fede, dunque, il centro di questo episodio che viene sintetizzato dalla domanda di Gesù: ‘Non avete ancora fede?’ E’ bello lasciarsi porre continuamente questa domanda dal Maestro, soprattutto quando il demone dello scoraggiamento bussa alla porta dei nostri cuori e delle nostre comunità: ‘Di fronte ai pessimisti ed ai lamentosi Gesù ripete: Non avete ancora fede?’ (S. Fausti).

Secondo Gesù l’opposto della fede è proprio la paura di soccombere (letteralmente: ‘perché siete così codardi?’). La codardia è l’incapacità di fidarsi: l’indecisione che porta a barricarsi in false immagini di Dio che, facilmente, realizzano i nostri capricci. Lasciar eclissare un’immagine ‘sbagliata’ di Dio è indispensabile affinché il Vangelo faccia irruzione nelle povertà della nostra vita: occorre però il coraggio di osare il rischio!”

E’ un invito ad ‘attraversare’ la vita: “Per quanto esigente possa essere la chiamata di Gesù, altrettanto urgente si rivela la nostra docilità per uno stile cristiano più evangelico e credibile. Sebbene a volte la fede cristiana sia diventata una pratica devozionale o una scelta tra le tante, il secolarismo di questi ultimi decenni ci provoca ad una fede scelta con libertà e consapevolezza.

Una fede cioè capace di osare attraversamenti inediti a costo di seguire il fascino del Maestro, predisporsi a ciò include libertà di lasciare e desiderio di novità”.

E desidera che la Chiesa sia come una barca: “Una Chiesa che trasforma le difficoltà in sfide, i limiti in risorse, le prove in opportunità. Una Chiesa che assume uno stile nomadico, pronta a non poggiare mai il capo su sicurezze mondane, in perenne atteggiamento di cammino e di scoperta. Una Chiesa che trova il centro fuori di sé: nei volti dei più vulnerabili in cui si riflette la tenerezza del Dio sempre e solo Amore”.

Tale attraversamento propone un rapporto rinnovato nella società: “Rischiare la traversata ha a che fare con un rapporto rinnovato rispetto alla storia e all’umanità: a volte basta incarnare lo stile di Gesù (vicinanza, tenerezza e misericordia) anche in mezzo alle contraddizioni del nostro tempo senza perderci in discussioni sterili. Siamo chiamati ad attraversare la vita, contemplando in essa la diversità delle scelte e la fragilità delle relazioni”.

Insomma l’attraversamento è positivo: “Il coraggio di attraversare la storia implica anche un atteggiamento positivo verso le innumerevoli frontiere umane e sociali, sempre protesi verso gli spazi che apparentemente sono ‘stranieri’ alla nostra identità cristiana: i cristiani di altre confessioni, i credenti di altre religioni, i migranti e coloro che vivono situazioni affettive e relazioni particolari.

Attraversando la vita scorgeremo però come Dio sia all’opera più di quanto noi possiamo realizzare con le nostre abilità: evitiamo il rischio di annunciare il cammino cristiano come unosforzo morale da compiere (‘devi diventare così’) e riconosciamo l’agire di Dio in mezzo ai limiti umani (‘già sei ciò che puoi diventare’). Osare l’attraversamento significa accettare il rischio di uscire e di sbagliare purché il Vangelo arrivi a tutti”.

E’ un invito a lasciarsi guidare dal Vangelo: “E’ il Vangelo meditato e pregato nella Liturgia della Chiesa che ci aiuta a riscoprire la sempre nuova vocazione di cristiani, sale e luce del mondo. Vorrei ribadire con forza l’impegno all’accompagnamento vocazionale come stile della pastorale ordinaria: verso coloro che cercano il senso della vita e la loro missione.

Con particolare cura nel sostenere i giovani che faticano a pronunciare il loro ‘eccomi’ di fronte alla chiamata presbiterale o religiosa. E’ il Vangelo che ci aiuta a leggere i segni dei tempi e ci indirizza verso uno stile ecclesiale più missionario e meno autoreferenziale perché, in ogni dramma sociale e complessità esistenziale, possiamo donare la speranza che viene dal Risorto:  Coraggio sono io non abbiate paura!”

La lettera si chiude con l’invito ad imbarcarsi con Gesù: “Un’altra riva e altri fratelli da raggiungere. Altre mete da conquistare. Perché con Gesù è tutto un gran movimento. Ed ancora mare mosso e onde alte, traversate mai facili. Rischi di naufragi. Ma con la consapevolezza che non siamo soli. E che Gesù è al timone. Buona traversata. Non abbiate paura di imbarcarvi con Gesù”.

(Foto: diocesi di San Marco Argentano – Scalea)

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