Mons. Migliavacca nella diocesi di Arezzo per sognare una Chiesa in ‘attesa’

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Domenica 27 novembre mons. Andra Migliavacca ha fatto ingresso nella diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, offrendo un caffè agli scout che lo hanno accompagnato nelle vie della città, prima dell’ingresso nella basilica di san Francesco; ma prima aveva mangiato un panino nella comunità di Saione, quartiere multietnico intorno alla stazione, e visitato alcuni oratori:

“Desidero cercare, vedere, incontrare la vita, promuoverla lì dove si trova o dove va fatta rinascere, lì dove c’è anche una pur flebile esperienza di vita e ogni sua espressione, nei luoghi dove è segnata da fragilità eppure è carica di pienezza”, come ha detto durante l’omelia della celebrazione eucaristica.

E dopo aver salutato i vescovi presenti ha chiesto a tutti di ‘vigilare’, come hanno sottolineato le letture della prima domenica di Avvento: “Ce ne fa cenno la prima lettura, del profeta Isaia… richiamando uno scenario che è collocato ‘alla fine dei giorni’, dunque in un tempo che è da attendere.

Ancor più esplicita la pagina evangelica che esorta a vegliare, dunque ad attendere con fiducia, con lo spirito della speranza: anche voi tenetevi pronti, perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo’.

E sembra alludere al compiersi di questa attesa, al giungere finalmente dei tempi messianici la pagina di Paolo che parla di un adesso, dell’accadere di quanto era atteso: ‘è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la vostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti’.

E’ chiaro il riferimento dunque alla attesa, a vivere la vita nello stile, nello spirito di chi attende, di chi è aperto ad una buona notizia, di chi, non solo spera, ma sa, è convinto che una buona notizia ci potrà raggiungere.

E’ con questo spirito di attesa che possiamo leggere anche l’inizio del mio ministero in mezzo a voi. C’è l’attesa dell’avvento che non è solo attesa del Natale, ma riguarda il venire di Gesù, la sua seconda venuta e quindi un incontro che è per noi; ed è l’incontro con il Risorto”.

Però le attese sono molte e riguardano ciascuno: “Ci sono poi le attese della nostra vita, le domande del cuore, le aspettative perché la vita sia vera e sia buona con noi. E poi attese verso chi ci è caro, verso colleghi e amici… Ci sono le attese della diocesi come comunità, con il desiderio di camminare… Una attesa che certo si dovrà muovere in quel solco tracciato dal Sinodo che avete celebrato”.

‘Ma cosa è l’attesa?’, è la domanda del vescovo: “Amico, amica… cos’è per te l’attesa? Quale apertura e aspettativa vera porti nel cuore ora? Che cosa attendi per la tua vita e per la nostra chiesa che accoglie oggi il suo nuovo pastore? Di fronte a questo orizzonte il vangelo ci dice: ‘non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà’.

Non è una frase che vuole essere quasi una sfida, una prova, un dubbio, una incertezza, ma racchiude invece una notizia certa: viene il Signore. E l’avvento ci dice che l’attesa prepara una nascita, il Natale… cioè prepara vita nuova, vitalità, quindi vita donata”.

L’avvento è attesa di un incontro, capace di portare vita: “Isaia raffigurando la scena sul monte del tempio del Signore, consegnandoci l’invito a salire sul monte del Signore per camminare per i suoi sentieri, annuncia una straordinaria novità di vita…, inedita: le spade saranno spezzate, non vi sarà più nazione contro nazione, neanche si imparerà più l’arte della guerra (quanto è attuale questo)…

E potremmo aggiungere, secondo le profezie bibliche: un mondo dove non ci saranno più i poveri, le ingiustizie, dove il lavoro rispetta la dignità di tutti e dove il creato sarà custodito e vissuto come dono… Ma sembra impossibile. Ma dove davvero vi può essere un mondo così? Lo sappiamo costruire noi uomini e donne? Sembra proprio di no”.

Questa attesa è dono di Dio, che spetta a noi cercare: “Allora un mondo così rinnovato, diremmo impossibile, può essere solo se dono, solo se dato in dono da Dio, solo se costruito da Lui. Sono i cieli nuovi e terra nuova promessi…

L’incontro con Dio è portatore di vita, sempre, fa scoprire la vita, apre il cuore alla vita, come dono, e così è vita nuova. Solo se è vita donata può essere una vita così come viene descritta dal profeta. Cercare Dio significa dunque cercare la vita vera, la vita donata da Lui”.

Ora è arrivato in questa diocesi, ‘cercando vita’, come è scritto nel motto dello stemma episcopale: “Lo stile è racchiuso un poco anche nel motto del mio stemma episcopale: ‘Maestro dove abiti?’ e poi la stella cometa che guida una ricerca…

E’ un invito a cercare, a metterci in cammino. Cercare la vita. Desidero cercare, vedere, incontrare la vita, promuoverla lì dove si trova o dove va fatta rinascere, lì dove c’è anche una pur flebile esperienza di vita ed ogni sua espressione, nei luoghi ove è segnata da fragilità, eppure è carica di pienezza”.

Il vescovo nella nuova diocesi ha il desiderio di cercare vita ovunque: “Cercare la vita… anche nelle povertà, nelle fragilità, nel peccato, nelle diversità… Vedere la vita che nasce, vedere la vita possibile, gustare la vita, accogliere, ascoltare, condividere. Così leggo per me oggi l’invito a vegliare: cerca la vita…, cogli ogni seme di vita… e indicala ai tuoi fratelli e sorelle, a voi, cari amici”.

Questo potrebbe essere un cammino di Avvento: “L’avvento potrebbe diventare tempo intenso in cui chiedere al Signore che egli non aggiunga soprattutto giorni alla nostra vita, ma vita ai nostri giorni. L’invito a cercare la vita, ad attendere il Signore che viene, a riconoscere la sua presenza lo viviamo ora nell’Eucaristia”.

(Foto: diocesi Arezzo-Cortona-Sansepolcro)

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