Ottava edizione del Rapporto di ACS: ‘Perseguitati più che mai’

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“Stavo ancora celebrando la Messa quando ho sentito le esplosioni. Ero sul sagrato, stavo mettendo l’incenso nel turibolo e mi stavo preparando a guidare la processione fuori dalla chiesa, quando ho sentito due forti boati e ho visto i miei parrocchiani in preda al panico correre in diverse direzioni. Qualcuno è corso da me e ha gridato: ‘Padre, ci sono degli sconosciuti armati!’ Non so quanti fossero, alcuni dicono sei, altri quattro, ma so che erano organizzati. Alcuni degli assalitori si sono confusi tra i parrocchiani e hanno pregato con noi durante la Messa, sapendo per tutto il tempo che avevano intenzione di ucciderci”.

Si apre con questa testimonianza di  p. Andrew Adeniyi Abayomi, viceparroco della chiesa cattolica di San Francesco Saverio a Owo, nello Stato nigeriano di Ondo, attaccata nello scorso 5 giugno, l’ottava edizione dello studio ‘Perseguitati più che mai. Rapporto sui cristiani oppressi per la loro fede 2020 – 2022’, presentata nei giorni scorsi dalla fondazione pontificia ‘Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS)’.

La ricerca, che include informazioni della stessa ACS e di fonti locali, testimonianze di prima mano, raccolte di eventi di persecuzione, studi di casi e analisi nazionali, intende portare all’attenzione della pubblica opinione, dei mass media e dei responsabili istituzionali il dramma della sofferenza dei cristiani oppressi per motivi di fede nel periodo da ottobre 2020 a settembre 2022.

A tal fine, sono stati esaminati i 24 Paesi in cui le violazioni della libertà religiosa destano particolare preoccupazione: Afghanistan, Arabia Saudita, Cina, Corea del Nord, Egitto, Eritrea, Etiopia, India, Iran, Iraq, Israele e i Territori Palestinesi, Maldive, Mali, Mozambico, Myanmar, Nigeria, Pakistan, Qatar, Russia, Sri Lanka, Sudan, Siria, Turchia e Vietnam.

Presentando la ricerca mons. Jude A. Arogundade, vescovo di Ondo, la cui diocesi nigeriana è stata presa di mira da uomini armati che hanno ucciso più di 40 persone durante la celebrazione della Pentecoste nel giugno scorso, ha dichiarato che, nonostante il crescente allarme per l’aumento della violenza in alcune parti del Paese, ‘nessuno sembra prestare attenzione al genocidio’ in atto nella Middle Belt della Nigeria. “Il mondo tace mentre gli attacchi alle chiese, al loro personale e alle istituzioni sono diventati routine. Quanti cadaveri sono necessari per attirare l’attenzione del mondo?”

Secondo i contenuti del rapporto, ha raccontato Alessandro Monteduro, direttore di ACS Italia, “nel 75% dei 24 Paesi esaminati l’oppressione o la persecuzione dei cristiani è aumentata. L’Africa registra un forte aumento della violenza terroristica, a causa della quale oltre 7.600 cristiani nigeriani sarebbero stati assassinati tra gennaio 2021 e giugno 2022. Nel maggio 2022 è stato pubblicato un video che mostrava 20 cristiani nigeriani giustiziati dai terroristi islamisti di Boko Haram e della Provincia dell’Africa occidentale dello Stato Islamico (ISWAP).

I due raggruppamenti cercano infatti di fondare califfati nella regione del Sahel, ciascuno con il proprio wali (governatore) e la propria struttura governativa. In Mozambico, Al-Shabab ha intensificato la sua campagna di terrore, uccidendo i cristiani, attaccando i loro villaggi e appiccando il fuoco alle chiese. Il gruppo, affiliato allo Stato Islamico (ISIS), ha provocato la fuga di oltre 800.000 persone e la morte di altre 4.000”.

Con una panoramica sui Paesi che attuano le persecuzioni il direttore Monteduro ha descritto i crimini compiuti contro i cristiani soprattutto nel continente asiatico: “In Asia, l’autoritarismo statale ha portato a un peggioramento dell’oppressione, anzitutto in Corea del Nord, dove fede e pratiche religiose sono ordinariamente e sistematicamente represse. Il nazionalismo religioso ha innescato crescenti violenze contro i cristiani asiatici, basti pensare ai gruppi nazionalisti hindutva e singalesi buddisti, attivi rispettivamente in India e Sri Lanka.

Le autorità hanno arrestato fedeli e interrotto le funzioni religiose. L’India ha fatto registrare 710 episodi di violenza anticristiana tra gennaio 2021 e l’inizio di giugno 2022, causati in parte dall’estremismo politico. Durante una manifestazione di massa in Chhattisgarh nell’ottobre 2021, i membri del Bharatiya Janata Party (BJP) al governo hanno applaudito il leader religioso indù di destra Swami Parmatman e hanno chiesto l’uccisione dei cristiani. In Cina le autorità hanno aumentato la pressione sugli stessi cristiani, mediante arresti indiscriminati, chiusura forzata delle chiese e uso di sistemi di sorveglianza oppressivi”.

Inoltre dal Rapporto emerge che in Medio Oriente la crisi migratoria minaccia la sopravvivenza di alcune delle comunità cristiane più antiche del mondo. In Siria, i cristiani sono crollati dal 10% della popolazione a meno del 2%, passando da 1.500.000 del periodo precedente la guerra ai circa 300.000 di oggi.

Nonostante il tasso di esodo in Iraq sia più basso, una comunità che contava circa 300.000 persone prima dell’invasione da parte di Daesh/ISIS nel 2014, nella primavera 2022 si era ormai dimezzata.

Dallo studio di ACS emerge anche che in Paesi diversi come l’Egitto e il Pakistan le ragazze cristiane sono abitualmente soggette a rapimenti e stupri sistematici. In Etiopia, i cristiani sono vittime di violenze brutali, obiettivi di un più ampio conflitto di carattere etnico: “Fonti interne al Paese riferiscono come sia le truppe eritree che quelle etiopi abbiano attaccato il clero e gli edifici

appartenenti alla Chiesa nella regione etiope del Tigray.Secondo quanto riportato, le truppe eritree sarebbero accusate di condurre una campagna di ‘pulizia culturale’ a sfondo etnico, partecipando a massacri di cristiani etiopi, come quello avvenuto ad Aksum, e distruggendo antichi monasteri ed edifici appartenenti alla Chiesa”.

In conclusione la fondazione pontificia ha sottolineato la drammatica situazione dei cristiani nel mono: “Gli indicatori mostrano chiaramente che nel periodo in esame la persecuzione dei cristiani ha continuato a peggiorare nei Paesi che destano maggiore preoccupazione.

Il nazionalismo religioso e l’autoritarismo hanno aggravato le difficoltà dei fedeli, in particolare il ritorno al potere dei talebani in Afghanistan che ha spinto i cristiani e altre minoranze a tentare una disperata fuga all’estero. Le violenze sistematiche e il clima di controllo hanno fatto sì che in diversi Paesi quali la Corea del Nord, la Cina, l’India e il Myanmar, l’oppressione dei cristiani sia aumentata.

Allo stesso tempo, l’escalation della violenza, spesso finalizzata all’allontanamento dei cristiani, ha fatto sì che i fedeli subissero alcune delle campagne di intimidazione più feroci al mondo, orchestrate da attori militanti non statali.

A questo proposito, preoccupa in particolar modo l’Africa, dove l’estremismo minaccia comunità cristiane tradizionalmente molto radicate. In Nigeria e in altri Paesi, questa violenza supera palesemente la soglia di un possibile genocidio.,,

Parte del problema è rappresentata dalla percezione culturale errata dell’Occidente, che continua a negare che i cristiani rimangano il gruppo religioso maggiormente perseguitato. Esprimendosi contro questo ‘politicamente corretto’, mons. Bashar Warda, arcivescovo caldeo di Erbil nel nord dell’Iraq, in occasione di una riunione a margine della Conferenza ministeriale internazionale

sulla Libertà di Religione o di Credo di Londra, ha dichiarato ai parlamentari: vi sono ancora persone che vengono perseguitate a causa della loro fede… Sì, i cristiani vengono perseguitati”.

Infine è stato annunciato che nel prossimo mese di aprile Aiuto alla Chiesa che Soffre, proseguendo nello studio ed analisi sulle violazioni alla libertà religiosa nel mondo, presenterà la nuova edizione del Rapporto sulla Libertà Religiosa.

(Foto: ACS)

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