‘Mi passi un po’ di pace?’: un corto per la riconciliazione ispirato da papa Francesco

Condividi su...

Da ottobre è visibile sulla piattaforma youtube al  link: https://youtu.be/Z3R0zVpH4D4; oppure sul sito: http://www.saintproduction.it/Pace.html il cortometraggio ‘Mi passi un po’ di pace?’ del regista Giancarlo Mici, che ha anche prodotto il film per ‘Edizioni Saint Production’ in collaborazione con ‘M.P.M. Management Productions’,  presentato in anteprima a papa Francesco nell’udienza generale di mercoledì 21 settembre e candidato al premio ‘David di Donatello’, ideato da Elena Tasso e prodotto da Maria Paola Migliassi.

Protagonista del video è l’attrice Silvia Siravo, che interpreta una ragazza che fugge da una situazione d’oppressione e sofferenza. Durante il cammino per la sua salvezza, incontra alcuni personaggi che, con un simbolo, aiutano la giovane a ricercare la pace, accogliendola ed ospitandola all’interno di un paese.

Le immagini sono commentate dalle letture, tratte dall’ ‘Atto di Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria’, dal messaggio pasquale ‘Urbi et Orbi’ della scorsa Pasqua e dall’omelia della messa della Divina Misericordia e da una preghiera dell’ideatrice del cortometraggio, ideato come veicolo di pace tra i popoli, alla luce del conflitto tra Russia e Ucraina.

Il video è stato realizzato con il patrocinio del Ministero della Cultura, della Direzione Regionale Musei Lazio, di LazioCrea S.p.A., del comune di Collepardo, in provincia di Frosinone, e della LEV (Libreria Editrice Vaticana).

Al regista Giancarlo Mici abbiamo chiesto di spiegarci come è nato il cortometraggio: “Il video è stato ideato da Elena Tasso ed ispirato dalle parole di papa Francesco ed è il terzo cortometraggio che produciamo di questa natura dopo ‘Karol – Và nel mondo con amore, fa sentire la mia voce’ del 2014, uscito per la canonizzazione di san Giovanni Paolo II e ‘Francesco – Una rete per la fede’ del 2015, ispirato da papa Francesco in occasione del Giubileo Straordinario della Misericordia. La società di produzione si è avvalsa della preziosa collaborazione degli attori Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini come ‘voices over’ insieme a Silvia Siravo nel ruolo della protagonista.

Il corto parla di una ragazza che fugge dalla guerra, non è chiaro se è esteriore o interiore, ma comunque da un conflitto che l’ha portata all’oppressione e alla sofferenza, al buio di una grotta, dove a fatica riesce a trovare una via d’uscita. Una volta uscita però, lentamente riacquista fiducia in se stessa, negli altri e nel Padre misericordioso, incontrando man mano la natura e la gente del paese che le porge un dono. Lei, memorizzando nei disegni questi doni acquista man mano la motivazione interiore della pace e diventa infine lei stessa portatrice di pace nel mondo.

Oltre alla regia ho ricoperto anche il ruolo di produttore esecutivo, autore delle musiche e della canzone ‘Un quadro di pace’, interpretata da Francesca Di Meglio, che funge da colonna sonora e anche un cameo come attore. Mi ha affiancato nella regia Walter Culicelli, documentarista, curatore anche delle riprese e della fotografia.

Fondamentali le interpretazioni di Marco Prosperini, Pierre Bresolin e la Proloco Tullio De Sanctis con il Centro Anziani di Collepardo nei ruoli chiave dei portatori di pace. Molto importanti infine sono stati i disegni dei simboli di pace, realizzati da Maryam Pezeshki che hanno dato colore, gioia e maggiormente hanno evidenziato il messaggio”.

Perché vi siete ispirati a papa Francesco?

“Papa Francesco ci ha dato il mandato con il suo incessante appello ‘Continuiamo, per favore, a pregare e a impegnarci per la pace, senza stancarci’. Meditando con Elena Tasso sull’ ‘Atto di Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria’ è nata la sceneggiatura. Su supervisione della Libreria Editrice Vaticana abbiamo potuto proclamare nel corto le parole del Santo Padre. Ed è proprio a papa Francesco che noi abbiamo dedicato il nostro lavoro e lo abbiamo presentato a lui, in anteprima, nell’udienza generale del 21 settembre a piazza San Pietro”.

Quanto è importante ricercare la pace?

“La pace è fondamentale per trovare la via e la strada da percorrere nel prossimo futuro, altrimenti c’è il pericolo dell’autodistruzione. L’indifferenza gioca brutti scherzi. Abbiamo ormai dei rapporti sempre più freddi, pieni di paura a causa della pandemia e delle varie guerre nel mondo. Un percorso di pace è una continua ricerca e salita, richiede costanza, avvicinamento alla natura, a Dio e agli altri, nella consapevolezza che ognuno deve fare la propria parte, che occorre collaborazione da entrambi i contendenti perché sempre c’è una mancanza da parte di ognuno”.

Perché il cortometraggio invita alla riconciliazione?

“Siamo fratelli e sorelle, riconciliamoci, guardiamo l’altro nel profondo, entriamo nel suo sguardo, prestiamogli attenzione, tempo e cura, incontriamolo. La società odierna è smarrita, ha bisogno di ritrovare l’umanità, se stessa, ha bisogno di sentire la vicinanza di qualcuno, di essere illuminata verso il giusto cammino, di rincontrare Dio, che ci ama, è sempre con noi. Ogni persona ha bisogno di sentirsi amata.

Sempre più nel quotidiano, nella nostra società, nel mondo ci sono incomprensioni, mancanza di rispetto e dignità, si pensa solo al proprio tornaconto calpestando gli altri. La libertà nasce quando si rispetta quella degli altri. Ci sono tante divisioni anche in famiglia. Bisogna porsi in ascolto. Sciogliamo i nodi del nostro tempo, dell’egocentrismo, dell’indifferenza. Dobbiamo ridiventare umani, con gli abbracci che escono dal cuore. Bisogna ritrovare i contatti umani, la preghiera, la comunione con Dio e tra noi”.

Cosa significa concorrere al David di Donatello?

“Io non sono nuovo a questo concorso, avendo già partecipato come attore e compositore in alcune pellicole, ma è la prima volta che mi presento in qualità di regista. Per me, l’autrice e tutti noi, portare ai ‘David di Donatello’ un corto di questa natura è sicuramente una sfida, ma soprattutto è l’intento di far permeare il desiderio di pace anche tra il pubblico cinematografico più vario”.

Per quale motivo avete deciso di produrre questo cortometraggio?

“E’ stato ideato come semplice veicolo di pace tra i popoli, alla luce del conflitto tra Russia e Ucraina. Io ed Elena ci siamo sentiti coinvolti dall’invito ripetuto del Santo Padre di dare il proprio contributo per la pace insieme alla preghiera. E’ una goccia nell’oceano però importante in questo tempo di siccità, e il desiderio di coinvolgere un paese è stato come testimonianza che tutti insieme uniti al Signore possiamo fare qualcosa di positivo.

Una pace che deve essere accolta per Sua grazia, fatta esperienza, deve essere donata agli altri, nei nostri rapporti, nella nostra città per creare tante zone di pace sempre più grandi, una pace testimoniata nel rispetto degli altri, nella cura, nell’amore reciproco, nell’abbraccio misericordioso del Padre.

Bisogna riacquistare il rispetto, il contatto, la tenerezza per gli altri. Grazie a tutte queste persone è nato il cortometraggio, come un figlio che deve crescere, condotto per mano, e portare frutti di avvicinamento a Dio, di riconciliazione nei rapporti personali e tra i paesi, un abbraccio forte e un grido di pace al mondo”.

(Tratto da Aci Stampa)

151.11.48.50