Papa Leone XIV in piena comunione con il patriarca della Chiesa Assira
“Grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo. Con queste parole di San Paolo, accolgo Vostra Santità come amato fratello in Cristo e Le esprimo ancora una volta gratitudine per la Sua presenza all’inizio del mio pontificato. Rivolgo inoltre i miei cordiali saluti ai membri della Commissione mista per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa assira d’Oriente”: con queste parole stamattina papa Leone XIV ha ricevuto Sua Santità Mar Awa III, Catholicos-Patriarca della Chiesa Assira dell’Oriente, ricordando i progressi significativi di questi anni nell’ambito del dialogo ufficiale tra la Chiesa cattolica e quella assira d’Oriente.
Nel saluto ha ricordato la visita dello scorso anno a papa Francesco: “La vostra ultima visita, nel 2024, ha segnato il trentesimo anniversario del dialogo ufficiale tra le nostre Chiese. I progressi compiuti in questi anni sono significativi, avendo seguito fedelmente il mandato e la metodologia stabiliti dai nostri predecessori”.
Ed anche la dichiarazione congiunta tra san Giovanni Paolo II e Sua Santità Mar Dinkha IV, che ha gettato le basi per il dialogo teologico: “Questo trittico ha fornito la cornice per le fasi successive del nostro dialogo teologico. Dopo aver raggiunto un accordo sulla fede cristologica e aver così risolto una controversia lunga 1500 anni, il nostro dialogo è progredito con il reciproco riconoscimento dei sacramenti, consentendo una certa ‘communicatio in sacris’ tra le nostre Chiese. Desidero esprimere la mia profonda gratitudine a ciascuno di voi, teologi della Commissione Mista, per i vostri preziosi contributi e sforzi condivisi, senza i quali questi accordi dottrinali e pastorali non sarebbero stati possibili”.
Ora è necessario giungere alla piena comunione: “Per quanto riguarda la costituzione della Chiesa (l’attuale focus del dialogo) la sfida principale risiede nello sviluppo congiunto di un modello di piena comunione, ispirato al primo millennio, rispondendo al contempo con attenzione alle sfide del nostro tempo. Come i miei predecessori hanno ripetutamente sottolineato, tale modello non dovrebbe implicare assorbimento o dominio; piuttosto, dovrebbe promuovere lo scambio di doni tra le nostre Chiese, ricevuti dallo Spirito Santo per l’edificazione del Corpo di Cristo”.
In questo cammino riveste un punto importante la sinodalità: “In questo cammino verso la piena comunione, la sinodalità si presenta come una via promettente da seguire. Durante la visita di Sua Santità nel 2022, papa Francesco coniò l’espressione poi inclusa nel Documento Finale del recente Sinodo sulla sinodalità della Chiesa Cattolica…Nello spirito di quel Sinodo, auspico sinceramente che il 1700° anniversario del Concilio di Nicea ci conduca a ‘mettere in pratica forme di sinodalità tra i cristiani di tutte le tradizioni» e ci ispiri a nuove «prassi sinodali ecumeniche’.
E’ un invito a camminare insieme sostenuti dalla preghiera dei Santi: “Continuiamo questo pellegrinaggio rafforzati dalle preghiere di tutti i santi delle nostre Chiese, in particolare di Sant’Isacco di Ninive, il cui nome è stato aggiunto al Martirologio Romano lo scorso anno. Per loro intercessione, possano i cristiani del Medio Oriente rendere sempre fedele testimonianza al Cristo risorto e possa il nostro dialogo affrettare il giorno benedetto in cui celebreremo insieme allo stesso altare, condividendo lo stesso Corpo e Sangue del nostro Salvatore, affinché il mondo creda”.
Mentre sabato scorso papa Leone XIV aveva celebrato una Santa Messa nell’aula della Benedizione presso nel Apostolico Vaticano, in occasione del Giubileo degli Uffici Cerimoniali Istituzionali: “Vi siete radunati qui, presso la Tomba di San Pietro, come pellegrini di speranza: questo nome non designa un’attesa fra tante altre, ma quella virtù che dà forza e senso a tutte le nostre aspettative di bene. La vera speranza apre la porta santa della salvezza, attraverso la quale muoviamo i passi della fede, vivendo tra noi con carità fraterna. Così, questa luce dell’animo indica la via anche quando il mondo, con tutte le sue risorse, non è in grado di farlo”.
L’omelia del papa è stata incentrata sul significato di conversione: “Lo esprime bene la parola greca metanoia, che significa cambio di mentalità, trasformazione del modo di vivere, di pensare e di agire. La nuova direzione, che il Signore ci chiama a prendere, è un cammino che va da dove siamo noi, il presente, a Dio, l’eternità. Così agisce la virtù della speranza: ci sorprende intimamente con la promessa di un’esistenza liberata da quel senso unico, che va verso una morte senza riscatto”.
Ma la conversione avviene quotidianamente: “Carissimi, la conversione della quale parla Gesù è un vero e proprio lavoro quotidiano, che interessa tutte le nostre attività. Da questo impegno, infatti, si vede che senso diamo alla vita e a cosa si dirige il nostro cuore. Davanti alle sofferenze e alle prove della storia, il Vangelo ci ricorda che vivere senza speranza significa rimanere immobili nella certezza di morire, mentre convertire la vita alla speranza, che Cristo ci infonde, significa portare nel cuore la luce del Risorto”.
Quindi ha sottolineato il valore dell’articolo 1 della Costituzione Italiana: “E’ lavorando con onestà che si costruisce lo Stato, prendendosi cura del bene comune. In questo campo siete chiamati a dare la vostra buona testimonianza: il cerimoniale, infatti, non celebra mai sé stesso, ma opera a servizio delle istituzioni e, quindi, dei cittadini che esse rappresentano. Proprio come custodi di quest’ordinamento, vi dedicate al bene del popolo offrendo la vostra competenza affinché gli organi pubblici esprimano buone relazioni e possano funzionare al meglio”.
Per questo ha esposto tre figure guida di servizio allo Stato: “Il primo testimone è il servo di Dio Alcide De Gasperi, del quale è in corso il processo di beatificazione. Coniugando la propria fede con una crescente responsabilità politica, questo statista fu tra i padri costituenti della Repubblica italiana. Lungo gli anni segnati dai due conflitti mondiali, si impegnò a costruire ponti che resistettero alle correnti di opposte ideologie. Il suo amore per Dio, infatti, ne sosteneva la dedizione alla Patria, insegnandoci che la politica, la diplomazia e la difesa nazionale diventano strumenti di autentica carità quando sono vissute con animo umile”.
Il secondo testimone è Salvo D’Acquisto: “Il secondo testimone da imitare è il venerabile Salvo D’Acquisto, anch’egli prossimo alla beatificazione. Il suo sacrificio ha un valore molto più prezioso della medaglia d’oro al valore militare che ne onora la memoria: dando la vita per i propri concittadini, infatti, egli realizzò pienamente la sua missione di Carabiniere. In un tempo di guerra e di odio, il suo coraggio divenne profezia di una pace costruita sulla dedizione più generosa: sono uomini come lui a illuminare le difficoltà che anche oggi pesano su tanti popoli”.
Invece il terzo è Rosario Livatino: “Il terzo testimone che vi affido è il beato Rosario Livatino, primo magistrato nella storia a essere riconosciuto come martire. Col suo impegno incrollabile per la giustizia, egli ha testimoniato che la legalità non è anzitutto un insieme di norme, ma uno stile di vita, e quindi un possibile cammino di santità. ‘Sub tutela Dei’, scriveva in cima ai suoi appunti: sotto la protezione divina ci poniamo fiduciosi anche noi, lavorando ogni giorno come servitori della verità e tessitori di unità. Lo Stato, infatti, si trasforma in meglio se ciascuno se ne sente responsabile, nutrendo con i più alti valori spirituali il proprio senso civico e il dovere istituzionale”.
(Foto: Santa Sede)




























