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Papa Leone XIV in piena comunione con il patriarca della Chiesa Assira
“Grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo. Con queste parole di San Paolo, accolgo Vostra Santità come amato fratello in Cristo e Le esprimo ancora una volta gratitudine per la Sua presenza all’inizio del mio pontificato. Rivolgo inoltre i miei cordiali saluti ai membri della Commissione mista per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa assira d’Oriente”: con queste parole stamattina papa Leone XIV ha ricevuto Sua Santità Mar Awa III, Catholicos-Patriarca della Chiesa Assira dell’Oriente, ricordando i progressi significativi di questi anni nell’ambito del dialogo ufficiale tra la Chiesa cattolica e quella assira d’Oriente.
Nel saluto ha ricordato la visita dello scorso anno a papa Francesco: “La vostra ultima visita, nel 2024, ha segnato il trentesimo anniversario del dialogo ufficiale tra le nostre Chiese. I progressi compiuti in questi anni sono significativi, avendo seguito fedelmente il mandato e la metodologia stabiliti dai nostri predecessori”.
Ed anche la dichiarazione congiunta tra san Giovanni Paolo II e Sua Santità Mar Dinkha IV, che ha gettato le basi per il dialogo teologico: “Questo trittico ha fornito la cornice per le fasi successive del nostro dialogo teologico. Dopo aver raggiunto un accordo sulla fede cristologica e aver così risolto una controversia lunga 1500 anni, il nostro dialogo è progredito con il reciproco riconoscimento dei sacramenti, consentendo una certa ‘communicatio in sacris’ tra le nostre Chiese. Desidero esprimere la mia profonda gratitudine a ciascuno di voi, teologi della Commissione Mista, per i vostri preziosi contributi e sforzi condivisi, senza i quali questi accordi dottrinali e pastorali non sarebbero stati possibili”.
Ora è necessario giungere alla piena comunione: “Per quanto riguarda la costituzione della Chiesa (l’attuale focus del dialogo) la sfida principale risiede nello sviluppo congiunto di un modello di piena comunione, ispirato al primo millennio, rispondendo al contempo con attenzione alle sfide del nostro tempo. Come i miei predecessori hanno ripetutamente sottolineato, tale modello non dovrebbe implicare assorbimento o dominio; piuttosto, dovrebbe promuovere lo scambio di doni tra le nostre Chiese, ricevuti dallo Spirito Santo per l’edificazione del Corpo di Cristo”.
In questo cammino riveste un punto importante la sinodalità: “In questo cammino verso la piena comunione, la sinodalità si presenta come una via promettente da seguire. Durante la visita di Sua Santità nel 2022, papa Francesco coniò l’espressione poi inclusa nel Documento Finale del recente Sinodo sulla sinodalità della Chiesa Cattolica…Nello spirito di quel Sinodo, auspico sinceramente che il 1700° anniversario del Concilio di Nicea ci conduca a ‘mettere in pratica forme di sinodalità tra i cristiani di tutte le tradizioni» e ci ispiri a nuove «prassi sinodali ecumeniche’.
E’ un invito a camminare insieme sostenuti dalla preghiera dei Santi: “Continuiamo questo pellegrinaggio rafforzati dalle preghiere di tutti i santi delle nostre Chiese, in particolare di Sant’Isacco di Ninive, il cui nome è stato aggiunto al Martirologio Romano lo scorso anno. Per loro intercessione, possano i cristiani del Medio Oriente rendere sempre fedele testimonianza al Cristo risorto e possa il nostro dialogo affrettare il giorno benedetto in cui celebreremo insieme allo stesso altare, condividendo lo stesso Corpo e Sangue del nostro Salvatore, affinché il mondo creda”.
Mentre sabato scorso papa Leone XIV aveva celebrato una Santa Messa nell’aula della Benedizione presso nel Apostolico Vaticano, in occasione del Giubileo degli Uffici Cerimoniali Istituzionali: “Vi siete radunati qui, presso la Tomba di San Pietro, come pellegrini di speranza: questo nome non designa un’attesa fra tante altre, ma quella virtù che dà forza e senso a tutte le nostre aspettative di bene. La vera speranza apre la porta santa della salvezza, attraverso la quale muoviamo i passi della fede, vivendo tra noi con carità fraterna. Così, questa luce dell’animo indica la via anche quando il mondo, con tutte le sue risorse, non è in grado di farlo”.
L’omelia del papa è stata incentrata sul significato di conversione: “Lo esprime bene la parola greca metanoia, che significa cambio di mentalità, trasformazione del modo di vivere, di pensare e di agire. La nuova direzione, che il Signore ci chiama a prendere, è un cammino che va da dove siamo noi, il presente, a Dio, l’eternità. Così agisce la virtù della speranza: ci sorprende intimamente con la promessa di un’esistenza liberata da quel senso unico, che va verso una morte senza riscatto”.
Ma la conversione avviene quotidianamente: “Carissimi, la conversione della quale parla Gesù è un vero e proprio lavoro quotidiano, che interessa tutte le nostre attività. Da questo impegno, infatti, si vede che senso diamo alla vita e a cosa si dirige il nostro cuore. Davanti alle sofferenze e alle prove della storia, il Vangelo ci ricorda che vivere senza speranza significa rimanere immobili nella certezza di morire, mentre convertire la vita alla speranza, che Cristo ci infonde, significa portare nel cuore la luce del Risorto”.
Quindi ha sottolineato il valore dell’articolo 1 della Costituzione Italiana: “E’ lavorando con onestà che si costruisce lo Stato, prendendosi cura del bene comune. In questo campo siete chiamati a dare la vostra buona testimonianza: il cerimoniale, infatti, non celebra mai sé stesso, ma opera a servizio delle istituzioni e, quindi, dei cittadini che esse rappresentano. Proprio come custodi di quest’ordinamento, vi dedicate al bene del popolo offrendo la vostra competenza affinché gli organi pubblici esprimano buone relazioni e possano funzionare al meglio”.
Per questo ha esposto tre figure guida di servizio allo Stato: “Il primo testimone è il servo di Dio Alcide De Gasperi, del quale è in corso il processo di beatificazione. Coniugando la propria fede con una crescente responsabilità politica, questo statista fu tra i padri costituenti della Repubblica italiana. Lungo gli anni segnati dai due conflitti mondiali, si impegnò a costruire ponti che resistettero alle correnti di opposte ideologie. Il suo amore per Dio, infatti, ne sosteneva la dedizione alla Patria, insegnandoci che la politica, la diplomazia e la difesa nazionale diventano strumenti di autentica carità quando sono vissute con animo umile”.
Il secondo testimone è Salvo D’Acquisto: “Il secondo testimone da imitare è il venerabile Salvo D’Acquisto, anch’egli prossimo alla beatificazione. Il suo sacrificio ha un valore molto più prezioso della medaglia d’oro al valore militare che ne onora la memoria: dando la vita per i propri concittadini, infatti, egli realizzò pienamente la sua missione di Carabiniere. In un tempo di guerra e di odio, il suo coraggio divenne profezia di una pace costruita sulla dedizione più generosa: sono uomini come lui a illuminare le difficoltà che anche oggi pesano su tanti popoli”.
Invece il terzo è Rosario Livatino: “Il terzo testimone che vi affido è il beato Rosario Livatino, primo magistrato nella storia a essere riconosciuto come martire. Col suo impegno incrollabile per la giustizia, egli ha testimoniato che la legalità non è anzitutto un insieme di norme, ma uno stile di vita, e quindi un possibile cammino di santità. ‘Sub tutela Dei’, scriveva in cima ai suoi appunti: sotto la protezione divina ci poniamo fiduciosi anche noi, lavorando ogni giorno come servitori della verità e tessitori di unità. Lo Stato, infatti, si trasforma in meglio se ciascuno se ne sente responsabile, nutrendo con i più alti valori spirituali il proprio senso civico e il dovere istituzionale”.
(Foto: Santa Sede)
Franco Patrignani: la democrazia è necessaria
Assisto, on-line, a dibattiti di esperti, accademici, giornalisti e politici e, ogni volta il tema democrazia ne esce malconcio. In genere, sinteticamente, mi sembra che si prendano due filoni, o quello ideale in cui si finisce per parlare della democrazia come sinonimo di libertà, o quello storico che parla di un sistema ‘inventato’ dagli ateniesi 300 anni prima di Cristo (che però democratico non era, in quanto escludeva le donne e gli schiavi).
E c’è chi su questo filone mette l’esperienza dei Comuni italiani ed europei dei secoli XI-XIII (dove però potevano votare solo i maschi possidenti e contribuenti) e quindi arriva alla rivoluzione americana (1776) e a quella francese del 1789. Entrambe a diritti limitati.
In tutto questo sguazzano i detrattori di vario genere che si permettono di segnalare le diverse lacune e che si vestono da difensori della democrazia, attualizzando le critiche alle esperienze storiche, per affermare che le democrazie devono garantire le presenze e l’agire di tutti i cittadini, compresi gli antidemocratici. E spesso i nemici o gli ignavi rispetto alla democrazia, da questi dibattiti, escono vincenti caramba! Ed allora, che cosa ho da dire sulla democrazia?
1 – Che è un sistema in continua evoluzione. Quindi instabile, si potrebbe dire che ha bisogno di una manutenzione continua (anche e principalmente da parte dei cittadini associati).
2 – Che non esiste un unico modello democratico, ma che ha comunque alcuni punti fermi quali: il suffragio universale, la divisione dei poteri, l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge (e senza distinzioni di sorta) e che ha come fondamento la solidarietà messa in pratica che fa di ogni cittadino una persona e non un individuo. (Questo valore viene spesso dimenticato, ma va ricordato che le democrazie nascono per difendersi contro i soprusi dei potenti).
Infine, sollecito l’attenzione verso tre grandi soggetti che determinano le democrazie attuali, le rendono dinamiche e permettono di ‘valutarle’. Mi riferisco all’interazione tra Stato, Mercato e Società Civile. E’ dalla dinamica del conflitto permanente di questi tre subsistemi che si afferma un sistema democratico. Ogni volta che uno dei tre grandi soggetti pensa di poter agire e decidere da solo si entra in una situazione di crisi democratica.
La stessa cosa accade quando due dei soggetti si dovessero coalizzare, escludendo il terzo. Crisi grave e gravi disastri all’orizzonte. Quindi ciascuno dei tre soggetti è chiamato a svolgere il proprio ruolo con chiarezza e fedeltà, direi, alla propria missione.
Cosa vedo oggi? Nel mondo intero, avanza un alleanza, sempre più esplicita tra Stati (governi e apparati statali) e mercati (senza confini e finanziari in particolare, liberi e indisturbati speculatori). E la società civile, dov’è? Dove sono i sindacati, le associazioni di categoria, le cooperative, il terzo settore e il volontariato? Ci sono! Eccome se ci sono! Ma non contano, non fanno parte della negoziazione, non sono soggetti di governance…
Infine: un po’ di tempo fa mi stavo convincendo che anche il capitalismo finanziario (o, perlomeno, la sua parte intelligente) si sarebbe reso conto he non poteva governare da solo. Abituato alla speculazione su qualsiasi situazione si realizzasse nei suoi dintorni si sarebbe posto il problema di trovare qualcuno che fosse in grado di ‘mediare’ verso i cittadini, la sua attitudine di rapina…
Avevo pensato (sperato?) che, pragmatico come è il capitale finanziario avrebbe cercato accordi più o meno strategici con i partiti popolari, o perfino, forse, con i sindacati. Ed avevo prefigurato, con la fantasia, nuovi livelli di negoziazione e di risultati per i lavoratori. Ma il sogno è finito bruscamente: il capitale finanziario ha, ormai i suoi interlocutori ben posizionati e non avrebbe bisogno di altri.
Trump negli USA, Milei in Argentina, in modo esplicito, e, tendenzialmente tutta la ‘nuova destra’ che appare e si afferma in Europa (Ungheria, Olanda, Italia, Austria e poi? Germania? Per scaramanzia, mi fermo qui). Un fenomeno che si registra anche qua e là per il resto del pianeta.
Concludo ricordando che nessuno dei tre interlocutori può governare da solo e che neppure due possono coalizzarsi a discapito del terzo. Quindi il nostro terzo, la società civile, ha bisogno di riorganizzarsi e di farsi sentire. Siamo disposti a darci una mano?
In caso contrario la prospettiva è veramente tragica: cresce la disoccupazione tecnologica, diminuisce la massa salariale, aumenta la distruzione dell’ambiente, si abbassano i livelli di sicurezza individuale e collettiva. E non c’è uno straccio di strategia per affrontare la crisi climatica prossima ventura, con conseguenti migrazioni mai viste.
Ma aumentano spaventosamente i profitti e la loro concentrazione, insieme alla concentrazione dei capitali. In questo modo la democrazia non appassisce… scompare.
(La materia è trattata più compiutamente nei due volumi di ‘Democrazia Necessaria, un’agenda per il cambiamento’ – Edizioni Lavoro, Roma 2024).
Il presidente della Repubblica Italiana indica persone per vivere l’anno nuovo
Anno nuovo con il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, che domenica scorsa, a sorpresa, si è recato a Caivano, partecipando alla celebrazione eucaristica, officiata da don Maurizio Patriciello, nella chiesa dei Santissimi Apostoli della parrocchia del Parco Verde, ringraziando il parroco per l’opera che svolge nella comunità di Caivano: “Gli auguri non sono soltanto per l’anno che è appena cominciato ma sono per il futuro. Specialmente per i bambini e i ragazzi, su di loro ci sono le speranze della comunità. A loro auguriamo un futuro di crescita, di serenità, di lavoro e cultura”.
Al termine della visita don Maurizio Patriciello ha ringraziato il presidente Mattarella per aver testimoniato la presenza dello Stato: “Non me l’aspettavo. Si è presentato mezz’ora prima della Messa il prefetto dicendomi che oggi ci sarebbe stata una sorpresa. Fino a qualche tempo fa dicevo che lo Stato è un signore distinto ma distante. Oggi dico che lo Stato è un signore distinto ma non più distante”.
Una presenza dello Stato manifestata anche nel discorso del presidente della Repubblica italiana di fine anno, ricordando le difficoltà di vivere la pace: “Nella notte di Natale si è diffusa la notizia che a Gaza una bambina di pochi giorni è morta assiderata. Nella stessa notte di Natale feroci bombardamenti russi hanno colpito le centrali di energia delle città dell’Ucraina per costringere quella popolazione civile al buio e al gelo. Gli innocenti rapiti da Hamas, e tuttora ostaggi, vivono un secondo inizio di anno in condizioni disumane. Queste forme di barbarie non risparmiano neppure il Natale e le festività più sentite. Eppure mai come adesso la pace grida la sua urgenza”.
Ed ha sottolineato la necessità per i cittadini di conoscere la Costituzione italiana: “Abbiamo il dovere di osservare la Costituzione che indica norme imprescindibili sulla detenzione in carcere. Il sovraffollamento vi contrasta e rende inaccettabili anche le condizioni di lavoro del personale penitenziario. I detenuti devono potere respirare un’aria diversa da quella che li ha condotti alla illegalità e al crimine. Su questo sono impegnati generosi operatori, che meritano di essere sostenuti”.
Inoltre è importante non dimenticare persone che nello scorso anno hanno prospettato traiettorie importanti per la vita: “Ho incontrato valori e comportamenti positivi e incoraggianti nel volto, nei gesti, nelle testimonianze di tanti nostri concittadini. Li ho incontrati nel coraggio di chi ha saputo trasformare il suo dolore, causato da un evento della vita, in una missione per gli altri. Li ho letti nelle parole di Sammy Basso che insegnano a vivere una vita piena, oltre ogni difficoltà”.
Ma anche nei ragazzi e nelle ragazze che ogni giorno lottano per difendere la dignità della persona: “Si trovano nel rumore delle ragazze e dei ragazzi che non intendono tacere di fronte allo scandalo dei femminicidi. Siamo stati drammaticamente coinvolti nell’orrore per l’inaccettabile sorte di Giulia Cecchettin e, come lei, di tante altre donne uccise dalla barbarie di uomini che non rispettano la libertà e la dignità femminile e, in realtà, non rispettano neppure sé stessi”.
Questi sono alcuni esempi di chi crede nel bene comune che invitano a non ‘cadere’ nell’indifferenza: “Ho fatto riferimento ad alcuni esempi di persone che hanno scelto di operare per il bene comune perché è proprio questa trama di sentimenti, di valori, di tensione ideale quel che tiene assieme le nostre comunità e traduce in realtà quella speranza collettiva che insieme vogliamo costruire.
E’ questa medesima trama che ci consentirà di evitare quelle divaricazioni che lacerano le nostre società producendo un deserto di relazioni, un mondo abitato da tante solitudini. Siamo tutti chiamati ad agire, rifuggendo da egoismo, rassegnazione o indifferenza”.
Senza dimenticare il messaggio del presidente della Repubblica a papa Francesco per ringraziare del messaggio in occasione del messaggio per la Giornata mondiale per la pace con l’invito a ‘seguire’ i suoi suggerimenti: “Affinché, come Ella auspica, il 2025 possa essere un anno in cui ‘cresca la pace’, Vostra Santità suggerisce gesti urgenti e coraggiosi.
Spetta a ciascuno, individualmente e nel contesto sociale di riferimento, raccogliere questo invito a credere nel dialogo e nella pace, a fare di più per gestire con efficacia il fenomeno strutturale delle migrazioni, il degrado ambientale, i rischi e le opportunità connessi alle nuove tecnologie. Tutti temi che investono il futuro dell’umanità e sui cui quali il Suo alto Magistero pone massima attenzione”.
Auguri di buon anno!!!
(Foto: facebook don Patriciello)
Cei preoccupata per le autonomie differenziate
Dopoché alcune conferenze episcopali, specialmente nel sud Italia, si erano espresse sul disegno di legge per le autonomie differenziate, anche la Cei ha approvato un testo che raccoglie le preoccupazioni emerse dal dibattito dei vescovi, intitolato ‘il Paese non crescerà se non insieme’: “Questa convinzione ha accompagnato, nel corso dei decenni, ‘il dovere e la volontà della Chiesa di essere presente e solidale in ogni parte d’Italia, per promuovere un autentico sviluppo di tutto il Paese’. E’ un fondamentale principio di unità e corresponsabilità, che invita a ritrovare il senso autentico dello Stato, della casa comune, di un progetto condiviso per il futuro”.
Nel documento i vescovi ricordano che lo sviluppo non può prescindere dalla solidarietà: “Ed è proprio la storia del Paese a dirci che non c’è sviluppo senza solidarietà, attenzione agli ultimi, valorizzazione delle differenze e corresponsabilità nella promozione del bene comune. Ci dà particolare forza l’esperienza di sinodalità delle nostre Chiese, grazie alla quale stiamo crescendo nella capacità di ‘camminare insieme’ come comunità cristiane e con i territori e la comunità civile del Paese”.
Riprendendo l’enciclica ‘Fratelli tutti’ la Conferenza Episcopale Italiana si è soffermata ad esaminare la parola ‘insieme’, capace di legare sussidiarietà e solidarietà: “In particolare, crediamo che la parola ‘insieme’ sia la chiave per affrontare le sfide odierne e la via che conduce a un futuro possibile per tutti. Siamo convinti infatti (la storia lo conferma) che il principio di sussidiarietà sia inseparabile da quello della solidarietà. Ogni volta che si scindono si impoverisce il tessuto sociale, o perché si promuovono singole realtà senza chiedere loro di impegnarsi per il bene comune, o perché si rischia di accentrare tutto a livello statale senza valorizzare le competenze dei singoli. Solidarietà e sussidiarietà devono camminare assieme altrimenti si crea un vuoto impossibile da colmare”.
Quindi il rischio che si potrebbe ‘correre’ è quello della cancellazione della solidarietà: “Da sempre ci sta a cuore il benessere di ogni persona, delle comunità, dell’intero Paese, mentre ci preoccupa qualsiasi tentativo di accentuare gli squilibri già esistenti tra territori, tra aree metropolitane e interne, tra centri e periferie. In questo senso, il progetto di legge con cui vengono precisate le condizioni per l’attivazione dell’autonomia differenziata, prevista dall’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, rischia di minare le basi di quel vincolo di solidarietà tra le diverse Regioni, che è presidio al principio di unità della Repubblica”.
Il documento della Cei è un appello alle Istituzioni per un ‘patto sociale e culturale’ delle autonomie fortemente voluto da don Luigi Sturzo: “Gli sviluppi del sistema delle autonomie (la cui costruzione con Luigi Sturzo, nel secolo scorso, è stata uno dei principali contributi dei cattolici alla vita del Paese) non possono non tener conto dell’effettiva definizione dei livelli essenziali delle prestazioni relative ai diritti civili e sociali che devono essere garantiti in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale”.
E sempre in quei giorni sono state presentate le ‘Comunità Energetiche Rinnovabili’, che rappresentano un passo decisivo verso una transizione energetica in una prospettiva di ecologia integrale, che abbraccia la tutela dell’ambiente, la giustizia nei rapporti economici e sociali, la cura della persona umana e delle comunità, come è stato sottolineato dal presidente della Cei, card. Matteo Zuppi:
“Non può esistere un autentico sviluppo economico senza garantirne la sostenibilità nel lungo periodo, inclusa la dimensione ambientale. Al contempo, le preoccupazioni ambientali non possono e non devono tradursi in una nuova forma di marginalizzazione dei poveri e degli ultimi”.
Il Vademecum, che sarà regolarmente aggiornato per recepire in maniera continuativa gli sviluppi a livello normativo, di mercato e pastorale, è disponibile sui siti www.chiesacattolica.it e https://tavoloenergia.chiesacattolica.it/. Oltre a fornire alcune informazioni di carattere generale e a suggerire strumenti e metodologie utili per le Chiese locali e gli enti religiosi, il testo propone infatti una road map per la costituzione di una CER.
A Macerata Premio Vox Canonica 2024 alla prof.ssa Boni
Lo scorso 4 aprile, nella splendida cornice della Sala delle Conferenze del Dipartimento di Economia e Diritto dell’Università di Macerata si è svolta la IV edizione del Premio Vox Canonica, assegnato alla prof.ssa Geraldina Boni, Ordinaria di Diritto Canonico ed Ecclesiastico dell’Alma Mater Studiorum di Bologna.
A fare gli onori di casa la prof.ssa Elena Cedrola, direttrice del Dipartimento di Economia e Diritto, e il prof. Stefano Pollastrelli, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, i quali hanno ricordato l’importanza di riavvicinare l’accademia al mondo dei giovani, così da ricostituire quell’alleanza generazionale che ha assicurato il progresso e il benessere sociale.
Il prof. Paolo Picozza, emerito di Diritto Ecclesiastico, ha presieduto l’incontro e ha tracciato le priorità della scienza canonistica ed ecclesiasticistica nella contemporaneità: saper cogliere le sollecitazioni e le inquietudini provenienti dalla società attuale; rafforzare l’elemento spirituale della fede cristiana; purificare la memoria da nostalgie storicamente infondate; accettare le sfide del pluralismo religioso e imparare a perseguire una sana e critica laicità.
Nel corso dell’introduzione, il prof. Giuseppe Rivetti si è soffermato sul crescente interesse per l’indagine del fattore religioso, in grado di offrire un campo di conoscenze trasversale e plurale e di sviluppare quelle competenze che sono essenziali per il giurista contemporaneo.
Gli interventi del fondatore del periodico, Rosario Vitale, e di un membro del comitato di redazione, Andrea Miccichè, hanno avuto per obiettivo la presentazione della storia e delle iniziative di Vox Canonica. In particolare, il primo ha evidenziato come nel campo giornalistico fosse assente una testata che si dedicasse alla divulgazione del diritto canonico, materia troppo spesso sentita distante e riservata a una ristretta cerchia di addetti ai lavori, soprattutto chierici e religiosi.
Da questa constatazione e dalla voglia di mettersi in gioco nasce un progetto condiviso con alcuni colleghi di atenei pontifici e statali. Il cuore dell’attività è la diffusione di ‘pillole’ di diritto canonico, relazionate con l’attualità sempre in divenire della vita della Chiesa; a ciò si aggiungono l’organizzazione di eventi per la promozione della cultura canonistica e l’offerta di supporto a quanti vogliano soddisfare la propria curiosità circa la normativa ecclesiastica.
Il secondo, invece, ha presentato i simboli scelti dalla redazione di Vox Canonica per identificare la propria attività, ossia il logo, tratto dagli emblemi di Alciato; la frase giovanneo-paolina in calce ad ogni contributo (Cum caritate animato et iustitia ordinato, ius vivit) e la figura di San Raimondo da Peñafort quale patrono e modello di un seria e costruttiva collaborazione tra Legislatore e dottrina.
Dopo questi momenti introduttivi, la cerimonia è entrata nel vivo con la lettura della laudatio, in cui sono state sintetizzate le motivazioni che hanno portato alla scelta di premiare la prof.ssa Boni. Tra le molteplici qualità che connotano la brillante carriera, hanno avuto risalto il suo impegno per promuovere un rinnovamento della cultura giuridica occidentale nel segno di una riscoperta degli orizzonti spirituali del diritto; il contributo appassionato e professionale a favore della Sede Apostolica; la serietà e l’acume nel condurre ricerche a tutto tondo nel panorama della giustizia.
Alla consegna del bassorilievo in terracotta con l’effigie di San Raimondo da Peñafort ha fatto seguito la lectio magistralis della premiata, esempio cristallino di rigore metodologico, di attenzione alle dinamiche che animano la società italiana e di propositività nel trovare soluzioni alle questioni centrali del dibattito legislativo, giurisprudenziale e dottrinale.
La prof.ssa Boni ha preso le mosse dal ricordo dei quarant’anni dalla conclusione dell’Accordo di Villa Madama di modificazione del Concordato lateranense con la Chiesa cattolica e dalla stipulazione della prima intesa con la Tavola Valdese.
Il quadro delle fonti del diritto ecclesiastico italiano ha rappresentato il filo rosso della lezione, in un costante raffronto tra le tappe politiche del dialogo tra lo Stato e le confessioni religiose, e con un riferimento al paradigma concordatario, nel quale confluiscono armonicamente l’ordinamento statale e quello della Chiesa cattolica.
La professoressa ha ripercorso l’attuazione del principio di bilateralità, segnalando le criticità emergenti e i problemi aperti, e proponendo alcune opzioni per superare l’impasse legata all’inerzia del legislatore, alle incomprensioni confessionali, alle incursioni creative giurisprudenziali, dal tono non sempre rispettoso degli accordi con la Santa Sede, così da garantire l’eguale libertà religiosa sancita dall’art. 8 Cost.
Il momento ha avuto la propria chiusura con il dibattito, animato dal presidente della sessione, nel quale hanno trovato posto considerazioni sulla distinzione tra ordine della Chiesa e ordine dello Stato, sulle garanzie dello stato di diritto, sulle forme di manifestazione del pluralismo religioso, sull’importanza che la cultura canonistica ha avuto e continua ad avere nella società europea.
(Tratto da Vox Canonica)
XXIX Tempo Ordinario: Dio e Cesare; Chiesa e Stato
La tensione tra Gesù ed i suoi interlocutori ancora alquanto velata nella parabola del ‘Banchetto nuziale’, si fa ora aperta. Oggetto del contrasto tra Gesù e i Farisei riguarda questa volta il tributo a Cesare. ‘E’ lecito o no pagare il tributo a Cesare?’ Era certamente una trappola: se Gesù avesse detto: Dovete pagare! Si sarebbe alienata la simpatia e stima di tutto il popolo; se avesse detto: No!, non dovete pagare! Allora Gesù poteva legittimamente essere accusato a Cesare come sobillatore del popolo.
Medio Oriente: dall’Italia appelli alla pace
“Continuo a seguire con lacrime e apprensione quanto sta succedendo in Israele e Palestina: tante persone uccise, altre ferite. Prego per quelle famiglie che hanno visto trasformare un giorno di festa in un giorno di lutto e chiedo che gli ostaggi vengano subito rilasciati. E’ diritto di chi è attaccato difendersi, ma sono molto preoccupato per l’assedio totale in cui vivono i palestinesi a Gaza, dove pure ci sono state molte vittime innocenti. Il terrorismo e gli estremismi non aiutano a raggiungere una soluzione al conflitto tra Israeliani e Palestinesi, ma alimentano l’odio, la violenza, la vendetta, e fanno solo soffrire gli uni e gli altri. Il Medio Oriente non ha bisogno di guerra, ma di pace, di una pace costruita sulla giustizia, sul dialogo e sul coraggio della fraternità”.
Nell’ora di religione… piccoli Piero Angela crescono
Archie è morto
Nei giorni scorsi sono stati staccati i dispositivi che consentivano ad Archie Battersbee di vivere su sentenza del tribunale: l’annuncio è stato dato dalla mamma, Hollie Dance, protagonista insieme al marito Paul della battaglia legale combattuta insieme all’associazione ‘Christian Concerns’ per fermare l’esecuzione di una sentenza dell’Alta Corte di Londra confermata in secondo grado il 15 luglio.




























