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Dalla diocesi di Macerata mons. Marconi descrive la parrocchia che verrà

Durante l’omelia della messa crismale, a fine maggio, il vescovo della diocesi di Macerata, mons. Nazareno Marconi, aveva presentato lettera pastorale ‘La parrocchia che verrà’, per ripensare il futuro delle comunità parrocchiali diocesane e non semplicemente per riaprire le parrocchie del passato: “Questo tempo un vero esame per tutti noi… Le chiese sono sempre rimaste aperte, ma soltanto per chi voleva entrare da solo, solo per pregare, solo per incontrare il Signore e stare un po’ con Lui. Senza nessuno a dirti bravo, senza nessuno con cui fare gruppo, senza nessun divertimento o festa, solo Dio e la fede in Lui. Le case, per chi voleva, sono diventate Chiese domestiche, dove la famiglia si è ritrovata attorno alla Parola di Dio, con il rosario in mano, anche qui solo tra noi e con il Signore”.

Da Pompei il rosario per la salute dell’Italia

“O Rosario benedetto di Maria, Catena dolce che ci rannodi a Dio, vincolo di amore che ci unisci agli Angeli, torre di salvezza negli assalti dell’inferno, porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più”: questa è la preghiera del Rosario nella Supplica di Bartolo Longo, apostolo e instancabile propagatore dell’una, autore dell’altra, due invocazioni che s’intrecciano come non mai, in tempi come questi segnati da angoscia e dolore ma affamati di speranza.

Papa Francesco: la fede non è quieta

Oggi, nella festività di san Marco evangelista, papa Francesco nella messa mattutina in streaming da Santa Marta ha pregato per coloro che lavorano nel settore dei servizi funebri: “Preghiamo insieme oggi per le persone che svolgono servizi funebri. E’ tanto doloroso, tanto triste quello che fanno loro e sentono il dolore di questa pandemia così vicino: preghiamo per loro”.

Sant’Agata, una vita che interroga l’Europa

Anche quest’anno, dal 3 al 6 febbraio, la città di Catania ha ‘riabbracciato’ la propria patrona, la martire Agata. In Agata, il nome greco, che vuol dire ‘buona’, acquisisce uno spessore nuovo, come già notava il vescovo Metodio Siculo nel discorso in onore della santa: è lei l’icona della fortezza nella persecuzione, della fermezza contro l’abuso, della solidità della vocazione di consacrata contro le avances del proconsole Quinziano, della vera nobiltà d’animo che non cede né alle lusinghe, né alle minacce.

Mons. Piemontese: i protomartiri francescani siano modelli di vita

Con la solenne celebrazione nella chiesa di Sant’Antonio a Terni, santuario dei Protomartiri francescani, è stato ufficialmente aperto in diocesi l’ottavo centenario del martirio dei cinque protomartiri francescani originari della valle ternana: Berardo da Calvi (suddiacono), Pietro da S. Gemini (Converso), Ottone da Stroncone (sacerdote), Accursio e Adiuto di Narni (conversi), primi martiri dell’Ordine francescano, uccisi in Marocco il 16 gennaio 1220.

Mons. Vari: l’unità è la forma concreta della fede

“L’unità è la forma concreta della fede, la grammatica chiara a tutti, soprattutto a quelli che ci guardano con curiosa attenzione oppure con sospetto. L’unità è nelle mani di tutti”: lo ha scritto l’arcivescovo di Gaeta, mons. Luigi Vari, nella lettera pastorale, dal titolo ‘Come Itaca. Quello che abbiamo creduto è accaduto’: documento pastorale di verifica del cammino fatto del primo triennio alla guida della diocesi.

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