Papa Francesco: la devozione eucaristica di Mama Antula apre alla carità

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María Antonia de Paz y Figueroa nacque nel 1730 nella provincia di Tucumán, Argentina, in una famiglia patrizia e benestante. Sin da fanciulla fu educata secondo i valori ed i principi cristiani ed entrò ben presto in contatto con la spiritualità ignaziana. Nel 1745 vestì l’abito di ‘beata’ gesuita emettendo i voti privati e, ritiratasi nel cosiddetto locale ‘Beaterio’, iniziò a condurre un’esistenza comunitaria insieme ad altre donne consacrate.

Nel 1767, dopo l’espulsione della Compagnia di Gesù dai territori della Corona di Spagna, Maria Antonia maturò l’intenzione di proseguire l’apostolato degli esercizi spirituali, considerati un bene prezioso per le persone di ogni livello sociale. Per tale progetto ricevette il pieno consenso del confessore e del Vescovo della città di Santiago del Estero, dove aprì una casa. Il metodo seguito dalla Serva di Dio era molto semplice. Ella, infatti, appena arrivava in una città o in un villaggio indicati come sede per gli esercizi, si presentava subito alle diverse autorità per ottenere i relativi permessi.

Nel 1779, dopo un periodo di viaggi tra le città di Jujuy, Salta, Tucumán, Catamarca, La Rioja e Córdoba (tremila chilometri a piedi!) per preparare gli esercizi spirituali, la Serva di Dio si stabilì nella città di Buenos Aires (percorrendo a piedi altri mille e cinquecento chilometri circa), dove ben presto ottenne la stima e la fiducia del Vescovo, che le concesse diverse e ampie facoltà. Introdusse la devozione a san Gaetano, attualmente molto diffusa in Argentina.

Tra gli anni 1790 e 1792, si recò fino alle terre dell’attuale Uruguay per poter promuovere e diffondere il suo apostolato. Di ritorno a Buenos Aires, si dedicò alla costruzione di un edificio più ampio dove svolgere le sue attività, realizzando una casa di esercizi spirituali ancora oggi in funzione. Il suo apostolato venne affidato ad un gruppo di ‘beate’, che successivamente costituiranno l’Istituto delle Figlie del Divin Salvatore.

Nei primi giorni del marzo 1799 la Serva di Dio si ammalò gravemente. Si spense il 7 marzo 1799, completamente e serenamente abbandonata nelle mani del Signore. Il suo corpo fu sepolto in povertà assoluta nel cimitero accanto alla chiesa della Pietà di Buenos Aires e, in seguito, trasferito all’interno della medesima, meta di pellegrinaggi.

La beata Mama Antula sarà canonizzata domenica prossima; mentre oggi papa Francesco ha ricevuto i fedeli arrivati dall’Argentina per la canonizzazione di Maria Antonia de San José, maestra di carità: “La carità di Mama Antula, soprattutto nel servire i più bisognosi, si impone con grande forza oggi, in mezzo a questa società che rischia di dimenticare che ‘l’individualismo radicale è il virus più difficile da sconfiggere. Un virus che inganna.

Ci fa credere che tutto consiste nel dare libero sfogo alle proprie ambizioni’. In questa donna beata troviamo un esempio e un’ispirazione che ravviva ‘l’opzione per gli ultimi, per coloro che la società scarta e rifiuta’. Il Signore ci dia la grazia di seguire il tuo esempio e questo esempio ti aiuti ad essere quel segno di amore e di tenerezza tra i nostri fratelli”.

Ha ricordato il cammino di fede compiuto attraverso la spiritualità ignaziana: “Ricordiamo anche che il cammino della santità implica fiducia, abbandono, come quando la beata María Antonia arrivò solo con il crocifisso e a piedi nudi a Buenos Aires, perché non aveva riposto la fiducia in se stessa, ma in Dio, confidava che il suo faticoso apostolato… Questa premessa, che è alla base della spiritualità ignaziana, dalla quale si è nutrita la beata Mamma Antula, l’ha sempre mossa in tutto il suo lavoro”.

Ed anche quando furono ‘sciolti’ i Gesuiti ella continuò a raccontare la spiritualità di sant’Ignazio di Loyola: “Tant’è che una delle sue principali preoccupazioni quando la Compagnia di Gesù fu soppressa fu quella di insegnare lei stessa gli esercizi spirituali, cercando così di aiutare tutti a scoprire la bellezza della sequela di Cristo. Ciò però non fu facile, perché a causa dell’avversione contro i gesuiti, le fu proibito di impartire gli esercizi, così decise di insegnarli clandestinamente”.

Questa ‘caparbietà’ è un tratto importante, in quanto di fronte alle avversità della storia non bisogna arrendersi: “In questo senso, un altro messaggio che la beata ci dà oggi è quello di non arrenderci di fronte alle avversità, di non rinunciare alle nostre buone intenzioni di portare il Vangelo a tutti, nonostante le sfide che questo può rappresentare… Saldamente radicati nel Signore dobbiamo vedere come un’occasione per portare la gioia del Vangelo”.

Un’ultima sottolineatura del papa riguarda la sua devozione eucaristica, invitando tutti ad essere fedeli alla celebrazione eucaristica: “Oltre alla devozione che la beata aveva nei confronti di san Giuseppe, da cui prende il nome, vorrei sottolineare il suo grande ardore per l’Eucaristia, che deve essere il centro della nostra vita, e da cui proviene la forza per realizzare il nostro apostolato… Vi invito ad essere testimoni di questo dono per il popolo argentino, ma anche per tutta la Chiesa”.

(Foto: Santa Sede)

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