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COP: ripensare la parrocchia nella grande città

“Abbiamo sempre chiamato settimana del COP questo nostro incontrarci ogni anno  a riflettere sulla pastorale italiana e quest’anno non potevano non partire dalla sinodalità, come esperienza che ha caratterizzato tutte le diocesi italiane, per acquisire il lavoro fatto e per fare un passo ulteriore: declinare la categoria sinodalità dentro le nuove comunità parrocchiali che si stanno formando in molte regioni italiane, perché il termine “sinodalità” non risuoni come un vuoto refrain, ma apra a ricadute concrete, attraverso una profonda conversione. L’altro elemento che abbiamo voluto approfondire è la missione: una comunità vera non può non essere comunità missionaria, con un movimento ‘in uscita’, quindi”.

Il presidente del Centro Orientamento Pastorale (COP), mons. Domenico Sigalini, ha concluso la 73^ Settimana di aggiornamento sociale, invitando a riflettere sul tema della parrocchia sinodale e missionaria, ‘sempre vicina alla gente’, svoltosi a Seveso, in cui teologi, pastoralisti, liturgisti, ma anche esperti di nuove tecnologie e rappresentati dell’associazionismo hanno tentato di declinare le prospettive di una trasformazione magmatica e impetuosa che obbliga a rivedere certezze e abitudini rassicuranti: “La preoccupazione e l’obbligo di abitare le trasformazioni che stiamo conoscendo come Chiesa: ci fa porre qualche domanda: Cosa fare? Cosa stiamo diventando? Missionari dentro una città che non abbiamo generato, anzi che ci genera, allo stesso tempo capaci di ritrovare le tracce dello Spirito, che ci rende protagonisti in questa storia di piena trasformazione. Milano come Ninive è una grande metafora”.

Ed ha ricordato la lettera pastorale del card. Martini rivolta alla città di Milano agli inizi degli anni ’90: “E’ una metafora d’invito ad imparare a guardare la città come Giona guardava Ninive, ovvero una città che ci può sembrare estranea ma che è già abitata da Dio. Vogliamo ritrovare le tracce di Dio che abita in questa città, in un momento in cui abbiamo la sensazione che la trasformazione invece ci ‘espella’ dalla città. Lo possiamo fare accettando un metodo, che è il rovesciamento di prospettiva, ovvero non guardare sempre a chi siamo noi dentro la città ma a guardare a chi è la città, e come ci guarda. Un metodo che possiamo eseguire in tre tappe”.

Il presidente dell’Azione Cattolica ambrosiana, Gianni Borsa, ha invitato ad incontrare le ‘città’ nella città: “Ci riferiamo peraltro alla città riconoscendo di essere sempre meno radicati in un luogo fisico (la città appunto). Tra pendolarismo per studio o lavoro, delocalizzazioni, mobilità e viaggi, internet e social media, tra reale e virtuale… diventiamo sempre più residenti non abitanti di infiniti non-luoghi. I nonluoghi descritti da Marc Augè, spazi dell’anonimato ogni giorno più numerosi e frequentati da individui simili ma soli (treni e metropolitane, supermercati, parcheggi, stadi).

Le piazze oggi sono virtuali, gli incontri avvengono spesso on line e sui social, le chiacchiere uozzappate… Siamo al contempo, qui e altrove grazie al digitale. Siamo vicini – in metropolitana – eppure distanti. Così gli spazi fisici tendono a perdere o dilatare i confini: pensiamo solo al profilo della parrocchia, che non a caso è stata definita liquida”.

E’ stato un invito ad ‘uscire’ da casa: “Per capire davvero le città, per capire dalla città, occorre “perdersi” nella città. Viverla intensamente. Necessario uscire da casa (uscire dalla chiesa, andare oltre il sagrato). Charles Dickens, cantore della Londra vittoriana, racconta di essersi smarrito da piccolo nella City londinese: così comincia ad apprezzare e amare la città.

Il Renzo dei ‘Promessi sposi’ apprende grandi lezioni di vita dopo essersi immerso, fra tante peripezie, nella Milano della peste, per lui città ‘straniera’. La stessa Milano è oggi segnata, sul piano urbanistico, da nuovi quartieri pensati e costruiti per essere frequentati solo alcune ore al giorno (quartieri degli orari ‘feriali’), per il resto svuotati di gente, di vita. Diventando periferie silenziose, a tempo, di lusso”.

Mentre don Mattia Colombo, docente di teologia pastorale al Seminario di Milano, prendendo spunto da una serie di interviste a donne e uomini diversamente impegnati a livello parrocchiale e sociale, più o meno assidui nella frequentazione dei sacramenti, ha fornito alcune indicazioni: “Come questo contesto interpella la parrocchia urbana (che è nella regione postmetropolitana)? Occorre collocarsi nella lettura del contesto, piuttosto che applicare modelli. Quali sono le trasformazioni da mettere a tema? Alcune provocazioni. 1) Ri-strutturare, dare una nuova struttura alla fede rispetto al tempo. Come la parrocchia può garantire una certa comodità temporale specie per ristrutturare il ‘precetto’ festivo? La sola pratica sacramentale (insuperabile) non diventa l’assoluto dell’analisi.

2) Accogliere una logica affinitaria, senza canonizzarla. La gente sempre più sceglie oltre il criterio di appartenenza territoriale, ad esempio con il criterio del tempo. Nonostante questa dimensione affinitaria-elettiva occorre vigilare perché non si passi da una forma popolare ad una forma di scelta. 3) Formare a scelte consapevoli. Pur non vivendo all’ombra del campanile ogni battezzato è discepolo missionario. In parrocchie sempre più ‘attraversate’ piuttosto che abitate, occorre rendere proficue esperienze pastorali. 4) Superare una logica di ‘specializzazione’. Non esiste una evangelizzazione da effettuarsi con logiche pure. Il contesto urbano, ricorda alla Chiesa la complessità dell’azione pastorale, un’azione che ha peso simbolico specie nella città”.

In apertura del convegno mons. Luca Bressan, vicario episcopale per la cultura, la carità, la missione e l’azione sociale della diocesi di Milano, ha introdotto il tema della ‘settimana’: “Il cristianesimo ha cambiato la storia introducendo un argomento nuovo, quello della resurrezione. Come torniamo oggi a quello che una volta chiamavamo ‘precetto festivo’? E’ tramontato perché lo abbiamo ridotto alla sua sola dimensione morale, facendo venir meno dimensioni fondamentali come l’aggregazione, la costruzione di dinamiche simboliche, riconoscersi come comunità, capire il senso della storia, generare un noi; solo alla fine è diventato un principio etico. Oggi dobbiamo rifare tutto questo in modo nuovo, ed è quello che ci viene consegnato, per scoprire che in realtà ne abbiamo già tanti di spazi rigeneratori del precetto festivo. Per rigenerare un cristianesimo anche nel XXI secolo”.

In conclusione nella lettera alla parrocchia mons. Sigalini ha sottolineato il dono dell’accoglienza da parte della parrocchia: “Proprio qui sta la prima accoglienza che ci è chiesta di vivere: la povertà del nostro tempo. Accogliere la povertà delle nostre chiese vuote. Siamo invitati  a essere prossimi a tutte le nuove forme di povertà e fragilità, sentendo viva anche per la tua piccola o grande comunità l’esortazione «ad una generosa apertura, che invece di temere la distruzione dell’identità della tua vecchia parrocchia sia capace di creare nuove ospitalità  per dare bellezza alle nostre comunità”.

 (Foto: COP)

A Merate il premio ‘Fuoco dentro – donne ed uomini che cambiano il mondo’

Si svolgerà domenica 23 giugno, alle ore 21, al Teatro del Collegio Villoresi di Merate (LC) la cerimonia di consegna della terza edizione del Premio “Fuoco dentro – Donne e uomini che cambiano il mondo”, istituito dall’Arcidiocesi di Milano e da Elikya, associazione di promozione sociale che dal 2012 opera in diversi ambiti del mondo civile e religioso.

Riconoscere coloro che con il generoso impegno per il bene dell’individuo e della società sono diventati testimoni di speranza, illuminando il cammino di chi hanno incontrato: è il senso del Premio, il cui titolo nasce da un’omelia dell’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, divenuta anche un brano musicale e uno spettacolo drammatizzato da Elikya.

Come già successo nelle due precedenti edizioni, anche per l’edizione 2024 di ‘Fuoco dentro’ una commissione composta da giornalisti, scrittori, docenti universitari, religiosi e rappresentanti del mondo interculturale e interreligioso ha individuato le persone cui assegnare il Premio, quest’anno significativamente realizzato da alcuni artigiani di Betlemme.

I premiati, alla presenza dell’Arcivescovo, saranno: don Claudio Burgio, fondatore e presidente dell’Associazione Kayrós oltre che cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano; Carlo Alberto Caiani e la moglie Sara Pedroni, che con i loro tre figli da quasi vent’anni accolgono minori in affido presso la cascina dei padri Somaschi a Vercurago (LC); Blessing Okoedion, donna nigeriana sopravvissuta alla tratta che ha denunciato i suoi aguzzini e ora è impegnata come mediatrice culturale e interprete; suor Nabila Saleh che ha vissuto per tredici anni a Gaza e che a causa della guerra con Israele è stata per sei mesi rifugiata nella parrocchia latina, prendendosi cura dei più fragili sotto i bombardamenti; infine Franco Vaccari, presidente e fondatore di ‘Rondine Cittadella della Pace’, un’organizzazione impegnata per il superamento dei conflitti armati nel mondo.

Un premio alla memoria sarà poi dedicato a suor Luisa Dell’Orto, uccisa nel 2022 nella capitale di Haiti dove era la colonna portante di ‘Casa Carlo’, un centro che raccoglie centinaia di bambini di strada, ricostruito nel 2010 dopo il terremoto che ha devastato l’isola caraibica.

La serata – a ingresso libero – sarà animata dal Coro Elikya, un ensemble composto da 50 coristi di 16 nazionalità differenti, guidati dal direttore Raymond Bahati, che propone un intreccio di diverse forme artistiche. In questa multiformità si rispecchia la composizione del gruppo stesso e si svela la bellezza della diversità. L’iniziativa ha il patrocinio del Comune di Merate ed è sostenuta da Confcommercio Lecco, dalla Fondazione Comunitaria del Lecchese e dal Gruppo Elemaster.

Arnoldo Mosca Mondadori: la ‘Casa dello Spirito e delle Arti’ per dare senso alla vita

“Vi ringrazio tutti perché siete un seme di speranza. Con il sostegno della Fondazione ‘Casa dello Spirito e delle Arti’, voi date dei segnali che si oppongono alla cultura dello scarto, purtroppo diffusa. Invece voi cercate di costruire, con le ‘pietre scartate’, una casa dove si respiri un clima di amicizia sociale e di fraternità. Non tutto è facile, non sono tutte ‘rose e fiori’! Ognuno di noi ha i suoi limiti, i suoi sbagli e i suoi peccati. Tutti noi. Ma la misericordia di Dio è più grande, e se ci accogliamo come fratelli e sorelle Lui ci perdona e ci aiuta ad andare avanti”.

Da queste parole di papa Francesco pronunciate nel 2022 in un’udienza, iniziamo il dialogo con il presidente della Fondazione ‘Casa dello Spirito e delle Arti’, Arnoldo Mosca Mondadori, membro del cda dell’Opera ‘Cardinal Ferrari’, pronipote di Arnoldo, fondatore della Mondadori e nipote di Alberto, fondatore de ‘Il Saggiatore’, poeta e curatore dell’opera di Alda Merini, oltre che intimo amico: “Ogni progetto della Fondazione nasce dal desiderio e dall’intenzione di realizzare, all’interno della Chiesa Cattolica e a suo servizio, quella collaborazione e sintonia auspicata dal Concilio Vaticano II tra sacerdoti e laici, per testimoniare insieme Cristo Luce del mondo”.

Cosa è la Fondazione ‘Casa dello Spirito e delle Arti’?

“E’ una Fondazione nata con la signora Marisa Baldoni nel 2012, che cerca di porre al centro la dignità di ogni essere umano, sopratutto di persone che si trovano a vivere in situazione di grande povertà. E cerca di fare questo offrendo opportunità concrete di lavoro. I due progetti principali della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti sono il progetto ‘Metamorfosi’ ed il progetto ‘Il senso del Pane’, che si svolgono sopratutto nelle carceri”.

Per quale motivo un progetto chiamato il ‘senso del pane’?

“Il progetto ‘Il senso del Pane’ è nato per cercare di testimoniare la reale presenza di Gesù nell’Eucaristia. Ho sempre sentito dentro di me che Gesù è davvero presente nel pane consacrato. Quel pane è la luce del mondo: è il vero Sole che sostiene il mondo. Ma spesso questo è ignorato.

 Per questo motivo nasce il progetto: per l’amore verso l’Eucaristia, verso Gesù, per cercare di testimoniarlo”.

Come nasce il ‘senso del pane’?

“Nasce nel carcere di Opera nel 2015. Per testimoniare il mistero dell’amore di Gesù, che dà se stesso per tutti, per salvare tutti. E nasce proprio dalle mani di chi ha sbagliato. Il primo laboratorio di produzione di ostie ha coinvolto infatti nel 2015 tre persone detenute condannate per omicidio, che avevano fatto un autentico percorso di presa di coscienza del male commesso, attraverso un progetto che pone al centro la giustizia riparativa.

Queste tre persone detenute sono state assunte e hanno iniziato a produrre le ostie. Le prime ostie sono state donate a papa Francesco, che le ha consacrate, e poi a chiese italiane e diocesi di tutto il mondo. Grazie a Ennio Doris, questo progetto si è sviluppato in 18 Paesi del mondo, coinvolgendo più di trecento persone nel lavoro di produzione delle ostie da donare alle chiese. Non solo persone detenute ma anche persone che vivono in contesti di grande fragilità, come la guerra, la persecuzione, la povertà assoluta.

Ogni persona coinvolta è aiutata e accompagnata nel suo percorso di reinserimento sociale. Le ostie vengono sempre donate alle chiese di tante Diocesi del mondo e viene chiesto ai sacerdoti di testimoniare sempre da dove le ostie provengono, dunque l’unione inscindibile tra Gesù e i poveri, e comunicare ai fedeli la reale presenza di Gesù nel Santissimo Sacramento”.

Cosa sono i laboratori eucaristici?

“Sono i luoghi dove vengono prodotte le ostie. Di solito in ogni laboratorio lavorano da un minimo di 3 persone, come nel carcere femminile di San Vittore a Milano, fino a 27 persone, come nel carcere giovanile di Frutal, in Brasile. In ogni laboratorio eucaristico c’è un referente spirituale che aiuta le persone nel loro cammino verso il reinserimento sociale, abitativo e lavorativo.

I laboratori eucaristici sono dei ‘luoghi ponte’ affinché, attraverso questo lavoro pratico e spirituale, le persone possano ritrovare dignità, speranza e autonomia. Mi ha molto colpito vedere come in Turchia, donne che erano schiave a causa della prostituzione, grazie a questo lavoro si sono liberate e ora vivono una vita normale. Mi colpisce vedere come tanti giovani grazie a questo lavoro (penso ad esempio al Mozambico e ai giovani detenuti in fase di reinserimento o in Spagna o nello Zambia) riescono a riprendere in mano la propria vita, avviando un’attività autonoma. Più passano gli anni, più vedo i frutti concreti di questo lavoro dedicato a Gesù e alla testimonianza”.

E ci può spiegare l’iniziativa dei ‘rosari del mare’?

“Quando sono andato a Lampedusa ed ho visto arrivare le barche con i migranti, barche che venivano distrutte e smaltite come rifiuti speciali, ho pensato che quel legno potesse diventare memoria della storia di quelle persone in fuga dalla guerra e dalla povertà. Allora, nel 2021 abbiamo chiesto al Governo italiano che il legno delle barche, anziché essere distrutto, potesse essere riutilizzato. Le croci arrivano quindi dal carcere insieme ai grani, sempre nati da quel legno, e in un locale messo a disposizione dalla basilica di San Pietro due persone rifugiate assemblano i Rosari.

Con questa attività da una parte cerchiamo con questo progetto, che si chiama ‘Metamorfosi’, di far sì che tanti giovani, ricevendo un rosario, possano conoscere il dramma contemporaneo dei migranti. Dall’altra diamo lavoro in carcere, negli istituti penitenziari di Opera, Monza, Rebibbia e Secondigliano, dove ci sono le diverse liuterie e falegnamerie, per sottolineare l’importanza dell’articolo 27 della Costituzione italiana, secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione del condannato”.

L’associazione è attiva anche in Terra Santa: perché sostenete la produzione di ostie a Gaza e a Betlemme?

“Avevamo aperto il laboratorio di produzione di ostie sia nella Striscia di Gaza sia a Betlemme, grazie a Ennio Doris, nel 2021. Quando è iniziata la guerra a Gaza, la produzione di ostie è continuata e la nostra Fondazione ‘Casa dello Spirito e delle Arti’ ha continuato a sostenere la comunità della Chiesa di Gaza. Il fatto che in quella situazione così dolorosa, in quel ‘Calvario a cielo aperto’, continui a nascere il pane che poi diventa Gesù, è un segno di speranza. Vedere le fotografie dei fedeli che preparano con gioia il pane che nella Messa viene consacrato, è un segnale di vera testimonianza”.

Quale tipo di rete siete in grado di offrire?

“Come Fondazione lavoriamo sempre con referenti locali, cioè ogni laboratorio ha un responsabile (di solito un sacerdote), che aiuta ogni persona sia all’interno del laboratorio, sia nel momento in cui la persona è pronta per uscire e reinserirsi nel contesto sociale esterno. Dunque le persone sono aiutate, attraverso i laboratori e attraverso questo lavoro in cui centrale è la preparazione di quello che sarà il Corpo di Cristo, a ritrovare prima di tutto pace interiore.

Ogni laboratorio è davvero come un ‘piccolo monastero’. Si respira nei laboratori una grande serenità. Nei laboratori le persone ritrovano la fiducia. E’ molto importante anche che le persone coinvolte ricevano uno stipendio o un supporto economico, che permette loro di poter pensare al proprio futuro e al sostegno delle proprie famiglie. L’ultima fase è l’accompagnamento delle persone che escono dai laboratori (di solito la permanenza non supera i due anni) verso il reinserimento sociale, abitativo, lavorativo”.

(Foto: Casa delle Arti e dello Spirito)

Il Cairo, inaugurazione della Casa ‘Oasi della Pietà’

Come più volte annunciato lunedì 6 maggio è stata inaugurata la Casa di Accoglienza ‘Oasi della Pietà’, edificata a Il Cairo, nella Nuova Capitale Amministrativa dell’Egitto, Seconda Area Residenziale. L’inaugurazione è avvenuta alla presenza di mons. Yoannis Lahzi Gaid, già Segretario personale di Sua Santità papa Francesco, presidente dell’associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’ e della Fondazione della Fratellanza Umana, mediante cui egli ha concretizzato il progetto ‘Oasi della Pietà’, e alla  presenza di Sua  Altezza lo Sceicco Abdullah Bin Zayed Al Nahyan, il quale ha partecipato in rappresentanza di Sua Eccellenza il Ministro Noura Al Kaabi, Ministro del Ministero degli Affari Esteri,  il quale  ha tagliato il nastro nella Sala ‘Figli di Zayed’.

La Sala è stata denominata ‘Figli di Zayed’ in segno di gratitudine, apprezzamento e ringraziamento per Sua Altezza lo Sceicco Mohammed bin Zayed Al Nahyan, Presidente degli Emirati Arabi Uniti, che ha sostenuto la costruzione  della Casa di Accoglienza, i cui lavori sono iniziati  dopo la firma del Documento sulla ‘Fratellanza Umana’. Il giornalista Biagio Maimone, Direttore dell’Ufficio Stampa dell’Associazione ‘Bambino Gesù’ del Cairo, ha curato la comunicazione dell’iniziativa interfacciandosi dall’Italia con l’organizzazione egiziana.

Sua Santità papa Francesco ha fatto pervenire una pergamena nella quale è riportata la benedizione apostolica all’Orfanotrofio in lingua italiana e in lingua inglese, insieme ad un video mediante il quale ha dichiarato: “Sono molto felice oggi di condividere con voi la gioia di inaugurare questo progetto ‘Oasi della Pietà’, nome bello, che è uno dei primi buoni frutti del Documento sulla ‘Fratellanza Umana’, un’iniziativa che interpreta e raffigura in maniera concreta i valori del Documento, un posto ove tante bambine e tanti bambini troveranno casa, famiglia, assistenza, futuro, formazione e, soprattutto, l’abbraccio di una famiglia. Grazie tante per il vostro lavoro, grazie tante per la vostra gioia. Il Signore Dio ci benedica e pregate per me”.

Il messaggio di Sua Santità Papa Francesco attesta l’importanza della realizzazione del progetto in quanto esso è uno dei  frutti generati dal Documento sulla ‘Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune’, voluto da Sua Santità Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb , sottoscritto da entrambi il 4 febbraio 2019, nella città di Abu Dhabi. ll Documento sulla ‘Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune’ rappresenta la pietra angolare del dialogo interreligioso proprio in quanto si pone come finalità primaria  la fratellanza umana, da instaurare, innanzitutto, nella relazione con le altre fedi, per poi essere, conseguentemente, diffusa in ogni territorio del mondo.

Non secondari sono ritenuti dal medesimo Documento il valore e  l’importanza della fede e della responsabilità, nonché la condanna della violenza perpetrata in nome di Dio. All’inaugurazione della Casa di Accoglienza, che si qualifica come opera altamente umanitaria, hanno partecipato i membri dell’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’ e della Fondazione della Fratellanza Umana e ospiti provenienti dagli Emirati Arabi Uniti, dall’Italia, dalla Giordania, dall’Iraq e dagli Stati Uniti.

L’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’ e la Fondazione della Fratellanza Umana sono due realtà che lavorano per convertire il principio della fratellanza in azioni di solidarietà, in adesione  ai contenuti del Documento sulla  ‘Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune’. La Casa ‘Oasi della Pietà’, che rientra tra i  progetti più tenacemente perseguiti dal suo ideatore Monsignor Yoannis Lahzi Gaid, ospiterà bambini abbandonati, ai quali offrirà la possibilità di crescere in un ambiente familiare, in grado di donare loro serenità ed affetto, nonché un futuro sereno e dignitoso.

La denominazione ‘Oasi della Pietà’, attribuita alla Casa di Accoglienza,  rappresenta un segno di riconoscenza per il ricevimento del dono di una copia fedele della statua della Pietà di Michelangelo, che Sua Santità Papa Francesco ha voluto offrire all’Associazione , che  ricorda  anche la sua  visita in Egitto del  2017, nonché  l’ apprezzamento del ruolo storico dell’Egitto come  fautore  delle  creazione di oasi di convivenza, di pace, di fratellanza e di dialogo tra le religioni.

Tra i progetti finora realizzati si collocano il Ristorante ‘Fratello’,  inaugurato a Il Cairo il 9 gennaio 2024, già operativo, che offre pasti, ogni giorno,  a 5000 famiglie egiziane in difficoltà, e i ‘Veicoli Sanitari’ che effettuano  visite mediche in ogni angolo del territorio dell’Egitto per le persone disagiate.

Entro la fine dell’anno si avvieranno i lavori per la costruzione dell’Ospedale ‘Bambino Gesù del Cairo’,  il primo ‘Ospedale del Papa’ fuori dall’Italia, che usufruirà delle competenze scientifiche e del personale medico dell’Ospedale ‘Bambino Gesù’ di Roma, con il quale è stato siglato un accordo di collaborazione.

Erano presenti numerosi diplomatici, tra cui, in rappresentanza dell’Egitto, Sua Eccellenza Nabila Makram, ex Ministro dell’Immigrazione e Capo della Fondazione Fahim per il sostegno psicologico, lo Stato Maggiore con Sua Eccellenza Generale Khaled Labib, Vice Ministro della Difesa, in rappresentanza del Ministro della Difesa, Sua Eccellenza il Maggiore Generale Ahmed Fahmy, Direttore Generale della Società della Capitale Amministrativa per lo Sviluppo Urbano, in rappresentanza di Sua Eccellenza l’Ingegnere Khaled Abbas, Presidente della Nuova Società della Capitale Amministrativa, Sua Eccellenza l’Ambasciatore Omar Selim, Assistente del Ministro degli Affari Esteri per le Relazioni Culturali Internazionali, in rappresentanza del  Ministro degli Affari Esteri, Monsignor Clement, in rappresentanza di Sua Santità Papa Tawadros II, Patriarca della Chiesa Copta Ortodossa di Alessandria, Sua Eminenza Sheikh Dr. Mazhar Shaheen, il Dottor Magdy Ishaq, Presidente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Magdy Yacoub, e Sua Eccellenza il Consigliere Hani Ramzy, Presidente della Fondazione Pastore d’Egitto.

In rappresentanza degli Emirati Arabi  erano presenti Sua Eccellenza Ambasciatrice Maryam Al Kaabi, Ambasciatrice degli Emirati Arabi Uniti in Egitto, il Signor Hamad Al Kaabi, Redattore Capo del Quotidiano Al-Ittihad,  il Signor Capitano Hamad Yousef Khater, Capo del Dipartimento Progetti Speciali presso il Ministero degli Interni degli Emirati Arabi Uniti , Ufficio di Sua Altezza lo Sceicco Saif bin Zayed Al Nahyan, Vice Primo Ministro e Ministro dell’Interno degli Emirati Arabi Uniti.

Erano presenti anche Sua Eccellenza  Alejandro Iván Mendoza Gantz, Ambasciatore del Perù in Egitto,  Sua Eccellenza  Jorge Y. Borisenko, Ambasciatore della Bielorussia in Egitto, Sua Eccellenza Mariela Laroccia, Vice Ambasciatrice e Incaricata d’Affari dell’Ambasciata a nome di Sua Eccellenza l’Ambasciatore, Sua Eccellenza l’Ambasciatore Michele Quaroni, Ambasciatore d’Italia in Egitto, e numerose personalità pubbliche, imprenditori, soci della Fondazione e ospiti provenienti dagli Emirati Arabi, dall’Italia, dalla Giordania, dall’ Iraq e dagli Stati Uniti.

E’ di estremo rilievo far presente che Sua Eccellenza il Ministro Noura Al Kaabi e Monsignor Yoannis Lahzi  Gaid hanno piantato insieme un ulivo all’ingresso della Casa “Oasi della Pietà”  per confermare che esso è un progetto che nasce come  segno di amicizia tra i figli di Zayed e il popolo della terra del Kenya , nonché  simbolo di pace, prosperità e fratellanza umana.

La celebrazione è iniziata con una visita alla Casa ‘Oasi della Pietà’. Gli ospiti sono stati introdotti nel Museo della Fraternità Umana, dove sono conservati una copia originale, firmata da Sua Santità il Papa e da  Sua Eminenza l’Imam, del Documento sulla ‘Fratellanza  Umana’ e alcuni rari  reperti.

Vi è stata successivamente la visita agli appartamenti dei bambini, alla sala VIP, alle stanze degli ospiti e alla Statua della Pietà. Gli ospiti, visitando la Casa di Accoglienza ‘Oasi della Pietà’, hanno potuto constatare personalmente le opportunità che offre ai suoi giovani residenti. Essa è costituita da quattro piani, di cui il quarto è in fase di ultimazione.

Al momento, secondo le disposizioni del Ministero della Solidarietà, sarà possibile ospitare un numero di bambini limitato (dai 6 ai 12 bambini). Vi sarà, tuttavia, un progressivo aumento del numero di bambini a cui offrire ospitalità. Il 97% della struttura è terminata, manca soltanto la cupola per ultimare la Cappella del Beato Carlo Acutis. Un donatore ha offerto un mosaico, che verrà inserito nella Cappella, che  raffigura i 12 apostoli dell’ultima cena di Gesù, con Maria e San Giovanni Battista, come prevede il rito copto.

Vi sarà, inoltre, la ‘Cucina – Scuola Francesco Mazzei’, che opererà all’interno della Casa di Accoglienza, finalizzata a trasformare la cucina dell’Oasi della Pietà in una ‘Scuola Cucina’ per garantire un futuro professionale agli ospiti della Casa di Accoglienza. La cerimonia ha previsto anche il discorso di Sua Eccellenza l’Ambasciatore Nicholas Henry, Ambasciatore della Santa Sede (Vaticano) in Egitto e della Lega degli Stati Arabi e il discorso di Monsignor  Yoannis Lahzi Gaid, il quale ha concluso ringraziando i ministri e alcune personalità che hanno contribuito alla realizzazione del progetto.

Sua Eccellenza il Ministro Noura Al Kaabi ha espresso il suo entusiasmo per la partecipazione e la sua ammirazione per il progetto. Ha sottolineato il rapporto storico tra gli Emirati Arabi Uniti e il popolo egiziano. Ha menzionato nel suo discorso la volontà dello sceicco Zayed, espressa  ai suoi figli di amare l’Egitto  con le seguenti parole: “Ho detto ai miei figli di essere sempre accanto all’Egitto. La mia volontà  è  che siano sempre accanto all’Egitto, in quanto ciò costituisce un motivo di orgoglio per gli arabi. Per gli arabi l’Egitto è il cuore e, se il cuore si ferma, non vi sarà vita per gli arabi”.

Monsignor Jade ha espresso il suo profondo ringraziamento ai partecipanti, alle loro Altezze gli Sceicchi degli Emirati e al popolo degli Emirati per il loro generoso sostegno al progetto ‘Oasi della Pietà’, nato nella terra di Zayed Al Khair per incarnare i principi del Documento firmato a Abu Dhabi. Ha, inoltre, ringraziato Sua Eccellenza il Presidente Abdel Fattah El-Sisi per il suo grande sostegno alla Fondazione Human Fraternity e per le sue iniziative di beneficenza rivolte a tutte le fasce  del popolo egiziano. Monsignor Yoannis Lahzi Gaid  ha ringraziato le Forze Armate e la Nuova Capitale Amministrativa per il generoso sostegno offerto  al progetto ‘Oasi della Pietà’.

(Foto: Bambin Gesù Il Cairo)

A Macerata avviato il progetto di co-housing per giovani

Si chiama ‘Casa di Bethlem’ e ha come finalità quella di garantire un servizio di prima accoglienza a chi è in condizioni di bisogno, progetto promosso nella diocesi di Macerata, situata nel centro storico della città, che offre, con oltre 50 posti a disposizione, ospitalità nonché uno spazio ambulatoriale tramite lo ‘Sportello salute’ per i senza dimora, gestito dai medici volontari dell’Amci, come ha evidenziato mons. Nazzareno Marconi: “Si tratta di un’iniziativa messa in atto dalla Chiesa nell’ambito assistenziale e caritativo per supportare gli ultimi. Una mano tesa, un primo ascolto, la prima porta aperta che queste persone troveranno a Macerata”.

Ed in questa struttura è iniziato il progetto ‘C’è un piano per te’, che ha una durata di dieci mesi fino al prossimo luglio, come racconta Sara Carloni, referente del Progetto Policoro della diocesi di Macerata: “Il progetto si attua presso la struttura di Prima Accoglienza ‘Casa di Bethlem’, a Macerata. La struttura è una ‘Casa per chi non ha casa’, un ambiente pronto ad accogliere quanti sono nel bisogno, sofferenti e smarriti, che sperimentano la precarietà di chi ha perso tutto. Dopo pochi mesi dall’apertura ha accolto 50 persone con esperienze di breve e lungo periodo e di varie nazionalità. E’ una struttura per accogliere le storie dei poveri, un luogo di incontro tra le persone che vivono il dramma di non sapere dove passare la notte, dando loro un caldo ristoro, e tra tanti di noi che vivono la solitudine, trovando una famiglia accogliente”.

Cosa è ‘C’è un piano per te’?

“Nel 2022 la Caritas di Macerata ha rilevato sul territorio diocesano una severa crisi abitativa. Soprattutto i soggetti più deboli, nel cercare casa, faticano a dare garanzie alle agenzie immobiliari; oltre a ciò, anche gli enti pubblici territoriali hanno osservato un notevole incremento di persone con problemi di alloggio. Pertanto la Diocesi ha individuato un edificio da adibire alla pronta accoglienza: Palazzo Squarcia, in via Gioberti n° 6, nel centro di Macerata. L’edificio ha 40 posti letto e, grazie ad operatori Caritas e volontari, garantisce agli ospiti un servizio di accoglienza adeguato.

‘Casa di Bethlem’, questo è il nome della struttura, si sostiene grazie alla diocesi ed a progetti specifici, ma si basa anche e soprattutto sul contributo volontario e sul sostegno degli abitanti e delle realtà commerciali e produttive del territorio. Ad aprile 2023 dunque è stata inaugurata la Casa, per dare prima accoglienza a persone senza fissa dimora o emarginate. L’ultimo piano è stato dedicato agli universitari di Macerata; anche essi infatti vivono sempre più difficoltà abitative che, in extremis, li costringono a scegliere tra la casa o il cibo, o a dover abbandonare gli studi”.

Per quale motivo è stato avviato tale progetto?

“Dalla collaborazione tra Caritas e Pastorale Giovanile e con il supporto del Progetto Policoro, è nato ‘C’è Un Piano Per Te’. Questo progetto propone agli studenti un’esperienza di co-housing per ‘fare casa’, condividere lo studio, servire i più bisognosi, mettersi in gioco e conoscere da vicino la Caritas. Vivere una tale esperienza vuol dire promuovere l’internazionalità, l’interculturalità e la condivisione di bisogni e desideri. C’è posto per 3 giovani, italiani e stranieri, con un livello di italiano minimo A2. I partecipanti sono supervisionati e accompagnati, come singoli e in gruppo, da un’equipe in cui vi sono la responsabile della casa, un tutor Caritas ed un coordinatore di pastorale giovanile. Ai partecipanti è inoltre chiesto di partecipare alla vita della Casa, rispettandone le regole e condividendo con gli ospiti accolti i pasti e i momenti comuni. In base al tempo e alle competenze di ogni studente, si progetta un percorso personale di 10-15 ore di volontariato settimanali in struttura. Nel programmare, svolgere e valutare questo servizio, i partecipanti sono quotidianamente affiancati dagli operatori della Casa stessa”.

Come funziona il progetto?

“Dall’inizio dell’esperienza e per tutta la sua durata i ragazzi possono formarsi sul servizio che svolgono, condividerne con un tutor specifico l’andamento, programmarne le attività e anche valorizzare le competenze acquisite grazie ad un attestato finale. Il progetto ha durata pari a dieci mesi e dopo i primi tre mesi si prevede una verifica condivisa tra l’equipe di progetto e ogni giovane, per confermare o meno il proseguimento. Vista la natura del progetto, è richiesta un’elevata motivazione a prendervi parte e la disponibilità a viverne i valori”.

(Foto: Diocesi di Macerata)

A Roma sempre più famiglie sovraindebitate

“Pubblicità che promettono prestiti facili in poche ore, carte di credito e forme sempre più sofisticate di rateizzazione degli acquisti, una cultura dei consumi che non ha alla base i bisogni reali delle persone e una crisi economica che penalizza i ceti medi aprendo le porte della povertà ad un numero crescente di famiglie. La crescita esponenziale di persone sovraindebitate, che sicuramente ha nella congiuntura economica la causa principale (basti pensare alla pandemia e alla crisi inflazionistica scaturita dal conflitto in Ucraina per i rincari delle risorse energetiche) non può però prescindere da un’analisi sugli stili di vita delle famiglie, in modo particolare di quelle che frequentano le nostre comunità.

Padre Arice: ‘curare il malato, curando le relazioni’, come san Giuseppe Benedetto Cottolengo

“Fin dal principio, Dio, che è amore, ha creato l’essere umano per la comunione, inscrivendo nel suo essere la dimensione delle relazioni. Così, la nostra vita, plasmata a immagine della Trinità, è chiamata a realizzare pienamente sé stessa nel dinamismo delle relazioni, dell’amicizia e dell’amore vicendevole. Siamo creati per stare insieme, non da soli. E proprio perché questo progetto di comunione è inscritto così a fondo nel cuore umano, l’esperienza dell’abbandono e della solitudine ci spaventa e ci risulta dolorosa e perfino disumana. Lo diventa ancora di più nel tempo della fragilità, dell’incertezza e dell’insicurezza, spesso causate dal sopraggiungere di una qualsiasi malattia seria”.

L’Azione Cattolica Ragazzi: la gioia di essere cristiani di bambini e bambine

“Vogliamo testimoniare la bellezza dell’Acr per farla conoscere ai nostri coetanei. Non è una missione di poco conto, ma al contrario, una vera missione da supereroi! Sappiamo che lo strumento migliore è sicuramente essere testimoni di ciò che viviamo grazie all’associazione. Una comunità gentile, accogliente, inclusiva, attenta al prossimo, che si mette in ascolto e che non volta mai le spalle agli altri. Pensiamo che tutti meritano di provare a vivere questa esperienza associativa perché è bello stare insieme, perché insieme ci si aiuta e perché è un luogo dove ci sentiamo accolti”.

Lo hanno scritto nella Agenda dei ragazzi acierrini, in occasione di ‘SuPer – Piccoli capaci di grandi cose con Te’, incontro nazionale svoltosi lo scorso ottobre a Silvi Marina, in più di 900, accompagnati dai  loro educatori Acr, fratelli e sorelle maggiori di Azione cattolica, come sempre pronti nell’aiutarli a esprime e a condividere i loro desideri, sogni e progetti di ragazze e ragazzi under 14 con uno stile attento e dialogante, unica via per rendere concreto e possibile il protagonismo dei piccoli.

Ad aiutare la riflessione degli acierrini, alcune figure di rilievo che hanno condiviso la loro esperienza nell’ambito dei temi affrontati nel corso dell’Incontro: Damiano Tommasi, sindaco di Verona, Eugenia Carfora, dirigente scolastica dell’istituto superiore ‘Francesco Morano’ a Caivano, Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale di Azione Cattolica, e Cosetta Zanotti, scrittrice e poetessa, docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore.

In occasione del tesseramento dell’associazione nel giorno della festa dell’Immacolata Concezione Annamaria Bongio, responsabile nazionale dell’ACR, e Maurizio Tibaldi, vice responsabile nazionale dell’Acr, hanno raccontato la gioia di essere cristiani dei ‘piccoli’ partecipanti: “A dieci anni dall’esortazione apostolica ‘Evangelii Gaudium’ l’Acr sente ancora più forte la necessità di percorrere i passi del discepolo-missionario, che in virtù del ‘superpotere’ ricevuto con il battesimo diventa ‘un soggetto attivo di evangelizzazione’, impegnato ad annunciare ai fratelli e alle sorelle l’amore di Dio”.

Perché bambini e bambine sono super?

“Tutti i bambini sono soggetti attivi di evangelizzazione. Partiamo da questa convinzione per ricordare che i bambini in virtù del ‘superpotere’ ricevuto con il battesimo diventano anche loro a pieno titolo discepoli missionari impegnati quindi ad annunciare ai fratelli e alle sorelle l’amore di Dio. Erano quasi 900 i partecipanti provenienti da tutta Italia che hanno scelto di dedicare alcuni giorni a ‘riscoprire’ questi superpoteri e metterli in condivisione. I bambini e le bambine sono ‘SuPer’ perché capaci, a loro misura, di assumersi le proprie responsabilità e prendersi cura delle proprie comunità rendendole più gentili, inclusive e accoglienti per tutti”.

Come aiutarli a scoprire i ‘superpoteri?

“I ragazzi nel loro cammino di crescita scoprono i doni che il Signore fa loro attraverso le esperienze che la vita gli pone e la presenza dei fratelli. L’Acr fin dalla sua nascita, 54 anni fa, cura questo accompagnamento e questa crescita proprio nella dimensione esperienziale promuovendo, valorizzando e custodendo il protagonismo dei ragazzi aiutandoli a comprendere i talenti/superpoteri che ciascuno ha. E’ un accompagnamento che è fatto innanzitutto di ascolto attento e paziente delle loro domande di vita, delle attese e delle speranze che abitano il loro cuore. Ed è un cammino di crescita che aiuta ciascun bambino e ragazzo a rielaborare quelle domande e a comprendere qual è quella promessa di bene che Dio consegna alla loro vita”.

In quale modo possono essere un ‘soggetto attivo di evangelizzazione’?

“Fin dal 1969, anno della sua nascita, l’Azione Cattolica dei Ragazzi, riconosce e traduce nel protagonismo dei piccoli la dimensione missionaria propria di ciascun battezzato. Richiamare con forza la loro dignità di persone e di cristiani, il dono che sono per le comunità che abitano non è solo un servizio che si rende ai ragazzi stessi ma all’intera Chiesa. I bambini e i ragazzi , corresponsabili attivi dell’impegno associativo, sono capaci (come ci ricordava Vittorio Bachelet)  di riconoscere e vivere impegni concreti proprio a partire dall’ordinarietà della loro quotidianità perché partecipi a pieno titolo e a loro misura della missione apostolica della Chiesa”.

Come l’ACR può far vivere a loro bene la gioia del Vangelo?

“Continuando a mettere al centro le domande di vita, i sogni, le attese, la realtà quotidiana dei bambini e dei ragazzi, aiutandoli a leggere e interpretare tutto questo alla luce della Parola di Dio. L’esperienza dell’Acr aiuta i bambini e ragazzi a comprendere che loro sono già, qui e ora, il frutto più bello di questa buona notizia che Dio continua a raccontare al mondo anche attraverso la loro vita”.

Bambini e bambine a quale missione sono chiamati?

“La missione evangelizzatrice è una chiamata per tutti, anche per i bambini e le bambine. Non è un invito solo per i più grandi, ma anche loro con i modi e i tempi che li contraddistinguono sono chiamati a portare la gioia dell’amicizia con Gesù nella loro vita, negli ambienti frequentati e nelle relazioni che stringono (la famiglia, la scuola, lo sport, il parco giochi…) e condividere l’allegria della fede con tutti i loro amici.

Bambini e bambine vivono già la missione perché capaci con la loro vita di incarnare quella Chiesa in uscita di discepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano e questo si è reso ancora più evidente in occasione dell’Incontro Nazionale dei bambini e dei ragazzi, ‘Super. Piccoli capaci di grandi cose con Te’, vissuto nello scorso ottobre a Silvi Marina (TE), nel quale si sono confrontati su temi vitali quali l’ambiente, la cittadinanza, la prossimità, la scuola, lo sport, l’associazionismo e la Chiesa. Dal frutto di questo confronto è nata un’agenda che in sette obiettivi sintetizza gli impegni e le richieste dei bambini e dei ragazzi dell’Acr, per raggiungere i quali chiedono anche il sostegno dei giovani e degli adulti”.

Per quale motivo ‘Questa è casa tua’?

“La riserva naturale è l’ambientazione che quest’anno l’Azione Cattolica dei Ragazzi ha scelto per il cammino di fede 2023/2024, un ambiente davanti al quale si rimane stupiti e meravigliati. Le riserve naturali sono come piccoli angoli di paradiso in cui scoprire e custodire i vari ecosistemi del mondo nella loro forma originale: veri e propri musei a cielo aperto che raccontano il paesaggio, la storia di territori unici.

Ma la natura non è solo qualcosa da osservare o ammirare, è l’ambiente in cui viviamo e costituisce il nostro bene comune globale che unisce tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, proprio come ci ricorda Papa Francesco.

La scelta di questo approfondimento ci sembra peraltro costituire una felice coincidenza anche pensando alla pubblicazione dell’esortazione ‘Laudate Deum’ di papa Francesco, che segue l’enciclica ‘Laudato Sì’, nella quale si ribadisce ancora una volta la necessità di un’attenta cura del creato.

I bambini sono così chiamati a prendere consapevolezza di questa bellezza che li circonda e della quale devono prendersi cura nel loro cammino di crescita spirituale oltre che nella vita quotidiana”.

(Tratto da Aci Stampa)

A Dubai papa Francesco invita alla buona politica

Oggi papa Francesco avrebbe voluto essere presente al Cop28 in svolgimento a Dubai, ma per motivi di salute non è potuto essere presente, ma il suo discorso è stato letto dal segretario di stato vaticano, card. Pietro Parolin, in sua rappresentanza, per promuovere un approccio multilaterale che rifugga nazionalismi e particolarismi, a non scaricare sui poveri o sulle nascite la colpa di quanto sta avvenendo, a evitare posizioni rigide e rimpalli di responsabilità tra ambientalisti radicali e negazionisti, a non disperdere energie nelle guerre:

“Purtroppo non posso essere insieme a voi, come avrei desiderato, ma sono con voi perché l’ora è urgente. Sono con voi perché, ora come mai, il futuro di tutti dipende dal presente che scegliamo. Sono con voi perché la devastazione del creato è un’offesa a Dio, un peccato non solo personale ma strutturale che si riversa sull’essere umano, soprattutto sui più deboli, un grave pericolo che incombe su ciascuno e che rischia di scatenare un conflitto tra le generazioni. Sono con voi perché il cambiamento climatico è ‘un problema sociale globale che è intimamente legato alla dignità della vita umana’… Vi chiedo, in modo accorato: scegliamo la vita, scegliamo il futuro! Ascoltiamo il gemere della terra, prestiamo ascolto al grido dei poveri, tendiamo l’orecchio alle speranze dei giovani e ai sogni dei bambini! Abbiamo una grande responsabilità: garantire che il loro futuro non sia negato”.

Nel discorso il papa ha sottolineato che i cambiamenti climatici dipendono anche da chi ostacola un cammino comune: “Le divisioni che ci sono tra noi. Ma un mondo tutto connesso, come quello odierno, non può essere scollegato in chi lo governa, con i negoziati internazionali che ‘non possono avanzare in maniera significativa a causa delle posizioni dei Paesi che privilegiano i propri interessi nazionali rispetto al bene comune globale’. Assistiamo a posizioni rigide se non inflessibili, che tendono a tutelare i ricavi propri e delle proprie aziende, talvolta giustificandosi in base a quanto fatto da altri in passato, con periodici rimpalli di responsabilità. Ma il compito a cui siamo chiamati oggi non è nei confronti di ieri, ma nei riguardi di domani; di un domani che, volenti o nolenti, o sarà di tutti o non sarà”.

Ed ha una ricetta per risolvere il problema ambientale, chiedendo che non si spenda denaro per le armi: “Ciò vale per la cura del creato così come per la pace: sono le tematiche più urgenti e sono collegate. Quante energie sta disperdendo l’umanità nelle tante guerre in corso, come in Israele e in Palestina, in Ucraina e in molte regioni del mondo: conflitti che non risolveranno i problemi, ma li aumenteranno! Quante risorse sprecate negli armamenti, che distruggono vite e rovinano la casa comune! Rilancio una proposta: ‘con il denaro che si impiega nelle armi e in altre spese militari costituiamo un Fondo mondiale per eliminare finalmente la fame’ e realizzare attività che promuovano lo sviluppo sostenibile dei Paesi più poveri, contrastando il cambiamento climatico”.

Questo è anche un compito politico tracciare una nuova visione: “E’ compito di questa generazione prestare orecchio ai popoli, ai giovani e ai bambini per porre le fondamenta di un nuovo multilateralismo. Perché non iniziare proprio dalla casa comune? I cambiamenti climatici segnalano la necessità di un cambiamento politico. Usciamo dalle strettoie dei particolarismi e dei nazionalismi, sono schemi del passato. Abbracciamo una visione alternativa, comune: essa permetterà una conversione ecologica, perché ‘non ci sono cambiamenti duraturi senza cambiamenti culturali. Assicuro in questo l’impegno e il sostegno della Chiesa cattolica, attiva in particolare nell’educazione e nel sensibilizzare alla partecipazione comune, così come nella promozione degli stili di vita, perché la responsabilità è di tutti e quella di ciascuno è fondamentale”.

E’ una questione di ‘buona’ politica: “Qui si tratta di non rimandare più, di attuare, non solo di auspicare, il bene dei vostri figli, dei vostri cittadini, dei vostri Paesi, del nostro mondo. Siate voi gli artefici di una politica che dia risposte concrete e coese, dimostrando la nobiltà del ruolo che ricoprite, la dignità del servizio che svolgete. Perché a questo serve il potere, a servire. E a nulla giova conservare oggi un’autorità che domani sarà ricordata per la sua incapacità di intervenire quando era urgente e necessario. La storia ve ne sarà riconoscente. E anche le società nelle quali vivete, al cui interno vi è una nefasta divisione in “tifoserie”: tra catastrofisti e indifferenti, tra ambientalisti radicali e negazionisti climatici… E’ inutile entrare negli schieramenti; in questo caso, come nella causa della pace, ciò non porta ad alcun rimedio”.

Infine ha ricordato un importante anniversario: “Il 2024 segni la svolta. Vorrei che fosse d’auspicio un episodio avvenuto nel 1224. In quell’anno Francesco di Assisi compose il Cantico delle creature. Lo fece dopo una nottata trascorsa in preda al dolore fisico, ormai completamente cieco. Dopo quella notte di lotta, risollevato nell’animo da un’esperienza spirituale, volle lodare l’Altissimo per quelle creature che più non vedeva, ma che sentiva fratelli e sorelle, perché discendenti dallo stesso Padre e condivise con gli altri uomini e donne. Un ispirato senso di fraternità lo portò così a trasformare il dolore in lode e la fatica in impegno. Poco dopo aggiunse una strofa nella quale lodava Dio per coloro che perdonano, e lo fece per dirimere (con successo!) una scandalosa lite tra il Podestà del luogo e il Vescovo”.

E’ un accorato invito alla pace: “Anch’io, che porto il nome di Francesco, con il tono accorato di una preghiera vorrei dirvi: lasciamo alle spalle le divisioni e uniamo le forze! E, con l’aiuto di Dio, usciamo dalla notte delle guerre e delle devastazioni ambientali per trasformare l’avvenire comune in un’alba di luce”.

(Foto: Rainews)

Il presidente Mattarella inaugura la ‘Casa dell’Amicizia’ della Comunità di Sant’Egidio

“C’è un senso di riconoscenza e di profondo apprezzamento per quello che fate: offrire e assicurare a chi ne ha bisogno, e non saprebbe altrimenti come provvedere, da una visita oculistica o ortopedica all’avvio alla scuola, dagli abiti al riconoscimento di opportunità che non si conoscono, dalla richiesta di cittadinanza all’avvio al lavoro.

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