Dall’Azione Cattolica un invito ad organizzare la speranza

A Roma si è conclusa il Convegno dei Presidenti e Assistenti unitari diocesani dell’Azione Cattolica Italiana con la relazione del presidente Giuseppe Notarstefano, che ha invitato ad un’ecologia integrale per ‘organizzare la speranza’,  come più volte ha sottolineato papa Francesco:

“Vivere la quotidianità della nostra gente, aiutandola a sentirsi comunità. Servire la Chiesa e il Paese in tutte le sue mille e mille contrade e specificità. Vivere con gioia e autenticità quella conversione dei cuori e dei corpi che richiede la costruzione di un futuro più a misura dei piccoli, che sono coloro che hanno patito di più gli effetti della pandemia; dei giovani che meritano di trovare più ascolto, più fiducia, più responsabilità nel decidere come costruire l’Italia di domani e la Chiesa di domani”.

Richiamando l’appello del papa alle Settimane Sociali dei cattolici a Taranto, il presidente nazionale ha evidenziato il compito dell’associazione: “L’impegno dell’Azione Cattolica deve essere incarnato già da oggi nell’aiutare a fare si che si realizzino legittime speranze di ciascuno: lavoratori lasciati a casa senza opportunità;

poveri e migranti non accolti e non integrati; anziani abbandonati alla loro solitudine; famiglie vittime dell’usura, del gioco d’azzardo e della corruzione; imprenditori in difficoltà e soggetti ai soprusi delle mafie. Senza dimenticare le persone ammalate, adulti e bambini, i lavoratori costretti a lavori usuranti o immorali, spesso in condizioni di sicurezza precarie”.

E’ un invito a stare dalla parte degli ‘ultimi’: “Per l’Azione Cattolica passare all’altra riva non può essere semplicemente la transizione, il trasferimento fisico, da una riva all’altra, ma è una trasformazione che osa andare oltre la geografia delle distanze, oltre la dialettica vicini-lontani, ma il sentirsi insieme inviati ad annunciare il Vangelo, che ancora oggi è per tutti.

Significa assumere la forma bella di una vita piena vissuta nella generosità, nella gratuita; generativa e disponibile a stupirsi dell’opera dello Spirito che abita la vita di tutti le persone”.

E’ un cammino da compiere insieme: “Non possiamo rimanere in superficie, correndo il rischio del formalismo. Il metodo in questo senso è l’esodo. L’uscire da noi stessi per camminare verso gli altri, accettando domande e critiche, che sono i veicoli per istaurare un dialogo con le persone e con questo nostro tempo.

E’ vero, ci sentiremo disarmati, ma questo non è un limite, è un atto di fede verso il Signore, poiché la nostra forza è Lui, la nostra forza è il noi come associazione e come parte della sua Chiesa”.

E’ un invito a percorrere la strada delle alleanze: “Attraverso le nostre debolezze, il Signore ci fa compiere grandi cose, come Maria. Il suo amore è generativo, si nutre della forza dei legami che costruisce. Noi per questo dobbiamo ridisegnare la nostra formazione riconnettendola alla vita della nostra gente.

E’ bene dunque che la nostra vita associativa, la nostra prassi, sia un luogo dove le persone possano abitare, dove si sentano accolte da linguaggi e forme capaci di cogliere l’intelligenza della storia…

In questo aiutati dai nostri assistenti, che ringrazio per il loro servizio di accompagnamento, grazie al quale si dilata la nostra l’ecclesialità, Con il loro aiuto noi continueremo a costruire alleanze, perché vogliamo costruire un mondo nuovo, una vita nuova.

Alleanze per il bene comune, per educare al bene comune, frutti concreti di una conversione che ha una radice biblica ma anche una dimensione politica, poiché si basano su impegni concreti per la transizione ecologica, economica e sociale integrale; impegni che ci fanno riscoprire tutti fratelli e sorelle”.

Una sinodalità che si realizza nella casa, come ha spiegato mons. Erio Castellucci, vice presidente della Cei, presentando le tappe del cammino sinodale, soprattutto il biennio dell’ascolto (2021-2023), una fase narrativa che raccoglierà in un primo anno i racconti, i desideri, le sofferenze e le risorse di tutti coloro che vorranno intervenire, sulla base delle domande preparate dal Sinodo dei vescovi su ‘partecipazione, comunione e missione’:

“L’Azione Cattolica può aiutare i vescovi a rendere capillare la sinodalità, far parlare tutti quelli che lo desiderano, dare delle opportunità a tutti creando dei luoghi e dei tempi di ascolto. Questo è importante: tutti noi vescovi pensiamo che almeno il primo anno dovrà essere un anno di ascolto profondo. Soprattutto dopo questo anno e mezzo di grande sofferenza dovuta alla pandemia”.

Il segretario generale della Cei, mons. Stefano Russo, ha invitato a spendersi nell’amore: “E’ il più grande quello che raccoglie tutti, quello che darà senso a tutti gli altri ed è: Amerai. Tutto da qui parte per noi e per il resto della storia.

Amerai il prossimo, quello più vicino a te, quello che conosci benissimo e che volentieri eviteresti pensando di potere amare quelli che sono molto lontani e che spesso ci fanno tenerezza. Si parte però da quelli vicini che qualche volta ci fanno rabbia. Sì proprio da lui”.

Mentre aprendo l’incontro l’assistente generale dell’Azione Cattolica,  mons. Gualtiero Sigismondi, ha presentato gli orientamenti triennali partendo dall’episodio della tempesta sedata: “Il brano della tempesta sedata ci interpella e, in mezzo alle prove della vita, ci invita a tenere bene a mente che ‘la tribolazione produce pazienza’, la quale oltre ad essere una virtù umana è una forza divina, operante anche quando il movimento di conversione dell’uomo non è ancora compiuto.

Per il cristiano la pazienza è coestensiva alla fede: è perseveranza, cioè fede che dura nel tempo; è makrothymía, ‘capacità di guardare e sentire in grande’, arte di accogliere e vivere l’incompiutezza. La pazienza è la virtù di una Chiesa che attende il Signore, che vive responsabilmente il ‘non-ancora’, percorrendo la via faticosa dell’ascolto, costruendo la comunione possibile, dando spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare e incentivare”.

(Foto: Azione Cattolica Italiana)

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