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Carceri italiane: sovraffollamento anche negli istituti minorili

Le carceri italiane vivono una crisi strutturale che colpisce adulti e minorenni, con effetti che travalicano i confini degli istituti e investono l’intera società. Secondo Franco Prina, professore ordinario di Sociologia giuridica, della Devianza e del Mutamento presso il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università degli Studi di Torino:: “Il carcere oggi spesso funziona come una discarica sociale dove accresce la marginalità sociale, la fragilità psichiche e la povertà educativa”.

I numeri parlano chiaro: sovraffollamento medio del 124% e picchi oltre il 200% in istituti come Lucca e San Vittore; circa 20.000 detenuti tossicodipendenti; il 65% con disagio psichico, di cui il 4% affetto da psicosi gravi; oltre 20.000 detenuti stranieri; suicidi già sette nei primi 40 giorni del 2026, dopo i 91 del 2024 e gli 80 del 2025.

Anche il sistema penale minorile ha subito un cambiamento drammatico: gli Istituti Penali per Minorenni (IPM), che per decenni avevano una media di 350-400 ragazzi al giorno, sono oggi quasi raddoppiati, con 700-800 giovani detenuti, sovraffollamento e pressione sulle possibilità di reinserimento, come ha sottolineato il docente: “Questo segna una rottura con la tradizione italiana, che aveva reso il carcere minorile una misura residuale e un modello internazionale di reinserimento.

Il sistema funzionava grazie a una alleanza educativa e istituzionale: magistratura minorile, operatori degli istituti, servizi della giustizia minorile (USSM), servizi sociali territoriali, terzo settore e volontariato collaboravano per accompagnare i ragazzi in percorsi di responsabilizzazione e reinserimento. In moltissimi casi, grazie alla messa alla prova e ai progetti sul territorio, la detenzione diventava solo una parentesi e non un destino”.

In un contesto così complesso, il ruolo del volontariato e delle associazioni assume una funzione essenziale: “Gli Assistenti Volontari collaborano al trattamento e facilitano il contatto con l’esterno. Le associazioni portano attività culturali, formative, sportive e sociali, contribuendo a ridurre la separazione tra carcere e comunità. Il volontariato può operare come partner della Pubblica Amministrazione, attraverso strumenti di co-programmazione e co-progettazione, andando oltre il semplice sostegno ai detenuti e contribuendo a un carcere costituzionalmente orientato, aperto e rispettoso dei diritti”.  

Poi il Professore pone l’attenzione sulle giovani generazioni: “E’ fondamentale coltivare una attenzione precoce alle fragilità dei ragazzi, alla marginalità, alla povertà educativa, al senso di identità, e offrire strumenti per affrontare le difficoltà senza ricorrere immediatamente alla sanzione penale”.

​Tra le esperienze più significative c’è il progetto ‘ScegliAmo bene’ del Settore Carcere e Devianza della Società di San Vincenzo De Paoli, che opera nelle scuole con percorsi di prevenzione e consapevolezza sui temi della legalità, delle scelte personali e delle conseguenze dei comportamenti: “Questo lavoro con i giovani è un esempio di come si possa agire in prevenzione, offrendo strumenti concreti ai ragazzi e alle comunità per orientare le proprie scelte e ridurre il rischio di marginalità e devianza. Nonostante l’importanza strategica del volontariato, il contesto carcerario pone ostacoli crescenti.

In molti istituti le attività sono limitate, gli spazi ridotti, la presenza dei volontari viene ostacolata o scoraggiata, soprattutto quando testimoniano le condizioni reali delle carceri. Anche l’allontanamento di chi denuncia criticità è un segnale chiarodella difficoltà di mantenere uno sguardo critico e costruttivo all’interno del sistema”.

Per il docente il volontariato non può limitarsi a sostenere la quotidianità dei detenuti, ma deve continuare a esercitare una funzione politica e civile, richiamando le istituzioni alla funzione rieducativa della pena e contribuendo a un cambiamento culturale più ampio nella società: “E’ necessario che l’opinione pubblica e le scelte politiche riconoscano che esistono forme diverse di risposta al reato, che il carcere non deve essere vendetta ma opportunità di reinserimento, e che investire nella prevenzione e nel sostegno alle nuove generazioni conviene a tutti”.

Proprio per valorizzare il ruolo del volontariato e ascoltare anche la voce dei detenuti attraverso i loro scritti: “Quest’anno il Premio letterario Carlo Castelli ha scelto di orientare il concorso sul tema del volontariato. Abbiamo chiesto ai partecipanti di riflettere sul senso della presenza dei volontari negli istituti, su ciò che funziona, su ciò che potrebbe essere migliorato, e su come il volontariato possa contribuire a diffondere nella società una diversa cultura della pena”, ha spiegato Prina, da anni membro della giuria del concorso letterario.

Le testimonianze dei detenuti, raccolte attraverso gli elaborati, offrono uno sguardo diretto dall’interno del carcere, prezioso anche per le associazioni e per chi governa il sistema. Il Premio Carlo Castelli è un concorso letterario nazionale rivolto a tutti i detenuti degli istituti penitenziari italiani, compresi quelli minorili.       

Dedicato alla memoria di Carlo Castelli, figura di spicco del volontariato vincenziano e promotore della Legge Gozzini, diventa un mezzo per costruire un futuro condiviso, sottolineando l’importanza del sostegno reciproco, anche in contesti difficili come il carcere. Il Premio Carlo Castelli ha il patrocinio di Camera, Senato e Ministero della Giustizia, ed è stato insignito della medaglia del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.       

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Carceri italiane: sovraffollamento al 124%. Dalla San Vincenzo De Paoli un impegno per dignità, reinserimento e legalità

63.734 detenuti a fronte di una capienza reale di 46.126 posti: il sovraffollamento medio nelle carceri italiane è del 124%, con situazioni particolarmente critiche in alcuni istituti. Circa il 65 per cento della popolazione detenuta presenta forme di disagio psichico; nei primi 40 giorni del 2026 si sono registrati 7 suicidi. I detenuti stranieri sono oltre 20.000, pari al 31,6% del totale. Negli Istituti Penali per Minorenni sono ristretti 631 giovani, il 62% ha meno di 18 anni.

Sono i dati richiamati dal prof. Franco Prina nel suo intervento all’Assemblea Nazionale della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia. Numeri che raccontano una realtà complessa e richiedono un impegno condiviso.

Nel suo contributo, Prina ha evidenziato come il volontariato trovi pieno riconoscimento nei principi costituzionali e nel Codice del Terzo Settore, che ne valorizza il ruolo nella co-programmazione e nella collaborazione con le istituzioni pubbliche. In ambito penitenziario, ciò si traduce in una presenza che accompagna le persone detenute, sostiene i percorsi trattamentali e contribuisce a mantenere un legame vivo tra carcere e comunità:

“Il volontariato non è un soggetto esterno o occasionale, ma parte integrante della comunità che si assume responsabilità verso il bene comune. Nel sistema penitenziario questo significa concorrere, in dialogo con l’amministrazione, a rendere effettiva la funzione rieducativa della pena e a custodire l’equilibrio tra sicurezza e rispetto dei diritti fondamentali”.

Una prospettiva pienamente condivisa dalla Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli, presente all’Assemblea con i propri rappresentanti nazionali, la Presidente Paola Da Ros, il Vice Presidente Marco Guercio e la responsabile del Settore Carcere e Devianza, Antonella Caldart.:

“La pena, come prevede la Costituzione, deve mantenere una finalità rieducativa e garantire condizioni di umanità. Chi vive il carisma vincenziano è facilitato nel servizio alla fragilità e quindi anche alla persona detenuta. Federico Ozanam ci richiama a lavorare sulla dignità, ridando speranza e prendendoci cura anche delle famiglie”..Si traducono così in azione i principi costituzionali e la visione del volontariato come ponte tra carcere e comunità, come richiamato dal prof. Prina.

Il richiamo alla dignità si traduce in un impegno concreto e quotidiano dentro gli istituti penitenziari, ma anche nella promozione di una cultura della responsabilità condivisa, nella consapevolezza che la realtà carceraria riguarda l’intera comunità.

Accanto all’accompagnamento delle persone detenute, diventa fondamentale lavorare anche sul piano della prevenzione e dell’educazione alla legalità, soprattutto tra i più giovani. Negli ultimi mesi, il Settore Carcere e Devianza ha lanciato il progetto ScegliAmo Bene, un nuovo percorso educativo rivolto agli studenti delle scuole superiori. L’iniziativa mira a sensibilizzare i giovani sul valore della legalità, sulla responsabilità delle proprie scelte e sull’importanza del ruolo attivo nella comunità.

Attraverso laboratori, incontri con formatori di rilievo e attività pratiche, gli studenti hanno l’opportunità di confrontarsi con esperienze concrete e partecipative, sviluppando consapevolezza e autonomia. Il percorso prevede anche la possibilità di mettersi alla prova come volontari, contribuendo direttamente a progetti sociali sul territorio: “Educare alla legalità significa anche formare cittadini consapevoli, pronti a partecipare attivamente alla vita della comunità”, ha spiegato Antonella Caldart.

La Società di San Vincenzo De Paoli investe molto anche nella formazione dei volontari che consente di comprendere la complessità del disagio sociale e psichico presente nelle carceri, operare con competenza e responsabilità, sviluppare una cultura del rispetto dei diritti, rafforzare il dialogo con le istituzioni e gli operatori del sistema penitenziario.

A conferma di questo impegno, si è concluso il 14 febbraio ad Ancona il percorso di formazione ‘Essere presenza nel mondo del carcere’ organizzato insieme ai volontari delle Marche. Oltre cento iscritti provenienti da diverse regioni italiane (giovani under 30 e volontari con esperienza consolidata) hanno preso parte a un ciclo formativo seguito anche da altri Paesi europei, con oltre 1.200 visualizzazioni online.

A distinguere il percorso è stata una scelta metodologica precisa: affrontare insieme giustizia minorile e detenzione degli adulti, offrendo una visione integrata del sistema penale e mettendone in luce differenze, criticità e continuità. Gli otto incontri, svolti tra Ancona, Pesaro e Ascoli Piceno, hanno approfondito temi centrali come devianza minorile, ascolto empatico, misure alternative, reinserimento sociale, criminalità e dipendenze, ha sottolineato ancora Antonella Caldart:

“Oltre la buona volontà per entrare in carcere servono competenze, capacità di ascolto e la consapevolezza che anche il più piccolo segnale di sollievo alla sofferenza delle persone recluse diventa una spinta a continuare”.

Accanto alla presenza negli istituti, la Società promuove iniziative culturali come il Premio Castelli, concorso letterario che valorizza la scrittura come spazio di riflessione e crescita personale, ha ricordato Caldart:

“Le esperienze formative e lavorative durante la detenzione favoriscono percorsi di responsabilizzazione e riducono il rischio di recidiva. Offrire occasioni di studio, formazione e lavoro significa preparare il reinserimento nella comunità. Anche il Premio Castelli nasce con questa finalità: aiutare la persona a riconoscersi oltre il reato e a ritrovare la propria dignità”. Si contribuisce così a rendere il carcere un servizio pubblico rieducativo rispettando la visione del volontariato come soggetto che, insieme alle istituzioni, trasforma concretamente le condizioni di vita negli istituti.

Sempre più realtà territoriali dell’Associazione accolgono inoltre persone inserite in percorsi alternativi alla detenzione, come la Messa alla Prova e i lavori di pubblica utilità, contribuendo a costruire occasioni concrete di responsabilità e reintegrazione.

Come ha evidenziato il prof. Prina un carcere costituzionalmente orientato è un carcere aperto alla comunità, che non comprime altri diritti fondamentali. In questo quadro, il volontariato rappresenta un ponte tra istituzione e società, contribuendo a rendere l’esecuzione penale un autentico servizio pubblico, attento sia alla sicurezza sia alla dignità della persona.

Dall’Assemblea è emersa con chiarezza una convinzione comune: la collaborazione tra istituzioni e società civile, nel rispetto dei ruoli e delle competenze, è un elemento essenziale per rendere effettiva la funzione rieducativa della pena e per rafforzare la coesione sociale. In una realtà complessa, il contributo del volontariato si propone come presenza costruttiva e responsabile, a servizio della persona detenuta e dell’intera comunità.

San Vincenzo De Paoli: oltre 100 italiani formati tra minorile e adulti per il volontariato in carcere

Si è concluso sabato 14 febbraio il percorso di formazione ‘Essere presenza nel mondo del carcere’, promosso dal Settore Carcere e Devianza della Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV insieme a i Volontari delle Marche dell’Associazione.  Oltre cento iscritti provenienti dalle regioni italiane, giovani under 30 e volontari con esperienza consolidata, hanno preso parte a un ciclo formativo, seguito anche da altri Paesi europei grazie alle dirette online che hanno superato le 1.200 visualizzazioni.

A distinguere questo percorso dalla formazione tradizionale è stata una scelta metodologica precisa: affrontare insieme giustizia minorile e detenzione degli adulti. Questo approccio ha permesso ai partecipanti di confrontare direttamente i due sistemi penali, mettendone in luce differenze, criticità e continuità, e di acquisire una visione completa e integrata del mondo carcerario.

Il percorso ha valorizzato competenze pratiche e creative dei volontari, dalla capacità di lettura ad alta voce e insegnamento della lingua italiana al supporto scolastico, dalle lingue straniere all’arte, alla musica e al teatro. Un capitale umano pronto a tradurre la propria preparazione in presenza concreta all’interno delle strutture penitenziarie, dove ascolto, empatia e accompagnamento diventano strumenti fondamentali di reinserimento sociale.

Molti partecipanti hanno dichiarato di essere stati mossi da motivazioni valoriali profonde, come la tutela della dignità umana, il senso di responsabilità civile e il desiderio di contribuire al reinserimento sociale di persone detenute. Accanto a questo, è emersa la curiosità verso un mondo poco conosciuto, il desiderio di comprendere le dinamiche educative e trattamentali del carcere, e la volontà di crescere personalmente e professionalmente.

L’apprezzamento per il corso è stato unanime: un equilibrio efficace tra teoria e pratica, pluralità di punti di vista e chiarezza intellettuale dei relatori, con interventi di magistrati, psicologi, educatori, criminologi, agenti penitenziari e volontari esperti.

Gli otto incontri, svolti tra Ancona, Pesaro e Ascoli Piceno, in presenza e online, hanno affrontato temi centrali come la devianza minorile, l’ascolto empatico, le misure alternative alla detenzione, il reinserimento sociale, la criminalità e le dipendenze.

“Il corso ha fatto emergere un bisogno profondo di avvicinarsi al mondo carcerario”, sottolinea Antonella Caldart, responsabile del Settore Carcere e Devianza della Società di San Vincenzo De Paoli. “Oltre cento partecipanti, dalle Marche, dal resto d’Italia e anche dall’estero, hanno seguito con costanza gli incontri, maturando la convinzione di intraprendere questo cammino in modo consapevole e accompagnato”. Il percorso ha prodotto anche indicazioni per approfondimenti futuri, come incrementare gli incontri periodici per consolidare la continuità formativa e mantenere viva l’attenzione sui temi penitenziari.

Al termine del corso, i volontari saranno progressivamente inseriti nelle strutture penitenziarie dell’intero territorio nazionale. Oltre a sostenere detenuti e famiglie, potranno diventare portavoce delle loro condizioni, contribuendo a trasformare la pena nella sua funzione educativa e rieducativa, come previsto dalla Costituzione.

“Non basta la buona volontà per entrare in carcere– sottolinea Antonella Caldart, responsabile del Settore Carcere e Devianza della Società di San Vincenzo De Paoli –. Servono competenze, capacità di ascolto e la consapevolezza che anche il più piccolo segnale di sollievo alla sofferenza delle persone recluse diventa una spinta a continuare”. Intanto nuove Conferenze di volontari carcerari sono già in via di costituzione nelle Marche e in altre regioni d’Italia, segno di un modello di volontariato replicabile e capace di generare impatto sociale tangibile. Gli incontri di formazione resteranno visibili sul canale YouTube: San Vincenzo Italia – YouTube.  

‘Essere presenza nel mondo del carcere’: ad Ancona si conclude il percorso di formazione per volontari

Si concluderà sabato 14 febbraio il percorso di formazione ‘Essere presenza nel mondo del carcere’, promosso dai Volontari della Società di San Vincenzo De Paoli delle Marche, con il supporto del Settore Carcere e Devianza della Federazione Nazionale Italiana della Società di San Vincenzo De Paoli ODV e il sostegno delle istituzioni locali. L’ultimo appuntamento si svolgerà online per consentire la partecipazione al corso ai volontari provenienti da altri Stati europei.

Un percorso nato per offrire strumenti, competenze e motivazioni a chi sceglie di avvicinarsi al volontariato in carcere, uno degli ambiti più complessi e meno visibili. Dall’11 ottobre al 6 dicembre 2025, il ciclo formativo ha coinvolto 112 iscritti provenienti da 11 regioni italiane: due terzi dalle Marche, il restante da altre dieci regioni. Tra i partecipanti si contano 15 giovani sotto i 30 anni, circa 20 volontari della Società di San Vincenzo De Paoli e anche una partecipante collegata da Parigi, segno di un interesse che supera i confini regionali e nazionali.

Accanto agli incontri in presenza, il percorso ha avuto una significativa estensione online, con oltre 1.200 visualizzazioni dei video formativi, consentendo a molti di seguire i contenuti anche a distanza. Il percorso ‘Essere presenza nel mondo del carcere’ si avvia così alla conclusione con una partecipazione ampia e trasversale. Numeri che raccontano un bisogno crescente di formazione, senso e accompagnamento tra chi oggi si avvicina al volontariato in carcere.

“Il corso ha fatto emergere un bisogno profondo di avvicinarsi al mondo carcerario, ha sottolineato Antonella Caldart, responsabile del Settore Carcere e Devianza della Società di San Vincenzo De Paoli. Oltre cento partecipanti, dalle Marche, dal resto d’Italia e anche dall’estero, hanno seguito con costanza gli incontri, maturando la convinzione di intraprendere questo cammino in modo consapevole e accompagnato”.

Il percorso ha offerto una formazione articolata e approfondita grazie al contributo di magistrati, agenti di polizia penitenziaria, psicologi, educatori, criminologi, medici, garanti dei diritti delle persone private della libertà e volontari con lunga esperienza. Un cammino pensato non solo per chi desidera entrare in carcere come volontario, ma anche per chi intende sostenere le famiglie dei detenuti o attivare percorsi di messa alla prova e misure alternative alla detenzione, come previsto dalla legge. Tutti gli incontri restano disponibili sul sito SanVincenzoItalia.it.

Un’idea di libertà attraversa l’intero percorso formativo, pensato non solo per trasmettere competenze tecniche, ma anche per accompagnare i volontari in una riflessione personale sul senso della presenza accanto a chi vive l’esperienza della detenzione, ha aggiunto Antonella Caldart: “Essere volontari in carcere richiede disponibilità d’animo, competenze e conoscenza delle regole di vita del carcere. Significa saper accogliere senza giudicare, offrire ascolto e speranza a chi l’ha smarrita, accompagnare detenuti e famiglie nel loro percorso”.

Gli otto incontri, svolti tra Ancona, Pesaro e Ascoli Piceno, in presenza e online, hanno affrontato temi centrali come la devianza minorile, l’ascolto empatico, le misure alternative alla detenzione, il reinserimento sociale, la criminalità e le dipendenze, come ha sottolineato Gabriele Cinti, coordinatore del progetto, perché un’attenzione particolare è stata rivolta ai minori, un ambito in cui ‘la recidiva supera il 40%’. Da qui la necessità di rafforzare la collaborazione tra istituzioni e società civile per costruire percorsi di accompagnamento e inclusione capaci di spezzare il circolo della marginalità.

L’esperienza maturata durante il percorso formativo ha messo in luce anche l’importanza del lavoro e della formazione come strumenti fondamentali di reinserimento sociale, in grado di restituire dignità e autonomia a chi ha scontato una pena. Un impegno che oggi si confronta con criticità strutturali del sistema penitenziario (dal sovraffollamento alla carenza di personale, fino alle difficoltà di accesso per i volontari) e che rende ancora più complesso il lavoro con minori, donne, persone con dipendenze o fragilità psichiche. In questo contesto, il volontariato è chiamato non solo a stare accanto alle persone detenute, ma anche a farsi portavoce delle loro condizioni, affinché la pena mantenga la sua funzione educativa e riabilitativa, come previsto dalla Costituzione.  

Il percorso formativo sta producendo effetti concreti anche sul piano organizzativo, secondo Antonella Caldart: “Abbiamo raccolto con grande gioia e soddisfazione la disponibilità di un gruppo numeroso di persone, provenienti da diverse città delle Marche, a entrare nella Società di San Vincenzo De Paoli e a costituire nuove Conferenze dedicate al volontariato carcerario. Stiamo lavorando perché possano diventare operative quanto prima”.

Accanto a queste due nuove realtà in via di costituzione nelle Marche, segnali analoghi arrivano anche da altre regioni. L’attività di sensibilizzazione sui temi della giustizia, della legalità e della responsabilità personale e collettiva, portata avanti dal Settore Carcere e Devianza a livello nazionale sta favorendo la nascita di una nuova Conferenza di volontari carcerari anche in Friuli Venezia Giulia. Le nuove Conferenze andranno ad aggiungersi alle 896 già presenti sul territorio nazionale.

Le Conferenze rappresentano il nucleo operativo della Società di San Vincenzo De Paoli. Si tratta di gruppi di volontari presenti sul territorio che svolgono un servizio diretto a favore delle persone che vivono situazioni di povertà, precarietà ed emarginazione, promuovendo solidarietà, ascolto e accompagnamento.

Al termine del percorso formativo di febbraio, i volontari saranno inseriti in diverse strutture penitenziarie d’Italia. Solo nelle Marche, saranno interessate la Casa Circondariale di Pesaro, Villa Fastiggi e Barcaglioni ad Ancona, la Casa di Reclusione di Fossombrone e la Casa Circondariale di Marino del Tronto ad Ascoli Piceno, dando continuità a un impegno che guarda al futuro del volontariato in carcere.

(Foto: Società San Vincenzo de’ Paoli)

L’università è un ponte verso gli altri

All’Università Europea di Roma (UER) riprendono le attività di Responsabilità Sociale, nell’ambito delle iniziative del Centro di Formazione Integrale dello stesso ateneo. Come ogni anno, gli studenti del secondo anno di alcuni corsi di laurea prenderanno parte a progetti realizzati in collaborazione con diverse realtà che operano nel sociale sul territorio, sperimentando un coinvolgimento attivo in proposte che rispondono ai bisogni concreti e reali della società.

L’UER festeggia quest’anno il suo ventennale. Fin dalla nascita, queste attività occupano un ruolo centrale nella formazione e nella crescita personale degli studenti, sensibilizzandoli alle dinamiche sociali, all’esercizio attivo della solidarietà e al riconoscimento del valore sociale intrinseco nell’impegno professionale. Nell’anno accademico 2025/2026 saranno più di trecento gli studenti che parteciperanno a quaranta attività, progetti e laboratori:

“Ogni anno la nostra esperienza di Responsabilità Sociale accoglie nuove associazioni e collaborazioni, spiega p. Enrico Trono LC, Direttore del Centro di Formazione Integrale UER. Ricominciare è sempre bello ed entusiasmante, perché siamo all’inizio di un percorso nuovo che coinvolgerà i nostri studenti. Alla fine di ogni anno tanti giovani ci comunicano d’aver vissuto un’esperienza positiva, che ha contribuito ad accrescere la propria sensibilità e il loro sguardo verso gli altri”.

Gli studenti dell’Università Europea di Roma collaboreranno con diverse realtà che operano nel sociale (associazioni, Onlus, fondazioni, laboratori, organizzazioni di volontariato) svolgendo attività di vario genere: assistenza a minori e disabili, supporto a persone senza fissa dimora o in condizioni di disagio, tutela dell’ambiente, promozione della cultura e dell’educazione, sostegno a persone anziane o malate, raccolta di farmaci e generi alimentari.

Progetto B.A.S.E.: una rete concreta contro le fragilità tra salute, lavoro e autonomia

Sarà presentato venerdì 12 dicembre presso l’Università di Milano-Bicocca il Progetto B.A.S.E. – Benessere, Autonomia, Sostegno, Empowerment, promosso dalla Società di San Vincenzo De Paoli – Consiglio Centrale di Milano e di Monza e Brianza, in collaborazione con LILT Milano – Monza Brianza e Associazione San Martino.

Il progetto è nato dal Bando Terzo Settore 2023–2025 di Regione Lombardia; tale presentazione si svolge con il patrocinio del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano-Bicocca, che ha inoltre contribuito con un importante supporto scientifico alle attività di ricerca e valutazione dell’impatto.

Un progetto che ha scelto di affrontare in modo integrato e strutturato le diverse forme di povertà – economica, abitativa, lavorativa, sanitaria e relazionale – attraverso la creazione di una rete tra enti, volontari e realtà del Terzo Settore, capace di dare risposte concrete alle persone in situazione di fragilità.

B.A.S.E. ha coinvolto oltre 80 Conferenze della Società di San Vincenzo De Paoli, più di 700 soci e decine di volontari sui territori di Milano e Monza Brianza, con un’impostazione volta a superare l’autoreferenzialità e a rafforzare la collaborazione tra soggetti diversi.

Un importante contributo alla misurazione dell’impatto del progetto è stato fornito dal Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano-Bicocca, che ha condotto un’indagine sui beneficiari e sui volontari.

Dai 253 questionari somministrati agli utenti emerge una forte fragilità sanitaria: oltre il 40% ha dovuto rinunciare a visite specialistiche e oltre il 30% all’acquisto di farmaci. Dall’analisi dei 176 questionari raccolti tra i volontari, il problema percepito come più urgente è quello della salute mentale, seguito dalle malattie croniche e dalle difficoltà di accesso a un’alimentazione adeguata.

Parallelamente, grazie al lavoro dell’Associazione San Martino, orientata all’inserimento e reinserimento lavorativo di persone fragili, il progetto ha raggiunto risultati concreti: 105 persone segnalate; 80 persone incontrate: 31 persone che hanno trovato un impiego nel corso del progetto.

Un ruolo fondamentale nel rafforzare il lavoro di rete e le competenze dei volontari è stato svolto dalla psicologa Rosanna Maurizio, che ha accompagnato le Conferenze in percorsi di ascolto, consapevolezza e lettura dei nuovi bisogni emergenti.

All’evento sarà presente anche Anna Maria, la cui storia rappresenta uno dei volti simbolo del Progetto B.A.S.E. Dopo la diagnosi di tumore nel 2021 e la perdita del lavoro e della casa, ha trovato sostegno grazie alla Società di San Vincenzo De Paoli e alla rete del progetto:

“Ho toccato il fondo dopo la scoperta della malattia. La mia vita è precipitata e ho perso tutto. La Società di San Vincenzo De Paoli ha saputo guardare oltre il mio silenzio, quando ero restia a parlare. Mi ha restituito dignità e speranza; mi ha accolto in un alloggio di housing sociale, mi ha inserita in un percorso di reinserimento lavorativo e mi ha garantito, grazie al contatto con LILT, il giusto supporto psicologico” racconta.

A conclusione del progetto, i ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca hanno realizzato una valutazione dell’impatto sulle competenze e sull’esperienza dei volontari, confrontando chi ha preso parte alle attività formative con chi non ha partecipato al percorso. Un’analisi utile a orientare le azioni future e a rafforzare il lavoro di rete già avviato, aprendo alla possibilità di proseguire e ampliare la collaborazione tra la Società di San Vincenzo De Paoli, l’Associazione San Martino e LILT, per dare risposte sempre più efficaci alle nuove povertà e alle fragilità emergenti.

Campania: regione dai forti contrasti che conquista il podio della generosità nel sud Italia

Il Giorno del Dono, istituito per legge il 4 ottobre, quest’anno ha il suo centro in Campania grazie alla collaborazione tra l’Istituto Italiano della Donazione (IID) e CESVOLAB – CSV Irpinia Sannio ETS: per questo venerdì 24 ottobre è stata presentata a Pietrelcina (BN) la fotografia del dono e della donazione scattata alla regione più popolosa e più densamente abitata del Mezzogiorno.

Sottolinea Cinzia Di Stasio, Direttrice IID: “I dati Istat (Censimento 2021 e Aspetti della Vita Quotidiana – AVQ) ci regalano un quadro della Campania complesso, con chiaroscuri importanti, soprattutto se relazionati al quadro socio economico di riferimento. Sappiano infatti che la propensione a donare aumenta nelle fasce di popolazione più istruite e con un buon reddito, pertanto non possiamo non considerare che stiamo parlando di una delle regioni più popolose d’Italia, con reddito medio lordo di circa 15.400 euro (5.600 euro meno della media italiana 2022), un tasso di disoccupazione del 15,6% (dati ottobre 2024, rispetto ad una media nazionale del 6,2%) e una percentuale di abbandono scolastico tra le più alti in Italia. Ma, nonostante questo, l’analisi dei dati ci regala una lettura del fenomeno con dei primati di tutto rispetto”.

L’evento odierno chiude i numerosi appuntamenti targati Irpinia Sannio Capitale Italiana del Dono 2025 realizzati in occasione del primo decennale del progetto culturale di respiro nazionale Giorno del Dono 2025 – #10annidiDonoDay.

Il Giro dell’Italia che dona quest’anno ha avuto il suo centro nel cuore della Campania, da sempre caratterizzata da un forte sentire solidale. Il Giorno del Dono 2025 – #10annidiDonoDay ha eletto Capitale Italiana del Dono 2025 il territorio Irpinia Sannio, che riceve il testimone dalla Valle d’Aosta e, prima ancora, dalla Sicilia, quale palcoscenico di un ricco calendario di appuntamenti, per esprimere e valorizzare le mille forme del dono. L’intero progetto si svolge nell’ambito del Protocollo d’intesa con il Ministero dell’Istruzione e del Merito e con il patrocinio di ANCI, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani.

Commenta il presidente IID Ivan Nissoli: “Sono profondamente onorato dei riconoscimenti che anche quest’anno hanno valorizzato il Giorno del Dono, a testimonianza dell’alto significato di questa ricorrenza. Tra tutti, spicca quello conferito dal Presidente della Repubblica: per la settima volta il Presidente Mattarella ha insignito il Giorno del Dono 2025 della Medaglia del Presidente della Repubblica.

Quest’anno, per la prima volta, il Giorno del Dono ha celebrato i suoi appuntamenti nazionali in Campania grazie alla collaborazione e al supporto del CESVOLAB. IID ha scelto il cuore della Campania per onorare l’entusiasta partecipazione di questi territori alle iniziative culturali e solidali che animano il mese del dono, ottobre 2025. Negli anni, infatti, la manifestazione ha ottenuto sempre un caloroso e concreto responso dagli enti delle province di Avellino e Benevento: solo nel 2025 sono oltre 80 le realtà tra Scuole, Comuni, Associazioni e Imprese impegnate in prima persona per celebrare Irpinia e Sannio Capitale Italiana del Dono 2025”.

Sottolinea Raffaele Amore, presidente CESVOLAB: “Le associazioni di Irpinia e Sannio hanno da subito aderito con entusiasmo a questo grande appuntamento. Abbiamo vissuto settimane intense di confronto e collaborazione con gli ETS del territorio e con l’Istituto Italiano della Donazione, costruendo insieme un programma ricco e partecipato. Il percorso avviato, che tine al centro le Aree interne, non si conclude, perché siamo certi di aver lasciato un segno che resta: una testimonianza concreta della Cultura del Dono e della grande storia di Volontariato che caratterizza le nostre comunità. La capacità di accoglienza, la solidarietà e la propensione ad aiutare dell’Irpinia e del Sannio hanno trovato nuova linfa e visibilità, e questo patrimonio continuerà a vivere oltre l’evento, nelle scuole, nelle famiglie, nelle piazze e nei cuori delle persone”.

Come ogni anno l’IID, in occasione del Giorno del Dono – #DonoDay2025, la grande festa nazionale dedicata del dono e della donazione, scatta la fotografia annuale del dono in Italia e, nel 2025 per il secondo anno, lo fa con il sostegno di BPER Banca, al fianco di IID nella realizzazione dell’Osservatorio sul dono. L’Osservatorio, costituito da IID nel 2018, ha l’obiettivo di condividere dati, analisi e tendenze con le imprese, l’opinione pubblica, i media e il terzo settore. Nasce così l’8^ edizione del rapporto annuale “Noi doniamo”.

Il rapporto ha indagato lo stato dell’arte delle tre dimensioni del dono – di denaro, di tempo e competenze (il volontariato) e biologica – nel 2024 e si qualifica come fonte scientifica di riferimento per la cultura e la pratica del dono in Italia. Per ciascun ambito il rapporto misura le pratiche e la propensione al dono delle persone residenti in Italia (+14 anni), con dati generali accompagnati da approfondimenti tematici affidati ad esperti e centri di ricerca. Sono partner del progetto Osservatorio sul dono ASSIF, Caritas Italiana, Centro Nazionale Sangue, Centro Nazionale Trapianti, CMW, Doxa, Eumetra, Istat, Scuola di Fundraising di Roma, Walden Lab.

Il rapporto analizza anzitutto il comportamento donativo tramite versamento di denaro per buone cause, in particolare al terzo settore, utilizzando diverse fonti che prendono in considerazione i due punti di vista più importanti: gli enti non profit da un lato e il donatore (privato cittadino e aziende) dall’altro. Grazie all’Indagine sulle Raccolte Fondi dell’IID, arrivata alla sua XXIII edizione, viene tracciata una fotografia approfondita delle raccolte fondi del non profit, mentre il donatore è al centro dell’indagine Doxa “Italiani solidali”, realizzata su un campione di 2000 individui attraverso interviste quantitative in profondità. Il contesto di riferimento viene analizzato grazie al contributo Istat “Aspetti della vita quotidiana” (AVQ) 2024 condotta su un campione di 20.000 famiglie e 50.000 cittadini. Infine, partendo dall’Italy Giving Report di Vita Non Profit Magazine, “Noi doniamo” esplora il valore delle donazioni complessive da privati cittadini nell’ultimo anno fiscale disponibile, il 2022.

Dal Censimento Istat 2021 la Campania è al secondo posto al sud per il numero di INP (Istituzioni Non Profit) con 22.713 enti, un numero superato solo dalla Sicilia. La Campania ha l’incremento maggiore in assoluto in Italia di INP (+3,7) dal 2015 (anno del precedente Censimento Istat) e vanta 42.459 dipendenti, con un incremento del 12% rispetto al 2015. Questo incremento è il secondo per grandezza a livello nazionale, preceduto solo dalla Basilicata.

Inoltre, guardando i numeri assoluti e non le percentuali rispetto alla popolazione, dai dati Istat “Aspetti della vita quotidiana” (AVQ) 2024 emerge che la Campagna è al primo posto, tra le regioni del sud, per numeri assoluti di donatori, con 285.000 persone di età superiore ai 14 anni. Medaglia d’oro anche per numero di volontari, sempre nel Mezzogiorno, per un totale di 221.000 persone che mettono il proprio tempo al servizio degli altri. Sempre basando l’analisi sui numeri assoluti, la Campania si trova al 7° posto della classifica nazionale, sia per numero di donatori che pere numero di volontari.

Nel 2024 (dati Istat AVQ) il numero di italiani di età maggiore di 14 anni che hanno donato denaro ad un’associazione almeno una volta nell’ultimo anno è aumentato di 0,6 punti percentuali, attestandosi all’11,6% in confronto all’11% nel 2023: questo dato, tradotto in valore assoluto, attesta che in Italia ci sono 6.021.000 di donatori.

Anche in Campania si rileva un lieve incremento della propensione a donare, sia in termini percentuali sia in valori assoluti, percentuale che infatti passa dal 5,4% del 2023 al 5,8% del 2024. Tuttavia, la regione, contrariamente all’analisi che guarda esclusivamente i numeri assoluti,  si distanzia notevolmente dalla media nazionale dell’11,6%: la propensione a donare risulta più bassa di oltre un punto percentuale anche rispetto alla media rilevata nel Mezzogiorno che si attesta al 6,9%. Nella classifica nazionale la Campania, si trova al diciannovesimo posto per numero di donatori, rispetto alla sua popolazione di riferimento.

Le associazioni campane risultano avere una situazione più critica sia in merito alle entrate totali (37,3% realtà che migliorano e 21,3% che peggiorano) sia alle entrate da raccolta fondi. Sulla raccolta fondi, infatti, in Campania solo il 22% migliora (contro un 33% del nazionale) a fronte di un 25% che peggiora (contro il 21.3 % del nazionale). Si segnala inoltre che ben il 25% delle ONP Campane, 1 realtà su 4, dichiara di non aver svolto attività di raccolta fondi contro il 15% della media nazionale.

In Campania gli enti che aumentano le proprie raccolte fondi da aziende sono solo il 19% contro il 31% del dato nazionale.  Ma forse il dato più significativo è che solo il 28% dei rispondenti campani dichiarano di aver raccolto risorse da aziende, contro il 37 % del dato nazionale: 3 ONP campane su 4 non possono contare questo tipo di entrate.

Per quanto riguarda la forma che il sostegno delle aziende assume, il dato è in linea con la media nazionale ma va sottolineato il maggiore impatto della fornitura gratuita o scontata di beni o servizi rispetto alla media nazionale: +5%. E’ interessante notare come quasi la metà delle ONP campane organizza banchetti/eventi di piazza, che il 30% considera in assoluto lo strumento più efficace. Importante l’utilizzo dei social, oltre il doppio rispetto al dato nazionale: 19% contro 7%. Rilevante anche il contatto diretto con dialogatori (10% contro il 6% nazionale) e il passaparola (7% contro il 3% nazionale).

Quasi il 70% delle ONP campane è estraneo all’utilizzo di strumenti digitali, un valore superiore del 18% rispetto al dato nazionale. Lo strumento preponderante è il bonifico online, utilizzato dall’82% delle ONP campane contro la media nazionale del 70%. Da rilevare che la percentuale di utilizzo delle piattaforme di pagamento digitale, come PayPal e Satispay, è dimezzata rispetto alla media nazionale (22% vs 44%). Nessuno degli intervistati campani utilizza la tecnologia del QrCode.

I dati Istat AVQ mostrano, nel 2024, una crescita sostanziale degli Italiani (di età maggiore di 14 anni) che svolgono attività gratuite in associazioni di volontariato in Italia, passando dal 7,8% all’8,4%. In lieve aumento anche il numero di coloro che svolgono attività in associazioni non di volontariato, che passano dal 2,4% del 2023 al 2,7% del 2024, lo stesso livello di impegno che era stato registrato nel 2022.

In numeri assoluti 4.346.000 persone (311.000 in più rispetto al 2023) fanno volontariato in associazioni di volontariato, da sommarsi a 1.388.000 persone che svolgono attività in associazioni non di volontariato (138.000 in più rispetto al 2023). In totale parliamo di quasi 6 milioni di volontari in Italia (5.734.000 persone), un numero molto simile a quello dei donatori di risorse economiche (6.021.000).

Al contrario, si rileva una lieve flessione della propensione a fare volontariato in Campania sia in termini percentuali, sia in numeri assoluti: in percentuale si passa dal 4,8% del 2023 al 4,5% del 2024. La regione si distanzia notevolmente dalla media nazionale dell’8,4%. Nella classifica nazionale la Campania si trova al diciannovesimo posto anche per numero di volontari. Ricordiamo però che, in  numeri assoluti, che con i suoi 221.000 volontari la Campania risulta al primo posto al sud e al settimo posto a livello nazionale.

(Foto: Giorno del Dono)

Sulle strade della speranza: vincere la povertà, generare pace

Società di San Vincenzo De Paoli: Dalla povertà economica alla povertà di pace, un incontro per ritrovare il senso dell’umanità: sulle strade della speranza: vincere la povertà, generare pace, sabato 25 ottobre 2025, ore 10.00 – 16.30 al Centro Incontri della Provincia – Corso Dante 41, Cuneo.

Tra le povertà che combattiamo da sempre, ne stiamo conoscendo una nuova: la povertà di pace: “La guerra diventa sempre più lo strumento con cui si afferma il potere del più forte. Sta venendo meno il dialogo costruttivo tra le potenze, sostituito da una negoziazione che ha il sapore dell’economia più che della giustizia, dell’utile più che del bene comune.

Stiamo perdendo l’umanità. La capacità di guardare l’altro come un fratello. Viviamo in una società che si chiude, che difende i propri confini, i propri investimenti, la propria produttività, dimenticando l’equità, la solidarietà, l’ascolto, la comprensione. E tra le povertà che emergono nel nostro tempo, stiamo riscontrando una tendenza crescente a rifugiarsi nell’isolamento sociale volontario, una condizione che coinvolge (a vari livelli e con diversa intensità) molti giovani delle nuove generazioni.

Un giovane che si allontana dallo studio e dal lavoro oggi è un potenziale povero di domani. Ecco perché, tra le tante forme di lotta alla povertà, desideriamo approfondire questo fenomeno, capirlo e cercare insieme di superarlo. Per questo lavoriamo per costruire una cultura della pace, per cercare soluzioni che superino le povertà antiche e nuove, per restituire speranza a chi l’ha perduta.

Questo incontro vuole essere un momento di confronto e dialogo tra persone, istituzioni e associazioni di buona volontà: donne e uomini che non hanno smesso di credere nel bene e nella possibilità di realizzarlo.

Serve la tua presenza. Serve il tuo contributo di idee e di domande. Serve il tuo aiuto per costruire insieme un domani migliore. Le povertà possono essere superate. I conflitti possono essere superati. La pace può tornare ad essere il tessuto vivo su cui intrecciare relazioni, ascolto reciproco, rispetto, fedeltà, speranza”.

Un’intera giornata di dialogo e confronto aperta alla cittadinanza, con relatori d’eccezione e la possibilità di intervenire dal pubblico. Interverranno, tra gli altri:  Paola Da Ros, Presidente della Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV; Luca Rolandi, giornalista e biografo di Pier Giorgio Frassati; Chiara Bugnone, Presidente di Hikikomori Italia Genitori – Piemonte; padre Giovanni Burdese, riflessioni sull’Esortazione Apostolica di Papa Leone XIII. Testimonianze dirette e la voce del Sermig – Arsenale della Pace: disarmare la guerra, costruire la pace.

Temi al centro dell’incontro: le nuove forme di povertà economica, sociale e relazionale; la sussidiarietà del volontariato come forza trasformativa; giovani e isolamento sociale: comprendere e affrontare il fenomeno Hikikomori; La pace come costruzione quotidiana”. Un momento per ascoltare, capire e agire, insieme. Perché solo unendo le nostre voci possiamo costruire un futuro più giusto per tutti.

Ingresso libero – Cittadinanza invitata a partecipare.

E’possibile riservare un posto prenotando gratuitamente su Eventbrite:

https://www.eventbrite.it/e/biglietti-sulle-strade-della-speranza-vincere-la-poverta-generare-pace-1831466789469?aff=oddtdtcreator.

Un’estate di solidarietà: volontari della Società di San Vincenzo De Paoli – Consiglio Centrale di Monza all’Asilo Notturno

Nel pieno dell’estate, quando per molti è tempo di vacanze e svago, la Conferenza Beato Piergiorgio Frassati della Società di San Vincenzo De Paoli – Consiglio Centrale di Monza rinnova il proprio impegno di servizio presso l’Asilo Notturno di Monza, garantendo accoglienza, ascolto e pasti caldi ai più fragili.

Grazie al lavoro di 10 soci e 35 volontari, che si alternano quotidianamente, è possibile sostenere i cuochi nella preparazione e distribuzione di circa 140 pasti al giorno. Un servizio che non conosce pause, neppure nel pieno dell’estate, e che rappresenta un punto di riferimento fondamentale per chi vive situazioni di disagio e solitudine.

“Un ringraziamento speciale va a tutti i volontari e ai cuochi – sottolinea Claudia Beltrame, membro dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio Centrale di Monza – che, anche nel vivo dell’estate, scelgono con generosità di dedicare tempo e attenzione ai nostri ospiti. La solidarietà non si ferma mai, ed è proprio in questo periodo che il nostro impegno diventa ancora più prezioso”.

L’Asilo Notturno di via Raiberti, 4 gestito dalla Società di San Vincenzo De Paoli – Consiglio Centrale di Monza, offre prima accoglienza ed alloggio notturno a cittadini italiani e stranieri senza dimora (solo uomini), con 36 posti letto disponibili e permanenza massima di 90 giorni. Ogni giorno la struttura apre per il pranzo gratuito delle 12.00 a tutti i bisognosi e alle ore 19:00, riservato agli ospiti, ma tutte le persone che bussano alla nostra porta viene offerto un sacchetto con un pasto completo.  Il centro offre più di 140 pasti giornalieri.  

Dal 2013, all’interno della struttura è attivo anche lo Spazio Anna che propone attività di socializzazione e inclusione: lettura, giochi, laboratori creativi e didattici, con il supporto di operatori sociali, volontari ed educatori esterni. Un luogo di incontro che affianca al sostegno materiale anche percorsi di crescita personale e reinserimento sociale.

La San Vincenzo è impegnata sempre nel sostegno dell’altro, con azioni concrete che uniscono vicinanza, ascolto e solidarietà:. “Aiutare l’altro – conclude Claudia Beltrame – significa riconoscere la sua dignità e farsi prossimo. È un impegno che arricchisce non solo chi riceve, ma anche chi dona, in un cammino di solidarietà condiviso”.

(Foto: Società San Vincenzo De’ Paoli)

Università e solidarietà: la scelta di esserci

Nel mese di giugno all’Università Europea di Roma (UER) si è concluso un altro anno di attività di ‘Responsabilità Sociale’, promosse dal Centro di Formazione Integrale dello stesso ateneo. Questa università non si limita ad offrire un semplice percorso accademico, ma coinvolge gli studenti in iniziative orientate a sviluppare uno spirito di servizio per gli altri.

Queste attività occupano un ruolo centrale nella formazione e nella crescita personale degli studenti, sensibilizzandoli alle dinamiche sociali, all’esercizio attivo della solidarietà e al riconoscimento del valore sociale intrinseco nell’impegno professionale.

Gli studenti collaborano con diverse realtà che operano nel sociale sul territorio (associazioni, Onlus, fondazioni, laboratori, organizzazioni di volontariato) e si impegnano a svolgere attività di vario genere: supporto a persone senza fissa dimora o in condizioni di disagio socio-economico, assistenza a minori e disabili, tutela dell’ambiente, promozione della cultura e dell’educazione, sostegno a persone anziane o malate.

L’obiettivo è che lo studente UER sia preparato tanto dal punto di vista tecnico-scientifico quanto dal punto di vista umano, per essere capace di relazionarsi agli altri con sensibilità e rispetto, e di vivere la propria professione non solo come una realizzazione personale ma anche come un servizio per la trasformazione della società.

Nell’anno accademico 2024-25 il Centro di Formazione Integrale dell’Università Europea di Roma ha coinvolto circa 300 studenti che hanno svolto circa 15.000 ore totali di attività presso 31 enti del territorio. Gli studenti hanno raccontato le loro esperienze in una serie di articoli scritti nell’ambito del laboratorio di comunicazione ‘Non sei un nemico!’, attività di ‘Responsabilità Sociale’ diretta dal giornalista Carlo Climati, che si ispira alla cultura dell’incontro.

A conclusione delle attività annuali abbiamo chiesto alla dott.ssa Barbara Giannetti, coordinatrice dell’area di ‘Responsabilità Sociale’ nel Centro di Formazione Integrale dell’Università Europea, di spiegarci per quale motivo l’Università ha promosso un corso sulla Responsabilità Sociale:

“L’ideale educativo dell’Università Europea di Roma è la formazione integrale della persona. In quest’ottica si inserisce il programma di ‘Responsabilità Sociale’, con lo scopo specifico di offrire una dimensione sociale al processo educativo degli studenti. E’ importante che lo studente esca dal contesto universitario per entrare in contatto con i bisogni concreti e reali della società civile e che impari a relazionarsi agli altri con sensibilità e rispetto per una formazione non solo tecnico-scientifica ma anche umana”.

Quanto è importante per uno studente che l’università sviluppi la sensibilizzazione alla solidarietà?

“E’ cruciale che l’università coltivi questa sensibilità, permettendo agli studenti di confrontarsi con i bisogni reali della società civile. Questo non solo arricchisce la loro crescita personale e sviluppa competenze trasversali, ma li prepara anche a diventare cittadini consapevoli e professionisti che agiscono per il bene comune, conferendo un significato più profondo al loro percorso di studi e alla loro futura professione.

Mentre al responsabile dell’Area Divulgazione nel Centro di Formazione Integrale dell’Università Europea, Carlo Climati,  abbiamo chiesto di spiegarci cosa è il laboratorio di comunicazione sociale ‘Non sei un nemico’: “Il laboratorio di comunicazione ‘Non sei un nemico’ è un’attività di Responsabilità Sociale dell’Università Europea, che si ispira ad una cultura di dialogo, di incontro e di ascolto.

‘Non sei un nemico’ è il motto, l’idea di base del Laboratorio, che incoraggia a vedere gli altri con uno sguardo nuovo. Cerchiamo di creare linguaggi che possano rappresentare un ponte verso tutti, contribuendo all’accoglienza e all’abbattimento di muri ed ostacoli”.

E’ possibile sviluppare una cultura dell’incontro?

“Certamente. Il laboratorio ‘Non sei un nemico!’, attraverso testimonianze concrete, ha cercato di mostrare ai giovani che esiste un mondo bellissimo, silenzioso, fatto di costruttori di pace e di dialogo, che sembra quasi non fare notizia. Abbiamo bisogno di illuminare percorsi comunicativi nuovi, che possano evidenziare la bellezza dell’amicizia e generare solidarietà e fiducia negli altri”.

Per concludere il dott. Carlo Climati ha raccontato alcune ‘reazioni’ degli studenti, che hanno partecipato al corso: “Lasciamo che siano gli stessi giovani a dirlo! Per rispondere a questa domanda, vorrei citare alcune parti degli articoli scritti dagli studenti durante l’attività del Laboratorio di comunicazione.

Raccontando la sua esperienza, la studentessa Giulia ha spiegato che ‘il giornalismo responsabile non è mai superficiale. Ci insegna a guardare oltre l’apparenza, ad accettare la complessità, a raccontare anche le sfumature. E’ capace di luce e di ombra, di gioia e di malinconia… Nel corso ho imparato che la scrittura può essere un gesto d’amore verso la realtà. Un modo per prendersi cura del mondo. Un atto di responsabilità”.

Un’altra studentessa, Martina, ha descritto il laboratorio come “uno spazio dove non ci si sentiva solo studenti, ma persone. Dove la comunicazione non era solo tecnica, ma anche relazione, empatia, costruzione di senso… In un tempo dove tutti sembrano correre verso qualcosa io sento il bisogno di tornare all’essenziale: alla verità dei rapporti, alla qualità del tempo condiviso, al coraggio di mostrare anche la propria fragilità’.

Una studentessa, Alexia, ha descritto la sua esperienza in aiuto delle persone senza fissa dimora: ‘Tornando a casa, ci siamo portati dietro molto più di quanto avessimo lasciato. Quell’incontro ci ha cambiati. Ha incrinato quella barriera invisibile che ci separa dal dolore degli altri. E forse è proprio in questo piccolo spostamento dello sguardo che inizia la possibilità di un cambiamento più grande: nella città, nelle relazioni, in noi stessi’.

Infine Martina ha raccontato la giornata solidale ‘Angeli per un giorno’, trascorsa con i bambini delle case famiglia romane: ‘L’esperienza mi ha insegnato che il volontariato non è solo un’azione generosa. E’ uno specchio. Ti mette davanti agli occhi la realtà degli altri, ma anche la tua. Ti costringe a rivedere le priorità, a rimettere a fuoco cosa conta davvero. Ti educa al rispetto, alla gratitudine, alla presenza’. Queste e molte altre riflessioni sono emerse da questa attività”.

(Tratto da Aci Stampa)

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