Tag Archives: Volontariato

Mons. Delpini scrive agli sportivi: viva lo sport!

“Le Olimpiadi e Paralimpiadi hanno celebrato il messaggio che lo sport può rivolgere a tutta la gente dello sport e a tutti gli uomini e le donne del nostro tempo. Lo sport sa raccontare una storia diversa, fatta di fiducia, collaborazione, sacrificio condiviso e gioia vissuta insieme. Dietro ogni medaglia c’è sempre una squadra. In ogni gara c’è sempre un noi, ogni sfida convoca sfidanti. I valori olimpici, l’eccellenza, l’amicizia, il rispetto, sono praticabili solo in una trama di relazioni”: nei giorni scorsi si è svolto all’Opiquad Arena di Monza, l’incontro diocesano dell’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, con il mondo dello sport non professionistico, durante il quale ha consegnato loro la lettera sul valore dello sport sportivi per l’anno pastorale 2026-2027, dal titolo: ‘Viva lo sport! Viva la squadra!’

Dopo avere ricordato lo straordinario evento delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali di Milano Cortina, l’arcivescovo ambrosiano ha sottolineato come “lo sport ha la possibilità di essere una profezia sociale proprio perché richiede di fare squadra. Una squadra nasce quando persone diverse imparano a fidarsi le une delle altre, mettono in comune i propri talenti, smettono di credersi autosufficienti, scoprono che il bene di ciascuno dipende dal bene di tutti”.

Infatti la lettera è un invito a ‘salvare’ lo sport: “Voi che avete passione e responsabilità nella organizzazione delle attività sportive, delle società, delle strutture, dei calendari, salvate lo sport, per favore! Mi sembra, infatti, che lo sport sia malato, sia in pericolo. Forse da qualche parte del mondo sportivo lo sport è già morto. Ma voi, per favore, salvate lo sport: è malato, ma nel complesso è forte e può reagire; è malato, ma voi potete curarlo. E’ malato, ma è troppo importante per tutti. Non possiamo permettere che le malattie si diffondano e portino alla morte dello sport”.

La parte centrale del messaggio è un appello a vigilare contro i pericoli che minacciano anche la pratica sportiva non agonistica e non professionistica: “Di che cosa è malato lo sport? Come si può curarlo? C’è una malattia che si chiama avidità. Nel mondo dello sport girano troppi soldi. Molti sportivi e responsabili dello sport si ammalano di avidità: hanno soldi e ne vorrebbero sempre di più, sempre di più, sempre di più. La malattia contagia i responsabili, gli atleti, le famiglie, i tifosi, quelli che scommettono”.

Ed ha delineato alcune risposte: “Forse si potrebbe cominciare con i più piccoli e rendere lo sport accessibile a tutti, senza che le società sportive, invece che società di servizi, divengano imprese alla ricerca di profitto. Forse si potrebbe cominciare con i più grandi, convincendo atleti e responsabili a farsi pagare quello che è giusto e ad evitare lo scandalo e la corruzione”.

Ma c’è anche un’altra ‘malattia’ ancora più pericolosa, che è l’ossessione: “C’è una malattia che si chiama ossessione. L’ossessione è quella malattia per cui lo sport diventa l’unica cosa importante. Gli allenamenti sono prima di tutto e sopra a tutto; le notizie sportive sono le uniche interessanti; i risultati sportivi sono quelli che decidono se essere contenti o arrabbiati; le gare e le partite sono appuntamenti obbligatori e riempiono le aspettative, le fantasie, i discorsi”.

Comunque anche da questa si può guarire: “Forse si potrebbe cominciare con i più piccoli e organizzare la pratica sportiva in modo da fare capire che c’è anche altro nella vita. C’è anche la scuola: quindi ci vuole tempo per studiare. C’è anche la preghiera e la vita della comunità cristiana: quindi ci sono momenti da dedicare ‘all’anima oltre che al corpo’. Ci sono anche l’amicizia, il servizio, la cura del creato. Forse si può cominciare con i più grandi che parlano e si curano dello sport, ma parlano anche di politica, di cultura, di religione, di pace”.

L’ultima malattia che colpisce lo sport è il fenomeno dell’individualismo: “C’è una malattia che si chiama individualismo. Di individualismo è ammalato tutto il nostro mondo. Gli ammalati di individualismo pensano solo a sé, pensano che il mondo esista per essere al loro servizio, pensano che gli altri siano presenti per ammirarli, applaudirli, pagarli, servirli. Il gioco di squadra diventa una collezione di capricci, le gare diventano competizioni esasperate, la pretesa di vincere diventa cattiveria”.

Ed anche qui la guarigione può iniziare dai minori: “Creare condizioni di incontro, di amicizia, di gusto per giocare insieme, per convincere a uscire di casa, a confrontarsi con adulti, coetanei, compagni di squadra, avversari, successi, sconfitte. I più piccoli possono sperimentare che è bello stare insieme ed è bello fare amicizia. E’ bello conoscere i propri limiti e le proprie capacità ed è bello prendere le misure, per non illudersi e per non deprimersi”.

E’ un invito a vivere lo sport anche come volontariato: “Forse si può cominciare dai più grandi. I molti volontari che tengono vive le società sportive, negli oratori, nel CSI, nelle federazioni, danno testimonianza che dedicarsi al servizio e sentirsi responsabili degli altri dà un senso al tempo libero e una speranza al mondo”.

Per questo ha ringraziato coloro che ‘vivono’ lo sport: “Chi tiene vivo e salva lo sport nel nostro tempo e nel nostro territorio contribuisce al bene di tutti. Toglie i ragazzi dalla strada e previene molti rischi di corruzione, di isolamento, di dispersione. Perciò, grazie!

Chi per passione si dedica con intelligenza e spirito di servizio a salvare lo sport, a insegnare una disciplina e un’etica della pratica sportiva, può contribuire in modo determinante a rendere migliore il mondo. Perciò, grazie!

Chi sa tessere rapporti e lavorare con pazienza per fare squadra, chi sa inventare occasioni e inviti per una pratica sportiva inclusiva che proponga non solo i risultati, ma, in primo luogo, la solidarietà tra tutti, italiani e non italiani, normodotati e persone con disabilità, coloro che possono pagare e coloro che non possono, diventa alleato in quella fraternità che rende più abitabile il mondo e più desiderabile vivere. Perciò, grazie!”

Giovani che donano, comunità che includono

Saranno oltre 200 gli studenti protagonisti venerdì 16 ottobre al Cinema Monviso di Cuneo dell’incontro ‘Giovani che donano, comunità che includono’, promosso dall’Istituto Italiano della Donazione (IID) insieme alla Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo (Fondazione CRC) nell’ambito del Giorno del Dono 2026. L’appuntamento cuneese conclude il calendario dei principali eventi targati #DonoDay2026 e rinnova, per il sesto anno consecutivo, la collaborazione tra IID e Fondazione CRC, mettendo al centro le nuove generazioni e il ruolo che possono avere nella costruzione di comunità più solidali, partecipate e inclusive.

L’Italia è il primo e unico Paese al mondo ad aver dedicato per legge una giornata al dono, con la Legge 110/2015, che riconosce il 4 ottobre di ogni anno come Giorno del Dono. Scuole, Comuni, associazioni, fondazioni, imprese e cittadini sono chiamati a costruire insieme la mappa dell’Italia che dona, dando visibilità alle tante forme in cui il dono prende vita ogni giorno: solidarietà, volontariato, partecipazione, cura degli altri e impegno per la propria comunità.

Nasce così il Giro dell’Italia che Dona, la rassegna nazionale che raccoglie le iniziative organizzate dal 1° settembre al 31 ottobre 2026. Nel Mese del Dono, l’appuntamento di Cuneo rappresenta un momento dedicato in particolare ai giovani, non soltanto come destinatari di un messaggio, ma come protagonisti e interpreti di una cultura del dono capace di generare relazioni e inclusione.

“Il Giorno del Dono nasce per far crescere una cultura che non consideri il dono soltanto come un gesto, ma come un modo di essere cittadini e di partecipare alla vita delle proprie comunità” sottolinea Marco Rasconi, presidente IID. “Per questo il coinvolgimento dei giovani è fondamentale. Quest’anno 140 scuole hanno aderito al progetto e sono stati presentati più di 100 elaborati: video, immagini, racconti e progetti attraverso i quali ragazze e ragazzi hanno dato una propria interpretazione del dono. Portare questa esperienza a Cuneo, insieme a Fondazione CRC che da sei anni condivide con noi questo percorso, significa dare spazio alla loro voce e alla loro capacità di immaginare comunità più aperte, solidali e inclusive”.

“Il sostegno a questa iniziativa, che ormai da anni fa tappa a Cuneo grazie alla collaborazione con l’Istituto Italiano della Donazione, nasce dalla volontà di diffondere la cultura del dono per ridurre le disuguaglianze nelle nostre comunità” aggiunge Mauro Gola, Presidente di Fondazione CRC. “Un progetto che si caratterizza per il coinvolgimento delle scuole del nostro territorio, che hanno lavorato con studenti e studentesse per immaginare un mondo più solidale e inclusivo”. Il progetto si svolge nell’ambito del Protocollo d’intesa con il Ministero dell’Istruzione e del Merito e con il patrocinio di ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani.

Ad aprire la mattinata saranno Mauro Gola, Presidente di Fondazione CRC, e Marco Rasconi, Presidente dell’Istituto Italiano della Donazione. A condurre e moderare l’incontro sarà Giulio Sensi, giornalista e comunicatore sociale.

Cuore dell’appuntamento l’incontro ‘La differenza fa la differenza’ con Andrea De Beni, formatore, speaker, atleta con disabilità e vicepresidente di Bionic People, partner tecnico del Giorno del Dono 2026: attraverso il racconto di esperienze personali, errori, vittorie, sconfitte e piccole conquiste quotidiane, De Beni accompagnerà ragazze e ragazzi in una riflessione sui limiti che spesso ci imponiamo, sulle capacità che ciascuno possiede e sulla forza che può nascere dallo sport e dalle persone che abbiamo accanto. Un momento pensato non come una lezione frontale, ma come un’esperienza di ascolto, interazione e gioco, per invitare gli studenti a riconoscere e valorizzare le proprie capacità e quelle degli altri e a guardare alla differenza come a una risorsa.

Ancora De Beni ha sottolineato: “Sono convinto che una persona come me, che vive la disabilità da quando è nata, non abbia nulla da insegnare ai nostri ragazzi e ragazze: il compito è semmai quello di congelare uno sguardo nativamente aperto e inclusivo verso la diversità, che nel tempo si deteriora e sfiorisce. Nascere con una disabilità motoria congenita obbliga a crescere dentro un confine fisico molto netto e questo significa imparare ad agire non nonostante, ma proprio in presenza dei nostri limiti.

Se la nostra vita può diventare uno specchio in cui riflettersi o un esempio di autodeterminazione e antifragilità, allora si trasforma in un dono, in pura gratitudine e benevolenza. Questo sarà di certo il centro pulsante del mio intervento, per il quale colgo ancora una volta l’occasione di ringraziare: è una grande opportunità, quella di poter congelare sguardi insieme.”

La partecipazione dei ragazzi sarà fondamente anche per ‘Chi vuol essere donatore?’, il gioco che li porterà direttamente sul palco, divisi in squadre, per sfidarsi attraverso domande, curiosità e quiz sul mondo del dono, della solidarietà e del volontariato. Un modo leggero e coinvolgente per conoscere più da vicino come e quanto si dona, e scoprire che il dono può assumere forme molto diverse.

Una parte centrale della mattinata sarà dedicata alle scuole della provincia di Cuneo che hanno partecipato al contest nazionale #DonareMiDona 2026, chiamate a presentare e raccontare i propri lavori. Tre delle scuole presenti a Cuneo sono finaliste del contest #DonareMiDona Scuole 2026, i cui vincitori saranno premiati a Genova il 13 ottobre: il Liceo Bodoni di Saluzzo, l’IISS Cillario Ferrero di Neive e la Scuola in Ospedale dell’I.C. Cuneo Corso Soleri.

Il Liceo Bodoni di Saluzzo porterà sul palco ‘Videogioco fai la tua scelta!’, un progetto che utilizza il linguaggio interattivo del videogioco per mettere i ragazzi davanti a scelte e situazioni nelle quali ciascuno può decidere come agire e quale spazio dare al dono. Commenta la Prof.ssa Serena Buzzi: “Il progetto ha avuto per noi un doppio binario: rafforzare le competenze informatiche dei ragazzi e far emergere la loro propensione alla solidarietà.

Da una parte hanno imparato a utilizzare strumenti come Arcweave, Miro e Leonardo.ai per costruire da zero una visual novel; dall’altra hanno provato a mettersi nei panni dell’altro, portando il giocatore a vivere la storia di Giovanni, un uomo comune chiamato a compiere una scelta: voltarsi dall’altra parte o aiutare una persona in difficoltà? Ogni decisione apre una strada diversa e porta con sé delle conseguenze. E’ proprio questo il messaggio che abbiamo voluto trasmettere con il nostro gioco Fai la tua scelta!: ogni scelta, anche quella che può sembrare più piccola, può avere un impatto sugli altri. Ogni scelta cambia il mondo”.

L’IISS Cillario Ferrero di Neive presenterà invece ‘Il dono dei meme’, un lavoro che parte da uno dei linguaggi più familiari alle nuove generazioni per raccontare in modo creativo come anche un sorriso, la condivisione delle proprie conoscenze e l’aiuto nello studio possano trasformarsi in una forma di dono.  Sottolinea la prof.ssa Elena Borrano: “Gli studenti hanno realizzato meme matematici per trasformare la matematica in uno strumento di condivisione, ironia e inclusione. Partendo dal loro linguaggio di tutti i giorni, hanno raccontato attraverso le pagine dei loro eBook come tra i banchi di scuola si possa donare agli altri qualcosa di prezioso: un supporto, un sorriso, un momento di leggerezza.

Il progetto li ha portati a riflettere sul fatto che il dono non riguarda soltanto ciò che possiamo offrire materialmente, ma anche il tempo, le competenze e la creatività che mettiamo a disposizione degli altri. Anche un meme può diventare così un piccolo gesto di dono: può far sorridere, alleggerire una difficoltà e, perché no, aiutare un compagno a imparare”.

A portare una prospettiva particolarmente significativa sarà la Scuola in Ospedale dell’I.C. Cuneo Corso Soleri con il video Donare Mi Dona: la testimonianza di come il dono, la relazione e la vicinanza possano trovare spazio anche all’interno di un percorso scolastico vissuto in ospedale. Illustra la Docente ospedaliera Anita Menardi:

“Partendo dalla lettura del racconto Il Pacchetto Rosso – scritto e illustrato da Linda Wolfsgruber e Gino Alberti – abbiamo voluto riflettere sul significato del dono nella vita di ogni giorno. Nel video, una scatola passa di mano in mano tra personale ospedaliero, docente e volontari, raccogliendo le loro risposte alla frase ‘Donare mi dona perché…’. Quel semplice passaggio diventa così il simbolo di una comunità che si prende cura, nella quale ciascuno può offrire qualcosa all’altro. Abbiamo voluto raccontare soprattutto il valore di quei doni invisibili – il tempo, l’ascolto, la presenza, la vicinanza – che non si possono racchiudere in una scatola, ma che arricchiscono profondamente sia chi li offre sia chi li riceve”.

Saranno inoltre presenti l’IIS Soleri Bertoni di Saluzzo e l’IC Alpi di Bra, anch’essi coinvolti nel percorso territoriale dedicato al Giorno del Dono. Attraverso esperienze, linguaggi e contesti differenti, saranno gli stessi studenti a mostrare come il dono possa essere raccontato e, soprattutto, vissuto nella quotidianità: a scuola, nelle relazioni con i coetanei, attraverso la creatività, l’aiuto reciproco, l’inclusione e la partecipazione alla propria comunità.

L’appuntamento di Cuneo è la tappa conclusiva dei principali eventi del Giorno del Dono 2026, lasciando idealmente l’ultima parola proprio ai più giovani: perché una comunità capace di donare è, prima di tutto, una comunità capace di riconoscere il valore delle persone, delle differenze e delle relazioni che la tengono insieme.

13 ottobre, ore 9:30, Genova: Liguria Capitale del Dono 2026: Premiazione del Contest #DonareMiDona

14 ottobre, ore 16:00, Genova: Liguria Capitale del Dono 2026: La cultura del dono nei territori – Presentazione del 9° Rapporto sul dono con focus Liguria

Tutte le informazioni su #DonoDay2026 sono disponibili su www.istitutoitalianodonazione.it.

Federico Violo eletto presidente della Federazione Nazionale Italiana della Società di San Vincenzo De Paoli

Nei giorni scorsi si sono concluse le votazioni per il rinnovo della Giunta Esecutiva della Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV. Le urne hanno decretato la nascita della squadra che guiderà l’Associazione nel delicato e importante mandato 2026-2032. Alla presidenza della Federazione è stato eletto Federico Violo, affiancato da professionisti provenienti da tutta Italia.

Nel suo primo intervento da Presidente nazionale, Federico Violo si è rivolto all’assemblea con una frase di grande umiltà: ‘Io sono uno sconosciuto’ – ovviamente non è così dato il suo lungo e profondo impegno nel mondo del volontariato ed, in particolare, nella Società di San Vincenzo De Paoli. 

In quelle poche parole si delinea un tratto della sua persona e del suo approccio a questo nuovo incarico: l’umiltà di chi non arriva per occupare uno spazio, ma per mettersi al servizio. Ed è proprio dal servizio che Violo ha fatto partire il suo messaggio ai presenti: essere accanto a chi ha più bisogno nel segno della comunione e dell’unità.

“La San Vincenzo è dei poveri e per i poveri. Il nostro è un servizio alla carità”, ha ricordato, riportando così al centro la ragione più profonda dell’impegno vincenziano. Poi il saluto e il ringraziamento alla Presidente uscente, Paola Da Ros, per l’impegno profuso durante gli anni alla guida della Federazione. Il nuovo Presidente ha concluso il suo intervento con un sentito saluto: “Vi abbraccio tutti dal profondo del cuore”.

La nuova Giunta si insedia ponendo al centro le linee programmatiche raccolte nel documento ‘La Buona Direzione. Camminare insieme, servire meglio’. Un piano che traccia una rotta chiara per rispondere alle crescenti povertà del Paese, ma che guarda prima di tutto all’interno della Federazione con un forte messaggio di unità, trasparenza e riconciliazione.

Il programma della Giunta si apre con un’attenta analisi delle ferite globali e nazionali. La San Vincenzo De Paoli riafferma la propria presenza ‘nel cuore del mondo’, esprimendo profonda preoccupazione per l’aumento delle spese militari a scapito delle politiche sociali, sanitarie ed educative.

Tra le priorità individuate dal nuovo mandato per i prossimi anni figurano il contrasto alla povertà sanitaria (che nel 2024 ha visto quasi il 10% degli italiani rinunciare a curarsi), l’accompagnamento dei lavoratori davanti all’impatto dell’Intelligenza Artificiale, il supporto alle aree colpite dal calo demografico e la valorizzazione delle aree interne e dei borghi d’Italia, definiti dalla CEI come il vero ‘metabolismo dei nostri territori’.

La principale novità strutturale del mandato è l’istituzione del nuovo Settore nazionale ‘Progetti, Reti e Territori – Progetti Italia’. Questo servizio garantirà supporto tecnico per i Consigli Centrali e le Opere Speciali per facilitare l’accesso ai finanziamenti, intercettare bandi pubblici ed europei, e sostenere i volontari nella complessa macchina burocratica della progettazione. ‘Progetti Italia’ svilupperà inoltre un’importante attività di advocacy, portando la voce e i dati delle persone più fragili all’attenzione delle istituzioni. Consapevole della fase complessa vissuta recentemente dall’Associazione (segnata da incomprensioni e tensioni) la nuova Giunta ha strutturato il proprio mandato attorno a due momenti chiave:

Prima fase (12-18 mesi) – Il tempo della ricomposizione: Un periodo interamente dedicato all’ascolto. La Giunta si impegna a visitare progressivamente tutte le realtà locali per ricostruire fiducia e trasparenza. Seconda fase – Il tempo della corresponsabilità: L’ascolto si trasformerà in una progettualità ‘a geometria territoriale’, con strumenti flessibili e modulabili adatti alle diverse esigenze locali (dalle grandi metropoli ai piccoli borghi), applicando il principio di sussidiarietà.

Per supportare i volontari, il programma introduce un piano formativo permanente articolato su tre dimensioni: tecnica (per alleggerire la burocrazia), spirituale (sulle orme del Beato Federico Ozanam) e relazionale (per la gestione costruttiva dei conflitti). Anche la comunicazione cambierà passo, mettendosi totalmente a servizio dei territori per far emergere le buone pratiche locali e potenziando la storica rivista ‘Le Conferenze di Ozanam’ come incubatore di esperienze replicabili.

Il mandato 2026-2032 sarà guidato da criteri stringenti di collegialità, sostenibilità economica e verifica periodica dei risultati, interpretando la leadership non come occupazione di spazi, ma come l’apertura di nuove strade.

“La nostra buona direzione ha un volto preciso: quello delle persone che attendono ascolto, vicinanza, dignità e speranza, conclude il documento programmatico della Giunta Esecutiva. La direzione sarà davvero buona quando nessuno avrà bisogno di rimanere indietro perché qualcun altro possa avanzare. è guardando verso gli ultimi che ritroveremo anche la strada per tornare a camminare uniti”.

Federico Violo (classe 1986, Valenza – AL), laureato con lode in Giurisprudenza e mediatore civile, affianca alla professione di imprenditore agricolo un lungo percorso nel Terzo Settore. Già Presidente del Consiglio Centrale di Alessandria e Coordinatore Interregionale per il Piemonte e la Valle d’Aosta, dal 2014 presiede la Consulta Comunale del Volontariato Sociale di Valenza, guidando una rete di oltre 40 associazioni del territorio. Insieme al nuovo Presidente è stata eletta la Giunta Esecutiva Nazionale, composta da: Giulia Bandiera, Vicepresidente; Licia Latino, Segretario; Leonardo Semplici, Tesoriere; Francesco Cannizzo, Leonardo Di Filippo, Luisa Fasano, Guido Garbi e Rosario Macca, componenti di Giunta.

Carceri italiane: sovraffollamento anche negli istituti minorili

Le carceri italiane vivono una crisi strutturale che colpisce adulti e minorenni, con effetti che travalicano i confini degli istituti e investono l’intera società. Secondo Franco Prina, professore ordinario di Sociologia giuridica, della Devianza e del Mutamento presso il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università degli Studi di Torino:: “Il carcere oggi spesso funziona come una discarica sociale dove accresce la marginalità sociale, la fragilità psichiche e la povertà educativa”.

I numeri parlano chiaro: sovraffollamento medio del 124% e picchi oltre il 200% in istituti come Lucca e San Vittore; circa 20.000 detenuti tossicodipendenti; il 65% con disagio psichico, di cui il 4% affetto da psicosi gravi; oltre 20.000 detenuti stranieri; suicidi già sette nei primi 40 giorni del 2026, dopo i 91 del 2024 e gli 80 del 2025.

Anche il sistema penale minorile ha subito un cambiamento drammatico: gli Istituti Penali per Minorenni (IPM), che per decenni avevano una media di 350-400 ragazzi al giorno, sono oggi quasi raddoppiati, con 700-800 giovani detenuti, sovraffollamento e pressione sulle possibilità di reinserimento, come ha sottolineato il docente: “Questo segna una rottura con la tradizione italiana, che aveva reso il carcere minorile una misura residuale e un modello internazionale di reinserimento.

Il sistema funzionava grazie a una alleanza educativa e istituzionale: magistratura minorile, operatori degli istituti, servizi della giustizia minorile (USSM), servizi sociali territoriali, terzo settore e volontariato collaboravano per accompagnare i ragazzi in percorsi di responsabilizzazione e reinserimento. In moltissimi casi, grazie alla messa alla prova e ai progetti sul territorio, la detenzione diventava solo una parentesi e non un destino”.

In un contesto così complesso, il ruolo del volontariato e delle associazioni assume una funzione essenziale: “Gli Assistenti Volontari collaborano al trattamento e facilitano il contatto con l’esterno. Le associazioni portano attività culturali, formative, sportive e sociali, contribuendo a ridurre la separazione tra carcere e comunità. Il volontariato può operare come partner della Pubblica Amministrazione, attraverso strumenti di co-programmazione e co-progettazione, andando oltre il semplice sostegno ai detenuti e contribuendo a un carcere costituzionalmente orientato, aperto e rispettoso dei diritti”.  

Poi il Professore pone l’attenzione sulle giovani generazioni: “E’ fondamentale coltivare una attenzione precoce alle fragilità dei ragazzi, alla marginalità, alla povertà educativa, al senso di identità, e offrire strumenti per affrontare le difficoltà senza ricorrere immediatamente alla sanzione penale”.

​Tra le esperienze più significative c’è il progetto ‘ScegliAmo bene’ del Settore Carcere e Devianza della Società di San Vincenzo De Paoli, che opera nelle scuole con percorsi di prevenzione e consapevolezza sui temi della legalità, delle scelte personali e delle conseguenze dei comportamenti: “Questo lavoro con i giovani è un esempio di come si possa agire in prevenzione, offrendo strumenti concreti ai ragazzi e alle comunità per orientare le proprie scelte e ridurre il rischio di marginalità e devianza. Nonostante l’importanza strategica del volontariato, il contesto carcerario pone ostacoli crescenti.

In molti istituti le attività sono limitate, gli spazi ridotti, la presenza dei volontari viene ostacolata o scoraggiata, soprattutto quando testimoniano le condizioni reali delle carceri. Anche l’allontanamento di chi denuncia criticità è un segnale chiarodella difficoltà di mantenere uno sguardo critico e costruttivo all’interno del sistema”.

Per il docente il volontariato non può limitarsi a sostenere la quotidianità dei detenuti, ma deve continuare a esercitare una funzione politica e civile, richiamando le istituzioni alla funzione rieducativa della pena e contribuendo a un cambiamento culturale più ampio nella società: “E’ necessario che l’opinione pubblica e le scelte politiche riconoscano che esistono forme diverse di risposta al reato, che il carcere non deve essere vendetta ma opportunità di reinserimento, e che investire nella prevenzione e nel sostegno alle nuove generazioni conviene a tutti”.

Proprio per valorizzare il ruolo del volontariato e ascoltare anche la voce dei detenuti attraverso i loro scritti: “Quest’anno il Premio letterario Carlo Castelli ha scelto di orientare il concorso sul tema del volontariato. Abbiamo chiesto ai partecipanti di riflettere sul senso della presenza dei volontari negli istituti, su ciò che funziona, su ciò che potrebbe essere migliorato, e su come il volontariato possa contribuire a diffondere nella società una diversa cultura della pena”, ha spiegato Prina, da anni membro della giuria del concorso letterario.

Le testimonianze dei detenuti, raccolte attraverso gli elaborati, offrono uno sguardo diretto dall’interno del carcere, prezioso anche per le associazioni e per chi governa il sistema. Il Premio Carlo Castelli è un concorso letterario nazionale rivolto a tutti i detenuti degli istituti penitenziari italiani, compresi quelli minorili.       

Dedicato alla memoria di Carlo Castelli, figura di spicco del volontariato vincenziano e promotore della Legge Gozzini, diventa un mezzo per costruire un futuro condiviso, sottolineando l’importanza del sostegno reciproco, anche in contesti difficili come il carcere. Il Premio Carlo Castelli ha il patrocinio di Camera, Senato e Ministero della Giustizia, ed è stato insignito della medaglia del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.       

.

Carceri italiane: sovraffollamento al 124%. Dalla San Vincenzo De Paoli un impegno per dignità, reinserimento e legalità

63.734 detenuti a fronte di una capienza reale di 46.126 posti: il sovraffollamento medio nelle carceri italiane è del 124%, con situazioni particolarmente critiche in alcuni istituti. Circa il 65 per cento della popolazione detenuta presenta forme di disagio psichico; nei primi 40 giorni del 2026 si sono registrati 7 suicidi. I detenuti stranieri sono oltre 20.000, pari al 31,6% del totale. Negli Istituti Penali per Minorenni sono ristretti 631 giovani, il 62% ha meno di 18 anni.

Sono i dati richiamati dal prof. Franco Prina nel suo intervento all’Assemblea Nazionale della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia. Numeri che raccontano una realtà complessa e richiedono un impegno condiviso.

Nel suo contributo, Prina ha evidenziato come il volontariato trovi pieno riconoscimento nei principi costituzionali e nel Codice del Terzo Settore, che ne valorizza il ruolo nella co-programmazione e nella collaborazione con le istituzioni pubbliche. In ambito penitenziario, ciò si traduce in una presenza che accompagna le persone detenute, sostiene i percorsi trattamentali e contribuisce a mantenere un legame vivo tra carcere e comunità:

“Il volontariato non è un soggetto esterno o occasionale, ma parte integrante della comunità che si assume responsabilità verso il bene comune. Nel sistema penitenziario questo significa concorrere, in dialogo con l’amministrazione, a rendere effettiva la funzione rieducativa della pena e a custodire l’equilibrio tra sicurezza e rispetto dei diritti fondamentali”.

Una prospettiva pienamente condivisa dalla Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli, presente all’Assemblea con i propri rappresentanti nazionali, la Presidente Paola Da Ros, il Vice Presidente Marco Guercio e la responsabile del Settore Carcere e Devianza, Antonella Caldart.:

“La pena, come prevede la Costituzione, deve mantenere una finalità rieducativa e garantire condizioni di umanità. Chi vive il carisma vincenziano è facilitato nel servizio alla fragilità e quindi anche alla persona detenuta. Federico Ozanam ci richiama a lavorare sulla dignità, ridando speranza e prendendoci cura anche delle famiglie”..Si traducono così in azione i principi costituzionali e la visione del volontariato come ponte tra carcere e comunità, come richiamato dal prof. Prina.

Il richiamo alla dignità si traduce in un impegno concreto e quotidiano dentro gli istituti penitenziari, ma anche nella promozione di una cultura della responsabilità condivisa, nella consapevolezza che la realtà carceraria riguarda l’intera comunità.

Accanto all’accompagnamento delle persone detenute, diventa fondamentale lavorare anche sul piano della prevenzione e dell’educazione alla legalità, soprattutto tra i più giovani. Negli ultimi mesi, il Settore Carcere e Devianza ha lanciato il progetto ‘ScegliAmo Bene’, un nuovo percorso educativo rivolto agli studenti delle scuole superiori. L’iniziativa mira a sensibilizzare i giovani sul valore della legalità, sulla responsabilità delle proprie scelte e sull’importanza del ruolo attivo nella comunità.

Attraverso laboratori, incontri con formatori di rilievo e attività pratiche, gli studenti hanno l’opportunità di confrontarsi con esperienze concrete e partecipative, sviluppando consapevolezza e autonomia. Il percorso prevede anche la possibilità di mettersi alla prova come volontari, contribuendo direttamente a progetti sociali sul territorio: “Educare alla legalità significa anche formare cittadini consapevoli, pronti a partecipare attivamente alla vita della comunità”, ha spiegato Antonella Caldart.

La Società di San Vincenzo De Paoli investe molto anche nella formazione dei volontari che consente di comprendere la complessità del disagio sociale e psichico presente nelle carceri, operare con competenza e responsabilità, sviluppare una cultura del rispetto dei diritti, rafforzare il dialogo con le istituzioni e gli operatori del sistema penitenziario.

A conferma di questo impegno, si è concluso il 14 febbraio ad Ancona il percorso di formazione ‘Essere presenza nel mondo del carcere’ organizzato insieme ai volontari delle Marche. Oltre cento iscritti provenienti da diverse regioni italiane (giovani under 30 e volontari con esperienza consolidata) hanno preso parte a un ciclo formativo seguito anche da altri Paesi europei, con oltre 1.200 visualizzazioni online.

A distinguere il percorso è stata una scelta metodologica precisa: affrontare insieme giustizia minorile e detenzione degli adulti, offrendo una visione integrata del sistema penale e mettendone in luce differenze, criticità e continuità. Gli otto incontri, svolti tra Ancona, Pesaro e Ascoli Piceno, hanno approfondito temi centrali come devianza minorile, ascolto empatico, misure alternative, reinserimento sociale, criminalità e dipendenze, ha sottolineato ancora Antonella Caldart:

“Oltre la buona volontà per entrare in carcere servono competenze, capacità di ascolto e la consapevolezza che anche il più piccolo segnale di sollievo alla sofferenza delle persone recluse diventa una spinta a continuare”.

Accanto alla presenza negli istituti, la Società promuove iniziative culturali come il Premio Castelli, concorso letterario che valorizza la scrittura come spazio di riflessione e crescita personale, ha ricordato Caldart:

“Le esperienze formative e lavorative durante la detenzione favoriscono percorsi di responsabilizzazione e riducono il rischio di recidiva. Offrire occasioni di studio, formazione e lavoro significa preparare il reinserimento nella comunità. Anche il Premio Castelli nasce con questa finalità: aiutare la persona a riconoscersi oltre il reato e a ritrovare la propria dignità”. Si contribuisce così a rendere il carcere un servizio pubblico rieducativo rispettando la visione del volontariato come soggetto che, insieme alle istituzioni, trasforma concretamente le condizioni di vita negli istituti.

Sempre più realtà territoriali dell’Associazione accolgono inoltre persone inserite in percorsi alternativi alla detenzione, come la Messa alla Prova e i lavori di pubblica utilità, contribuendo a costruire occasioni concrete di responsabilità e reintegrazione.

Come ha evidenziato il prof. Prina un carcere costituzionalmente orientato è un carcere aperto alla comunità, che non comprime altri diritti fondamentali. In questo quadro, il volontariato rappresenta un ponte tra istituzione e società, contribuendo a rendere l’esecuzione penale un autentico servizio pubblico, attento sia alla sicurezza sia alla dignità della persona.

Dall’Assemblea è emersa con chiarezza una convinzione comune: la collaborazione tra istituzioni e società civile, nel rispetto dei ruoli e delle competenze, è un elemento essenziale per rendere effettiva la funzione rieducativa della pena e per rafforzare la coesione sociale. In una realtà complessa, il contributo del volontariato si propone come presenza costruttiva e responsabile, a servizio della persona detenuta e dell’intera comunità.

San Vincenzo De Paoli: oltre 100 italiani formati tra minorile e adulti per il volontariato in carcere

Si è concluso sabato 14 febbraio il percorso di formazione ‘Essere presenza nel mondo del carcere’, promosso dal Settore Carcere e Devianza della Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV insieme a i Volontari delle Marche dell’Associazione.  Oltre cento iscritti provenienti dalle regioni italiane, giovani under 30 e volontari con esperienza consolidata, hanno preso parte a un ciclo formativo, seguito anche da altri Paesi europei grazie alle dirette online che hanno superato le 1.200 visualizzazioni.

A distinguere questo percorso dalla formazione tradizionale è stata una scelta metodologica precisa: affrontare insieme giustizia minorile e detenzione degli adulti. Questo approccio ha permesso ai partecipanti di confrontare direttamente i due sistemi penali, mettendone in luce differenze, criticità e continuità, e di acquisire una visione completa e integrata del mondo carcerario.

Il percorso ha valorizzato competenze pratiche e creative dei volontari, dalla capacità di lettura ad alta voce e insegnamento della lingua italiana al supporto scolastico, dalle lingue straniere all’arte, alla musica e al teatro. Un capitale umano pronto a tradurre la propria preparazione in presenza concreta all’interno delle strutture penitenziarie, dove ascolto, empatia e accompagnamento diventano strumenti fondamentali di reinserimento sociale.

Molti partecipanti hanno dichiarato di essere stati mossi da motivazioni valoriali profonde, come la tutela della dignità umana, il senso di responsabilità civile e il desiderio di contribuire al reinserimento sociale di persone detenute. Accanto a questo, è emersa la curiosità verso un mondo poco conosciuto, il desiderio di comprendere le dinamiche educative e trattamentali del carcere, e la volontà di crescere personalmente e professionalmente.

L’apprezzamento per il corso è stato unanime: un equilibrio efficace tra teoria e pratica, pluralità di punti di vista e chiarezza intellettuale dei relatori, con interventi di magistrati, psicologi, educatori, criminologi, agenti penitenziari e volontari esperti.

Gli otto incontri, svolti tra Ancona, Pesaro e Ascoli Piceno, in presenza e online, hanno affrontato temi centrali come la devianza minorile, l’ascolto empatico, le misure alternative alla detenzione, il reinserimento sociale, la criminalità e le dipendenze.

“Il corso ha fatto emergere un bisogno profondo di avvicinarsi al mondo carcerario”, sottolinea Antonella Caldart, responsabile del Settore Carcere e Devianza della Società di San Vincenzo De Paoli. “Oltre cento partecipanti, dalle Marche, dal resto d’Italia e anche dall’estero, hanno seguito con costanza gli incontri, maturando la convinzione di intraprendere questo cammino in modo consapevole e accompagnato”. Il percorso ha prodotto anche indicazioni per approfondimenti futuri, come incrementare gli incontri periodici per consolidare la continuità formativa e mantenere viva l’attenzione sui temi penitenziari.

Al termine del corso, i volontari saranno progressivamente inseriti nelle strutture penitenziarie dell’intero territorio nazionale. Oltre a sostenere detenuti e famiglie, potranno diventare portavoce delle loro condizioni, contribuendo a trasformare la pena nella sua funzione educativa e rieducativa, come previsto dalla Costituzione.

“Non basta la buona volontà per entrare in carcere– sottolinea Antonella Caldart, responsabile del Settore Carcere e Devianza della Società di San Vincenzo De Paoli –. Servono competenze, capacità di ascolto e la consapevolezza che anche il più piccolo segnale di sollievo alla sofferenza delle persone recluse diventa una spinta a continuare”. Intanto nuove Conferenze di volontari carcerari sono già in via di costituzione nelle Marche e in altre regioni d’Italia, segno di un modello di volontariato replicabile e capace di generare impatto sociale tangibile. Gli incontri di formazione resteranno visibili sul canale YouTube: San Vincenzo Italia – YouTube.  

‘Essere presenza nel mondo del carcere’: ad Ancona si conclude il percorso di formazione per volontari

Si concluderà sabato 14 febbraio il percorso di formazione ‘Essere presenza nel mondo del carcere’, promosso dai Volontari della Società di San Vincenzo De Paoli delle Marche, con il supporto del Settore Carcere e Devianza della Federazione Nazionale Italiana della Società di San Vincenzo De Paoli ODV e il sostegno delle istituzioni locali. L’ultimo appuntamento si svolgerà online per consentire la partecipazione al corso ai volontari provenienti da altri Stati europei.

Un percorso nato per offrire strumenti, competenze e motivazioni a chi sceglie di avvicinarsi al volontariato in carcere, uno degli ambiti più complessi e meno visibili. Dall’11 ottobre al 6 dicembre 2025, il ciclo formativo ha coinvolto 112 iscritti provenienti da 11 regioni italiane: due terzi dalle Marche, il restante da altre dieci regioni. Tra i partecipanti si contano 15 giovani sotto i 30 anni, circa 20 volontari della Società di San Vincenzo De Paoli e anche una partecipante collegata da Parigi, segno di un interesse che supera i confini regionali e nazionali.

Accanto agli incontri in presenza, il percorso ha avuto una significativa estensione online, con oltre 1.200 visualizzazioni dei video formativi, consentendo a molti di seguire i contenuti anche a distanza. Il percorso ‘Essere presenza nel mondo del carcere’ si avvia così alla conclusione con una partecipazione ampia e trasversale. Numeri che raccontano un bisogno crescente di formazione, senso e accompagnamento tra chi oggi si avvicina al volontariato in carcere.

“Il corso ha fatto emergere un bisogno profondo di avvicinarsi al mondo carcerario, ha sottolineato Antonella Caldart, responsabile del Settore Carcere e Devianza della Società di San Vincenzo De Paoli. Oltre cento partecipanti, dalle Marche, dal resto d’Italia e anche dall’estero, hanno seguito con costanza gli incontri, maturando la convinzione di intraprendere questo cammino in modo consapevole e accompagnato”.

Il percorso ha offerto una formazione articolata e approfondita grazie al contributo di magistrati, agenti di polizia penitenziaria, psicologi, educatori, criminologi, medici, garanti dei diritti delle persone private della libertà e volontari con lunga esperienza. Un cammino pensato non solo per chi desidera entrare in carcere come volontario, ma anche per chi intende sostenere le famiglie dei detenuti o attivare percorsi di messa alla prova e misure alternative alla detenzione, come previsto dalla legge. Tutti gli incontri restano disponibili sul sito SanVincenzoItalia.it.

Un’idea di libertà attraversa l’intero percorso formativo, pensato non solo per trasmettere competenze tecniche, ma anche per accompagnare i volontari in una riflessione personale sul senso della presenza accanto a chi vive l’esperienza della detenzione, ha aggiunto Antonella Caldart: “Essere volontari in carcere richiede disponibilità d’animo, competenze e conoscenza delle regole di vita del carcere. Significa saper accogliere senza giudicare, offrire ascolto e speranza a chi l’ha smarrita, accompagnare detenuti e famiglie nel loro percorso”.

Gli otto incontri, svolti tra Ancona, Pesaro e Ascoli Piceno, in presenza e online, hanno affrontato temi centrali come la devianza minorile, l’ascolto empatico, le misure alternative alla detenzione, il reinserimento sociale, la criminalità e le dipendenze, come ha sottolineato Gabriele Cinti, coordinatore del progetto, perché un’attenzione particolare è stata rivolta ai minori, un ambito in cui ‘la recidiva supera il 40%’. Da qui la necessità di rafforzare la collaborazione tra istituzioni e società civile per costruire percorsi di accompagnamento e inclusione capaci di spezzare il circolo della marginalità.

L’esperienza maturata durante il percorso formativo ha messo in luce anche l’importanza del lavoro e della formazione come strumenti fondamentali di reinserimento sociale, in grado di restituire dignità e autonomia a chi ha scontato una pena. Un impegno che oggi si confronta con criticità strutturali del sistema penitenziario (dal sovraffollamento alla carenza di personale, fino alle difficoltà di accesso per i volontari) e che rende ancora più complesso il lavoro con minori, donne, persone con dipendenze o fragilità psichiche. In questo contesto, il volontariato è chiamato non solo a stare accanto alle persone detenute, ma anche a farsi portavoce delle loro condizioni, affinché la pena mantenga la sua funzione educativa e riabilitativa, come previsto dalla Costituzione.  

Il percorso formativo sta producendo effetti concreti anche sul piano organizzativo, secondo Antonella Caldart: “Abbiamo raccolto con grande gioia e soddisfazione la disponibilità di un gruppo numeroso di persone, provenienti da diverse città delle Marche, a entrare nella Società di San Vincenzo De Paoli e a costituire nuove Conferenze dedicate al volontariato carcerario. Stiamo lavorando perché possano diventare operative quanto prima”.

Accanto a queste due nuove realtà in via di costituzione nelle Marche, segnali analoghi arrivano anche da altre regioni. L’attività di sensibilizzazione sui temi della giustizia, della legalità e della responsabilità personale e collettiva, portata avanti dal Settore Carcere e Devianza a livello nazionale sta favorendo la nascita di una nuova Conferenza di volontari carcerari anche in Friuli Venezia Giulia. Le nuove Conferenze andranno ad aggiungersi alle 896 già presenti sul territorio nazionale.

Le Conferenze rappresentano il nucleo operativo della Società di San Vincenzo De Paoli. Si tratta di gruppi di volontari presenti sul territorio che svolgono un servizio diretto a favore delle persone che vivono situazioni di povertà, precarietà ed emarginazione, promuovendo solidarietà, ascolto e accompagnamento.

Al termine del percorso formativo di febbraio, i volontari saranno inseriti in diverse strutture penitenziarie d’Italia. Solo nelle Marche, saranno interessate la Casa Circondariale di Pesaro, Villa Fastiggi e Barcaglioni ad Ancona, la Casa di Reclusione di Fossombrone e la Casa Circondariale di Marino del Tronto ad Ascoli Piceno, dando continuità a un impegno che guarda al futuro del volontariato in carcere.

(Foto: Società San Vincenzo de’ Paoli)

L’università è un ponte verso gli altri

All’Università Europea di Roma (UER) riprendono le attività di Responsabilità Sociale, nell’ambito delle iniziative del Centro di Formazione Integrale dello stesso ateneo. Come ogni anno, gli studenti del secondo anno di alcuni corsi di laurea prenderanno parte a progetti realizzati in collaborazione con diverse realtà che operano nel sociale sul territorio, sperimentando un coinvolgimento attivo in proposte che rispondono ai bisogni concreti e reali della società.

L’UER festeggia quest’anno il suo ventennale. Fin dalla nascita, queste attività occupano un ruolo centrale nella formazione e nella crescita personale degli studenti, sensibilizzandoli alle dinamiche sociali, all’esercizio attivo della solidarietà e al riconoscimento del valore sociale intrinseco nell’impegno professionale. Nell’anno accademico 2025/2026 saranno più di trecento gli studenti che parteciperanno a quaranta attività, progetti e laboratori:

“Ogni anno la nostra esperienza di Responsabilità Sociale accoglie nuove associazioni e collaborazioni, spiega p. Enrico Trono LC, Direttore del Centro di Formazione Integrale UER. Ricominciare è sempre bello ed entusiasmante, perché siamo all’inizio di un percorso nuovo che coinvolgerà i nostri studenti. Alla fine di ogni anno tanti giovani ci comunicano d’aver vissuto un’esperienza positiva, che ha contribuito ad accrescere la propria sensibilità e il loro sguardo verso gli altri”.

Gli studenti dell’Università Europea di Roma collaboreranno con diverse realtà che operano nel sociale (associazioni, Onlus, fondazioni, laboratori, organizzazioni di volontariato) svolgendo attività di vario genere: assistenza a minori e disabili, supporto a persone senza fissa dimora o in condizioni di disagio, tutela dell’ambiente, promozione della cultura e dell’educazione, sostegno a persone anziane o malate, raccolta di farmaci e generi alimentari.

Progetto B.A.S.E.: una rete concreta contro le fragilità tra salute, lavoro e autonomia

Sarà presentato venerdì 12 dicembre presso l’Università di Milano-Bicocca il Progetto B.A.S.E. – Benessere, Autonomia, Sostegno, Empowerment, promosso dalla Società di San Vincenzo De Paoli – Consiglio Centrale di Milano e di Monza e Brianza, in collaborazione con LILT Milano – Monza Brianza e Associazione San Martino.

Il progetto è nato dal Bando Terzo Settore 2023–2025 di Regione Lombardia; tale presentazione si svolge con il patrocinio del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano-Bicocca, che ha inoltre contribuito con un importante supporto scientifico alle attività di ricerca e valutazione dell’impatto.

Un progetto che ha scelto di affrontare in modo integrato e strutturato le diverse forme di povertà – economica, abitativa, lavorativa, sanitaria e relazionale – attraverso la creazione di una rete tra enti, volontari e realtà del Terzo Settore, capace di dare risposte concrete alle persone in situazione di fragilità.

B.A.S.E. ha coinvolto oltre 80 Conferenze della Società di San Vincenzo De Paoli, più di 700 soci e decine di volontari sui territori di Milano e Monza Brianza, con un’impostazione volta a superare l’autoreferenzialità e a rafforzare la collaborazione tra soggetti diversi.

Un importante contributo alla misurazione dell’impatto del progetto è stato fornito dal Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano-Bicocca, che ha condotto un’indagine sui beneficiari e sui volontari.

Dai 253 questionari somministrati agli utenti emerge una forte fragilità sanitaria: oltre il 40% ha dovuto rinunciare a visite specialistiche e oltre il 30% all’acquisto di farmaci. Dall’analisi dei 176 questionari raccolti tra i volontari, il problema percepito come più urgente è quello della salute mentale, seguito dalle malattie croniche e dalle difficoltà di accesso a un’alimentazione adeguata.

Parallelamente, grazie al lavoro dell’Associazione San Martino, orientata all’inserimento e reinserimento lavorativo di persone fragili, il progetto ha raggiunto risultati concreti: 105 persone segnalate; 80 persone incontrate: 31 persone che hanno trovato un impiego nel corso del progetto.

Un ruolo fondamentale nel rafforzare il lavoro di rete e le competenze dei volontari è stato svolto dalla psicologa Rosanna Maurizio, che ha accompagnato le Conferenze in percorsi di ascolto, consapevolezza e lettura dei nuovi bisogni emergenti.

All’evento sarà presente anche Anna Maria, la cui storia rappresenta uno dei volti simbolo del Progetto B.A.S.E. Dopo la diagnosi di tumore nel 2021 e la perdita del lavoro e della casa, ha trovato sostegno grazie alla Società di San Vincenzo De Paoli e alla rete del progetto:

“Ho toccato il fondo dopo la scoperta della malattia. La mia vita è precipitata e ho perso tutto. La Società di San Vincenzo De Paoli ha saputo guardare oltre il mio silenzio, quando ero restia a parlare. Mi ha restituito dignità e speranza; mi ha accolto in un alloggio di housing sociale, mi ha inserita in un percorso di reinserimento lavorativo e mi ha garantito, grazie al contatto con LILT, il giusto supporto psicologico” racconta.

A conclusione del progetto, i ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca hanno realizzato una valutazione dell’impatto sulle competenze e sull’esperienza dei volontari, confrontando chi ha preso parte alle attività formative con chi non ha partecipato al percorso. Un’analisi utile a orientare le azioni future e a rafforzare il lavoro di rete già avviato, aprendo alla possibilità di proseguire e ampliare la collaborazione tra la Società di San Vincenzo De Paoli, l’Associazione San Martino e LILT, per dare risposte sempre più efficaci alle nuove povertà e alle fragilità emergenti.

Campania: regione dai forti contrasti che conquista il podio della generosità nel sud Italia

Il Giorno del Dono, istituito per legge il 4 ottobre, quest’anno ha il suo centro in Campania grazie alla collaborazione tra l’Istituto Italiano della Donazione (IID) e CESVOLAB – CSV Irpinia Sannio ETS: per questo venerdì 24 ottobre è stata presentata a Pietrelcina (BN) la fotografia del dono e della donazione scattata alla regione più popolosa e più densamente abitata del Mezzogiorno.

Sottolinea Cinzia Di Stasio, Direttrice IID: “I dati Istat (Censimento 2021 e Aspetti della Vita Quotidiana – AVQ) ci regalano un quadro della Campania complesso, con chiaroscuri importanti, soprattutto se relazionati al quadro socio economico di riferimento. Sappiano infatti che la propensione a donare aumenta nelle fasce di popolazione più istruite e con un buon reddito, pertanto non possiamo non considerare che stiamo parlando di una delle regioni più popolose d’Italia, con reddito medio lordo di circa 15.400 euro (5.600 euro meno della media italiana 2022), un tasso di disoccupazione del 15,6% (dati ottobre 2024, rispetto ad una media nazionale del 6,2%) e una percentuale di abbandono scolastico tra le più alti in Italia. Ma, nonostante questo, l’analisi dei dati ci regala una lettura del fenomeno con dei primati di tutto rispetto”.

L’evento odierno chiude i numerosi appuntamenti targati Irpinia Sannio Capitale Italiana del Dono 2025 realizzati in occasione del primo decennale del progetto culturale di respiro nazionale Giorno del Dono 2025 – #10annidiDonoDay.

Il Giro dell’Italia che dona quest’anno ha avuto il suo centro nel cuore della Campania, da sempre caratterizzata da un forte sentire solidale. Il Giorno del Dono 2025 – #10annidiDonoDay ha eletto Capitale Italiana del Dono 2025 il territorio Irpinia Sannio, che riceve il testimone dalla Valle d’Aosta e, prima ancora, dalla Sicilia, quale palcoscenico di un ricco calendario di appuntamenti, per esprimere e valorizzare le mille forme del dono. L’intero progetto si svolge nell’ambito del Protocollo d’intesa con il Ministero dell’Istruzione e del Merito e con il patrocinio di ANCI, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani.

Commenta il presidente IID Ivan Nissoli: “Sono profondamente onorato dei riconoscimenti che anche quest’anno hanno valorizzato il Giorno del Dono, a testimonianza dell’alto significato di questa ricorrenza. Tra tutti, spicca quello conferito dal Presidente della Repubblica: per la settima volta il Presidente Mattarella ha insignito il Giorno del Dono 2025 della Medaglia del Presidente della Repubblica.

Quest’anno, per la prima volta, il Giorno del Dono ha celebrato i suoi appuntamenti nazionali in Campania grazie alla collaborazione e al supporto del CESVOLAB. IID ha scelto il cuore della Campania per onorare l’entusiasta partecipazione di questi territori alle iniziative culturali e solidali che animano il mese del dono, ottobre 2025. Negli anni, infatti, la manifestazione ha ottenuto sempre un caloroso e concreto responso dagli enti delle province di Avellino e Benevento: solo nel 2025 sono oltre 80 le realtà tra Scuole, Comuni, Associazioni e Imprese impegnate in prima persona per celebrare Irpinia e Sannio Capitale Italiana del Dono 2025”.

Sottolinea Raffaele Amore, presidente CESVOLAB: “Le associazioni di Irpinia e Sannio hanno da subito aderito con entusiasmo a questo grande appuntamento. Abbiamo vissuto settimane intense di confronto e collaborazione con gli ETS del territorio e con l’Istituto Italiano della Donazione, costruendo insieme un programma ricco e partecipato. Il percorso avviato, che tine al centro le Aree interne, non si conclude, perché siamo certi di aver lasciato un segno che resta: una testimonianza concreta della Cultura del Dono e della grande storia di Volontariato che caratterizza le nostre comunità. La capacità di accoglienza, la solidarietà e la propensione ad aiutare dell’Irpinia e del Sannio hanno trovato nuova linfa e visibilità, e questo patrimonio continuerà a vivere oltre l’evento, nelle scuole, nelle famiglie, nelle piazze e nei cuori delle persone”.

Come ogni anno l’IID, in occasione del Giorno del Dono – #DonoDay2025, la grande festa nazionale dedicata del dono e della donazione, scatta la fotografia annuale del dono in Italia e, nel 2025 per il secondo anno, lo fa con il sostegno di BPER Banca, al fianco di IID nella realizzazione dell’Osservatorio sul dono. L’Osservatorio, costituito da IID nel 2018, ha l’obiettivo di condividere dati, analisi e tendenze con le imprese, l’opinione pubblica, i media e il terzo settore. Nasce così l’8^ edizione del rapporto annuale “Noi doniamo”.

Il rapporto ha indagato lo stato dell’arte delle tre dimensioni del dono – di denaro, di tempo e competenze (il volontariato) e biologica – nel 2024 e si qualifica come fonte scientifica di riferimento per la cultura e la pratica del dono in Italia. Per ciascun ambito il rapporto misura le pratiche e la propensione al dono delle persone residenti in Italia (+14 anni), con dati generali accompagnati da approfondimenti tematici affidati ad esperti e centri di ricerca. Sono partner del progetto Osservatorio sul dono ASSIF, Caritas Italiana, Centro Nazionale Sangue, Centro Nazionale Trapianti, CMW, Doxa, Eumetra, Istat, Scuola di Fundraising di Roma, Walden Lab.

Il rapporto analizza anzitutto il comportamento donativo tramite versamento di denaro per buone cause, in particolare al terzo settore, utilizzando diverse fonti che prendono in considerazione i due punti di vista più importanti: gli enti non profit da un lato e il donatore (privato cittadino e aziende) dall’altro. Grazie all’Indagine sulle Raccolte Fondi dell’IID, arrivata alla sua XXIII edizione, viene tracciata una fotografia approfondita delle raccolte fondi del non profit, mentre il donatore è al centro dell’indagine Doxa “Italiani solidali”, realizzata su un campione di 2000 individui attraverso interviste quantitative in profondità. Il contesto di riferimento viene analizzato grazie al contributo Istat “Aspetti della vita quotidiana” (AVQ) 2024 condotta su un campione di 20.000 famiglie e 50.000 cittadini. Infine, partendo dall’Italy Giving Report di Vita Non Profit Magazine, “Noi doniamo” esplora il valore delle donazioni complessive da privati cittadini nell’ultimo anno fiscale disponibile, il 2022.

Dal Censimento Istat 2021 la Campania è al secondo posto al sud per il numero di INP (Istituzioni Non Profit) con 22.713 enti, un numero superato solo dalla Sicilia. La Campania ha l’incremento maggiore in assoluto in Italia di INP (+3,7) dal 2015 (anno del precedente Censimento Istat) e vanta 42.459 dipendenti, con un incremento del 12% rispetto al 2015. Questo incremento è il secondo per grandezza a livello nazionale, preceduto solo dalla Basilicata.

Inoltre, guardando i numeri assoluti e non le percentuali rispetto alla popolazione, dai dati Istat “Aspetti della vita quotidiana” (AVQ) 2024 emerge che la Campagna è al primo posto, tra le regioni del sud, per numeri assoluti di donatori, con 285.000 persone di età superiore ai 14 anni. Medaglia d’oro anche per numero di volontari, sempre nel Mezzogiorno, per un totale di 221.000 persone che mettono il proprio tempo al servizio degli altri. Sempre basando l’analisi sui numeri assoluti, la Campania si trova al 7° posto della classifica nazionale, sia per numero di donatori che pere numero di volontari.

Nel 2024 (dati Istat AVQ) il numero di italiani di età maggiore di 14 anni che hanno donato denaro ad un’associazione almeno una volta nell’ultimo anno è aumentato di 0,6 punti percentuali, attestandosi all’11,6% in confronto all’11% nel 2023: questo dato, tradotto in valore assoluto, attesta che in Italia ci sono 6.021.000 di donatori.

Anche in Campania si rileva un lieve incremento della propensione a donare, sia in termini percentuali sia in valori assoluti, percentuale che infatti passa dal 5,4% del 2023 al 5,8% del 2024. Tuttavia, la regione, contrariamente all’analisi che guarda esclusivamente i numeri assoluti,  si distanzia notevolmente dalla media nazionale dell’11,6%: la propensione a donare risulta più bassa di oltre un punto percentuale anche rispetto alla media rilevata nel Mezzogiorno che si attesta al 6,9%. Nella classifica nazionale la Campania, si trova al diciannovesimo posto per numero di donatori, rispetto alla sua popolazione di riferimento.

Le associazioni campane risultano avere una situazione più critica sia in merito alle entrate totali (37,3% realtà che migliorano e 21,3% che peggiorano) sia alle entrate da raccolta fondi. Sulla raccolta fondi, infatti, in Campania solo il 22% migliora (contro un 33% del nazionale) a fronte di un 25% che peggiora (contro il 21.3 % del nazionale). Si segnala inoltre che ben il 25% delle ONP Campane, 1 realtà su 4, dichiara di non aver svolto attività di raccolta fondi contro il 15% della media nazionale.

In Campania gli enti che aumentano le proprie raccolte fondi da aziende sono solo il 19% contro il 31% del dato nazionale.  Ma forse il dato più significativo è che solo il 28% dei rispondenti campani dichiarano di aver raccolto risorse da aziende, contro il 37 % del dato nazionale: 3 ONP campane su 4 non possono contare questo tipo di entrate.

Per quanto riguarda la forma che il sostegno delle aziende assume, il dato è in linea con la media nazionale ma va sottolineato il maggiore impatto della fornitura gratuita o scontata di beni o servizi rispetto alla media nazionale: +5%. E’ interessante notare come quasi la metà delle ONP campane organizza banchetti/eventi di piazza, che il 30% considera in assoluto lo strumento più efficace. Importante l’utilizzo dei social, oltre il doppio rispetto al dato nazionale: 19% contro 7%. Rilevante anche il contatto diretto con dialogatori (10% contro il 6% nazionale) e il passaparola (7% contro il 3% nazionale).

Quasi il 70% delle ONP campane è estraneo all’utilizzo di strumenti digitali, un valore superiore del 18% rispetto al dato nazionale. Lo strumento preponderante è il bonifico online, utilizzato dall’82% delle ONP campane contro la media nazionale del 70%. Da rilevare che la percentuale di utilizzo delle piattaforme di pagamento digitale, come PayPal e Satispay, è dimezzata rispetto alla media nazionale (22% vs 44%). Nessuno degli intervistati campani utilizza la tecnologia del QrCode.

I dati Istat AVQ mostrano, nel 2024, una crescita sostanziale degli Italiani (di età maggiore di 14 anni) che svolgono attività gratuite in associazioni di volontariato in Italia, passando dal 7,8% all’8,4%. In lieve aumento anche il numero di coloro che svolgono attività in associazioni non di volontariato, che passano dal 2,4% del 2023 al 2,7% del 2024, lo stesso livello di impegno che era stato registrato nel 2022.

In numeri assoluti 4.346.000 persone (311.000 in più rispetto al 2023) fanno volontariato in associazioni di volontariato, da sommarsi a 1.388.000 persone che svolgono attività in associazioni non di volontariato (138.000 in più rispetto al 2023). In totale parliamo di quasi 6 milioni di volontari in Italia (5.734.000 persone), un numero molto simile a quello dei donatori di risorse economiche (6.021.000).

Al contrario, si rileva una lieve flessione della propensione a fare volontariato in Campania sia in termini percentuali, sia in numeri assoluti: in percentuale si passa dal 4,8% del 2023 al 4,5% del 2024. La regione si distanzia notevolmente dalla media nazionale dell’8,4%. Nella classifica nazionale la Campania si trova al diciannovesimo posto anche per numero di volontari. Ricordiamo però che, in  numeri assoluti, che con i suoi 221.000 volontari la Campania risulta al primo posto al sud e al settimo posto a livello nazionale.

(Foto: Giorno del Dono)

151.11.48.50