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All’Auxilium di Roma chiuso il ciclo di incontri sul mondo adolescenziale
Gli adolescenti di oggi sono immersi nel mondo digitale con le fragilità di questa età, impegnati a ricercare la propria identità e a progettare un futuro professionale. In questa realtà che appare loro sempre più fluida e complessa da vivere, molti giovani italiani tra i 15 e i 29 abbandonano la scuola, non lavorano, non si formano, restano in una sorta di ‘bolla’, non accedono a servizi di orientamento, ignorano il mercato del lavoro ed aspettano soluzioni dagli adulti, che spesso non arrivano.
Di questa urgente presa in carico degli adolescenti del terzo millennio, hanno dibattuto oggi alla Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium, Anna Grimaldi, psicologa, ricercatrice all’Inapp (Istituto nazionale sull’analisi delle politiche pubbliche), e Stefano Pasta, pedagogista, docente all’Università Cattolica di Milano, membro del Centro di ricerca sull’educazione ai media all’innovazione e alla tecnologia (Cremit) dello stesso ateneo. A moderare gli interventi, il prof. Mirko D’Angelo, insegnante di religione della diocesi di Porto-Santa Rufina.
Anna Grimaldi ha proposto alcuni obiettivi per migliorare il benessere individuale degli adolescenti e la coesione sociale. Aiutare i ragazzi ad orientarsi nelle professioni secondo le loro inclinazioni e aspirazioni; potenziare la fiducia in se stessi su capacità e competenze; prepararli su possibili fallimenti e su come superare le crisi; stimolarli a partecipare alla vita sociale. Grimaldi si è detta convinta che istruzione, orientamento, occupazione, inclusione sociale e partecipazione civica debbano procedere in parallelo per formare l’identità personale e professionale degli adolescenti.
Ad affrontare la complessità del vivere digitale per gli adolescenti, che sono già nati in questa dimensione, è stato Stefano Pasta, che ha sgombrato il campo da semplificazioni di comodo, invitando a riconoscere l’ibridazione dei saperi e delle esperienze online e offline, ponendosi il punto di vista di formare i “cittadini” digitali. Pasta ha chiesto quindi di considerare i cambiamenti in atto su modalità informative, comunicative, relazionali e sociali con cui gli adolescenti crescono onlife.
Nel dibattito che ne è seguito molte le domande sulle sfide che restano aperte. Gli adulti oggi vivono infatti anch’essi fasi di fragilità e di transizione che li riportano a manifestare gli stessi bisogni degli adolescenti: ascolto, orientamento, accompagnamento. Da qui la richiesta per gli educatori e gli insegnanti di strumenti e opportunità di apprendimento riflessivo, in una società che cambia di continuo velocemente e li interroga sui propri valori, credenze, visione del mondo. Ogni giovane porta con sé nuove prospettive di significato, che si scontrano spesso con gli schemi di decodifica degli adulti. Tenere il passo con gli adolescenti “digitali e fluidi” per sostenerli è difficile e questo non va nascosto.
Da qui l’importanza di un percorso interdiscilplinare di riflessione sui ‘mondi adolescenti’ offerto dalla Facoltà Auxilium per una presa d’atto e di responsabilità degli adulti non più rinviabile. Con questo incontro, si conclude il percorso interdisciplinare: “Mondi adolescenti: una riflessione educativa” promosso dalla Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione ‘Auxilium’. Le tappe precedenti si sono realizzate: ‘Mondi adolescenti. Una domanda che attende risposta’, Università Lumsa, Roma, 30 ottobre 2025; ‘Mondi adolescenti: tra identità e ricerca di senso’, Facoltà «Auxilium», Roma, 22 novembre 2025.
Inaugurato l’anno accademico di Auxilium per educare con intelligenza (artificiale)
“Nuove tecnologie e intelligenza artificiale aprono a scenari inediti e pongono questioni sempre più complesse. Non dobbiamo avere remore nel sostenere che ci troviamo davanti a una vera e propria rivoluzione culturale che ci invita a riflettere sulla nostra idea di intelligenza e di senso, che toccano in modo diretto la dimensione antropologica ed etica”: così ha esordito la prof.ssa Elena Beccalli, rettrice dell’Università Cattolica Sacro Cuore, nella prolusione che oggi ha inaugurato l’anno accademico dell’Auxilium, analizzando il rapporto persona ed educazione nel tempo dell’intelligenza artificiale, ripensando le categorie dei saperi e i quadri di riferimento cognitivi.
Calorosa partecipazione di studenti e studentesse, docenti ed ospiti all’inaugurazione oggi del 56^ anno accademico della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione ‘Auxilium’, che accoglie a Roma allievi, religiosi e laici, di 67 Paesi del mondo. Ad aprire i lavori, ospitati presso l’Aula Magna Giovanni Paolo II, la celebrazione eucaristica presieduta dal card. Ángel Fernández Artime, Pro-Prefetto del Dicastero per gli Istituti di Vita consacrata e le Società di Vita apostolica.
Grande interesse per la prolusione tenuta da Elena Beccalli, rettrice dell’Università Cattolica di Milano, dal titolo: ‘Educare con l’intelligenza (artificiale). Tra ambivalenze e responsabilità’: un tema di grande attualità che la prof.ssa Beccalli ha raccomandato di affrontare con “un approccio che collochi la tecnologia entro un orizzonte di intelligenza relazionale. Un’intelligenza che intreccia legami; che valorizza l’interconnessione tra singoli e comunità e che fa della responsabilità condivisa (per il benessere integrale dell’altro) la sua più alta ambizione”.
Riflettendo sul rapporto tra persona, intelligenza artificiale e responsabilità, la prof.ssa Beccalli ha ricordato come l’educazione rappresenti uno strumento di orientamento in un contesto di trasformazione rapida e radicale senza precedenti: “Tutto questo mi ha indotto a proporre un Patto educativo per le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale che può essere inteso come un ulteriore pilastro del Global Compact on Education, nella prospettiva di un’educazione al digitale che risponda a una delle tre nuove sfide educative delineate da papa Leone XIV.
La rete delle istituzioni cattoliche può farsi promotrice del Patto. In particolare, le Università Cattoliche e Pontificie possono operare come laboratori dove coltivare intelligenza emotiva, spirituale, relazionale e sociale; esercitando con sapienza e creatività una ricerca accurata sulla complessa relazione tra intelligenza artificiale e umano; contribuendo a far emergere le potenzialità che ne possono derivare per i diversi ambiti della scienza e della realtà; guidandole sempre verso applicazioni eticamente qualificate e al servizio della coesione sociale e del bene comune”.
Nel saluto iniziale la preside della Facoltà Auxilium, prof.ssa Piera Ruffinatto con una riflessione sul compito dell’ ‘educare alla pace: il sapere come cura’. In un’epoca segnata da conflitti, disuguaglianze e frammentazione sociale “il sapere che cura è quello che non si limita ad accumulare nozioni, ma che sa interrogarsi, mettersi in ascolto, generare dialogo e aprire orizzonti di speranza”.
Questo “racchiude una duplice consapevolezza: quella della responsabilità che ci interpella come comunità educativa e quella della fecondità trasformativa che il sapere può avere quando si pone al servizio della persona e del bene comune. Educare alla pace significa riconoscere che ogni atto formativo è anche un atto di cura.
C’è bisogno di istituzioni educative che siano laboratori di pace, dove si sperimenta concretamente che un altro modo di stare insieme è possibile; di docenti, studenti e ricercatori che non temano di sporcarsi le mani con le ferite del presente, ma che al contempo sappiano guardare oltre, immaginando e costruendo futuri più giusti e fraterni”.
(Foto: Auxilium)
Papa Leone XIV invita gli operatori sanitari a prendersi cura del malato
“Estendo i miei migliori auguri di preghiera a tutti i partecipanti al Congresso Internazionale intitolato ‘IA e Medicina: la sfida della dignità umana’. In particolare, vorrei esprimere la mia gratitudine e il mio apprezzamento per l’argomento che avete scelto di trattare”: nel messaggio ai partecipanti al Congresso Internazionale organizzato dalla Pontificia Accademia per la Vita e dalla Federazione Internazionale delle Associazioni Mediche Cattoliche (FIAMC sul tema ‘Intelligenza Artificiale e Medicina: la sfida della dignità umana’, in programma fino a mercoledì 12 novembre papa Leone XIV ha messo in guardia dai pericoli dei progressi tecnologici.
‘AI e Medicina. La sfida della Dignità Umana’ è il tema del Congresso internazionale; per questo il papa ha sottolineato l’importante ruolo della tecnologia: “La rivoluzione digitale sta giocando un ruolo centrale nel plasmare quello che papa Francesco ha definito un ‘cambiamento epocale’. Stiamo attualmente assistendo ad un’epoca di nuovi progressi tecnologici paragonabili per certi aspetti alla Rivoluzione Industriale, ma più pervasivi”.
Infatti si sta assistendo ad un cambiamento del pensiero influenzato dai ‘progressi tecnologici’: “Influenzano profondamente il nostro modo di pensare, alterando la nostra comprensione delle situazioni e il modo in cui percepiamo noi stessi e gli altri. Attualmente interagiamo con le macchine come se fossero interlocutori, diventando quasi una loro estensione. In questo senso, non solo corriamo il rischio di perdere di vista i volti delle persone che ci circondano, ma anche di dimenticare come riconoscere e apprezzare tutto ciò che è veramente umano”.
Però al contempo è necessario garantire la dignità umana: “Non c’è dubbio che lo sviluppo tecnologico abbia portato, e continui a portare, benefici significativi all’umanità, in particolare nei campi della medicina e della salute. Per garantire un vero progresso, è fondamentale che la dignità umana e il bene comune rimangano priorità assolute per tutti, sia singoli individui che enti pubblici”.
Quindi per tutelare questa garanzia occorre utilizzare la tecnologia nel migliore dei modi: “E’ facile riconoscere il potenziale distruttivo della tecnologia e persino della ricerca medica quando vengono messe al servizio di ideologie antiumane. In questo senso, gli eventi storici rappresentano un monito: gli strumenti a nostra disposizione oggi sono ancora più potenti e possono produrre un effetto ancora più devastante sulla vita degli individui e dei popoli. Tuttavia, se sfruttati e posti al vero servizio della persona umana, questi effetti possono anche essere trasformativi e benefici”.
Ecco il motivo per cui è importante l’impegno degli operatori sanitari per la cura, come aveva sottolineato nelle dichiarazioni del Dicastero per la dottrina della fede ‘Dignitas Infinita’ ed ‘Antiqua et Nova’: “Da questo punto di vista, considero di grande importanza il vostro impegno nell’esplorazione del potenziale dell’Intelligenza Artificiale (IA) in medicina. La fragilità della condizione umana si manifesta spesso nel campo della medicina, ma non dobbiamo mai dimenticare la ‘dignità ontologica che appartiene alla persona in quanto tale per il solo fatto di esistere ed essere voluta, creata e amata da Dio’.
Proprio per questo, ‘gli operatori sanitari hanno la vocazione e la responsabilità di essere custodi e servitori della vita umana’, soprattutto nelle sue fasi più vulnerabili. Lo stesso si può dire di coloro che sono responsabili dell’uso dell’IA in questo campo. Infatti, quanto più è fragile la vita umana, tanto maggiore è la nobiltà richiesta a coloro a cui è affidata la sua cura”.
Perciò l’assistenza segna l’insostituibilità delle relazioni: “L’obiettivo di fornire assistenza alle persone sottolinea la natura insostituibile delle relazioni umane in questo contesto. La professionalità medica, infatti, richiede non solo le necessarie competenze specifiche, ma anche la capacità di comunicare e di essere vicini agli altri. Non può mai ridursi alla mera risoluzione di un problema”.
Per questo la tecnologia non può sminuire la relazione: “Allo stesso modo, i dispositivi tecnologici non devono mai sminuire la relazione personale tra pazienti e operatori sanitari. Infatti, se l’IA deve essere al servizio della dignità umana e dell’efficace erogazione dell’assistenza sanitaria, dobbiamo garantire che essa migliori realmente sia le relazioni interpersonali sia l’assistenza fornita”.
Infine ha concluso auspicando la collaborazione tra i vari enti che operano nel settore sanitario: “Considerati gli enormi interessi economici spesso in gioco nei campi della medicina e della tecnologia, e la conseguente lotta per il controllo, è essenziale promuovere un’ampia collaborazione tra tutti coloro che operano nel settore sanitario e in politica, che si estenda ben oltre i confini nazionali”.
Ed aprendo il convegno il prof. Bernard Ars, presidente della FIAMC, ha sostenuto che “l’IA è certamente un ottimo ausilio tecnico per la medicina. Tuttavia, di fronte alla sua innegabile potenza, il medico non può rimanere affascinato, ma deve pensare e far vedere che l’essere umano non è l’oggetto di un problema da risolvere, ma una realtà ricca e profonda, che va avvicinata attraverso e in un rapporto accogliente con la sua esperienza. L’A.I. deve rimanere al servizio del paziente!”
Mentre mons. Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ha sottolineato che “insieme alla Federazione Internazionale dei Medici Cattolici, riteniamo di poter offrire un momento significativo di conoscenza, di approfondimento, di confronto, per affrontare queste nuove sfide che l’intelligenza artificiale sta rappresentando nel campo della medicina e della sanità”.
Al Festival Francescano l’Uomo, la Tecnologia, l’Intelligenza Artificiale e la Spiritualità
A giugno a Roma era stato presentato il Festival Francescano con fra Giampaolo Cavalli, presidente del Festival Francescano e Luca Piras, ministro nazionale dell’Ordine Francescano Secolare: quattro giorni e oltre 100 eventi tra lezioni magistrali, incontri, presentazioni di libri, spettacoli e momenti di spiritualità animeranno Bologna dal 25 al 28 settembre per questa XVII edizione sul tema ‘Il Cantico delle Connessioni’ per riflettere sul legame tra l’essere umano, la tecnologia, l’intelligenza artificiale e la spiritualità in un’epoca segnata da conflitti, trasformazioni rapide e nuove incertezze.
Il festival si è aperto simbolicamente lunedì 22 settembre con un approfondimento del climatologo Luca Mercalli, dedicato agli effetti del cambiamento climatico, proseguendo dal 25 settembre con interventi di ospiti di primo piano: p. Paolo Benanti, teologo ed esperto di Intelligenza Artificiale, terrà una lectio sulle implicazioni etiche delle tecnologie emergenti. Stefano Mancuso, botanico e fondatore della neurobiologia vegetale, parlerà dell’intelligenza delle piante. Federico Faggin, fisico inventore del microchip, si confronterà sul rapporto tra scienza e spiritualità. Vittorino Andreoli, neuropsichiatra, presenterà la sua ‘Preghiera del non credente’. Michela Marzano, filosofa, rifletterà sulle relazioni intergenerazionali. Aldo Cazzullo, giornalista e scrittore, porterà il suo sguardo sulla contemporaneità. Ci saranno anche il card. Matteo Zuppi in dialogo con l’inviata di guerra Francesca Mannocchi, per confrontarsi su possibili connessioni di pace e la Presidente del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) Maria Chiara Carrozza.
Il convegno inaugurale, in programma giovedì 25 settembre nella Cappella Farnese, propone una rilettura del Cantico delle Creature ad 800 anni dalla sua scrittura con fra Giuseppe Buffon, Alberto Bertoni, Pietro Maranesi, Paolo Capitanucci e Chiara Bertoglio. Spazio anche a performance artistiche, con protagonisti come Ascanio Celestini, che proporrà ‘San Francesco’; Mariangela Gualtieri, poetessa e attrice; Francamente, cantautrice rivelazione di X Factor 2024, con un’inedita versione musicata del Cantico; l’Orchestra da camera dell’Istituto Magnificat di Gerusalemme; Davide Morosinotto, autore per ragazzi, che parlerà dell’intelligenza artificiale applicata alla scuola. A questi si aggiunge la presenza di Giobbe Covatta, con il suo spettacolo ironico e provocatorio sull’emergenza ambientale.
Sul fronte letterario, si segnala la presentazione del saggio ‘Educare a pensare’ di Massimo Nardi e Marco Ferrari, il romanzo ‘Marì la bugiarda’ di Antonio Ferrara, la biografia ‘Vita di un poeta ribelle’ di Mario Lancisi su p. David Maria Turoldo, e ‘Vocabolario della fraternità’ a cura di Francesco Occhetta. Sarà anche presentato ‘La buona alleanza. Scienza e fede a difesa della casa comune’ di mons. Erio Castellucci e Vincenzo Balzani e ‘Sconfinato’ di don Luca Peyron, mentre don Luca Mazzinghi e Mario Cignoni illustreranno la traduzione ecumenica del Nuovo Testamento.
Tra i membri del comitato scientifico che interverranno durante il Festival ci saranno Carla Maria Bino, studiosa della cultura drammatica medievale, Eugenio Santoro, esperto di sanità digitale, e Simone Morandini, che rifletterà sui dieci anni dell’enciclica ‘Laudato Sì’. Davide Rondoni, presidente del comitato nazionale per l’ottavo centenario della morte di san Francesco, sarà presente in occasione della presentazione del Calendario di Frate Indovino 2026.
Il festival è promosso dal Movimento Francescano dell’Emilia-Romagna con il patrocinio di Regione Emilia-Romagna e Comune di Bologna, e il sostegno di Chiesa di Bologna e Fondazione Comunicazione e Cultura.
Per scoprire meglio il tema abbiamo chiesto al direttore scientifico del Festival Francescano, fra Dino Dozzi, di raccontare questo festival incentrato sulle connessioni: “Quest’anno ricorre l’ottavo centenario della pagina più conosciuta degli scritti di san Francesco, il ‘Cantico delle creature’, un testo straordinario di ecologia, ben prima della nascita dell’ecologia. Ma, oltre questo significato di profetica ecologia e, ancor più, di straordinaria fede, il Cantico è la ‘magna charta’ delle connessioni in tutte le direzioni: da quella verticale, dall’ ‘Altissimo, onnipotente, bon Signore’ del primo versetto all’ultimo ‘e serviateli cum grande humilitate’; a quella orizzontale, che include ed abbraccia fraternamente ogni creatura, da fratello sole a sorella acqua a madre terra”.
Quindi le connessioni sono un modo ‘moderno’ per raccontare il cantico di san Francesco?
“La terminologia del Cantico di san Francesco è profondamente umana, religiosa e poetica, e deriva dal suo sguardo che può apparire ingenuo, ma che si rivela invece di una profondità e di una modernità straordinarie. Ci stiamo rendendo conto che è solo aprendo gli occhi sulle connessioni in cui siamo inseriti che troviamo la nostra identità, il significato della nostra esistenza e il dovere della nostra responsabilità”.
Allora in quale modo è possibile raccontare artisticamente oggi il Cantico delle Creature?
“Per questa operazione di umanizzazione ci faremo aiutare da filosofi come Michela Marzano, da poeti come Davide Rondoni e Mariangela Gualtieri, da teologi come Matteo Zuppi e Giuseppe Buffon, da scienziati come Maria Chiara Carrozza e Stefano Mancuso, da giornalisti come Aldo Cazzullo, da artisti come Ascanio Celestini e da un altro centinaio di ospiti con competenze e storie diverse, che ci aiuteranno a comprendere che le connessioni non sono competizione, ma possono diventare comunione”.
Nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale il Cantico delle Creature è necessario?
“Dal punto di vista tecnico le connessioni che oggi abbiamo a disposizione sono molto più numerose e potenti rispetto a quelle che aveva san Francesco, ma dal punto di vista qualitativo, cioè davvero umano, le nostre connessioni hanno estremo bisogno di confrontarsi con quelle di san Francesco. Tra le creature da riconoscere come sorelle e per le quali lodare il Signore, oggi potremmo inserire anche l’Intelligenza Artificiale, che ci sta aprendo straordinarie possibilità, ma che dobbiamo trattare con grande senso di responsabilità per non farci distruggere dall’ ‘opera delle nostre mani’. Fra Paolo Benanti, del comitato scientifico, è ricercato in tutto il mondo perché con competenza e passione tiene viva questa preoccupazione etica. Sarà lui a chiudere il festival delle connessioni”.
E ci sono anche alcuni workshop: in cosa consiste quello riguardante ‘Francesco, questo voglio, questo cerco’?
“La Compagnia della Rancia propone questo progetto artistico originale, ispirato alla vita di san Francesco: viene proposta un’esperienza di ascolto immersivo, seguito da uno spazio di dialogo con gli autori, alla ricerca di una connessione tra l’esperienza di Francesco e quella dei partecipanti, rispondendo insieme alla domanda: che cosa voglio, cosa cerco nella mia vita?”
Allora, per quale motivo il perdono non delude?
“Verso la fine del Cantico, san Francesco loda il Signore ‘per quelli che perdonano per lo Tuo amore’. Non potevamo tralasciare questo straordinario motivo di lode, soprattutto in questi nostri giorni in cui tocchiamo con mano che la pace ha bisogno della giustizia ma anche del perdono. ‘Via Pacis’ propone un workshop nel quale fare esperienza di perdono, per guarire le nostre relazioni, anche con noi stessi, trasformando il male in bene e cambiando il nostro sguardo sul passato, attraverso la preghiera”.
(Tratto da Aci Stampa
Sindone: per il card. Repole le conclusioni sono superficiali
“Ancora una volta assistiamo al lancio di nuove “rivelazioni” sulla Sindone e i suoi misteri. Oggi si tratta dell’ipotesi che il Telo sindonico sia stato steso non sul cadavere di un uomo ma su un ‘modello’ artefatto, che riprodurrebbe le caratteristiche dell’immagine”; così inizia il comunicato stampa dell’arcivescovo di Torino e del vescovo di Susa, card. Roberto Repole riguardo il caso della Sindone secondo l’articolo ‘Image formation on the Holy Shroud – A digital 3D approach’ di Cicero Moraes, Agosto 2025.
Secondo l’arcivescovo torinese non esiste motivo di “entrare nel merito delle ipotesi formulate liberamente da scienziati più o meno accreditati… Se non ci si può stupire più di tanto del clamore che certe ‘notizie’, vere o verosimili, nuove o datate, possono suscitare in un circuito mediatico che ormai è globale e istantaneo, rimane la preoccupazione per la superficialità di certe conclusioni, che spesso non reggono a un esame più attento del lavoro presentato. E rimane da ribadire l’invito a non perdere mai di vista la necessaria attenzione critica a quanto viene così facilmente pubblicato”.
L’autore dell’articolo, infatti, ha realizzato modelli 3D di un corpo umano e di un bassorilievo, utilizzando software open source e simulazioni fisiche per analizzare i punti di contatto di un telo con le superfici. Il risultato indica che i punti di contatto tra telo e bassorilievo corrispondono ad un’immagine meno deformata rispetto ai punti di contatto con un corpo tridimensionale, in quanto quest’ultimo genera l’effetto di deformazione cosiddetto di ‘Maschera di Agamennone’, ben noto in letteratura.
In altre parole, nella figura 6 dell’articolo l’autore conferma un risultato noto sin dai primi studi di Vignon e Delage del 1902, per cui l’immagine sindonica si configura come proiezione ortogonale. Non si ravvisa nessun elemento di novità in questa conclusione dell’articolo. In aggiunta, a partire dagli studi in situ del gruppo STuRP (1978) e dalle successive analisi chimico-fisiche, è stata esclusa la formazione dell’immagine per mezzo di pittura, frottage con bassorilievo, o contatto con una statua/bassorilievo riscaldata.
In sintesi, il risultato dell’articolo in questione sull’assenza dell’effetto ‘Maschera di Agamennone’ e relativa proiezione verticale dell’immagine sindonica è già noto da oltre un secolo, e la conseguenza ipotizzata dall’autore sulla origine pittorica o strinata da contatto della Sindone su un bassorilievo è ampiamente smentita da numerosi studi fisico chimici, in primis STuRP e confermati da misure più recenti, di cui esiste ampia letteratura su riviste scientifiche accreditate.
Per questo motivo il Centro Internazionale di Studi sulla Sindone (CISS) ha ribadito l’importanza di un approccio rigoroso e interdisciplinare, che distingua nettamente tra dati certi e ipotesi, integrando i risultati di tutte le discipline coinvolte: “Gli strumenti e i formati utilizzati nell’articolo in questione rientrano tra quelli comunemente impiegati nella modellazione 3D. Blender, ad esempio, è un software affidabile per la produzione di contenuti multimediali e ricreativi, ma non specificamente progettato per scopi scientifici. Il motore fisico usato per simulare il comportamento del telo sul modello tridimensionale agisce secondo modelli che imitano gravità e adattamento del tessuto a una superficie, rappresentata dal corpo 3D”.
Nell’analisi il CISS ha evidenziato le difficoltà di utilizzo di tale strumento: “Questa impostazione presuppone che il telo sia stato adagiato sul corpo, ma il modello digitale non prevede un piano di appoggio: sotto il corpo vi è vuoto, come se fosse sospeso nello spazio. Tale condizione influenza il comportamento simulato del tessuto e non corrisponde a un contesto fisico reale. L’inserimento di un piano rigido su cui il corpo fosse appoggiato avrebbe modificato in modo significativo il risultato.
Lo strumento ‘OrtoOnBlender’, utilizzato per generare il bassorilievo, è descritto dall’autore come centrale nel processo. Esperienze precedenti (Balossino – Rabellino ) con tecnologie simili hanno evidenziato risultati sensibili alle proprietà del tessuto simulato, variando da un comportamento ‘rigido’ a uno ‘morbido’ in base ai parametri impostati.
La replicabilità di una procedura è condizione necessaria ma non sufficiente per convalidarne la correttezza: un aspetto su cui l’articolo insiste, ma che di per sé non garantisce la validità scientifica delle conclusioni. Questo tipo di simulazioni, pur interessanti e potenzialmente efficaci in ambito divulgativo o multimediale, presentano difficoltà significative nell’essere considerate prova scientifica, men che mai conclusiva”.
Tutto ciò non esclude le analisi fisiche e chimiche: “La discussione proposta si inserisce in un tema noto e ancora aperto: la natura della proiezione dell’immagine sindonica. Il passaggio da una proiezione cilindrica (telo avvolto al corpo, con inevitabili deformazioni laterali, assenti sul telo) a una ortogonale (trasferimento verticale dei dettagli, con minime distorsioni, ma non in grado di spiegare la presenza dell’immagine nelle parti non in contatto) comporta implicazioni significative per le ipotesi di formazione. I modelli digitali possono contribuire alla riflessione, ma non sostituiscono l’analisi fisica e chimica del reperto, la quale finora ha escluso la compatibilità dell’immagine con metodi pittorici, contatto con bassorilievo o strinatura da bassorilievo caldo”.
Per questo sul piano metodologico, il CISS ritiene fondamentale che è necessaria “la rigorosa distinzione tra dati accertati e ipotesi, evitando di presentare come certe affermazioni non dimostrate. La collaborazione interdisciplinare, che integri e rispetti i risultati di tutte le discipline coinvolte, evitando interpretazioni parziali o settoriali”.
Papa Leone XIV chiede agli influencer cattolici di riparare le reti
“E quanto abbiamo bisogno di pace in questo nostro tempo dilaniato dall’inimicizia e dalle guerre. E quanto ci chiama alla testimonianza, oggi, il saluto del Risorto: ‘Pace a voi!ì’. La pace sia con tutti noi. Nei nostri cuori e nel nostro agire. Questa è la missione della Chiesa: annunciare al mondo la pace! La pace che viene dal Signore, che ha vinto la morte, che ci porta il perdono di Dio, che ci dona la vita del Padre, che ci indica la via dell’Amore!”: al termine della celebrazione eucaristica per il giubileo degli Influencer e dei Missionari digitali celebrata dal card. Luis Antonio Tagle, pro-prefetto della sezione per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari del Dicastero per l’evangelizzazione, nella basilica di San Pietro, papa Leone XIV li ha incontrati.
Questa è la missione affidata a questi nuovi missionari: “E’ la missione che la Chiesa oggi affida anche a voi; che siete qui a Roma per il vostro Giubileo; venuti a rinnovare l’impegno a nutrire di speranza cristiana le reti sociali e gli ambienti digitali. La pace ha bisogno di essere cercata, annunciata, condivisa in ogni luogo; sia nei drammatici luoghi di guerra, sia nei cuori svuotati di chi ha perso il senso dell’esistenza e il gusto dell’interiorità, il gusto della vita spirituale”.
Il compito è quello di portare la buona notizia: “E oggi, forse più che mai, abbiamo bisogno di discepoli missionari che portino nel mondo il dono del Risorto; che diano voce alla speranza che ci dà Gesù Vivo, fino agli estremi confini della terra; che arrivino dovunque ci sia un cuore che aspetta, un cuore che cerca, un cuore che ha bisogno. Sì, fino ai confini della terra, ai confini esistenziali dove non c’è speranza”.
Però tale missione ha insita una seconda sfida: “In questa missione c’è una seconda sfida: negli spazi digitali, cercate sempre la ‘carne sofferente di Cristo’ in ogni fratello e sorella. Oggi ci troviamo in una cultura nuova, profondamente segnata e costruita con e dalla tecnologia. Sta a noi (sta a voi) far sì che questa cultura rimanga umana.
La scienza e la tecnica influenzano il nostro modo di essere e di stare nel mondo, fino a coinvolgere persino la comprensione di noi stessi, il nostro rapporto con gli altri e il nostro rapporto con Dio. Ma niente che viene dall’uomo e dal suo ingegno deve essere piegato sino a mortificare la dignità dell’altro. La nostra, la vostra missione, è nutrire una cultura di umanesimo cristiano, e di farlo insieme. Questa è per tutti noi la bellezza della rete”.
Quindi la sfida è quella di elaborare un pensiero cattolico: “Di fronte ai cambiamenti culturali, nel corso della storia, la Chiesa non è mai rimasta passiva; ha sempre cercato di illuminare ogni tempo con la luce e la speranza di Cristo, di discernere il bene dal male, quanto di buono nasceva da quanto aveva bisogno di essere cambiato, trasformato, purificato.
Oggi, in una cultura dove la dimensione digitale è presente quasi in ogni cosa, in un tempo in cui la nascita dell’intelligenza artificiale segna una nuova geografia nel vissuto delle persone e per l’intera società, questa è la sfida che dobbiamo raccogliere, riflettendo sulla coerenza della nostra testimonianza, sulla capacità di ascoltare e di parlare; di capire e di essere capiti. Abbiamo il dovere di elaborare insieme un pensiero, di elaborare un linguaggio che, nell’essere figli del nostro tempo, diano voce all’Amore”.
Tale pensiero consiste nell’incontro: “Non si tratta semplicemente di generare contenuti, ma di incontrare cuori, di cercare chi soffre e ha bisogno di conoscere il Signore per guarire le proprie ferite, per rialzarsi e trovare un senso, partendo prima di tutto da noi stessi e dalle nostre povertà, lasciando cadere ogni maschera e riconoscendoci per primi bisognosi di Vangelo. E si tratta di farlo insieme”.
Per questo Gesù chiede di ‘riparare le reti’: “Lo chiede anche a noi, anzi ci chiede, oggi, di costruire altre reti: reti di relazioni, reti d’amore, reti di condivisione gratuita, dove l’amicizia sia autentica e profonda. Reti dove si possa ricucire ciò che si è spezzato, dove si possa guarire dalla solitudine, non contando il numero dei follower, ma sperimentando in ogni incontro la grandezza infinita dell’Amore. Reti che danno spazio all’altro più che a sé stessi, dove nessuna ‘bolla’ possa coprire le voci dei più deboli. Reti che liberano, reti che salvano. Reti che ci fanno riscoprire la bellezza di guardarci negli occhi. Reti di verità. Così, ogni storia di bene condiviso sarà il nodo di un’unica, immensa rete: la rete delle reti, la rete di Dio”.
Da qui nasce la comunione: “Siate allora agenti di comunione, capaci di rompere le logiche della divisione e della polarizzazione; dell’individualismo e dell’egocentrismo. Siate centrati su Cristo, per vincere le logiche del mondo, delle fake news, della frivolezza, con la bellezza e la luce della Verità”.
(Foto: Santa Sede)
L’Europa è nata con il Grand Tour, nel ‘Messaggero di sant’Antonio’ per l’estero di luglio e agosto
L’Europa è nata con il Grand Tour. Tra il Seicento e l’Ottocento, il vecchio continente è stato teatro di spostamenti di masse di viaggiatori, non solo aristocratici, ma anche commercianti, studenti, docenti universitari. Con loro, lingue, culture e sensibilità diverse hanno percorso in lungo e in largo l’Europa. E così è andata forgiandosi un’identità continentale che aveva già mosso i suoi primi passi con i pellegrinaggi religiosi del Medioevo. Ne scrive nel ‘Messaggero di sant’Antonio per l’estero’ di luglio e agosto Alessandro Bettero in ‘Europa, figlia del Grand Tour’, intervistando Attilio Brilli, fra i massimi esperti di letteratura di viaggio, che ha esplorato questo affascinante capitolo della storia europea nel suo ultimo saggio Le vie del Grand Tour (ed. Il Mulino).
‘Scatti di verità’ di Michela Manente è invece un vero e proprio racconto sociale attraverso le fotografie di Luisa Menazzi Moretti, fotografa globetrotter nata a Udine e trasferitasi a 13 anni con la famiglia in Texas. Con le sue istantanee l’artista mostra con immediatezza e senza ipocrisie le contraddizioni del nostro tempo, i drammi dei dimenticati e degli ultimi. Tra i suoi progetti recenti due ricerche antropologiche e sociali, documentate da tanti scatti fotografici sul Texas suburbano e disabitato, e sui migranti giunti in Italia come rifugiati.
‘Noi ci siamo! E l’Italia?’ è il provocatorio titolo dell’approfondimento di Alessandro Bettero sulla XIX Conferenza dei ricercatori italiani all’estero tenutasi a Bruxelles. Sono 120.000 e lavorano in tutto il mondo in vari settori: dalle scienze umane alla medicina, fino alla tecnologia. Sono i ‘cervelli italiani espatriati’, una comunità globale di studiosi e docenti universitari italiani di altissimo profilo, purtroppo residente e operante all’estero, che ha suonato la sveglia alla politica italiana, da anni incapace di favorire il loro ritorno in patria, eccellenze di cui, di conseguenza, si giovano altri Paesi, spesso nostri concorrenti sul piano dell’innovazione, della tecnologia e delle scienze.
Quarant’anni fa, il 13 luglio 1985, il regista e produttore italo-americano Vincent Scarza diresse il più grande concerto di beneficenza della storia della musica a favore dell’Africa. Un evento senza precedenti, che ha lasciato un segno indelebile nella storia della musica leggera. I più grandi talenti si diedero appuntamento tra Londra e Philadelphia per sostenere con la loro arte i bambini affamati dell’Etiopia. Un evento che ancora oggi tutti ricordano come Live Aid for Africa, il più grande collegamento satellitare e la più grande trasmissione televisiva a livello planetario di tutti i tempi, capace di tenere incollati davanti al piccolo schermo quasi 2 miliardi di spettatori in 150 nazioni. Ce lo ricorda Generoso D’Agnese in “Il Live Aid di Scarza”.
Arriva dagli Stati Uniti la storia di Gianluca Zago ‘Un friulano a LA’ presentata da Alessandro Bettero. Dal 2014 a Los Angeles, Zago ha avviato dapprima, insieme alla prima moglie, una floridissima attività di import-export di prodotti enogastronomici di qualità made in Italy. Successivamente, con uno chef padovano, ha creato l’iniziativa «Saor Italian Food», che tramite la famosa piattaforma MeetUp organizzava cene nel proprio appartamento e anche a casa dei clienti: top manager, stelle del cinema e dello sport. Oggi collabora con due ristoranti italiani: «Sor Tino» a Brentwood, e «Toscanova» a Calabasas, entrambi di proprietà della storica famiglia toscana Sciandri.
Luciano Gerry Gerardi porta i lettori in Australia con ‘Ferragosto a Five Dock’ di Sidney, che quest’anno festeggia i 28 anni dalla prima inaugurazione. Nato quasi per caso nel 1998 dal desiderio di rivitalizzare il commercio locale, il Ferragosto di Five Dock è oggi una vibrante celebrazione della cultura italiana, capace di attirare oltre centomila persone ogni anno in un solo giorno. L’atmosfera è inconfondibile: musicisti con la fisarmonica, auto italiane d’epoca, grazie alla collaborazione dei club, e specialità enogastronomiche come salumi, gelato e vini italiani. Una festa che ha sempre mantenuto la propria identità italiana.
Con i suoi 215.000 abitanti, Porto è la terza città del Portogallo, e in questa che viene definita dai lusitani la capitale del Nord, gli italiani da anni si trovano a proprio agio, contribuendo a infoltire le file della presenza straniera. A fare da catalizzatore, dal 14 maggio 2007 c’è anche la straordinaria fama di Dante Alighieri, attraverso un’associazione che in tutto il mondo porta avanti i pilastri della nostra cultura. E’ questa l’ASCIP (Associazione Socio-Culturale Italiana del Portogallo), realtà promossa dal Consolato Italiano a Porto. Ne spiega le iniziative Laura Napoletano in ‘Porto d’Italia’.































