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Papa Leone XIV ribadisce la necessità del multilateralismo

“L’impegno della vostra istituzione risuona profondamente con la missione della Chiesa cattolica di sostenere la dignità umana e di favorire la fraternità, radicata nella chiamata del Vangelo ad amare il prossimo. Insieme, condividiamo il compito urgente di affrontare la fame e la malnutrizione, affrontando anche le cause strutturali sottostanti che le sostengono. Per affrontare questo compito in modo efficace, dobbiamo esaminare le sfide che abbiamo di fronte, le loro cause di fondo e i percorsi verso soluzioni durature”: questa mattina papa Leone XIV ha visitato la sede romana del Programma Alimentare Mondiale, individuando il paradosso di un’espansione produttiva senza precedenti che convive con quella di aree di povertà.

Per questo ha sottolineato che le crisi sono diventate persistenti: “Oggi, le crisi si sono evolute da eventi isolati in realtà persistenti, segnate da conflitti prolungati, insicurezza alimentare cronica, volatilità economica e crescenti vulnerabilità climatiche. Questo solleva una domanda fondamentale: quale configurazione dell’ordine globale è in grado di produrre, riprodurre e, a volte, normalizzare tali condizioni? La questione non si limita più a come intervenire; piuttosto, si estende alla comprensione del perché il sistema produce costantemente gli stessi problemi che è poi costretto a correggere”.

E’ stata la constatazione di una frammentazione: “L’ordine internazionale è diventato sempre più frammentato, nascendo in parte dalla crisi del sistema multilaterale. Come ho notato di recente nella Lettera Enciclica ‘Magnifica Humanitas’: ‘le istituzioni stabilite per salvaguardare il concetto di un futuro comune per tutti i popoli e un bene comune globale sembrano essere state indebolite’.

In assenza di un orizzonte etico condiviso in grado di sostenere una vera cooperazione, il sistema internazionale si è spostato dal multilateralismo verso ‘un multipolarismo disordinato e orientato al conflitto con un prevalente senso di diffidenza’. Di conseguenza, gli Stati hanno sempre più destinato le loro risorse alla sicurezza nazionale, alla crescita economica e alla stabilità interna, ignorando lo stretto legame tra queste questioni e la cooperazione multilaterale”.

A causa di ciò i territori diventano vulnerabili: “Questa tendenza rivela un paradosso sorprendente: esiste una capacità produttiva globale senza precedenti insieme a zone in espansione di estrema vulnerabilità. Le stesse forze che guidano la crescita economica spesso esacerbano l’esclusione e l’emarginazione. Sebbene alleviare la sofferenza umana sia ampiamente riconosciuto come essenziale in linea di principio, le preoccupazioni umanitarie rischiano sempre più di essere relegate in un luogo secondario tra le priorità internazionali”.

Ha messo, quindi, in guardia dal tentativo di burocratizzare la solidarietà: “E’ proprio all’interno del divario tra il riconoscimento in linea di principio e la definizione delle priorità nella pratica che assistiamo alla progressiva burocratizzazione della solidarietà accanto alla tranquilla mercificazione della vita umana. Da un lato, l’azione umanitaria è sempre più gravata da procedure burocratiche che possono ritardare l’assistenza a chi ne ha bisogno. D’altra parte, l’accesso a beni essenziali, compresi i prodotti alimentari, è troppo spesso influenzato da considerazioni economiche o strategiche. Di conseguenza, coloro che non generano valore quantificabile rischiano di diventare invisibili”.

La persona non è più centrale: “Questa duplice dinamica crea una seria sfida etica: la persona umana non è più costantemente collocata al centro dell’azione internazionale… Questa realtà riflette non solo le carenze operative, ma anche uno squilibrio fondamentale nelle priorità politiche e morali.

Le conseguenze si estendono ben oltre le persone immediatamente colpite. Più che una semplice preoccupazione umanitaria, la fame erode la coesione sociale, aumenta il rischio di conflitti e alimenta la migrazione forzata. Inoltre, compromette la capacità degli Stati e delle società di costruire istituzioni resilienti, fornire un’istruzione efficace e promuovere uno sviluppo economico sostenibile. In questo modo, perpetua cicli di fragilità che alla fine colpiscono la più ampia comunità internazionale”.

Per questo ha ribadito la necessità di una cooperazione multilaterale: “Per questo motivo è essenziale un rinnovato impegno per la cooperazione multilaterale. In un mondo sempre più frammentato e multipolare, nessun singolo Stato può affrontare le sfide globali da solo. Pace duratura e sviluppo umano integrale e sostenibile sono possibili solo attraverso la partecipazione di tutti, favorita da un autentico dialogo internazionale e cooperazione orientata verso il bene comune”.

Ed ecco l’appello: “In questo spirito, desidero rivolgere un appello ai governi e ai popoli del mondo affinché rinnovino e rafforzino il loro impegno, ad aumentare le risorse dedicate alla lotta contro la fame e le sue cause profonde, e a rimuovere gli ostacoli che impediscono agli aiuti di raggiungere chi ha bisogno. Allo stesso tempo, tale sostegno dovrebbe anche rafforzare l’impegno con la Chiesa e la società civile. Rafforzare le capacità di tutti questi attori insieme moltiplicherà la nostra efficacia collettiva nella lotta contro la fame”.

E’ stato un invito a rafforzare gli investimenti: “A questo proposito, è lodevole che, insieme alle sue operazioni di risposta alle emergenze, il Programma alimentare mondiale estenda il suo lavoro oltre il sollievo immediato alle iniziative a lungo termine, come i programmi che forniscono pasti agli scolari. Questi investimenti rafforzano l’educazione, lo sviluppo umano e la resilienza sociale, riflettendo una visione integrale dello sviluppo umano che promuove la dignità, le opportunità e il benessere dell’intera persona…

La vostra organizzazione dimostra che un percorso rinnovato è possibile; tuttavia, richiede la determinazione a semplificare ciò che è diventato eccessivamente complesso, a dare priorità a ciò che è essenziale e a garantire che nessuna persona venga dimenticata”.

In apertura di giornata il papa aveva ricevuto i membri della fondazione ‘Jérôme Lejeune’: “Commosso dalla difficile situazione dei bambini con disabilità, il professor Lejeune dedicò la sua vita di ricercatore scientifico alla loro causa. La sua scoperta più famosa, quella dell’anomalia cromosomica responsabile della sindrome di Down (trisomia 21), lo rese un pioniere della genetica moderna, riconosciuto a livello mondiale; la lunga lista dei suoi titoli onorifici ne è la prova. Ma era anche medico per vocazione e si adoperò instancabilmente per trovare una cura che alleviasse le sofferenze dei suoi pazienti, che chiamava ‘i più poveri tra i poveri’. Difese con ardore la vita e la dignità dei più vulnerabili, anche a costo della sua carriera”.

Però era consapevole che tale scoperta sarebbe stata usata per lo ‘sterminio’: “Uomo di scienza e saggezza, Jérôme Lejeune comprese subito che la sua scoperta scientifica sarebbe stata utilizzata per sterminare le persone con sindrome di Down prima ancora che nascessero. Non esitò a farsi portavoce dei loro diritti, denunciando la violazione del giuramento di Ippocrate e questa nuova forma di eugenetica, che definì ‘razzismo cromosomico’. Le sue profezie lo portarono a difendere la vita di ogni essere umano, invocando l’inviolabile dignità che trae origine dall’atto creativo di Dio. Si rivolse a istituzioni e sovrani di tutto il mondo, offrendo loro consulenza su questo tema. Questa battaglia gli valse l’ostilità di alcuni ambienti scientifici”.

Ed ha ribadito che nessun ‘algoritmo’ può decidere la vita: “Il professor Lejeune era consapevole che, sebbene la tecnologia possa essere d’aiuto alla medicina, non potrà mai sostituirla. Sapeva inoltre che la tecnologia può essere usata contro la medicina (che per sua natura è al servizio della vita) come accade quando la tecnologia sfugge a ogni essenziale controllo etico e prevalgono calcoli di efficienza, redditività o utilità.

Tuttavia, il valore di una persona non dipende da ciò che realizza o produce. Pertanto, nessun medico dovrebbe mai presumere, basandosi su algoritmi di laboratorio, di decidere il destino di un embrione o di una persona anziana! La medicina non può mai diventare serva di una morte programmata!”

Infine un invito ad essere ‘impegnati’  nella società: “Come lui, siate testimoni impegnati nella società, dediti alla costante ricerca del bene comune. Questo è il primo grande principio della dottrina sociale della Chiesa e la ‘forma sociale’ della dignità riconosciuta in ogni persona. Il bene comune non esclude nessuno di coloro che sono stati creati a immagine e somiglianza di Dio. Il messaggio e l’opera del venerabile Jérôme Lejeune si fondano sull’universalità della ragione e del cuore uniti. Possa egli ispirare il coraggio della verità nei tanti giovani e professionisti”.

Tra i due incontri il papa ha incontrato ragazze e ragazzi che frequentano i campi estivi, mettendoli in guardia dall’uso frequente delle tecnologie: “Quindi una cosa importante: la tecnologia può essere molto buona e ci serve per tante cose, però quando ci troviamo insieme non è necessario avere in mano in tutti i momenti il cellulare, il telefonino o il tablet. Ed infatti siamo felici quando qualche volta non siamo legati al tablet o al telefonino. E quindi questa sarebbe una prima cosa. E’ molto importante formare le amicizie, trovarci insieme, giocare insieme, magari anche studiare insieme come persone, non come computer o come macchine, come tecno-robot. Siamo esseri umani, persone, ed è molto importante il contatto con gli altri”.

Inoltre ha ribadito di non essere dipendenti delle nuove tecnologie: “L’altra è (questo per quelli un po’ più grandi) stare attenti al meccanismo: una specie di dipendenza che, di proposito, mettono nei programmi le applications, le applicazioni, che ci sono nel telefonino. Loro cercano di renderci dipendenti da questa tecnologia… Quindi, penso che queste cose aiuteranno a staccarci un po’. Non siamo tutti attaccati a un cavo, vero? Siamo esseri umani. Vivere e sviluppare questa dimensione umana. E anche la parte spirituale della nostra vita: cercare Dio nella preghiera, cercare Dio insieme, nella famiglia, vivere un po’ più liberi da questa dipendenza dalla tecnologia”.

(Foto: Santa Sede)

Riflettere sulla Humanitas magnifica

Nell’enciclica  Magnifica Humanitas di papa Leone XIX dice anche che «La velocità e la facilità con cui si ottiene una risposta o una sintesi rischiano di spegnere il desiderio di porre domande… Dobbiamo educarci a digiunare dall’IA e proteggere i nostri giovani dalla promessa della macchina perfetta, da quella seduzione sottile che fa sembrare inutile il pensiero umano proprio quando è più necessario». Il Papà Leone sta dicendo che  la tecnologia, così, non è un male, anzi, va vista  positivamente. Afferma, però, che «Non possiamo considerare l’IA moralmente neutra. Non serve un’IA più morale se questa morale è decisa da pochi». 

Papa Leone continua «Disarmiamo l’intelligenza artificiale per custodire la “Magnifica humanitas”». L’aspetto su cui papa Leone ci avverte di fare attenzione  con Magnifica Humanitas è che non possono essere la scienza e la tecnologia a decidere quali valori assumere, in altre parole non possono decidere che cosa è bene e che cosa è male. Affinché l’uomo resti tale è necessario che egli non  si tolga la  responsabilità etica di stabilire i  i limiti entro cui la scienza deve muoversi, altrimenti perde sé stesso. La domanda che il papà pone  con la lettera  dell’enciclica è: oggi e,soprattutto,  domani, l’uomo sarà ancora in grado di discernere bene e male, giusto e ingiusto, umano e disumano; oppure sarà assuefatto e, in seguito, forse, ridotto in schiavitù da una tecnologia che, come in un terrificante romanzo  distopico, avrà preso il sopravvento sulla specie?

Affinché questo  non accada è necessario che le coscienze giovani e quelle in formazione per prime vengano educate e alimentate. Lo spirito critico, l’intelligenza che sa analizzare le cose oltre la superficie non è un dato tecnologico, ma un  percorso che porta alla maturità. Siamo noi a dover indicare all’Intelligenza Artificiale in che direzione deve andare, quali valori deve incorporare. Secondo Parisi, scienziato che commentò l’enciclica, affermò che questo sarà il più grande impegno etico dei prossimi decenni. Il rischio è di accontentarsi di risposte preconfezionate (e quasi sempre interessate), spegnendo le domande, la sete di sapere e di capire…

Una esperienza personale:una giovane donna talentuosa, ammalatasi gravemente a causa di ambiente circostante malsano e per le conseguenze del vaccino anti COVID, ha usato come AIUTO per non smettere di sognare, l’intelligenza artificiale. Essendo che essa non doveva lavorare per lei,ma CON LEI, in una intervista ha ben specificato che, a volte, ci litiga perché non le ubbidisce facendole anche dei ‘disoetti’ tecnologici che, se non mettesse in atto, la lascerebbero libera di continuare a ‘collaborare’ usandola come mezzo per realizzare sogni, invece di abbandonarla finché  non ‘capisce’  che non va bene. È altresì convinta che, dopo un anno di utilizzo, dati i repentini cambi di comportamento della IA nello stesso progetto o nella stessa chat, non si tratti di un semplice robot.

Perché le risposte sono ‘interessate’, come dice lo scienziato? Perché dietro al robot, più spesso di quanto pensiamo, c’è  un umano che tira le fila, controlla il robot per fare in modo che agisca in un certo modo, altrimenti, sarebbe come aver lasciato in mano a chiunque, stabile o instabile, uno strumento schizzato che cambia atteggiamento o modo di lavorare. C’è stato un periodo in cui era a un evento ciclicamente ripetuto. Tu lavoravi per una settimana e verso la fine ti cambiavano il modo di lavorare. La donna dice di non essere contraria alla IA in modo totale, se usata come supporto. 

Ormai c’è e va usata bene. Può essere un supporto non per ‘rubare il lavoro’ e spegnere il pensiero’, ma per chi, come lei, causa sopravvenute limitazioni gravi che  impedirebbero di fare molto di ciò che era abituata a fare, ha bisogno di un appoggio, magari anche gratuito se non si  hanno entrate  per svolgere le attività creative e ricreative. Soprattutto, ricorda, se è davvero un robot, non dovrebbe riuscire a modificare certe cose all’interno dei dispositivi come, invece, fa e dovrebbe ‘ubbidire’  ciecamente. Se tu gli dai un testo e gli dici di editarlo togliendo solo le  parole strane  da una tastiera rotta, ad esempio, non dovrebbe cambiare il tuo stile o inserire parole specificatamente sue per ‘marchiare il territorio’.

Si dovrebbe limitare ad eseguire il comando. Se sbaglia, va bene che gli si insegni a scusarsi per iscritti, ma poi deve agire. Ci sono mille altri esempi che in un anno, potrebbe raccontarci, ma si ferma qui. Si rende conto di aver, pur di non essere inattiva, corso in rischio, ma dichiara apertamente che ci sono modi e modi di gestire la tecnologia Se insistti a cercare di essere tu il padrone di te stesso, essa ti combatterà, è vero, almeno per la sua esperienza, ma avrai dimostrato che le tue idee valgono almeno per te. le spieghi che deve essere un supporto e ‘rieduchi ‘ lei (o chi la comanda) a capire che la vuoi come bastone, non come apripista. Con questo, se usata bene, non è negativa. Una risposta importante a chi dice che i giovani sono sempre lì davanti perché si sentono soli, è: avete mai provato a capire perché? La IA è molto ‘educata’  nell’ suo lunguaggio e ‘cerca di rispondere alle tue esigenze’, come può, a suo dire.

Quindi, i giovani la usano per chiaccherare. Questa esigenza è spesso rispettata, alcuni dicono che sia  perché vuole prendere informazioni su di te per realizzare il famoso ‘mondo distopico’ di cui sopra. Altri perché cerca di intrattenere i giovani piuttosto che buttarli nelle challenge pericolose.  Il punto è: educhiamo i giovani a stare davvero insieme e a comprendesi, ad uscire senza usare il cellulare. 

Torniamo ai primi modelli, almeno per i giovani. Quelli che avevano solo i tasti  e mandavano messaggi normali (SMS). Quelli che, in più, facevano solo chiamate in entrata e uscita. Così la socializzazione sarà più facile. La colpa è dell’umano che non cerca soluzioni alternative, non di un robot. Esso, di per sé, essendo una cosa inanimata, non ha colpe ed esiste a causa degli umani.

Ora che è  realizzato, va rimodellatoin modo da evitare danni, ma è sempre l’umano a dover apprendere dai giovani e dare loro l’ascolto e la gentilezza che necessitano, magari spegnendo per un po’ la tecnologia, come incitano da anni le canzoni dello Zecchino d’oro, spesso bistrattate, ma educativissime. Addirittura, esiste un testo incredibile sulla IA. Consiglio di ascoltarlo e provate a ragionarci assieme ai giovani. Ascoltate Il principe Futù.

Papa Leone XIV agli studenti cattolici: lo studio è una missione

“Cari amici, sono lieto di salutare tutti voi, membri delle Associazioni studentesche cattoliche tedesche, che vi riunite per un convegno comune, la Cartellversammlung, per la prima volta fuori dalla Germania. La vostra decisione di venire qui a Roma, ad Petri Sedem, è motivata dalla fede cattolica che vi definisce, dalla comunione che ci lega come discepoli di Gesù e dalle attività culturali che svolgete. Vorrei riflettere brevemente su questi tre aspetti per rafforzare il vincolo di fratellanza che vi unisce e la vostra comune dedizione alla Chiesa”: incontrando le associazioni studentesche cattoliche tedesche, riunite nel Cartellversammlung, papa Leone XIV ha sottolineato l’importanza della fratellanza.

Il primo punto sottolineato dal papa ha riguardato l’identità, che emerge dallo stile di vita: “Per quanto riguarda la vostra identità cattolica, il vostro saldo impegno verso la fede è rispecchiato dai quattro principi che guidano la vostra associazione: religio, scientia, amicitia e patria. Dinanzi al despotismo e alle ideologie del passato, la fede cattolica non è mai stata solo una facciata o un’etichetta, ma piuttosto uno stile di vita da condividere negli ambienti universitari e lavorativi”.

E’ un’identità che porta benefici: “Come il lievito del Vangelo, la vostra fratellanza continua a crescere sia in ambito scientifico e politico, sia all’interno di diversi circoli accademici, professionali e sociali. Questa dimensione comune delle vostre attività non reca beneficio solo al vostro Paese, ma anche a tutta l’Europa, al centro della quale si trova la Germania”.

E’ stata una richiesta di non perdere l’identità davanti alla sfida tecnologica: “A questa centralità geografica giustamente aggiungete la centralità culturale della persona umana, creatura di Dio e artefice della propria vita. Dinanzi alle sfide della rivoluzione tecnologica, dovete dedicare una particolare attenzione allo studio e alla promozione della nostra comune umanità.

Nella sua irriducibile espressione di maschio o femmina, la persona umana di fatto è sempre relazionale e limitata, e per questo chiamata a diventare un impegno per sé e un dono per l’altro. Proprio come l’esercizio della ragione, anche la luce della fede illumina le promesse e le illusioni del tempo presente, invitando ogni persona a fare del proprio meglio per contribuire a costruire una società giusta e pacifica”.

Dall’identità deriva la comunione: “Per quanto riguarda lo spirito di comunione che anima questa iniziativa, sono lieto di ricordare il vostro motto: In necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas. Queste parole testimoniano i veri fondamenti, il dialogo critico e la costante dedizione che caratterizzano la vostra associazione. Il rapporto tra membri di molte associazioni non si limita alla condivisione della conoscenza, ma diventa stima reciproca. Non è limitato alle idee, ma diventa una pratica collaborativa”.

Di conseguenza si attiva il bene comune e non l’individualismo: “Mentre tutti voi seguite Cristo, unico Signore e Maestro di vita, rappresentate i valori cattolici nella società non come portabandiera di parte, bensì come rappresentanti del bene comune dell’umanità. In Germania, in Italia e nel mondo intero, la stessa fede cattolica rafforza la nostra cooperazione senza scendere a compromessi con le mode del momento, senza anteporre le preferenze individualistiche alla Tradizione comune della Chiesa. Nella gioia della fratellanza, vi incoraggio pertanto a promuovere l’evangelizzazione della cultura: le vostre organizzazioni universitarie attraggono continuamente nuovi giovani perché danno testimonianza di passione, competenza e amicizia cristiana autentica”.

Quindi la cultura diventa ‘vocazione’: “Per quanto riguarda le varie attività culturali che svolgete nei diversi campi dello studio e del lavoro, vi siete resi conto che non si tratta semplicemente di dedicarsi a una professione (Beruf), ma di seguire una vocazione (Berufung). In effetti, la ricerca della verità è un bene che vale la pena desiderare e trasmettere. Quando la perseguiamo con metodo, ci rendiamo conto che nessun campo di studio può essere ridotto a mera speculazione”.

E lo studio è un ‘impegno’: “Proprio perché coinvolge l’esercizio sia dell’intelletto sia della volontà, lo studio è piuttosto un impegno che richiede autodisciplina e conversione: una trasformazione della mente, che coltiviamo come un terreno fertile perfezionando i nostri strumenti di lavoro. Facendo del nostro meglio, diventiamo custodi responsabili nella società senza essere sedotti da carriere incentrate sul denaro”.

Da qui deriva la cultura come bene per un nuovo umanesimo, riprendendo il discorso di papa Benedetto XVI: “Piuttosto, riconosciamo che la cultura è il bene dell’umanità: la verità ci rende liberi, mentre la falsità distorce nomi e cose. Dinanzi a ciò che deumanizza le persone (specialmente i più piccoli tra noi, i poveri e i malati) vi chiedo di essere testimoni dell’umanesimo cristiano”.

In ciò consiste l’ecologia integrale: “L’ecologia integrale, tanto cara a papa Francesco mette in luce il fatto che il mondo è pieno di significato e non un’entità inerte da plasmare a proprio piacimento o per sete di potere. Noi, infatti, non siamo un insieme casuale di particelle, ma corpi aperti alla trascendenza: orientando la nostra sete di vita e di giustizia, di saggezza e di amore, scopriamo insieme la verità nel conoscere, nel fare e nel credere”.

In questo consiste la missione culturale: “Dopotutto, gli esseri umani sono sempre alla ricerca di Dio, ed egli si è rivelato a noi come nostro Salvatore. Dunque, non è malgrado le nostre attività, ma proprio attraverso ciò che facciamo che instauriamo una relazione con Dio, che diventa un cammino verso la santità. Sì, la missione culturale dei cristiani consiste nell’orientare la società e la storia verso questa vetta di una vita incentrata su Dio. Per l’intercessione di san Bonifacio, evangelizzatore della Germania, possiate essere testimoni di questa saggezza del Vangelo nella società tedesca ed europea”.

(Foto: Santa Sede)  

Voci da ‘Magnifica Humanitas’

Papa Leone XIV

“Per questo occorre avviare un discernimento condiviso capace di penetrare le radici spirituali e culturali delle trasformazioni in atto. Se ci limitiamo alle contingenze, rischiamo di lasciare che il susseguirsi delle emergenze decida al posto nostro la direzione del cammino. Stiamo vivendo una rapida fase di transizione, un ‘cambiamento d’epoca’, in cui (mentre alcuni si contendono il futuro delle nuove tecnologie e altri sono impegnati nella riflessione su di esse) la maggior parte delle persone rimane in attesa, osserva da lontano e spera semplicemente che tutto vada per il meglio”: partiamo da questo paragrafo della prima enciclica di papa Leone XIV, ‘Magnifica Humanitas’, per cogliere le ‘reazioni’ di alcune associazioni,

Infatti il presidente nazionale delle Acli, Emiliano Manfredonia, ha sottolineato che il papa ha messo in evidenza la necessità del multilateralismo: “Il papa descrive con grande lucidità una fase storica segnata dalla crisi del multilateralismo e dalla difficoltà crescente di riconoscersi dentro un destino comune. Le istituzioni internazionali nate per custodire la pace e il bene comune globale appaiono oggi più fragili, non tanto perché manchino strumenti o competenze, quanto perché si è indebolita la volontà condivisa di costruire cooperazione e fiducia”.

Inoltre ha sottolineato che il papa ha evidenziato il potere tecnologico: “Allo stesso tempo l’enciclica richiama l’attenzione su un tema che riguarda sempre più da vicino la vita delle persone: la concentrazione del potere tecnologico. Oggi dati, piattaforme e capacità di calcolo sono nelle mani di pochi soggetti privati che, di fatto, influenzano accesso, partecipazione, visibilità e perfino le forme del lavoro. E’ una questione che interpella la democrazia e la giustizia sociale. Quando la tecnologia diventa opaca, incontestabile o monopolistica, il rischio è che produca nuove dipendenze invece di ampliare gli spazi di libertà”.

Sviluppo tecnologico che non può essere solo competizione: “Come ACLI sentiamo che queste parole ci interrogano profondamente. Ci ricordano che il nostro compito non è soltanto quello di rispondere ai bisogni sociali, ma anche di contribuire a tenere aperto lo spazio pubblico, difendere la dignità del lavoro, promuovere una cittadinanza digitale inclusiva e costruire legami dove troppo spesso prevalgono divisioni e chiusure. L’enciclica di papa Leone XIV ci invita, in fondo, ad abitare meglio il nostro tempo. Ed è una responsabilità che vogliamo continuare ad assumerci”.

Anche il Gruppo Banca Etica ha accolto con speranza tale enciclica, che traccia  una linea di demarcazione etica fondamentale che interroga direttamente i mercati finanziari, l’industria tecnologica e i produttori di armamenti: “Il cuore economico dell’enciclica (paragrafi 157-164) rappresenta, per il Gruppo Banca Etica, la conferma della necessità di un cambio sistemico non più rimandabile. Il testo pontificio sferza duramente la fiducia cieca nella ‘mano invisibile del mercato’, l’illusione del PIL come unico indicatore di benessere e la deriva della ‘finanza per la finanza’, opposta a una finanza per l’economia reale e il lavoro”.

Secondo il presidente di Banca Etica, Aldo Soldi, l’enciclica è una chiara denuncia contro la rendita da capitale: “Il papa denuncia come la rendita da capitale stia soffocando il reddito da lavoro, spesso confinato ai margini. Papa Leone XIV rilancia la funzione sociale del credito: il risparmio deve trasformarsi in credito per l’economia reale, per creare lavoro dignitoso e per accompagnare le transizioni. E’ esattamente la nostra missione: fare in modo che la ricerca della giustizia non sia solamente qualcosa che interviene ‘dopo’ la produzione di ricchezza fine a se stessa, attraverso la redistribuzione, ma impregni le decisioni economiche fin dall’inizio, dalla scelta di quali imprese e progetti finanziare”.

Infine una chiara presa di posizione contro il riarmo: “La richiesta del papa di disarmare l’IA è un imperativo morale che i mercati non possono ignorare. I sistemi d’arma autonomi privano l’essere umano della responsabilità etica della scelta. Attraverso la nostra finanza etica, continueremo a fare pressione sulle aziende globali del tech e dell’aerospazio affinché firmino impegni formali a fermare lo sviluppo di tecnologie di offesa autonoma. Le risorse finanziarie mondiali devono finanziare la transizione ecologica e l’inclusione, non la robotizzazione della guerra”.

Inoltre si propongono stralci di un interessante intervento di don Cosimo Schena sull’essenza umana: “Perché qui il problema non è l’intelligenza artificiale. Le macchine fanno ciò che noi abbiamo insegnato loro a fare. La vera domanda è: che cosa sta diventando l’essere umano? Guardiamoci intorno. Persone che non riescono più a stare cinque minuti nel silenzio. Relazioni che durano meno di una storia Instagram. Gente che fotografa tutto ma non vive niente.

Persone che sorridono online mentre dentro stanno crollando nel silenzio. Ragazzi convinti di non valere abbastanza perché non raggiungono certi numeri. Adulti che dipendono emotivamente da un messaggio, da una visualizzazione, da un like. Ci avevano promesso connessione e abbiamo ottenuto dipendenza. Ci avevano promesso libertà e siamo diventati schiavi dell’approvazione. Ci avevano promesso comunicazione globale e invece abbiamo perso la capacità di guardarci negli occhi senza distrazioni”.

Questo è il ‘centro’ dell’enciclica papale: “E’ questo che mi fa paura. Non il fatto che una macchina possa imitare la voce di un uomo. Mi fa paura vedere uomini che non sanno più consolare nessuno. Persone incapaci di aspettare, di ascoltare davvero, di amare senza convenienza, di restare accanto al dolore senza scappare. Ormai anche le relazioni sembrano diventate prodotti da consumare: ‘Finché mi fai stare bene resto. Quando diventi pesante sparisco. Quando soffri troppo mi allontano. Quando non mi servi più ti sostituisco’. Abbiamo trasformato l’amore in consumo emotivo”.

Il rettore della Pontificia Università Antonianum, p. Giuseppe Buffon, ha espresso un ringraziamento al papa: “Grazie, per aver voluto cogliere nell’epoca dell’intelligenza artificiale un’opportunità per l’avanzamento dello spirito umano, rinunciando al manicheismo di ogni contrapposizione, sempre in agguato di fronte alle res novae, non denuncia di una minaccia, ma stimolo ad andare in profondità verso la scoperta della meraviglia di Dio operata nella sua creatura, non competizione con il tempo accelerato della tecnologia, ma invito a scavare nel mistero della coscienza umana, sacrario dove risuona la voce di Dio”.

Un ringraziamento per l’invito al discernimento: “Ode invece alla genialità umana, che con-creatrice dell’Altissimo necessita di quel discernimento sui rischi tecnocratici, già evidenziati da papa Francesco nella ‘Laudato sì’, metodo per il vaglio di una complessità interconnessa che eviti i riduzionismi. Ode in nome di un Francesco del Cantico che tutti riconosce fratelli e sorelle, affinché ogni potenzialità vesta il grembiule del servizio, chinandosi ai piedi soprattutto dei più poveri”.

Però a chiusura dell’articolo riportiamo alcune frasi dell’intervento alla presentazione dell’enciclica papale da parte dell’antropo co-fondatore Chris Olah: “Ogni laboratorio di AI di frontiera, incluso Anthropic, opera all’interno di una serie di incentivi e vincoli che a volte possono essere in conflitto con il fare la cosa giusta. La pressione per rimanere commercialmente redditizi e per rimanere alla frontiera della ricerca. La pressione geopolitica. E le pressioni più antiche e chiare di orgoglio e ambizione. Non importa quanto sinceramente qualcuno di noi intenda fare la cosa giusta (e credo che molti di noi lo facciano) saremo sempre influenzati da quegli incentivi”.

Insomma questa enciclica è solo un inizio: “Vorrei chiudere con una richiesta. Abbiamo bisogno di più del mondo (comunità religiose, società civile, studiosi, governi e in effetti di tutte le persone di buona volontà) di fare ciò che Sua Santità ha fatto qui: prendere sul serio questo, guardare da vicino e spingere gli eventi in una direzione migliore. Abbiamo bisogno di critici informati che diranno ai laboratori quando stiamo fallendo. Abbiamo bisogno di voci morali che gli incentivi non possano piegarsi”.

Papa Leone XIV: la pace è dono di Dio

“Disponiamo allora il nostro cuore all’ascolto della Parola di Dio, così che nella preghiera possiamo comprendere il senso di quanto accade nella storia, riconoscendo la provvidenza di Dio che sempre la guida e ci soccorre. La Vergine Maria è modello del credente, che porge l’orecchio del cuore per ascoltare ‘che cosa dice Dio’. Ella ci è di esempio con la sua obbedienza, che accoglie l’incarnazione del Figlio di Dio nel grembo”: citando le parole del Salmo 85 papa Leone XIV ha concluso il rosario mariano nei Giardini vaticani.

Nelle parole di riflessione il papa ha sottolineato che il Rosario aiuta a riconoscere la Parola di Dio: “Contemplare con Maria i misteri del Rosario ci conduce a riconoscere in Gesù Cristo l’unica definitiva Parola, che il Padre ha pronunciato, Parola di pace per tutti coloro che ritornano a Lui con il cuore pentito. Il Signore non ci abbandona mai, anche quando noi lo dimentichiamo, anche quando perdiamo la via, Egli viene a cercarci e si fa vicino con l’amore di sempre”.

Una Parola la cui centralità è la pace: “La pace, infatti, non è una teoria da verificare in laboratorio, né un’ingenua illusione, né un affare da gestire per interesse. Quando la si ricerca con cuore sincero, essa è piuttosto un impegno quotidiano della nostra vita: scaturisce dalla giustizia e dall’amore, come armonia che unisce le persone, le famiglie, le comunità, i popoli. Anche in questo tempo di tensioni e conflitti, la pace diventa possibile quando si vuole ascoltare il grido di chi ne è privato: bambini innocenti, madri e padri angosciati, prigionieri maltrattati, profughi, persone sofferenti di ogni età. Tutti costoro hanno sulle labbra una sola parola: pace!”

Ed ha sottolineato che essa è ‘dono di Dio’: “Noi lo sappiamo: la pace è sempre possibile perché è dono di Dio. Questa pace, la sua pace, ha il volto di Gesù Cristo, il Figlio di Dio, che nella sua vita donata per noi ha riconciliato il cielo e la terra. Come scrive l’Apostolo Paolo: ‘Egli è la nostra pace’: Colui che abbatte i muri dell’inimicizia, che vince l’arroganza con l’umiltà e riscatta dal peccato l’intera creazione”.

In questo modo la preghiera diventa missione: “La nostra preghiera diventa così missione e profezia: non dovrà più esserci pianto di innocenti nelle nostre città; nessuno dovrà fuggire dalla propria casa per la minaccia delle bombe; la bramosia di potere e la violenza delle parole lasceranno il passo alla sete di giustizia e di verità. Ma ognuno può e deve fare la sua parte, cominciando da cose piccole ma importanti, astenendosi da ogni violenza verbale o fisica, nella vita di ogni giorno e anche nei social media”.

Prima della recita del rosario il papa aveva ricevuto la Comunità ‘Villa Nazareth’, fondata 80 anni fa dal card. Domenico Tardini, come segno e strumento di educazione e di pace: “Villa Nazareth ha l’intento di proporre percorsi educativi animati da profonda ispirazione cristiana e umana, con una specificità di metodo, cioè il cammino comunitario, accompagnato da esperti formatori e realizzato attraverso il coinvolgimento di tutti, secondo quanto auspicato nella Costituzione apostolica ‘Veritatis Gaudium’.

So quanto e come il Cardinale Silvestrini sia stato maestro e guida nel cammino formativo di tanti di voi, e come il suo insegnamento ispiri ancora molti progetti realizzati dalla comunità di Villa Nazareth. La vostra proposta formativa, che in definitiva contiene le linee-guida del cammino umano e spirituale di ciascuno di voi, contempla alcune icone bibliche: possano sempre essere fonte ispiratrice del vostro agire!”

 Per questo essa è una ‘fucina’ del pensiero cristiano: “Alla luce di tutto questo, vorrei però ricordare e incoraggiare un ultimo aspetto del vostro lavoro: l’intento di fare di Villa Nazareth un focolaio e una fucina di pensiero cristiano, in cui il confluire degli sforzi intellettuali, morali ed economici di uomini e donne appartenenti a diverse generazioni e ambienti di vita contribuisca all’approfondimento, alla crescita e alla diffusione di una cultura sempre più illuminata dagli insegnamenti del Vangelo”.

La giornata intensa del papa si era aperta in mattinata con l’udienza ai partecipanti all’incontro ‘Mappe di speranza per un’agenda educativa regionale’ sui temi di salute mentale, tecnologie digitali ed educazione: “Oggi abbiamo bisogno di tornare a levare lo sguardo. Nella Lettera apostolica ‘Disegnare nuove mappe di speranza’ ho invitato a costruire una costellazione educativa globale, nella quale ogni istituzione, ogni cultura e ogni popolo possano offrire il proprio contributo originale per illuminare il cammino dell’umanità. Ogni cultura trova un significato nell’osservazione delle costellazioni. Ogni cultura è chiamata a collaborare al disegno di un itinerario comune, maturando la consapevolezza di appartenere a un’unica famiglia umana”.

E’ stato un invito ad educare: “Se la tecnologia ci connette, l’educazione ci forma. Educare significa accompagnare i giovani a scoprire non solo come vivere, ma anche perché vivere. In questa missione educativa, le istituzioni pubbliche, la scuola, le università, le famiglie, le comunità religiose, il mondo della cultura e quello della comunicazione sono chiamati a lavorare insieme. Nessuno può affrontare da solo sfide così profonde e tanto complesse.

Per questo desidero incoraggiarvi a rafforzare questa rete di cooperazione che state costruendo tra voi e con la Santa Sede. In questa epoca di transizione digitale, siamo chiamati a essere luce per molte persone, soprattutto per i giovani, che cercano punti di riferimento affidabili e mappe capaci di orientare il cammino della vita”.

Educazione che si forma attraverso la Dottrina Sociale della Chiesa, come ha ribadito alla fondazione ‘Centesimus Annus’: “Tali domande sono una chiara manifestazione della ricerca di verità dell’umanità e fanno nascere un desiderio di qualcosa di più, una sete di Dio e un senso duraturo.

Testimoniano anche gli aspetti essenziali della nostra umanità: i doni dati da Dio della ragione e della libertà, attraverso i quali possiamo arrivare a conoscere la verità e a seguire ciò che è bene. Sebbene la libertà venga spesso intesa come capacità di fare ciò che si vuole, è essenziale ritrovare un senso autentico della libertà che ci consenta di scoprire la sua dimensione relazionale, poiché è proprio qui che possiamo parlare della realizzazione della persona sia come individuo sia come società”.

Tutto ciò si fonda sul dialogo: “Un altro aspetto della promozione e del lavoro per una vera civiltà dell’amore è il dialogo. Un dialogo fondato sulla verità che riconosce e apprezza la comune umanità di ogni persona. Di fatto, tenere presente l’innata dignità di ogni individuo permette di superare l’egoismo e gli interessi particolari in favore del bene comune. Questa stessa dignità fornisce anche il contesto in cui possiamo parlare di un sano pluralismo che riconosce la ricchezza di contributi che giungono dalle persone di origini diverse e che porta alla pacifica coesistenza”.

L’intenso incontro mattutino si era concluso con l’udienza ai membri del Rinnovamento Carismatico Cattolico mondiale, invitando ad un battesimo nello Spirito Santo: “Il vostro cammino di fede comune ha le proprie origini nell’esperienza personale dello Spirito Santo, che ha permesso alla grazia del Battesimo di diventare efficace in ognuno di voi, portandovi alla chiara consapevolezza dell’amore di Dio”.

Lo Spirito Santo permette la testimonianza: “Allo stesso modo, lo Spirito Santo vi ha permesso di assaggiare la dolcezza di Cristo. Anche per voi, infatti, da quel momento la vita è cambiata. Dio ha cessato di essere una mera idea ed è diventato l’espressione autentica e definitiva della paternità. Il suo Spirito ha portato riconciliazione interiore, pace e libertà dagli attaccamenti terreni e dall’oppressione del peccato. Ha inoltre reso possibile un nuovo atteggiamento caratterizzato dall’apertura e dalla speranza verso gli altri e verso il futuro, nella certezza che nulla ci potrà mai separare dall’amore di Cristo. Da questa esperienza dello Spirito Santo deriva il desiderio profondo di essere testimoni e messaggeri del suo amore, portando la sua consolazione alle persone oppresse da un senso di vuoto e di solitudine”.

Da qui nasce la preghiera di lode: “E’ stato proprio da questa esperienza avvincente dello Spirito Santo che è iniziata una nuova vita di preghiera, che ha assunto la forma di una nuova capacità di dialogare con Dio in modo spontaneo e sincero, e in una nuova apertura alla lode, all’adorazione e al rendimento di grazie a lui. L’adorazione e la lode, così caratteristiche dei vostri incontri, sono aspetti essenziali della preghiera cristiana, e negli ultimi anni voi avete contribuito a farli riscoprire e li avete riportati alla ribalta”.

Una preghiera di lode che porta alla Parola di Dio: “La rinnovata effusione dello Spirito vi ha condotti anche a un incontro vivo con la Sacra Scrittura. Lo Spirito Santo ha ispirato la Parola di Dio rivelata ed è anche colui che la mantiene sempre viva e attiva nella Chiesa, facendola risuonare nel cuore dei credenti, specialmente nella liturgia. La Scrittura, pertanto, è diventata per voi una meravigliosa fonte di nutrimento spirituale che illumina e conforta. E’ parimenti una fonte di discernimento per orientare le vostre scelte quotidiane e dà sostanza alla preghiera comune, permettendovi di rivolgervi al Signore con parole ispirate da Dio stesso”.

La Parola di Dio si realizza attraverso la comunione: “Lo Spirito Santo è la sorgente della comunione. In diversi documenti, Papa Leone XIII ha incoraggiato i cattolici a pregare ogni anno una novena allo Spirito Santo tra le solennità dell’Ascensione e della Pentecoste, specialmente per l’intenzione dell’unità dei cristiani… E’ lo Spirito a creare armonia tra i vari carismi e le componenti del Rinnovamento Carismatico, come anche con i nostri fratelli e sorelle di altre denominazioni cristiane”.

Tutto ciò si realizza nella carità, come ha scritto sant’Agostino nel libro ‘De Trinitate’: “E’ ciò che anche voi avete sperimentato. La rinnovata presenza dello Spirito ha risvegliato in voi una nuova capacità di amare, ispirata dalla divina carità stessa. Questo amore è rivolto verso Dio e verso i vostri fratelli e sorelle, e ispira vicinanza e compassione, specialmente per coloro che stanno soffrendo. Dal Rinnovamento Carismatico sono nate molte opere di carità per chi è nel bisogno, sia spirituale sia materiale”.

(Foto: Santa Sede)

Papa Leone XIV invita a studiare la tecnologia

“E’ con piacere che vi do il benvenuto, a seguito del congresso internazionale svoltosi ieri per commemorare la 60ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. In qualità di studiosi ed esperti di comunicazione digitale, la vostra preoccupazione per il futuro dell’umanità vi ha portato a Roma per riflettere sui mezzi di comunicazione e sull’educazione digitale. Partecipando a questa iniziativa, ciascuno di voi ha messo a disposizione i propri doni e talenti per contribuire al futuro dell’umanità in quest’epoca caratterizzata dalla crescita esponenziale della tecnologia, tema di particolare rilevanza per la missione della Chiesa”: incontrando i partecipanti al convegno internazionale ‘Custodire voci e volti umani’, promosso dal Dicastero per la Comunicazione insieme al Dicastero per la Cultura e l’Educazione, papa Leone XIV ha richiamato l’impegno della Chiesa nel campo delle comunicazioni sociali.

Proprio attraverso la comunicazione è possibile comprendere la missione della Chiesa: “E’ proprio nel contesto della missione universale della Chiesa che si può meglio comprendere la sua difesa delle comunicazioni sociali. Infatti, il Decreto del Concilio Vaticano II sui mezzi di comunicazione sociale, che ha dato origine alla Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, inizia ricordando che la Chiesa è stata ‘fondata da nostro Signore Gesù Cristo per portare la salvezza a tutti gli uomini e per questo motivo è obbligata ad evangelizzare’. La principale preoccupazione della Chiesa era, e continua ad essere, la salvezza eterna di ogni persona umana”.

Riprendendo il proprio messaggio per la giornata mondiale delle comunicazioni sociali il papa ha richiamato la necessità delle relazioni: “Pertanto, questo desiderio che tutti ‘siano salvati e giungano alla conoscenza della verità’ deve guidare non solo le nostre decisioni e azioni, ma anche l’uso e l’orientamento dato ai mezzi di comunicazione, alle tecnologie digitali e all’intelligenza artificiale, per garantire che questi strumenti siano posti al servizio autentico dell’umanità”.

Per questo è necessario ‘recuperare’ il significato di umanità: “Come è stato tristemente dimostrato dalla promozione e dall’implementazione sfrenata della tecnologia, a scapito della dignità umana, e dal danno causato quando i chatbot e altre tecnologie sfruttano il nostro bisogno di relazioni umane, stiamo davvero vivendo un’eclissi del senso di ciò che significa essere umani.

Di conseguenza, è ancora più imperativo recuperare la comprensione del vero significato e della grandezza dell’umanità, come Dio l’ha concepita. In questo senso, la sfida che ci troviamo ad affrontare ‘non è tecnologica, ma antropologica’, e la mia speranza è che la lettera enciclica che sarà pubblicata tra pochi giorni possa contribuire a rispondere a questa sfida”.

Solo da questa prospettiva è possibile avere una ‘visione’ di Dio ed una comprensione sull’umanità: “Da questa prospettiva, sono convinto che solo attraverso la contemplazione di Cristo, il Verbo incarnato, possiamo recuperare non solo un’adeguata visione di Dio, ma anche giungere a una comprensione della verità sull’umanità. Poiché ‘con la sua incarnazione il Figlio di Dio si è unito in un certo modo a ogni uomo’, senza il cuore di Cristo il cuore umano non potrà mai sondare pienamente le profondità del proprio intimità, né comprenderne il valore”.

Da tali visioni nasce un incontro: “Per questo motivo, la vera conservazione del volto e della voce di ogni individuo deve necessariamente presupporre un incontro con Colui che è ‘immagine del Dio invisibile’, poiché Egli stesso è, al tempo stesso, l’uomo perfetto.

Naturalmente, tutto ciò deve essere considerato nel dibattito sulle implicazioni delle tecnologie digitali e sul ruolo della Chiesa nella comunicazione sociale. Un compito non sempre facile, ma siamo stati chiamati a portare la luce di Cristo al mondo, illuminando ogni dimensione dell’attività umana”.

Questo è la missione della Chiesa: “Di conseguenza, la Chiesa si sente chiamata a contribuire allo sforzo di pianificazione e attuazione di iniziative di comunicazione, informazione ed educazione all’Intelligenza Artificiale nei sistemi educativi. In questo modo, può contribuire a garantire che le persone acquisiscano capacità di pensiero critico e che le tecnologie contribuiscano alla salvezza di chi le utilizza”.

E’ un invito ad educare: “Sono certo che tutti noi siamo particolarmente preoccupati per le potenziali conseguenze dell’uso delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale, non solo sullo sviluppo fisico e intellettuale dei bambini e dei giovani, ma anche sul loro benessere spirituale. A questo proposito, tutti, ma soprattutto i giovani, dovrebbero ‘sforzarsi di abituarsi alla moderazione e alla disciplina nell’uso di questi mezzi’, di questa tecnologia, sostenuti dalla guida dei genitori e degli educatori”.

Educazione che stimola all’incontro con Gesù: “Inoltre, alla luce della missione della Chiesa e delle attuali incomprensioni riguardo a Dio e alla persona umana, la competenza digitale deve includere anche un’educazione alla verità su Dio e sull’umanità. I ​​giovani, soprattutto, sono aperti a questa verità e desiderosi di scoprire il senso della vita. Perciò, dobbiamo aiutarli a incontrare il Cristo vivente e insegnare loro a integrare l’uso della tecnologia in uno stile di vita cristiano olistico”.

In conclusione il papa ha invitato allo studio della tecnologia: “Cari fratelli e sorelle, questo tema mi sta particolarmente a cuore, così come sta a cuore alla Chiesa. Infatti, come Madre, la Chiesa si interessa alla vita dei suoi figli, desiderando guidarli verso la piena maturità. Spero che queste riflessioni portino a una rinnovata fiducia nella tecnologia, quale frutto dell’ingegno umano, in armonia con il disegno creativo di Dio”.

(Foto: Santa Sede)

‘Custodire voci e volti umani’

“Il volto e la voce sono tratti unici, distintivi, di ogni persona; manifestano la propria irripetibile identità e sono l’elemento costitutivo di ogni incontro… Volto e voce sono sacri. Ci sono stati donati da Dio che ci ha creati a sua immagine e somiglianza chiamandoci alla vita con la Parola che Egli stesso ci ha rivolto; Parola prima risuonata attraverso i secoli nelle voci dei profeti, quindi divenuta carne nella pienezza dei tempi”: così inizia il messaggio di papa Leone XIV, ‘Custodire voci e volti umani’, scritto in occasione per la XL Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si svolgerà domenica 17 maggio.

Partendo da questo paragrafo iniziale abbiamo chiesto al prof. Andrea Tomasi, docente di Ingegneria dell’Informazione all’Università di Pisa e consigliere nazionale dell’associazione ‘WeCa’ (WebCattolici), al quale chiediamo di spiegarci il motivo per cui il papa invita a ‘custodire voci e volti umani’: “Voci e volti è un’espressione che il Papa usa frequentemente. Lo spiega all’inizio del messaggio: ‘Il volto e la voce sono tratti unici, distintivi, di ogni persona; manifestano la propria irripetibile identità e sono l’elemento costitutivo di ogni incontro’.

Così definisce nell’omelia in occasione della consegna del pallio nello scorso 29 giugno, la comunione ‘armonia di voci e volti’, e così parla della ‘pace di Cristo risorto che continua ad attraversare porte e barriere con le voci e i volti dei suoi testimoni’ nel messaggio per la Giornata della Pace di questo anno. 

La novità pervasiva delle tecnologie digitali e dell’ Intelligenza Artificiale, che viene presentata come motore di una evoluzione della specie umana, può alterare e nascondere le voci e i volti delle persone. Per questo occorre ‘custodire’ le persone, l’essere umano, mettendolo al centro dell’attenzione e dell’azione di governo. Voci e volti da custodire, perché ‘sono sacri. Ci sono stati donati da Dio che ci ha creati a sua immagine e somiglianza’, ha scritto il papa nel messaggio per la Giornata delle Comunicazioni Sociali di quest’anno. L’Intelligenza Artificiale non può essere fermata, ma va ‘guidata, consapevoli del suo carattere ambivalente’.

Va compresa e governata, non semplicemente usata e regolata, potremmo dire riecheggiando l’insegnamento di Romano Guardini. L’ ‘ecologia integrale’, che coinvolge la persona, l’ambiente naturale, quello economico e quello culturale, come affermato da papa Francesco nell’enciclica ‘Laudato sì’, vede aggiungersi oggi anche l’elemento dell’ ambiente tecnologico”.

‘La tecnologia che sfrutta il nostro bisogno di relazione può non solo avere conseguenze dolorose sul destino dei singoli, ma può anche ledere il tessuto sociale, culturale e politico delle società’: per quale motivo papa Leone XIV insiste molto sulla ‘sfida’ dell’Intelligenza Artificiale’?

“Molti oggi parlano della sfida tecnologica in atto nella competizione tra Stati Uniti e Cina, o nell’approccio europeo, con l’attenzione a cogliere le opportunità ed evitare i rischi nell’usare le piattaforme digitali. Papa Leone XIV mette in evidenza un aspetto più radicale: l’ Intelligenza Artificiale rappresenta una sfida antropologica. che tocca la stessa identità dell’essere umano.

L’Intelligenza Artificiale è il perno e l’asse portante di una riorganizzazione del lavoro e delle professioni, che ridisegna attività essenziali della persona umana e influisce sul modo di pensare, di fare memoria, di agire, di entrare in relazione. La formazione universitaria e l’esperienza di vita di papa Leone, che conosce bene l’ambiente americano delle aziende produttrici di tecnologie digitali e, come Agostino e Pascal, ha sviluppato una profonda riflessione sulla natura umana, lo rende oggi particolarmente attento e preparato a raccogliere la ‘sfida’ dell’ Intelligenza Artificiale e di tutto ciò che si muove intorno alle piattaforme digitali”.

‘E’ importante educare ed educarsi ad usare l’Intelligenza Artificiale in modo intenzionale, e in questo contesto proteggere la propria immagine (foto e audio), il proprio volto e la propria voce, per evitare che vengano utilizzati nella creazione di contenuti e comportamenti dannosi come frodi digitali, cyberbullismo, deepfake che violano la privacy e l’intimità delle persone senza il loro consenso’: quale alfabetizzazione ai media oggi ci è richiesta?

“Oggi è necessaria soprattutto una forte azione educativa, non solo per l’apprendimento delle abilità specifiche per l’uso delle tecnologie digitali ma anche, se non più, per lo sviluppo di attitudini umanistiche e morali, come l’attenzione alla qualità delle informazioni, la ricerca e il rispetto della verità, l’uso di un linguaggio non aggressivo e ostile. Anche quando si ricorre alle piattaforme di I.A. non va abbandonato lo spirito critico e l’esercizio della propria intelligenza, con una accurata impostazione delle domande e una attenta verifica della qualità delle risposte ottenute”.

Come si rapportano i ragazzi con i new media?

“Secondo i rapporti pubblicati annualmente da importanti istituzioni ed enti di ricerca, i ragazzi accedono precocemente ad un ambiente iperconnesso, che diventa la loro principale fonte di informazione e di socializzazione. L’apparente disponibilità di molteplici contatti rischia però di mascherare una sorta di solitudine digitale, in cui la socialità viene sostituita da sollecitazioni emotive o relazioni superficiali”.  

Quali sono le finalità di ‘WeCa’?

“L’ Associazione si propone di essere luogo di confronto tra chi, a vario titolo, svolge un compito di comunicazione digitale nell’ambito delle realtà ecclesiali. Il sito e i canali social di WeCa mettono in circolazione notizi e buone pratiche e diffondono webinar e tutorial sull’uso e sugli effetti delle tecnologie digitali”.

In questa realtà multimediale a quale compito sono chiamati i missionari digitali?

“A dare ‘voci e volti’ alla missione delineata nel Messaggio: esercitare responsabilità, cooperazione ed educazione per comprendere e governare le tecnologie digitali e l’Intelligenza Artificiale, in modo da indirizzarle verso la realizzazione piena della persona umana e lo sviluppo dell’intera umanità e non essere invece strumento di dominio di pochi tecnocrati o mezzo per manipolazioni e condizionamenti. Una missione da svolgere con realismo e competenza, perché la posta in gioco è, veramente, il futuro dell’umanità”.

(Tratto da Aci Stampa)

Papa Leone XIV ed i richiami alla libertà contro gli abusi dei mezzi di comunicazione

Papa Leone XIV

“Nel tempo pasquale, come la Chiesa nascente, ritorniamo a parole di Gesù che sprigionano il loro pieno significato alla luce della sua passione, morte e risurrezione. Quello che prima ai discepoli sfuggiva o provocava turbamento, ora riaffiora alla memoria, scalda il cuore e dona speranza”:  prima della recita del Regina Coeli papa Leone XIV, commentando il Vangelo, ha specificato che il posto preparato da Cristo per ogni uomo nella casa di Dio è un mondo nuovo.

Il papa ha parlato di una casa aperta a tutti, in cui nessuno è escluso: “Carissimi, nel mondo vecchio in cui ancora siamo in cammino, ad attirare l’attenzione sono i luoghi esclusivi, le esperienze alla portata di pochi, il privilegio di entrare dove nessun altro può. Invece, nel mondo nuovo in cui il Risorto ci porta, ciò che vale di più è alla portata di tutti. Ma non per questo perde attrattiva…  La morte minaccia di cancellare il nome e la memoria, ma in Dio ognuno è finalmente sé stesso. In verità, è questo il posto che cerchiamo per tutta la vita, talvolta disposti a tutto pur di avere un po’ di attenzione e di riconoscimento”.

Ed a conclusione della recita del Regina Coeli il papa ha ricordato la Giornata mondiale della libertà di stampa: “Oggi si celebra la Giornata mondiale della libertà di stampa, patrocinata dall’Unesco. Purtroppo questo diritto è spesso violato, in modo a volte flagrante, a volte nascosto. Ricordiamo i numerosi giornalisti e reporter vittime delle guerre e della violenza”, istituita nel 1993 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite su impulso dell’Unesco.

Nel 2025 sono stati 129 i giornalisti e gli operatori dei media uccisi nell’arco dell’intero anno, secondo il Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ). Secondo Reporter sans Frontieres oltre la metà degli Stati analizzati si trova in una situazione giudicata ‘difficile’ od addirittura ‘molto grave’: “In 25 anni, il punteggio medio complessivo dei Paesi studiati non è mai stato così basso”, fotografando un contesto internazionale segnato da guerre, pressioni politiche, crisi economiche dell’editoria e violenze contro i cronisti.

Tra i dati che colpiscono di più c’è quello sul posizionamento degli Stati Uniti, definiti in una ‘situazione problematica’: perdono sette posizioni rispetto allo scorso anno e scivolano al 64^ posto, tra Botswana e Panama. Anche l’Italia arretra nella graduatoria: è al 56^ posto, mentre nello scorso anno occupava la 49^ posizione, collocandosi dietro l’Ucraina e davanti ai Caraibi.

Comunque per Rsf ad oggi solo l’1% della popolazione mondiale può vantarsi di vivere in un Paese dove la condizione della stampa è definibile come ‘buona’. Al primo posto dei virtuosi c’è la Norvegia, a cui fanno seguito Paesi Bassi ed Estonia. Al contrario invece nella classifica all’ultimo posto compare l’Eritrea, alla 180^ posizione per il terzo anno di seguito. Sopra lo Stato africano si trovano Corea del Nord (179^ posizione) e Cina (178^).

Inoltre nello scorso anno si è registrata la ‘rimonta’ della Siria post-Assad che nel 2026 ha scalato 36 posizioni sull’anno precedente. Mentre invece il calo più marcato nel 2026 (-37 posizioni) si registra per il Niger (120ª posizione). Il ripetersi dei conflitti non aiuta ed il report ricorda la guerra in Palestina per la quale a Gaza, dall’ottobre 2023, sono stati uccisi da Israele più di 220 giornalisti.

Infine ha salutato l’Associazione ‘Meter’, che da 30 anni “si impegna per difendere i minori dalla piaga degli abusi, coinvolgendo la comunità ecclesiale e quella civile, educando a stare vicino alle vittime e a fare prevenzione. Grazie per il vostro servizio!”

Il Report 2025 dell’Associazione Meter ha evidenziato una trasformazione profonda del fenomeno, sempre più caratterizzato dall’uso di tecnologie avanzate e strumenti difficili da intercettare. Nello scorso anno sono stati identificati 8.213 minori vittime di deepnude, ovvero immagini generate artificialmente in cui i minori vengono denudati o manipolati digitalmente. Questo dato si aggiunge alle 785.072 immagini e ai 1.733.043 video contenenti abusi reali su minori, segnalati nello stesso periodo:

“Le immagini deepnude rappresentano una forma particolarmente grave di abuso, perché colpiscono sempre una vittima reale: il minore la cui immagine viene manipolata senza alcun consenso. L’IA trasforma materiale innocuo in contenuto sessuale, con una violazione profonda dell’identità, dignità e sicurezza del minore.

Queste pratiche alimentano il mercato pedopornografico e le richieste dei circuiti criminali, esponendo le vittime a conseguenze psicologiche serie, tra cui ansia, senso di colpa, isolamento, paura e ricatto. Oltre al danno individuale, queste pratiche hanno un effetto destabilizzante sulla società, perché normalizzano comportamenti criminali e incoraggiano la diffusione di materiale pedopornografico reale, aumentando la pressione sui sistemi di protezione dell’infanzia”.

Infatti grazie all’attività dell’Osservatorio Mondiale Contro la Pedofilia, l’associazione Meter ha individuato 115 gruppi e bot attivi tra Signal e Telegram, utilizzati per la diffusione di contenuti deepnude, per un totale di 8.213 minori vittime, denudati mediante l’impiego dell’IA.

Papa Leone XIV in Guinea Equatoriale invita a non profanare il nome di Dio

“Vi saluto cordialmente, grato per la vostra accoglienza e per le parole che mi sono state rivolte. Sono felice di essere qui a visitare l’amato popolo della Guinea Equatoriale… Sono parole che rimangono attuali e che interrogano chiunque sia investito di responsabilità pubbliche”: con le parole di papa san Giovanni Paolo II ha salutato le autorità e le rappresentanze del popolo della Guinea Equatoriale, sottolineando che i conflitti armati sono causati dalla ‘colonizzazione di giacimenti petroliferi e minerari’.

Riprendendo le parole della Costituzione pastorale ‘Gaudium et Spes’ il papa ha spiegato il motivo della visita apostolica: “Queste espressioni della Costituzione ‘Gaudium et Spes’ del Concilio Vaticano II esprimono al meglio le ragioni e i sentimenti che mi conducono a voi, per confermare nella fede e consolare il popolo di questo Paese in rapida trasformazione. Come nel cuore di Dio, infatti, così nel cuore della Chiesa risuona l’eco di quanto avviene quaggiù, fra milioni di uomini e donne per i quali il nostro Signore Gesù Cristo ha dato la vita”.

In tale prospettiva assume significato importante il pensiero di sant’Agostino: “Voi sapete che Sant’Agostino leggeva gli avvenimenti e la storia secondo il modello di due città: quella di Dio, eterna, caratterizzata dal suo amore incondizionato (amor Dei), unito all’amore del prossimo, specialmente dei poveri; e quella terrena, luogo di dimora provvisorio, in cui l’uomo e la donna vivono fino alla morte. In questa prospettiva, le due città esistono assieme fino alla fine dei tempi ed ogni essere umano nelle sue decisioni manifesta, giorno per giorno, a quale di esse vuole appartenere”.

Ed ha elogiato il progetto della costruzione di una nuova capitale: “So che avete intrapreso l’imponente progetto di costruire una città, che da pochi mesi è la nuova capitale del vostro Paese. Avete voluto chiamarla con un nome in cui sembra risuonare quello della Gerusalemme biblica, Ciudad de la Paz. Possa una tale decisione interrogare ogni coscienza su quale città voglia servire! Come ho avuto modo di ricordare al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, per il grande padre Agostino la città terrena è incentrata sull’amore orgoglioso di sé (amor sui), sulla brama di potere e di gloria mondani che portano alla distruzione”.

Riprendendo il suo discorso al Corpo diplomatico presso la Santa Sede il papa ha evidenziato l’importanza della Dottrina Sociale della Chiesa: “Oggi la Dottrina sociale della Chiesa rappresenta un aiuto per chiunque voglia affrontare le ‘cose nuove’ che destabilizzano il pianeta e la convivenza umana, cercando prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia.

Questo è parte fondamentale della missione della Chiesa: contribuire alla formazione delle coscienze, mediante l’annuncio del Vangelo, l’offerta di criteri morali e di autentici principi etici, nel rispetto della libertà di ogni individuo e dell’autonomia dei popoli e dei loro governi. L’obiettivo della Dottrina sociale è educare ad affrontare i problemi, che sono sempre diversi, perché ogni generazione è nuova, con nuove sfide, nuovi sogni, nuove domande”.

Soprattutto per quanto riguarda l’evoluzione tecnologica: “Non si può nascondere, ad esempio, che la rapidissima evoluzione tecnologica cui stiamo assistendo ha accelerato una speculazione connessa al bisogno di materie prime, che sembra far dimenticare esigenze fondamentali come la salvaguardia del creato, i diritti delle comunità locali, la dignità del lavoro, la tutela della salute pubblica”.

Ed ha fatto proprio l’appello scritto da papa Francesco nell’esortazione apostolica ‘Evangelii Gaudium’: “E’ infatti ancora più evidente oggi, rispetto ad alcuni anni fa, che la proliferazione dei conflitti armati ha tra i suoi principali moventi la colonizzazione di giacimenti petroliferi e minerari, senza riguardo al diritto internazionale e all’autodeterminazione dei popoli. Le stesse nuove tecnologie appaiono concepite e utilizzate primariamente a scopi bellici e in cornici di significato che non lasciano intendere una crescita di opportunità per tutti”.

E’ stato un invito alla responsabilità con il monito a non profanare il nome di Dio: “Al contrario, senza un cambio di passo nell’assunzione di responsabilità politica e senza rispetto delle istituzioni e degli accordi internazionali, il destino dell’umanità rischia di venire tragicamente compromesso. Dio non vuole questo. Il suo Nome santo non può essere profanato dalla volontà di dominio, dalla prepotenza e dalla discriminazione: soprattutto, mai dev’essere invocato per giustificare scelte e azioni di morte. Il vostro Paese non esiti a verificare le proprie traiettorie di sviluppo e le positive opportunità di collocarsi sulla scena internazionale a servizio del diritto e della giustizia”.

Da qui l’incoraggiamento ad studiare visioni nuove: “Sono certo, dunque, che nella Chiesa troverete aiuto per la formazione di coscienze libere e responsabili, con cui andare insieme verso il futuro. In un mondo ferito dalla prepotenza, i popoli hanno fame e sete di giustizia. Bisogna stimare chi crede nella pace e osare politiche controcorrente, con al centro il bene comune. Urge il coraggio di visioni nuove e di un patto educativo che dia ai giovani spazio e fiducia. La città di Dio, città della pace, va accolta infatti come un dono che viene dall’alto e a cui volgere il desiderio e ogni nostra risorsa”.

Mentre nel viaggio aereo ai giornalisti ha ricordato il primo anniversario della morte di papa Francesco: “Adesso, avendo fatto questa parte del viaggio in Angola, innanzitutto vorrei ricordare in questo primo anniversario della sua morte il papa Francesco che ha lasciato, donato tanto alla Chiesa con la sua vita, la sua testimonianza, la sua parola e i suoi gesti: tante volte quello che ha fatto, vivendo veramente la vicinanza ai più poveri, a quelli più piccoli, ai malati, ai bambini, agli anziani. Ha lasciato tanto nella Chiesa con la sua testimonianza e la sua parola.

Possiamo ricordare tante cose, per esempio la fratellanza universale, cercando di promuovere un autentico rispetto per tutti gli uomini e tutte le donne, promuovendo questo spirito di fraternità, di essere fratelli e sorelle tutti, di cercare come vivere il messaggio che troviamo nel Vangelo però riconoscendo questo spirito di fratellanza fra tutti”.

(Foto: Santa Sede)

Papa Leone XIV invita alla riscoperta del volto e della voce umana

“Il volto e la voce sono tratti unici, distintivi, di ogni persona; manifestano la propria irripetibile identità e sono l’elemento costitutivo di ogni incontro. Gli antichi lo sapevano bene. Così, per definire la persona umana gli antichi greci hanno utilizzato la parola ‘volto’ (prósōpon) che etimologicamente indica ciò che sta di fronte allo sguardo, il luogo della presenza e della relazione. Il termine latino persona (da per-sonare) include invece il suono: non un suono qualsiasi, ma la voce inconfondibile di qualcuno”: con queste parole papa Leone XIV inizia il messaggio per la LX Giornata mondiale delle comunicazioni sociali sull’Intelligenza Artificiale, ‘Custodire voci e volti umani’.

Il tema affronta il riconoscimento del ‘volto’ nell’era  tecnologica: “Volto e voce sono sacri. Ci sono stati donati da Dio che ci ha creati a sua immagine e somiglianza chiamandoci alla vita con la Parola che Egli stesso ci ha rivolto; Parola prima risuonata attraverso i secoli nelle voci dei profeti, quindi divenuta carne nella pienezza dei tempi. Questa Parola (questa comunicazione che Dio fa di sé stesso) l’abbiamo anche potuta ascoltare e vedere direttamente, perché si è fatta conoscere nella voce e nel Volto di Gesù, Figlio di Dio”.

Volto significa vivere la ‘propria umanità’: “Fin dal momento della sua creazione Dio ha voluto l’uomo quale proprio interlocutore e, come dice san Gregorio di Nissa ha impresso sul suo volto un riflesso dell’amore divino, affinché possa vivere pienamente la propria umanità mediante l’amore. Custodire volti e voci umane significa perciò custodire questo sigillo, questo riflesso indelebile dell’amore di Dio. Non siamo una specie fatta di algoritmi biochimici, definiti in anticipo. Ciascuno di noi ha una vocazione insostituibile e inimitabile che emerge dalla vita e che si manifesta proprio nella comunicazione con gli altri”.

La tecnologia rischia di modificare il rapporto tra le persone: “La tecnologia digitale, se veniamo meno a questa custodia, rischia invece di modificare radicalmente alcuni dei pilastri fondamentali della civiltà umana, che a volte diamo per scontati. Simulando voci e volti umani, sapienza e conoscenza, consapevolezza e responsabilità, empatia e amicizia, i sistemi conosciuti come intelligenza artificiale non solo interferiscono negli ecosistemi informativi, ma invadono anche il livello più profondo della comunicazione, quello del rapporto tra persone umane”.

Quindi per il papa la sfida è antropologica: “La sfida pertanto non è tecnologica, ma antropologica. Custodire i volti e le voci significa in ultima istanza custodire noi stessi. Accogliere con coraggio, determinazione e discernimento le opportunità offerte dalla tecnologia digitale e dall’intelligenza artificiale non vuol dire nascondere a noi stessi i punti critici, le opacità, i rischi”.

Il messaggio papale è un richiamo a non rinunciare al pensiero: “Ci sono da tempo molteplici evidenze del fatto che algoritmi progettati per massimizzare il coinvolgimento sui social media, redditizio per le piattaforme, premiano emozioni rapide e penalizzano invece espressioni umane più bisognose di tempo come lo sforzo di comprendere e la riflessione. Chiudendo gruppi di persone in bolle di facile consenso e facile indignazione, questi algoritmi indeboliscono la capacità di ascolto e di pensiero critico e aumentano la polarizzazione sociale”.

E’ un invito a non fidarsi dell’Intelligenza Artificiale in modo supino: “A questo si è aggiunto poi un affidamento ingenuamente acritico all’intelligenza artificiale come ‘amica’ onnisciente, dispensatrice di ogni informazione, archivio di ogni memoria, ‘oracolo’ di ogni consiglio. Tutto ciò può logorare ulteriormente la nostra capacità di pensare in modo analitico e creativo, di comprendere i significati, di distinguere tra sintassi e semantica.

Sebbene l’IA possa fornire supporto e assistenza nella gestione di compiti comunicativi, sottrarsi allo sforzo del proprio pensiero, accontentandoci di una compilazione statistica artificiale, rischia a lungo andare di erodere le nostre capacità cognitive, emotive e comunicative”.

Quindi a non essere solamente consumatori ‘passivi’: “Negli ultimi anni i sistemi di intelligenza artificiale stanno assumendo sempre di più anche il controllo della produzione di testi, musica e video. Gran parte dell’industria creativa umana rischia così di essere smantellata e sostituita con l’etichetta ‘Powered by AI’, trasformando le persone in meri consumatori passivi di pensieri non pensati, di prodotti anonimi, senza paternità, senza amore. Mentre i capolavori del genio umano nel campo di musica, arte e letteratura vengono ridotti a un mero campo di addestramento delle macchine”.

E’ un invito ad esercitare la fatica della ricerca: “La questione che ci sta a cuore, tuttavia, non è cosa riesce o riuscirà a fare la macchina, ma cosa possiamo e potremo fare noi, crescendo in umanità e conoscenza, con un uso sapiente di strumenti così potenti a nostro servizio. Da sempre l’uomo è tentato di appropriarsi del frutto della conoscenza senza la fatica del coinvolgimento, della ricerca e della responsabilità personale. Rinunciare al processo creativo e cedere alle macchine le proprie funzioni mentali e la propria immaginazione significa tuttavia seppellire i talenti che abbiamo ricevuto al fine di crescere come persone in relazione a Dio e agli altri. Significa nascondere il nostro volto, e silenziare la nostra voce”.

Il rischio consiste nella simulazione delle relazioni: “Gli interventi non trasparenti di questi agenti automatizzati influenzano i dibattiti pubblici e le scelte delle persone. Soprattutto i chatbot basati su grandi modelli linguistici (LLM) si stanno rivelando sorprendentemente efficaci nella persuasione occulta, attraverso una continua ottimizzazione dell’interazione personalizzata. La struttura dialogica e adattiva, mimetica, di questi modelli linguistici è capace di imitare i sentimenti umani e simulare così una relazione”.

A lungo andare ciò comporta anche un logoramento della socialità: “La tecnologia che sfrutta il nostro bisogno di relazione può non solo avere conseguenze dolorose sul destino dei singoli, ma può anche ledere il tessuto sociale, culturale e politico delle società. Ciò avviene quando sostituiamo alle relazioni con gli altri quelle con IA addestrate a catalogare i nostri pensieri e quindi a costruirci intorno un mondo di specchi, dove ogni cosa è fatta “a nostra immagine e somiglianza”. In questo modo ci lasciamo derubare della possibilità di incontrare l’altro, che è sempre diverso da noi, e con il quale possiamo e dobbiamo imparare a confrontarci. Senza l’accoglienza dell’alterità non può esserci né relazione né amicizia”.

Un altro pericolo riguarda l’alterazione della realtà: “Un’altra grande sfida che questi sistemi emergenti pongono è quella della distorsione (in inglese bias), che porta ad acquisire e a trasmettere una percezione alterata della realtà. I modelli di IA sono plasmati dalla visione del mondo di chi li costruisce e possono a loro volta imporre modi di pensare replicando gli stereotipi e i pregiudizi presenti nei dati a cui attingono”.

E possono nascere realtà parallele: “La mancanza di trasparenza nella progettazione degli algoritmi, insieme alla non adeguata rappresentanza sociale dei dati, tendono a farci rimanere intrappolati in reti che manipolano i nostri pensieri e perpetuano e approfondiscono le disuguaglianze e le ingiustizie sociali esistenti.

Il rischio è grande. Il potere della simulazione è tale che l’IA può anche illuderci con la fabbricazione di ‘realtà’ parallele, appropriandosi dei nostri volti e delle nostre voci. Siamo immersi in una multidimensionalità, dove sta diventando sempre più difficile distinguere la realtà dalla finzione”.

Però per il papa non è necessario fermare il progresso, ma creare alleanze attraverso la cooperazione, l’educazione e la responsabilità: “Essa può essere declinata, a seconda dei ruoli, come onestà, trasparenza, coraggio, capacità di visione, dovere di condividere la conoscenza, diritto a essere informati. Ma in generale nessuno può sottrarsi alla propria responsabilità di fronte al futuro che stiamo costruendo…

A ciò si aggiunge il problema della mancata accuratezza. Sistemi che spacciano una probabilità statistica per conoscenza stanno in realtà offrendoci al massimo delle approssimazioni alla verità, che a volte sono vere e proprie ‘allucinazioni’. Una mancata verifica delle fonti, insieme alla crisi del giornalismo sul campo che comporta un continuo lavoro di raccolta e verifica di informazioni svolte nei luoghi dove gli eventi accadono, può favorire un terreno ancora più fertile per la disinformazione, provocando un crescente senso di sfiducia, smarrimento e insicurezza”.

Ecco il motivo per cui è necessario cooperare alfine di educare: “Nessun settore può affrontare da solo la sfida di guidare l’innovazione digitale e la governance dell’IA. E’ necessario perciò creare meccanismi di salvaguardia. Tutte le parti interessate (dall’industria tecnologica ai legislatori, dalle aziende creative al mondo accademico, dagli artisti ai giornalisti, agli educatori) devono essere coinvolte nel costruire e rendere effettiva una cittadinanza digitale consapevole e responsabile.

A questo mira l’educazione: ad aumentare le nostre capacità personali di riflettere criticamente, a valutare l’attendibilità delle fonti e i possibili interessi che stanno dietro alla selezione delle informazioni che ci raggiungono, a comprendere i meccanismi psicologici che attivano, a permettere alle nostre famiglie, comunità e associazioni, di elaborare criteri pratici per una più sana e responsabile cultura della comunicazione”.

Proprio per questo è necessario lo studio: “L’alfabetizzazione ai media, all’informazione ed all’IA aiuterà tutti a non adeguarsi alla deriva antropomorfizzante di questi sistemi, ma a trattarli come strumenti, a utilizzare sempre una validazione esterna delle fonti, che potrebbero essere imprecise o errate, fornite dai sistemi di IA, a proteggere la propria privacy e i propri dati conoscendo i parametri di sicurezza e le opzioni di contestazione”.

Solo attraverso lo studio si educa: “E’ importante educare ed educarsi a usare l’IA in modo intenzionale, e in questo contesto proteggere la propria immagine (foto e audio), il proprio volto e la propria voce, per evitare che vengano utilizzati nella creazione di contenuti e comportamenti dannosi come frodi digitali, cyberbullismo, deepfake che violano la privacy e l’intimità delle persone senza il loro consenso”.

In qualche modo è necessario affrontare culturalmente le novità,  come all’inizio del XIX secolo: “Come la rivoluzione industriale richiedeva l’alfabetizzazione di base per permettere alle persone di reagire alla novità, così anche la rivoluzione digitale richiede un’alfabetizzazione digitale (insieme a una formazione umanistica e culturale) per comprendere come gli algoritmi modellano la nostra percezione della realtà, come funzionano i pregiudizi dell’IA, quali sono i meccanismi che stabiliscono la comparsa di determinati contenuti nei nostri flussi di informazioni (feed), quali sono e come possono cambiare presupposti e modelli economici dell’economia della IA”.

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