Tag Archives: Tecnologia
Italia-Egitto: 50 anni di cooperazione scientifica e tecnologica
Quest’anno ricorre il 50° anniversario della firma dell’accordo di cooperazione scientifica e tecnologica bilaterale tra l’Italia e la Repubblica Araba d’Egitto, la terza più grande economia del mondo arabo dopo l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti.
Per valorizzare questa intesa, firmata nel 1975 dal Governo Moro IV (1974-76), l’Ambasciata d’Italia al Cairo, in collaborazione con l’Autorità egiziana per il finanziamento della scienza, della tecnologia e dell’innovazione (STDF), ha organizzato sabato prossimo nella sua sede un workshop con l’obiettivo di presentare i progetti di collaborazione italo-egiziana in corso e che rientrano nel “Programma Scientifico Esecutivo 2024-2026” e illustrarne le opportunità di formazione e di sviluppo professionale.
L’accordo con l’Egitto che, a tutt’oggi, costituisce il terzo produttore di petrolio e di gas nell’ambito dei paesi del Nord Africa, è uno fra i tanti che vengono predisposti per favorire anche il dialogo tra il mondo accademico e l’industria espressione di contesti nazionali, talvolta molto diversi fra loro come nel caso in questione.
L’evento sarà anche l’occasione per discutere delle prospettive future di cooperazione scientifica e tecnologica tra Italia ed Egitto attraverso l’elaborazione dei prossimi Programmi Esecutivi triennali, previsti appunto dall’accordo del 1975, i quali sono pensati per finanziare progetti di ricerca in aree prioritarie individuate congiuntamente dalle parti.
Il programma del workshop che, come detto, avrà luogo per tutta la giornata del 7 luglio a El Cairo, inizierà alle ore 11.30 con i discorsi di apertura dell’Ambasciatore d’Italia in Egitto Michele Quaroni e del Ministro egiziano dell’Istruzione Superiore e della Ricerca Scientifica Mohamed Ayman Ashour.
Fra i relatori italiani ai due successivi seminari che si terranno alle ore 13 (dal titolo: Il Programma Scientifico Esecutivo 2024-2026) e alle 15.30 (Programmi di formazione internazionale, opportunità di carriera, dialogo accademico-industriale e trasferimenti di tecnologie) sono previsti il prof. Valter Sergo, Ordinario del dipartimento di Ingegneria ed Architettura dell’Università di Trieste e prorettore vicario del medesimo Ateneo, la prof.ssa Maria Serena Chiucchi, Direttore del Dipartimento di Management (DIMA) e Vice Rettore dell’Università Politecnica delle Marche, il prof. Marco Paolino, docente di Storia contemporanea all’Università Pegaso, il dott. Salvatore Di Bartolo, Vice Presidente dell’Africa Commercial and Business Development della LEONARDO-Space S.p.A., il dott. Leonello Fani dell’ENI-Egitto e, infine, in videocollegamento dall’Italia, la d.ssa Chiara Sarnataro, Responsabile ENI dei Rapporti con le istituzioni universitarie.
Concluderà i lavori prima della tavola rotonda finale il video messaggio della prof.ssa Maria Cristina Pedicchio, Presidente dell’Agenzia Italiana per la Promozione della Ricerca Europea (APRE), istituzione che sostiene e accompagna la partecipazione nazionale ai programmi dell’Unione europea e l’intervento illustrativo del Panel di missioni archeologiche in Egitto del prof. Giuseppe Cecere, docente di Lingua e Letteratura Araba presso il Dipartimento di Storia, Culture, Civiltà dell’Università Alma Mater di Bologna e Direttore del Centro Archeologico Italiano.
L’importanza dell’incontro del Cairo si rileva sia per il genere e l’entità dei programmi di collaborazione previsti nel triennio 2024-2026, che ammontano ad un importo di circa 1,2 milioni di euro, nei settori della gestione delle acque, dell’agricoltura e della tecnologia alimentare, della scienza dei materiali, dell’energia rinnovabile e sostenibile e del patrimonio culturale, sia per lo slancio che il Piano Mattei sta conferendo e apporterà ancor di più nei prossimi anni all’ambito della cooperazione bilaterale italo-egiziana all’interno dell’associazione dell’Egitto all’UE e del processo di internazionalizzazione della ricerca e dell’istruzione che il Paese di al-Sisi sta, pur fra difficoltà e margini di miglioramento dal punto di vista politico-istituzionale, meritoriamente attraversando.
Rapporto 2025 sull’ospitalità religiosa in Italia: come cambiano usi e costumi dell’accoglienza a pellegrini e turisti
L’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana ha pubblicato l’annuale Rapporto sullo stato delle accoglienze religiose e non-profit in Italia, che prende in esame le strutture ricettive di questo ambito destinate a chi viaggia per motivi spirituali, turistici, lavorativi e di studio: si tratta di Case per Ferie, Conventi, Monasteri, Istituti, Residenze universitarie, Case religiose…
Secondo lo studio, realizzato tramite il portale ospitalitareligiosa.it, questo settore dispone oggi di circa 190.000 posti-letto distribuiti in 2.940 strutture in tutta Italia, in leggera flessione rispetto agli anni precedenti, per la riconversione di alcune strutture ad altri usi, primo fra tutti quello delle RSA per anziani. L’invecchiamento della popolazione spinge infatti Diocesi, Ordini e Congregazioni ad orientarsi con sempre maggiore attenzione verso un settore lasciato spesso scoperto dall’imprenditoria commerciale.
Tornando all’ospitalità religiosa di breve e medio termine, il Lazio e Roma offrono sempre la maggiore disponibilità, rafforzata con il Giubileo, con 32.897 posti letto suddivisi in 518 strutture. Più distanti Veneto (22.115), Lombardia (16.834) ed Emilia Romagna (15.730).
Se però si pone a confronto questi dati con la densità di popolazione, la situazione si ribalta ed emerge la Valle d’Aosta con un posto letto dell’ospitalità religiosa ogni 39 abitanti, seguita dalla francescana Umbria (1 ogni 74), dal Trentino-Alto Adige (1 ogni 133) e dalle Marche (1 ogni 140).
Cambia anche il rapporto con la tecnologia in queste strutture, di cui ora il 70% è dotato di Wi-Fi per gli ospiti. Le altre non sono rimaste indietro, ma per scelta fanno proprio dell’approccio offline una delle caratteristiche dell’offerta ricettiva. Ne è la riprova che si tratta quasi sempre di strutture situate in collina o montagna, luoghi ideali per ‘staccare la spina’ dalla frenesia del nostro quotidiano, smartphone compresi.
Per degustare le capacità culinarie dei gestori, non manca la possibilità di rivolgersi a quel 46% di strutture che offrono la pensione completa o la mezza pensione, rendendo così l’esperienza del soggiorno più coinvolgente. Una tradizione secolare in cucina che oggi gode anche di una ‘contaminazione’ grazie alla sempre più frequente presenza di religiosi e religiose provenienti da altri continenti.
Secondo il presidente dell’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana, Fabio Rocchi, questo settore dell’accoglienza, “poco conosciuto e non paragonabile ad altri comparti dell’ospitalità, merita sempre più l’attenzione del pubblico indistinto -credente o meno- per la capacità che ha di rinnovarsi, mantenendo però quella costante attenzione nei confronti degli Ultimi, grazie alla redistribuzione degli introiti nelle opere caritatevoli e assistenziali in Italia e nel mondo”.
Da Parigi la Comunità di Sant’Egidio invoca la pace
Ieri al Palazzo dei Congressi di Parigi si è aperto l’incontro internazionale ‘Immaginare la Pace’, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio con il presidente francese Emmanuel Macron, Andrea Riccardi, la sindaco di Parigi Anne, Hidalgo, il rettore della Grande Moschea di Parigi Chems-Eddine Hafiz, il gran rabbino di Francia Haim Korsia e l’arcivescovo cattolico Laurent Ulrich, che ha ringraziato la Comunità di Sant’Egidio per aver scelto Parigi come sede di questo incontro:
“In questo 2024 la Comunità di Sant’Egidio non poteva fare regalo più bello alla Francia e alla sua capitale accogliendo il nostro invito ad organizzare qui il suo incontro per la pace. Tengo dunque ad esprimerle la nostra gioia e la nostra gratitudine… In occasione dell’apertura nella tregua olimpica per la quale, il 19 luglio, ho celebrato una Messa solenne, certo abbiamo dovuto deplorare che le nazioni continuassero i conflitti durante questo periodo che si è concluso qualche giorno fa”.
Ed ha raccontato la forza dell’utopia: “La lezione del passato ci mostra quanto le utopie abbiano saputo ribaltare le logiche più implacabili. Così ogni scuola di pensiero, ogni filosofia, ogni religione può contribuire a questo apportando il contributo della sensibilità che le è propria, nella ricerca di una verità che, lo crediamo, porta alla libertà”.
Infine ha raccontato il suo recente viaggio in Terra Santa: “E poiché non si può vincere la miseria senza iniziare dall’ascolto di quelli che si confrontano con essa, né far cessare la guerra senza farsi portavoce dei popoli schiacciati dalla violenza vorrei portarvi il ricordo della Terra Santa che ho visitato alcuni giorni fa.
Colpiti dalla guerra, uomini e donne di buona volontà, nel servizio incondizionato a favore di tutti quelli che la Provvidenza manda loro, hanno saputo mostrarmi che, malgrado la stanchezza, non rinunciano ad educare i bambini e i giovani, a curare i malati e i moribondi, ad accogliere i neonati che abbiano o no una famiglia e a mantenere i legami che, al momento opportuno, potranno ricostruire la pace”.
Aprendo l’assemblea il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, prof. Andrea Riccardi, ha affermato che parlare di pace è utopia: “Le religioni hanno alle spalle storie di coinvolgimento nella guerra, fino alla sua sacralizzazione. Talvolta si è arrivati al punto di proclamare la guerra in nome di Dio, cosa che tutti noi consideriamo una bestemmia. Se le comunità religiose sono fatte di uomini e donne che vivono le attrazioni fatali del tempo in cui vivono, tuttavia sanno che c’è qualcosa al di là di loro e che dalla profondità delle tradizioni religiose scaturisce il messaggio decisivo della pace.
Nelle grandi tradizioni religiose è scritto il fondamento della pace. Il nome stesso di Dio è la pace. Le religioni certo non hanno il monopolio della pace. La pace non può essere monopolio di nessuno, perché allora non è pace. Quando donne e uomini di religioni differenti s’incontrano, pur nella diversità, si crea un’armonia. E’ una storia che viene da lontano. Da molto lontano”.
Ed ha ricordato lo ‘spirito’ di Assisi, che ancora continua: “Nell’invocazione a Dio per la pace, si manifestò la forza debole delle religioni. Da quell’incontro di Assisi, il piccolo popolo della Comunità di Sant’Egidio maturò la convinzione che il mondo religioso racchiude le energie per un nuovo linguaggio e per gesti di pace. Anno dopo anno ci siamo incontrati tra leader religiosi e credenti. Anche se in tanti momenti siamo stati messi a dura prova, non rinunciamo a questa visione, non abbandoniamo i mondi religiosi all’isolamento, sentiamo anzi la necessità di sviluppare il dialogo.
Lo abbiamo fatto a Varsavia in tempo di guerra fredda. Lo abbiamo fatto dopo l’11 settembre 2001. Continuiamo a farlo oggi a Parigi. Penso a tanti frutti maturati nel solco dello spirito di Assisi: il Documento sulla Fratellanza umana, firmato nel 2019 ad Abu Dhabi da papa Francesco e dal grande imam di Al Azhar, al Tayyeb, amico di questi nostri incontri”.
Amin Maalouf, segretario permanente dell’Académie française, ha fornito alcune speranze: “Non ho nessuna passione per gli scenari apocalittici. Per carattere, tendo piuttosto a ricercare ragioni di speranza. Ma in un mondo in cui regna il sacro egoismo, in cui così tante nazioni e comunità fondano la propria coesione sull’odio per l’Altro, in cui le principali potenze si insultano ininterrottamente e si parlano a malapena, tutte le derive diventano plausibili”.
Soprattutto ha approfondito il ruolo delle tecnologie: “E qui non parlo più soltanto di bombe e di missili. Consideriamo le grandi tecnologie di punta che fanno da vettori della prodigiosa metamorfosi conosciuta dal mondo nei nostri giorni. Queste offrono apporti benefici di cui godiamo ogni giorno, nel campo della sanità, nella diffusione del sapere e in mille altri settori. Ma queste stesse tecnologie comportano anche, proprio a causa delle loro immense potenzialità, certi rischi cui dobbiamo fare sempre attenzione”.
E fra le tecnologie c’è l’intelligenza artificiale: “Nel campo dell’intelligenza artificiale, che ha preso il volo soprattutto negli ultimi quindici anni e le cui promesse sono inaudite, ci sono motivi di inquietudine su cui siamo stati messi in guardia da alcuni di coloro che sono direttamente impegnati in tale rivoluzione, scienziati, imprenditori e pensatori vigili. Essi ci dicono che questa tecnologia potrebbe un giorno sfuggirci di mano, che potrebbe persino trasformarsi in una minaccia esistenziale per la nostra specie, e che forse ci sarebbe bisogno di una moratoria su determinati percorsi di ricerca, in attesa di vederci più chiaro”.
Ma ad aprire la manifestazione parigina è stata la testimonianza della giovane afgana Lina Hassani: “Mi chiamo Lina Hassani e sono qui oggi davanti a voi come una ragazza afghana di 21 anni, di famiglia hazara, che ha vissuto attraverso due decenni di conflitti e profondi cambiamenti. Provengo da un paese tristemente famoso per i suoi tre decenni di guerra: sono arrivata in Belgio attraverso i ‘corridoi umanitari’ della Comunità di Sant’Egidio e vivo lì da 5 mesi; qui mi dedico all’apprendimento della lingua olandese.
La mia storia non riguarda solo la mia vita, ma anche quella di innumerevoli afghani che hanno sopportato difficoltà inimmaginabili. Sono nata a Kabul, una città che custodisce molti ricordi, sia gioiosi che dolorosi. La vita in Afghanistan non è mai stata facile. Nel 2009, mio padre ci è stato portato via, ucciso dai talebani. Ma mia madre, con una forza incredibile, è andata avanti per sostenere la nostra famiglia”.
Ed ha raccontato la vita in Afghanistan: “Nell’agosto 2021, i Talebani hanno preso il controllo dell’Afghanistan, imponendo severe restrizioni alle donne. Non ci era permesso uscire di casa senza un tutore maschio e l’istruzione ci è stata negata. La situazione era particolarmente disperata per coloro che avevano lavorato con entità straniere, tra cui mia madre. Le donne che protestavano contro i Talebani rischiavano la prigione o addirittura la morte. Sentendoci insicure e senza alcuna speranza di una vita migliore in Afghanistan, siamo fuggite in Pakistan.
Tuttavia, la situazione lì non era molto diversa; come rifugiati, eravamo visti come un peso, privi di diritti, senza accesso all’assistenza sanitaria e all’istruzione, sempre di fronte alle difficoltà nel rinnovo del visto e a rischio di espulsione. Più di un milione di persone sono state rimpatriate in Afghanistan. Alcuni rifugiati afghani in Pakistan si sono uniti per vivere sotto le tende, sopportando condizioni difficili, senza riparo con un caldo che raggiungeva i 40 gradi”.
(Foto: Comunità di Sant’Egidio)
Papa Francesco: l’intelligenza artificiale non è neutrale
“Mi rivolgo oggi a Voi, leader del Forum Intergovernativo del G7, con una riflessione sugli effetti dell’intelligenza artificiale sul futuro dell’umanità. ‘La Sacra Scrittura attesta che Dio ha donato agli uomini il suo Spirito affinché abbiano ‘saggezza, intelligenza e scienza in ogni genere di lavoro’ (Es. 35,31’. La scienza e la tecnologia sono dunque prodotti straordinari del potenziale creativo di noi esseri umani. Ebbene, è proprio dall’utilizzo di questo potenziale creativo che Dio ci ha donato che viene alla luce l’intelligenza artificiale”: con la citazione dell’ultimo messaggio per la Giornata mondiale per la pace papa Francesco ha iniziato il discorso al G7, riunito in Puglia, sottolineando il valore della dignità umana.
Il tema centrale del discorso del papa ha riguardato, infatti, la dignità umana che si deve confrontare con l’intelligenza artificiale: “Il tema dell’intelligenza artificiale è, tuttavia, spesso percepito come ambivalente: da un lato, entusiasma per le possibilità che offre, dall’altro genera timore per le conseguenze che lascia presagire. A questo proposito si può dire che tutti noi siamo, anche se in misura diversa, attraversati da due emozioni: siamo entusiasti, quando immaginiamo i progressi che dall’intelligenza artificiale possono derivare, ma, al tempo stesso, siamo impauriti quando constatiamo i pericoli inerenti al suo uso”.
Il pensiero del papa non è un atto di condanna nei confronti dell’intelligenza artificiale: “Il tema dell’intelligenza artificiale è, tuttavia, spesso percepito come ambivalente: da un lato, entusiasma per le possibilità che offre, dall’altro genera timore per le conseguenze che lascia presagire. A questo proposito si può dire che tutti noi siamo, anche se in misura diversa, attraversati da due emozioni: siamo entusiasti, quando immaginiamo i progressi che dall’intelligenza artificiale possono derivare, ma, al tempo stesso, siamo impauriti quando constatiamo i pericoli inerenti al suo uso”.
E ne ha sottolineato i vantaggi pur richiamandone i ‘pericoli’ di creare una più larga ingiustizia: “Non possiamo, del resto, dubitare che l’avvento dell’intelligenza artificiale rappresenti una vera e propria rivoluzione cognitivo-industriale, che contribuirà alla creazione di un nuovo sistema sociale caratterizzato da complesse trasformazioni epocali. Ad esempio, l’intelligenza artificiale potrebbe permettere una democratizzazione dell’accesso al sapere, il progresso esponenziale della ricerca scientifica, la possibilità di delegare alle macchine i lavori usuranti; ma, al tempo stesso, essa potrebbe portare con sé una più grande ingiustizia fra nazioni avanzate e nazioni in via di sviluppo, fra ceti sociali dominanti e ceti sociali oppressi, mettendo così in pericolo la possibilità di una cultura dell’incontro a vantaggio di una cultura dello scarto”.
Quindi il papa ha chiesto di ridare rilievo alla dignità della persona: “Oltre la complessità di legittime visioni che caratterizzano la famiglia umana, emerge un fattore che sembra accomunare queste diverse istanze. Si registra come uno smarrimento o quantomeno un’eclissi del senso dell’umano e un’apparente insignificanza del concetto di dignità umana. Sembra che si stia perdendo il valore e il profondo significato di una delle categorie fondamentali dell’Occidente: la categoria di persona umana..
Non dobbiamo dimenticare infatti che nessuna innovazione è neutrale. La tecnologia nasce per uno scopo e, nel suo impatto con la società umana, rappresenta sempre una forma di ordine nelle relazioni sociali e una disposizione di potere, che abilita qualcuno a compiere azioni e impedisce ad altri di compierne altre. Questa costitutiva dimensione di potere della tecnologia include sempre, in una maniera più o meno esplicita, la visione del mondo di chi l’ha realizzata e sviluppata”.
Ed ha rimesso al centro la necessità dell’azione politica: “Non possiamo, quindi, nascondere il rischio concreto, poiché insito nel suo meccanismo fondamentale, che l’intelligenza artificiale limiti la visione del mondo a realtà esprimibili in numeri e racchiuse in categorie preconfezionate, estromettendo l’apporto di altre forme di verità e imponendo modelli antropologici, socio-economici e culturali uniformi.
Il paradigma tecnologico incarnato dall’intelligenza artificiale rischia allora di fare spazio a un paradigma ben più pericoloso, che ho già identificato con il nome di ‘paradigma tecnocratico’. Non possiamo permettere a uno strumento così potente e così indispensabile come l’intelligenza artificiale di rinforzare un tale paradigma, ma anzi, dobbiamo fare dell’intelligenza artificiale un baluardo proprio contro la sua espansione”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Francesco: promuovere le differenze
Papa Francesco: la pace si costruisce nel rispetto della dignità umana
Oggi papa Francesco ha ringraziato il personale dell’Ispettorato di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano, che ringrazia per il servizio e cui dedica parole importanti sulla pace e sul bene comune: “Prima di tutto grazie per il lavoro fedele e paziente con cui garantite a tutti coloro che vengono in Vaticano, dall’Italia e dall’estero, e gli date la possibilità di vivere momenti di fede e di preghiera, come pellegrini, o semplicemente di svago, come turisti, in un clima sereno di ordine e di sicurezza. E’ un impegno delicato questo, che merita tanto più apprezzamento in quanto svolto quotidianamente, tutti i giorni, e le notti!, dell’anno”.
Dai vescovi un invito ai giovani a vivere la realtà con Cristo
“Infine, la via della pace passa per l’educazione, che è il principale investimento sul futuro e sulle giovani generazioni. Ho ancora vivo il ricordo della Giornata Mondiale della Gioventù svoltasi in Portogallo nell’agosto scorso. Mentre ringrazio nuovamente le Autorità portoghesi, civili e religiose, per l’impegno profuso nell’organizzazione, conservo nel cuore l’incontro con più di un milione di giovani, provenienti da ogni parte del mondo, pieni di entusiasmo e voglia di vivere… Nei tempi moderni, parte della sfida educativa riguarda un uso etico delle nuove tecnologie. Esse possono facilmente diventare strumenti di divisione o di diffusione di menzogna, le cosiddette fake news, ma sono anche mezzo di incontro, di scambi reciproci e un importante veicolo di pace”.
A Torino ‘Intelligenze artificiali:possibilità infinite, rischi enormi’
Organizzato dalla Scuola Scientifica Lagrange e dai Lions di Venaria Reale Patrocinato dal Consiglio regionale del Piemonte e dalla Fondazione CRT. Un Symposium ad alto livello a Torino per affrontare le potenzialità e i limiti dell’AI (intelligenza artificiale) organizzato dalla Scuola di Formazione Scientifica Luigi Lagrange di Torino e dal Lions Club Venaria Reale Host si svolge oggi nell’Aula Magna del Campus Universitario ‘Luigi Einaudi’ di Torino. Lungo Dora Siena.































