L’attività della Comunità ‘Papa Giovanni XXIII’ contro la tratta delle persone

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In Europa aumentano i casi di tratta interna; l’uso delle nuove tecnologie peggiora la condizione di donne e ragazze esposte allo sfruttamento sessuale. In Italia, sono sempre più le persone transessuali in strada. Giovani uomini dal Sud-Est asiatico sono sfruttati nei vari settori del lavoro nero.

In sintesi questo ha detto il report diffuso dall’Associazione ‘Papa Giovanni XXIII’, ‘I nuovi volti delle persone intrappolate nella tratta’, in occasione della Giornata internazionale contro la tratta, svoltasi lo scorso 30 luglio la Comunità Papa Giovanni XXIII diffonde il report I nuovi volti delle persone intrappolate nella tratta, in cui sono state analizzate le cause della crescita del ‘fenomeno’:

“Tra le cause di questa incalcolabile crescita e varietà di ‘volti’ della tratta, secondo il report ‘Trafficking in Persons’, la profonda crisi economica e la violenza politica che si stanno ampliando sia come conseguenza del Covid-19 e sia a causa del conflitto russo-ucraino, associate ad un utilizzo delle nuove tecnologie veloce e di difficile controllo da parte dei trafficanti per reclutare le prede e organizzarne lo sfruttamento.

La tratta di esseri umani è un crimine motivato dagli alti profitti. Le banche e gli altri istituti finanziari sono nella posizione migliore per identificare e denunciare i reati che spesso si verificano in concomitanza con la tratta di esseri umani, come il furto di stipendi, il riciclaggio di denaro e la corruzione, i pagamenti associati al trasporto delle vittime e altri servizi logistici (ad esempio, hotel o biglietti aerei) e la raccolta o il movimento dei proventi generati dallo sfruttamento delle vittime della tratta e dalla vendita di beni prodotti attraverso il loro sfruttamento”.

Secondo la Comunità, fondata da don Oreste Benzi, la tratta è un fenomeno ‘sommerso’: “La tratta è un fenomeno globale per sua natura sommerso e per questo non esistono statistiche esatte sul numero delle persone coinvolte.

In Europa i paesi con il maggior numero di vittime registrate sono Francia, Paesi Bassi, Italia, Romania e Germania. Cittadine e cittadini dell’UE rappresentano il 53% di tutte le vittime registrate, a dimostrazione della diffusione massiccia della tratta entro i confini dell’Unione.

Inoltre, secondo quanto riporta l’Ufficio delle Nazioni Unite sulla droga e il crimine, il COVID-19 ha peggiorato le condizioni delle persone più esposte alla tratta e ha interrotto interventi in essere o programmati per un lungo periodo”.

Il report ha analizzato l’impatto della pandemia sulle vittime della tratta: “Le donne sono state tra i gruppi più colpiti dalla pandemia, insieme ai bambini e ai migranti, spesso sfruttati in luoghi privati. Evidente quindi la femminilizzazione della povertà. La violenza contro le donne e la violenza domestica sono aumentate durante la pandemia, aumentando la loro vulnerabilità alla tratta.

Le restrizioni alla circolazione hanno peggiorato la situazione delle vittime recluse, rendendo più facile ai trafficanti coprire le proprie operazioni illegali e rendendo le vittime ancora più invisibili. Anche la denuncia di situazioni di tratta da parte dei testimoni è diminuita (UNODC, 2021). Uno studio di ODHIR e UN Women ha rivelato che l’accesso ai servizi sanitari è stata una delle maggiori sfide per le sopravvissute alla tratta”.

Inoltre le nuove tecnologie mediatiche ha portato a nuove forme di sfruttamento: “L’era digitale ha causato il moltiplicarsi di forme di adescamento, reclutamento e sfruttamento online, e l’aumento di siti e app per l’acquisto di esibizioni erotiche online di persone singole o anche in gruppo, e la compravendita di video, foto, immagini senza il consenso informato e consapevole della persona attraverso la rete (revenge porn).

Per quanto riguarda lo sfruttamento sessuale, sono proliferati diversi atti e nuovi mezzi di coercizione che colpiscono le vittime tra cui: pretendere sesso in qualsiasi contesto o fare del sesso una condizione inevitabile per ottenere assistenza;

costringere qualcuno a fare sesso oppure costringerlo a fare sesso con chiunque, anche dietro webcam; costringere una persona a prostituirsi o a fare pornografia; contatto indesiderato di natura sessuale; stripping forzato, anche dietro webcam; costringere a prestazioni sessuali non sicure. Questi atti possono avvenire in case private, centri massaggio, hotel o bordelli, club, bar nonché su Internet”.

In questi casi anche la salute di chi subisce la tratta è minata: “Le persone che ne sono vittime sono spesso vulnerabili, anche in età adulta, senza alternative per la loro vita. Persone con un progetto migratorio interrotto o fallito, persone con disabilità, con patologia psichiatrica, con dipendenze patologiche, appartenenti a minoranze etniche che sono già esposte nella quotidianità a discriminazioni multiple e per questo più facilmente adescabili.

Spesso si tratta di persone che non hanno conoscenza della lingua del paese dove vivono, non conoscono i propri diritti, temono di essere espulse o arrestate, hanno difficoltà di accedere ai servizi socio-sanitari o sono particolarmente isolate in quanto frequentano esclusivamente persone della propria comunità etnico-religiosa di appartenenza. In altri casi possono invece mostrarsi come persone ben integrate, con un proprio livello di autonomia e conoscenza del territorio dove vivono”.

Per questo la Comunità di don Benzi è impegnata a prevenire la tratta, attraverso campagne informative e incontri con studenti di Scuole medie, Istituti superiori e Università; ad incontrare le potenziali vittime di tratta, con le unità di contatto in strada, con le equipe di contatto indoor,

nei luoghi dello sfruttamento lavorativo e dell’accattonaggio;ad accogliere le persone che vogliono uscirne, attivare una presa in carico personalizzata che garantisce, attraverso un programma di recupero e di protezione:

assistenza legale, psicologica e sanitaria, aiuto nelle pratiche per il rilascio del permesso di soggiorno e altra documentazione utile, apprendimento della lingua italiana, formazione professionale, avvio all’autonomia lavorativa e abitativa.

Nelle case di accoglienza della Comunità sono anche proposti percorsi di gruppo e individuali, supporto psicosociale centrato sulla persona sopravvissuta, accompagnamento in ogni fase della sua reintegrazione sociale;

a rimuovere le cause alla radice di ogni forma di sfruttamento, anche attraverso la collaborazione con forze di polizia, enti pubblici e del privato sociale, per fermare trafficanti, sfruttatori, agenzie di intermediazione, caporalato e clienti della tratta;a costruire reti nazionali, europee e internazionali perché solo insieme si può debellare la tratta degli esseri umani.

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