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Società di San Vincenzo De Paoli vicina ai giovani: ScegliAmo Bene cresce e arriva in nuove scuole italiane
Il progetto ScegliAmo Bene, promosso dal Settore Carcere e Devianza della Federaziona Nazionale Italiana Società di San Vincenzo de Paoli ODV, amplia il proprio raggio d’azione: dopo i primi laboratori di successo, coinvolgerà nuove realtà come Bologna, Oderzo, Cagliari, con la prossima tappa prevista a marzo a Comacchio. L’iniziativa punta a promuovere la cultura della legalità tra studenti e società civile, trasformando il concetto di responsabilità personale in esperienza concreta.
A commentare la crescita del progetto è Antonella Caldart, responsabile del Settore Carcere e Devianza della Società di San Vincenzo De Paoli: “L’Associazione è oggi in un momento di grande trasformazione. Con la fiducia e l’impegno di tutti, può affermarsi come modello innovativo nel panorama del Terzo Settore contribuendo a costruire comunità più responsabili, consapevoli e inclusive”.
Partire dai giovani diventa fondamentale per accompagnarli a riconoscere che la libertà non è assenza di vincoli, ma assunzione di responsabilità. Che il futuro prende forma attraverso decisioni consapevoli e che ogni scelta merita di essere custodita, pensata ed educata perché incide sulla propria vita e su quella degli altri.
“Molti giovani vivono immersi in un panorama dominato da rumore e solitudine, informazioni contraddittorie e modelli effimeri che offrono gratificazioni rapide ma vuote. In questo contesto, trovare valori concreti su cui costruire le proprie scelte diventa difficile. ScegliAmo Bene trasforma il vuoto in possibilità, proponendo esperienze concrete di responsabilità e impegno sociale” – afferma la Caldart.
Gli incontri sono basati sull’interazione tra educatori e studenti e sul coinvolgimento attivo di mente e corpo e puntano a generare partecipazione, energia e riflessioni profonde sulla responsabilità personale. “Gli elaborati e i pensieri prodotti sinora sono stati riconosciuti come particolarmente significativi anche dai docenti presenti” – spiega Caldart.
Di recente, ScegliAmo Bene è approdato a Vittorio Veneto, coinvolgendo quattro istituti della Scuola Secondaria di II grado. Per l’occasione gli studenti hanno incontrato Raffaele Mantegazza, Professore di Scienze Pedagogiche all’Università Milano-Bicocca, che ha evidenziato i risultati più significativi:
“Grazie ai lavori svolti sono emersi temi importanti come la necessità di non giudicare, di comprendere le conseguenze delle proprie scelte e di riuscire a entrare in sintonia con l’altro. I ragazzi hanno mostrato apertura e capacità di mettersi in gioco, lavorando con entusiasmo e curiosità. È stato evidente come, anche attraverso attività pratiche e creative, possano interiorizzare concetti complessi come responsabilità e cooperazione”.
I percorsi hanno dimostrato come sia possibile imparare al di là di schemi tradizionali, combinando creatività, partecipazione attiva e momenti di confronto diretto. Gli studenti non solo acquisiscono conoscenze, ma sperimentano concretamente come le proprie scelte possano avere un impatto sugli altri, trasformando la teoria della responsabilità in esperienza vissuta.
Tra gli istituti superiori di Vittorio Veneto c’è stato grande coinvolgimento: “Attraverso il teatro ci siamo soffermati sull’importanza delle scelte e delle conseguenze sperimentando situazioni reali che hanno mostrato come anche piccoli gesti hanno un peso e possono influenzare gli altri” – afferma Lorenzo, 16 anni.
Nei primi laboratori sono stati proprio gli studenti considerati ‘più difficili’ a mostrare i cambiamenti più evidenti: barriere difensive cadute, aggressività ridimensionata, dinamiche di bullismo rilette alla luce delle conseguenze delle proprie azioni: “Guardando al futuro, che tipo di impatto sociale vi augurate che ‘ScegliAmo Bene’ possa avere non solo sugli studenti coinvolti, ma anche sulle comunità locali e sul lavoro della Società di San Vincenzo De Paoli nei territori?”
“Non sarà ScegliAmo Bene a stravolgere intere comunità, ma il progetto può seminare piccoli semi che, se coltivati con cura, daranno frutti positivi. Entrare in contatto con i giovani significa creare relazioni durature: chi sperimenta personalmente il valore delle proprie scelte è in grado di trasmetterlo e coinvolgere altri ragazzi, generando un effetto a catena.
Perché questo avvenga, è fondamentale avere operatori e volontari preparati, capaci di dialogare con i giovani senza rifugiarsi nei modelli educativi del passato. E’ necessario essere disponibili ad apprendere, adattare e sperimentare nuovi modelli comunicativi ed educativi, in linea con i tempi e con le esigenze dei ragazzi”, conclude Antonella Caldart.
Con il progetto ScegliAmo Bene, la Società di San Vincenzo De Paoli conferma il suo impegno e la sua attenzione verso la società civile mostrando la vicinanza alle giovani generazioni offrendo occasioni per crescere, riflettere e prepararsi a diventare cittadini consapevoli e attivi. Con l’espansione in nuove città italiane, il progetto si afferma come un modello replicabile e innovativo di educazione civica e partecipazione sociale.
È possibile visualizzare il video documentario realizzato negli Istituti della Scuola Secondaria di II Grado di Vittorio Veneto al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=PNnE-R-oR5U&feature=youtu.be
Quarto Anno Rondine 2026-27: prorogato il bando fino al 7 aprile per iscriversi e accedere alle borse di studio
E’ un modo diverso di stare dentro la scuola. Con la stessa serietà delle lezioni, delle verifiche e dei programmi, ma con qualche ingrediente in più: la possibilità di imparare anche ciò che non entra in un registro, come si vive un conflitto, come si regge una responsabilità, come si ascolta senza difendersi, come si diventa adulti senza perdere la parte migliore di sé.
È così che ragazzi e ragazze da tutta Italia vivono il loro Quarto Anno Rondine: un’esperienza scolastica e umana, per la quale sono messe a disposizione borse di studio, riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione e del Merito come percorso di sperimentazione per l’innovazione didattica. Non è un semplice anno di liceo, ma un tempo di scoperta, di relazione e di crescita interiore. Un anno in cui si impara a conoscere il mondo e, insieme, a conoscersi davvero.
Per questo Rondine Cittadella della Pace annuncia la proroga della scadenza del bando del Quarto Anno Rondine per l’a.s. 2026-27 al 7 aprile 2026. Una scelta che nasce da una richiesta semplice e concreta arrivata da molte famiglie e dagli studenti: avere più tempo per capire, valutare, scegliere bene. Perché un anno così non si decide “di corsa”.
«Non ero sicuro di essere pronto a un cambiamento così grande e non sapevo davvero cosa aspettarmi da questa esperienza. Tutto è cambiato però quando sono arrivato a Rondine per le selezioni. Fin dal primo momento me ne sono innamorato. Ho scoperto un luogo davvero speciale, immerso nella natura, capace di trasmettere pace ma anche energia», racconta Carlo arrivato da Nola.
«“In qualsiasi modo voi siate arrivati qui, va bene”. Sono rimasta paralizzata. Una frase banale solo in apparenza, ma potentissima. In un contesto nuovo, con persone nuove, viene spontaneo voler apparire bravi, composti, determinati, all’altezza… Invece il tutor ci stava dicendo l’opposto: siete accolti così come siete», gli fa eco Laura di Bologna.
Il Quarto Anno Rondine è un anno scolastico pieno, rivolto a studentesse e studenti che nell’anno scolastico in corso frequentano la terza superiore nei licei: classici, scientifici ordinamentali o con opzione Scienze Applicate, di scienze umane ordinamentali o con opzione Economico-Sociale e linguistici italiani, e scelgono di svolgere la quarta a Rondine, nel borgo alle porte di Arezzo.
Il percorso mantiene la solidità della didattica e dei contenuti e la affianca a un’esperienza residenziale che fa una cosa rara: mette insieme lo studio e la vita quotidiana, come se fossero davvero parte dello stesso apprendimento. Qui le giornate non “si aggiustano” solo con l’orario delle lezioni. Si aggiustano con le relazioni, con il modo in cui si sta in una comunità, con il confronto tra storie diverse, con il lavoro su sé stessi e sugli altri. È un anno che ti chiede di imparare anche l’alfabeto delle emozioni e delle parole: quelle che spesso non sappiamo usare, e allora diventano silenzi, urla, isolamento.
Il bando si rivolge a ragazze e ragazzi dei percorsi liceali previsti e, soprattutto, a chi sente che la scuola può essere più di un itinerario da ‘portare a termine’. A chi ha curiosità, voglia di mettersi in gioco, disponibilità a vivere in comunità e a confrontarsi senza maschere. Non serve essere impeccabili. Serve essere pronti a crescere. Perché crescere, spesso, significa accettare una cosa scomoda: farsi vedere per davvero.
E, in questo, la proroga al 7 aprile 2026 è un invito a fare le cose con cura. La candidatura richiede di raccontarsi e di motivare una scelta importante, non solo di compilare un modulo. Serve tempo per preparare i materiali richiesti, per fare domande, per immaginarsi lì, lontani da casa, dentro una comunità, con un ritmo diverso, ma anche con una struttura solida. E serve tempo per le famiglie: per capire, confrontarsi, sentirsi rassicurate da un progetto che non improvvisa, accompagna.
La giornata di selezione – prevista per il 2 maggio 2026 nella Cittadella della Pace – non è pensata come una “gara”. È già un primo contatto con il metodo: ascolto, confronto, attività condivise, colloquio, una prova didattica che serve ad allineare i programmi e a sostenere il percorso scolastico, strumenti utili a comprendere inclinazioni e motivazioni. Anche qui, l’obiettivo è chiaro: costruire una classe che funzioni come gruppo, fatta di differenze che si incontrano e imparano a stare insieme.
E quando finisce il Quarto Anno, la cosa più interessante non è soltanto ciò che hai studiato – che resta fondamentale – ma come lo hai studiato, e con chi. Molti raccontano di avere smesso di vivere “in apnea”, di avere imparato a dare un nome alle emozioni, a gestire le pressioni, a ricostruire la fiducia. E spesso questa trasformazione rimette a fuoco anche lo studio: perché quando stai meglio, impari meglio.
Alle famiglie il Quarto Anno Rondine offre una promessa concreta: vostro figlio o vostra figlia non “mette in pausa” un anno, lo attraversa con una guida educativa presente, competente, strutturata. In un’età in cui si è forti e fragili insieme, avere un contesto che non giudica ma lavora, che non etichetta ma accompagna, può cambiare una traiettoria.
Ai partner il Quarto Anno offre qualcosa di altrettanto solido: un investimento nel capitale umano e sociale. Sostenere questo progetto significa contribuire a formare giovani capaci di tornare nei propri territori con una competenza decisiva: trasformare il conflitto in dialogo, la differenza in risorsa, l’incertezza in progettazione. Non è un valore astratto: è una ricaduta reale su comunità, scuole, famiglie e futuro.
A rendere possibile tutto questo il Liceo Vittoria Colonna di Arezzo, titolare della sperimentazione ministeriale e capofila della rete scolastica provinciale costituita a sostegno del progetto e composta dal Liceo F. Petrarca, Liceo F. Redi, ITIS Galilei e Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II.
Non solo, una rete di alleanze che unisce fondazioni, enti, imprese e partner privati garantisce ogni anno borse di studio parziali e totali per permettere a studenti di ogni provenienza di partecipare. Le borse di studio rappresentano il cuore solidale del Quarto Anno Rondine: strumenti concreti per garantire pari opportunità, valorizzare il merito e rendere accessibile un’esperienza formativa unica anche a chi non dispone di risorse economiche. Ogni borsa di studio è un investimento nella persona, nel suo potenziale e nella sua capacità di generare futuro.
Il progetto Quarto Anno Rondine, infatti, è realizzato con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, dell’Otto per Mille dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Piacenza e Vigevano, della Fondazione Cariplo, della Fondazione di Sardegna, della Fondazione Cattolica, di Gecofin, della Fondazione Mondo Unito, della Fondazione ONLUS Niccolò Galli, della Banca del Valdarno Credito Cooperativo con la “Borsa di studio in memoria di Bani Giovanni”, della Fondazione Compagnia di San Paolo, della Fondazione Friuli, della Fondazione Vincenzo Casillo, della Fondazione Augurusa, della Fondazione Andrea Biondo Istituto di Cultura, della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato, di Aboca S.p.A., di DHL Express Italy, della Fondazione Banca Popolare di Milano, del Fondo Portaverta, della Rotary Foundation – Distretto 2071 Toscana, del BLM Group, nonché del Fondo di solidarietà Quarto Anno insieme ad amici e sostenitori. Un sistema di alleanze che si estende anche ai percorsi di approfondimento come Ulisse e Itaca, nati grazie alla collaborazione con realtà quali Fondazione Finanza Etica, Istituto Jacques Maritain, Nuovo Laboratorio di Psicologia e Goel Gruppo Cooperativo.
Per maggiori informazioni quartoanno.rondine.org.
Mons. Delpini agli atleti: ascoltare il corpo
Giovedì scorso si è celebrata nella basilica di san Babila a Milano la messa di accoglienza della ‘Croce degli Sportivi’, presieduta da mons. Mario Delpini, che ha segnato l’avvio ufficiale del progetto ‘For each other’ (L’uno per l’altro), promosso dalla diocesi di Milano in occasione delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina con un calendario pieno di iniziative educative, culturali e sportive diffuse sul territorio cittadino, rivolte in particolare ai giovani.
La Croce degli Sportivi, inviata dal Dicastero vaticano della Cultura e consegnata da Athletica Vaticana (associazione polisportiva della Santa Sede), è affidata a ogni Diocesi che ospita i Giochi estivi e invernali sin da Londra 2012. Prima dell’omelia dell’arcivescovo ambrosiano è stato letto un messaggio di papa Leone XIV, in cui è stato sottolineato “il valore dello sport al servizio dello sviluppo integrale della persona umana’, ‘assicurando la sua preghiera affinché queste giornate di sana competizione contribuiscano a costruire ponti tra culture e popoli, promuovendo l’accoglienza, la solidarietà e la pace”.
Nell’omelia mons. Delpini ha riflettuto sul valore educativo e formativo della pratica sportiva come scuola di ascesi: “Ascolta: parla il corpo, parla, come si immagina san Paolo il piede, l’orecchio, parla l’occhio, parla la testa. Ascolta: il corpo ti parla, il tuo corpo parla a chi ti incontra.
Non ridurre il corpo a una macchina da sfruttare, non ridurre il corpo a un meccanismo complicato che ogni tanto deve essere aggiustato, non ridurre il corpo tuo e altrui a un oggetto da desiderare, non ridurre il corpo a una prigione di cui liberarsi, a una apparenza di cui vergognarsi.
Il corpo ti parla, il corpo parla: dice della gioia del benessere, dice dell’ardore appassionato dell’atleta che affronta la gara, dice della ferita per cui tutto soffre, non solo il piede, ma anche la mente, anche l’umore: se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme”.
Le gare sono una scuola per apprezzare il corpo: “In queste settimane i Giochi olimpici e paralimpici saranno una specie di festival del corpo. Gli atleti affronteranno le gare per cui si sono preparati da tanto tempo. Ed il corpo racconterà le sue avventure e potrà istruire la città e tutti coloro che sanno ascoltare: il racconto infatti è come una lezione di vita, è come una predica severa, è come una confidenza commovente”.
Ecco il motivo per cui lo sport è una scuola di ascesi: “Il corpo degli atleti delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi dirà di quanta volontà sia necessaria per affrontare gli sforzi, le fatiche dell’allenamento. Una scuola di ascesi. Dirà di quanta virtù sia necessaria per custodire le passioni, i capricci, le seduzioni della prestazione artefatta, la pigrizia che cede alla stanchezza, l’incostanza che si concede alle trasgressioni. Una scuola di morale”.
Inoltre lo sport aiuta a sviluppare uno spirito di squadra: “Dirà di quanta amabilità sia necessaria per coltivare lo spirito di squadra, coordinare i movimenti con gli altri e le altre della squadra; dirà quale umiltà richieda lasciarsi condurre dall’allenatore per correggersi e per migliorarsi. Una scuola di umanità”.
Lo sport è una scuola di vita: “Dirà di quale fortezza sia necessaria per accettare la sconfitta senza deprimersi, per vivere la vittoria senza esaltarsi, per vivere le reazioni scomposte degli altri, le rabbie impreviste, i puntigli irritanti, gli scoraggiamenti paralizzanti. Una scuola di vita”.
Inoltre lo sport aiuta a conoscere il proprio corpo: “Dirà di quanta libertà sia necessaria per riconoscere di non essere perfetti e confrontarsi con le prestazioni degli atleti bellissimi e giovani, e riconoscere la condizione della disabilità senza farne un tormento e viverla invece come la propria condizione per esprimere i talenti e sfidare il limite. Una scuola di audacia e di fantasia”.
Concludendo l’omelia l’arcivescovo ha invitato gli atleti ad accogliere la Croce degli sportivi: “La croce degli sportivi è più uno spiraglio che una figura: il corpo di Cristo, crocifisso per amore, è l’apertura per andare oltre e accogliere il mistero. Il corpo assente incoraggia le domande, lo sguardo, l’attenzione…
Se volete sapere che cos’è l’amore, se volete sapere se ci sia una speranza, se volete sapere come possano i molti diventare uno e quale potenza di Dio rende possibile che tutte le membra del corpo, pur essendo molte, siano un corpo solo, se chiedete che cosa significhi il comandamento di Gesù di amarci gli uni gli altri, ecco che cosa vogliamo dire: Guardate a Gesù, adorate il corpo crocifisso e risorto, ascoltate le sue parole e seguitelo, perché lui è la via, la verità, la vita”.
(Foto: Arcidiocesi di Milano)
Cei. l’insegnamento della religione cattolica è parte della formazione dello studente
“A quarant’anni dalla firma dell’Intesa che dava attuazione all’Accordo di revisione del Concordato lateranense in materia di insegnamento della religione cattolica (Irc), la Conferenza Episcopale Italiana ha ritenuto opportuno fare il punto della situazione e richiamare l’attenzione sull’Irc, volendo evidenziare e rilanciare il suo servizio alla scuola. Sono del resto passati trentaquattro anni dalla prima e unica Nota pastorale che era stata pubblicata sull’argomento nel 1991, poco dopo la prima revisione della stessa Intesa, in una stagione ancora segnata da un vivace confronto culturale e giudiziario-amministrativo”: a 40 dall’Intesa del 1985 ed a 35 anni dalla precedente nota del 1991, la CEI ha pubblicato una nota sull’insegnamento della religione cattolica, ‘L’insegnamento della religione cattolica: laboratorio di cultura e dialogo’, approvata dalla 81^ Assemblea Generale tenutasi ad Assisi nel novembre scorso.
L’obiettivo è quello di aggiornare il quadro di riferimento alla luce dei cambiamenti sociali, culturali e scolastici per rilanciare il valore educativo e culturale di questo insegnamento nella scuola italiana e provare, Chiesa e Stato insieme, a collaborare per la promozione dell’uomo: “A distanza di tempo, si conferma la validità di una presenza scolastica che rispetta la libertà di coscienza di tutti e assicura un fondamentale servizio educativo. In questi anni la società italiana è cambiata, confrontandosi soprattutto con il fenomeno migratorio e la conseguente presenza di culture e religioni diverse sul territorio e nelle aule scolastiche. L’Irc ha saputo aprirsi al confronto e al dialogo proprio grazie all’identità che la contraddistingue, che ne valorizza la portata culturale e formativa”.
Un confronto avvenuto con le altre confessioni religiose presenti in Italia: “Fedele a tale impostazione e all’interno dello specifico quadro normativo, l’Irc ha saputo trasformarsi e rinnovarsi, rispondendo negli anni alle domande della scuola e della società italiana. Un esempio di tale apertura è offerto dalle schede per conoscere l’Ebraismo e l’Islam, predisposte dagli uffici della Segreteria Generale della CEI rispettivamente con l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e il Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica, in vista della redazione dei libri scolastici e della formazione degli insegnanti di religione”.
Nel presentare la nota il presidente della Cei, card. Matteo Zuppi, ha sottolineato che non è possibile escludere gli studenti dalla possibilità di questa formazione: “Continua a far pensare la possibilità offerta agli alunni più grandi di poter uscire da scuola privandosi di un’occasione formativa quale l’Irc o l’attività alternativa. Superiori alle criticità sono comunque i segnali di vitalità, da cui emerge come l’Irc si confermi uno strumento di arricchimento culturale, di attenzione educativa, di dialogo sincero con tutte le istanze provenienti dal mondo contemporaneo, avviandosi a proseguire con convinzione il suo servizio alla scuola”.
La nota si conclude con la ripresa del pensiero di papa Leone XVI al Giubileo del mondo educativo: “…chi studia si eleva, allarga i propri orizzonti e le proprie prospettive, per recuperare uno sguardo che non si fissa solo in basso, ma è capace di guardare in alto: verso Dio, verso gli altri, verso il mistero della vita. Questa è la grazia dello studente, del ricercatore, dello studioso: ricevere uno sguardo ampio, che sa andare lontano, che non semplifica le questioni, che non teme le domande, che vince la pigrizia intellettuale e, così, sconfigge anche l’atrofia spirituale”.
Educare alla pace. Alla Sapienza la prima Conferenza nazionale delle Scuole di Pace
In un mondo sconvolto da guerre e tensioni crescenti, l’educazione alla pace diventa una necessità per la sopravvivenza. Con questo presupposto, si svolge venerdì 16 e sabato 17 gennaio alla Sapienza Università di Roma, la Conferenza Nazionale delle Scuole di Pace, la prima a riunire in un unico appuntamento tutte le principali reti italiane impegnate nell’educazione alla pace, dall’infanzia all’università.
La Conferenza, dall’originale titolo ‘Sbellichiamoci’, vedrà la partecipazione di 300 dirigenti scolastici, docenti, professori universitari, dottorandi ed esperti, provenienti da 156 scuole di 116 città e 18 regioni italiane, presenti a proprie spese. Ad aprire i lavori sarà una delegazione di alunni e studenti insieme alla Rettrice della Sapienza, Antonella Polimeni:
“Accogliendo la conferenza Nazionale delle Scuole di Pace Sapienza rinnova un impegno quotidiano per la pace intesa come oggetto di studio, di ricerca e di responsabilità civile. Una pace positiva, fondata sul sapere scientifico e sull’educazione, capace di incidere concretamente sulla vita delle persone, sulle relazioni sociali e sulle istituzioni. Questa due giorni rappresenta un punto di arrivo e insieme di ripartenza: un’alleanza tra scuola, università ed enti locali per affermare che solo costruendo una cultura condivisa della pace è possibile contrastare la cultura della violenza e della guerra e progettare un futuro più giusto, solidale e pacifico”.
‘Sbellichiamoci!’ nasce da un’idea di Alessandro Bergonzoni che interverrà alla Conferenza: “Sbellichiamoci, cioè ridiamo a crepapelle e smettiamo a fare le guerre! E poi alla fine dell’anno facciamo l’esame… di coscienza”.
Nell’ottavo centenario di san Francesco d’Assisi, la Conferenza lancerà il programma nazionale ‘Sui passi di Francesco’, dedicato alla riscoperta, oltre gli stereotipi, dell’attualità del messaggio del Santo Patrono d’Italia come autentico costruttore di pace e fraternità. Durante l’evento sarà anche consegnata alla Rettrice dell’Università La Sapienza la ‘Lampada della Pace di Assisi’, gesto simbolico che darà avvio al Giro d’Italia per la Pace, un progetto realizzato in collaborazione con l’ANCI per fare di ogni città un cantiere e una scuola di pace.
Per la prima volta siedono allo stesso tavolo quattro grandi reti nazionali: la Rete Nazionale delle Scuole per la Pace, la Rete delle Università per la Pace (RUniPace), il Dottorato di interesse nazionale in Peace Studies e il Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani. Un’alleanza inedita che mira a costruire una strategia comune e continuativa di educazione alla pace nel sistema formativo italiano, come hanno sottolineato Alessandro Saggioro e Flavio Lotti, coordinatori della conferenza: “La scommessa è creare un dialogo stabile tra istituzioni, reti e organismi diversi e far crescere una comunità di professionisti ‘esperti’, immersi nella storia e nel tempo presente”.
(Foto: Fondazione PerugiAssisi)
Il sinodo sulla sinodalità ed i giovani, una occasione sprecata?
“Lo scorso 25 ottobre i delegati (compresi i vescovi) hanno votato il Documento finale. Si è chiusa così una fase importante, avviata quattro anni fa accogliendo l’invito di papa Francesco, che ha visto una partecipazione a vario titolo di almeno 500.000 persone… Con il Cammino sinodale abbiamo imparato ad affinare aspetti che erano probabilmente già presenti, ma che avevano bisogno di essere rinnovati: l’ascolto, il discernimento, la profezia. Abbiamo cercato soprattutto di interiorizzare questo processo come stile ecclesiale permanente”: aprendo l’assemblea generale dei vescovi ad Assisi il presidente della Cei, card. Matteo Zuppi ha ricordato il cammino sinodale compiuto dalla Chiesa italiana in questi anni.
Un cammino sinodale aperto da papa Francesco e chiuso da papa Leone XIV nello scorso ottobre, dopo quattro anni di cammino e di discernimento, con il giubileo delle équipe sinodali e degli organismi di partecipazione: “Ed oggi vorrei esortarvi: nell’ascolto dello Spirito, nel dialogo, nella fraternità e nella parresìa, aiutateci a comprendere che, nella Chiesa, prima di qualsiasi differenza, siamo chiamati a camminare insieme alla ricerca di Dio, per rivestirci dei sentimenti di Cristo; aiutateci ad allargare lo spazio ecclesiale perché esso diventi collegiale ed accogliente… Essere Chiesa sinodale significa riconoscere che la verità non si possiede, ma si cerca insieme, lasciandosi guidare da un cuore inquieto e innamorato dell’Amore. Carissimi, dobbiamo sognare e costruire una Chiesa umile”.
Partendo da queste sollecitazioni abbiamo chiesto al prof. Sergio Ventura, docente di religione cattolica nei licei romani, scrittore per il sito Vinonuovo.it, autore del libro ‘Imparare dal vento. Sulle tracce della sinodalità di papa Francesco’, delegato della diocesi di Roma per il cammino sinodale, di raccontarci il clima vissuto in quei giorni sinodali: “Un clima molto positivo e partecipato, nonostante fosse affiorata un po’ di stanchezza per la fatica fisica e mentale sperimentata. Ma l’attesa e la curiosità per l’esito finale sono state più forti ed hanno garantito il ‘carburante’ spirituale necessario per tagliare il traguardo”.
Il Sinodo si è concluso da quasi un mese: in quale modo è possibile camminare nell’unità?
“Pensando anche alla mia esperienza nella diocesi di Roma, rafforzerei la partecipazione ed il funzionamento effettivo degli organismi di partecipazione, creando poi ulteriori luoghi di confronto reale e profondo sulle questioni dottrinali oggi divisive. Solo così, credo, potremo trasfigurare i conflitti e le polarizzazioni interni alla comunità ecclesiale in cammini su sentieri inesplorati, per cercare di scoprire ogni volta la verità più profonda verso cui lo Spirito sta sussurrando di muoverci”.
Quale visione offre il documento del Sinodo?
“Mi sembra che, in estrema sintesi, il documento finale prospetti una Chiesa che divenga capace di formarsi (parte 2) e di organizzarsi (parte 3) per aprirsi (parte 1) a quelle chi io chiamo porzioni del popolo di Dio ‘ufficiose’ (con tutto il loro mondo di valori e ideali), ma che lo Spirito sembra volere divengano ‘ufficialmente’ parte della Chiesa”.
La Chiesa italiana è capace di abitare la realtà?
“Direi che la Chiesa sta sinceramente cercando di rendersi capace di abitare la realtà nella sua complessità. Durante il cammino sinodale è emersa l’onestà con cui pastori e popolo di Dio hanno confessato le loro debolezze e resistenze. Tale atteggiamento è importante perché costituisce la premessa per poter cogliere, di questa realtà, dettagli nuovi o in precedenza non visti o trascurati”.
Ma i giovani si sentono ‘protagonisti’ in questa Chiesa sinodale?
“Se non ci lasciamo distogliere dalla ‘vexata quaestio’Chiesa-Democrazia, non possiamo non vedere nella partecipazione il motore della sinodalità. A quanto risulta, i giovani hanno partecipato al cammino sinodale facendosi sentire, indicando alcuni temi e dando una certa direzione ad altri. Certo, non possiamo pretendere che questo protagonismo abbia riguardato tutti i giovani (ma lo stesso vale per gli adulti).
Non dimentichiamo che viviamo nell’epoca della disintermediazione e della crisi della democrazia. Il vero problema, secondo me, è che alcuni giovani (ed alcuni adulti) che avrebbero potuto e dovuto partecipare non lo hanno fatto. Per scetticismo o per paura di avallare un processo non condiviso, questo non lo so. Ma sono convinto che tale atteggiamento ha ‘danneggiato’ il tentativo dello Spirito di far dialogare gli opposti per condurli, più o meno docilmente, verso quella verità più profonda di cui parlavo prima”.
Quale è il ruolo degli insegnanti di religione, secondo il documento sinodale?
“Da un lato è stato riconosciuto in modo esplicito l’aspetto culturale e professionale del loro ruolo, sempre un po’ sacrificato rispetto a quello educativo, anche se tale aspetto non è emerso in tutta la sua portata di mediazione teologica tra contenuti cristiano-cattolici e mondo giovanile. Dall’altro lato, un paragrafo decisivo è restato vittima di un refuso da correggere per meglio rappresentare quanto emerso chiaramente dal cammino sinodale: gli insegnanti – e quelli di religione in particolare – sono stati l’orecchio che ha permesso di cogliere quei ‘segni dei tempi’ emergenti dal mondo giovanile che la Chiesa ‘ufficiale’ non coglie perché questi giovani (spesso con le rispettive famiglie) le gravitano intorno lontano, molto lontano…”.
(Tratto da Aci Stampa)
Dalle aule di Trento alla Campana dei Caduti: una rondine vola in Trentino
Con l’incontro di alcuni giorni fa alla Campana dei Caduti ‘Maria Dolens’ a Rovereto si è concluso il progetto ‘Una Rondine vola sul Trentino: giovani, cooperazione e impatto sociale per le comunità trentine’, promosso da Rondine Cittadella della Pace con il sostegno del Fondo delle Casse Rurali Trentine e le Sezioni Rondine del Liceo scientifico ‘Leonardo da Vinci’ e del Liceo linguistico ‘S. M. Scholl’. Un percorso iniziato il 5 maggio scorso con l’evento ‘Una Rondine vola sul Trentino’, che nel corso di questi mesi ha messo in dialogo giovani, scuole e mondo cooperativo.
Obiettivi del progetto: rafforzare le competenze relazionali dei giovani, promuovere una cultura della cooperazione e della responsabilità sociale e offrire strumenti concreti per leggere i conflitti (personali, scolastici, sociali) come possibilità di cambiamento.
Le attività si sono sviluppate su più piani. Nelle scuole sono stati proposti incontri formativi, testimonianze e laboratori esperienziali sulla trasformazione creativa del conflitto, rivolti a studenti, docenti e tutor delle Sezioni Rondine; percorso che si è concluso con il workshop di giovedì 27 novembre ‘L’oggetto-specchio: ciò che conservo, ciò che divento’.
Parallelamente, grazie alla collaborazione con il Fondo Comune delle Casse Rurali Trentine e con la Federazione Trentina della Cooperazione, sono stati attivati percorsi di formazione per il personale (in particolare giovani e operatori del sistema cooperativo e dipendenti delle Casse Rurali) per lavorare su una leadership capace di gestire i conflitti anche nei contesti professionali: formazione al Metodo Rondine garantita da Rondine Academy. Tutto questo è stato accompagnato da un lavoro di monitoraggio e valutazione d’impatto, per leggere in modo rigoroso gli effetti educativi e sociali delle attività svolte e per immaginarne la replicabilità in altri territori.
L’incontro di stamani è stata anche occasione per raccogliere i feedback delle realtà che, a vario titolo, hanno creduto nel progetto: da Rondine Cittadella della Pace alla Provincia autonoma di Trento e al Fondo Comune delle Casse Rurali Trentine, come ha dichiarato Dino Leonesi, consigliere d’amministrazione di Rondine Cittadella della Pace:
“C’è una lunga storia che lega Rondine al nostro territorio: qui il nostro Metodo ha trovato negli anni terreno fertile grazie a una sensibilità profonda verso la pace, l’educazione e la cooperazione. Questo progetto rinnova e rafforza un legame costruito nel tempo, dimostrando come scuole, istituzioni e mondo cooperativo possano condividere una visione comune per accompagnare i giovani nella trasformazione creativa dei conflitti. Concludere il percorso alla Campana dei Caduti, simbolo di memoria e dialogo, ci ricorda che il lavoro iniziato non si esaurisce oggi. Continueremo a camminare insieme per costruire comunità più consapevoli e generare nuovo impatto sociale”.
Inoltre il presidente Silvio Mucchi, accompagnato dai colleghi presidenti di Casse Rurali Claudio Valorz e Maurizio Maffei, ha sottolineato: “Come Fondo Comune abbiamo scelto convintamente di sostenere questo progetto perché educare alla gestione del conflitto significa investire sul capitale umano delle nostre comunità. Rondine ci mostra che la pace non è un’idea astratta, ma una competenza che si costruisce: ascolto, responsabilità, reciprocità. E’ questo il modo migliore per rafforzare le relazioni dentro le nostre Casse Rurali e, più in generale, per dare ai giovani strumenti reali per diventare cittadini capaci di generare fiducia nei territori”.
Mentre il Vicereggente della Fondazione Campana dei Caduti, Lorenzo Saiani, ha aggiunto: “E’ con grande piacere che oggi rinnoviamo e rilanciamo la relazione tra la Fondazione Campana dei Caduti e Rondine Cittadella della Pace, due realtà che condividono una stessa visione: costruire un futuro fondato sul dialogo, sulla responsabilità personale e sulla cultura della pace. In questo anno di centenario della Campana, non celebriamo un punto di arrivo, ma un nuovo punto di partenza. Maria Dolens nasce nel 1925 come invito alla Pace universale; oggi, cento anni dopo, quel messaggio si rinnova attraverso nuove alleanze, nuovi linguaggi e nuovi protagonisti: i giovani”.
“Come Provincia guardiamo con sincero interesse a questo percorso, che rappresenta un esempio virtuoso di come la collaborazione tra scuole, giovani, mondo della cooperazione e realtà come Rondine possa contribuire a costruire comunità più consapevoli, inclusive e capaci di trasformare i conflitti in opportunità di crescita”, sono state queste le parole che l’assessore all’istruzione, cultura, per i giovani e per le pari opportunità, Francesca Gerosa, impossibilitata a partecipare per impegni istituzionali concomitanti, ha voluto far arrivare agli organizzatori.
Grazie alla collaborazione della Fondazione Campana dei Caduti, che ha ospitato l’evento conclusivo, il progetto ha trovato una cornice in cui memoria storica e impegno educativo si sono tenuti insieme. I partecipanti hanno iniziato la giornata con la visita alla zona monumentale, entrando in contatto con la storia della Campana e con il suo messaggio di pace nato dal lutto della guerra.
Accanto alle istituzioni e ai partner, hanno trovato voce le testimonianze dei giovani. I ragazzi e le ragazze della World House, infatti, hanno condiviso frammenti delle loro storie, mostrando cosa significhi vivere ogni giorno con ‘nemici d’origine’ e trasformare diffidenze e pregiudizi in relazioni di fiducia. Gli alunni del Quarto Anno Rondine hanno raccontato l’impatto di un anno trascorso nel borgo toscano sulla propria vita personale, scolastica e civica.
Studenti, studentesse, docenti e tutor delle Sezioni Rondine dei licei trentini hanno mostrato come, nel corso dei mesi, il Metodo Rondine sia entrato nella quotidianità delle classi, incidendo sul clima relazionale, sulla gestione dei conflitti e sul modo di stare insieme. Interventi toccanti anche quelli delle dirigenti dei due istituti scolastici coinvolti, Viviana Sbardella per il Da Vinci e Chiara Motter per il Scholl.
(Foto: Rondine Cittadella della Pace)
A Roma la festa per gli 80 anni della FIDAE
La FIDAE si prepara a celebrare gli 80 anni di attività educativa con un programma articolato di tre giorni, dal 4 al 6 dicembre a Roma, che unisce memoria storica, sguardo al futuro e protagonismo delle comunità scolastiche.
Le celebrazioni si aprono oggi alle ore 17.00 nella sede di Via della Pigna 13/A, con una cerimonia inaugurale che vedrà la partecipazione di rappresentanti istituzionali e del mondo della scuola. Sono previsti la presenza del Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e del Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi e un collegamento video con il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, a testimonianza dell’attenzione verso il ruolo svolto dagli istituti cattolici nel sistema educativo italiano.
Dopo i saluti ufficiali, Novella Caterina modererà i vari interventi. Don Andrea Andretto proporrà un percorso attraverso le principali tappe della storia della FIDAE, dal 1945 a oggi, ripercorrendo otto decenni di impegno a servizio della crescita degli studenti e delle loro famiglie. A seguire sarà presentata la canzone ‘Il futuro siamo noi’, interpretata da Valentina Ambrosio e dedicata alle scuole cattoliche come simbolo di continuità e speranza. La serata proseguirà con l’apertura della mostra realizzata per gli 80 anni della FIDAE, con un’esibizione artistica degli Holy Dance ed, infine, con un momento conviviale nel cortile interno.
Le celebrazioni entreranno nel vivo venerdì 5 e sabato 6 dicembre con il convegno nazionale ‘80 anni di futuro. Generiamo speranza. La FIDAE tra memoria e profezia’, due giornate pensate come spazio di confronto tra dirigenti, docenti, studenti e famiglie sul presente e sul futuro della scuola cattolica.
Venerdì 5 dicembre, presso la Pontificia Università della Santa Croce, in piazza di Sant’Apollinare 49, si terrà una delle novità di questi eventi: FIDAEx – Idee che meritano di essere condivise, un format ispirato ai TEDx e reinterpretato dalla FIDAE in chiave educativa. Studenti e studentesse delle scuole cattoliche saliranno sul palco per raccontare esperienze, progetti e visioni nate a scuola e rivolte al futuro, offrendo una testimonianza autentica della creatività e dell’impegno delle nuove generazioni.
Tra gli interventi attesi, quelli di Rosy Russo, fondatrice di ‘Parole O Stili’, e Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, che offriranno una riflessione sul linguaggio, sulla cura e sulla comunità come elementi essenziali del percorso educativo.
Sabato 6 dicembre, sempre presso la Pontificia Università della Santa Croce, la FIDAE darà spazio al confronto sulle priorità della scuola del 2026. Dopo l’introduzione della Presidente nazionale, sarà ospite Eugenia Carfora, la dirigente scolastica simbolo del riscatto educativo dell’area di Caivano.
Nel successivo forum tematico interverranno Milena Piscozzo sul tema della valutazione nella scuola primaria, Piervincenzo Di Terlizzi sul voto di condotta nella secondaria, Emanuele Montemarano sul Protocollo FIDAE per la tutela dei minori e Ilaria Benedetti sulle prospettive educative legate all’alto potenziale cognitivo. Particolare attenzione sarà dedicata ai più giovani con
Le tre giornate costituiranno così un percorso complessivo che intreccia storia, identità, innovazione e comunità, nel segno della speranza che da ottant’anni accompagna la missione educativa della FIDAE.
Lotta al bullismo e al cyberbullismo, la proposta al Governo: nuova materia scolastica ispirata alle parole di papa Francesco
La disciplina ‘Comunicazione e Linguaggio’ trae origine dalle parole contenute nella pergamena di Benedizione Apostolica concessa da papa Francesco al libro ‘La Comunicazione Creativa per lo sviluppo socio-umanitario’. Con queste parole il Santo Padre sottolinea l’importanza etica e pedagogica della comunicazione: ‘La società, così come la Chiesa, si avvalgano di una comunicazione le cui basi siano l’umiltà nell’ascoltare e la parresia nel parlare, che non separi mai la verità dalla carità’.
Questa esortazione evidenzia la necessità di un’educazione alla parola come fondamento della vita civile e sociale. Oggi, tuttavia, la parola rischia di trasformarsi in strumento di violenza, manipolazione e isolamento a causa dell’uso improprio dei social network e dei media, che amplificano linguaggi aggressivi e fomentano divisione, emarginazione e disinformazione.
In questo contesto, Biagio Maimone propone al Governo Italiano e al Ministero dell’Istruzione e del Merito l’istituzione della materia ‘Comunicazione e Linguaggio’ fin dalla scuola primaria, come strumento educativo per educare i giovani al rispetto, al dialogo, alla verità e alla responsabilità nell’uso della parola. La disciplina intende contrastare bullismo, cyberbullismo, istigazione all’odio e la frammentazione relazionale generata dai nuovi media, promuovendo la comunicazione etica come base della convivenza civile.
I dati recenti evidenziano la gravità della situazione: 529 suicidi tra i 15 e i 34 anni (Rapporto Giovani 2024 – Istituto Toniolo), 47% di adolescenti vittime di cyberbullismo e 32% autori di violenza online (Rapporto ESPAD Italia 2024 – CNR-Ifc), 54% dei minori vittime di bullismo e 31% di cyberbullismo (HBSC-ISS). Questi numeri rendono urgente un intervento educativo strutturato e capillare.
Papa Francesco sottolinea come “la parola è dono e responsabilità, può costruire ponti o innalzare muri”, mentre Papa Leone XIV, nella sua riflessione sulla comunicazione sociale, ricordava:
“Vorrei ripetere l’invito a raccontare storie di speranza, e a disarmare la comunicazione da ogni pregiudizio, rancore, fanatismo. Condividiamo uno sguardo diverso sul mondo con una comunicazione disarmata e disarmante”. Ed aggiungeva: “C’è una grande responsabilità nell’usare correttamente le reti sociali e la comunicazione, perché sono strumenti che possono essere opportunità, ma anche rischio. Un uso improprio può danneggiare la comunione e la coesione sociale”.
Queste indicazioni pongono la comunicazione al centro della formazione etica dei giovani, rendendo urgente la creazione di una materia scolastica capace di sviluppare competenze linguistiche, relazionali e digitali.
Educare alla parola significa formare cittadini capaci di usare il linguaggio per costruire relazioni positive, sostenere la verità e promuovere la pace. La disciplina mira a far comprendere ai giovani che la parola non è un mero strumento comunicativo, ma un atto morale e pedagogico, capace di contrastare bullismo, cyberbullismo, odio sociale e disgregazione relazionale.
“La parola crea o distrugge, afferma Maimone, e oggi viene spesso utilizzata come arma. E’ urgente insegnare ai giovani a usarla come dono, come strumento di pace e bene comune.” La materia non è tecnica, ma di coscienza: gli studenti impareranno a discernere tra comunicazione costruttiva e distruttiva, tra informazione autentica e manipolazione, e a utilizzare le nuove tecnologie in modo consapevole e responsabile, prevenendo fenomeni di esclusione e aggressione online.
La disciplina si colloca all’incrocio tra riflessione filosofica, pedagogia e comunicazione, integrando una prospettiva laica con i valori cristiani. La sua costruzione teorica si ispira a grandi pensatori del linguaggio e della comunicazione: Hans-Georg Gadamer, con la sua ermeneutica, sottolinea l’importanza dell’ascolto e del dialogo nella comprensione reciproca; Marshall McLuhan evidenzia come la forma dei media plasmi la società e le relazioni interpersonali; Jürgen Habermas dimostra come la parola possa essere strumento di consenso razionale e costruzione sociale.
Questi approcci filosofici e comunicativi si integrano con l’educazione cristiana proposta da Papa Francesco e con i principi etici delineati da Papa Leone XIV, rendendo la parola un ponte tra culture, religioni e individui, strumento di coesione sociale e antidoto ai linguaggi aggressivi e divisivi dei media e dei social.
Il ruolo di Biagio Maimone, giornalista e direttore della comunicazione dell’Associazione Bambino Gesù del Cairo, è centrale anche nella promozione del dialogo interreligioso e interculturale. Attraverso il suo lavoro giornalistico, Maimone ha contribuito a diffondere la cultura del dialogo, della tolleranza e della comprensione reciproca tra diverse fedi e comunità, dimostrando come la parola possa essere ponte e non barriera.
Nell’era di Internet e dell’intelligenza artificiale, la formazione dei giovani deve comprendere l’alfabetizzazione digitale etica, affinché essi sappiano difendersi dai linguaggi aggressivi e manipolativi, e usare le nuove tecnologie come strumenti di conoscenza, comunicazione e partecipazione responsabile. La presenza di insegnanti formati diventa essenziale per guidare gli studenti nella pratica di una comunicazione consapevole, equilibrata e rispettosa, promuovendo relazioni autentiche e prevenendo fenomeni di isolamento sociale e violenza verbale.
La scuola diventa così il luogo in cui umiltà nell’ascoltare, sincerità nel parlare e carità nel comunicare costituiscono i pilastri di una nuova pedagogia della pace. La materia “Comunicazione e Linguaggio” non solo sviluppa competenze comunicative, ma forma cittadini eticamente responsabili, capaci di usare la parola come strumento di costruzione sociale, dialogo e solidarietà.
“La scuola deve tornare a insegnare il valore della parola – conclude Maimone – come strumento di dialogo, responsabilità e amore. Solo così potremo fermare l’odio, la violenza verbale, il bullismo e il cyberbullismo, restituendo ai giovani la bellezza di un linguaggio che unisce, che rispetta e che salva”.
Quarto Anno Rondine, dove la scuola si fa pace e futuro: bando aperto fino al 7 gennaio 2026
C’è un luogo, nel cuore della Toscana, dove la scuola diventa un laboratorio di pace e di futuro. È la Cittadella della Pace, alle porte di Arezzo. Qui, ragazzi e ragazze da tutta Italia vivono ogni anno il loro Quarto Anno Rondine: un’esperienza scolastica e umana riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione e del Merito come percorso di sperimentazione per l’innovazione didattica. Non è un semplice anno di liceo, ma un tempo di scoperta, di relazione e di crescita interiore. Un anno in cui si impara a conoscere il mondo e, insieme, a conoscersi davvero.
Gli studenti vivono e studiano fianco a fianco con i giovani della World House, lo Studentato Internazionale di Rondine che accoglie ragazzi provenienti da Paesi attraversati da guerre e conflitti. È un’esperienza quotidiana di convivenza, dialogo e ascolto reciproco, in un luogo dove le differenze diventano risorse e dove la parola “pace” prende forma concreta.
La didattica si fonda sul Metodo Rondine, che aiuta a riconoscere e trasformare i conflitti in occasioni di crescita, a valorizzare le emozioni e a coltivare empatia, responsabilità e cittadinanza attiva. È una scuola che educa alla vita, oltre che alla conoscenza: un modo di apprendere che mette al centro le persone e le relazioni.
Il Quarto Anno Rondine alterna lezioni, laboratori, incontri e attività all’aperto. Le aule si trasformano in spazi dinamici di apprendimento, le discipline dialogano tra loro e la scuola si intreccia con la vita comunitaria. Si studia, si riflette, si viaggia, si fa esperienza del mondo. I ragazzi partecipano a percorsi di team building, trekking, educazione alla memoria, dialogo interreligioso e laboratorio di teatro. Il sapere si intreccia alle emozioni, e lo studio diventa un modo per crescere come cittadini del mondo.
Lo racconta bene Sara Fiorentini, una delle ex studentesse del programma e oggi Rondinella d’Oro: «Ogni giorno è un’occasione per mettersi in discussione e scoprire nuovi lati di sé. Ho imparato ad accogliere le mie fragilità e a farne punti di forza. Le relazioni che si vivono ogni giorno aiutano a capire chi siamo e come possiamo dare il nostro contributo alla collettività».
Il bando per l’anno scolastico 2026-2027 è già aperto e grazie al supporto dei tanti partner che credono nel progetto saranno messe a disposizione borse di studio parziali e totali a sostegno del percorso degli studenti. Possono candidarsi gli studenti che frequentano, nell’anno 2025-2026, il terzo anno di un liceo classico, scientifico, delle scienze umane o linguistico di una scuola pubblica o parificata italiana.
La selezione non guarda solo ai voti: contano la motivazione, la curiosità, la capacità di dialogo e il desiderio di mettersi in gioco. Per partecipare occorre compilare l’application form online su quartoanno.rondine.org/partecipa-al-bando e inviare la documentazione richiesta entro il 7 gennaio 2026.
Tra aprile e maggio 2026, i candidati selezionati saranno invitati ai colloqui e alle attività di gruppo: momenti di conoscenza reciproca in cui contano la predisposizione al lavoro collettivo, la curiosità intellettuale e la volontà di contribuire al bene comune. L’obiettivo è costruire una classe eterogenea, con studenti provenienti da tutte le regioni italiane e da diversi indirizzi liceali, in equilibrio di genere e sensibilità.
Un’esperienza completa: lezioni curriculari e laboratori sperimentali ma anche tutoraggio quotidiano, incontri con esperti viaggi studio, materiali didattici e dispositivi digitali. A questo si aggiungono i percorsi Ulisse e Itaca, che accompagnano gli studenti nella progettazione del proprio futuro e nella realizzazione di iniziative di impatto sociale.
Al termine dell’anno e nel momento del rientro a scuola, infatti, i ragazzi entrano nel network Itaca, un percorso di progettazione che li aiuta a trasformare le idee nate a Rondine in progetti concreti per il territorio. Con il sostegno a distanza degli esperti di Rondine, il progetto ideato potrà essere realizzato così da prolungare l’esperienza anche nell’anno successivo.
Il Quarto Anno Rondine compie dieci anni: un traguardo importante che racconta la forza e la continuità di un progetto educativo capace di evolversi nel tempo, restando fedele ai propri valori originari. In questo decennio, centinaia di studenti e studentesse hanno vissuto questa esperienza, portando con sé non solo un nuovo modo di fare scuola, ma una visione più consapevole e aperta del mondo e progetti concreti che stanno già generando impatto in tutta Italia. Un percorso con una grande esperienza alle spalle e un grande futuro davanti, che continua a ispirare nuove generazioni di giovani pronti a costruire relazioni, dialogo e cambiamento.
«Ogni nuovo Quarto Anno è un atto di fiducia verso il futuro. Questi ragazzi arrivano a Rondine con le loro fragilità e le loro domande, ma anche con un’energia straordinaria. Il Quarto Anno Rondine non è solo una scuola: è un’esperienza che li aiuta a guardare dentro sé stessi, a trasformare i conflitti in relazioni e a scoprire che la pace non è un sogno, ma un lavoro quotidiano.
Vedere i volti dei ragazzi del QAR, le loro emozioni, la loro voglia di capire e di cambiare le cose, ci ricorda perché abbiamo iniziato questo cammino: per formare persone libere, consapevoli e capaci di costruire legami. È da loro che può nascere un nuovo modo di stare nel mondo», afferma Franco Vaccari, fondatore e presidente di Rondine Cittadella della Pace.
A rendere possibile tutto questo il Liceo Vittoria Colonna di Arezzo, titolare della sperimentazione ministeriale e capofila della della rete scolastica provinciale costituita a sostegno del progetto e composta dal Liceo F. Petrarca, Liceo F. Redi, ITIS Galilei e Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II. Non solo, una rete di alleanze che unisce fondazioni, enti, imprese e partner privati garantisce ogni anno borse di studio parziali e totali per permettere a studenti di ogni provenienza di partecipare.
Le borse di studio rappresentano il cuore solidale del Quarto Anno Rondine: strumenti concreti per garantire pari opportunità, valorizzare il merito e rendere accessibile un’esperienza formativa unica anche a chi non dispone di risorse economiche. Ogni borsa di studio è un investimento nella persona, nel suo potenziale e nella sua capacità di generare futuro.
Il progetto Quarto Anno Rondine, infatti, è realizzato con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, dell’Otto per Mille dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Piacenza e Vigevano, della Fondazione Cariplo, della Fondazione di Sardegna, della Fondazione Cattolica, di Gecofin, della Fondazione Mondo Unito, della Fondazione ONLUS Niccolò Galli, della Banca del Valdarno Credito Cooperativo con la “Borsa di studio in memoria di Bani Giovanni”, della Fondazione Compagnia di San Paolo, della Fondazione Friuli, della Fondazione Vincenzo Casillo, della Fondazione Andrea Biondo Istituto di Cultura, della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato, di Aboca S.p.A., di DHL Express Italy, della Fondazione Banca Popolare di Milano, del Fondo Portaverta, della Rotary Foundation – Distretto 2071 Toscana, del BLM Group, nonché del Fondo di solidarietà Quarto Anno insieme ad amici e sostenitori. Un sistema di alleanze che si estende anche ai percorsi di approfondimento come Ulisse e Itaca, nati grazie alla collaborazione con realtà quali Fondazione Finanza Etica, Istituto Jacques Maritain, Nuovo Laboratorio di Psicologia e Goel Gruppo Cooperativo.
Frequentare il Quarto Anno Rondine significa uscire dalla propria zona di comfort, accettare la sfida di conoscersi, imparare ad ascoltare e a trasformare i conflitti in possibilità. È scegliere di studiare in un luogo dove la scuola diventa vita condivisa, dove l’apprendimento è fatto di dialogo, coraggio e responsabilità. Le iscrizioni per l’anno scolastico 2026-2027 sono aperte fino al 7 gennaio 2026. Tutte le informazioni e il bando completo sono disponibili su quartoanno.rondine.org. Per domande e approfondimenti: segreteria@quartoanno.rondine.org. Un anno che non è solo scuola, ma un modo nuovo di guardare al futuro. Un anno a Rondine: dove nascono i cittadini di domani.




























