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Mons. Claudio Giuliodori: l’educazione dei giovani riguarda la comunità

“Come sappiamo, la Chiesa è Madre e Maestra, e voi contribuite a incarnarne il volto per tanti alunni e studenti alla cui educazione vi dedicate. Grazie infatti alla luminosa costellazione di carismi, metodologie, pedagogie ed esperienze che rappresentate, e grazie al vostro impegno ‘polifonico’ nella Chiesa, nelle Diocesi, in Congregazioni, Istituti religiosi, associazioni e movimenti, voi garantite a milioni di giovani una formazione adeguata, tenendo sempre al centro, nella trasmissione del sapere umanistico e scientifico, il bene della persona”: queste sono le parole iniziali del discorso di papa Leone XIV durante l’incontro con insegnanti e studenti per il Giubileo del mondo educativo, esortando i maestri ad entrare in contatto con ‘l’interiorità’ degli studenti.

Partendo da questa frase abbiamo incontrato mons. Claudio Giuliodori, presidente della Commissione Episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università della Cei, che ha puntualizzato: “La scuola è il più grande, il più importante investimento dell’Italia, perché sull’educazione si gioca il presente e, soprattutto, il futuro dell’Italia. L’impegno profuso da tutti per accompagnare, sostenere e formare le nuove generazioni è ciò che qualifica in maniera rilevante anche la vita di un popolo. In questo momento vogliamo far sentire la nostra vicinanza, il nostro affetto, ma anche l’impegno concreto di tutti coloro che sono attivamente coinvolti nell’attività scolastica. Ma non solo, perché l’educazione è un’impresa di comunità e tutti devono dare il loro contributo”

Per quale motivo un giubileo che ha riflettuto sull’educazione?

 “L’aspetto educativo è fondamentale nella società, non solo rivolto ai giovani ma per tutte le realtà. In modo particolare questo sarà un giubileo rivolto al mondo della scuola, dell’università e degli educatori. Viviamo in un tempo in cui molti hanno ormai rinunciato ad educare. Si trasmettono competenza e sapere, ma educare è qualcosa di più importante, in quanto esso consiste nell’aiutare le persone, soprattutto i giovani, a trovare il senso, la bellezza ed i valore autentici della vita.

Allora, educare significa proporre incontri significati (per il credente, ovviamente, è l’incontro con Gesù). Il giubileo è conversione, cioè cambiamento di vita, rinnovamento; quindi ci auguriamo che esso possa essere una bella occasione per tutti coloro che hanno la passione educativa per ritrovare il senso di questa, che è una fatica certamente, ma anche l’impresa più bella e più affascinante della vita”. 

Ed allora in quale modo è possibile armonizzare il linguaggio ‘della mente, delle mani e del cuore’?

“Questa era un’espressione cara a papa Francesco, che la usava spesso per dire l’integralità dell’esperienza umana.  Noi ci esprimiamo attraverso diverse componenti: la mente ci ricorda che siamo in tutta la realtà creata dotati di particolari capacità di interpretazione, di elaborazione e la mente umana è qualcosa di talmente grandioso, che nessuna imitazione artificiale può eguagliare. Penso all’intelligenza artificiale che non potrà mai paragonarsi alla profondità ed all’ampiezza della mente umana, in quanto essa è una mente che ragiona con il cuore, come diceva Blaise Pascal, perché il cuore ha le sue ragioni, nel senso che la vera ragione è quella che comprende il senso della vita come relazione con Dio e con gli altri. Noi siamo esseri sociali; se viviamo come individui isolati e se pensiamo di bastare a noi stessi finiremo per fallire nella nostra vita. Quindi questo essere capaci di pensare con il cuore ed agire coerentemente e concretamente con le mani, fa sì che possiamo elaborare e sperimentare quell’unità che dà senso alla vita, rendendola veramente bella”.

Quindi l’educazione è un compito della comunità?

“Sì, nel senso che nessuno può educare da solo. C’è quel proverbio che se uno vuole andare veloce magari corre anche da solo; ma se vuole andare lontano serve una comunità; solo una comunità può educare, nel senso che è talmente grande l’essere umano, che nessuno da solo può colmare il suo mistero. Solo la partecipazione condivisa di molte persone può garantire davvero una pienezza di vita. Quindi l’educazione è un’impresa di alleanze. Sul territorio serve l’alleanza della Chiesa, della Scuola, delle Istituzioni, delle Famiglie, dei Soggetti sociali, delle Società sportive e del Volontariato: tutti sono chiamati a concorrere al bene integrale di ogni persona”.

Quindi, dopo 60 anni, per quale motivo la dichiarazione sull’educazione cristiana ‘Gravissimum Educationis’ è ancora profetica?

“Innanzitutto è profetica, perché in quel momento è stato individuato un percorso, che non era chiaro a tutti o condiviso da tutti, perché dire la gravità dell’impegno educativo voleva dire richiamare il mondo (gli anni Sessanta sono quelli della ‘guerra fredda’) alla responsabilità. Ed anche oggi viviamo un tempo di conflitti. Proprio l’opera educativa, allora come oggi, è la via maestra per aiutare le nuove generazioni a disinnescare la ‘bomba’ della violenza ed alimentare la via della pace e della riconciliazione.

Ma soprattutto creare quella visione che papa Francesco ha descritto in maniera magistrale nell’esortazione apostolica ‘Fratelli tutti’, per cui l’altro non è un nemico, ma una risorsa: è un patrimonio che devo sapere coltivare ed affiancare per costruire ponti e non muri. Occorre augurarsi che anche oggi l’educazione possa ritornare ad essere via maestra per la pace tra le persone”.

Infine l’anno prossimo saranno 25 anni dall’istituzione della legge sulla parità scolastica: dopo un quarto di secolo si arriverà ad una piena attuazione?

“Dobbiamo registrare, da una parte, con la legge del 62/2000 l’esistenza di un buon quadro legislativo perché la legge definisce, in maniera molto precisa, il nostro sistema scolastico, come un sistema plurale, in cui è riconosciuta la libertà di educazione e la primaria responsabilità della famiglia, oltre che degli stessi studenti, ma purtroppo il sistema è ancora incompiuto. Non perché manchino le norme, ma perché nel tempo non sono state previste e messe a bilancio le risorse necessarie.

Quindi, siamo in un sistema ancora, da questo punto di vista, incompiuto. Ci auguriamo che, in questa prospettiva del 25^ della legge 62/2000, possa maturare una consapevolezza in tutti, ma in particolare nell’azione di governo, per fare passi decisi e significativi verso un’effettiva parità. Che significa libertà di educazione, capacità e possibilità di scelta e di orientamento in un contesto plurale. E’ un arricchimento per l’Italia”.

Papa Leone XIV agli studenti: sognate di più!

“Che gioia incontrarvi! Grazie a voi! Ho atteso questo momento con grande emozione: la vostra compagnia, infatti, mi fa ricordare gli anni nei quali insegnavo matematica a giovani vivaci come voi. Vi ringrazio per aver risposto così, per essere qui oggi, per condividere le riflessioni e le speranze che, attraverso di voi, consegno ai nostri amici sparsi in tutto il mondo”: così ha iniziato papa Leone XIV nell’aula san Paolo, affollata da migliaia di ragazze e ragazzi, l’incontro di Leone XVI con gli studenti che partecipano al Giubileo del mondo educativo.

Il papa li ha sollecitati a non accontentarsi delle apparenze o delle mode, presentando loro san Piergiorgio Frassati: “Vorrei cominciare ricordando Pier Giorgio Frassati, uno studente italiano che, come sapete, è stato canonizzato durante quest’anno giubilare. Col suo animo appassionato per Dio e per il prossimo, questo giovane santo coniò due frasi che ripeteva spesso, quasi come un motto, lui diceva: ‘Vivere senza fede non è vivere, ma vivacchiare’ ed ancora: ‘Verso l’alto’. Sono affermazioni molto vere e incoraggianti. Anche a voi, perciò, dico: abbiate l’audacia di vivere in pienezza”.

E’ stato un invito a sognare, aiutati dall’ispirazione di Gesù: “Non accontentatevi delle apparenze o delle mode: un’esistenza appiattita su quel che passa non ci soddisfa mai. Invece, ognuno dica nel proprio cuore: ‘Sogno di più, Signore, ho voglia di più: ispirami tu!’ Questo desiderio è la vostra forza ed esprime bene l’impegno di giovani che progettano una società migliore, della quale non accettano di restare spettatori. Vi incoraggio, perciò, a tendere costantemente “verso l’alto”, accendendo il faro della speranza nelle ore buie della storia. Come sarebbe bello se un giorno la vostra generazione fosse riconosciuta come la ‘generazione plus’, ricordata per la marcia in più che saprete dare alla Chiesa e al mondo”.

In questo modo nasce l’intuizione del Patto Educativo Globale: “L’amato papa Francesco, cinque anni fa, ha lanciato il grande progetto del Patto Educativo Globale, e cioè un’alleanza di tutti coloro che, a vario titolo, lavorano nell’ambito dell’educazione e della cultura, per coinvolgere le giovani generazioni in una fraternità universale. Voi, infatti, non siete solo destinatari dell’educazione, ma i suoi protagonisti”.

Però l’educazione è frutto di un’alleanza tra giovani ed adulti per essere testimoni credibili: “Perciò oggi vi chiedo di allearvi per aprire una nuova stagione educativa, nella quale tutti (giovani e adulti) diventiamo credibili testimoni di verità e di pace. Per questo vi dico: siete chiamati a essere truth-speakers e peace-makers, persone di parola e costruttori di pace. Coinvolgete i vostri coetanei nella ricerca della verità e nella coltivazione della pace, esprimendo queste due passioni con la vostra vita, con le parole e con i gesti quotidiani”.

Credibili come il prossimo Dottore della Chiesa: “In proposito, all’esempio di san Pier Giorgio Frassati unisco una riflessione di san John Henry Newman, un santo studioso, che presto sarà proclamato Dottore della Chiesa. Egli diceva che il sapere si moltiplica quando viene condiviso e che è nella conversazione delle menti che si accende la fiamma della verità. Così la vera pace nasce quando tante vite, come stelle, si uniscono e formano un disegno. Insieme possiamo formare costellazioni educative, che orientano il cammino futuro”.

E da professore di matematica li ha invitati a scrutare le stelle per seguire la rotta: “E’ un numero impressionante e meraviglioso: un sestilione di stelle – un 1 seguito da 21 zeri! Se le dividessimo tra gli 8.000.000.000 di abitanti della Terra, ogni uomo avrebbe per sé centinaia di miliardi di stelle. Ad occhio nudo, nelle notti limpide, possiamo scorgerne circa cinquemila. Anche se le stelle sono miliardi di miliardi, vediamo solo le costellazioni più vicine: queste però ci indicano una direzione, come quando si naviga per mare.

Da sempre i viaggiatori hanno trovato la rotta nelle stelle. I marinai seguivano la Stella Polare; i Polinesiani attraversavano l’oceano memorizzando mappe stellari. Secondo i contadini delle Ande, che ho incontrato da missionario in Perù, il cielo è un libro aperto che segna le stagioni della semina, della tosatura, dei cicli della vita. Persino i Magi hanno seguito una stella per arrivare a Betlemme ad adorare Gesù Bambino”.

E’ stata una sollecitazione a scegliere le loro stelle: “Come loro, anche voi avete stelle-guida: i genitori, gli insegnanti, i sacerdoti, i buoni amici, bussole per non perdervi nelle vicende liete e tristi della vita. Come loro, siete chiamati a diventare a vostra volta luminosi testimoni per chi vi sta accanto. Ma, come dicevo, una stella da sola resta un punto isolato. Quando si unisce alle altre, invece, forma una costellazione, come la Croce del Sud”.

In questo modo può nascere una costellazione: “Così siete voi: ognuno è una stella, e insieme siete chiamati a orientare il futuro. L’educazione unisce le persone in comunità vive e organizza le idee in costellazioni di senso. Come scrive il profeta Daniele, ‘quelli che avranno insegnato a molti la giustizia risplenderanno come le stelle in eterno’: che meraviglia: siamo stelle, sì, perché siamo scintille di Dio. Educare significa coltivare questo dono”.

Perciò l’educazione invita a guardare in alto: “L’educazione, infatti, ci insegna a guardare in alto, sempre più in alto. Quando Galileo Galilei puntò il cannocchiale al cielo, scoprì mondi nuovi: le lune di Giove, le montagne della Luna. Così è l’educazione: un cannocchiale che vi permette di guardare oltre, di scoprire ciò che da soli non vedreste. Non fermatevi, allora, a guardare lo smartphone e i suoi velocissimi frammenti d’immagini: guardate al Cielo, guardate verso l’alto”.

Al contempo il papa ha sollecitato ad alimentare anche la spiritualità: “Non basta avere grande scienza, se poi non sappiamo chi siamo e qual è il senso della vita. Senza silenzio, senza ascolto, senza preghiera, perfino le stelle si spengono. Possiamo conoscere molto del mondo e ignorare il nostro cuore: anche a voi sarà capitato di percepire quella sensazione di vuoto, di inquietudine che non lascia in pace”.

L’altra sfida riguarda la nuova tecnologia: “Anche l’intelligenza artificiale è una grande novità (una delle rerum novarum, cioè delle cose nuove) del nostro tempo: non basta tuttavia essere ‘intelligenti’ nella realtà virtuale, ma bisogna essere umani con gli altri, coltivando un’intelligenza emotiva, spirituale, sociale, ecologica. Perciò vi dico: educatevi ad umanizzare il digitale, costruendolo come uno spazio di fraternità e di creatività, non una gabbia dove rinchiudervi, non una dipendenza o una fuga. Anziché turisti della rete, siate profeti nel mondo digitale!”

Ed ecco l’esempio di san Carlo Acutis: “A questo riguardo, abbiamo davanti un attualissimo esempio di santità: san Carlo Acutis. Un ragazzo che non si è fatto schiavo della rete, usandola invece con abilità per il bene. San Carlo unì la sua bella fede alla passione per l’informatica, creando un sito sui miracoli eucaristici, e facendo così di Internet uno strumento per evangelizzare. La sua iniziativa ci insegna che il digitale è educativo quando non ci rinchiude in noi stessi, ma ci apre agli altri: quando non ti mette al centro, ma ti concentra su Dio e sugli altri”.

Da qui nasce la terza ‘sfida’ che riguarda l’educazione alla pace: “Vedete bene quanto il nostro futuro venga minacciato dalla guerra e dall’odio che dividono i popoli. Questo futuro può essere cambiato? Certamente! Come? Con un’educazione alla pace disarmata e disarmante. Non basta, infatti, far tacere le armi: occorre disarmare i cuori, rinunciando a ogni violenza e volgarità. In tal modo, un’educazione disarmante e disarmata crea uguaglianza e crescita per tutti, riconoscendo l’uguale dignità di ogni ragazzo e ragazza, senza mai dividere i giovani tra pochi privilegiati che hanno accesso a scuole costosissime e tanti che non accesso all’educazione. Con grande fiducia in voi, vi invito a essere operatori di pace anzitutto lì dove vivete, in famiglia, a scuola, nello sport e tra gli amici, andando incontro a chi proviene da un’altra cultura”.

(Foto: Santa Sede)

Rapporto Immigrazione: i giovani sono una risorsa

I giovani di origine straniera, nati o cresciuti in Italia, sono i protagonisti silenziosi della trasformazione del Paese. Non solo destinatari di interventi, ma generatori di speranza, portatori di identità plurali e di un futuro da costruire insieme: è il messaggio al centro della 34^ edizione del ‘Rapporto Immigrazione’, realizzato da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, intitolato ‘Giovani, testimoni di speranza’, con gli interventi di mons. Carlo Redaelli (presidente di Caritas Italiana), Manuela Di Marco (Caritas Italiana), Simone Varisco (Migrantes), Maurizio Ambrosini (Uni Milano), Noura Ghazoui (presidente Conngi), Rosanna Rabuano (Ministero dell’Interno), Alberto Caldana (Festival della migrazione), mons. Pierpaolo Felicolo (direttore Migrantes).

Il volume (392 pagine, con la firma di 48 tra curatori e collaboratori), dopo una premessa sul contesto internazionale, offre una rappresentazione della situazione degli immigrati residenti in Italia secondo otto ambiti di vita quotidiana: cittadinanza, economia, scuola, sanità, disagio sociale, sport, comunicazione e appartenenza religiosa.

La sfida raccolta dal Rapporto è quella di provare a fare dei tanti volti della mobilità il volto composito di un Paese. In Italia, gli stranieri regolarmente residenti sono oltre 5.400.000, pari al 9,2% della popolazione. Nel 2024, più del 21% dei nuovi nati aveva almeno un genitore straniero. I principali Paesi di origine dei cittadini stranieri in Italia restano i medesimi rispetto al recente passato, ma negli ultimi anni si osserva una crescita significativa di nuovi arrivi dal Perù e Bangladesh. Tutto questo si registra in un contesto globale in cui, nel 2025, nel mondo si contano 304.000.000 migranti internazionali, il doppio rispetto al 1990, ed oltre 123.000.000 profughi e sfollati.

Il Rapporto 2025 pone al centro i giovani con background migratorio, che rappresentano una risorsa vitale per la società italiana. Molti di loro affrontano difficoltà nel riconoscimento e nella partecipazione, ma la loro esperienza è una narrazione vivente di speranza e cambiamento. «Dare loro spazio non è un favore, ma un investimento per il futuro dell’Italia, che si costruisce anche – e soprattutto – con chi ha il coraggio di sognarlo, da dentro e da fuori», sottolineano Caritas Italiana e Fondazione Migrantes nell’introduzione al volume.

Nel 2024 gli occupati in Italia sono stati 24.000.000, di cui oltre 2.500.000 stranieri (10,5%) e crescono i rapporti di lavoro attivati con cittadini stranieri (+5,8% in un anno), ma persistono disuguaglianze e sfruttamento, soprattutto nel settore agricolo e in quello dei servizi. Le difficoltà abitative restano un nodo cruciale: l’indagine Caritas-Migrantes evidenzia forti discriminazioni e barriere di accesso alla casa per le famiglie straniere. Sul fronte economico, mentre l’incidenza della povertà tra i cittadini italiani si attesta al 7,4%, tra gli stranieri raggiunge il 35,1% (sono 1.727.000 i cittadini stranieri in condizione di povertà assoluta).

La disoccupazione, pur calando nel complesso (-14,6%), migliora soprattutto per gli italiani (-16%), meno per i non comunitari (-5,9%), che restano a un tasso del 10,2% contro il 6,1% degli italiani. Anche sul fronte dell’inattività, il quadro è diseguale: se dal 2021 il calo è stato di 2,2 punti, tra il 2023 e il 2024 il dato resta stabile, con un preoccupante +6,1% per i non comunitari. Nel complesso, emerge un mercato del lavoro fortemente segmentato, dove le opportunità non si distribuiscono in modo omogeneo né tra italiani e stranieri, né tra uomini e donne.

Parallelamente, cresce il ruolo attivo degli stranieri: nel 2024 sono stati attivati 2.673.696 rapporti di lavoro con cittadini stranieri, pari al 25% del totale (+5,8% rispetto al 2023). Le assunzioni si concentrano nel Nord-Ovest (340.000) e nel Nord-Est (267.000), dove la quota di stranieri  supera il 21%, mentre il Sud e le Isole, pur con un’incidenza minore (16,6%), registrano l’incremento più marcato (+13,6%).

Accanto a questi elementi di dinamismo, restano aperte diverse criticità: la bassa partecipazione dei cittadini stranieri alle attività formative, le contraddizioni della gig economy, la diffusione del caporalato (tradizionale e digitale) e le incognite legate al futuro della care economy. Nonostante ciò, il mercato del lavoro italiano mostra una crescente dipendenza dalla manodopera immigrata, indispensabile per industria, servizi e welfare. L’agricoltura è un esempio emblematico: dal 2010 al 2024 il numero di lavoratori stranieri è raddoppiato, superando le 426.000 unità, con un’incidenza passata da un lavoratore su quattro ad uno su tre.

Nell’anno scolastico 2023/2024 è stata registrata la presenza di 910.984 alunni con cittadinanza non italiana, con un’incidenza pari all’11,5%, segno di una società sempre più multiculturale. La grande maggioranza dei figli di immigrati è nata e cresciuta in Italia: ragazze e ragazzi italiani di fatto, ma privi di cittadinanza formale. Sebbene la presenza di giovani con background migratorio nelle classi italiane sia di norma un valore aggiunto, negli ultimi mesi politica e mezzi di comunicazione hanno proposto analisi preoccupate e allarmi educativi e sociali in relazione a fatti di violenza che hanno avuto come protagonisti ragazzi e ragazze di origine straniera, spesso minorenni. La scuola (come l’università) può svolgere un ruolo importante nel necessario lavoro di costruzione e di cura dei legami sociali e di prossimità, di invenzione e di moltiplicazione di spazi e forme di interazione.

Lo sport si conferma terreno fertile di inclusione e cittadinanza attiva; tuttavia, soltanto il 35% delle ragazze straniere pratica attività sportiva, contro il 62% delle coetanee italiane, e merita attenzione il fenomeno dello sport trafficking, cioè il traffico internazionale di giovani atleti Sul piano della appartenenza religiosa, tassello fondamentale nella comprensione del senso di partecipazione alla comunità, si stima che all’inizio del 2025 il totale dei cristiani abbia superato ancora la maggioranza assoluta degli stranieri residenti in Italia, raggiungendo il 51,7%, seppure in netto calo rispetto al 53% stimato per il 2024.

Gravissimum Educationis: l’attualità della questione educativa

Il 28 ottobre 1965, durante il Concilio Vaticano II, papa Paolo VI promulgò la dichiarazione ‘Gravissimum Educationis’, un testo che ha riportato con forza al centro del dibattito contemporaneo il tema dell’educazione. La dichiarazione afferma con chiarezza che l’educazione è un diritto fondamentale e irrinunciabile di ogni essere umano, poiché consente a ciascuno di sviluppare pienamente la propria identità e di partecipare attivamente alla vita sociale. In sostanza, educare significa rendere ogni persona protagonista consapevole della storia umana.

La storia, infatti, si costruisce vivendo con coscienza, e l’educazione favorisce lo sviluppo dell’autoconsapevolezza: comprendere se stessi, il proprio tempo, e interpretarlo alla luce di valori condivisi. Il documento conciliare sottolinea il ruolo dell’educazione cristiana nel nutrire lo spirito umano, mettendo in guardia dai rischi legati al progresso tecnologico e alla velocità dei cambiamenti storici. Centrale è anche il richiamo alla responsabilità educativa dei genitori, considerati primi educatori dei figli.

Come recita il testo: “Tocca infatti ai genitori creare in seno alla famiglia quell’atmosfera vivificata dall’amore e dalla pietà verso Dio e verso gli uomini, che favorisce l’educazione completa dei figli in senso personale e sociale. La famiglia è dunque la prima scuola di virtù sociali, di cui appunto han bisogno tutte le società”. (Gravissimum Educationis, n.3)

Accanto alla famiglia, la scuola assume un ruolo fondamentale come luogo deputato alla formazione integrale della persona, fondata su verità, coscienza e libertà. Essa promuove percorsi educativi che favoriscono il dialogo, il confronto e la condivisione, con particolare attenzione all’inclusione, affinché ogni individuo possa crescere e maturare in modo armonico.

Il documento conciliare propone una vera e propria alleanza educativa tra famiglia, scuola, Chiesa e società, per garantire a ogni membro della comunità la possibilità di acquisire conoscenze, abilità e competenze, vivendo con responsabilità e consapevolezza.

Su questa linea si è espresso Benedetto XVI nel 2008, con una lettera dedicata all’urgenza dell’educazione. Egli sottolinea la necessità di superare la frattura generazionale tra adulti e giovani, affinché il processo educativo possa realmente produrre frutti. Gli adulti sono chiamati ad assumere un atteggiamento di ascolto, mentre i giovani dovrebbero riconoscere in genitori e insegnanti dei punti di riferimento, alleati preziosi da cui apprendere e con cui costruire una solida identità.

Nel 2019, Papa Francesco ha rilanciato il tema con la proposta di un patto educativo globale, volto ad affrontare le sfide della società post-moderna: disuguaglianze crescenti, crisi ambientale, conflitti armati, perdita di valori e frammentazione educativa. Il pontefice ha articolato sette punti chiave:

  • Rimettere al centro la dignità della persona, indipendentemente da sesso, razza o religione.
  • Ascoltare i giovani, renderli protagonisti attivi del cambiamento.
  • Promuovere l’uguaglianza di genere e valorizzare il ruolo della donna in ogni ambito.
  • Riaffermare il valore educativo della famiglia.
  • Contrastare discriminazioni e violenze, promuovendo l’inclusione.
  • Educare alla cura del creato, sensibilizzando sulla questione ecologica.
  • Favorire un rinnovamento politico ed economico ispirato a valori etici e sostenibili.

In sintonia con gli obiettivi dell’Agenda 2030, il patto educativo globale mira a smantellare le ingiustizie e le divisioni all’interno del “villaggio globale”, per costruire una società più equa, solidale e umana.

Su questa stessa traiettoria si colloca l’annuncio di Papa Leone XIV, che ha reso noto per il prossimo 28 ottobre – in occasione del 60° anniversario della dichiarazione conciliare – la pubblicazione di un nuovo documento pontificio. Questo testo intende rendere omaggio a ‘Gravissimum Educationis’ e rilanciare l’urgenza educativa a livello globale.

In un’Europa sempre più segnata dalla scristianizzazione e in un contesto culturale multietnico e pluralista, la Chiesa si interroga: come continuare a proporre l’educazione cristiana? I valori evangelici sono ancora capaci di parlare al cuore dell’uomo? Se sì, attraverso quali percorsi?

L’obiettivo è duplice: garantire il diritto alla libertà religiosa e, al tempo stesso, risvegliare nel cuore dell’uomo contemporaneo il desiderio di cercare la verità dell’essere.

Maurizio Misitano racconta la situazione nella Repubblica Democratica del Congo

Lo scorso 31 luglio, a Washington i rappresentanti della Repubblica Democratica del Congo e del Rwanda, in collaborazione con gli osservatori degli Stati Uniti, del Qatar, della Commissione dell’Unione Africana e del Togo (facilitatore da parte dell’Unione Africana), hanno tenuto la prima riunione del Comitato Congiunto di Monitoraggio dell’attuazione dell’accordo di pace firmato il 27 giugno dai due Stati. Questo comitato ha il compito di accompagnare l’attuazione dell’accordo di pace, attraverso il monitoraggio delle violazioni dell’accordo, dell’adozione di misure appropriate per rimediare a tali violazioni e della ricerca di soluzione di eventuali litigi per via amichevole.

Mentre il giorno successivo, a Washington, i rappresentanti di questi due Stati, con la collaborazione degli Stati Uniti, hanno firmato un testo relativo ai ‘Principi del Quadro di Integrazione Economica Regionale’, previsto dall’accordo di pace firmato il 27 giugno, secondo cui i due Stati intendono favorire il progresso economico e il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni nella regione dei Grandi Laghi Africani. Però la situazione resta ad ‘alta tensione’.

Da Maurizio Misitano, direttore esecutivo della Fondazione ‘Agostiniani nel mondo’, ong che opera in molti Paesi del mondo, ci facciamo raccontare la situazione nella Repubblica Democratica del Congo: “La situazione nella Repubblica Democratica del Congo non è facile: adesso è esplosa, ma quella zona con quelle limitrofe è in grande difficoltà. Il reclutamento forzato di popolazione molto giovane è sempre attivo e colpisce moltissimo anche le nostre missioni nel nord della Repubblica Democratica. Abbiamo progetti con l’obiettivo comune di assistere i poveri”.

Quali sono i progetti che la Fondazione sta realizzando?

“A Kinshasa abbiamo una scuola, dalla materna alla secondaria, con 2500 studenti e studentesse (51%). Abbiamo un programma al contrasto del lavoro minorile, fenomeno terribile nel Paese, che ufficialmente ‘coinvolge’ circa 8.000.000 bambini e bambine, ma secondo noi sono molti di più. Con il progetto contro lo sfruttamento al lavoro minorile, cerchiamo di stabilizzare la situazione economica dei genitori, i quali mandano i figli a lavorare per una questione di povertà.

Quindi li aiutiamo a stabilizzarsi, coinvolgendo gli imprenditori locali attraverso la formazione del personale, oppure sostenendo l’apertura di piccole attività produttive o cooperative. A Dungu abbiamo costruito il Centro Juvenat che si occupa di reinserimento nella società degli ex-bambini soldato e l’ampliamento dello stesso con una scuola che li possa accogliere”.

In quale modo la Fondazione aiuta i bambini-soldato?

“Nel nord della Repubblica Democratica del Congo abbiamo aperto un centro per il recupero ed il reinserimento di ex ragazzi e ragazze soldato. Abbiamo terminato di costruire il centro nel 2020 ed oggi ospita, con un programma di boarding, un centinaio di ex ragazzi soldato; però, al contempo fornisce formazione al lavoro con un programma di reinserimento per circa 800 ragazzi e ragazze vulnerabili. Il ‘piano’ consiste in un primo percorso psicologico e psicofisico, per chi ne ha bisogno; dopodiché li formiamo al lavoro con alcuni laboratori.

Abbiamo una falegnameria, dove imparano a fare i falegnami, e corsi di sartoria e di programmazione dei computer; abbiamo anche un’azienda agricola dove imparano tecniche di agro economia, con la produzione di miele e la produzione di mattonelle di carbone da scarti vegetali. Abbiamo aperto anche corsi di video maker e di teatro. Infine abbiamo aperto anche un cinema.

L’anno scorso abbiamo costruito una scuola, perché abbiamo visto che il loro reinserimento è complicato, perché le altre scuole hanno paura di questi bambini, ristrutturando una ‘vecchia’ scuola degli Agostiniani, aperta nel 2016, e l’abbiamo ampliata. La costruzione di questa scuola terminerà a fine anno e permetterà di assistere a circa 1000 studenti e studentesse con un ciclo di studi completo”.

Quale è l’impegno della fondazione alle Nazioni Unite?

“Tale impegno è in via di definizione, in quanto siamo in stretto contatto con la rappresentanza degli Agostiniani all’ONU per condividere alcune tematiche come i diritti umani in Papua occidentale o sui problemi degli ex bambini soldato nella Repubblica Democratica del Congo e per denunciare. Però direttamente la Fondazione non è coinvolta direttamente; supportiamo solo il lavoro degli Agostiniani all’ONU”.

Cosa significa educare allo sviluppo?

“Educare allo sviluppo vuol dire far capire alle persone il significato dell’aiuto ai Paesi emergenti. In un certo senso significa responsabilizzare il donatore. In Italia abbiamo tanta solidarietà, ma purtroppo rimane in superficie. Invece il donatore deve chiedere sempre più a noi, che operiamo, un rendiconto dei progetti in via di realizzazione per comprendere in quale modo si utilizza il denaro. Poi educare allo sviluppo significa stimolare le persone a fare qualcosa come un po’ di volontariato o semplicemente avere un atteggiamento più aperto nei confronti degli altri. Tutti dobbiamo essere costruttori di ponti, come ha sempre sottolineato papa Leone XIV”.

Nel 2019 papa Francesco aveva invitato a tenere viva la ‘fiamma della carità fraterna’: in quale modo?

“Innanzitutto vogliamo evidenziare che, all’interno del nostro logo, c’è proprio la fiamma sul cuore degli agostiniani. Poi nel nostro lavoro (la fondazione è laica), però portiamo avanti uno spirito missionario ed una ricerca di carità cattolica e cristiana verso i poveri. Tutto ciò sempre in comunione con gli altri attraverso la condivisione con i confratelli ed il territorio i nostri progetti”.

Quali sono le parole emergenti in questi mesi di pontificato di papa Leone XIV?

“Sicuramente la prima parola è quella della pace, in quanto nel discorso iniziale ha usato questa parola dieci volte. Una pace disarmata, perché se si tolgono le armi si trova il modo di dialogare in maniera diversa; e disarmante. Dobbiamo essere costruttori di ponti; non dobbiamo creare ostacoli al dialogo, ma stimolo al dialogo. Sant’Agostino è ricordato per essere un ‘ponte’ tra culture. Altra parola riguarda i diritti dei deboli: in tutti i Paesi, in cui lavoriamo, l’aspetto prioritario riguarda la garanzia dei diritti ai più deboli ed agli emarginati. Il primo diritto è quello di vivere una vita degna. Infine, ogni volta che ascoltiamo un’omelia di papa Leone XIV troviamo uno spunto interessante e questo ci stimola a lavorare sempre con più impegno, come stiamo facendo da più di 10 anni, ciascuno con la propria responsabilità, perché noi possiamo fare tanto se le persone ci aiutano anche economicamente”.

Cosa rappresenta per voi questo pontificato di papa Leone XIV?

“Papa Prevost, come agostiniano, ha dimostrato la sua forte appartenenza religiosa e il suo legame con i confratelli, con un’aderenza piena al percorso formativo e pastorale che ha compiuto. Un percorso che, di fatto, costituisce la sua ‘carta d’identità’: lo studio, il servizio parrocchiale, la missione e le spiccate capacità per gestire un Ordine. In 10 anni è diventato vescovo (in una diocesi particolarmente complicata), poi cardinale ed infine papa. Come famiglia agostiniana lo abbiamo sempre apprezzato come persona molto umile e disponibile con chiunque. Quando è venuto qui dopo l’elezione ed ha salutato tutti i laici che lavorano per la Curia generalizia, non è passata inosservata la semplicità che non ha smarrito nonostante la veste papale”.   

(Tratto da Aci Stampa)

Osservatorio Inclusione Scolastica: al centro continuità didattica e il nuovo PEI informatizzato

Giovedì 2 ottobre si è riunito, alla presenza del Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, l’Osservatorio Permanente per l’Inclusione Scolastica, un organismo consultivo che si occupa di monitorare le politiche educative relative all’inclusione degli alunni e delle alunne con disabilità. All’ordine del giorno vi erano diversi temi rilevanti, tra cui le misure da adottare per garantire la continuità didattica agli studenti e alle studentesse con disabilità e la situazione dei percorsi formativi ai sensi dell’articolo 6 e 7 del Decreto 71/2024. Un altro importante tema trattato è stato l’adozione della modalità informatizzata per la redazione dei Piani Educativi Individualizzati (PEI), strumento fondamentale per la personalizzazione dell’offerta formativa e il supporto specifico agli studenti con disabilità.

 Alla riunione ha partecipato anche la Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie (FISH), che attraverso le proprie rappresentanze all’interno dell’Osservatorio ha presentato alcune criticità, pervenute da molte famiglie, relative all’avvio dell’anno scolastico. Nonostante gli sviluppi positivi derivanti dall’applicazione del Decreto 32/2025, che ha avuto un impatto positivo nel garantire la continuità didattica, restano irrisolte alcune problematiche, in particolare per quanto riguarda l’effettiva implementazione delle misure di supporto agli studenti e alle studentesse con disabilità e alle loro famiglie.

 Nel corso del dibattito sono state avanzate diverse proposte operative per affrontare le problematiche emerse, tra cui l’implementazione di un percorso formativo dedicato per gli insegnanti di sostegno e una campagna più capillare di informazione riguardo la redazione dei PEI. Inoltre, per migliorare l’efficacia delle attività dell’Osservatorio, è stato richiesto di recepire ufficialmente il regolamento di funzionamento dell’organismo, di incrementare il numero degli incontri e di creare dei gruppi di lavoro tematici, che permettano di affrontare in modo puntuale e approfondito le problematiche legate all’inclusione scolastica.

 Il Ministro Valditara ha espresso il suo impegno a proseguire il lavoro congiunto con tutte le parti coinvolte, per garantire che la scuola sia davvero inclusiva per tutti e tutte.

 Inoltre la Legge 112/2016, universalmente nota come ‘Dopo di Noi’, rappresenta un pilastro essenziale nel sistema di welfare italiano, concepito per garantire misure di assistenza, cura e protezione in favore delle persone con disabilità grave prive di sostegno familiare o in previsione del venir meno di esso. L’obiettivo primario è sostenere soluzioni abitative innovative che promuovano la qualità della vita e l’inclusione sociale del disabile.

 La vicenda del signor Giuseppe, sfrattato a 91 anni insieme al figlio disabile, una storia recentemente riportata dal Corriere della Sera, squarcia il velo sull’urgenza sociale e le criticità irrisolte della Legge.

 Queste storie evidenziano come la promozione dell’autonomia abitativa e del modello di vita indipendente sia strettamente legata alla creazione di percorsi di sostegno all’autonomia (co-housing, gruppi appartamento) e agli investimenti infrastrutturali per l’abbattimento delle barriere architettoniche e l’installazione di sistemi di teleassistenza.

 La transizione al ‘Dopo di Noi’ dovrebbe iniziare, infatti, in modo programmato e graduale già nel periodo ‘Durante Noi’, ma questo percorso è ostacolato da criticità sistemiche come la disomogeneità applicativa tra le diverse Regioni e Ambiti Territoriali e l’incertezza sui servizi. In molte aree, la definizione e la garanzia dei LEPS (Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali) restano incomplete o assenti, lasciando le famiglie in una situazione di profonda incertezza sui servizi a cui hanno diritto.

 “La Legge ‘Dopo di Noi’ è nata per rispondere alla paura di migliaia di famiglie italiane: cosa sarà dei nostri cari con disabilità grave quando non potremo più assisterli?”, sottolinea il presidente della Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie (FISH) Vincenzo Falabella: “A distanza di anni dalla sua entrata in vigore, pur riconoscendo il valore della norma, dobbiamo denunciare una frattura significativa tra il principio di diritto e la sua effettiva applicazione sul territorio. La storia del signor Giuseppe e di suo figlio ci ricorda che siamo ancora lontani dalla piena attuazione della Legge. Dobbiamo continuare a lavorare per questo obiettivo che è un dovere istituzionale e una promessa di civiltà”.

           

Giovani e dono, protagonisti di una nuova comunità solidale

In occasione del Giorno del Dono, previsto per legge il 4 ottobre di ogni anno, l’Istituto Italiano della Donazione (IID) e la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo (Fondazione CRC) promuovono, presso il Cinema Monviso (Via XX settembre 14, Cuneo) l’incontro ‘Giovani e dono, protagonisti di una nuova comunità solidale’ che si terrà venerdì 17 ottobre alle ore 10:00.

L’Italia, primo e unico Paese al mondo a celebrare con una Legge dedicata il Giorno del Dono, festeggia quest’anno il primo decennale della più grande festa nazionale del dono e della donazione. Scuole, Comuni, Associazioni, Fondazioni, Imprese e cittadini insieme per costruire la mappa dell’Italia che dona, un Paese capace di reagire alle difficoltà mettendo al centro la bellezza del Dono: nasce così il Giro dell’Italia che Dona – #10annidiDonoDay, rassegna nazionale che raccoglie tutte le iniziative realizzate dal 1° settembre al 31 ottobre 2025. Nel mese del dono 2025, questo speciale appuntamento è organizzato con Fondazione CRC per sottolineare quanto il dono sia un valore in grado di costruire comunità grazie ai giovani, protagonisti del loro futuro e dei territori.

Sottolinea il Presidente IID Ivan Nissoli: “L’Italia è il primo Paese al mondo ad aver sancito per legge il Giorno del Dono. Celebriamo nel mese di ottobre il decennale del progetto culturale di respiro nazionale ideato e realizzato da IID durante tutto l’anno grazie a partner d’eccezione come la Fondazione CRC, per il quinto anno al nostro fianco. Nel 2025 200 enti non profit e circa 90 tra Comuni e imprese hanno aderito al Giorno del Dono colorando la mappa del Giro dell’Italia che Dona – #10annidiDonoDay, con oltre 100 iniziative, 10 storie di dono e 5 spazi pubblici intitolati al dono in tutta Italia. Entusiasta l’adesione delle scuole all’edizione decennale con più di 100 elaborati in gara e 119 scuole partecipanti: numeri che testimoniano il grande coinvolgimento degli studenti e la forza creativa delle nuove generazioni, capaci di raccontare il valore del dono attraverso l’arte”.

“La partecipazione della nostra Fondazione a questa iniziativa, grazie alla collaborazione con l’Istituto Italiano di Donazione, è un’occasione ormai consolidata per diffondere la cultura del dono, leva strategica per la riduzione delle disuguaglianze nelle nostre comunità” aggiunge Mauro Gola, presidente di Fondazione CRC. “Un momento importante di approfondimento e confronto, caratterizzato dall’ampio coinvolgimento delle scuole del nostro territorio che hanno riflettuto su temi come l’accoglienza, la solidarietà e la cittadinanza attiva”.

L’intero progetto si svolge nell’ambito del Protocollo d’intesa con il Ministero dell’Istruzione e del Merito e con il patrocinio di ANCI, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani.

Mentre ieri, alla presenza di oltre 230 studenti, hanno aperto i lavori il Presidente Fondazione CRC Mauro Gola e il Presidente IID Ivan Nissoli con il documentario ‘Cara Tunisia’ per introdurre un dialogo aperto su giovani, comunità e futuro con interventi di Thomas Patriarca e Meriem Mejri, rispettivamente ideatore e protagonista del progetto ‘Cara Tunisia’, insieme a Nogaye Ndiaye, autrice e divulgatrice.

‘Cara Tunisia’ è un documentario sociale promosso da Caritas Italiana pensato per esplorare il tema delle seconde generazioni: nasce da un gruppo di giovani savonesi che, a partire dalla storia vera di Meriem Mejri, ragazza di origine tunisina, costruiscono un racconto intimo e politico attraversando il confine tra Italia e Tunisia. Il progetto è nato dal desiderio di coinvolgere direttamente i giovani sul tema del dialogo tra culture.

Sottolinea Thomas Patriarca: “Crediamo che i giovani debbano essere partecipi e protagonisti dei grandi temi del nostro tempo, perché il futuro che stiamo costruendo riguarda soprattutto loro e quindi la proiezione del documentario non è solo la restituzione di un lavoro audiovisivo ma è un invito a riconoscere la forza delle nuove generazioni come agenti di cambiamento, capaci di leggere la realtà e raccontarla con occhi lucidi, affettivi e politici. Il documentario, che racconta il tema delle seconde generazioni di immigrati, è stato messo nelle mani di un gruppo di giovani savonesi che, partendo dall’esperienza personale della loro concittadina Meriem Mejri di origine tunisina, hanno costruito un racconto intimo e politico, attraversando il confine tra Italia e Tunisia”.

Nata e cresciuta in Italia, Nogaye Ndiaye è un’attivista femminista e antirazzista, nota per la sua pagina Instagram ‘Le regole del diritto perfetto’, che vive e racconta in prima persona cosa significa crescere in Italia come figlia di immigrati, affrontando il tema dell’identità attraverso un punto di vista vissuto e consapevole. Nel 2023 ha pubblicato ‘Fortunatamente nera. Il risveglio di una mente colonizzata’ e nel 2024 ‘Universo parallelo. Il paradigma del privilegio’.

Nella seconda parte dell’evento sono state protagoniste le scuole della provincia di Cuneo che hanno partecipato attivamente al contest scuole Giorno del Dono 2025 – #10annidiDonoDay: la Scuola secondaria di primo grado Santorre di Santarosa di Savigliano con gli elaborati Il dono dell’amicizia, Il dono dell’ascolto,  Lettura…un dono senza tempo! e il Liceo G. B. Bodoni di Saluzzo che, tra tutte le scuole secondarie d’Italia partecipanti al contest, con il Podcast ‘Il manuale per sentirsi a casa’ si è aggiudicato il terzo posto nella categoria giuria popolare.

Commenta Emanuele Bertolini, professore della scuola di Savigliano: “La nostra scuola lavora da molto tempo sulla tematica del dono, inteso come solidarietà e incontro di scoperta reciproca. Quest’anno il progetto parte dall’idea che ognuno di noi porta un gioiello dentro di sé, unico e nascosto: trovarlo è l’impresa della vita. Questo gioiello, però, non va tenuto per sé: va condiviso, perché sia un vero e proprio dono.

Da qui il lavoro interdisciplinare che indaga l’idea di dono nella nostra cultura, la tematica della natura come dono da rispettare, l’idea di dono nella letteratura italiana, le modalità del dono di sé nel volontariato e nella donazione del sangue e degli organi. In arte, gli allievi lavoreranno in sinergia con il centro diurno Eta Beta di Savigliano proprio sul tema del dono come chiave dell’incontro con l’altro. In questo modo, le varie attività riusciranno a toccare la maggior parte delle discipline scolastiche: un modo in più per mostrare la varietà del dono, anche a scuola”.

Il progetto del Liceo Bodoni esplora in modo profondo i temi del dialogo interculturale, dell’accoglienza e della cittadinanza attiva prendendo l’avvio dall’analisi di una realtà molto presente nel territorio locale, quella dei migranti stagionali che risiedono a Saluzzo e nelle zone limitrofe.

Commenta la prof.ssa Serena Buzzi: “Grazie agli interventi della referente Caritas, Elena Pagnoni, gli studenti hanno avuto l’opportunità di riflettere su come poter offrire a queste persone un’accoglienza davvero significativa, che vada oltre il semplice aiuto materiale, ma che sia autentica e rispettosa delle loro esigenze culturali e umane. Da questa riflessione è nata l’idea di creare un manuale che possa fungere da vero e proprio ponte tra mondi diversi, favorendo un incontro autentico e promuovendo una comprensione reciproca. Il manuale non è solo un progetto didattico, ma uno strumento concreto per sensibilizzare e sensibilizzarsi sull’importanza dell’inclusione e dell’empatia, valori fondamentali per costruire una comunità più coesa e accogliente”.

Missionari di speranza in Ghana, il racconto di don Nicola Ciarapica

Il Ghana, una delle democrazie più solide in Africa, che può vantare anche un sistema giudiziario indipendente ed una eccellente libertà di stampa (è stabilmente sul podio delle nazioni più virtuose del continente africano, mentre Reporters sans frontières la colloca al 50° posto su 180 nella sua classifica globale 2024), ha deciso di voltare pagina e di affidare la presidenza della Repubblica al progressista John Dramani Mahama, 66 anni, leader del National Democratic Congress (NDC), che già aveva ricoperto la carica dal 2012 al 2016.

Il neoeletto presidente Mahama, che per la prima volta nella storia del Paese ha voluto come vicepresidente una donna, Jane Naana Opoku Agyemang (ex ministra dell’istruzione, insegnante e attivista per i diritti umani), ha promesso il ripristino delle licenze revocate alle banche fallite con l’obiettivo non soltanto di restituire fiducia al settore bancario, ma di creare nuove opportunità di lavoro e dare un nuovo slancio alle attività economiche, soprattutto nelle realtà rurali e semi-urbane, con l’impegno ad aprire nuove filiali. Ed anche la promessa di arginare: il degrado ambientale causato dall’estrazione mineraria illegale delle migliaia di cercatori d’oro più o meno improvvisati, senza alcuna licenza, che stanno avvelenando i grandi fiumi e distruggendo le foreste.

Però tra aumento globale dei tassi di interesse, impennata dell’inflazione (+54% nel 2023) innescata dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina e con una spesa pubblica fuori controllo, il governo di Accra si è ritrovato in 15 anni con $ 30.000.000.000 di debito esterno, il 40% del quale in mano a creditori privati internazionali, ed altri $ 34.000.000.000 di debito interno.

Per comprendere la situazione abbiamo incontrato nella sua città natale, Tolentino, su invito dell’OdV Sermit (per effettuare offerte versamenti, utilizzare il c.c.p. n° 14616627 intestato a: ‘Sermit ODV’, V.le Bruno Buozzi, 121 – 62029 Tolentino MC; bonifico tramite UBI Banca con IBAN: IT 91 K 03111 69201 000000018001 (specificando la causale del versamento), il salesiano don Nicola Ciarapica, dove mancava da tre anni, chiedendogli innanzitutto un’opinione sull’Italia, prima di ritornare a Sunyani: “Tornare in Italia dopo tre anni in Ghana è come entrare in un mondo parallelo. Ho ritrovato volti familiari, luoghi cari, ma anche una società diversa da quella che avevo lasciato, o forse sono cambiato io.

La prima impressione? Un’Italia più stanca e affaticata. Si avverte un clima di incertezza, un senso di sfiducia nel futuro. Tanti sembrano camminare, presi da mille corse, ma con il cuore spesso disorientato. Ho notato che il raporto con il Dio che Gesu Cristo ci ha portato, sta diventando un valore non desiderato e ricercato, come pure la  dignità ed i diritti di ogni persona sono riconosciuti solo a singole Nazioni o alla Persona come singolo ignorando la Comunita globale e la Casa Comune. 

In Ghana vivo con gente che anche con poco può essere felice. Ho vissuto in villaggi poveri, ma ricchi di umanità, dove il tempo si condivide e la vita è fatta di relazioni vere. Tornato qui, ho incontrato una povertà diversa, più sottile ma altrettanto dolorosa: la solitudine degli anziani, l’isolamento dei giovani, la fatica delle famiglie a restare unite, stadi e discoteche piene e chiese sempre meno  frequentate.

Eppure, accanto a tutto questo, ho ritrovato tanta bellezza e speranza. Ho incontrato persone dal cuore grande, impegnate nella carità, nella scuola, nella pastorale. Comunità che, anche tra mille difficoltà, cercano di restare fedeli al Vangelo”.

Allora, ci racconti quale è la situazione in Ghana?

“In Ghana, la situazione attuale è caratterizzata da una crescita economica costante che non ha conosciuto guerre civili o colpi di stato militari.  Ci sono ancora sfide significative legate alla povertà, all’accesso all’istruzione e alla salute. Molti giovani sono privati di opportunità di istruzione e formazione professionale a causa di una serie di fattori, tra cui la mancanza di risorse economiche e infrastrutture adeguate, specialmente per coloro che vivono nelle campagne e nei villaggi lontani da città. Dove l’istruzione e la formazione sono carenti, l’educazione non è per tutti o non copre tutti gli aspetti della persona umana: cognitivi, spirituali, emozionali … la povertà è più diffusa ed è più difficile da sradicare”.

Però il 45% della popolazione vive con meno di $ 1 al giorno: come salesiani cosa fate?

“I Salesiani di Don Bosco a Sunyani, in Ghana, si dedicano principalmente all’educazione e alla formazione dei giovani. Le loro attività includono scuole, centri di formazione professionale e programmi di orientamento giovanile. Offrono anche supporto sociale e spirituale, cercando di migliorare le condizioni di vita dei ragazzi e delle loro famiglie attraverso attività ricreative, corsi di formazione e iniziative comunitarie. Inoltre, promuovono valori come la responsabilità, il rispetto e la solidarietà, in linea con la missione di don Bosco.

I giovani in Ghana affrontano diverse sfide significative oggi, tra cui la disoccupazione, la cui mancanza di opportunità di lavoro è una delle principali preoccupazioni. Molti giovani non riescono a trovare impieghi adeguati, nonostante abbiano completato l’istruzione. Altra sfida è quella dell’accesso all’istruzione: sebbene l’istruzione sia migliorata, ci sono ancora disparità nell’accesso, soprattutto nelle zone rurali. Le famiglie a basso reddito possono avere difficoltà a sostenere i costi scolastici.

Inoltre problemi di salute riguardanti l’HIV/AIDS, malattie mentali e cattive condizioni sanitarie sono preoccupazioni significative. La mancanza di accesso a servizi sanitari adeguati può aggravare questi problemi. Molti giovani vivono in condizioni di povertà, il che limita le loro opportunità di sviluppo personale e professionale e la ricerca di opportunità all’estero porta molti giovani a lasciare il Paese, spesso affrontando rischi significativi durante il viaggio. Anche se la tecnologia sta crescendo, non tutti i giovani hanno accesso a dispositivi digitali ed ad internet, limitando le loro possibilità di apprendimento e di connessione con il mondo.

Quindi sia ad Ashaiman-Accra che a Sunyani abbiamo il Centro Protezione dei Minori per ragazzi e ragazze a rischio e/o in difficoltà. Ad Ashaiman-Accra, a Tatale nel nord del Ghana, ed a Sunyani gestiamo gli  Istituti Tecnici Professionali.  Sotto il grande ‘ombrello’ del Segretariato Educativo Cattolico, ‘partnersship’ con il Governo del Ghana, ospitiamo gli studenti, ma dobbiamo mantenere tutte le spese per le infrastrutture, per la manutenzione, ordinaria e straordinaria.

Inoltre, aiutiamo i tanti ragazzi/e per i/le giovani degli Oratori- Centri Giovanilie degli Hostels,  con attività di mentoring e supporto emotivo e spirituale, a sviluppare la loro autostima e capacità di leadership. Mirano a creare una nuova generazione di giovani responsabili e impegnati. creando un ambiente sicuro in cui i giovani possono esprimere le loro preoccupazioni e aspirazioni”.

Ed a livello catechistico e di cammino di fede?

“A Tatale la nostra parrocchia raggiunge anche 57 piccole comunità di fedeli. A Sunyani abbiamo aperto 14 outstations (centri Pastorali) per piccole comunitá di agricoltori; alcune sono distanti anche un’ora di macchina.  Dieci di questi centri sono già stati forniti di una scuola primaria, del pozzo per l’acqua  potabile, di una Cappella/Chiesa  per le celebrazioni liturgiche.  Con l’aiuto di diversi benefattori è stata costruita e dedicata la Chiesa di Maria Aiuto dei Cristiani,  prima Chiesa  Mariana in Ghana con questo titolo. Questi segni di speranza non solo migliorano la vita dei giovani in Ghana, ma contribuiscono anche alla costruzione di un futuro migliore per la comunità. Inoltre, collaborando con alcune Ong internazionali stiamo portando avanti progetti per eliminare la migrazione illegale, per combattere la tratta delle persone umane, il sostegno e promozione della donna e delle persone a rischio. Un altro ambito dicui ci stiamo prendendo cura è l’accompagnamento e la formazione di questi giovani”. 

La Strenna (‘Ancorati alla speranza, pellegrini con i giovani) di quest’anno racconta di essere pellegrini di speranza con i giovani: in quale modo avviene in Ghana?

“Il programma pastorale della Conferenza Episcopale Cattolica del Ghana si basa su alcuni orientamenti principali, emersi durante l’Assemblea Plenaria dello scorso anno 2024. Questi sono i punti salienti: il tema centrale è ‘Proclamare Cristo come Speranza per la Chiesa e per il Ghana’. I Vescovi sottolineano l’importanza di rinnovare l’annuncio del Vangelo, considerato come la risposta alle attuali sfide sociali e spirituali, in seguito anche a un leggero calo demografico dei cattolici (rinnovo dello spirito missionario e formazione nei seminari) con una riflessione  comunitaria sui temi della speranza, riconciliazione e perdono (specie nelle aree di conflitto  come Bawku), collaborazione ecumenica (il 1^ luglio scorso è stata la giornata azionale di ringraziamento e preghiera) con attenzione all’attuazione dei diritti umani ed alla famiglia.

Inoltre i vescovi hanno anche evidenziato l’importanza dell’azione ambientale, incoraggiando i fedeli a prendersi cura del creato come parte integrante della loro missione pastorale (lotta al ‘Galamsey’, secondo l’enciclica ‘Laudato sì’ attraverso la formazione dei fedeli alla spiritualità ecologica ed alla cura del creato.

Per questo cerchiamo di promuovere un rinnovamento spirituale e pastorale attraverso la formazione continua dei laici ed un maggiore coinvolgimento nella vita della Chiesa. Ovviamente cerchiamo di valorizzare l’educazione cattolica con la richiesta al Governo di una partnership stabile con le scuole missionarie cattoliche, favorendo la promozione dell’istruzione tecnico professionale e chiedendo il riconoscimento del vasto ruolo educativo della Chiesa (5423 scuole primarie, 82 secondarie, 4 TVET, collegi)”.

‘Missionari di speranza tra le genti’ è il messaggio per la prossima giornata missionaria,  che racconta la speranza: in quale modo si può essere costruttori di speranza tra le genti?

“Essere costruttori di speranza tra le genti significa incarnare e testimoniare, con la vita e con le parole, la presenza viva del Vangelo nei luoghi più segnati dalla sofferenza, dall’ingiustizia, dalla solitudine e dallo scoraggiamento. Il messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale che racconta la speranza ci ricorda che la missione non è mai solo un’attività da compiere, ma uno stile di vita evangelico che fa fiorire la speranza là dove sembra che tutto sia arido.

Quindi è necessario annunciare con gioia e umiltà la bella notizia che c’è per tutti, una felicità senza fine. Questo vuol dire portare la Buona Notizia non come chi impone, ma come chi condivide un dono ricevuto. Il Vangelo è speranza viva, perché annuncia un Dio che non abbandona nessuno.

Chi crede davvero nella risurrezione e nella presenza di Cristo nella storia trasmette fiducia anche nei momenti più bui. Il missionario è un segno visibile che Dio non ha dimenticato nessuno. Questo significa stare con chi è dimenticato, ai margini, scartato: questo è il luogo privilegiato della speranza. Come Gesù si è fatto prossimo, così anche noi siamo chiamati a ‘toccare la carne’ della speranza nei poveri. La speranza cresce dove ci sono rispetto, ascolto, perdono. In contesti di conflitto o tensione sociale, il missionario diventa artigiano di riconciliazione, mostrando che un futuro di fraternità è possibile. Occorre costruire Chiese vive, accoglienti, aperte, capaci di prendersi cura gli uni degli altri. La speranza nasce anche dove c’è comunità vera, che sostiene e incoraggia.

Essere costruttori di speranza significa credere che Dio agisce ancora, e che la nostra piccola fedeltà quotidiana può trasformare il mondo. La missione è il volto concreto di questa speranza: una speranza che non delude, perché è radicata in Cristo. La missione non è finita. Anche qui c’è sete di Dio, fame di ascolto, bisogno di speranza. L’esperienza vissuta in Africa mi ha insegnato che ovunque si può essere missionari: basta saper guardare, ascoltare, accogliere. Basta scegliere ogni giorno di essere costruttori di speranza”.

(Tratto da Aci Stampa)

Inclusione scolastica: FISH chiede continuità didattica e formazione obbligatoria per gli insegnanti

Si è svolta nei giorni scorsi l’audizione della Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie (FISH) presso la VII Commissione (Cultura, scienza e istruzione) della Camera dei deputati. I relatori per la FISH Vincenzo Falabella, presidente e Roberto Speziale, vicepresidente vicario hanno presentato la Memoria della Federazione nell’ambito dell’esame della proposta di legge C. 2303, recante l’introduzione della qualifica di ‘docente per l’inclusione’.

A oltre quarant’anni dall’introduzione, con la Legge 104 del 1992, dell’insegnante specializzato per il sostegno, il sistema italiano presenta criticità strutturali che compromettono gravemente la realizzazione effettiva del diritto all’inclusione scolastica. In particolare, ad oggi circa il 43% degli insegnanti di sostegno è privo di specializzazione specifica, e quindi non ha seguito percorsi formativi abilitanti e professionalizzanti per rispondere ai bisogni educativi degli alunni con disabilità, come ha dichiarato il presidente Falabella:

“Questa percentuale inaccettabile compromette seriamente la qualità dell’istruzione offerta ai nostri studenti e alle nostre studentesse con disabilità, L’introduzione di una figura professionale dedicata all’insegnamento di sostegno non può e non deve essere un contentino o un provvedimento spot, ma l’occasione per sanare le disfunzioni sistemiche che riguardano formazione, continuità e stabilità del personale”.

La Federazione, da decenni impegnata per un’istruzione di qualità, ha presentato una propria Proposta di Legge per la Continuità Didattica e la Formazione Specializzata sul Sostegno, che prevede in particolare l’istituzione di specifiche classi di concorso per il sostegno didattico; il riconoscimento della continuità didattica come elemento strutturale dell’inclusione; i criteri chiari e qualificanti per la nomina dei docenti specializzati; l’obbligo di formazione specifica in materia di inclusione anche per i docenti curricolari; la definizione chiara di ruolo e competenze degli assistenti all’autonomia e alla comunicazione (ASACOM), figure essenziali per l’effettiva partecipazione scolastica, secondo l’affermazione di Roberto Speziale, vicepresidente vicario della FISH:

“Concordo pienamente con quanto dichiarato dal presidente Falabella, l’inclusione scolastica deve essere, prima di tutto e soprattutto una questione di qualità e non solo di quantità. Al centro ci devono essere sempre gli interessi delle bambine/i, alunne/i, studenti/esse con disabilità. Il primo soggetto che deve essere responsabilizzato è l’insegnante curriculare ma è anche necessario valorizzare ulteriormente la figura del docente specializzato sul sostegno e dell’assistente all’autonomia e comunicazione, se si vuole realmente che l’inclusione scolastica non rimanga un mero enunciato normativo”. “L’auspicio è che al più presto si approvi la proposta della FISH in ordine all’istituzione di specifiche classi di sostegno”.

Per questo la FISH esprime perplessità in merito agli emendamenti, presentati agli articoli 6 e 7 del Decreto-Legge 71/2024, i quali prevedono lo slittamento del termine dei corsi di specializzazione per insegnanti di sostegno erogati dall’INDIRE (Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa) fino a dicembre 2026.

Il Decreto 71/2024 stabilisce che fino al 31 dicembre 2025 la specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni e alle alunne con disabilità possa essere conseguita attraverso percorsi di formazione attivati da INDIRE, in modalità prevalentemente asincrona. Gli emendamenti in questione estenderebbero la validità di queste modalità di erogazione dei corsi fino al 31 dicembre 2026.

La FISH, pur comprendendo le difficoltà insite nell’apportare cambiamenti tempestivi e radicali a un sistema complesso come quello della formazione degli insegnanti di sostegno, invita i Senatori che hanno presentato gli emendamenti di ritirarli e ad aprire un confronto con la Federazione. La FISH, infatti, ribadisce con forza la necessità di lavorare per la creazione di un sistema scolastico veramente inclusivo, che garantisca una formazione adeguata e di alta qualità ai docenti.

La Federazione sottolinea che la formazione degli insegnanti di sostegno è un pilastro essenziale per assicurare un’istruzione di qualità per tutti e tutte, in grado di rispondere in modo efficace e competente alle esigenze degli studenti e delle studentesse con disabilità.

La FISH continuerà a lavorare per questi obiettivi con l’auspicio che il sistema scolastico evolva presto verso soluzioni che coniughino l’efficienza organizzativa, con l’indispensabile necessità di una formazione adeguata agli insegnanti di sostegno.

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