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La Chiesa contro la tratta di esseri umani: la pace inizia con la dignità

“In occasione della XII Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, rinnovo con forza l’urgente appello della Chiesa a combattere e porre fine a tale grave crimine contro l’umanità”: in occasione della Giornata mondiale preghiera e riflessione contro la tratta, che si svolge oggi papa Leone XIV ha scritto una lettera in cui chiede la messa al bando della tratta umana, ‘La pace inizia con la dignità: un appello globale per porre fine alla tratta di persone”.

Nella giornata in cui si ricorda santa Giuseppina Bakhita, il papa ha ricordato la pace data da Gesù agli apostoli, come aveva già affermato al Corpo diplomatico: “Queste parole sono più di un saluto: indicano la via verso un’umanità rinnovata. La vera pace inizia con il riconoscimento e la tutela della dignità data da Dio a ogni persona.

Tuttavia, in un’epoca caratterizzata da un’escalation di violenza, molti sono tentati di cercare la pace ‘mediante le armi quale condizione per affermazione di un proprio dominio’. Inoltre, in situazioni di conflitto, la perdita di vite umane è spesso ridotta dai sostenitori della guerra come ‘danno collaterale’, sacrificata nel perseguimento di interessi politici o economici”.

Tali conflitti si riversano nelle persone, vittime della tratta, sempre in aumento: “Purtroppo la stessa logica di dominio e disprezzo per la vita umana alimenta anche il flagello della tratta di persone. L’instabilità geopolitica e i conflitti armati creano un terreno fertile per i trafficanti che sfruttano le persone più vulnerabili, in particolare gli sfollati, i migranti e i rifugiati. All’interno di questo paradigma fallimentare, le donne e i bambini sono i più colpiti da tale commercio atroce. Inoltre, il divario crescente tra ricchi e poveri costringe molti a vivere in condizioni precarie, rendendoli vulnerabili alle promesse ingannevoli dei reclutatori”.

Inoltre il papa mette in guardia dal pericolo di una nuova schiavitù, quella informatica: “Questo fenomeno è particolarmente preoccupante nell’ambito della cosiddetta ‘schiavitù informatica”, in cui le persone vengono attirate in schemi fraudolenti e attività criminali, come le frodi online e il traffico di droga. In questi casi, la vittima viene costretta ad assumere il ruolo di autore del reato, aggravando le proprie ferite spirituali. Tali forme di violenza non sono episodi isolati, ma sintomi di una cultura che ha dimenticato di amare come ama Cristo”.

Per questo il papa offre la preghiera e la riflessione: “Di fronte a queste gravi sfide, ricorriamo alla preghiera e alla riflessione. La preghiera è la ‘piccola fiamma’ che dobbiamo custodire in mezzo alla tempesta, poiché ci dà la forza di resistere all’indifferenza verso l’ingiustizia. La riflessione ci permette di identificare i meccanismi nascosti dello sfruttamento nei nostri quartieri e negli spazi digitali. In definitiva, la violenza della tratta di persone può essere superata solo attraverso una visione rinnovata che considera ogni individuo come un figlio amato da Dio”.

Il messaggio papale si conclude con il ringraziamento a coloro che offrono sostegno a chi è ‘sfruttato’ dalla tratta: “Desidero esprimere la mia sentita gratitudine a tutti coloro che, come le mani di Cristo, tendono la mano alle vittime della tratta, comprese le Reti e le Organizzazioni internazionali. Vorrei inoltre rendere omaggio ai sopravvissuti che sono diventati sostenitori di altre vittime. Il Signore li benedica per il coraggio, la fedeltà e l’impegno instancabile”.

Venerdì scorso si è svolto il Pellegrinaggio online contro la tratta che unirà in un percorso di preghiera globale (dall’Oceania all’Asia, dal Medio Oriente all’Africa, dall’Europa alle Americhe) ed ieri la Giornata dei Giovani con un laboratorio formativo, guidato dalla prof.ssa Silvia Scarpa, capo del Dipartimento di Scienze Politiche e Affari Internazionali e di Relazioni Internazionali della John Cabot University, seguito da attività di sensibilizzazione contro la tratta in Piazza Pia.

Oggi l’evento finale in piazza san Pietro con la preghiera dell’Angelus con papa Leone XIV, seguito dalla celebrazione eucaristica presieduta dal card. Vincent Nichols e da fra. Mario Zanotti, segretario generale dell’USG.

Ogni milione di abitanti nell’Unione europea si contano 22 vittime della tratta di esseri umani, secondo una ricerca di Eurostat, sono state 9.678 persone. Ad essere maggiormente colpite sono donne e ragazze, che rappresentano il 63% del totale. Uno dei motivi di questo triste primato è il persistere dello sfruttamento sessuale: circa il 46% dei casi registrati riguarda questa forma di abuso.

Un altro fenomeno preoccupante è l’aumento della tratta a fini di lavoro forzato. Nel 2019, questa quota si attestava intorno al 20%. Nel 2024 ha raggiunto il 40%. In quest’anno in Italia sono stati segnalati alle autorità italiane 632 casi di sfruttamento lavorativo, un dato poco inferiore a quello della Francia (752), ma molto superiore a quello di Germania (171) e Spagna (246).

In Italia ‘Piccoli Schiavi Invisibili’ di Save the Children

La tratta e il grave sfruttamento di persone sono fenomeni globali che interessano da vicino sia l’Europa che l’Italia. La XIV edizione del rapporto ‘Piccoli Schiavi Invisibili’, offre una sintesi degli sviluppi recenti riguardo al fenomeno della tratta e dello sfruttamento a livello internazionale, europeo e nazionale. Attraverso l’analisi dei dati e della letteratura, sono evidenziate le tendenze e le evoluzioni del fenomeno nelle sue varie forme.

I minori accolti nel circuito di protezione italiano come vittime di tratta e sfruttamento non sono che una minima parte (la punta dell’iceberg) di un fenomeno sommerso molto più ampio e diffuso. A partire dall’ascolto delle loro storie è possibile individuare elementi utili a conoscere questa terribile piaga che colpisce i bambini, le bambine e gli adolescenti e attrezzarsi per prevenirla e contrastarla, fornendo anche raccomandazioni ai decisori, al fine di realizzare un sistema di prevenzione e protezione sempre più efficace, oltre che garantire il contrasto della tratta di esseri umani.

Il Report fornisce un quadro del fenomeno della tratta e dello sfruttamento a livello internazionale, europeo e nazionale. Dallo studio dei dati vengono evidenziate le tendenze e le evoluzioni del fenomeno nelle sue varie forme. Le storie dei ‘Piccoli Schiavi Invisibili’ sono spesso dai tratti comuni, ma allo stesso tempo uniche. Storie che raccontano di sogni rubati, di fiducia tradita, assenza, di violenze subite, fino all’emersione e al riscatto.

Le stime del report ‘Global Estimates of Modern Slavery: Forced Labour and Forced Marriage’ dell’ILO rilevano che nel mondo sono quasi 50.000.000 le persone vittime di varie forme di schiavitù moderna, di cui oltre 12.000.000 i minorenni, soprattutto nelle forme di lavoro forzato e matrimoni forzati, con un trend in crescita. Tra i minori, 3.300.000 sono coinvolti nel lavoro forzato, in prevalenza per sfruttamento sessuale (1.069.000) o per sfruttamento lavorativo (1.031.000) in ambiti quali lavoro domestico, agricoltura, manifattura, edilizia, accattonaggio o attività illecite, mentre 320.000 risultano sottoposti a lavoro forzato da parte degli Stati, come detenuti, dissidenti politici, o appartenenti a minoranze etniche o religiose perseguitate. I minorenni vittime di matrimoni forzati sono 9.000.000.

Il fenomeno dei matrimoni forzati geograficamente interessa maggiormente l’Asia Orientale (14.200.000 persone coinvolte nel 2021, più del 66% dei casi stimati), seguita a distanza dall’Africa (3.200.000 persone coinvolte, 14,5%), dall’Europa ed Asia Centrale (2.300.000 persone, 10,4%). La maggior parte dei matrimoni forzati è organizzata dai genitori delle vittime (nel 73% dei casi) o da parenti stretti (16%) e spesso si lega a situazioni di forte vulnerabilità, quali servitù domestica o sfruttamento sessuale.

I minorenni valutati in questi primi cinque mesi del 2024 sono stati 62, il 5,4% del totale, di cui il 62,7% di genere maschile e il 37,3% femminile. L’81,3% dei minori valutati è nella fascia 16-18 anni. I Paesi di origine prevalenti sono Tunisia (19,4%), Bangladesh e Pakistan (11,3%), Costa d’Avorio (12,9%), Nigeria (9,7%), Egitto (8,1%), Sierra Leone e Guinea (6,5%), Gambia (4,8%). 

Nello stesso periodo, i servizi anti-tratta hanno preso in carico 320 vittime, di cui il 55,3% femmine, il 40,3% maschi e il 4,4% persone transgender. Gli ambiti di sfruttamento sono quello lavorativo per il 33,1% dei casi, sessuale per il 25% e i matrimoni forzati per il 3,4%. I minorenni presi in carico sono 14, di questi 9 i ragazzi e 5 le ragazze; 25 inoltre stanno ancora attraversando una fase di valutazione del caso.

Le agenzie dell’ONU ILO e OIM sottolineano il nesso tra flussi migratori, mancanza di canali migratori sicuri e regolari e tratta di persone. La mancanza di canali di accesso sicuri e regolari realmente accessibili creano il presupposto affinché le persone migranti ricorrano ai trafficanti per attraversare le frontiere transnazionali, esponendosi al pericolo di essere intercettate anche dalle organizzazioni criminali internazionali legate alla tratta di esseri umani. In questi casi, la tratta di persone e il traffico di migranti si intersecano e la persona migrante, trovandosi in una particolare situazione di vulnerabilità, risulta esposta al rischio di varie forme di sfruttamento nei Paesi di transito e di arrivo.

Sono più di 12 anni che Save the Children è attiva in Italia sul tema della protezione delle vittime di tratta e sfruttamento con una rete qualificata di organizzazioni partner. Il primo progetto messo in campo dall’organizzazione è ‘Vie d’Uscita’, che dal 2012 si occupa di individuare le vittime anche su strada, di avviare percorsi di fuoriuscita dai circuiti della tratta a scopo di sfruttamento sessuale o lavorativo e di accompagnamento all’autonomia economica e sociale. Nel 2023 e nei primi cinque mesi del 2024, insieme ai partner del progetto, sono stati raggiunti 591 beneficiari/e, il 60% di genere femminile, il 43% neomaggiorenni, 34% maggiorenni e 23% minori, provenienti per lo più da Nigeria, Costa d’Avorio, Guinea Conakry e Romania.

Dal 2021 è attivo il progetto Nuovi Percorsi, realizzato in collaborazione con il Numero Verde Anti-tratta, gli enti anti-tratta attivi in tutta Italia e altri enti territoriali pubblici e del privato sociale, per supportare la presa in carico di mamme vittime e dei loro figli in modo integrato, delineando un percorso individualizzato e attivando Doti di Cura educative o materiali, per favorire l’autonomia della madre e percorsi sani di crescita per i figli.  Il progetto ha supportato 1000 beneficiari da giugno 2022, di cui 127 nel corso dei primi 6 mesi del 2024, tra cui 46 mamme, 18 papà e 58 minori.

Giornata del Migrante e del Rifugiato: Dio cammina con il suo popolo

“L’accento posto sulla sua dimensione sinodale permette alla Chiesa di riscoprire la propria natura itinerante, di popolo di Dio in cammino nella storia, peregrinante, diremmo ‘migrante’ verso il Regno dei cieli. Viene spontaneo il riferimento alla narrazione biblica dell’Esodo, che presenta il popolo d’Israele in cammino verso la terra promessa: un lungo viaggio dalla schiavitù alla libertà che prefigura quello della Chiesa verso l’incontro finale con il Signore. Allo stesso modo, è possibile vedere nei migranti del nostro tempo, come in quelli di ogni epoca, un’immagine viva del popolo di Dio in cammino verso la patria eterna”.

Così inizia il messaggio per la 110^ giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, ‘Dio cammina con il suo popolo’, che sarà celebrata domenica 29 settembre, e presentata lunedì 3 giugno da suor Patricia Murray, segretaria esecutiva dell’UISG e delegata alla XVI Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi; Blessing Okoedion, sopravvissuta alla tratta, mediatrice culturale, presidente di ‘Weavers of Hope’; da Emanuele Selleri, direttore esecutivo dell’Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo; e dal card. Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, che ha sottolineato la dimensione itinerante del popolo di Dio, narrato nel libro dell’Esodo:

“Il popolo di Dio è sempre in cammino verso la patria celeste. Sperare per il Paradiso oggi è una speranza reale, ma si pone in netto contrasto con la disperata e pericolosa ricerca di tanti per un luogo di sopravvivenza, sicurezza e prosperità”.

Anche la Chiesa è sempre in cammino, come è ricordato nel messaggio papale (“L’accento posto sulla sua dimensione sinodale permette alla Chiesa di riscoprire la propria natura itinerante, di popolo di Dio in cammino nella storia, peregrinante, diremmo ‘migrante’ verso il Regno dei cieli”): “La Chiesa è in cammino, come lo fu il popolo di Israele nel libro dell’Esodo, liberato dalla terra della schiavitù e a quel punto libero di cercare la Terra Promessa.

Questo lungo esodo dalla schiavitù e verso la libertà richiede una vita intera, e prefigura il cammino di ciascuno verso il regno di Dio. La nota storia di Esodo è istruttiva. Per il popolo di Israele, sia la spinta (il lavoro forzato, la schiavitù, la repressione) sia il richiamo (la Terra Promessa) erano fattori irresistibili. Nulla avrebbe potuto dissuaderli dal pianificare quel viaggio pericoloso”.

E’ questo il senso del libro biblico: “Gli itineranti, gli esuli, i rifugiati, i migranti di oggi, come quelli di ieri, sono crudelmente provati dalle avversità. Possono essere tentati dal perdere la speranza. Eppure, sull’orlo della disperazione, tanti di loro portano la Bibbia e altri oggetti religiosi…

Il senso fondamentale del libro dell’Esodo, e di ogni esodo, è che Dio precede e accompagna i suoi figli e le sue figlie, di ogni tempo e luogo, che lo invocano. Il Messaggio di quest’anno spiega che il Signore è presente nel suo popolo e in ogni persona vulnerabile in cammino che bussa alla porta del nostro cuore e spera di incontrarci, di incontrare Dio in noi”.

Mentre Blessing Okoedion ha raccontato la sua storia: “Come tante altre donne vittime/sopravvissute alla tratta di esseri umani, anche io sono stata ingannata e fatta venire in Europa nel 2013, dove sono stata portata su una strada e messa in vendita. Mi era stato chiesto di restituire un ‘debito’ di € 65.000…

Grazie all’istruzione che mi ha permesso di conoscere i miei diritti fondamentali, e grazie a Dio che mi ha dato la forza e il coraggio, sono riuscita a scappare e denunciare. Dopo la denuncia, sono stata portata in un centro anti tratta: Casa Rut di Caserta, dove ho conosciuto suor Rita Giaretta, che è attualmente responsabile di Casa Magnificat a Roma, e che mi ha accompagnata in un percorso di rinascita che mi ha fatto ritrovare me stessa”.

E’ un invito a conoscere meglio il mondo ‘sommerso’ della prostituzione e della ‘tratta’: “Spesso si parla di volontarietà, si parla della prostituzione come del mestiere più antico nel mondo, ma dimentichiamo la vulnerabilità di migliaia di bambine, ragazze e donne, che spesso partono da contesti difficili e che non sono libere ma ridotte in schiavitù, sono vittime della tratta di esseri umani, un fenomeno che è ampiamente frainteso…

Bisognerebbe conoscere meglio e capire la situazione delle vittime, da dove vengono, quali sono le condizioni di miseria, degrado, mancanza di opportunità che le spinge a lasciare i loro Paesi. Ma bisognerebbe ascoltare di più anche le sopravvissute alla tratta di esseri umani, i loro vissuti di paura e dolore, ma anche di resistenza e di coraggio nei Paesi di destinazione in cui vengono sfruttate”.

Infine Emanuele Selleri ha presentato le attività dell’Agenzia Scalabriniana per lo Sviluppo Umano Integrale (ASCS), ‘nata dal carisma e dal cuore di san Giovanni Battista Scalabrini, uno dei pionieri della pastorale con i migranti nella chiesa cattolica’:

“Quindi noi siamo chiamati a camminare sulla strada che Dio ci indica, a fare del nostro meglio per essere e fare con i migranti e i rifugiati nei loro percorsi, ma nella consapevolezza che noi siamo al servizio di questa missione, non suoi protagonisti… E’ questa la certezza che ci dà la forza e la speranza per proseguire con la missione che ci è stata affidata”.

Il messaggio è chiuso da una preghiera di papa Francesco: “Dio, Padre onnipotente, noi siamo la tua Chiesa pellegrina in cammino verso il Regno dei Cieli. Abitiamo ognuno nella sua patria, ma come fossimo stranieri. Ogni regione straniera è la nostra patria, eppure ogni patria per noi è terra straniera. Viviamo sulla terra, ma abbiamo la nostra cittadinanza in cielo.

Non permettere che diventiamo padroni di quella porzione del mondo che ci hai donato come dimora temporanea. Aiutaci a non smettere mai di camminare, assieme ai nostri fratelli e sorelle migranti, verso la dimora eterna che tu ci hai preparato. Apri i nostri occhi e il nostro cuore affinché ogni incontro con chi è nel bisogno, diventi un incontro con Gesù, tuo Figlio e nostro Signore”.

Papa Francesco: Dio libera dalla condizione servile

‘Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile’: con questo passo tratto dal libro dell’Esodo, che è il ‘cappello’ del Decalogo, papa Francesco inizia il messaggio per la Quaresima, ‘Attraverso il deserto Dio ci guida alla libertà’, in cui invita a passare dalla schiavitù alla libertà, passaggio che avviene sperimentando il deserto: “Il popolo sa bene di quale esodo Dio parli: l’esperienza della schiavitù è ancora impressa nella sua carne. Riceve le dieci parole nel deserto come via di libertà. Noi li chiamiamo ‘comandamenti’, accentuando la forza d’amore con cui Dio educa il suo popolo”.

Papa Francesco invita a sperimentare il perdono come santa Bakhita

“Continuo a seguire con lacrime e apprensione quanto sta succedendo in Israele e Palestina: tante persone uccise, altre ferite. Prego per quelle famiglie che hanno visto trasformare un giorno di festa in un giorno di lutto e chiedo che gli ostaggi vengano subito rilasciati. E’ diritto di chi è attaccato difendersi, ma sono molto preoccupato per l’assedio totale in cui vivono i palestinesi a Gaza, dove pure ci sono state molte vittime innocenti.

Papa Francesco: sull’esempio di san Daniele Comboni non dimentichiamo l’Africa

“Ieri mi sono giunte notizie preoccupanti dal Nagorno Karabakh, nel Caucaso Meridionale, dove la già critica situazione umanitaria è ora aggravata da ulteriori scontri armati. Rivolgo il mio appello accorato a tutte le parti in causa e alla Comunità internazionale, affinché tacciano le armi e si compia ogni sforzo per trovare soluzioni pacifiche per il bene delle persone e il rispetto della dignità umana… Restiamo uniti nella vicinanza e nella preghiera per la cara e martoriata Ucraina”:

Il giudizio sull’amore

Rabat. Una strana, immensa compassione: ecco cosa provo. Di sera uscendo di casa dove vivo, chiuso il portone, getto un occhio automaticamente al muretto accanto… Nascosto dalle auto in sosta, sul marciapiede, accovacciato come un cane c’è Ibrahim. Oppure Mohammed insieme a un amico oppure Abdesalam… insomma, giovani migranti subsahariani, forse appena maggiorenni. Hanno in testa un sogno, un idea fissa, inchiodata alla mente: arrivare in Europa.

Save the Children documenta i ‘piccoli schiavi’ in Italia

La XIII edizione del rapporto ‘Piccoli Schiavi Invisibili’, pubblicata dall’ong ‘Save the Children’, mette in luce e denuncia le condizioni dei minori, vittime o a rischio di tratta e sfruttamento nel nostro Paese, dedicando il focus di questo rapporto a bambini, bambine e adolescenti che crescono in aree dove la condizione di sfruttamento dei genitori li rende vittime, sin dalla nascita, della violazione dei loro diritti basilari in maniera sistematica e ‘normalizzata’, esponendoli anche al rischio di divenire loro stessi vittime dello sfruttamento ed esposti ad abusi. Nello specifico, la ricerca è stata condotta in due tra le aree a maggior rischio, la provincia di Latina, nel Lazio, e la ‘Fascia Trasformata’ di Ragusa in Sicilia.

Papa Francesco: con la lavanda dei piedi Dio ama

A distanza di 10 anni papa Francesco è ritornato a celebrare la Messa ‘In Coena Domini’ dall’Istituto di Casal del Marmo a Roma, lavando i piedi a 10 ragazzi ed a 2 ragazze con una breve riflessione, sottolineando che la lavanda dei piedi non è folklore, ma il memoriale di un gesto compiuto da Gesù prima di essere crocifisso:

Dal Sud Sudan il vescovo Christian Carlassare racconta l’attesa per papa Francesco

Papa Francesco, l’arcivescovo anglicano di Canterbury Justin Welby, leader della Comunione anglicana mondiale, ed il pastore Iain Greenshields, moderatore dell’Assemblea generale della Chiesa di Scozia, sono attesi a Juba, la capitale del Sud Sudan, dal 3 al 5 febbraio in un viaggio apostolico rinviato nello scorso luglio per i dolori al ginocchio del papa con il logo ‘Prego perché tutti siano una sola cosa’, come ha auspicato mons. Hubertus van Megen, rappresentante del papa in Sud Sudan e nunzio apostolico del paese dell’Africa centro-orientale:

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