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Papa Leone XIV agli atleti: siate testimoni di pace
“Vi accolgo con gioia, poco dopo la fine dei Giochi Invernali di Milano-Cortina, che hanno diffuso nel mondo, insieme a competizioni di altissimo livello, anche un nobile messaggio umano, culturale e spirituale”: incontrando i partecipanti ai Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano-Cortina papa Leone XIV ha affermato che la filosofia del’vincere senza umiliare’ e della sconfitta ‘senza perdere sé stessi’ si applica anche alla politica e alle relazioni tra popoli.
Esprimendo gratitudine al Dicastero per la Cultura e l’Educazione che, con Athletica Vaticana, ha curato la preparazione dell’incontro con un ringraziamento al presidente Luciano Buonfiglio, del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI), e il Presidente Marco Giunio De Sanctis, del Comitato Italiano Paralimpico (CIP), il papa ha sottolineato che anche lo sport è linguaggio:
“Davvero lo sport, quando viene autenticamente vissuto, non resta soltanto una prestazione: è una forma di linguaggio, un racconto fatto di gesti, di fatica, di attese, di cadute e di ripartenze. Durante i Giochi abbiamo visto non solo corpi in movimento, ma storie: storie di sacrificio, di disciplina, di tenacia. In modo particolare, nelle competizioni paralimpiche abbiamo osservato come il limite possa diventare luogo di rivelazione: non qualcosa che ostacola la persona, ma che può essere trasformato, persino trasfigurato in ritrovate qualità. Voi atleti siete diventati biografie che ispirano moltissime persone”.
Quindi lo sport aiuta nella crescita personale e comunitaria: “Lo sport, infatti, concorre alla maturazione del nostro carattere, richiede una spiritualità salda ed è una forma feconda di educazione. Dallo sport si impara a conoscere il proprio corpo senza idolatrarlo, a governare le emozioni, a competere senza perdere il senso della fraternità, ad accogliere la sconfitta senza disperazione e la vittoria senza arroganza”.
Insomma lo sport è anche un allenamento mentale: “Allenando la mente, insieme alle membra, lo sport è autentico quando resta umano, cioè quando rimane fedele alla sua prima vocazione: essere scuola di vita e di talento. Una scuola nella quale si impara che il vero successo si misura dalla qualità delle relazioni: non dall’ammontare dei premi, ma dalla stima reciproca, dalla gioia condivisa nel gioco”.
Inoltre lo sport aiuta ad un dialogo di pace: “Nel tempo attuale, così segnato da polarizzazioni, rivalità e conflitti che sfociano in guerre devastanti, il vostro impegno assume un valore ancora maggiore: lo sport può e deve diventare davvero uno spazio di incontro! Non un’esibizione di forza, ma un esercizio di relazione. Ho voluto ricordare, in occasione di questi Giochi, il valore della tregua olimpica. Voi, con la vostra presenza, avete reso visibile questa possibilità di pace come una profezia niente affatto retorica: spezzare la logica della violenza per promuovere quella dell’incontro”.
Al contempo il papa ha messo in guardia contro le’scorciatoie’: “Al contempo, sappiamo bene che lo sport porta con sé anche delle tentazioni: quella della prestazione a ogni costo, che può condurre fino al doping. Quella del profitto, che trasforma il gioco in mercato e lo sportivo in divo. Quella della spettacolarizzazione, che riduce l’atleta a un’immagine o a un numero. Contro queste derive, la vostra testimonianza è essenziale”.
E’ stato un invito ad offrire una testimonianza di pace nella società: “Portate l’idea che si possa gareggiare senza odiarsi. Che si possa vincere senza umiliare. Che si possa perdere senza perdere sé stessi. E questo vale anche oltre lo sport. Vale nella vita sociale, nella politica, nelle relazioni tra i popoli. Perché lo sport, se vissuto bene, diventa un laboratorio di umanità riconciliata, dove la diversità non è una minaccia, ma una ricchezza. In un’epoca di grandi sfide climatiche, questi Giochi ci ricordano anche il legame tra sport e natura e il nostro dovere di prenderci cura della casa comune”.
Infine ha invitato a guardare il Crocifisso, riprendendo una frase di papa san Giovanni Paolo II: “Oggi, in questa sala, guardiamo alla Croce degli Sportivi (la Croce olimpica e paralimpica) che dai Giochi di Londra 2012 a quelli di Milano-Cortina raccoglie preghiere, attese e speranze, paure e sofferenze delle donne e degli uomini che, a ogni età, condividono le loro esperienze sportive. Davanti a questo supremo ed essenziale Segno di dedizione, rinnoviamo il desiderio di dare il nostro meglio, insieme, in ogni attività.
Cari atleti, ringrazio tutti voi per il vostro impegno. Prego che Gesù Cristo, il ‘vero atleta di Dio’, ispiri a ciascuno sfide sempre più virtuose e doni la forza per viverle con passione. Mentre vi accompagno con la mia benedizione, vi affido una missione: continuare a far sì che la persona rimanga al centro dello sport in tutte le sue espressioni”.
(Foto: Santa Sede)
Chi comanda?: a Milano il festival dei Diritti Umani
Si terrà da martedì 14 a giovedì 16 aprile al Parco Center di Milano l’undicesima edizione del Festival dei Diritti Umani, dedicata al tema ‘Chi comanda?’: tre giorni di incontri, dibattiti e spettacoli per interrogarsi su dove si concentra oggi il potere, come si esercita e perché viene così raramente messo in discussione.
Nel crepuscolo delle democrazie si fa strada chi vuole comandare. Non governare o dialogare, ma imporre. E’ uno spirito del tempo che attraversa le relazioni internazionali e quelle quotidiane: nelle guerre che si moltiplicano, nelle disuguaglianze che si radicalizzano, nell’ossessione per la sicurezza, nel controllo dei corpi, nella paura del dissenso. Da qui nasce il tema dell’edizione: una domanda diretta, ‘Chi comanda?’, non teorica ma politica e concreta.
Novità di quest’anno è l’organizzazione congiunta di Fondazione Diritti Umani e Fondazione Gariwo, che uniscono competenze e reti per ampliare lo spazio di confronto tra educazione, informazione e partecipazione civica.
Per tre giorni Milano diventa un laboratorio aperto in cui studenti e cittadinanza si confrontano con alcune voci del dibattito pubblico italiano. Al centro anche le scuole: non come pubblico passivo, ma come protagoniste chiamate a rielaborare in modo critico gli stimoli ricevuti sul tema del potere.
Tra gli ospiti, l’attivista Pegah Moshir Pour, simbolo delle battaglie per i diritti delle donne e della libertà in Iran, la giornalista Tonia Mastrobuoni, tra le principali osservatrici delle dinamiche politiche europee, e Matteo Pucciarelli, cronista politico per la Repubblica.
Accanto a loro, Tiziana Ferrario, storica inviata Rai e voce del giornalismo internazionale, Danilo De Biasio, direttore artistico del Festival e già direttore di Radio Popolare, Nicoletta Dentico, analista delle disuguaglianze globali, Alessandro Volpi, studioso del potere finanziario, don Claudio Burgio, fondatore della comunità Kayros, e Giulia De Florio, impegnata nella difesa dei dissidenti.
In programma anche interventi di educatori, attivisti e professionisti dell’informazione, tra cui Paola Barretta, Vittorio Di Trapani, Paolo Maggioni, Giulia Riva, Joshua Evangelista, Luisa Rizzitelli, Simone Ficicchia, Paolo Giulini e Chiara Ronzani.
Il programma intreccia più linguaggi e temi: sicurezza e spazio pubblico, dissenso e attivismo, questione di genere, disuguaglianze economiche e (novità di questa edizione) sport, come luogo in cui si riflettono identità e conflitti sociali. Molti dei temi sono stati suggeriti dagli studenti, a conferma di una partecipazione attiva delle nuove generazioni.
Le mattine sono pensate come uno spazio di dialogo diretto tra ospiti e studenti, seguite da workshop; il pomeriggio e la sera il festival si apre alla città con corsi di formazione per giornalisti, proiezioni e spettacoli teatrali.
Tra gli appuntamenti anche lo spettacolo teatrale ‘I memoriosi’, dedicato alla responsabilità individuale e alla memoria del Bene. Durante il Festival sarà presentata una versione inedita legata al mondo dello sport, che intreccia le storie dei ‘Giusti’ con il linguaggio sportivo e il tema della responsabilità dentro e fuori dal campo.
Nel programma anche la proiezione del documentario ‘Blu. Il colore dell’autismo’, dedicato alla cooperativa ‘Luna Blu’ che si occupa di aiutare nell’inclusione e nell’avvicinamento al lavoro dei ragazzi con neuro-divergenze e che collabora con il Festival da due anni per la parte food.
“Tira una brutta aria: guerre, violazioni dei diritti umani, egoismi. E il cattivo esempio viene dall’alto, da chi comanda. Compito di associazioni come Fondazione Diritti Umani e Fondazione Gariwo è innanzitutto fare rete, proporre pensieri alternativi e dare voce alle nuove generazioni”, dichiara Paolo Bernasconi, presidente della Fondazione ‘Diritti Umani’.
“La democrazia non si perde tutta insieme: si svuota quando le persone rinunciano a interrogarsi su chi esercita il potere e su come lo esercita, aggiunge Gabriele Nissim, presidente Fondazione Gariwo. Per questo oggi è essenziale creare spazi in cui i giovani possano confrontarsi, sviluppare pensiero critico e immaginare alternative. È lì che la democrazia può ancora rigenerarsi”.
Il Festival dei Diritti Umani si svolge dal 14 al 16 aprile 2026 al Parco Center di Milano (via Ambrogio Binda 30). L’ingresso è libero fino a esaurimento posti. Il programma completo è disponibile su gariwo.net/festival. Non è un festival per parlare di diritti umani. E’ un festival per capire perché tutti rischiamo di perderli e progettare come evitarlo. Per maggiori informazioni: https://it.gariwo.net
39ª Giornata della Facoltà ‘Auxilium’: relazioni tra fratelli e sorelle nelle religioni del Libro Sacro
Venerdì 6 marzo per celebrare la 38^ Giornata della Facoltà ed in prossimità della Giornata Internazionale della Donna (8 marzo), la Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione ‘Auxilium’ di Roma propone il Convegno internazionale di studio ‘Le relazioni sorelle e fratelli in alcune Religioni del Libro Sacro. Percorsi e prospettive’, affidato tre studiose, rispettivamente dell’Ebraismo, Elena Lea Bartolini De Angeli, del Cristianesimo, Marinella Perroni, dell’Islam, Meryem Akabouch.
Il programma prevede il saluto iniziale della Preside, suor Piera Silvia Ruffinatto, e l’introduzione ai lavori da parte di suor Marcella Farina, Coordinatrice del Centro Studi Donne&Educazione. La parola passerà poi alla Prof.ssa Brigida Angeloni, docente di Educazione degli Adulti e di Pedagogia sociale presso la Facoltà, che modererà la tavola rotonda con gli interventi.
Elena Lea Bartolini De Angeli – Docente stabile di Ebraismo ed Ermeneutica ebraica presso l’ISSR di Milano collegato alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, Docente di Cultura Biblica presso l’ULPAN (Scuola di Lingua e cultura ebraica) di Milano e Docente invitata presso diversi Atenei Italiani – parlerà di ‘Sorelle e fratelli. Una relazione fra responsabilità e litigiosità costruttiva’.
‘Tra voi, però, non è così…’ è il titolo dell’intervento di Marinella Perroni, Docente emerita di Nuovo Testamento presso il Pontificio Ateneo S. Anselmo e Docente invitata alla Pontificia Facoltà teologica Marianum di Roma, che ha fondato il Coordinamento Teologhe Italiane (CTI) di cui è stata anche presidente, e dirige con Stella Morra la collana ‘Sui generis’ per Effatà Editrice.
Meryem Akabouch – ricercatrice presso la Luiss Mediterranean Platform e specializzata in filosofia politica, relazioni internazionali e sviluppo, con particolare attenzione al mondo arabo e all’area del Mediterraneo – interverrà su ‘Le relazioni sorelle e fratelli dal punto di vista dell’Islam’.
Il pomeriggio di studio si colloca in uno specifico percorso di ricerca avviato l’8 marzo 2022 con il Convegno internazionale: ‘Le relazioni donna-uomo in alcune religioni del Libro Sacro. Percorsi e prospettive nel poliedro delle antropologie’, e proseguito poi con ‘Le relazioni madre figlia-figlio’ (2024) e ‘Le relazioni padre figlia-figlio’ (2025).
L’obiettivo era avviare un itinerario di riflessione e di studio sulla relazionalità umana, considerata una urgenza ed emergenza per una convivenza pienamente umana nell’attuale cambiamento d’epoca. Una convinzione è che le relazioni donna-uomo costituiscano il paradigma fondamentale che dà senso e direzione alle altre relazioni aperte alla costruttiva reciprocità, per una società più attenta al bene comune e alla vita di ciascuno.
In questa prospettiva, la Facoltà ‘Auxilium’ ha deciso di approfondire la tematica, esplorando anche l’apporto delle Religioni, in quanto esse possono offrire il loro prezioso apporto ‘a partire dal riconoscimento del valore di ogni persona umana come creatura chiamata ad essere figlio o figlia di Dio’ (Fratelli tutti n. 271).
Infatti ‘senza un’apertura al Padre di tutti, non ci possono essere ragioni solide e stabili per l’appello alla fraternità’ (Fratelli tutti n. 272); ‘la ragione, da sola, è in grado di cogliere l’uguaglianza tra gli uomini e di stabilire una convivenza civica tra loro, ma non riesce a fondare la fraternità’ (Caritas in Veritate n. 261).
Il Convegno di venerdì 6 marzo, pur circoscritto, presenta una vasta gamma esplorativa che si apre a interrogativi radicali che non si può non affrontare, in rete con studiose e studiosi, con coloro che operano in contesti educativi e formativi. Il pomeriggio di studio si svolgerà in presenza nell’Aula Magna ‘Giovanni Paolo II’ della Facoltà ‘Auxilium’ dalle ore 15:00 alle 18:00 e sarà trasmesso in diretta streaming sul Canale YouTube della Facoltà.
(Foto: Auxilium)
‘Giustizia e Pace in Terra Santa’: si avvicina l’incontro del card. Pizzaballa ad Arezzo
Arezzo si prepara ad accogliere il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, che offrirà la sua lectio magistralis alla cittadinanza nell’ambito dell’incontro pubblico ‘Giustizia e Pace in Terra Santa’, promosso dalla Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, da Rondine Cittadella della Pace e dalla Caritas diocesana si terrà sabato 14 febbraio alle ore 15.30 nella basilica di San Francesco. L’evento è stato presentato questa mattina nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta presso il Palazzo Vescovile di Arezzo.
“Si tratterà di un pomeriggio di vero dialogo dedicato a una terra martoriata e colpita da una spirale di violenza che a volte pare difficile spezzare, un momento che appartiene a tutta la cittadinanza – dice mons. Andrea Migliavacca, vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro. Vogliamo ringraziare il Comune di Arezzo, che ha conferito il patrocinio a questa iniziativa, permettendo una migliore garanzia di partecipazione da parte della gente.
Stiamo anche lavorando, come diocesi, ad un pellegrinaggio in Terra Santa, una delle forme più concrete di aiuto, specialmente per i cristiani, duramente colpiti anche economicamente dal calo dei pellegrini. Speriamo di poter concretizzarlo già nel 2026, magari in autunno, con un’attenzione speciale per i giovani.
E’importante far sentire la nostra vicinanza ai cristiani di Terra Santa, particolarmente colpiti dal conflitto, anche con azioni concrete. Per questo, inizialmente con i Medici Cattolici e con la Pastorale della salute e adesso estendendo l’iniziativa a tutta la diocesi, abbiamo attivato una raccolta di farmaci per i bambini di Gaza perché possa essere ricostruita secondo logiche ecclesiali, andando incontro alle necessità della gente e non agli interessi finanziari.
Doneremo il frutto di questa raccolta direttamente nelle mani del cardinale, finora abbiamo già raccolto 12.000 euro, ma con l’aiuto di tutti, si può fare di più (Maggiori dettagli nel sito della diocesi)”.
L’incontro si configura come un momento di grande rilievo ecclesiale, culturale e civile, pensato per offrire strumenti di comprensione sull’attuale situazione in Terra Santa, sulla condizione delle comunità cristiane e sulle possibili vie per una pace autentica, fondata sulla giustizia, sul dialogo e sulla ricostruzione delle relazioni di fiducia.
“Siamo onorati di poter ospitare il direttore di Caritas Italiana don Marco Pagniello che ci illustrerà un aspetto sul quale si riflette troppo poco: la dimensione educativa della pace, che è fondamentale per una società più fraterna, aggiunge don Fabrizio Vantini, direttore Caritas diocesana. Le guerre sono grandi macchine di distruzione e povertà, per questo la nostra missione di Caritas è anche quella di collaborare per costruire la pace”..
Il convegno sarà preceduto da una visita privata del Patriarca a Rondine Cittadella della Pace, durante la quale il cardinale potrà conoscere da vicino l’esperienza della Cittadella e incontrare i giovani provenienti da popoli in conflitto che scelgono di convivere insieme, trasformando il dolore vissuto in un cammino di riconciliazione e di pace. Un incontro significativo che rafforza un legame profondo e duraturo.
Ha dichiarato Luca Roti, Membro del CDA di Rondine Cittadella della Pace con delega alle Relazioni Internazionali: “Accogliere il cardinale Pizzaballa a Rondine è per noi un grande onore e una gioia, oltre che un segno di continuità e di profonda sintonia dentro una relazione preziosa costruita e custodita nel tempo. Il suo lungo vissuto in Terra Santa e la sua costante cura delle relazioni umane in una terra lacerata dal conflitto armato è da sempre per Rondine un’ispirazione e incoraggiamento a continuare il nostro percorso che mette al centro i giovani, l’ascolto, la condivisione del dolore, credendo fermamente nella possibilità di ricostruire legami tra le persone anche nei contesti così profondamente segnati dalla guerra. Sarà un momento di festa e di gratitudine che ci chiama tutti alla responsabilità e all’impegno quotidiano per spezzare l’arco della guerra iniziando proprio dal guardarci negli occhi e decostruire l’idea del nemico”.
Pierbattista Pizzaballa, Patriarca dei Latini dal 2020, vive da decenni in Terra Santa. Il suo rapporto con Rondine affonda le radici nel 2004, quando divenne Custode di Terra Santa, la più alta autorità francescana nella regione. Una relazione costruita e custodita nel tempo, rivelatasi fondamentale per il lavoro in Medio Oriente, anche grazie alle collaborazioni che consentono di far conoscere a giovani provenienti da contesti di conflitto l’opportunità di vivere due anni a Rondine, incontrare il proprio “nemico” e intraprendere un percorso che mette al centro la riconciliazione, la condivisione del dolore e il recupero delle radici comuni dell’umano.
In vista dell’incontro del 14 febbraio, grazie alla collaborazione con il neonato Gruppo Pax Christi di Arezzo, sono stati coinvolti i ragazzi del catechismo e delle scuole attraverso l’attività ‘Petali di Pace per la Terra Santa’, che sta permettendo di realizzare fiori in carta crespa accompagnati da messaggi di pace, che andranno ad adornare la basilica di San Francesco e che i bambini consegneranno al Patriarca, affinché possano simbolicamente raggiungere la Terra Santa.
L’incontro sarà aperto dai saluti di mons. Andrea Migliavacca, vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, don Fabrizio Vantini, direttore della Caritas diocesana, e Franco Vaccari, presidente e fondatore di Rondine Cittadella della Pace.
Seguirà l’intervento di don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, sul tema ‘La pace ostinata. Educarsi alla pace, affermare la fraternità’. A concludere, la lectio magistralis del card. Pizzaballa dal titolo ‘Come ricostruire nuove relazioni di fiducia in Terra Santa’. L’evento, ad ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili, è realizzato con la collaborazione della Direzione regionale dei Musei nazionali della Toscana e dei Frati Minori Conventuali di Arezzo, e con il patrocinio del Comune di Arezzo e della Camera di Commercio Arezzo-Siena. L’appuntamento sarà trasmesso in diretta in tutta la Toscana da Tsd, emittente comunitaria della diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro (canale 85 del digitale terrestre), e in streaming su www.tsdtv.it/live.
I vescovi invitano al dialogo con gli ebrei nel ricordo dell’Alleanza
“E’ meraviglioso ricordare, soprattutto in questi tempi, che come cristiani e come ebrei siamo dentro la medesima benedizione. Un cammino diverso, ma radicati nella stessa benedizione. Abramo parte, lascia la sua terra, cammina verso un paese che non conosce. Avanza trepidante verso una terra straniera, cammina incerto verso un futuro sconosciuto, affronta i pericoli e le crisi del viaggio. Ma è fondato su una certezza: la benedizione di Dio. E’ così avviene nella storia per tutti i suoi discendenti: ebrei, cristiani, musulmani. Diversi, a tratti distanti, a volte in conflitto. Eppure raccolti dentro la stessa benedizione. Tale benedizione esprime una relazione di Alleanza”.
E’ l’inizio del messaggio dei vescovi in occasione della 37ª Giornata del dialogo tra cattolici ed ebrei, che si svolge sabato 17 gennaio con un titolo preso dal libro del Genesi: ‘Uniti nella stessa benedizione. In te si diranno benedette tutte le famiglie della terra’, ricordando il 60^ anniversario della dichiarazione conciliare ‘Nostra aetate’ sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane: “In tale anniversario abbiamo guardato con gratitudine al cammino percorso in questi anni nel dialogo ebraico-cristiano. Negli ultimi tempi si sono vissuti momenti di tensione a causa di discorsi o iniziative non in sintonia con l’interlocutore o contenenti affermazioni ambigue. Non sono mancate, purtroppo, prese di posizione che hanno fomentato rigurgiti di antisemitismo”.
Il messaggio intende affermare questo rapporto con l’ebraismo: “Desideriamo, pertanto, esprimere una posizione comune e condivisa della Chiesa cattolica italiana in merito al rapporto con le comunità ebraiche che sono in Italia. L’intento è quello di riaffermare ‘il vincolo’ ricordato da ‘Nostra Aetate’, chiarire i fraintendimenti, stimolare il confronto nel territorio fra le comunità cristiane e quelle ebraiche e porre alcuni punti fermi del rapporto ebraico-cristiano”.
Riprendendo il pensiero del card. Martini i vescovi ricordano il legame con il popolo ebraico, consolidato negli anni: “Gesù Cristo ci lega al popolo ebraico. L’identità cristiana profonda non può fare a meno del popolo ebraico, della sua storia e della sua spiritualità. Sono i nostri fratelli maggiori. Siamo in debito verso di loro. Siamo rami diversi che spuntano dalla stessa radice santa…; conseguenze che il cammino percorso ha inesorabilmente tracciato per entrambe le realtà”.
Legame approfondito dal Concilio Vaticano II: “Il Concilio Vaticano II aveva abbozzato la strada da seguire nei rapporti ebraico-cristiani. Sono occorsi anni di paziente lavoro, di gesti simbolici forti, di riflessioni e testi sempre più raffinati perché le due comunità riuscissero ad affrontare temi più delicati: l’incontro tra il popolo di Dio dell’Antica Alleanza, da Dio mai revocata, e quello della Nuova Alleanza; l’incontro tra le Chiese cristiane e l’odierno Popolo dell’Alleanza conclusa con Mosè”.
Per questo i vescovi auspicano un approfondimento teologico: “E’ ancora più importante avviare una riflessione teologica sul rapporto tra il cristianesimo, nella sua forma attuale, e l’ebraismo così come esiste oggi, quale portatore di una tradizione di fede e di pensiero che si sono sviluppati negli ultimi due millenni sul fondamento talmudico. Ciò che si profila all’orizzonte è una migliore comprensione della missione della Chiesa in relazione alla missione del Popolo ebraico, considerati entrambi nell’orizzonte dell’unica Promessa di cui sono eredi indivisi”.
Quindi riprendendo il pensiero di papa Leone XIV i vescovi esprimono il desiderio di un cammino comune, condannando l’antisemitismo: “Desideriamo continuare a camminare con i nostri cari fratelli ebrei, con stima e riconoscenza. Ci impegniamo a studiare le Sacre Scritture e a lasciarci aiutare da loro in questo studio. Desideriamo mantenere uno stretto legame per imparare da loro e con loro l’arte di mantenerci popolo in cammino, popolo in attesa, popolo capace di speranza. Desideriamo lottare con forza contro ogni tipo di antisemitismo e di antigiudaismo”.
Però il vero dialogo si fonda anche sulle differenze come ha scritto il biblista israeliano David Flusser (‘Sarebbe un grande evento cristiano se molti riconoscessero che la fedeltà di Gesù al popolo ebraico, l’ardore con cui ha condiviso le sofferenze ebraiche e la sua speranza ebraica possono far parte per il cristiano dell’imitatio Christi’): “Quest’affermazione che Gesù è il Messia genera diversità nel modo di leggere le Scritture, nel modo di leggere la storia, nel modo di guardare il mondo. Ci impegniamo a rispettare lo sguardo del popolo ebraico e a vederlo come complementare e non antitetico. Garantiamo una vicinanza carica di affetto.
Nello stesso tempo, chiediamo il rispetto del nostro sguardo. Siamo differenti, ma fratelli e sorelle nell’unico Dio. Come tali desideriamo rispettarci e riconoscerci nelle nostre identità. Anzi, ci proponiamo di collaborare sempre più con i fratelli ebrei per arricchire la comune tradizione dei figli di Abramo, sperando di farlo a tre, insieme con l’altra voce della fede abramitica. Ci impegniamo a lavorare perché le identità diventino generative per noi e per la società”.
Però i vescovi sottolineano la possibilità di un pensiero critico rispetto alle scelte politiche del governo israeliano: “Questo discorso vale anche per la lettura del contesto attuale. Ribadiamo e difendiamo il diritto degli ebrei ad avere uno Stato in cui poter vivere in sicurezza e serenità. Ovviamente ciò non toglie che l’approccio alla teologia della terra nella tradizione cristiana non coincida con quello ebraico. Ci riserviamo d’altronde la libertà e la possibilità di esercitare uno sguardo critico sulle scelte dei governi israeliani, come peraltro facciamo con i governi di altri Paesi e verso il nostro stesso governo. In questa luce, nel cammino verso una ‘via italiana del dialogo’ è sempre più urgente interrogarci a proposito del giusto rapporto fra religione e spazio pubblico”.
Da qui la condanna di ogni forma di terrorismo: “Rinnoviamo la nostra ferma e decisa condanna al terrorismo in ogni sua forma. Ribadiamo la nostra ferma e decisa condanna dell’atto terroristico e ignobile del 7 ottobre 2023. Siamo vicini alle vittime del popolo ebraico e a quelle del popolo palestinese nella tragedia Gaza e auspichiamo una soluzione che consenta a entrambi, come anche agli altri gruppi presenti in quei territori, una convivenza pacifica. Siamo vicini a tutte le persone che soffrono a causa del conflitto in atto. Invitiamo, una volta di più, tutti i cattolici che sono in Italia a ripudiare ogni antisemitismo e ogni espressione violenta contro il popolo ebraico”.
Quindi anche un pensiero critico è parte del dialogo per costruire relazioni: “Auspichiamo dunque la continuazione del dialogo franco, leale e costruttivo. Un dialogo nella verità e nella carità, con la ferma volontà di riconoscerci fratelli, sempre e comunque. Con la ferma volontà di non abbandonare mai il dialogo, per nessun motivo. La fraternità sta a fondamento del rapporto che sussiste fra noi, come base e come prospettiva. Siamo dentro la medesima benedizione. Le differenze non la cancellano e non la cancelleranno.
Radicati in questa certezza desideriamo continuare a costruire le nostre relazioni. Il dialogo tra noi è anche un servizio per il dialogo fra le religioni e, soprattutto, un servizio verso questo nostro mondo, sempre più lacerato e diviso. Non possiamo privare il mondo di questo dono. Nella consapevolezza che tutte le religioni sono chiamate, con coraggio ed urgenza, ad affrontare la sfida del dialogo. Ne va della loro stessa identità”.
Il messaggio si conclude con l’invito alle comunità cristiane a costruire momenti di dialogo: “Ci auguriamo che in ogni territorio le nostre comunità dedichino tempo a riflettere sulla situazione attuale secondo lo stile di questo messaggio. Soprattutto le invitiamo a confrontarsi con le comunità ebraiche per rinsaldare i rapporti e per testimoniare, nella nostra società, la vocazione delle religioni a creare dialogo e coesione sociale. Ci auguriamo, alla luce della situazione geo-politica, che si possano vivere nei vari territori momenti di incontro tra cristiani, ebrei e musulmani. Per offrire alla società, nella concretezza dei rapporti, la testimonianza di una vera ricerca di pace. Una via italiana del dialogo interreligioso”.
(Foto: CEI)
Papa Leone XIV invita i giovani ad essere costruttori di pace
“Assalamu lakum! (la pace sia con voi). Cari giovani del Libano, assalamu lakum! Questo è il saluto di Gesù risorto e sostiene la gioia del nostro incontro: l’entusiasmo che sentiamo nel cuore esprime l’amorevole vicinanza di Dio, che ci riunisce come fratelli e sorelle per condividere la fede in Lui e la comunione fra di noi”: nell’incontro con ragazzi e ragazze libanesi riuniti nel piazzale antistante il patriarcato di Antiochia dei Maroniti, papa Leone XIV li ha invitati a cercare relazioni dalle radici solide, come i cedri che simboleggiano il Paese.
Dopo aver sentito le loro testimonianze papa Leone XIV ha salutato anche i giovani siriani ed irakeni, che hanno raccontato la storia di chi vive in quei Paesi, senza smarrire la speranza: “I loro racconti parlano di coraggio nella sofferenza. Parlano di speranza nella delusione, di pace interiore nella guerra. Sono come stelle lucenti in una notte buia, nella quale già scorgiamo il chiarore dell’aurora. In tutti questi contrasti, molti tra noi possono riconoscere le loro stesse esperienze, nel bene come nel male. La storia del Libano è intessuta di pagine gloriose, ma è segnata anche da ferite profonde, che stentano a rimarginarsi. Queste ferite hanno cause che travalicano i confini nazionali e si intrecciano con dinamiche sociali e politiche molto complesse”.
Però il papa ha riconosciuto la loro speranza: “Carissimi giovani, forse vi rammaricate di aver ereditato un mondo lacerato da guerre e sfigurato dalle ingiustizie sociali. Eppure c’è speranza, e c’è speranza dentro di voi! Voi avete un dono che tante volte a noi adulti sembra ormai sfuggire. Voi avete speranza! E voi avete il tempo! Avete più tempo per sognare, organizzare e compiere il bene. Voi siete il presente e tra le vostre mani già si sta costruendo il futuro! E avete l’entusiasmo per cambiare il corso della storia! La vera resistenza al male non è il male, ma l’amore, capace di guarire le proprie ferite, mentre si curano quelle degli altri”.
Quindi un incoraggiamento a non perdere la fiducia: “La vostra patria, il Libano, rifiorirà bella e vigorosa come il cedro, simbolo dell’unità e della fecondità del popolo. Voi sapete bene che la forza del cedro è nelle radici, che normalmente hanno le stesse dimensioni dei rami. Il numero e la forza dei rami corrisponde al numero e alla forza delle radici.
Allo stesso modo, il tanto bene che oggi vediamo nella società libanese è il risultato del lavoro umile, nascosto e onesto di tanti operatori di bene, di tante radici buone che non vogliono far crescere solo un ramo del cedro libanese, ma tutto l’albero, in tutta la sua bellezza.
Attingete dalle radici buone dell’impegno di chi serve la società e non ‘se ne serve’ per i propri interessi. Con un generoso impegno per la giustizia, progettate insieme un futuro di pace e di sviluppo. Siate la linfa di speranza che il Paese attende!”
La pace si costruisce attraverso la carità: “Carissimi giovani, cos’è che più di qualsiasi cosa esprime la presenza di Dio nel mondo? L’amore, la carità! La carità parla un linguaggio universale, perché parla ad ogni cuore umano. Essa non è un ideale, ma una storia rivelata nella vita di Gesù e dei santi, che sono nostri compagni tra le prove della vita. Guardate in particolare a tanti giovani che, come voi, non si sono lasciati scoraggiare dalle ingiustizie e dalle contro-testimonianze ricevute, anche nella Chiesa, ma hanno provato a tracciare nuove strade, alla ricerca del Regno di Dio e della sua giustizia”.
E’ stato un invito alla costruzione di un ‘mondo migliore’: “Con la forza che ricevete da Cristo, costruite un mondo migliore di quello che avete trovato! Voi giovani siete più diretti nel cucire relazioni con gli altri, anche diversi per background culturale e religioso. Il vero rinnovamento, che un cuore giovane desidera, comincia dai gesti quotidiani: dall’accoglienza del vicino e del lontano, dalla mano tesa all’amico e al profugo, dal difficile ma doveroso perdono del nemico”.
E prima della benedizione finale il papa ha consegnato la preghiera di san Francesco d’Assisi: “Questa preghiera mantenga viva in voi la gioia del Vangelo, l’entusiasmo cristiano. ‘Entusiasmo’ significa ‘avere Dio nell’animo’: quando il Signore abita in noi, la speranza che Lui ci dona diventa feconda per il mondo. Vedete, la speranza è una virtù povera, perché si presenta a mani vuote: sono mani libere per aprire le porte che sembrano chiuse dalla fatica, dal dolore e dalla delusione”.
Prima dell’incontro con i giovani papa Leone XIV aveva partecipato all’incontro ecumenico ed interreligioso in piazza dei Martiri a Beirut, ricordando l’esortazione apostolica post-sinodale ‘Ecclesia in Medio Oriente’ di papa Benedetto XIV: “Cari amici, la vostra presenza qui oggi, in questo luogo straordinario dove minareti e campanili stanno fianco a fianco, eppure entrambi si slanciano verso il cielo, testimonia la fede duratura di questa terra e la persistente dedizione del suo popolo all’unico Dio. In questa amata terra possano suonare insieme ogni campana e ogni adhān: possa ogni richiamo alla preghiera fondersi in un unico inno, elevato non solo per glorificare il misericordioso Creatore del cielo e della terra, ma anche per implorare di vero cuore il dono divino della pace”.
Quindi in mezzo ai conflitti la pace è sempre possibile: “Eppure, in mezzo a queste lotte, si può trovare speranza e incoraggiamento quando ci concentriamo su ciò che ci unisce: la nostra comune umanità e la nostra fede in un Dio di amore e misericordia. Lungo un’epoca in cui la convivenza può sembrare un sogno lontano, il popolo del Libano, pur abbracciando religioni diverse, rappresenta un potente esempio: paura, sfiducia e pregiudizio non hanno qui l’ultima parola, mentre l’unità, la riconciliazione e la pace sono sempre possibili. Ecco, dunque, la missione che rimane immutata nella storia di questa amata terra: testimoniare la verità duratura che cristiani, musulmani, drusi e innumerevoli altri possono vivere insieme, costruendo un paese unito dal rispetto e dal dialogo”.
Ricordando la predicazione di Gesù anche in questi luoghi il papa ha sottolineato il valore dell’olivo: “Se il Libano è rinomato per i suoi maestosi cedri, anche l’olivo rappresenta una pietra miliare del suo patrimonio. L’olivo non solo abbellisce lo spazio in cui ci riuniamo oggi, ma è anche lodato nei testi sacri del Cristianesimo, dell’Ebraismo e dell’Islam, servendo come simbolo senza tempo di riconciliazione e pace”.
Da tale pianta nasce un particolare olio: “La sua lunga vita e la straordinaria capacità di prosperare anche negli ambienti più difficili simboleggiano resistenza e speranza, nonché quel perdurante impegno, che è necessario per coltivare una convivenza pacifica.
Da questo albero è tratto un olio che guarisce (un balsamo per le ferite fisiche e spirituali) manifestando la compassione infinita di Dio per tutti coloro che soffrono. Inoltre, l’olio fornisce anche luce, richiamando l’appello ad illuminare i nostri cuori attraverso la fede, la carità e l’umiltà”.
Ed ha concluso invitandoli ad essere ‘costruttori di pace’: “La vostra presenza qui e nel mondo arricchisce la terra con il vostro patrimonio millenario, ma rappresenta anche una vocazione. In una globalità sempre più interconnessa, siete chiamati a essere costruttori di pace: a contrastare l’intolleranza, superare la violenza e bandire l’esclusione, illuminando il cammino verso la giustizia e la concordia per tutti, attraverso la testimonianza della vostra fede”.
Nel saluto iniziale Ignatius Youssef III Younan patriarca della Chiesa Siro Cattolica ha ricordato: “I nostri popoli, prima di tutto, desiderano ardentemente la stabilità politica, una pace costruttiva e una genuina fraternità umana tra tutti i cittadini. Siamo convinti che la visita di Sua Santità ci incoraggerà a rafforzare il nostro impegno incrollabile a vivere insieme in uno spirito di sincero dialogo interreligioso, dicendo la verità con carità e rispetto reciproco, pur rimanendo fedeli alle nostre radici nelle nostre terre d’origine”.
(Foto: Santa Sede)
‘Pier Giorgio Frassati: un esempio per i giovani’: una giornata formativa e culturale a Savigliano
Venerdì 26 settembre 2025 alle ore 9:00, il Cinema Aurora di Savigliano ospiterà una giornata formativa sul tema ‘Pier Giorgio Frassati: un esempio per i giovani’, rivolta a 500 studenti delle scuole superiori ma aperta anche alla cittadinanza con ingresso libero.
A guidare l’incontro sarà Alessandro Ginotta, giornalista, scrittore, responsabile dell’Ufficio Comunicazione della Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV e membro del Comitato di Canonizzazione di Pier Giorgio Frassati. Sarà lui a proporre ai ragazzi una lezione interattiva dal titolo ‘Pier Giorgio Frassati: verso l’altro’, pensata per coinvolgerli attivamente e stimolare un dialogo autentico.Non sarà una tradizionale conferenza, ma un percorso esperienziale che alternerà storytelling, esercizi di ascolto reciproco, momenti di empatia e riflessioni guidate.
I ragazzi saranno invitati a confrontarsi tra loro, a condividere esperienze personali, a mettersi nei panni dell’altro e infine a immaginare piccoli gesti concreti di solidarietà da portare nella loro vita quotidiana. Il percorso terminerà con una suggestiva riflessione che richiama l’immagine cara a Pier Giorgio Frassati: la montagna come simbolo della vita, da scalare passo dopo passo fino a lasciare un segno indelebile, lasciando dietro di sé orme di solidarietà, amicizia e coraggio. Ed è proprio qui che l’invito diventa personale: ‘Quale montagna volete scalare voi?’’In contemporanea all’incontro sarà allestita la mostra itinerante su san Pier Giorgio Frassati a cura di Alessandro Ginotta.
Otto pannelli, visivamente potenti, che raccontano il suo cammino, i suoi gesti, il suo amore per i bisognosi, perché come era solito dire: ‘la Carità non basta sentirla, bisogna praticarla!’Un appuntamento che unisce formazione, cultura e partecipazione, con l’obiettivo di offrire ai giovani un modello capace di ispirare speranza, responsabilità e desiderio di costruire relazioni autentiche.
Al Meeting di Rimini il racconto del perdono
“Per questa 46^ edizione è stato scelto il titolo: ‘Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi’. Una citazione che è anche una sfida, come tradizione per le giornate di Rimini. Abbiamo bisogno di costruttori di comunità. Costruttori di convivenza, di pace, di partecipazione, di solidarietà. Costruttori di una società capace di governare i mutamenti restando umana nelle fondamenta e nella civiltà. Non possiamo dare per scontate le conquiste che le precedenti generazioni ci hanno trasmesso. Libertà, democrazia, pace, modello sociale, vanno continuamente rigenerati nella fedeltà ai loro presupposti valoriali. Rigenerati e condivisi”.
Questo è stato il messaggio del presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, letto dal presidente della Fondazione del Meeting per l’Amicizia tra i Popoli, Bernhard Scholz, in apertura della kermesse riminese nel giorno in cui papa Leone XIV lo ha indetto per il digiuno e la preghiera. Ed anche se non tutti ha fatto digiuno la giornata è stata dedicata al dialogo ed al perdono con la testimonianza delle ‘Madri per la pace’, che hanno messo al centro il conflitto in Medio Oriente con il dialogo tra Layla al-Sheik, madre musulmana di Betlemme che ha perso un figlio piccolo, Qusay, nella Seconda Intifada; Elana Kaminka, israeliana, madre di Yannai, soldato ucciso il 7 ottobre 2023 e suor Azezet Habtezghi Kidane, religiosa comboniana eritrea, conosciuta anche come suor Aziza, che opera da anni in Israele e nei Territori Palestinesi, dopo esser stata missionaria in Sudan e in Eritrea.
Hanno raccontato un cammino lento e faticoso ma portatore di una speranza invincibile, in nome del futuro delle giovani generazioni israeliane e palestinesi: “Quando perdi un figlio, contestualmente, perdi anche la paura. Non temi più nulla”, ha detto Layla al-Sheikh, a cui ha fatto risonanza l’israeliana Elana Kaminka: “Bisogna immedesimarsi con l’avversario, cosa sei disposto a fare se raggiungi il culmine della disperazione? Che tipo di adulto puoi diventare se vivi soprusi continui, come succede ai bambini palestinesi? Ecco perché nessuno deve permettersi di uccidere nel nome di mio figlio”.
Elana (colpita negli affetti più cari, in un attacco ad opera di Hamas, ma non accecata per questo da odio etnico) è un’attivista impegnata nella promozione della pace e nella costruzione di ponti tra le comunità israeliane e palestinesi. E’ membro attivo di ‘Tag Me’ir’, organizzazione che offre supporto alle vittime di violenza razzista in Israele e volontaria con ‘Humans Without Borders’, collabora a un’opera assistenza umanitaria a bambini palestinesi malati, aiutandoli a raggiungere ospedali israeliani per cure mediche urgenti.
Ugualmente nelo stesso lavoro è impegnata a fare Layla, sul fronte mussulmano, perché la pace, oltre ad auspicarla e a pregare per essa, va costruita, coltivando il metodo del dialogo, della comprensione della solidarietà fra vittime sui diversi fronti. In questo lavoro di mediazione è impegnata la terza testimone dell’incontro, suor Aziza Kidane, da 12 anni in Terrasanta al servizio dei più poveri, infaticabile costruttrice di ponti tra israeliani e palestinesi.
Elana Kaminka, madre di quattro figli, ha perso il primogenito Yanai, giovane ufficiale di 21 anni, ucciso il 7 ottobre 2023 durante l’attacco di Hamas. Prima di morire, il figlio aveva salvato numerosi commilitoni e civili, come ha raccontato questa madre: “Yannai era mio figlio, ma anche un maestro. Credeva che il primo compito di un leader fosse amare le persone affidate alla sua responsabilità”. Dopo la tragedia, Elana ha scelto di unirsi al Parent Circle, associazione che riunisce genitori israeliani e palestinesi.
Anche Laila Al Shaikh, madre di cinque figli, ha raccontato la perdita del piccolo Qusay, morto a soli sei mesi durante la seconda intifada a causa di un ritardo imposto da un check point: “Per anni non ho parlato con i miei figli di quella ferita. Non volevo che crescessero con il desiderio di vendetta”. Dopo 16 anni ha avuto il coraggio di unirsi al Parent Circle: “La prima volta che ho visto israeliani e palestinesi ridere insieme, ho capito che l’altro non è un nemico, ma un essere umano”.
Ha fare da raccordo tra le due donne è stata la testimonianza di suor Aziza, che ha portato lo sguardo sulle comunità più vulnerabili: i beduini della Cisgiordania, i profughi, i più poveri dei poveri: “Abbiamo imparato che l’incontro con l’altro nasce dall’ascolto e dal riconoscimento della sua dignità… Quando si vede il volto dell’altro, si vede il volto di Dio. Solo così è possibile il perdono”.
In questo modo le tre protagoniste hanno testimoniato come il perdono non sia un atto immediato né scontato, ma un cammino personale e comunitario, come ha raccontato Laila Al Shaikh attraverso l’incontro con un ex soldato israeliano che anni prima le aveva impedito di raggiungere l’ospedale: “Per me è stato come rivivere la morte di mio figlio. Ma il suo coraggio nel confessare la verità mi ha spinta a perdonarlo”. Ed ha condannato Hamas, affermando che per alcuni anni ha dubitato anche dell’esistenza di Dio:
“Ho condannato Hamas perché quello non è l’Islam in cui credo. Credo che Dio parli sempre di pace. Nell’Islam la prima cosa che si dice quando si incontra qualcuno è ‘Salaam alekum’, che significa ‘La pace sia con te’. Anche in ebraico si dice ‘Shalom’, che vuol dire ‘pace a te’, e quindi Dio è amore e amore e pace. Non si parla di omicidi, di uccisione. Purtroppo alcune persone spiegano le regole come vogliono e le interpretano a modo loro. E giustificano quello che fanno. Anche nell’ebraismo e nel cristianesimo fanno la stessa cosa. Ma questo non è l’Islam, l’Islam parla di amore”.
Per questo Elana Kaminka ha sottolineato che ‘non possiamo vivere di generalizzazioni’, raccontando la scelta del secondo figlio di servire nell’esercito, che è obbligatorio, come paramedico: “Ha deciso che il suo compito sarà salvare vite, non toglierle. E’ questo l’esempio che vogliamo dare”. Però non ha risparmiato le critiche al governo israeliano: “Non ha rispetto per la vita, né per quella dei palestinesi, né per quella degli ostaggi, non permettendo la loro liberazione. Per l’ebraismo la vita è il valore più importante, ma la gente al potere oggi, si vede che non conosce i valori della nostra religione”.
La prima giornata è stata chiusa dalla presentazione della mostra ‘Un’esplosione di vita. San Francesco’, a cui hanno partecipato Maria Pia Alberzoni, già professoressa di Storia medievale, Università Cattolica del Sacro Cuore; Davide Rondoni, poeta e presidente Comitato nazionale per l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi; Marco Villani, vicesegretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri; fra Francesco Piloni, ministro della Provincia dei Frati Minori dell’Umbria: “Nel Cantico delle Creature, quando aggiunge la strofa: Laudato si, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, san Francesco colloca il perdono al centro di quella rete di relazioni che costituisce il tessuto della vita. Quanto è attuale questa parola oggi!”
Meeting dell’Amicizia tra i popoli, il presidente Scholz: costruire con mattoni nuovi
‘Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi’: questo è il titolo della 46^ edizione del Meeting dell’Amicizia tra i Popoli in programma alla Fiera di Rimini dal 22 al 27 agosto, tratto dai Cori da ‘La Rocca’ di T.S. Eliot, che esprime la speranza di una novità dentro la drammaticità della storia, il desiderio di costruire insieme luoghi in cui condividere la ricerca e l’esperienza di ciò che è vero, buono e giusto:
“Durante le ultime edizioni del Meeting è stato sorprendente osservare il fiorire di questo slancio vitale in risposta ai molti ‘deserti’ della contemporaneità: la solitudine esistenziale, la disperazione, la rassegnazione, il cinismo, la violenza e l’indifferenza. Uno slancio tangibile e incisivo.
Abbiamo incontrato tante persone che costruiscono relazioni autentiche e si prendono cura dei più bisognosi, che riscoprono il valore del lavoro e promuovono l’innovazione in contesti di apparente stagnazione, che collaborano nella ricerca di nuove prospettive laddove l’individualismo ha limitato la creatività. Sono testimonianze di chi si impegna a rispondere alla ricerca di senso in un’epoca in cui l’esistenza sembra aver smarrito la via verso la pienezza”.
Una manifestazione ricca di convegni, mostre, spettacoli, iniziative culturali, sportive e per ragazzi, trasmessa in diretta su più canali digitali e in più lingue, come ha sottolineato il presidente del Meeting, Bernhard Scholz, durante le presentazioni: “Siamo certi che le testimonianze negli incontri, nelle mostre e nelle numerose proposte di questa nuova edizione possano incoraggiare ad affrontare con fiducia le sfide difficili che ci attendono, per creare relazioni autentiche in un mondo sempre più frammentato e polarizzato”.
Ogni giornata dell’edizione del Meeting sarà arricchita dal contributo di personalità di primo piano dal mondo istituzionale, culturale, accademico e imprenditoriale, nonché esponenti della Chiesa e di fedi e culture diverse. Il primo incontro del Meeting sarà una testimonianza dalla Terra Santa di madri che hanno saputo trasformare in un cammino di riconciliazione il dolore per la perdita di un figlio nel conflitto. La relazione sul tema del Meeting sarà tenuta da mons. Erik Varden, vescovo di Trondheim e presidente della Conferenza episcopale della Scandinavia.
Sarà di grande rilievo la visita del patriarca ecumenico di Costantinopoli Sua Santità Bartolomeo I, che interverrà all’incontro sui 1700 anni del Concilio di Nicea insieme al card. Kurt Koch, prefetto del Dicastero per l’unità dei Cristiani. Sul tema della comunicazione nel contesto delle nuove tecnologie interverrà il prefetto del Dicastero per la Comunicazione Paolo Ruffini.
Parteciperanno al Meeting il presidente della Cei e arcivescovo di Bologna, card. Matteo Maria Zuppi, l’arcivescovo di Algeri, card. Jean-Paul Vesco, il vescovo cattolico di Kharkiv-Zaporizhia Pavlo Honcharuk, e il vescovo di Aleppo Hanna Jallouf. Interverranno anche due presidenti di movimenti ecclesiali: Margaret Karram del Movimento dei Focolari e Davide Prosperi della Fraternità di Comunione e Liberazione.
Estremamente significativa anche la presenza di scienziati, intellettuali, scrittori tra i quali Javier Cercas, Colum McCann e Katerina Gordeeva, vincitrice del premio Anna Politkovskaja 2022; inoltre ad 80 anni dall’esplosione della bomba atomica a Hiroshima e Nagasaki sarà al Meeting anche Toshiyuki Mimaki della Nihon Hidankyo Organization, premio Nobel per la Pace 2024.
Con il presidente Bernard Scholz siamo partiti dal titolo per farci spiegare in quale modo è possibile costruire nei luoghi deserti con mattoni nuovi: “Si può costruire, e si vuole costruire, quando si ha una speranza. Ci troviamo di fronte a tanti ‘deserti’ che chiedono una nuova o rinnovata costruzione: le guerre e i conflitti sempre più accesi a livello globale, la crescente solitudine esistenziale (anche tra i giovani), la diffusa oscillazione tra rassegnazione e ribellione in un mondo sempre più complesso da decifrare, l’incidenza accelerata e ambigua delle nuove tecnologie. Tutto questo, e tanto altro, ci interpella e ci invita alla riconciliazione, alla creazione di relazioni autentiche, a una comprensione più approfondita del contesto culturale, economico e politico in cui viviamo. Ma senza quella speranza alla quale ci invita il Giubileo di quest’anno, tutto questo non è possibile. Lo sforzo sarebbe troppo grande e le prospettive troppo cupe”.
Ma costruire in luoghi deserti non può sembrare una ‘fatica’ inutile?
“Certamente può essere faticoso superare l’odio quando si è profondamente feriti, entrare nel merito di questioni complesse e ostiche, creare relazioni quando prevalgono rancori e desideri di vendetta. Ma ogni impegno è prima di tutto un bene per chi lo intraprende, perché diventa sempre più libero e maturo, e poi per il bene che genera. Anche se spesso non ci sono riscontri immediati, ogni azione di bene lascia una traccia nel mondo che non scomparirà mai. Abbiamo tanti esempi dalla vita sociale e anche dal mondo economico che dimostrano che questa fatica ‘vale la pena’ e viene ricompensata al centuplo”.
E’ per questo motivo che il Meeting si apre subito con una testimonianza di due madri dalla Terra Santa: è una via per la pace?
“Le vie della pace sono (come ho appena detto) non sempre eclatanti, né visibili con effetti immediati su scala politica. Ma il rapporto fra queste due madri è un germoglio di pace che, con il tempo, darà frutto e coinvolgerà altre persone. Quando le armi taceranno, sarà il momento di incontrarsi, come si sono incontrati i popoli europei dopo la Seconda guerra mondiale. Senza persone che abbiano fatto questa esperienza e che siano esempio per tutti, è quasi impossibile. La riconciliazione rimane un appello astratto se non ci sono testimoni che la vivono”.
In quale modo è possibile realizzare relazioni autentiche?
“Essendo leali con se stessi. Nel profondo del nostro cuore desideriamo relazioni positive, costruttive, solidali, basate sul sostegno reciproco. Bisogna avere il coraggio di essere fedeli a questo desiderio e rompere le corazze della comodità che ci imprigionano nei nostri pregiudizi e nel nostro odio. Chi ama è libero, chi odia è schiavo di se stesso. Accogliere l’altro e accompagnarlo alla conoscenza di sé, del mondo e del proprio destino è la grande relazione educativa, che sarà al centro di tanti incontri del Meeting”.
Quindi si può dire che san Francesco è il ‘filo conduttore’ di questo Meeting?
“San Francesco è sicuramente una figura centrale di questo Meeting. Quando gli fu chiesto di ricostruire la Chiesa, pensò inizialmente alla chiesetta diroccata in cui si trovava, e cercò di farlo con i mattoni e il legno a sua disposizione. Ma poi comprese che si trattava di costruire relazioni alla ricerca del Bene, del Vero e del Bello. Così cominciò a creare una fratellanza fatta di ‘pietre vive’, un’esperienza che segna ancora oggi la storia della Chiesa e del mondo. Siamo particolarmente grati di poter presentare al Meeting la mostra su san Francesco”.
(Tratto da Aci Stampa)
Papa Leone XIV indica ai giovani l’amicizia con Gesù
Dopo 25 anni la spianata di Tor Vergata è tornata ad ospitare i giovani che stanno partecipando al Giubileo attraverso il canto e la preghiera in diverse lingue ma con il linguaggio della fede nell’adorazione eucaristica, mentre le note della canzone ‘sotto la stessa luce, sotto la Sua croce, cantando ad una voce’ hanno accompagnato l’ingresso di papa Leone XIV, che non si è sottratto alle domande dei giovani su amicizia, futuro e speranza.
Ha iniziato la ventitreenne messicana Dulce Maria, che ha chiesto al papa in quale modo è possibile una vera amicizia, che li ha invitati a cercare la verità: “Cari giovani, le relazioni umane, le nostre relazioni con gli altri, sono indispensabili per ognuno di noi, a partire dal fatto che ogni uomo e donna al mondo nasce figlio di qualcuno. La nostra vita inizia con un legame, ed è attraverso questi legami che cresciamo”.
Ed ha riportato la cultura al centro delle relazioni: “In questo processo, la cultura gioca un ruolo fondamentale: è il codice con cui comprendiamo noi stessi e interpretiamo il mondo. Come un dizionario, ogni cultura contiene parole nobili e volgari, valori ed errori che dobbiamo imparare a riconoscere. Cercando appassionatamente la verità, non solo riceviamo una cultura, ma la trasformiamo attraverso le scelte di vita. La verità, infatti, è un legame che unisce le parole alle cose, i nomi ai volti. Le menzogne, invece, separano questi aspetti, generando confusione e incomprensioni”.
Citando papa Francesco, papa Leone XIV ha comunque sottolineato di non farsi ‘dominare’ dagli algoritmi: “A questo proposito, papa Francesco ha ricordato che a volte ‘i meccanismi della comunicazione, della pubblicità e dei social media possono essere usati per renderci esseri assonnati, dipendenti dal consumo’. Le nostre relazioni diventano allora confuse, ansiose o instabili.
Inoltre, come sapete, oggi ci sono algoritmi che ci dicono cosa dovremmo guardare, cosa dovremmo pensare e chi dovrebbero essere i nostri amici. Ed allora le nostre relazioni diventano confuse, a volte ansiose. Perché quando lo strumento domina l’uomo, l’uomo diventa uno strumento: sì, uno strumento del mercato e, a sua volta, una merce. Solo relazioni sincere e legami stabili alimentano storie di vite buone”.
E qui viene in aiuto sant’Agostino, che indica la vita ‘buona’ per un’amicizia autentica: “Secoli fa, Sant’Agostino ha colto il desiderio più profondo del nostro cuore; è il desiderio di ogni cuore umano, anche senza conoscere i progressi tecnologici di oggi. Anche lui ha attraversato una giovinezza tempestosa; ma non si è accontentato, non ha messo a tacere il grido del suo cuore. Agostino cercava la verità, la verità che non delude, la bellezza che non tramonta mai”.
Comunque non poteva mancare un riferimento a Pier Giorgio Frassati: “L’amicizia con Cristo, che è al fondamento della fede, non è solo un aiuto tra tanti per costruire il futuro; è la nostra Stella Polare. Come scrisse il Beato Pier Giorgio Frassati, ‘Vivere senza fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere una lotta per la Verità non è vivere, ma cavarsela’.
Quando le nostre amicizie riflettono questo intenso legame con Gesù, diventano certamente sincere, generose e vere. Cari giovani, desidero stare bene con voi! Desiderare stare bene con Cristo! Sapere di vedere Gesù senza gli altri. L’amicizia cambierà davvero il mondo. L’amicizia è una strada per la pace. L’amicizia è la via per la pace”.
Mentre alla diciannovenne italiana Gaia ha indicato la strada di scegliere con coraggio: “La scelta è un atto umano fondamentale. Osservandolo con attenzione, capiamo che non si tratta solo di scegliere qualcosa, ma di scegliere qualcuno. Quando scegliamo, in senso forte, decidiamo chi vogliamo diventare. La scelta per eccellenza, infatti, è la decisione per la nostra vita: quale uomo vuoi essere? Quale donna vuoi essere?
Carissimi giovani, a scegliere si impara attraverso le prove della vita, e prima di tutto ricordando che noi siamo stati scelti. Tale memoria va esplorata ed educata. Abbiamo ricevuto la vita gratis, senza sceglierla! All’origine di noi stessi non c’è stata una nostra decisione, ma un amore che ci ha voluti. Nel corso dell’esistenza, si dimostra davvero amico chi ci aiuta a riconoscere e rinnovare questa grazia nelle scelte che siamo chiamati a prendere”.
Tale coraggio deriva dall’amore: “Il coraggio per scegliere viene dall’amore, che Dio ci manifesta in Cristo. E’ Lui che ci ha amato con tutto sé stesso, salvando il mondo e mostrandoci così che il dono della vita è la via per realizzare la nostra persona. Per questo, l’incontro con Gesù corrisponde alle attese più profonde del nostro cuore, perché Gesù è l’Amore di Dio fatto uomo”.
E’ stato un rimando a san Giovanni Paolo II durante la veglia della Giornata mondiale della Gioventù del 2000: “La paura lascia allora spazio alla speranza, perché siamo certi che Dio porta a compimento ciò che inizia… Ecco scelte radicali, scelte piene di significato: il matrimonio, l’ordine sacro, la consacrazione religiosa esprimono il dono di sé, libero e liberante, che ci rende davvero felici. E lì troviamo la felicità, quando impariamo a donare noi stessi. Donare la vita per gli altri”.
Quindi ha rivolto una preghiera per alcune ragazze, che stavano partecipando al Giubileo: “Queste scelte danno senso alla nostra vita, trasformandola a immagine dell’Amore perfetto, che l’ha creata e redenta da ogni male, anche dalla morte. Dico questo stasera pensando a due ragazze, María, ventenne, spagnola, e Pascale, diciottenne, egiziana. Entrambe hanno scelto di venire a Roma per il Giubileo dei Giovani, e la morte le ha colte in questi giorni.
Preghiamo insieme per loro; preghiamo anche per i loro familiari, i loro amici e le loro comunità. Gesù Risorto le accolga nella pace e nella gioia del suo Regno. Ed ancora vorrei chiedere le vostre preghiere per un altro amico, un ragazzo spagnolo, Ignacio Gonzalvez, che è stato ricoverato all’ospedale ‘Bambino Gesù’: preghiamo per lui, per la sua salute”.
L’ultima domanda arriva da un giovane americano, Will, su come si incontra Gesù: “Nella Bibbia, la parola “cuore” si riferisce solitamente all’intimo di una persona, che include la coscienza. La nostra comprensione di ciò che è bene, quindi, riflette il modo in cui la nostra coscienza è stata plasmata dalle persone che ci sono state vicine: coloro che ci hanno trattato con gentilezza, coloro che ci hanno ascoltato con amore, coloro che ci hanno aiutato. Queste persone hanno contribuito a educarvi al bene e, quindi, a formare la vostra coscienza a ricercare il bene nelle vostre scelte quotidiane”.
Il consiglio di papa Leone XIV consiste nell’adorazione eucaristica: “Cari giovani, Gesù è l’amico che ci accompagna sempre nella formazione della nostra coscienza. Se volete veramente incontrare il Signore Risorto, ascoltate la sua parola, che è Vangelo di salvezza. Riflettete sul vostro modo di vivere, cercate la giustizia per costruire un mondo più umano. Servite i poveri, e così testimoniate il bene che vorremmo sempre ricevere dal prossimo. Siate uniti a Gesù Cristo nell’Eucaristia. Adorate Cristo nel Santissimo Sacramento, fonte della vita eterna. Studiate, lavorate e amate secondo l’esempio di Gesù, il buon Maestro che cammina sempre al nostro fianco”.
Citando papa Benedetto XVI, il papa ha invitato i giovani ad incontrare Gesù nella Chiesa: “In altre parole, incontriamo Cristo nella Chiesa, cioè nella comunione di coloro che lo cercano sinceramente. Il Signore stesso ci raduna per formare una comunità, non una comunità qualsiasi, ma una comunità di credenti che si sostengono a vicenda. Quanto ha bisogno il mondo di missionari del Vangelo testimoni di giustizia e di pace! Quanto ha bisogno il futuro di uomini e donne testimoni di speranza! Cari giovani, questo è il compito che il Signore Risorto affida a ciascuno di noi!”
Infine il papa a non abbandonare il dialogo con Cristo, come insegna sant’Agostino: “Seguendo queste parole di Agostino, e in risposta alle vostre domande, vorrei invitare ciascuno di voi a dire al Signore: ‘Grazie, Gesù, per avermi chiamato. Il mio desiderio è di rimanere tuo amico, così che, abbracciandoti, possa essere anche compagno di cammino per chiunque incontri. Fa’, o Signore, che chi mi incontra possa incontrare te, anche attraverso i miei limiti e le mie fragilità’.
Pregando queste parole, il nostro dialogo continuerà ogni volta che guarderemo il Signore crocifisso, perché i nostri cuori saranno uniti in Lui. Ogni volta che adoreremo Cristo nell’Eucaristia, i nostri cuori saranno uniti in Lui. Infine, la mia preghiera per voi è che possiate perseverare nella fede, con gioia e coraggio! E possiamo dire ‘Grazie Gesù che ci ami’. Grazie Gesù per averci amati. Grazie Gesù per averci chiamati. Resta con noi Signore. Resta con noi”.
(Foto: Santa Sede)




























