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Dall’Assemblea sinodale uno stimolo a camminare insieme
“L’Assemblea di martedì mattina e le moltissime proposte di emendamento avanzate dai 28 gruppi richiedono un ripensamento globale del testo e non solo l’aggiustamento di alcune sue parti”: lo ha detto mons. Erio Castellucci, presidente del Comitato nazionale del Cammino sinodale, concludendo i lavori della seconda Assemblea sinodale delle Chiese in Italia. Ed ha ringraziato i partecipanti a questa seconda assemblea per il lavoro svolto:
“I gruppi, in queste due mezze giornate, hanno lavorato molto bene, intensamente e creativamente, ritrovando nel testo talvolta anche ricchezze che non emergevano a una prima lettura, e hanno integrato e corretto il testo; che tuttavia non si presenta ancora maturo. Ora vi verranno restituiti i lavori svolti nei gruppi e poi verrà avanzata una mozione da votare, per impostare il seguito del Cammino sinodale”.
Questa Assemblea Sinodale delle Chiese in Italia, riunita a Roma fino al 3 aprile, nel solco del cammino compiuto in questi anni guidato dall’ascolto della Parola e dallo Spirito, continua a cogliere i segni dell’azione di Dio nel ‘cambiamento d’epoca’ con il proposito di rilanciare e orientare il percorso ecclesiale di conversione missionaria. Ugualmente sperimenta l’ascolto reciproco, che caratterizza l’intero percorso sinodale, valutando la situazione delle comunità ecclesiali inserite nei vari territori del Paese. In queste giornate assembleari sono emerse sottolineature, esperienze, criticità e risorse che segnano la vita e la vitalità delle Chiese in Italia, con uno sguardo partecipe e responsabile.
Inoltre questa Assemblea ha stabilito che il testo delle Proposizioni, dal titolo ‘Perché la gioia sia piena’, venga affidato alla Presidenza del Comitato Nazionale del Cammino sinodale perché, con il supporto del Comitato e dei facilitatori dei gruppi di studio, provveda alla redazione finale accogliendo emendamenti, priorità e contributi emersi. Al tempo stesso, l’Assemblea fissa un nuovo appuntamento per la votazione del Documento contenente le Proposizioni per sabato 25 ottobre, in occasione del Giubileo delle équipe sinodali e degli Organismi di partecipazione.
Inoltre mons. Castellucci ha sottolineato che tale Assemblea ha seguito il solco di un ‘Concilio’: “Non è inutile ricordare che il nostro Cammino sinodale si è mosso liberamente rispetto ai canoni di un Sinodo vero e proprio o di un Concilio. Abbiamo percorso in questi anni tre tappe (narrativa, sapienziale e ora profetica) che si sono precisate un po’ alla volta, con scelte ispirate dalla realtà che si stava snodando, non solo riguardo ai contenuti (ad esempio all’inizio non sapevamo quali argomenti sarebbero stati prioritari), ma anche riguardo alle modalità (ad esempio, all’inizio avevamo previsto una sola Assemblea sinodale finale e poi ne sono nate due… e in questi giorni ne è stata proposta una terza)”.
Ed ha ribadito che questo Sinodo è sviluppato attraverso processi: “E’ importane anche ribadire che non stiamo semplicemente celebrando degli eventi, ma dei processi, e che per questo il peso dei documenti prodotti è da misurare sul cambiamento degli stili ecclesiali. Come ci è stato ricordato in quest’Aula, la profezia non sta tanto nelle carte e nemmeno la si può attribuire a se stessi, ma si verifica negli eventi e nelle esperienze. Un libro può esprimere e incentivare l’auspicata conversione comunitaria, ma non la può surrogare”.
Un cammino che è novità per la Chiesa italiana: “Questo processo sinodale rappresenta una novità per le Chiese del nostro Paese. Certo, i cinque decenni post-conciliari precedenti, più volte rammentati nei testi di questi anni, erano esperienze di coinvolgimento e partecipazione. Ma il metodo è stato cambiato, proprio sulla spinta della visione di sinodalità introdotta da papa Francesco…
In questo decennio, invece, siamo partiti dalla consultazione aperta all’intero Popolo di Dio e poi, fase dopo fase, siamo arrivati alle Assemblee sinodali di metà decennio, per fissare alcune priorità e rilanciare orientamenti pastorali che nei prossimi anni dovranno essere recepiti: non più, però, come testi elaborati per così dire dagli esperti e consegnati a tutti, ma elaborati da tutti (ovviamente con le necessarie e inevitabili mediazioni) e consegnati a tutti. Non è un cambiamento da poco”.
Tale variazione di data da maggio ad ottobre è stata spiegata dal card. Zuppi: “I gruppi hanno lavorato intensamente, considerate le difficoltà emerse nell’assemblea è stato necessario avere un tempo sufficiente di sedimentazione del testo, per poi poter arrivare a decisioni. E’ quindi parso opportuno avere un tempo congruo di maturazione. Prima bisognerà approvare il testo dell’assemblea sinodale, poi l’assemblea generale potrà esaminarlo ma bisogna essere consapevoli che non esiste un testo perfetto”.
Inoltre ha spiegato il cammino compiuto dalla Chiesa italiana: “A differenza dei tedeschi non abbiamo voluto fare un sinodo, noi abbiamo fatto un cammino sinodale con un coinvolgimento grande e diffuso, e non solo interno, con la necessità di camminare insieme a tanti compagni di strada. Le regole sono venute strada facendo. La novità è che il cammino ci cambia, la novità è che ci accorgiamo quanto è decisiva la sinodalità.
E’ importate la visione del Papa di una chiesa che deve imparare a camminare insieme. Avremmo preferito rispettare il calendario, ma non basta fissare il calendario. Una certa delusione c’è, ma non verso l’assemblea, non abbiamo perso la gioia, nè la consapevolezza, c’è stata grande libertà e grande senso ecclesiale. Siamo una chiesa viva”.
Questa seconda assemblea sinodale si è conclusa con un messaggio dei partecipanti al papa: “Santità, la Sua vicinanza e il Suo sostegno ci confermano e ci rafforzano: continuiamo a camminare con quella gioia nel cuore di cui parlava la Prima Lettera di Giovanni, una gioia che vuole essere piena, a disposizione di tutti e frutto di una vita vissuta alla luce del Vangelo.
Abbiamo vissuto giorni di discussione aperta e di studio approfondito delle Proposizioni, elaborate nel corso degli ultimi mesi: si tratta del risultato del lavoro delle Diocesi italiane, che si sono messe in gioco per rinnovarsi. Oggi possiamo dire che già questo processo è stato una palestra di sinodalità, che ci ha insegnato uno stile da mantenere anche in futuro.
Abbiamo assunto decisioni importanti, che sono emerse dall’ascolto obbediente dello Spirito e dal dialogo franco tra di noi. La Chiesa non è un parlamento, ma una comunità di fratelli riuniti nell’unica fede nel Signore, Crocifisso e Risorto: ciascuno ha portato e ha proposto quindi il suo bagaglio di fede, speranza e carità”.
(Foto: Cei)
La figura del sacerdote nel terzo millennio: evoluzione formativa
Negli anni ‘60, mentre si svolgeva il Concilio Ec. Vat. II, ero convinto che tutti i presbiteri avessero la medesima formazione, nel contempo da chierichetto stavo imparando la liturgia della S. Messa in latino, seguendo un Sacerdote, ordinato da pochi mesi, molto atletico, che si occupava in particolare dell’organizzazione dei giochi nell’oratorio parrocchiale. Negli anni ‘70 ebbi il privilegio di frequentare, mentre prestavo servizio come Uff. della Guardia di Finanza ( nel cui contesto conobbi il cappellano militare), un Cardinale eccezionale che per pochi voti non fu eletto Papa, per cui incominciai a comprendere alcune differenze formative che esistevano fra i sacerdoti.
Negli anni successivi conobbi un Vescovo che divenne dopo 2 anni Cardinale, partecipò al conclave in cui fu eletto Papa Francesco (13/3/13) che ci guidò per 10 anni nel nostro percorso come tutors del gruppo diocesano “Il buon Pastore” (cfr. articolo qui pubblicato). Incontrai preti che esercitavano anche funzioni giurisdizionali nell’ambito della Chiesa, altri che svolgevano pure attività professionali ( psicologi, psichiatri) ed istituzionali negli organi pubblici, molti che si occupavano prevalentemente degli affari amministrativi della parrocchia, tanti che nelle omelie erano prolissi, ma accertai che curavano maggiormente i problemi familiari dei fedeli.
Andavamo pure a trovare nei monasteri suore, frati, priori ed abati. Pochi sacerdoti negli anni’80 erano titolari di licenze e dottorati in Teologia od in Diritto canonico, inoltre, anche adesso, tanti per “mancanza di tempo” non si aggiornano sul piano magisteriale……Ho incontrato anche bravi seminaristi che abbandonarono la laurea in medicina, in ingegneria ecc. perché Dio li aveva ‘chiamati’ e loro avevano accettato di operare in ‘nomine Christi’. Abbiamo avuto anche il privilegio di seguire per 8 mesi 2 cappellani marittimi, appartenenti al dipartimento ‘Apostolato del mare’ della CEI (durante i nostri 2 giri del mondo), uno dei quali poliglotta, canonista argentino, già Vicario episcopale presso l’Arcidiocesi di Buenos Aires, in cui Papa Francesco fu Arcivescovo (il cui seminario ed alcune sedi della sua formazione visitammo nel 2016).
Aggiungo che in anni diversi 2 miei confessori, con i quali tuttora siamo amici, preferirono la via della ‘riduzione allo stato laicale’, uno dei quali è in attesa della sentenza di nullità matrimoniale… Centinaia di Sacerdoti che mi hanno permesso di comprendere e di verificare umilmente le caratteristiche peculiari della “figura” contemplata dagli atti del Magistero e dalle norme del Codice di Diritto canonico ( I MINISTERI ORDINATI:Can. 1009 e ss.- LG 28 e 29-GS n. 43/Il ministero del Vescovo: Canoni 375 e ss.- Decr. Vat.2° Christus Dominus/Il ministero del Presbitero: Can. 519-521-545-553-556-564; per completezza:Il ministero del diacono permanente:Can. 236-1008-1009, CEI 1/6/1993,Congr.Ed.Catt.22/2/98) che ho avuto l’occasione di studiare con passione e di approfondire in Corsi accademici dal 2011 al 2019, insieme a mia moglie Marcella, grazie anche ad un eccellente Presbitero, Direttore del Centro diocesano di Teologia di Base (nella foto) che ha acquisito durante il suo ministero una formazione completa sotto tutti i profili (non suono il violino in quanto, considerata la mia formazione, sono sempre molto critico) che riesce a trasmetterla in ogni momento didattico, liturgico e pastorale ai ‘suoi’ fedeli in modo semplice, ma con una tale profondità spirituale e teologica che andrebbe emulato da tanti altri chierici a me noti, per siffatte caratteristiche meriterebbe, a mio avviso, di esercitare funzioni episcopali.
A tal proposito evidenzio che recentemente, dopo il Convegno internazionale per la Formazione permanente dei sacerdoti sul tema ‘Ravviva il dono di Dio che è in te’ (2Tm 1,6) organizzato dal Dicastero per il Clero, in collaborazione con il Dicastero per l’Evangelizzazione, Sezione per la prima Evangelizzazione e le nuove Chiese particolari e il Dicastero per le Chiese Orientali, dal 6 al 10 febbraio 2024 (https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.agensir.it/quotidiano/2024/1/31/sacerdoti-roma-dal-6-al-10-febbraio-convegno-un-convegno-internazionale-per-la-formazione-permanente/&ved=2ahUKEwiZpfzo18uGAxUY4AIHHUDuAPY4ChAWegQIAhAB&usg=AOvVaw1S9o7HoTWk8qSLiaqxmA-W ) il Pontefice ha effettuato alcune puntualizzazioni in merito ed il 6 Giugno 2024 il nostro Simone Baroncia ha pubblicato sul tema questo interessante articolo (https://www.korazym.org/103676/papa-francesco-ribadisce-la-necessita-di-una-formazione-per-i-sacerdoti/ : Il papa ha ribadito che la formazione ricevuta in seminario non è più sufficiente:
“Perciò, non possiamo illuderci che la formazione in Seminario possa bastare ponendo basi sicure una volta per tutte; piuttosto, siamo chiamati a consolidarla, rafforzarla e svilupparla in un percorso che ci aiuti a maturare nella dimensione umana, a crescere spiritualmente, a trovare i linguaggi adeguati per l’evangelizzazione, ad approfondire quanto ci serve per affrontare adeguatamente le nuove questioni del nostro tempo…Ed infine ha evidenziato: “Come sapete, la Relazione di sintesi della prima Sessione dell’Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi, nell’ottobre scorso, ha raccomandato di effettuare una valutazione sull’attuazione del ministero.. dopo il Concilio Vaticano II’”. ) che mi ha sollecitato molti interrogativi sulle caratteristiche della vocazione presbiterale nell’epoca attuale, sull’effettiva, esclusiva ‘spiritualità’ di chi si appresta ad operare in ‘Persona Christi’ in un mondo in cui la principale finalità esistenziale sembra che sia costituita dall’interesse individuale. Inoltre il 7 Giugno alla Basilica Santuario mariano di Altavilla Milicia (Parroco/Rettore il nostro Direttore emerito e già citato Maestro di Teologia di base, Prof. Mons. Salvo Priola, insieme nella foto e nel video https://www.facebook.com/share/v/d7kMQgHXxCPz1Nvs/ ) il Rev.mo Padre Calogero D’Ugo (con il quale nel 2017 siamo stati relatori insieme ad un convegno istituzionale), laureato in Storia e Filosofia, Titolare del Dottorato in Teologia con specializzazione in Dottrina sociale della Chiesa, già Vicario episcopale dell’Arcidiocesi di Palermo e direttore della Scuola di formazione socio-politica, ha presentato il suo nuovo libro ‘Raccontami un Santo’ (prefazione del Cardinale Angelo Comastri, già Vicario generale emerito del Pontefice, per la Città del Vaticano) in cui descrive “Dieci brevi profili esistenziali di giovani (fra i quali Domenico Savio, Luigi Gonzaga, Giacinta e Francesco di Fatima) che la Chiesa ha proposto o desidera proporre a modello..di epoche diverse che tuttavia possono parlare ai giovani del nostro tempo…felici perché uniti a Dio…che non conoscono la tristezza esistenziale…le loro vite dimostrano che aveva ragione Lèon Bloy :L’unica vera tristezza è non essere santi”.
E sempre il 7 giugno, solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, per la celebrazione della Giornata della Santificazione Sacerdotale, il prefetto del Dicastero, cardinale Lazzaro You Heung sik, e il segretario monsignor Andrés Gabriel Ferrada Moreira, hanno inviato una lettera ai fratelli sacerdoti. nella quale ricordano che questa è una giornata di preghiera suggerita dal Dicastero per il Clero (all’epoca Congregazione) e istituita il 25 marzo 1995 da San Giovanni Paolo II, “perché la preghiera offerta per la santificazione dei Sacerdoti possa ottenere di riflesso il dono della santità di tutto il Popolo di Dio, a cui il loro ministero è ordinato” ( https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2024-06/plenaria-dicastero-clero-formazione-sacerdoti-diaconi-vocazioni.html ). Molti sono ancora i giovani che credono alla santità e quindi dirigono la loro vita verso la sequela di Cristo col ministero sacerdotale, infatti l’8 Giugno 2024 in un Duomo gremito in ogni navata, con i fedeli che si affollano ovunque anche in piedi, l’Arcivescovo dice questo ai sacerdoti novelli che ordina poco dopo, per l’imposizione delle sue mani e la preghiera: 17 nuovi preti della Diocesi di Milano (dove abbiamo il domicilio), 2 Frati minori Cappuccini, un religioso appartenente alla Congregazione delle Scuole di Carità – Istituto Cavanis e un sacerdote italiano della Diocesi peruviana di Huari, missionario dell’Operazione Mato Grosso.
Papa Francesco: camminare con il popolo di Dio per la crescita spirituale
Oggi papa Francesco ha ricevuto in udienza i partecipanti al Convegno internazionale sulla formazione permanente dei sacerdoti, promosso dal Dicastero per il Clero, in corso fino a sabato 10 febbraio, raccomandando di camminare nella testimonianza della Parola di Dio, secondo il titolo del convegno ‘Ravviva il dono di Dio che è in te’, senza offrire risposte preconfezionate:
Papa Francesco ‘sogna’ una Chiesa del popolo
L’Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice apre l’Anno Giubilare Rosaliano
Dom Fornaciari è vescovo di Tempio-Ampurias
L’Instrumentum Laboris traccia una Chiesa sinodale
“Sulla base di tutto il materiale raccolto durante la fase dell’ascolto, e in particolare dei Documenti finali delle Assemblee continentali, è stato redatto il presente Instrumentum Laboris. Con la sua pubblicazione si chiude la prima fase del Sinodo ‘Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione’, e si apre la seconda, articolata nelle due sessioni in cui si svolgerà la XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (ottobre 2023 e ottobre 2024).
Presentato l’Instrumentum Laboris del Sinodo per una Chiesa in cammino
“Il Popolo di Dio si è messo in cammino da quando, il 10 ottobre 2021, papa Francesco ha convocato la Chiesa intera in Sinodo. A partire dai contesti e ambiti vitali, le Chiese locali di tutto il mondo hanno avviato la consultazione del Popolo di Dio, sulla base dell’interrogativo di fondo formulato al n. 2 del Documento Preparatorio… I frutti della consultazione sono stati raccolti a livello diocesano e poi sintetizzati e inviati ai Sinodi delle Chiese Orientali Cattoliche e alle Conferenze Episcopali. A loro volta, questi hanno redatto una sintesi che è stata trasmessa alla Segreteria Generale del Sinodo”.
Papa Francesco: i santi nascono dalla vita della Chiesa
Oltre 1000 pellegrini provenienti da Sotto il Monte e da Concesio sono stati ricevuti in udienza da papa Francesco per ricordare il 60° anniversario della morte di san Giovanni XXIII ed i 60 anni dall’elezione a papa, di san Paolo VI (21 giugno):
“E’ bello incontrare voi, che rappresentate le comunità di origine di due Papi santi, ai quali il Popolo di Dio è tanto affezionato: Giovanni XXIII e Paolo VI. Ed è significativo che questo avvenga in occasione di tre ricorrenze importanti per tutta la Chiesa: il 60° anniversario della Lettera Enciclica ‘Pacem in terris’, della nascita al cielo di papa Giovanni e dell’elezione di papa Montini”.
Papa Francesco ha reso grazie a Dio per aver donato alla Chiesa questi due papi santi: “Siamo qui insieme, dunque, a rendere grazie al Signore perché dalle vostre comunità ha scelto due Santi Pastori che hanno saputo guidare la Chiesa in tempi di grandi entusiasmi e però altrettanto di grandi domande e sfide.
Hanno vissuto come protagonisti l’ondata di nuova vitalità che ha accompagnato il Concilio Vaticano II e hanno dovuto affrontare gravi pericoli come il terrorismo e la ‘guerra fredda’.
E di fronte a tutto questo la storia ci testimonia che sono stati ‘pastori secondo il cuore di Dio’, che hanno saputo cercare la pecora perduta, ricondurre la smarrita, fasciare la ferita, rafforzare quella malata, prendersi cura della grassa e della forte, pascere con giustizia e misericordia”.
E’ un rendimento di grazie per aver tracciato un cammino: “Rendiamo grazie al Signore prima di tutto per averceli donati. Per averli donati alle vostre comunità come figli e fratelli, cresciuti tra le vostre strade, dove hanno lasciato le tracce del loro cammino di santità, al punto che ancora oggi i luoghi della loro presenza sono meta di pellegrinaggio per tanti uomini e donne che vi si recano dall’Italia e dall’estero. Essi trovano da voi conforto e sostegno, e al tempo stesso rendono la vostra terra più viva e ricca nella fede”.
Ma i santi non si costruiscono in laboratorio: “Essi hanno potuto essere grandi Pastori, infatti, prima di tutto perché sulla loro strada hanno incontrato buoni compagni di cammino, testimoni del Vangelo che li hanno aiutati a crescere nella fede, fino ad accendere in loro la luce della chiamata. Prima di tutto le loro famiglie, diverse per estrazione e contesto, ma accomunate dalla stessa solida pietà cristiana, vissuta da una parte nel duro lavoro dei campi e dall’altra nel serio impegno culturale e sociale.
Fratelli e sorelle, vi dico una cosa: Dio non fa i santi in laboratorio, no, li costruisce in grandi cantieri, in cui il lavoro di tutti, sotto la guida dello Spirito Santo, contribuisce a scavare profondo, a porre solide fondamenta e a realizzare la costruzione, ponendo ogni cura perché cresca ordinata e perfetta, con Cristo come pietra angolare. Questa è l’aria che hanno respirato fin da piccoli Angelo e Giovanni Battista a Sotto il Monte e a Concesio, con tutto il bene che ne è derivato: quello che hanno donato e ricevuto!”
E’ un invito a fare tesoro delle proprie radici: “Voglio ripeterlo: fate sempre tesoro delle vostre radici, non tanto per trasformarle in un blasone o in un baluardo da difendere, quanto piuttosto come di una ricchezza da condividere.
La terra si lavora insieme, si lavora per tutti e si lavora in pace; con la guerra, l’egoismo e la divisione si riesce solo a devastarla, come purtroppo stiamo vedendo in tante parti del mondo e in modi diversi. Amare le vostre radici sia dunque per voi amare il Vangelo di Gesù e amare come Gesù ha amato nel Vangelo!
Questo vi insegna la vostra storia di terra e di Chiesa. E dalle vostre radici viene la linfa per andare avanti, per crescere, e anche per dare una storia e un senso della vita ai vostri figli e ai vostri nipoti. Amate le vostre radici, non staccate l’albero dalle radici: non darà frutto. Cercate di progredire sempre in armonia con le vostre radici, in sintonia con le vostre radici”.
Non a caso Bergamo e Brescia sono state scelte per essere ‘Capitale italiana della Cultura’ per questo anno: “E’ un segno in più che ci porta nella stessa direzione. La vera cultura si fa infatti uniti, nel dialogo e nella ricerca comune e, come ci ha insegnato san Paolo VI, mira a condurre ‘attraverso l’aiuto vicendevole, l’approfondimento del sapere, l’allargamento del cuore, a una vita più fraterna in una comunità umana veramente universale’.
La cultura è amante della verità e del bene, per l’uomo, per la società e per il creato. Possiate continuare a coltivarla, prima di tutto nelle vostre case e nelle vostre parrocchie, per portare avanti la missione che ci hanno affidato i due santi Papi a cui avete dato i natali”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Francesco: la vocazione è missione
Oggi, IV Domenica di Pasqua, si celebra la 60^ Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, istituita nel 1964 da san Paolo VI, sul tema ‘Vocazione: grazia e missione’; per l’occasione papa Francesco ha inviato ai vescovi, ai sacerdoti, ai consacrati un messaggio, in cui ha spiegato il significato della Giornata:































