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Giubileo delle famiglie: Adriano Bordignon racconta la speranza delle famiglie

Il Rapporto annuale 2025 dell’Istat ha illustrato gli sviluppi demografici, sociali ed economici che hanno interessato l’Italia nell’anno appena trascorso: al 1° gennaio la popolazione residente in Italia è scesa sotto i 59.000.000: la natalità continua a calare, sfavorita dal ridotto numero di donne in età fertile: nel 2024 si sono registrate solo 370.000 nascite, quasi 200.000 in meno rispetto al 2008. La fecondità ha toccato un minimo storico di 1,18 figli per donna e prosegue il rinvio della genitorialità. Il saldo migratorio, pure essendo ampiamente positivo, è insufficiente a compensare la perdita di popolazione. Nel 2024 gli ingressi dall’estero sono 435.000, in aumento rispetto al periodo pre-pandemico.

A pochi giorni dal giubileo della famiglia, che si svolge dal 30 maggio al 1 giugno, abbiamo chiesto al presidente nazionale del Forum delle Famiglie, Adriano Bordignon, di raccontarci come sia possibile declinare il tema della speranza in chiave familiare: “Nel documento finale del Sinodo del 2024 vi è una descrizione molto bella della speranza che si annida nella famiglia: ‘Nonostante le fratture e le sofferenze che le famiglie sperimentano, restano luoghi in cui si apprende a scambiarsi il dono dell’amore, della fiducia, del perdono, della riconciliazione e della comprensione’.

In fondo, è proprio così. La famiglia è il primo luogo vocato alla speranza, che si genera naturalmente nelle relazioni familiari: quando ci scopriamo figli si genera in noi la certezza di essere stati amati e desiderati; nello sguardo di una madre ogni figlio cerca lo sguardo del padre, e la paternità è essenziale a ciascuno di noi per poterci aprire alla vita, al futuro, alla speranza; è tra fratelli che scopriamo una comune maternità e paternità, che ci lega e genera forze vitali; è nella relazione nonni-nipoti che scopriamo radici lontane che ci trascendono.

 Nell’intrecciarsi di queste relazioni, la famiglia che accoglie la vita, dice al proprio figlio: ‘Tu sei una promessa, perché in te è scritto il principio della vita’, con le sue domande inesauribili e il suo orizzonte di futuro. Questa ricchezza appartiene in sé al principio famiglia. Per questo è importante che i giovani credano in essa e desiderino costruirne una propria. Non esiste al mondo nessun un altro sistema di relazioni umane così potente, nel quale siano inscritte la speranza e la vita”.

Allora perché anche le famiglie fanno un giubileo?

“Il Giubileo è un tempo di grazia e rinnovamento, e le famiglie ne hanno bisogno. Vivono fatiche quotidiane, ma anche grandi speranze. Giubilare significa riconoscere che l’amore familiare, pur fragile, è parte di un disegno più grande. E’ il momento per riscoprire la vocazione generativa della famiglia, non solo biologicamente, ma anche culturalmente e socialmente”.

Le famiglie italiane possono davvero giubilare?

“Sì, anche se oggi è più difficile. Le famiglie si sentono spesso sole, senza sostegni adeguati. Il Giubileo può aiutarle a sentirsi parte di una comunità viva, che le riconosce come risorsa. Ma perché possano giubilare davvero, serve che le istituzioni smettano di considerarle un costo e inizino a sostenerle concretamente.  Papa Francesco nella bolla giubilare ‘Spes non confundit’ ci ricorda: ‘Guardare al futuro con speranza equivale ad avere una visione della vita carica di entusiasmo da trasmettere… in tante situazioni tale prospettiva viene a mancare e la prima conseguenza è la perdita del desiderio di trasmettere la vita’. Come famiglie ci sentiamo chiamate a riaccendere le fiaccole dell’entusiasmo e della speranza per offrire un contributo al bene”.

In quale modo le famiglie possono vivere la dimensione spirituale del Giubileo coniugandola con la vita sociale?

“Il Giubileo ci invita a dare segni visibili di speranza. Uno di questi può essere l’esperienza di volontariato che le famiglie possono far fare ai propri figli o fare con i propri figli, attivando in tal caso dinamiche fortemente educative. C’è un grandissimo bisogno di dedicarsi agli altri nei giovani. Prendersi cura, sentirsi utili, generare un sorriso quando doni qualcosa di te a un altro è ciò che apre un giovane al senso della propria vita e alla speranza. E’ ciò che ti fa uscire da te stesso e ti fa scoprire la ricchezza delle relazioni umane. E’ così che si generano solidarietà e bene comune”.

Quanto conta il Family Global Compact?

“E’ uno snodo importante con grandi potenziali ad oggi ancora non del tutto espressi. Promosso da Papa Francesco, è un patto educativo che coinvolge accademia, istituzioni e società civile per rimettere la famiglia al centro. Serve a costruire un nuovo modello culturale in cui la famiglia sia riconosciuta come motore di sviluppo umano, economico e sociale. Non c’è futuro senza famiglia. L’esperienza ce lo mette davanti gli occhi ma abbiamo bisogno di parole nuove per dirlo in un mondo che sta cambiando precipitosamente”.

Come rilanciare la cultura della natalità?

“Nella bolla ‘Spes non confundit’ viene sottolineato che la prima conseguenza di una speranza che si affievolisce è la perdita del desiderio di trasmettere la vita: a causa dei ritmi di vita frenetici, dei timori riguardo al futuro, della mancanza di garanzie lavorative e tutele sociali adeguate, di modelli sociali in cui a dettare l’agenda è la logica mercantilista anziché la centralità della persona e la cura delle relazioni. Ai potenziali genitori servono maggiori sicurezze e maggior coraggio.

Il crollo della fecondità a 1,18 figli per donna e il rinvio della genitorialità raccontano un disagio profondo. Le coppie non fanno figli perché mancano stabilità, servizi e fiducia nel futuro. Abbiamo bisogno di un ecosistema sociale favorevole alla vita e alla cura delle relazioni: sostegno al lavoro femminile, accesso alla casa, servizi per l’infanzia, rafforzamento dell’assegno unico. Ma serve anche un cambio di narrazione: tornare a raccontare la bellezza della vita e della famiglia”.

Perché il Forum punta sui giovani?

“Perché sono già il presente ma soprattutto sono il futuro, ma spesso non sono messi nelle condizioni di costruirlo. Il desiderio di famiglia esiste, ma è ostacolato da precarietà e solitudine e da modelli di umanesimo troppo individualisti e consumisti. Il Forum delle Famiglie lavora con i giovani con l’obiettivo di aiutarli a progettare la propria vita affettiva, professionale e sociale con consapevolezza e fiducia. Se non si investe su di loro, si la speranza si spegna come una candela privata dell’ossigeno”.

Cos’è il progetto ‘Fosbury’?

“Ispirato all’atleta Dick Fosbury, che rivoluzionò il salto in alto, inventando il salto dorsale e vincendo le olimpiadi a Città del Messico, è un percorso ‘capacitativo’ rivolto ai giovani. L’idea è quella di accompagnarli a superare gli ostacoli  della vita senza offrire scorciatoie o fare gli ‘adulti spazzaneve’, aiutandoli a scoprire le proprie risorse, il gusto della sfida e della vita sociale e a credere nella possibilità di una vita piena, anche familiare. E’ un investimento educativo per generare nuove relazioni e, nel tempo, nuova natalità, nuova cittadinanza, nuova speranza”.

(Tratto da Aci Stampa)

Il dodicesimo anniversario del pontificato di Papa Francesco dal Policlinico Gemelli

Papa Francesco

Oggi Papa Francesco celebrerà il dodicesimo anniversario della sua elezione al soglio pontificio nel suo letto dell’ospedale romano nel quale è ricoverato da quasi un mese. Il Santo Padre, infatti, è come noto ricoverato dal 14 febbraio scorso al Policlinico ‘Agostino Gemelli’ di Roma per una grave infezione delle vie respiratorie.

Diciamo innanzitutto che non ci pare senza significato che Bergoglio trascorra nella malattia il tredicesimo ‘compleanno’ del suo Pontificato. Come quello di San Pietro Apostolo, infatti, il cammino del Vicario di Cristo è da sempre accompagnato dalla sofferenza e dalla Croce. Pregare quindi per la sua guarigione e per la sua capacità di continuare ad offrire le prove e le sofferenze (anche morali) che sta subendo per il bene della Chiesa e del mondo è l’unica manifestazione a nostro avviso di amore concreto alla sua persona ed alla sua missione universale.

Per ripercorrere l’ultimo anno di pontificato di Papa Francesco, forse il più intenso vissuto fino adesso tra Giubileo, Sinodo, Concistoro, viaggi all’estero e visite in Italia e nelle parrocchie di Roma, partiremo dalla sua quarta enciclica, la “Dilexit nos” pubblicata il 24 ottobre 2024 e dedicata alla devozione al Cuore di Gesù.

Come sappiamo, la prima enciclica di Bergoglio è stata la “Lumen fidei” (2013), la seconda la “Laudato si’” (2015) e la terza la “Fratelli tutti” (2020) ma, com’è stato rilevato, fra tutte la Dilexit nos è stata l’unica ignorata dai grandi media e dagli ambienti cattolici culturalmente “elevati”. Ciò perché si tratta di un documento che «evidentemente non si presta a polemiche particolari» (Marco Invernizzi, L’enciclica dimenticata, in Alleanza Cattolica.org, 2 dicembre 2024). Se ci pensiamo questa circostanza spiega molto della sofferenza e della Croce che, non solo nel corpo, sta portando il Santo Padre…

Venendo invece al suo Magistero, sappiamo che fin dall’inizio del Pontificato Bergoglio ha sempre attribuita una grande importanza al tema della famiglia e della fertilità, come ha ribadito straordinariamente il 10 maggio 2024 agli Stati Generali sulla Natalità, un convegno annuale che si tiene a Roma, a poca distanza dal Vaticano.

Anche durante il viaggio apostolico in Lussemburgo e Belgio (26-29 settembre 2024), Papa Francesco ha elogiato il coraggio di un re come Baldovino che, nel 1990, abdicò per 36 ore per non firmare la legge sulla legalizzazione dell’aborto. Dopo un incontro nella Basilica di Koekelberg, il Pontefice si è quindi recato nella Chiesa di Nostra Signora di Laeken accolto dal re Philippe e dalla regina Mathilde, fermandosi davanti alla tomba di Re Baldovino in preghiera, del quale ha poi avviato l’iter della causa di beatificazione e canonizzazione.

Il Santo Padre con questi suoi gesti e insegnamenti ci sta avvertendo che, nonostante si parli di sovrappopolazione e di ‘diritto di scelta’ in materia di vita nascente, il calo delle nascite e la paura del futuro a livello globale è un fenomeno in crescita. Ne è un esempio l’Italia dove, come riportano i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), nel 2022 il tasso di fertilità è sceso da 1,24 a 1,20 figli per donna, ben al di sotto del tasso di 2,1 necessario per conservare un livello di popolazione stabile.

Ma nel giorno che segna il dodicesimo anniversario del pontificato di Bergoglio, vogliamo condividere le sue più recenti e chiare parole su un tema che spesso viene utilizzato contro di lui da chi lo giudica come “complice” dell’ideologia gender o dell’agenda politica delle lobby LGTBQ+. «Oggi il pericolo più brutto è l’ideologia del gender, che annulla le differenze», ha affermato infatti rivolgendosi ai partecipanti al Convegno Internazionale “Uomo-Donna immagine di Dio. Per una antropologia delle vocazioni”, il primo marzo 2024.

Proprio nel segno dell’amore umano e divino del Cuore di Gesù Cristo insegnato nel solco della Tradizione dalla Dilexit nos vorremmo quindi commemorare l’anniversario dei dodici anni di Pontificato. L’amore voluto da Dio fra un uomo e una donna nel matrimonio e votato da questi ultimi ai figli trovi nel culto del Sacro Cuore, attraverso la pratica dei Primi nove venerdì del mese, la forza per ricevere per sé e per le persone care il dono della Redenzione

Papa Francesco invita alla comunione tra Chiese

In mattinata papa Francesco ha ricevuto in udienza il personale sanitario degli ospedali di Catanzaro, Cosenza, Crotone e Vibo Valentia, a cui ah consegnato il discorso a motivo di problemi salutari, nel quale ha ‘esaltato’ la professione delle ostetriche e dei ginecologi: “In effetti, in Italia, e anche in altri Paesi, sembra si sia perso l’entusiasmo per la maternità e la paternità; le si guarda come fonte di difficoltà e di problemi, più che come lo spalancarsi di un nuovo orizzonte di creatività e di felicità”.

E’ stato un appello ad invertire la ‘rotta’ della denatalità, soffermandosi su tre parole: “E questo dipende molto dal contesto sociale e culturale. Per questo voi, come Ordine professionale, vi siete dati un obiettivo programmatico: invertire la tendenza della denatalità. Bravi! Mi congratulo con voi. E allora vorrei riflettere con voi su tre ambiti complementari e interdipendenti della vostra vita e della vostra missione: la professionalità, la sensibilità umana e, per chi crede, la preghiera”.

Per il papa, innanzitutto, è necessario essere professionali: “Il continuo miglioramento delle competenze è parte non solo del vostro codice deontologico, ma anche di un cammino di santità laicale. La competenza è lo strumento con cui potete esercitare al meglio la carità che vi è affidata, sia nell’accompagnamento ordinario delle future mamme, sia affrontando situazioni critiche e dolorose. In tutti questi casi la presenza di professionisti preparati dona serenità e, nelle situazioni più gravi, può salvare la vita”.

Però, oltre la professionalità, occorre possedere la sensibilità: “In un momento cruciale dell’esistenza come quello della nascita di un figlio o di una figlia, ci si può sentire vulnerabili, fragili, e perciò più bisognosi di vicinanza, di tenerezza, di calore. Fa tanto bene, in tali circostanze, avere accanto persone sensibili e delicate. Vi raccomando perciò di coltivare, oltre all’abilità professionale, anche un grande senso di umanità”.

Infine ha invitato anche a mettere al centro della professione la preghiera: “E veniamo al terzo punto: la preghiera. E’ una medicina nascosta ma efficace che chi crede ha a disposizione, perché cura l’anima. A volte sarà possibile condividerla con i pazienti; in altre circostanze, la si potrà offrire a Dio con discrezione e umiltà, nel proprio cuore, rispettando il credo e il cammino di tutti…

Vi incoraggio perciò a sentire nei confronti delle mamme, dei papà e dei bambini che Dio mette sulla vostra strada, la responsabilità di pregare anche per loro, specialmente nella Santa Messa, nell’Adorazione eucaristica e nell’orazione semplice e quotidiana”.

Inoltre ha incontrato anche i sacerdoti ed i monaci delle Chiese Autocefale Orientali, a cui ha detto (sempre nel discorso consegnato) di essere contento della visita: “Questa è la quinta visita di studio per giovani sacerdoti e monaci ortodossi orientali organizzata dal Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. Visite simili per sacerdoti cattolici sono state preparate dal Catholicossato armeno di Etchmiadzin e dalla Chiesa Ortodossa Sira Malankarese. Sono molto grato per questo ‘scambio di doni’, promosso dalla Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa Cattolica e le Chiese Ortodosse Orientali, perché permette di affiancare il dialogo della carità al dialogo della verità”.

Quindi ha ricordato l’importanza del Concilio di Nicea: “La vostra visita ha una rilevanza particolare nell’anno in cui si celebra il 17° centenario del Concilio di Nicea, il primo Concilio ecumenico, che professò il Simbolo della fede comune a tutti i cristiani. Vorrei quindi riflettere con voi sul termine ‘Simbolo’, che ha una forte dimensione ecumenica, nel suo triplice significato.

In senso teologico, per Simbolo s’intende l’insieme delle principali verità della fede cristiana, che si completano e si armonizzano tra loro. In questo senso, il Credo niceno, che espone sinteticamente il mistero della nostra salvezza, è innegabile e ineguagliabile”.

Ed ha spiegato il significato ecclesiologico di questo Simbolo: “Tuttavia, il Simbolo ha anche un significato ecclesiologico: infatti, oltre alle verità, unisce anche i credenti. Nell’antichità, la parola greca symbolon indicava la metà di una tessera spezzata in due da presentare come segno di riconoscimento. Il Simbolo è quindi segno di riconoscimento e di comunione tra i credenti”.

Ecco l’importanza del Simbolo: “Ognuno possiede la fede come “simbolo”, che trova la sua piena unità solo assieme agli altri. Abbiamo dunque bisogno gli uni degli altri per poter confessare la fede, ed è per questo che il Simbolo niceno, nella sua versione originale, usa il plurale ‘noi crediamo’. Andando oltre in questa immagine, direi che i cristiani ancora divisi sono come dei ‘cocci’ che devono ritrovare l’unità nella confessione dell’unica fede. Portiamo il Simbolo della nostra fede come un tesoro in vasi d’argilla”.

Infine il terzo significato è quello ‘spirituale’: “Non dobbiamo mai dimenticare che il Credo è soprattutto una preghiera di lode che ci unisce a Dio: l’unione con Dio passa necessariamente attraverso l’unità tra noi cristiani, che proclamiamo la stessa fede. Se il diavolo divide, il Simbolo unisce! Come sarebbe bello che, ogni volta che proclamiamo il Credo, ci sentissimo uniti ai cristiani di tutte le tradizioni!”

Ed ha auspicato che tale ‘fede comune’ possa diventare comunione: “La proclamazione della fede comune, difatti, richiede prima di tutto che ci amiamo gli uni gli altri, come la liturgia orientale invita a fare prima della recita del Credo: ‘Amiamoci gli uni gli altri, affinché in unità di spirito, professiamo la nostra fede nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo’.

Cari fratelli, auspico che la vostra presenza diventi un ‘simbolo’ della nostra comunione visibile, mentre perseveriamo nella ricerca di quella piena unità che il Signore Gesù ha ardentemente desiderato”.

(Foto: Santa Sede)

Card. Zuppi: l’impegno della Chiesa per l’Italia

“Siete convenuti a Roma, nella basilica di San Paolo fuori le mura, per la Prima Assemblea Sinodale delle Chiese in Italia. E’ il primo appuntamento che segna il culmine del Cammino sinodale, di quella che avete definito ‘fase profetica’. In queste giornate avrete modo di confrontarvi sui Lineamenti, che già offrono una visione d’insieme sulle questioni emerse in questi tre anni di percorso”: lo ha scritto papa Francesco nel messaggio inviato ai partecipanti alla prima Assemblea sinodale della Chiesa italiana che si sta svolgendo a Roma fino a domenica.

Richiamando l’annuncio di san Giovanni XXIII per l’apertura del Concilio Vaticano II il papa ha invitato ad annunciare il Vangelo con la gioia: “Anche oggi, come allora, siamo inviati a portare il lieto annuncio con gioia! Con questa consapevolezza, vi incoraggio a percorrere la terza tappa, dedicata alla profezia. I profeti vivono nel tempo, leggendolo con lo sguardo della fede, illuminato dalla Parola di Dio. Si tratta dunque di tradurre in scelte e decisioni evangeliche quanto raccolto in questi anni. E questo lo si fa nella docilità allo Spirito”.

E’ stato un invito ad accompagnare la Chiesa in questo cammino post sinodale: “Il Cammino sinodale sviluppa anche le energie affinché la Chiesa possa compiere al meglio il suo impegno per il Paese. Gesù contemplava le folle e ne sapeva comprendere le sofferenze e le attese, il bisogno del pane per il corpo e di quello per l’anima. Così siamo chiamati a guardare alla società in cui viviamo con uno sguardo di compassione per preparare il futuro, superando atteggiamenti non evangelici, quali la mancanza di speranza, il vittimismo, la paura, le chiusure. L’orizzonte si apre davanti a voi: continuate a gettare il seme della Parola nella terra perché dia frutto”.

Mentre nel saluto ai partecipanti il presidente della Cei, card. Matteo Zuppi, ha  ricordato che la Chiesa è famiglia: “La Chiesa è famiglia e, se la viviamo come Gesù ci chiede, amandoci l’un l’altro, sapremo aiutare le nostre famiglie, la città degli uomini, il nostro Paese, il mondo, ad essere comunità! Fratelli tra di noi per vivere ‘fratelli tutti’ con tutti.

Sentiamo con noi le nostre Chiese e le nostre comunità, ma anche le città degli uomini, piccole e grandi, perché tutte importanti e amate da Dio. L’orizzonte non è solo il nostro Paese, ma anche l’Europa, che non dimentichiamo deve continuare, o forse riprendere, a respirare con i due polmoni, e il mondo intero. Oggi contempliamo, attraverso la nostra presenza, tutte le Chiese in Italia”.

In particolare la Chiesa si vive ogni domenica: “La viviamo ogni domenica, e in questa particolare che è dedicata ai poveri e che ci spinge a condividere il pane della terra proprio perché condividiamo quello del cielo. È il nome santo e benedetto di Gesù, che deve diventare vita nella nostra vita, che non si esibisce, ma si custodisce e si mostra mettendo in pratica la sua parola, costruendo comunità e vivendo da cristiani nel mondo”.

Per questo ha ricordato l’anniversario della pubblicazione della Costituzione dogmatica ‘Lumen Gentium’: “E’ una coincidenza con la nostra Assemblea che ci spinge a riannodare i fili di un cammino che anche per la nostra Chiesa in Italia è stato di progressiva accoglienza e di recezione della lezione conciliare… La consapevolezza del peccato, come per gli abusi che ricorderemo domani nella nostra preghiera, ci rende più umili ma anche più forti nell’essenziale, nell’amore di Dio. Ci ricorda la necessità della conversione del cuore e di comunità docili alla parola, dove vivere la radicalità del Vangelo e la bellezza dell’amore cristiano. Sentiamo tanto l’emozione e la responsabilità di questa missione, senza lamentarci del deserto, ma facendo nostra la sete di Dio e di speranza”.

Inoltre ha richiamato il clima conflittuale in atto: “I combattimenti appaiono lontani dai nostri Paesi ma il clima conflittuale non è lontano. Questo clima si riflette sulla società italiana: la spietata avanzata del numero dei femminicidi, la crescita della violenza tra i giovani, l’inasprirsi del linguaggio sempre più segnato dall’odio, i casi di antisemitismo, che non possiamo tollerare, sono come semi che da sempre il male getta nei cuori e nelle relazioni delle persone e contaminano i cuori e i linguaggi”.

E’ stato un richiamo alla crisi delle nascite: “Il nostro Paese soffre di denatalità, che ha raggiunto livelli preoccupanti. Eppure, tutti sappiamo che non basta combattere la denatalità senza una cultura della speranza nel futuro e senza preoccuparci di evitare l’emorragia di giovani dal nostro Paese e dalle aree interne. Il futuro dipende dalle politiche in favore della natalità, ma anche da politiche della casa, da politiche attive del lavoro e da autentiche politiche di integrazione dei migranti: tutti questi aspetti insieme saranno in grado di generare un’alba nuova all’orizzonte”.

Ed infine ha chiesto ‘nuova passione’ nell’annuncio del Vangelo: “Una nuova passione per il mondo deve percorrere le vene delle nostre comunità. E’ un tempo favorevole per la Chiesa, per la comunicazione del Vangelo, per l’accoglienza dei soli e di chi non sa dove andare. Folle intere aspettano consolazione e speranza, anche se non faranno parte dei discepoli. Tutti, tutti, tutti sono affidati alle nostre cure. Gesù scelse i discepoli per rispondere a questi ‘tutti’, perché la folla diventi famiglia… Il mondo è un ospedale da campo materiale e spirituale e possiamo riconoscere la distanza da colmare tra la vita e le proposte delle nostre comunità e l’esistenza degli uomini e delle donne di oggi”.

Nella relazione principale  il vescovo di Modena – Nonantola, mons. Erio Castellucci, presidente del Comitato nazionale del cammino sinodale, ha raccontato la bellezza del cammino sinodale secondo uno stile missionario: “Comunità di discepoli missionari: è una meta, certo, ma è anche una bella realtà. Ciascuno di noi conosce ‘santi della porta accanto’ che senza clamore, e magari nel chiuso di un appartamento urbano o nell’isolamento di una casa di campagna o di montagna, portano avanti nel quotidiano la loro testimonianza umana e cristiana; ce ne sono tanti, forse più di quelli che si immaginano; e non sono rilevanti nelle statistiche religiose… Eppure la comunità cristiana si nutre di gesti quotidiani e spesso nascosti, che hanno a che vedere più con le relazioni che con l’organizzazione, più con l’ascolto e l’accoglienza che con gli eventi di massa”.   

Quindi ha sottolineato la ‘missione profetica’ della Chiesa: “La nostra missione profetica, dunque, è incisa in questo noto versetto della prima Lettera di Pietro: ‘(siate) sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi’. Prima occorre piantare la speranza ‘in noi’, testimoniandola con la vita; poi, se richiesti (‘pronti a rispondere’), saperne formulare le ragioni”.

E’ stato un invito a proseguire in questo cammino che la Chiesa ha intrapreso: “Non perdiamo di vista che lo scopo non è tanto di produrre altra carta (per quanto sarà necessario anche questo) ma proseguire nell’esperienza di uno stile, quello sinodale, che già sta diventando prassi nelle nostre Chiese e che ora domanda di potersi consolidare e disporre di strumenti perché diventi anche fatto strutturale.

In quest’opera, affidandoci allo Spirito del Padre, sperimenteremo una volta di più che ‘di lui’, di Cristo risorto, siamo testimoni: e che questa testimonianza, se fedele a lui e al suo Vangelo, umanizza noi stessi e il mondo”.

(Foto: Cei)

Delle Site (Ucid): governo è consapevole, senza natalità niente sviluppo

 “Un incontro positivo perché nel Governo c’è finalmente maggiore consapevolezza che in assenza di una linea d’investimento importante sulla natalità non è possibile garantire la crescita sostenibile e lo sviluppo economico del Paese” lo afferma Benedetto Delle Site, presidente del Movimento Giovani dell’Ucid (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti), che con una delegazione di associazioni del network Ditelo sui tetti e del Forum delle associazioni familiari ha incontrato a Palazzo Chigi una delegazione del Governo composta dal Ministro dell’Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, il Ministro per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Roccella, il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, il Ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, il Ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, il Viceministro al Lavoro e alle politiche sociali, Maria Teresa Bellucci e il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano.

“Nonostante le costrizioni per l’indebitamento del Paese e i vincoli di bilancio – continua Delle Site – c’è la volontà da parte del Governo di condividere con le nostre associazioni un percorso che consenta di mettere in cima alle priorità nazionali il sostegno alla natalità e la cura della fragilità, e di attivarsi in questo senso anche a livello europeo e internazionale.”

“Come imprenditori cattolici – ha sottolineato leader nazionale dei giovani dell’Ucid – crediamo che anche la dimensione professionale debba assumere l’emergenza demografica come primaria necessità del Paese, abbattendo gli eccessivi ostacoli che l’organizzazione e la disciplina del lavoro frappongono alla possibilità di avere figli per i lavoratori. In tal senso va approvata con urgenza la proposta di legge di Cisl per l’attuazione dell’art. 46 della Costituzione, al fine di sostenere accordi decentrati e partecipazione dei lavoratori che diano la maggiore concretezza al lavoro delle madri e dei padri”.

“C’è grande soddisfazione – conclude Delle Site – per l’annunciato sforzo di mantenere la riduzione del cuneo fiscale. Si chiede, però, di confermare l’esonero dai contributi sociali per le mamme lavoratrici introdotto dalla legge di bilancio 2024 e di introdurre un mater premium sul costo che il datore di lavoro sostiene per il salario di madri di figli piccoli o durante la gestazione.”

Papa Francesco: servono scelte coraggiose per la natalità

“Sono contento di essere ancora con voi perché, come sapete, il tema della natalità mi sta molto a cuore. Ogni dono di un figlio, infatti, ci ricorda che Dio ha fiducia nell’umanità, come sottolinea il motto ‘Esserci, più giovani più futuro’. Il nostro ‘esserci’ non è frutto del caso: Dio ci ha voluti, ha un progetto grande e unico su ciascuno di noi, nessuno escluso. In questa prospettiva, è importante incontrarsi, lavorare insieme per promuovere la natalità con realismo, lungimiranza e coraggio”: per il secondo anno consecutivo papa Francesco ha partecipato a Roma all’evento degli Stati generali della Natività, incentrato sul tema ‘Esserci, più giovani più futuro’.

Il tema della natalità è un argomento molto importante per il papa, tantoché nell’incontro di stamattina ha invitato a non distaccarsi dalla realtà e di non affidarsi solamente agli studi di settore: “In passato, non sono mancati studi e teorie che mettevano in guardia sul numero degli abitanti della Terra, perché la nascita di troppi bambini avrebbe creato squilibri economici, mancanza di risorse e inquinamento. Mi ha sempre colpito constatare come queste tesi, ormai datate e superate da tempo, parlassero di esseri umani come se si trattasse di problemi”.

Quindi la vita è dono e non causa di effetti catastrofici, che sono invece causati dal materialismo: “Ma la vita umana non è un problema, è un dono. Ed alla base dell’inquinamento e della fame nel mondo non ci sono i bambini che nascono, ma le scelte di chi pensa solo a sé stesso, il delirio di un materialismo sfrenato, cieco e dilagante, di un consumismo che, come un virus malefico, intacca alla radice l’esistenza delle persone e della società. Il problema non è in quanti siamo al mondo, ma che mondo stiamo costruendo, questo è il problema; non sono i figli, ma l’egoismo, che crea ingiustizie e strutture di peccato, fino a intrecciare malsane interdipendenze tra sistemi sociali, economici e politici”.

Riprendendo una sua omelia alla comunità cattolica congolese il papa ha evidenziato il crescente egoismo, che annienta la società: “L’egoismo rende sordi alla voce di Dio, che ama per primo e insegna ad amare, e alla voce dei fratelli che ci stanno accanto; anestetizza il cuore, fa vivere di cose, senza più capire per cosa; induce ad avere tanti beni, senza più saper fare il bene. E le case si riempiono di oggetti e si svuotano di figli, diventando luoghi molto tristi. Non mancano i cagnolini, i gatti, questi non mancano. Mancano i figli. Il problema del nostro mondo non sono i bambini che nascono: sono l’egoismo, il consumismo e l’individualismo, che rendono le persone sazie, sole e infelici”.

Per il papa i figli sono la speranza: “Il numero delle nascite è il primo indicatore della speranza di un popolo. Senza bambini e giovani, un Paese perde il suo desiderio di futuro. In Italia, ad esempio, l’età media attualmente è di quarantasette anni (ma ci sono Paesi del centro Europa che hanno l’età media si ventiquattro anni) e si continuano a segnare nuovi record negativi.

Purtroppo, se dovessimo basarci su questo dato, saremmo costretti a dire che l’Italia sta progressivamente perdendo la sua speranza nel domani, come il resto d’Europa: il Vecchio Continente si trasforma sempre più in un continente vecchio, stanco e rassegnato, così impegnato ad esorcizzare le solitudini e le angosce da non saper più gustare, nella civiltà del dono, la vera bellezza della vita”.

Però per cambiare una realtà, che trae massimi profitti dalla vendita delle armi e degli anticoncezionali occorre avere lungimiranza con scelte a lungo termine: “C’è bisogno di un impegno maggiore da parte di tutti i governi, perché le giovani generazioni vengano messe nelle condizioni di poter realizzare i propri legittimi sogni. Si tratta di attuare serie ed efficaci scelte in favore della famiglia. Ad esempio, porre una madre nella condizione di non dover scegliere tra lavoro e cura dei figli; oppure liberare tante giovani coppie dalla zavorra della precarietà occupazionale e dell’impossibilità di acquistare una casa”.

E’ stato un invito a promuovere una cultura della ‘solidarietà’: “Non dimentichiamolo: il futuro di figli e nipoti si costruisce anche con le schiene doloranti per anni di fatica e con i sacrifici nascosti di genitori e nonni, nel cui abbraccio c’è il dono silenzioso e discreto del lavoro di una vita intera. E d’altra parte, il riconoscimento e la gratitudine verso di loro da parte di chi cresce sono la sana risposta che, come l’acqua unita al cemento, rende solida e forte la società. Questi sono i valori da sostenere, questa è la cultura da diffondere, se vogliamo avere un domani”.

Però per compiere questo ‘passaggio’ occorre coraggio, rivolgendosi ai giovani: “E qui mi rivolgo particolarmente ai giovani… Non rassegniamoci a un copione già scritto da altri, mettiamoci a remare per invertire la rotta, anche a costo di andare controcorrente! Come fanno le mamme e i papà della Fondazione per la Natalità, che ogni anno organizzano questo evento, questo ‘cantiere di speranza’ che ci aiuta a pensare, e che cresce, coinvolgendo sempre più il mondo della politica, delle imprese, delle banche, dello sport, dello spettacolo e del giornalismo”.

Ed infine ha sottolineato l’importanza della cura dei nonni: “I nonni soli. I nonni scartati. Questo è un suicidio culturale! Il futuro lo fanno i giovani e i vecchi insieme; il coraggio e la memoria, insieme. Per favore, parlando di natalità, che è il futuro, parliamo anche dei nonni, che non sono il passato: aiutano il futuro. Per favore, abbiamo figli, tanti, ma abbiamo anche cura dei nonni! E’ molto importante”.

(Foto: Santa Sede)

Italia sempre più vecchia

Al 1° gennaio di quest’anno, certificato dall’Istat, la popolazione residente in Italia è pari a 58.990.000 unità, in calo di 7.000 unità rispetto alla stessa data dell’anno precedente (-0,1 per mille abitanti), che conferma quanto già emerso nel 2022 (-33.000 unità) proseguendo il rallentamento del calo di popolazione che, dal 2014 al 2021 (-2,8 per mille in media annua), ha contraddistinto l’Italia nel suo insieme.

La variazione della popolazione nel 2023 rivela un quadro eterogeneo tra le ripartizioni geografiche: nel Mezzogiorno la variazione è negativa, peraltro consistente nella misura del -4,1 per mille, mentre nel Nord, invece, la popolazione aumenta del 2,7 per mille. Stabile quella del Centro (+0,1 per mille). A livello regionale, la popolazione risulta in aumento soprattutto in Trentino-Alto Adige (+4,6 per mille), in Lombardia (+4,4 per mille) ed in Emilia-Romagna (+4,0 per mille). Le regioni, invece, in cui si è persa più popolazione sono la Basilicata (-7,4 per mille) e la Sardegna (-5,3 per mille).

Però con appena 379.000 bambini nati, l’anno appena concluso ha messo in luce l’ennesimo minimo storico di nascite, l’undicesimo di fila dal 2013. Un processo, quello della denatalità, che dal 2008 (577.000nascite) non ha conosciuto soste. Calano anche i decessi (661.000), l’8% in meno sul 2022, dato più in linea con i livelli pre-pandemici rispetto a quelli che hanno caratterizzato il triennio 2020-22: emerge un saldo naturale ancora fortemente negativo (-281.000 unità).

Le iscrizioni dall’estero (416.000) e le cancellazioni per l’estero (142.000) determinano un saldo migratorio con l’estero positivo di 274.000 unità, compensando quasi totalmente il deficit dovuto alla dinamica naturale con una dinamica migratoria favorevole, con un sostanziale equilibrio.

La popolazione residente di cittadinanza straniera al 1° gennaio di quest’anno è 5.308.000 unità, in aumento di 166.000 individui (+3,2%) sull’anno precedente; di conseguenza l’incidenza sulla popolazione totale tocca il 9%. Il 58,6% degli stranieri, pari a 3.109.000 unità, risiede al Nord, per un’incidenza dell’11,3%; altrettanto attrattivo per gli stranieri è il Centro, dove risiedono 1.301.000 individui (24,5% del totale) con un’incidenza dell’11,1%, mentre è più contenuta la presenza di residenti stranieri nel Mezzogiorno, 897.000 unità (16,9%), che raggiunge un’incidenza appena del 4,5%. Nel frattempo, sfiora 200.000 il numero di cittadini stranieri che nello scorso anno hanno acquisito la cittadinanza italiana, dato in linea con l’anno precedente (214.000), pur se in parziale calo.

Intanto i nati residenti in Italia sono 379.000, con un tasso di natalità pari al 6,4 per mille (era 6,7 per mille nel 2022) e la riduzione della natalità riguarda indistintamente nati di cittadinanza italiana e straniera. Questi ultimi, pari al 13,3% del totale dei neonati, sono 50.000, 3.000 in meno rispetto al 2022. La diminuzione del numero dei nati residenti del 2023 è determinata sia da una importante contrazione della fecondità, sia dal calo della popolazione femminile nelle età convenzionalmente riproduttive (15-49 anni), scesa a 11.500.000 al 1° gennaio, da 13.400.000 che era nel 2014 e 13.800.000 nel 2004. Anche la popolazione maschile di pari età subisce lo stesso destino nel medesimo termine temporale, passando da 13.900.000 nel 2004 a 13.500.000 nel 2014, fino agli odierni 12.000.000 persone.

Il numero medio di figli per donna scende così da 1,24 nel 2022 a 1,20 nel 2023, avvicinandosi di molto al minimo storico di 1,19 figli registrato nel lontano 1995: nel Nord diminuisce da 1,26 figli per donna nel 2022 a 1,21 nel 2023, nel Centro da 1,15 a 1,12; infine il Mezzogiorno, con un tasso di fecondità totale pari a 1,24, il più alto tra le ripartizioni territoriali, registra una flessione inferiore rispetto all’1,26 del 2022. In tale contesto, riparte la posticipazione delle nascite, fenomeno di significativo impatto sulla riduzione generale della fecondità, dal momento che più si ritardano le scelte di maternità più si riduce l’arco temporale disponibile per le potenziali madri. Dopo un biennio di sostanziale stabilità, nel 2023 l’età media al parto si porta a 32,5 anni (+0,1 sul 2022). Tale indicatore, in aumento in tutte le ripartizioni, continua a registrare valori nel Nord e nel Centro (32,6 e 32,9 anni) superiori rispetto al Mezzogiorno (32,2), dove però si osserva l’aumento maggiore sul 2022 (era 32,0).

Il Trentino-Alto Adige, con un numero medio di figli per donna pari a 1,42, continua a detenere il primato della fecondità più elevata del Paese, sebbene sia tra le regioni con la variazione negativa maggiore rispetto al 2022 (1,51). Seguono Sicilia e Campania, con un numero medio di figli per donna rispettivamente pari a 1,32 e 1,29 (contro 1,35 e 1,33 nel 2022). In queste tre regioni le neo-madri risultano mediamente più giovani che nel resto del Paese: 31,7 anni l’età media al parto in Sicilia; 32,2 anni in Trentino-Alto Adige e Campania.

La Sardegna continua a essere la regione con la fecondità più bassa. Stabilmente collocata sotto il livello di un figlio per donna per il quarto anno consecutivo, nel 2023 si posiziona a 0,91 figli (0,95 nel 2022). La precedono altre due regioni del Mezzogiorno: la Basilicata, dove il numero medio di figli per donna scende da 1,10 nel 2022 a 1,08 nel 2023; il Molise rimasto stabile a 1,10. La Sardegna e la Basilicata sono, insieme al Lazio, le tre regioni in cui il calendario riproduttivo risulta più posticipato, con età medie al parto rispettivamente pari a 33,2, 33,1 e 33 anni.

Scendendo a livello provinciale, il più alto numero medio di figli per donna si registra nella Provincia Autonoma di Bolzano/Bozen (1,56), che presenta una significativa discesa rispetto al 2022 (era 1,64). Seguono le Province di Gorizia (1,42), Palermo (1,39), Reggio Calabria (1,37), Ragusa (1,36) e Catania (1,36). Tutte le Province sarde, ai minimi nazionali, presentano una fecondità inferiore al figlio per donna: da quelle di Cagliari e del Sud Sardegna (0,86 per entrambe) a quelle di Oristano (0,93), Sassari (0,95) e Nuoro (0,99). A queste seguono la Provincia di Massa Carrara (1,02), nel Centro, e quella di Verbano-Cusio-Ossola (1,06), nel Nord.

Quindi ad inizio di quest’anno la popolazione residente presenta un’età media di 46,6 anni, in crescita di due punti decimali (circa tre mesi) rispetto all’inizio dello scorso anno: la popolazione ultrasessantacinquenne, che nel suo insieme ad inizio anno conta 14.358.000 individui, costituisce il 24,3% della popolazione totale, contro il 24% dell’anno precedente; è anche in aumento il numero di ultraottantenni, i cosiddetti grandi anziani: con 4.554.000 individui, quasi 50.000 in più rispetto a 12 mesi prima, questo contingente ha superato quello dei bambini sotto i 10 anni di età (4.441.000 individui). Questo rapporto, che è ora sotto la parità, era di 2,5 a 1 venticinque anni fa e di 9 a 1 cinquanta anni fa.

Diminuiscono inoltre gli individui in età attiva e i più giovani: i 15-64enni scendono da 37.472.000 (63,5% della popolazione totale) a 37 milioni 447mila (63,5%), mentre i ragazzi fino a 14 anni di età scendono da 7.344.000 (12,4%) a 7.185.000 (12,2%). Il Centro e il Nord, caratterizzati da una struttura di popolazione relativamente più anziana, presentano una proporzione di giovani (0-14 anni) rispettivamente pari al 12,1% e all’11,8%. Nel Mezzogiorno la quota è invece del 12,5%, ancora la più alta pur se in calo. In conclusione il numero stimato di ultracentenari (individui di 100 anni di età e più) raggiunge a inizio 2024 il suo più alto livello storico, superando 22.500 unità, oltre 2.000 in più rispetto all’anno precedente.

ISMU: stranieri in leggero aumento e nascite in diminuzione

Nei giorni scorsi è stato presentato il XXIX rapporto dell’ISMU sulla migrazione, stimando che al 1° gennaio 2023 gli stranieri presenti in Italia sono circa 5.775.000, 55.000 in meno rispetto alla stessa data del 2022; però il bilancio demografico mostra una significativa crescita della popolazione straniera residente in Italia (+110.000 unità). Diminuisce, invece, la componente irregolare, che si attesta sulle 458.000 unità, contro le 506.000 dell’anno precedente, dovuta all’avanzamento delle regolarizzazioni attuate nel 2022 a completamento delle procedure di ‘emersione 2020’, come la riduzione dei ‘regolari non residenti’, sceso da 293.000 a 176.000.

Papa Francesco: non abbandonare la preghiera

Oggi papa Francesco ha ricevuto in udienza i membri del Consiglio Nazionale del Rinnovamento nello Spirito, ricordando la ‘spinta’per creare ‘Charis’, che è un servizio internazionale di comunione: “Come sapete, in questi anni ho promosso CHARIS come organismo di servizio internazionale per il Rinnovamento Carismatico Cattolico. Ed anche recentemente, nel novembre scorso, ho avuto modo di parlare ai partecipanti all’incontro organizzato da CHARIS. Vi incoraggio a continuare a camminare su questa strada di comunione e a fare tesoro delle indicazioni che vi ho lasciato”.

Svimez: nel Mezzogiorno buona economia ma natalità in diminuzione

Nelle settimane scorse è stato presentato il rapporto Svimez, in cui è stato sottolineato una crescita del PIL italiano del +1,1% nel 2023, con una crescita nel Mezzogiorno (+0,9%) di soli tre decimi di punto percentuale in meno rispetto al Centro-Nord (+1,2%), per cui l’economia del Mezzogiorno è cresciuta del 10,7%, più che compensando la perdita del 2020 (–8,5%). Nel Centro-Nord, la crescita è stata leggermente superiore (+11%), ma ha fatto seguito a una maggiore flessione nel 2020 (–9,1%).

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