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Giubileo dello Sport: atleti della speranza

“Nel programmare questo Giubileo dello Sport, il Dicastero per la Cultura e l’Educazione, l’organismo responsabile del rapporto tra la Chiesa e il mondo dello sport, ha deciso di elaborare un programma poliedrico, che unisse i diversi attori e realtà della pratica e della pastorale sportive. Più che un programma di gare, il Dicastero ha voluto collegare lo sport alla sua essenza, cioè ascoltarlo come quello che è: una grande esperienza umana di ricerca di senso, di maturazione positiva della importanza del collettivo e della comunità. L’esperienza sportiva, infatti, chiede oggi da essere prospettata come una ricca e decisiva azione culturale, perché, di fatto, lo è profondamente”: con queste parole iniziali il card. José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede, ha presentato il Giubileo dello Sport che si svolgerà in questo fine settimana.

Ed ha ricordato il Giro d’Italia di passaggio nelle strade della Santa Sede: “Serve a molto ricordare che lo sport è oggi una dell’esperienze culturali più estese e determinanti in termine della trasmissione dei valori. Durante lo storico passaggio del Giro d’Italia in Vaticano il 1° giugno, promosso da questo Dicastero per la Cultura e l’Educazione e dal Governatorato della Città del Vaticano, Papa Leone ha detto ai ciclisti: ‘Siete modelli per i giovani di tutto il mondo’. Questa frase mette bene in luce la alta responsabilità che lo sport rappresenta per la società”.

Ed ha auspicato che gli sportivi possano essere ‘missionari’ della speranza: “Auspichiamo che questo Giubileo dello Sport possa risvegliare negli atleti e nell’ampio pubblico interessato questa consapevolezza: che anche loro sono missionari della speranza. Parlare dello sport non è solo parlare di sport: è sempre parlare dell’umano, delle sue ragioni di vita, delle sue gioie, dei suoi desideri di trascendenza e d’infinito. Vale la penna ascoltare con attenzione il mondo dello sport”.

Molto intense saranno le giornate: “Così, sabato mattina, dopo che avremo ascoltato insieme la catechesi di papa Leone XIV nell’udienza giubilare, dove si aspetta un riferimento preciso al giubileo dello sport, organizzeremo il convegno internazionale ‘Lo slancio della speranza’, che si propone di riflettere sul valore umano, pedagogico e spirituale dello sport. Seguendo la metodologia della reciproca condivisione, ci propone di ascoltare le voci di chi è impegnato in prima persona nella pratica sportiva e di chi lavora nella pastorale dello sport. L’obiettivo è quello di discernere le strade che vanno percorse per affermare sempre di più lo sport come segno condiviso di speranza per tutti”.

Seguirà la premiazione dei vincitori del concorso fotografico ‘Sport in Motion’, promosso dal Dicastero: “In altre parole, abbiamo voluto rileggere lo sport attraverso gli occhi dei giovani, perché loro sono privilegiati ricercatori e portatori di uno “sguardo di speranza”. In questo senso, vorrei ricordare le cinque categorie del concorso: Sport e famiglia; Sport e disabilità; Sport e politica; Sport ed ecologia; Sport e speranza”.

Mentre l’atleta paralimpico, Amelio Castro Grueso, ha raccontato la propria partecipazione alle Paaralimpiadi di Parigi 2024 con la nazionale dei rifugiati: “Un anno fa, a Parigi, ho tirato di scherma con i più forti al mondo. Sono stato ammesso ai Giochi proprio all’ultimo momento. Ho perso e ho vinto. Sempre “per poco”. Mi sono mancate qualche stoccata e soprattutto tanta esperienza. A sostenermi a Parigi era con me, nello stile del volontario, Daniele Pantoni, tecnico della nazionale italiana (alle Olimpiadi ha vinto la medaglia d’oro con due schermitrici da lui allenate) che mi è accanto come un secondo padre da quando l’ho conosciuto, nel 2018 a Calì, in una competizione internazionale. Mi sono avvicinato ed è scoccata l’amicizia.

Nella squadra paralimpica dei rifugiati mi sento, umilmente, una piccola voce di coloro che non hanno voce, attraverso l’esperienza sportiva. A Parigi non ho vinto la medaglia. Ma ci ho creduto e ho imparato anche a godermi la sconfitta come momento fondamentale di crescita dopo che hai dato tutto te stesso. Con questo atteggiamento spero di vincere alle Paralimpiadi di Los Angeles nel 2028”.

Ed ha svelato il suo sogno: “Semplice: fare la volontà di Dio, essere suo strumento per testimoniare il suo amore alle persone che incontro in particolare nella realtà dello sport. So di non essere mai stato solo nella mia vita. E so che non sarò mai solo, perché Dio è accanto a me. Mi dicono che sono un po’ ‘loco’ perché sorrido sempre, nonostante le mie vicissitudini. Ma come si fa a non sorridere quando tocchi con mano che il Signore mai ti abbandona? Con la grazia e l’amore di Dio non mi lascerò mai rubare la speranza”.

Infine Giampaolo Mattei, presidente di Athletica Vaticana, ha sottolineato che il giubileo dello sport sarà un’esperienza cristiana, che avrà il suo momento più ‘bello’ nel passaggio della Porta santa: “Su queste linee vivrà il Giubileo dello Sport che non è un evento agonistico, un campionato, un torneo. E’ un’esperienza cristiana che gli sportivi (professionisti e amatori di ogni età, con dirigenti, allenatori, organizzatori, appassionati e i loro familiari) vivranno insieme. Come un’unica grande squadra, tutti con la stessa dignità senza guardare al medagliere. Un’esperienza di conversione che potrà consentire al mondo dello sport di prendere più consapevolezza del proprio ruolo, anche sulle questioni centrali di carattere inclusivo e sociale e della pace”.

Ed avverrà anche la consegna della ‘Croce degli sportivi’: “In questo contesto, una rappresentanza della Conferenza episcopale francese consegnerà ad Athletica Vaticana (l’Associazione polisportiva ufficiale della Santa Sede) la ‘Croce degli sportivi’, riferimento spirituale per le Olimpiadi e Paralimpiadi parigine del 2024 nella Cappella degli atleti nella chiesa della Maddalena. A questo passaggio sarà presente Thomas Bach, presidente del Comitato olimpico internazionale.

La stessa Croce è stata collocata nella Cappella per gli sportivi ai Giochi di Londra nel 2012 e Rio de Janeiro nel 2016. Benedetta da papa Francesco in occasione della Giornata mondiale della Gioventù di Rio de Janeiro nel 2013, è stata portata anche alla Gmg di Lisbona nel 2023”.

(Foto: Media Vaticani)

Papa Leone XIV ai rappresentanti pontifici: difendete gli ‘ultimi’

“Prima di condividere le parole preparate, vorrei solo dire a Sua Eminenza e a tutti voi che quello che il cardinale ha riferito l’ho detto non per suggerimento di qualcuno, ma perché lo credo profondamente: il vostro ruolo, il vostro ministero è insostituibile. Tante cose non potrebbero darsi nella Chiesa se non fosse per il sacrificio, il lavoro e tutto quello che fate, così da permettere che una dimensione tanto importante della grande missione della Chiesa vada avanti, e precisamente in quel caso di cui parlavo, cioè della selezione di candidati per l’episcopato”: oggi con queste parole papa Leone XIV ha ricevuto i rappresentanti pontifici in Vaticano per il giubileo della Santa Sede, ricordando la missione di essere ‘lo sguardo di Pietro’.

Infatti dopo la celebrazione eucaristica papa Leone XIV ha ricevuto coloro che rappresentano la Chiesa nel mondo: “Voi siete, già con le vostre persone, un’immagine della Chiesa cattolica, perché non esiste in nessun Paese del mondo un Corpo diplomatico così universale come il nostro! Però, nello stesso tempo, credo si possa dire altrettanto che nessun Paese del mondo ha un Corpo diplomatico così unito come voi siete uniti: perché la vostra, la nostra comunione non è solo funzionale, né solo ideale, ma siamo uniti in Cristo e siamo uniti nella Chiesa”.

Ed ha riflettuto sul valore della diplomazia della Santa Sede: “E’ interessante riflettere su questo fatto: che la diplomazia della Santa Sede costituisce nel suo stesso personale un modello (non certo perfetto, ma molto significativo) del messaggio che propone, quello cioè della fraternità umana e della pace tra tutti i popoli”.

Quindi, ripetendo le parole dette qualche giorno fa alla segreteria vaticana, il papa ha sottolineato la sua gratitudine al Corpo Diplomatico: “Sì, e questo vale in modo particolare proprio per voi. Perché, quando mi viene presentata una situazione che riguarda (ad esempio) la Chiesa in un determinato Paese, posso contare sulla documentazione, sulle riflessioni, sulle sintesi preparate da voi e dai vostri collaboratori. La rete delle Rappresentanze Pontificie è sempre attiva e operativa. Questo è per me motivo di grande apprezzamento e gratitudine”.

Attraverso questa ‘rete’ il papa è reso partecipe delle vita che si svolge negli Stati: “Lo dico pensando certamente alla dedizione e all’organizzazione, ma ancora di più alle motivazioni che vi guidano, allo stile pastorale che dovrebbe caratterizzarci, allo spirito di fede che ci anima. Grazie a queste qualità, potrò anch’io sperimentare ciò che scriveva san Paolo VI, cioè che mediante i suoi Rappresentanti, che risiedono presso le varie Nazioni, il Papa si rende partecipe della vita stessa dei suoi figli e, quasi inserendosi in essa, viene a conoscere, in modo più spedito e sicuro, le loro necessità e insieme le aspirazioni”.

Riprendendo le letture odierne il papa si è soffermato sulla guarigione dello storpio, raccontato negli Atti degli Apostoli: “All’inizio degli Atti degli Apostoli, il racconto della guarigione dello storpio descrive bene il ministero di Pietro. Siamo all’alba dell’esperienza cristiana e la prima comunità, radunata attorno agli Apostoli, sa di poter contare su un’unica realtà: Gesù, risorto e vivo. Un uomo storpio siede a chiedere l’elemosina alla porta del Tempio”.

A questo oggi è chiamata la Chiesa: “Sembra l’immagine di un’umanità che ha perso la speranza ed è rassegnata. Ancora oggi la Chiesa incontra spesso uomini e donne che non hanno più gioie, che la società ha messo ai margini, o che la vita ha costretto in un certo senso ad elemosinare l’esistenza. Così riferisce questa pagina degli Atti: Allora Pietro fissò lo sguardo su di lui insieme a Giovanni e disse: ‘Guarda verso di noi’. Ed egli si volse verso di loro aspettandosi di ricevere qualche cosa”.

Quindi la missione della Chiesa consiste in uno sguardo: “Fa pensare la richiesta che Pietro fa a quest’uomo: ‘Guarda verso di noi!’ Guardarsi negli occhi significa costruire una relazione. Il ministero di Pietro è creare relazioni, ponti; e un Rappresentante del Papa è anzitutto a servizio di questo invito, di questo guardare negli occhi. Siate sempre lo sguardo di Pietro! Siate uomini capaci di costruire relazioni lì dove si fa più fatica. Ma nel fare questo conservate la stessa umiltà e lo stesso realismo di Pietro, che sa benissimo di non avere la soluzione a tutto”.

Questa è una testimonianza di carità: “Dare Cristo significa dare amore, dare testimonianza di quella carità che è pronta a tutto. Conto su di voi affinché nei Paesi dove vivete tutti sappiano che la Chiesa è sempre pronta a tutto per amore, che è sempre dalla parte degli ultimi, dei poveri, e che sempre difenderà il sacrosanto diritto a credere in Dio, a credere che questa vita non è in balia dei poteri di questo mondo, ma è attraversata da un senso misterioso. Solo l’amore è degno di fede, di fronte al dolore degli innocenti, dei crocifissi di oggi, che molti di voi conoscono personalmente perché servite popoli vittime di guerre, di violenze, di ingiustizie, o anche di quel falso benessere che illude e delude”.

E’ stato un invito a sentirsi uniti al papa: “Cari fratelli, vi consoli sempre il fatto che il vostro servizio è sub umbra Petri, come troverete inciso sull’anello che riceverete quale mio dono. Sentitevi sempre legati a Pietro, custoditi da Pietro, inviati da Pietro. Solo nell’obbedienza e nella comunione effettiva con il Papa il vostro ministero potrà essere efficace per l’edificazione della Chiesa, in comunione con i Vescovi locali”.

La benedizione apre alla santità: “Abbiate sempre uno sguardo benedicente, perché il ministero di Pietro è benedire, cioè saper vedere sempre il bene, anche quello nascosto, quello che è in minoranza. Sentitevi missionari, inviati dal Papa per essere strumenti di comunione, di unità, al servizio della dignità della persona umana, promuovendo ovunque relazioni sincere e costruttive con le autorità con le quali sarete chiamati a cooperare. La vostra competenza sia sempre illuminata dalla ferma decisione per la santità. Ci sono di esempio i santi che sono stati nel servizio diplomatico della Santa Sede, come san Giovanni XXIII e san Paolo VI”.

Nel saluto iniziale il segretario di Stato della Santa Sede, card. Pietro Parolin, ha ringraziato papa Leone XIV per aver voluto confermare l’incontro con i nunzi, già fissato da papa Francesco, e di averne dato una scadenza triennale.

(Foto: Santa Sede)

Mario Primicerio: un operatore di pace

“La Pira intuì che, contrariamente a quanto affermava la stampa occidentale, le autorità del Vietnam del Nord si sarebbero smarcate volentieri dall’abbraccio amico, ma soffocante, di Cina e Urss. Bisognava parlare direttamente con Ho Chi Minh, senza passare per Mosca o Pechino”: così raccontava alcuni anni fa Mario Primicerio, deceduto a fine maggio, che aveva accompagnato nel 1965 l’allora sindaco di Firenze, Giorgio La Pira, nel Vietnam per trovare un accordo di pace tra il Vietnam del Nord ed il Vietnam del Sud.

Nel suo diario di memorie l’ex allievo  del sindaco La Pira aveva sottolineato che la pace tra i due Stati del Sud est asiatico fu raggiunta nel 1973 con gli accordi di Parigi, che avevano ripreso i punti concordati con Giorgio La Pira nel viaggio del 1965: “L’accordo di pace, firmato a Parigi il 27 gennaio 1973, tra Usa, Viet Nam del Nord, Viet Nam del Sud e Repubblica del Sud Viet Nam si basò sugli stessi punti che La Pira aveva concordato con Ho Chi Minh, ad Hanoi, l’11 novembre del 1965: fine dei bombardamenti, applicazione degli accordi di Ginevra 1954 e riconoscimento dell’Fln. La missione che il Professore aveva intrapreso era stata difficile e delicata. Ma non era nata per caso. Era il frutto di quindici anni di rapporti intessuti con tutto il mondo per abbattere muri e costruire ponti. Nel dicembre del 1963, a Mosca,

La Pira era stato uno dei relatori principali dell’ottava Tavola rotonda Est-Ovest e aveva ispirato il documento finale su pace e disarmo. Nella sessione successiva, che si tenne a Firenze nel luglio 1964, era nata l’idea di dar vita ad un centro studi sulla pace e il disarmo (Organisation for World Political Studies) di cui La Pira doveva essere presidente.

Tra i primi obiettivi la riorganizzazione dell’Onu e la situazione vietnamita. Quando nel febbraio 1965 iniziarono i bombardamenti Usa sul Viet Nam, La Pira decise di convocare un Simposio che si tenne dal 24 al 28 aprile al Forte Belvedere. Da quell’incontro internazionale, che sviscerò tutti gli aspetti del conflitto, scaturì anche un appello ai capi di stato e di governo dei Paesi coinvolti”.

Ricordiamo Mario Primicerio, allievo di Giorgio La Pira e sindaco di Firenze dal 1995 al 1999, deceduto a fine maggio, con un brano tratto dal libro ‘Con La Pira in Viet Nam’: la proposta avanzata (un ritiro graduale delle truppe americane e la possibilità per il popolo vietnamita di scegliere autonomamente il proprio destino istituzionale) fu accolta con interesse da Hanoi, ma ostacolata dalle tensioni geopolitiche e da indiscrezioni premature sulla stampa.

E la visione di pace del prof. Primicerio è stata ricordata da un messaggio della Cei, letto dall’arcivescovo di Firenze, mons. Gherardo Gambelli, durante i funerali, ricordando il suo impegno per la pace: “Abbiamo avuto modo di apprezzare da vicino la sua passione e la sua carica profetica, imparate alla scuola di La Pira, in occasione dell’Incontro ‘Mediterraneo Frontiera di Pace’ tenuto a Firenze nel 2022, a cui ha dato un importante contributo in termini di pensiero e di organizzazione…

Questa convinzione del Professore non era illusione, ma lascito per ciascuno di noi. Di questo ne siamo certi. Il suo sogno, e ancora prima il sogno di La Pira, per un Mediterraneo di pace ci impegna all’azione, a non arrenderci davanti alle logiche conflittuali che portano distruzione e morte. Il cristiano è un artigiano di pace, che dal suo cuore trae la forza di una pace disarmata e disarmante. E questo lui lo sapeva benissimo, vivendolo e testimoniandolo”.

Anche la Fondazione ‘Giorgio La Pira’ ha ricordato Mario Primicerio: “Ci lascia un amico vero, una guida, un operatore di pace. Stretto collaboratore di Giorgio La Pira fin dagli anni della gioventù, matematico insigne, sindaco di Firenze dal 1995 al 1999, ha contribuito a far crescere la città nella sua dimensione inclusiva e solidale, valorizzandone la bellezza; per molti anni, dal 1998 al 2022, è stato presidente prezioso e stimatissimo della ‘Fondazione La Pira’. Ci lascia in eredità l’esempio della sua grande capacità di unire in ogni occasione i ‘contendenti’, di oltrepassare i muri posti dalle diversità e dai conflitti, la lucidità del suo pensiero sui temi della giustizia e della pace”.

(Foto: Fondazione La Pira)

Papa Leone XIV ai movimenti: l’apostolato è incoraggiato dal Concilio Vaticano II

Mattina intensa di lavoro per papa Leone XIV che ha ricevuto i partecipanti ai capitoli generali della Società delle Missioni Africane, del Terz’Ordine di san Francesco e dei formatori dei Servi del Paraclito, indicando l’impegno della conversione, l’entusiasmo della missione ed il calore della misericordia come le ‘dimensioni luminose’ della Chiesa: “Preghiamo dunque prima di tutto il Signore per i vostri Istituti e per tutte le persone consacrate, perché ‘avendo di mira unicamente e sopra ogni cosa Dio, uniscano la contemplazione, con cui aderiscono a Dio con la mente e col cuore, e l’ardore apostolico, con cui si sforzano di collaborare all’opera della redenzione’. Voi qui rappresentate tre realtà carismatiche nate in momenti diversi della storia della Chiesa, in risposta ad esigenze contingenti di varia natura, ma unite e complementari nella bellezza armonica del Corpo mistico di Cristo”.

Ed ha passato in rassegna la ‘vita’ dei tre Ordini: “La fondazione più antica, tra quelle qui presenti, è quella del Terzo Ordine Regolare di San Francesco, i cui inizi risalgono allo stesso Santo di Assisi, salva poi l’elevazione a Ordine avvenuta in seguito ad opera di Papa Niccolò V. I temi che affrontate nel 113° Capitolo Generale (vita comune, formazione e vocazioni) riguardano un po’ tutta la grande Famiglia di Dio. E’ però importante che, come dice il titolo che avete dato ai vostri lavori, voi li affrontiate alla luce del vostro carisma ‘penitenziale’. Questo infatti ci ricorda che, secondo le parole stesse di San Francesco, solo attraverso un costante cammino di conversione possiamo offrire ai fratelli ‘le fragranti parole del Signore nostro Gesù Cristo’, come scriveva nella Prima lettera ai fedeli”.

Poi agli aderenti alla Società delle Missioni Africane ha sottolineato la bellezza della missione: “Di datazione più recente è la Società delle Missioni Africane, fondata l’8 dicembre 1856 dal Venerabile Vescovo Melchior de Marion Brésillac, segno di quella missionarietà che è al cuore stesso della vita della Chiesa. La storia del vostro Istituto, cari fratelli, ben testimonia questa verità: la fedeltà alla missione, infatti, facendovi superare nel tempo mille difficoltà interne ed esterne alle vostre comunità, vi ha permesso di crescere, traendo anzi dalle avversità occasione e ispirazione per partire verso nuovi orizzonti apostolici in Africa e poi in altre parti del mondo”.

Ed ha ricordato l’esortazione del loro fondatore: “E’ bellissima, in proposito, l’esortazione lasciatavi dal Fondatore a mantenervi fedeli, nell’annuncio, alla semplicità della predicazione apostolica e, al tempo stesso, sempre pronti ad abbracciare la ‘follia della Croce’: semplici e tranquilli, anche di fronte alle incomprensioni e alle derisioni del mondo. Liberi da qualsiasi condizionamento perché ‘ripieni’ di Cristo, e capaci di portare i fratelli all’incontro con Lui perché animati da un’unica aspirazione: annunciare a tutto il mondo il suo Vangelo. Che grande segno per tutta la Chiesa e per tutto il mondo!”

Infine agli aderenti dell’associazione ‘Servi del Paraclito’ ha sottolineato il compito affidato dal fondatore per la ‘cura’ dei sacerdoti in difficoltà: “Anche la vostra presenza ci ricorda una cosa importante: e cioè che tutti noi, pur chiamati ad essere per i fratelli e le sorelle ministri di Cristo, medico delle anime, siamo prima di tutto a nostra volta malati bisognosi di guarigione”.

Infine ecco le dimensioni a cui le associazioni sono chiamate: “Carissimi, grazie per la vostra visita, che oggi in questa sala ci mostra la Chiesa in tre dimensioni luminose della sua bellezza: l’impegno della conversione, l’entusiasmo della missione e il calore della misericordia. Grazie per il tanto lavoro che fate, in tutto il mondo. Vi benedico e prego per voi, in questa novena della Pentecoste, perché possiate essere sempre più strumenti docili dello Spirito Santo secondo i progetti di Dio”.

Mentre ai moderatori, responsabili internazionali e delegati delle aggregazioni ecclesiali il papa ha sottolineato che queste realtà ‘hanno un ruolo fondamentale per l’evangelizzazione’, esortandoli a ‘collaborare’ con il papa: “Perciò desidero anzitutto ringraziarvi per il servizio di guida e di animazione che svolgete. Sostenere e incoraggiare i fratelli nel cammino cristiano comporta responsabilità, impegno, spesso anche difficoltà e incomprensioni, ma è un compito indispensabile e di grande valore. La Chiesa vi è grata per tutto il bene che fate”.

Ha quindi ricordato la loro importanza per la Chiesa: “Le realtà aggregative a cui appartenete sono molto diverse tra loro, per natura e per storia, e tutte sono importanti per la Chiesa. Alcune sono nate per condividere uno scopo apostolico, caritativo, di culto, o per sostenere la testimonianza cristiana in ambienti sociali specifici. Altre, invece, hanno preso origine da una ispirazione carismatica, un carisma iniziale che ha dato vita a un movimento, a una nuova forma di spiritualità e di evangelizzazione”.

Tale ‘apostolato’ è stato sollecitato dal Concilio Vaticano II: “L’apostolato associato dei fedeli è stato vivamente incoraggiato dal Concilio Vaticano II, in particolare con il Decreto sull’apostolato dei laici, dove, tra l’altro, si afferma che esso ‘è di grande importanza anche perché sia nelle comunità ecclesiali, sia nei vari ambienti, spesso richiede di essere esercitato con azione comune. Infatti le associazioni erette per un’attività apostolica in comune sono di sostegno ai propri membri e li formano all’apostolato, ordinano e guidano la loro azione apostolica, così che possono sperarsi frutti molto più abbondanti che non se i singoli operassero separatamente’…

Dunque, tutto nella Chiesa si comprende in riferimento alla grazia: l’istituzione esiste perché sia sempre offerta la grazia, i carismi sono suscitati perché questa grazia sia accolta e porti frutto. Senza i carismi, c’è il rischio che la grazia di Cristo, offerta in abbondanza, non trovi il terreno buono per riceverla! Ecco perché Dio suscita i carismi, perché questi risveglino nei cuori il desiderio dell’incontro con Cristo, la sete della vita divina che Lui ci offre, in una parola, la grazia!”

E’ stato un invito ad essere ‘lievito’ nell’unità, come scriveva san Paolino di Nola a sant’Agostino: “Tutti voi fate continuamente l’esperienza della comunione spirituale che vi lega. È la comunione che lo Spirito Santo crea nella Chiesa. E’ un’unità che ha il suo fondamento in Cristo: Lui ci attrae, ci attrae a sé e così ci unisce anche fra noi…

Questa unità, che voi vivete nei gruppi e nelle comunità, estendetela ovunque: nella comunione con i Pastori della Chiesa, nella vicinanza con le altre realtà ecclesiali, facendovi prossimi alle persone che incontrate, in modo che i vostri carismi rimangano sempre a servizio dell’unità della Chiesa e siano essi stessi ‘lievito di unità, di comunione e di fraternità’ nel mondo così lacerato dalla discordia e dalla violenza”.

Eppoi ha sottolineato l’importanza della missione: “La missione ha segnato la mia esperienza pastorale e ha plasmato la mia vita spirituale. Anche voi avete sperimentato questo cammino. Dall’incontro con il Signore, dalla nuova vita che ha invaso il vostro cuore, è nato il desiderio di farlo conoscere ad altri. Ed avete coinvolto tante persone, dedicato molto tempo, entusiasmo, energie per far conoscere il Vangelo nei posti più lontani, negli ambienti più difficili, sopportando difficoltà e fallimenti. Tenete sempre vivo tra voi questo slancio missionario: i movimenti anche oggi hanno un ruolo fondamentale per l’evangelizzazione”.

Ed ha invitato ad essere evangelizzatori: “Tra voi ci sono persone generose, ben formate, con esperienza “sul campo”. Si tratta di un patrimonio da far fruttificare, rimanendo in ascolto della realtà odierna con le sue nuove sfide. Mettete i vostri talenti a servizio della missione, sia nei luoghi di prima evangelizzazione sia nelle parrocchie e nelle strutture ecclesiali locali, per raggiungere tanti che sono lontani e, a volte senza saperlo, attendono la Parola di vita”.

Quindi il carisma deve attrarre a Cristo: “Tenete sempre al centro il Signore Gesù! Questo è l’essenziale, e i carismi stessi servono a questo. Il carisma è funzionale all’incontro con Cristo, alla crescita e alla maturazione umana e spirituale delle persone, all’edificazione della Chiesa. In questo senso, tutti siamo chiamati a imitare Cristo, che spogliò sé stesso per arricchire noi. Così, chiunque persegue con altri una finalità apostolica o chiunque è portatore di un carisma è chiamato ad arricchire gli altri, spogliandosi di sé. E questo è fonte di libertà e di grande gioia”.

(Foto: Santa Sede)

Il papa sottolinea il prezioso lavoro della Segreteria di Stato

“Sono molto lieto di trovarmi con voi, che offrite un prezioso servizio alla vita della Chiesa aiutandomi a portare avanti la missione che mi è stata affidata. Infatti, come afferma la Praedicate Evangelium, la Segreteria di Stato, in quanto Segreteria papale retta dal Segretario di Stato, coadiuva da vicino il Romano Pontefice nell’esercizio della sua suprema missione. Mi consola sapere di non essere solo e di poter condividere la responsabilità del mio universale ministero insieme a voi”: con queste parole oggi papa Leone XIV ha ricevuto i membri della Segreteria di Stato al completo.

Ed ha sottolineato, a braccio, che senza l’aiuto della Segreteria di Stato il papa non può gestire la complessa situazione: “Non è nel testo, però dico molto sinceramente che in queste poche settimane, ancora non siamo a un mese del mio servizio in questo ministero petrino, è evidente che il Papa da solo non può andare avanti e che ci vuole, è molto necessario, poter contare sulla collaborazione di tanti nella Santa Sede, ma in una maniera speciale su tutti voi della Segreteria di Stato. Vi ringrazio di cuore!”

Ed ha ricordato la storia della Segreteria di stato: “La storia di questa Istituzione risale, come sappiamo, alla fine del XV secolo. Col tempo, essa è andata assumendo un volto sempre più universale e si è notevolmente ampliata, con progressione crescente, acquisendo ulteriori mansioni, a motivo delle nuove esigenze sia nell’ambito ecclesiale sia nelle relazioni con gli Stati e le Organizzazioni internazionali. Attualmente quasi la metà di voi sono fedeli laici. E le donne, laiche e religiose, sono più di cinquanta”.

Questa struttura complessa raffigura la Chiesa: “Questo sviluppo ha fatto sì che la Segreteria di Stato oggi rifletta in sé stessa il volto della Chiesa. Si tratta di una grande comunità che lavora accanto al Papa: insieme condividiamo le domande, le difficoltà, le sfide e le speranze del Popolo di Dio presente nel mondo intero. Lo facciamo esprimendo sempre due dimensioni essenziali: l’incarnazione e la cattolicità”.

Quindi una Chiesa incarnata nella storia: “Siamo incarnati nel tempo e nella storia, perché se Dio ha scelto la via dell’umano e le lingue degli uomini, anche la Chiesa è chiamata a seguire questa strada, in modo che la gioia del Vangelo possa raggiungere tutti ed essere mediata nelle culture e nei linguaggi attuali. E, nello stesso tempo, cerchiamo di mantenere sempre uno sguardo cattolico, universale, che ci permette di valorizzare le diverse culture e sensibilità. Così possiamo essere centro propulsore che si impegna a tessere la comunione tra la Chiesa di Roma e le Chiese locali, nonché le relazioni di amicizia nella comunità internazionale”.

Un’incarnazione che ha bisogno di concretezza: “Negli ultimi decenni, queste due dimensioni (essere incarnati nel tempo e avere uno sguardo universale) sono diventate sempre più costitutive del lavoro curiale. Su questa strada siamo stati indirizzati dalla riforma della Curia Romana portata avanti da San Paolo VI il quale, ispirandosi alla visione del Concilio Vaticano II, ha sentito fortemente l’urgenza che la Chiesa sia attenta alle sfide della storia, considerando ‘la rapidità della vita d’oggi’ e ‘le mutate condizioni dei nostri tempi’. Al contempo, egli ha ribadito la necessità di un servizio che esprima la cattolicità della Chiesa, e a tal fine ha disposto che ‘coloro che sono presenti nella Sede Apostolica per governarla, siano chiamati da tutte le parti del mondo’.

L’incarnazione, quindi, ci rimanda alla concretezza della realtà e ai temi specifici e particolari, trattati dai diversi organi della Curia; mentre l’universalità, richiamando il mistero dell’unità multiforme della Chiesa, chiede poi un lavoro di sintesi che possa aiutare l’azione del Papa. E l’anello di congiunzione e di sintesi è proprio la Segreteria di Stato. Infatti, Paolo VI (espertissimo della Curia Romana) ha voluto dare a tale Ufficio un nuovo assetto, di fatto costituendolo come punto di raccordo e, quindi, stabilendolo nel suo ruolo fondamentale di coordinamento degli altri Dicasteri e delle Istituzioni della Sede Apostolica”.

Anche la Costituzione Apostolica ‘Praedicate Evangelium’ sottolinea l’importanza del coordinamento: “Questo ruolo di coordinamento della Segreteria di Stato viene ripreso nella recente Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium, tra i molteplici compiti affidati alla Sezione per gli Affari Generali, sotto la direzione del Sostituto con l’aiuto dell’Assessore. Accanto alla Sezione per gli Affari Generali, la medesima Costituzione identifica la Sezione per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, guidata dal Segretario con l’aiuto dei due Sotto-segretari, cui spetta la cura dei rapporti diplomatici e politici della Sede Apostolica con gli Stati e con gli altri soggetti di diritto internazionale in questo delicato tornante della storia. La Sezione per il personale di ruolo diplomatico, con il suo Segretario e il Sotto-segretario, lavora invece alla cura delle Rappresentanze Pontificie e dei Membri del Corpo Diplomatico qui a Roma e nel mondo”.

Infine un invito a non essere antagonisti: “So che questi compiti sono molto impegnativi e, talvolta, possono non essere ben compresi. Perciò desidero esprimervi la mia vicinanza e, soprattutto, la mia viva gratitudine. Grazie per le competenze che mettete a disposizione della Chiesa, per il vostro lavoro quasi sempre nascosto e per lo spirito evangelico che lo ispira. E permettetemi, proprio a motivo di questa mia riconoscenza, di rivolgervi un’esortazione rifacendomi ancora a san Paolo VI: questo luogo non sia inquinato da ambizioni o antagonismi; siate, invece, una vera comunità di fede e di carità, ‘di fratelli e di figli del Papa’, che si spendono generosamente per il bene della Chiesa”.

E sempre in mattinata il papa ha ricevuto i membri della Commissione ‘Tutela minori’, che è stata occasione per continuare il cammino intrapreso ‘con umiltà e speranza’, secondo la missione che papa Francesco aveva affidato alla Commissione istituendola nel 2014, nell’intento di sviluppare e promuovere “standard di salvaguardia universali e accompagnare la Chiesa nella costruzione di una cultura di responsabilità, giustizia e compassione”.

Nel comunicato si fa riferimento a quanto fatto negli ultimi due anni, intraprendendo ‘un processo di ampia portata per sviluppare una serie di linee guida universali’ per la salvaguardia delle persone, “in stretta consultazione con i leader della Chiesa, i professionisti della salvaguardia, i sopravvissuti agli abusi e gli operatori pastorali di tutto il mondo”. Uno sforzo ‘sinodale’, che ha portato ad una bozza di quadro, testata e perfezionata attraverso programmi pilota a Tonga, in Polonia, Zimbabwe e Costa Rica che hanno dato alla Commissione preziose indicazioni sulle dimensioni pratiche, culturali e teologiche della tutela.

Linee guida “profondamente teologiche, radicate nelle Scritture, nell’insegnamento sociale cattolico e nel magistero dei papi Benedetto XVI, Francesco e Leone XIV” perché generino una vera conversione del cuore e perché la salvaguardia diventi “non solo un requisito, ma un riflesso della chiamata del Vangelo a proteggere gli ultimi tra noi”.

Inoltre il papa è stato aggiornato anche sui progressi dell’iniziativa ‘Memorare’, il cui nome è ispirato ad un’antica preghiera alla Beata Vergine Maria, si tratta di un programma di sviluppo progettato per sostenere le chiese locali, in particolare nel Sud del mondo, nei loro sforzi per proteggere i minori e curare le vittime di abusi. Offre una risposta pratica e pastorale all’appello di papa Francesco affinché ogni Chiesa particolare diventi ‘il luogo più sicuro di tutti’.

(Foto: Santa Sede)

A Padova la tredicina di sant’Antonio

Dal primo giugno è iniziata la Tredicina in preparazione per la festa di sant’ Antonio da Padova ed il Santuario si arricchisce di eventi come il pellegrinaggio della Comunità filippina del Triveneto, che da alcuni anni si danno appuntamento in basilica per salutare frate Antonio, il santo più amato e venerato nel loro Paese. Sono diverse centinaia oggi i filippini presenti, giunti da tutto il Nord Italia, alcuni arrivati appositamente da Londra, per unirsi ai connazionali nella festa.

Ed in vista della solennità di sant’Antonio, i frati della basilica del santo di Padova hanno realizzato una speciale iniziativa digitale per accompagnare spiritualmente i devoti nei 13 giorni che precedono la festa del 13 giugno attraverso la serie ‘Antonio – Parole d’Amore, Parole di Speranza’, composta da tredici video della durata di circa 5 minuti ciascuno, che offrono un originale e profondo percorso di riflessione.

I video, concepiti come una sorta di ‘cammino antoniano’, presentano sant’Antonio a Padova durante gli ultimi mesi della sua vita terrena. In ciascun episodio, il Santo vive o ricorda momenti significativi del suo ministero, sia in città che nei luoghi attraversati durante le sue missioni. Da queste esperienze, Antonio trae spunti di riflessione che confluiranno nei 13 sermoni che sta scrivendo e che fanno parte della sua grande opera teologica e spirituale.

Infatti ‘speranza’ è la parola chiave di questo ‘Giugno Antoniano’, intitolato ‘Pellegrini di speranza con sant’Antonio’, con molti eventi culturali che declinano questo termine in maniera originale: al tema del cammino e dei cammini è stata dedicata la serata ‘Storia e storie di pellegrini lungo il Cammino di sant’Antonio’ con riflessioni e testimonianze sul pellegrinaggio e sul Cammino di Sant’Antonio con padre Luciano Bertazzo del Centro Studi Antoniani e Alberto Friso, che è anche project event manager del progetto Antonio800.

Mentre a mons. Giovanni Nervo, fondatore e primo presidente di Caritas Italiana, è dedicato il convegno ‘Carità e giustizia: le beatitudini quotidiane di mons. Giovanni Nervo’ di giovedì 5 giugno in Sala Studio Teologico al Santo. L’incontro è promosso dalla diocesi di Padova nell’ambito dell’avvio del processo di beatificazione del sacerdote e profeta della carità. A dialogare saranno Tiziano Vecchiato, presidente di Fondazione ‘Emanuela Zancan’, sul tema solidarietà e giustizia, e il teologo Andrea Toniolo sulla carità.

Per quanto riguarda il cartellone musicale del GA25, venerdì 6 giugno, nel cortile di Palazzo Moroni si terrà il concerto ‘Rosso di sera – La voce del Creato’ con voci soliste, piano, recitazione in occasione degli 800 anni del Cantico delle Creature di san Francesco con il soprano Silvia Rampazzo ed il tenore Cristian Lanza; al pianoforte Antonio Camponogara, con il contributo di Fineco Banca.

Infine, in occasione del Giubileo della Speranza in Basilica è a disposizione dei pellegrini un percorso giubilare in 10 tappe: Arca del Santo; Cappella della Madonna Mora; Cappella di san Giuseppe; Cappella delle Reliquie; Memoriale p. Placido Cortese; Cappella delle benedizioni; Penitenzieria; Croce ‘Voca me’ in Chiostro della Magnolia, Cappella del Santissimo, con possibilità di ritirare il ricordo del proprio Pellegrinaggio di Speranza al Santo in sala accoglienza del Messaggero di sant’Antonio. Il cartellone completo con tutti gli eventi culturali e le celebrazioni religiose è su www.santantonio.org.

Infine nell’ambito del Giugno Antoniano, ‘Antonio800’ ha presentato numeri, date, luoghi del cammino giubilare di 1.306 chilometri a staffetta con la reliquia di sant’Antonio dal centro della Francia a Padova, come ha spiegato fra Antonio Ramina, rettore della basilica di sant’Antonio: “Non siamo in grado di dire che sant’Antonio abbia scelto precisamente queste strade per passare dall’Italia alla Francia andata e ritorno, ma di certo la sua presenza è attestata in alcuni dei luoghi che tocchiamo: Brive-la-Gaillarde, Solignac, Limoges. Per il tratto italiano, sappiamo che Antonio fu a Vercelli, Milano, Verona, ovviamente a Padova. Il contesto storico è diventato occasione per lasciarci nuovamente interrogare dalla vita di sant’Antonio, dalla sua passione per Gesù e per l’annuncio della Buona Novella a ogni persona incontrata lungo la via. Ecco in sintesi perché vogliamo tornare sulle strade da lui percorse, affidando a Dio i nostri passi”.

Quindi ‘En Route con sant’Antonio’ è un cammino a staffetta ed un cammino di popolo, secondo la presentazione di fra Roberto Brandinelli, ministro della Provincia Italiana di S. Antonio di Padova: “A staffetta, perché in tanti concorreranno a camminare i 1.306 chilometri del percorso, con una modalità già sperimentata nell’estate 2022, quando avevamo attraversato l’Italia da Capo Milazzo, vicino a Messina, luogo del naufragio di Antonio, fino ad Assisi e quindi a Padova.

Poi è un cammino povero perché pienamente francescano, strutturato intorno a pochi elementi fondamentali: i passi lieti dei pellegrini, l’accoglienza fiduciosa richiesta bussando alle porte di conventi e parrocchie, il desiderio di pregare insieme e di lasciarsi toccare dalla bellezza dell’annuncio cristiano testimoniato da Antonio. Peraltro, una sua reliquia ex ossibus ‘camminerà’ con noi sulle spalle di un frate pellegrino, e sarà consegnata di volta in volta alle comunità cristiane incontrate lungo le 60 tappe fino alla ripartenza del giorno successivo”.

Ascensione di Gesù al cielo 

Con l’Ascensione di Gesù al cielo si conclude il tempo della Pasqua: Gesù esce dallo   spazio terreno ed entra nella pienezza della sua gloria. E’ la festa di Gesù, Figlio di Dio; è la festa dell’umanità tutta perché Gesù, vero Dio e vero uomo, entra nel cielo potando con sè la nostra umanità.  Gioiscono gli Angeli; gioiscono le anime già da 40 giorni liberate dal limbo ed oggi ammesse nel Regno dei cieli; gioisce la Chiesa tutta: Maria, gli apostoli, le pie donne perché da oggi inizia la storia della Chiesa.

Gesù infatti, prima di salire al cielo, dice alla sua Chiesa: “Come il Padre ha mandato me, io mando voi; non mi vedrete più ma sarò sempre accanto a voi”. I discepoli di Gesù, sconosciuti dal mondo, sono chiamati a conquistare la terra per fare dell’umanità la grande famiglia di Dio. A  questi uomini deboli e fragili occorre un’armatura e Gesù promette loro la presenza dello Spirito Santo: ‘Giovanni battezzò con acqua ma voi battezzerete da qui a pochi giorni con lo Spirito Santo’.

L’Ascensione di Gesù al cielo segna il punto di partenza della storia della Chiesa nel mondo: la Chiesa è chiamata a portare avanti la missione affidatale da Gesù: predicare a tutte le genti; essere testimoni credibili davanti a tutti; vivere in gioiosa comunione con i fratelli costituendo il nuovo popolo di Dio. Gesù non lascia gli Apostoli in pianto, nelle lacrime; essi giulivi rientrano a Gerusalemme con grande gioia.  L’Ascensione di Gesù segna il punto di arrivo di Cristo Gesù nella sua gloria; Gesù porta a termine la missione affidatagli dal Padre.

L’Ascensione segna anche il punto di partenza dello Spirito Santo, promesso da Gesù, che il Padre presto invierà sulla terra: il grande dono assicurato da Gesù ai suoi discepoli. L’evento della Ascensione è descritto non come un viaggio verso l’alto bensì come l’azione della potenza di Dio che introduce Gesù nello splendore della sua gloria: ‘seduto alla destra del Padre’.

Con Gesù asceso al cielo, l’uomo entra a pieno titolo, in modo inaudito e nuovo, nell’intimità della vita divina e perciò Gesù dirà ai suoi: ‘Vado a prepararvi un posto’. Il termine ‘cielo’ non indica un luogo sopra le stelle ma qualcosa di più sublime: indica Cristo Gesù che accoglie l’umanità redenta nella gloria perché in Lui, vero Dio e vero uomo, le due nature sono inseparabilmente unite nell’unica Persona divina. Per l’uomo essere con Dio significa essere in cielo, essere in comunione con Lui. Da qui il motivo  per cui gli Apostoli rientrarono in Gerusalemme ‘pieni di gioia’.  

L’Ascensione di Gesù non è stato un distacco ma la piena convinzione che Gesù, crocifisso e risorto, era veramente vivo ed aveva aperto le porte del regno dei cieli.  Elevato in alto, reso invisibile agli occhi dei suoi discepoli, Egli non li aveva abbandonati; messo a morte nel corpo, è risorto e rimane sempre presente come Persona divina nella Chiesa che assicura la salvezza offerta a tutti. 

Con il suo sacrificio in croce ha suggellato la nuova alleanza tra Dio e l’uomo; una alleanza dove tutti gli uomini sono invitati ad entrare con la fede e il Battesimo. Questa ‘alleanza’ non è un semplice segno di amicizia tra Dio e gli uomini ma l’adozione filiale dell’uomo al Padre, che diventa  così anche ‘nostro Padre’.  Gli Apostoli sono i testimoni  non solo della sua passione, morte e risurrezione ma anche dell’Ascensione di Gesù al cielo: Gesù è salito al cielo; rimane così sempre con noi ! Cosa allora bisogna fare ? Ce lo indicano gli Atti degli Apostoli: ‘Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo  Gesù verrà allo stesso modo in cui l’avete  visto andare in cielo’; non state allora a braccia conserte, ma, su, all’opera !

Nasce così la storia millenaria della Chiesa una, santa, cattolica, apostolica. La festa dell’Ascensione di Gesù al cielo è il grazie più sentito a Gesù, che ha aperto a tutti le porte del Regno dei cieli; è un invito a guardare il cielo, che è la nostra vera patria dove Gesù ci ha preceduto con il suo amore; è la patria dove tutti siamo diretti  per dare il via ad una vita nuova. La Santissima Vergine, Madre di Gesù e nostra, ci assista sempre, ci protegga nel nostro cammino per la maggior gloria di Dio.

Papa Leone XIV: il rosario è accompagnamento nella vita

“Cari fratelli e sorelle, con gioia mi unisco a voi in questa Veglia di preghiera a conclusione del Mese di Maggio. E’ un gesto di fede con cui in modo semplice e devoto ci riuniamo sotto il manto materno di Maria. Quest’anno, poi, esso richiama alcuni aspetti importanti del Giubileo che stiamo celebrando: la lode, il cammino, la speranza e, soprattutto, la fede meditata e manifestata coralmente”: stasera a conclusione del mese di maggio papa Leone XIV si è recato al termine della recita del Rosario presso la Grotta di Lourdes nei Giardini Vaticani.

Nel breve discorso papa Leone XIV ha richiamato la meditazione di papa san Giovanni Paolo II sul rosario: “Ed in effetti, meditando i Misteri gaudiosi, durante il cammino percorso, siete entrati e avete sostato, come in pellegrinaggio, in tanti luoghi della vita di Gesù: nella casa di Nazaret contemplando l’Annunciazione, in quella di Zaccaria contemplando la Visitazione, che oggi abbiamo celebrato, nella grotta di Betlemme contemplando il Natale, nel Tempio di Gerusalemme contemplando la presentazione e poi il ritrovamento di Gesù”.

Il rosario è un accompagnamento nella vita quotidiana: “Vi hanno accompagnato, nell’Ave Maria ripetuta con fede, le parole dell’Angelo alla Madre di Dio: ‘Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te’, e quelle di Elisabetta che la accoglie con gioia: ‘Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!’ I vostri passi, così, sono stati scanditi dalla Parola di Dio, che ne ha segnato, con il suo ritmo, il procedere, le soste e le partenze, proprio come per il popolo d’Israele nel deserto, in viaggio verso la Terra promessa”.

Con un richiamo a sant’Agostino il papa ha invitato a lodare Dio con la ‘lingua’ e la vita: “Guardiamo, allora, alla nostra esistenza come a un cammino alla sequela di Gesù, da percorrere, come abbiamo fatto stasera, insieme a Maria. E chiediamo al Signore di saperlo lodare ogni giorno, ‘con la vita e con la lingua, col cuore e con le labbra, con la voce e con la condotta’, evitando le stonature: la lingua intonata con la vita e le labbra con la coscienza”.

In mattinata papa Leone XIV aveva inviato un messaggio alla Conferenza dei vescovi di Francia in occasione del 100^ anniversario della canonizzazione di san Giovanni Eudes, san Giovanni Maria Vianney e santa Teresa del Bambin Gesù: “Elevandoli alla gloria degli altari, il mio predecessore Pio XI desiderava presentarli al Popolo di Dio come maestri da ascoltare, come modelli da imitare e come potenti intercessori da pregare e invocare.

L’ampiezza delle sfide che, un secolo dopo, si presentano alla Chiesa in Francia, e la pertinenza sempre più attuale delle sue tre figure di santità ad affrontarle, mi spingono a invitarvi a dare un rilievo particolare a questo anniversario”.

Nel messaggio il papa si è soffermato sul ‘ritratto’ spirituale dei tre santi, come ha scritto papa Francesco nell’enciclica ‘Dilexit Nos’: “Non potrebbe esserci programma di evangelizzazione e di missione più bello e più semplice per il vostro Paese: far scoprire a ognuno l’amore di tenerezza e di predilezione che Gesù nutre per lui, al punto di trasformarne la vita. Ed, in tal senso, i nostri tre santi sono davvero dei maestri, di cui vi invito a far conoscere e apprezzare incessantemente la vita e la dottrina al Popolo di Dio”.

Nel messaggio ha tratteggiato il culto dei tre santi al Sacro Cuore di Gesù: “San Giovanni Eudes non è forse stato il primo ad aver celebrato il culto liturgico dei Cuori di Gesù e di Maria? San Giovanni Maria Vianney non è stato forse un parroco appassionatamente dedito al suo ministero che affermava: “Il sacerdozio è l’amore del cuore di Gesù”? E infine, santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo non è forse il grande Dottore ‘in scientia amoris’ di cui il nostro mondo ha bisogno, lei che ‘respirava’ il nome di Gesù in ogni istante della sua vita, con spontaneità e freschezza, e che insegnò ai più piccoli una via ‘tutta facile’ per accedervi?”

E’ stato un invito a ringraziare Dio per questi doni santi: “Celebrare il centenario della canonizzazione di questi tre santi è anzitutto un invito a rendere grazie al Signore per le meraviglie che ha compiuto in questa terra di Francia durante i lunghi secoli di evangelizzazione e di vita cristiana.

I santi non appaiono spontaneamente, ma, attraverso la grazia, sorgono in seno a comunità cristiane vive che hanno saputo trasmettere loro la fede, accendere nel loro cuore l’amore di Gesù e il desiderio di seguirlo. Questa eredità cristiana vi appartiene ancora, impregna ancora profondamente la vostra cultura e resta viva in molti cuori”.

Infine papa Leone XIV ha invitato la Chiesa francese ha lodare le ‘meraviglie’ di Dio: “Dio può, con l’aiuto dei santi che vi ha donato e che voi celebrate, rinnovare le meraviglie che ha compiuto in passato. Santa Teresa non sarà forse la Patrona delle missioni nelle terre stesse che l’hanno vista nascere? San Giovanni Maria Vianney e san Giovanni Eudes non sapranno forse parlare alla coscienza di tanti giovani della bontà, della grandezza e della fecondità del sacerdozio, suscitando in loro il desiderio entusiasta, e dando loro il coraggio di rispondere generosamente alla chiamata, proprio mentre la mancanza di vocazioni si fa dolorosamente sentire nelle vostre diocesi e i sacerdoti sono sempre più messi duramente alla prova? Colgo l’occasione per ringraziare dal profondo del cuore tutti i sacerdoti di Francia per il loro impegno coraggioso e perseverante, e desidero esprimere loro il mio paterno affetto”.

(Foto: Santa Sede)

Papa Leone XIV raccontato da mons. Lizardo Estrada Herrera, suo alunno

“Fra Mario è stato un uomo del sorriso, capace di portare pace ed il calore dell’amore di Dio anche nelle realtà più semplice. E’ un grande momento di festa per la nostra Provincia agostiniana d’Italia, perché questo nostro confratello è stato riconosciuto a livello diocesano per le sue virtù di santità; ora compete al dicastero delle cause dei santi studiare quanto è stato raccolto, mentre a noi spetta pregare per lui e far conoscere questa figura di uomo del sorriso che ha saputo portare la pace ed il calore dell’amore di Dio anche nelle realtà più semplici”: così le parole del priore degli Agostiniani della provincia d’Italia, p. Gabriele Pedicino, hanno concluso, venerdì 17 maggio, la fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione di fra Mario Gentili, religioso dell’Ordine Agostiniano al termine della concelebrazione eucaristica, officiata dal vescovo della diocesi di Macerata, mons. Nazzareno Marconi, a cui ha partecipato il segretario generale del Celam (Consiglio Episcopale Latino Americano e Caraibico) e vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Cuzco, mons. Lizardo Estrada Herrera, agostiniano ed amico di papa Leone XVII:

“Sono venuto in Italia per papa Leone XIV, che è stato il mio professore e il mio formatore negli anni in cui sono stato nel seminario. Conosco p. Prevost da 25 anni; quindi non esserci a questa celebrazione eucaristica di inizio pontificato sarebbe stato uno ‘sgarbo’ eppoi riparto per la Colombia”.

Conclusa la celebrazione eucaristica mons. Lizardo Estrada Herrera ha espresso la sua gioia per questa visita alla basilica di san Nicola da Tolentino: “Provo una grande gioia nell’aver potuto prendere parte a questa cerimonia di chiusura della fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione: fra Mario ha saputo trasmettere con la sua opera la misericordia e l’amore di Dio. Dopo l’elezione di papa Leone XIV è un momento di grande felicità per la famiglia agostiniana: frà Mario è stato un modello di santità”.

Al termine dei saluti abbiamo chiesto alcuni minuti di disponibilità per farci raccontare l’elezione a papa del card. Robert Francis Prevost: “E’ una sorpresa molto bella. Per noi è veramente un’allegria. E’ un dono. Quindi è stata una sorpresa, anche se nel mio cuore lo desideravo. Quando lo hanno nominato nelle nostre comunità è scoppiata la gioia: tanta emozione per la sorpresa”.

Papa Leone XIV è stato anche suo professore: come era da professore?

“E’ stato un bravo docente, perché ascolta molto ed aiuta tutti; non rifiuta mai alcuna amicizia. Io l’ho conosciuto quando ero studente a Trujillo. ÈE’stato mio professore di patristica, diritto canonico. Era bravo. E’ una benedizione averlo avuto come docente: aveva equilibrio, ascolto, prudenza, capacità di far venir fuori i talenti dalla persona. Ci sono stati tanti seminaristi che si sono formati con lui ed hanno un affetto speciale per lui”.

Missionario in Perù: quanto è importante essere stato missionario per il papa?

“E’ stato missionario per 20 anni in Apurimac.E’ un missionario agostiniano giunto dagli Stati Uniti, conoscendo la realtà delle missioni. Ha sperimentato la realtà latina americana. E’ nato negli Stati Uniti, ma è più latino americano. La missione sta nella sua vita, nel suo esempio. Lui ha sperimentato la povertà. Nel suo cuore c’è la pace, la giustizia, ci sono i diritti umani, e poi la dottrina sociale della Chiesa, l’ecologia, i migranti. Vedremo in questi anni quello che Dio farà attraverso Leone XIV. Il dialogo, l’unità, l’ascolto costituiscono la sua personalità”.

E’ stato prefetto del Dicastero per i vescovi: quanto è importante la sinodalità per il papa?

“La sinodalità viene anche molto dallo sforzo che facciamo noi nella vita religiosa di camminare insieme. In continuità con papa Francesco ci aiuterà in questo processo che abbiamo iniziato. Lo Spirito Santo sta lavorando per il mondo e per la Chiesa. Dobbiamo ora sostenerlo con la nostra preghiera, tutte le confessioni. Perché gli dia la forza di essere servitore. Credo che il capitolo 25 di Matteo è presente nel suo pensiero, nel suo Dna”.

Quanto sarà importante per la sua azione papale il suo essere agostiniano?

“Questo è molto importante, perché sant’Agostino cerca la comunità, crea la comunità. Dobbiamo vivere nell’unità, ascoltandoci reciprocamente. Le tre dimensioni di sant’Agostino: trovare Dio nel proprio cuore, nella comunità e nei poveri; riconoscere Dio nel fratello e negli ultimi. Quindi è molto importante la comunità; sarà molto importante l’ascolto, ma anche sarà molto importante riconoscere Cristo nei poveri, che hanno sete e fame e sono senza una casa. Però la cosa fondamentale è l’amore per la Chiesa. Attraverso la sua esperienza agostiniana condurrà la Chiesa ad avere un solo cuore verso Dio e ci aiuterà al dialogo ed alla comunione. Occorre essere ponti per condurre l’umanità alla pace, alla comunità ed alla solidarietà”.

Quindi continuerà nel cammino tracciato da papa Francesco?

“Certamente, anche perché sono stati legati da una profonda amicizia e continuerà questo cammino nel suo stile. Cosa farà? Farà conoscere Cristo e si adopererà per la pace e l’unità secondo il suo modo”.

(Tratto da Aci Stampa)

Papa Leone XIV invita a custodire la Chiesa

“Questo nostro primo incontro non è certo il momento per fare discorsi programmatici, ma piuttosto è per me l’occasione di dirvi grazie per il servizio che svolgete, questo servizio che io, per così dire, ‘eredito’ dai miei predecessori. Grazie davvero. Sì, come sapete, io sono arrivato solo due anni fa, quando l’amato Papa Francesco mi ha nominato Prefetto del Dicastero per i Vescovi. Allora ho lasciato la Diocesi di Chiclayo, in Perù, e sono venuto a lavorare qui”: questa mattina papa Leone XIV ha ricevuto gli officiali della Curia Romana ed i dipendenti di Santa Sede, Governatorato e Vicariato di Roma che lo hanno accolto con un lungo applauso.

Nel discorso il papa ha ricordato la sua esperienza di missione in Perù ed il servizio come prefetto del Dicastero per i Vescovi, invitando tutti a custodire ‘la memoria storica’ della Sede Apostolica, perché essa rimane: “I Papi passano, la Curia rimane. Questo vale in ogni Chiesa particolare, per le Curie vescovili. E vale anche per la Curia del Vescovo di Roma.

La Curia è l’istituzione che custodisce e trasmette la memoria storica di una Chiesa, del ministero dei suoi Vescovi. Questo è molto importante. La memoria è un elemento essenziale in un organismo vivente. Non è solo rivolta al passato, ma nutre il presente e orienta al futuro. Senza memoria il cammino si smarrisce, perde il senso del percorso”.

Ed ha spiegato il significato del lavoro nella Curia: “Lavorare nella Curia Romana significa contribuire a tenere viva la memoria della Sede Apostolica, nel senso vitale che ho appena accennato, così che il ministero del Papa possa attuarsi nel migliore dei modi. E per analogia questo si può dire anche dei servizi dello Stato della Città del Vaticano”.

Questa è la missione della Chiesa: “C’è poi un altro aspetto che desidero richiamare, complementare a quello della memoria, cioè la dimensione missionaria della Chiesa, della Curia e di ogni istituzione legata al ministero petrino. Su questo ha insistito molto papa Francesco, che, coerentemente con il progetto enunciato nell’Esortazione apostolica ‘Evangelii gaudium’, ha riformato la Curia Romana nella prospettiva dell’evangelizzazione, con la Costituzione apostolica ‘Praedicate Evangelium’. E questo l’ha fatto ponendosi nella scia dei predecessori, specialmente di san Paolo VI e san Giovanni Paolo II”.

Quindi la missione è insita nel cattolico: “Come penso sappiate, l’esperienza della missione fa parte della mia vita, e non solo in quanto battezzato, come per tutti noi cristiani, ma perché come religioso agostiniano sono stato missionario in Perù, e in mezzo al popolo peruviano è maturata la mia vocazione pastorale. Non potrò mai ringraziare abbastanza il Signore per questo dono!

Poi, la chiamata a servire la Chiesa qui nella Curia Romana è stata una nuova missione, che ho condiviso con voi in questi ultimi due anni. E ancora la continuo e la continuerò, finché Dio vorrà, in questo servizio che mi è stato affidato”.

Ed ha ricordato le sue parole dopo la sua elezione: “Queste parole erano indirizzate alla Chiesa di Roma. E ora le ripeto pensando alla missione di questa Chiesa verso tutte le Chiese e il mondo intero, di servire la comunione, l’unità, nella carità e nella verità. Il Signore ha dato a Pietro e ai suoi successori questo compito, e tutti voi in modi diversi collaborate per questa grande opera. Ciascuno dà il suo contributo svolgendo il proprio lavoro quotidiano con impegno e anche con fede, perché la fede e la preghiera sono come il sale per i cibi, danno sapore”.

Ed ha concluso l’incontro invitando tutti a svolgere la missione con umiltà: “Se dunque dobbiamo tutti cooperare alla grande causa dell’unità e dell’amore, cerchiamo di farlo prima di tutto con il nostro comportamento nelle situazioni di ogni giorno, a partire anche dall’ambiente lavorativo. Ognuno può essere costruttore di unità con gli atteggiamenti verso i colleghi, superando le inevitabili incomprensioni con pazienza, con umiltà, mettendosi nei panni degli altri, evitando i pregiudizi, e anche con una buona dose di umorismo, come ci ha insegnato papa Francesco”.

(Foto: Santa Sede)

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