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Papa Leone XIV ai missionari: promuovere lo zelo missionario
“Porgo un caloroso benvenuto a tutti voi, convenuti da oltre centoventi Paesi per partecipare all’Assemblea Generale annuale delle Pontificie Opere Missionarie. Desidero esprimere innanzitutto la mia gratitudine a voi e ai vostri associati per il servizio offerto, che è indispensabile per la missione di evangelizzazione della Chiesa, come posso testimoniare personalmente dalla mia esperienza pastorale negli anni di ministero in Perù”: oggi nel discorso all’Assemblea generale delle Pontificie Opere Missionarie, papa Leone XIV ha esortato a ‘superare i confini’ delle singole parrocchie, diocesi e nazioni, riscoprendo la comune unità in Cristo.
Quindi il papa ha esordito sottolineando la dimensione ‘indispensabile’ della missione evangelizzatrice della Chiesa, ma anche evidenziato l’opera delle Pontificie Opere Missionarie: “Le Pontificie Opere Missionarie sono effettivamente il «mezzo principale» per risvegliare la responsabilità missionaria di tutti i battezzati e per sostenere le comunità ecclesiali nelle aree in cui la Chiesa è giovane. Lo vediamo nella Pontificia Opera della Propagazione della Fede, che fornisce aiuti a programmi pastorali e catechistici, alla costruzione di nuove chiese, all’assistenza sanitaria e alle necessità educative nei territori di missione.
Anche la Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria sostiene programmi di formazione cristiana per i bambini, oltre a occuparsi dei loro bisogni primari e della loro protezione. Allo stesso modo, la Pontificia Opera di San Pietro Apostolo aiuta a coltivare le vocazioni missionarie, sacerdotali e religiose, mentre la Pontificia Unione Missionaria si impegna a formare sacerdoti, religiosi e religiose e tutto il Popolo di Dio per l’attività missionaria della Chiesa”.
Richiamando la sua omelia di inizio pontificato e l’enciclica ‘Evangelii Gaudium’ di papa Francesco, papa Leone XIV ha invitato ad essere Chiesa missionaria: “La promozione dello zelo apostolico tra le genti rimane un aspetto essenziale del rinnovamento della Chiesa previsto dal Concilio Vaticano II, ed è ancora più urgente oggi. Il nostro mondo, ferito dalla guerra, dalla violenza e dall’ingiustizia, ha bisogno di ascoltare il messaggio evangelico dell’amore di Dio e di sperimentare il potere riconciliante della grazia di Cristo. In questo senso, la Chiesa stessa, in tutti i suoi membri, è sempre più chiamata ad essere ‘una Chiesa missionaria che apre le braccia al mondo, che annuncia la Parola… e che diventa lievito di concordia per l’umanità’.
Dobbiamo portare a tutti i popoli, anzi a tutte le creature, la promessa evangelica di una pace vera e duratura, che è possibile perché, secondo le parole di papa Francesco, ‘il Signore ha vinto il mondo e la sua permanente conflittualità avendolo pacificato con il sangue della sua croce’. Perciò vediamo l’importanza di promuovere uno spirito di discepolato missionario in tutti i battezzati e il senso dell’urgenza di portare Cristo a tutti i popoli. A questo proposito, vorrei ringraziare voi e i collaboratori per l’impegno profuso ogni anno nel promuovere la Giornata Missionaria Mondiale, la penultima domenica di ottobre, che mi è di immenso aiuto nella mia cura per le Chiese delle aree che sono di competenza del Dicastero per l’Evangelizzazione”.
Ecco il motivo per cui ha chiesto di aiutare i fedeli a comprendere l’importanza delle missioni: “Oggi, come nei giorni successivi alla Pentecoste, la Chiesa, guidata dallo Spirito Santo, prosegue il cammino nella storia con fiducia, gioia e coraggio, annunciando il nome di Gesù e la salvezza che nasce dalla fede nella verità salvifica del Vangelo. Le Pontificie Opere Missionarie sono una parte importante di questo grande impegno.
Nell’attività di coordinamento della formazione e di animazione dello spirito missionario a livello locale, vorrei chiedere ai direttori nazionali di dare priorità alla visita nelle diocesi, nelle parrocchie e nelle comunità e aiutare così i fedeli a riconoscere l’importanza fondamentale delle missioni e del sostegno ai nostri fratelli e sorelle in quelle aree del mondo dove la Chiesa è giovane e in crescita”.
Infine ha sottolineato due elementi distintivi delle Pontificie Opere Missionarie, spiegando il suo motto episcopale: “Possono essere definiti comunione e universalità. Come Pontificie Opere impegnate a condividere il mandato missionario del papa e del Collegio Episcopale, siete chiamate a coltivare e a promuovere ulteriormente tra i vostri membri la visione della Chiesa come comunione di credenti, vivificata dallo Spirito Santo, che ci permette di entrare nella perfetta comunione e armonia della Santissima Trinità.
E’ infatti nella Trinità che tutte le cose trovano unità. Questa dimensione della vita e missione cristiana mi sta a cuore e si riflette nelle parole di sant’Agostino che ho scelto per il mio servizio episcopale e ora per il mio ministero papale: ‘In Illo uno unum’. Cristo è il nostro Salvatore e in lui siamo uno, una famiglia di Dio, al di là della ricca varietà di lingue, culture ed esperienze”.
Ha concluso l’udienza affermando che la comunione rafforza la missione: “La consapevolezza della comunione come membra del Corpo di Cristo ci apre naturalmente alla dimensione universale della missione di evangelizzazione della Chiesa e ci ispira a superare i confini delle singole parrocchie, diocesi e nazioni, per condividere con ogni luogo e popolo la sublimità della conoscenza di Gesù Cristo”.
E’ stato un invito ad essere ‘pellegrini di speranza’: “Una rinnovata attenzione all’unità e all’universalità della Chiesa corrisponde esattamente all’autentico carisma delle Pontificie Opere Missionarie, il quale, dovrebbe ispirare il processo di rinnovamento degli statuti che avete avviato. A tal proposito, sono fiducioso che questo percorso confermerà i membri delle Pontificie Opere in tutto il mondo nella vocazione a essere lievito dello zelo missionario del Popolo di Dio.
Cari amici, la celebrazione di questo Anno Santo sfida tutti noi a essere ‘pellegrini di speranza’. Riprendendo le parole che papa Francesco ha scelto come tema per la Giornata Missionaria Mondiale di quest’anno, vorrei concludere incoraggiandovi a continuare a essere ‘Missionari di speranza tra le genti’”.
In mattinata papa Leone XIV ha nominato suor Tiziana Merletti, già superiora generale delle Suore Francescane dei Poveri, è stata nominata stamane da papa Leone XIV Segretario del Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica.
(Foto: Santa Sede)
Papa Francesco raccontato da Riccardo Rossi
“E’ stata una grande gioia accogliere in ‘Missione Speranza e Carità’ papa Francesco, il 15 settembre 2018, a pranzo con tutti i poveri. Io ero a poca distanza da lui, al tavolo di fronte con mia moglie Barbara, e mi ha colpito per la sua semplicità nel parlare con tutti i fratelli accolti. Sembrava uno di noi da sempre, non era un papa tra i poveri, ma un padre che amava i suoi figli e li ascoltava tutti con pazienza e gioia”: ad un mese dalla morte di papa Francesco, avvenuta lo scorso 21 aprile, Riccardo Rossi, piccolo figlio della ‘Divina Volontà’ di Palermo ricorda gli incontri con il papa durante la visita nella missione fondata dal francescano laico Biagio Conte.
Ricordi indimenticabili di una visita di papa Francesco nella missione: “Papa Francesco ha emanato talmente tanta gioia che tanti hanno preso coraggio e si sono alzati dal tavolo assegnato per andare ad abbracciarlo in una sala mensa stracolma di gente. E’ stato molto bello quando ha incontrato due sposi, lui Nigeriano e lei italiana, e ha preso in braccio con paterno amore la loro piccola figlia”.
Quindi gli chiediamo di raccontare i suoi ricordi degli incontri con papa Francesco: “Tutti ricordi molto belli. Nel febbraio del 2016 in piazza San Pietro con mia moglie nell’incontro con i neo sposi, abbiamo ‘scoperto’ il papa dell’ascolto, che chiede umilmente di pregare per lui, che in realtà è un pregare per il mondo intero!
Ho avuto la grazia di incontrare papa Francesco anche quest’anno al Giubileo dei giornalisti in sala Nervi in Vaticano; in quest’occasione ci ha donato una grande fede, dicendo a noi giornalisti: ‘Ma tu sei vero? Non solo le cose che tu dici, ma tu nel tuo interiore, nella tua vita sei vero?’ Ci ha detto di essere sempre veri, che vuol dire essere coerenti in quello che scriviamo, diventare persone totalmente vere, portando in noi Cristo, che è l’unico perfetto.
La nostra vita deve profumare di Cristo, non possiamo fare articoli meravigliosi e poi nella nostra vita essere portatori di discordia, di intolleranza, di parole cattive. Non ci può essere una dicotomia tra il nostro lavoro e il nostro comportamento giornaliero, non possiamo essere perfetti fuori ed essere insopportabili a casa con la famiglia e con chi ci sta vicino; e questo vale per tutte le categorie sociali. Papa Francesco nel dolore ha trovato una grande fusione con Gesù e Maria, tale da dare in questi ultimi tempi messaggi di una profondità così grande, che sembrano provenire direttamente dal Cielo.
Papa Francesco ci ha indicato la Via: dobbiamo sempre di più fonderci in Gesù ed essere testimoni di verità. Accogliamo le nuove esagerazioni d’amore del Re Divino, nei 36 volumi di Libro di Cielo, vergati dalla serva di Dio Luisa Piccarreta, per perseguire, fusi in Gesù e Maria, la manifestazione del Regno di Dio su questa terra che porterà alla fine di ogni male e all’acquisizione di tutti i beni”.
Papa Francesco è stato pure a pranzo nella missione ‘Speranza e Carità’ il 15 Settembre 2018: quali gesti ti sono rimasti impressi?
“Innanzitutto devo dire che sembrava uno di noi, un padre che ama i suoi figli. Ha chiesto al Signore di accompagnarci nel cammino della vita, di darci gioia nel cuore e molto amore. E ha ascoltato attentamente fratelli e sorelle di tutte le parti del mondo, cosa poco comune in questi tempi di non ascolto dell’altro”.
Nel messaggio per la prossima Giornata delle Comunicazioni sociali papa Francesco ha invitato a condividere ‘con mitezza la speranza che sta nei vostri cuori’: attraverso quali gesti può avvenire questa condivisione?
“Diventando dei giornalisti che raccontano le buone notizie che edificano la società. Diventando giornalisti che lottano per la pace, per un mondo migliore, ma avendo in ogni articolo lo scopo di dare tutta la Gloria a Dio, la salvezza di tutte le anime e di affrettare il Regno di Dio sulla terra”.
Per quale motivo invitava a non ‘dimenticare il cuore’ nella comunicazione?
“Il cuore è l’emblema dell’amore. Senza amore non si va da nessuna parte. L’amore vero è portare Gesù Cristo e Mamma Maria agli altri, in ogni parola, in ogni articolo, in ogni intervista”.
Allora come è possibile fare una comunicazione di ‘prossimità’?
“Essendo fusi in Gesù e Maria e portando Speranza con le nuove esagerazioni d’amore del Re Divino che ci vuole di nuovo fusi in Lui, come eravamo al principio, come Adamo ed Eva”.
Nel Giubileo della Comunicazione il papa aveva sottolineato la necessità di raccontare storie di speranza: ‘Quando raccontate il male, lasciate spazio alla possibilità di ricucire ciò che è strappato, al dinamismo di bene che può riparare ciò che è rotto’. In quale modo è possibile?
“Bisogna raccontare le storie comuni che danno speranza, di chi è una buona madre; di chi fa un lavoro umile e insegna ai suoi figli che Dio ci ama e che noi possiamo ricambiarlo con il Suo amore; di chi fa ogni gesto nella Divina Volontà e ogni giorno con i gesti più semplici aiuta tutta l’umanità, passata, presente e futura.
Per volontà della Madonna, conduco una trasmissione Tv che ha come spunto le parole di papa Francesco della 59^ Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Una trasmissione atta a fare capire che non occorre fare grandi cose, essere potenti, famosi, ma vivere pienamente nella Divina Volontà la realtà della propria famiglia, del proprio lavoro, qualora fosse anche piccolo e insignificante; un nuovo programma televisivo dal titolo ‘Verità di Cielo’ a cura dei Piccoli Figli della Divina Volontà di Palermo, su Maria Vision Italia (canale 255 e in streaming https://www.mariavision.it/), trasmessa il giovedì sera alle 19,30, con cadenza quindicinale e che andrà avanti fino alle fine dell’anno 2025. Per chi lo desidera, può trovare le puntate precedenti su https://www.adveniatregnumtuum.it/verita…/verita-di-cielo/
A tal proposito Gesù ci dice nel volume 33 del Libro di Cielo, 4 Ottobre 1935: Oh se tutti capissero che solo la mia Divina Volontà sa fare le cose grandi, ed ancorché fossero piccole e insignificanti, oh, come sarebbero tutti contenti, e ciascuno amerebbe il posticino, l’ufficio in cui Dio lo ha messo! Ma siccome si fanno padroneggiare dall’umano volere, vorrebbero dare di loro, fare azioni grandi che non possono fare, perciò sono sempre scontenti della condizione o posto in cui la Divina Provvidenza li ha messi per loro bene”.
Papa Leone XIV al Corpo Diplomatico: pace, giustizia e verità per costruire relazioni
Nel primo incontro con il Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede papa Leone XIV ha ringraziato il decano degli ambasciatori, George Poulides, ambasciatore di Cipro, per il saluto rivoltogli attraverso l’affermazione: “Il Conclave ha sapientemente donato al mondo una guida spirituale e morale che ha maturato la propria sensibilità in un’esperienza pastorale vissuta a contatto diretto con le sfide del nostro tempo”. Nel ricordo di papa Francesco il decano si è soffermato sulla spiritualità agostiniana del papa, sottolineando che le parole di sant’Agostino ancora oggi sono “la chiave per aprire le porte della pace, capaci per superare le logiche dell’indifferenza e della contrapposizione, per riscoprire la via della compassione come fondamento del vero dialogo tra le nazioni, tra le religioni, tra gli uomini”.
Infatti nel discorso papa Leone XIV ha sottolineato la necessità di essere famiglia di popoli: “Nel nostro dialogo, vorrei che prevalesse sempre il senso di essere una famiglia (la comunità diplomatica rappresenta infatti l’intera famiglia dei popoli), che condivide le gioie ed i dolori della vita e i valori umani e spirituali che la animano. La diplomazia pontificia è, infatti, un’espressione della cattolicità stessa della Chiesa e, nella sua azione diplomatica, la Santa Sede è animata da una urgenza pastorale che la spinge non a cercare privilegi ma ad intensificare la sua missione evangelica a servizio dell’umanità”.
In questo senso ha ricordato il pensiero di papa Francesco, sempre attento al grido dei poveri per combattere l’indifferenza: “Essa combatte ogni indifferenza e richiama continuamente le coscienze, come ha fatto instancabilmente il mio venerato Predecessore, sempre attento al grido dei poveri, dei bisognosi e degli emarginati, come pure alle sfide che contraddistinguono il nostro tempo, dalla salvaguardia del creato all’intelligenza artificiale”.
Nel discorso papa Leone XIV ha illustrato tre parole-chiave, di cui la prima è pace: “La prima parola è pace. Troppe volte la consideriamo una parola ‘negativa’, ossia come mera assenza di guerra e di conflitto, poiché la contrapposizione è parte della natura umana e ci accompagna sempre, spingendoci troppo spesso a vivere in un costante ‘stato di conflitto’: in casa, al lavoro, nella società. La pace allora sembra una semplice tregua, un momento di riposo tra una contesa e l’altra, poiché, per quanto ci si sforzi, le tensioni sono sempre presenti, un po’ come la brace che cova sotto la cenere, pronta a riaccendersi in ogni momento”.
Ma spesso ci si dimentica che la pace è anche un dono, che Dio dona agli uomini: “Nella prospettiva cristiana (come anche in quella di altre esperienze religiose) la pace è anzitutto un dono: il primo dono di Cristo: ‘Vi do la mia pace’. Essa è però un dono attivo, coinvolgente, che interessa e impegna ciascuno di noi, indipendentemente dalla provenienza culturale e dall’appartenenza religiosa, e che esige anzitutto un lavoro su sé stessi. La pace si costruisce nel cuore e a partire dal cuore, sradicando l’orgoglio e le rivendicazioni, e misurando il linguaggio, poiché si può ferire e uccidere anche con le parole, non solo con le armi”.
Per questo il papa ritiene necessario il contributo delle religioni alla pace: “In quest’ottica, ritengo fondamentale il contributo che le religioni e il dialogo interreligioso possono svolgere per favorire contesti di pace. Ciò naturalmente esige il pieno rispetto della libertà religiosa in ogni Paese, poiché l’esperienza religiosa è una dimensione fondamentale della persona umana, tralasciando la quale è difficile, se non impossibile, compiere quella purificazione del cuore necessaria per costruire relazioni di pace”.
Riprendendo il pensiero di papa Francesco, papa Leone XIV ha sottolineato la necessità di non produrre più armi: “A partire da questo lavoro, che tutti siamo chiamati a fare, si possono sradicare le premesse di ogni conflitto e di ogni distruttiva volontà di conquista. Ciò esige anche una sincera volontà di dialogo, animata dal desiderio di incontrarsi più che di scontrarsi. In questa prospettiva è necessario ridare respiro alla diplomazia multilaterale e a quelle istituzioni internazionali che sono state volute e pensate anzitutto per porre rimedio alle contese che potessero insorgere in seno alla Comunità internazionale”.
Però per ottenere la pace occorre praticare la giustizia, ricordando l’enciclica ‘Rerum Novarum’: “Perseguire la pace esige di praticare la giustizia. Come ho già avuto modo di accennare, ho scelto il mio nome pensando anzitutto a Leone XIII, il papa della prima grande enciclica sociale, la ‘Rerum Novarum’. Nel cambiamento d’epoca che stiamo vivendo, la Santa Sede non può esimersi dal far sentire la propria voce dinanzi ai numerosi squilibri e alle ingiustizie che conducono, tra l’altro, a condizioni indegne di lavoro e a società sempre più frammentate e conflittuali. Occorre peraltro adoperarsi per porre rimedio alle disparità globali, che vedono opulenza e indigenza tracciare solchi profondi tra continenti, Paesi e anche all’interno di singole società”.
Quindi è necessario ‘costruire’ società civili con un investimento sulla famiglia: “E’ compito di chi ha responsabilità di governo adoperarsi per costruire società civili armoniche e pacificate. Ciò può essere fatto anzitutto investendo sulla famiglia, fondata sull’unione stabile tra uomo e donna, ‘società piccola ma vera, e anteriore ad ogni civile società’”.
Però essendo anche figlio di immigrati papa Leone XIV ha chiesto tutele per la vita dei migranti: “Inoltre, nessuno può esimersi dal favorire contesti in cui sia tutelata la dignità di ogni persona, specialmente di quelle più fragili e indifese, dal nascituro all’anziano, dal malato al disoccupato, sia esso cittadino o immigrato. La mia stessa storia è quella di un cittadino, discendente di immigrati, a sua volta emigrato. Ciascuno di noi, nel corso della vita, si può ritrovare sano o malato, occupato o disoccupato, in patria o in terra straniera: la sua dignità però rimane sempre la stessa, quella di creatura voluta e amata da Dio”.
Ecco che pace e giustizia conducono alla verità: “Non si possono costruire relazioni veramente pacifiche, anche in seno alla Comunità internazionale, senza verità. Laddove le parole assumono connotati ambigui e ambivalenti e il mondo virtuale, con la sua mutata percezione del reale, prende il sopravvento senza controllo, è arduo costruire rapporti autentici, poiché vengono meno le premesse oggettive e reali della comunicazione”.
Verità che deve andare insieme alla carità: “La verità però non è mai disgiunta dalla carità, che alla radice ha sempre la preoccupazione per la vita e il bene di ogni uomo e donna. D’altronde, nella prospettiva cristiana, la verità non è l’affermazione di principi astratti e disincarnati, ma l’incontro con la persona stessa di Cristo, che vive nella comunità dei credenti. Così la verità non ci allontana, anzi ci consente di affrontare con miglior vigore le sfide del nostro tempo, come le migrazioni, l’uso etico dell’intelligenza artificiale e la salvaguardia della nostra amata Terra. Sono sfide che richiedono l’impegno e la collaborazione di tutti, poiché nessuno può pensare di affrontarle da solo”.
Il papa ha concluso il discorso con un invito alla speranza come tempo di conversione: “E’ un tempo di conversione e di rinnovamento e soprattutto l’occasione per lasciare alle spalle le contese e cominciare un cammino nuovo, animati dalla speranza di poter costruire, lavorando insieme, ciascuno secondo le proprie sensibilità e responsabilità, un mondo in cui ognuno possa realizzare la propria umanità nella verità, nella giustizia e nella pace.
Mi auguro che ciò possa avvenire in tutti i contesti, a partire da quelli più provati come l’Ucraina e la Terra Santa. Vi ringrazio per tutto il lavoro che fate per costruire ponti fra i vostri Paesi e la Santa Sede, e di tutto cuore benedico voi, le vostre famiglie e i vostri popoli”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Leone XIV per una Chiesa missionaria
“Considero un dono di Dio il fatto che la prima domenica del mio servizio come Vescovo di Roma sia quella del Buon Pastore, la quarta del tempo di Pasqua. In questa domenica sempre si proclama nella Messa il Vangelo di Giovanni al capitolo decimo, in cui Gesù si rivela come il Pastore vero, che conosce e ama le sue pecore e per loro dà la vita… Oggi, dunque, fratelli e sorelle, ho la gioia di pregare con voi e con tutto il Popolo di Dio per le vocazioni, specialmente per quelle al sacerdozio e alla vita religiosa. La Chiesa ne ha tanto bisogno! Ed è importante che i giovani e le giovani trovino, nelle nostre comunità, accoglienza, ascolto, incoraggiamento nel loro cammino vocazionale, e che possano contare su modelli credibili di dedizione generosa a Dio e ai fratelli”.
Così si è espresso nel primo Regina Caeli papa Leone XIV sottolineando la centralità della Parola di Dio nella vita della Chiesa, mentre subito dopo la sua elezione a papa i vescovi italiani avevano sottolineato il suo richiamo ad essere una ‘Chiesa missionaria’: “Seguendo gli appelli del Suo predecessore, Papa Francesco, ci siamo posti ‘in uscita’ ed ‘in cammino’ con la gioia di chi ha sperimentato la pace di Cristo Risorto. Una pace, come Lei ci ha ricordato, ‘disarmata e disarmante, umile e perseverante’, perché ‘proviene da Dio, che ci ama tutti incondizionatamente’.
In questo tempo, così tumultuoso per i conflitti che affliggono vaste aree del pianeta e i vari cambiamenti sociali e culturali in atto, continuiamo a lavorare ‘per la pace nel mondo’. Le assicuriamo il nostro impegno per costruire ponti di dialogo, per soccorrere l’umanità sofferente, per essere sempre a servizio degli ultimi e dei più bisognosi”.
A questa voce si è aggiunta quella di Biagio Maimone, coordinatore della ‘Rete Mondiale Turismo Religioso’ in Italia: “Pace è la parola maggiormente pronunciata da papa Leone XIV nel suo primo discorso sulla Loggia di san Pietro, dopo la sua elezione a pontefice… L’intera umanità ascolta pervasa dalla speranza che il nuovo Papa prosegua sul percorso intrapreso da papa Francesco e incida, con lo stesso fervore, nella storia della Chiesa Cattolica e nella storia dell’umanità, che anela a vedere compiuti ulteriori passi avanti verso il processo di umanizzazione della vita umana”.
Inoltre il coordinatore nazionale per l’Italia della ‘Rete Mondiale del Turismo Religioso’ e direttore della comunicazione dell’associazione ‘Bambino Gesù del Cairo Onlus’, il cui Presidente è mons. Yoannis Lazhi Gaid, storico segretario di Papa Francesco, ha sottolineato il valore sinodale che papa Leone XIV ha approfondito nel suo primo saluto:
“La Chiesa è l’intera umanità che deve mettersi in cammino, sorretta dall’obiettivo di comprendere meglio la volontà di Dio e la sua missione nel mondo. La Chiesa sinodale cammina unita cercando di discernere come meglio rispondere alle sfide del nostro tempo. nel mondo. La Chiesa Cattolica, i cattolici e tutti gli esseri umani dovranno prefiggersi il compito di entrare nella storia umana e coglierne le sue esigenze”.
Ha quindi evidenziato lo spirito missionario del novello papa: “Il mondo contemporaneo, profondamente smarrito e sofferente per aver perduto ormai molte certezze, eleva lo sguardo verso l’infinito, di cui sente il bisogno. La nostalgia di Dio affiora nell’animo umano, desolato e stanco per le numerose crisi che lo attanagliano, sia materiali, sia morali.
La Chiesa Cattolica sente il bisogno primario di camminare sul percorso di evangelizzazione continua e prendere per mano i più poveri, i più indifesi, i cosiddetti ultimi per condurli là dove per essi vi sia una dimora accogliente. Ed è questo l’annuncio, l’anelito espresso da papa Leone XIV, il quale invita tutto il popolo cattolico a mettersi in cammino per compiere tale immane missione”.
Anche la Comunità di Sant’Egidio si è unita alla gioia della Chiesa per l’elezione di papa Leone XIV: “Eletto in un momento storico attraversato da tanti conflitti e grandi incertezze, la sua prima parola da vescovo di Roma è stata ‘pace’, nel solco di papa Francesco, invitandoci al dialogo e alla costruzione di ponti. Saprà offrire, non solo ai credenti ma a tutti, una voce autorevole e un orientamento prezioso per il futuro dell’umanità.
A papa Prevost, con lunga esperienza di pastore in America Latina e grande conoscenza delle sue periferie, gli auguri più calorosi per il suo servizio al Vangelo, da Roma fino al mondo intero, a guida di una Chiesa che (come ha detto dalla Loggia di San Pietro) ‘cerca sempre la carità’ ed è vicina a coloro che soffrono”.
Ugualmente la Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV ha espresso gioia e speranza per l’elezione di papa Leone XIV: “Le sue prime parole dalla Loggia di San Pietro hanno tracciato un orizzonte chiaro, che tocca il cuore della nostra missione: pace, dialogo, costruzione di ponti, Carità. In un mondo attraversato da conflitti, incertezze e crescenti diseguaglianze, l’appello del Santo Padre risuona come un invito coraggioso a scegliere la fraternità e l’ascolto reciproco”.
La presidente della Federazione nazionale, Paola Da Ros, ha apprezzato il richiamo del papa alla carità: Tra tutte, la parola ‘Carità’, ripetuta due volte da Papa Leone XIV, richiama in modo diretto il cuore dell’azione della Società di San Vincenzo De Paoli: uno stile di prossimità concreta, un impegno quotidiano a favore di chi vive in condizioni di fragilità, di chi ha bisogno di essere visto, ascoltato, sostenuto.
L’appello alla Carità e alla pace, intese non solo come dono, ma come responsabilità condivisa verso il bene comune, rappresenta uno sprone prezioso per le migliaia di soci e volontari della Società di San Vincenzo De Paoli che operano ogni giorno, in tutta Italia e nel mondo, al servizio nella speranza. Persone che condividono l’idea di una Chiesa ‘in uscita’, capace di farsi vicina, che abita le periferie geografiche ed esistenziali, e che si fa strumento di speranza attraverso gesti semplici ma profondi verso gli ultimi”.
Un augurio giunge anche dalla Custodia della Terra Santa, che affida il papa all’intercessione della Vergine Maria, Regina di Terra Santa, e di san Francesco d’Assisi: “In questo giorno di grande festa per la Chiesa universale, desideriamo esprimere al nuovo Pontefice la nostra vicinanza spirituale e la nostra preghiera costante affinché il suo ministero sia fecondo di grazia, di speranza e di pace per tutto il popolo di Dio.
La Custodia di Terra Santa, chiamata da secoli a custodire i Luoghi Santi della Redenzione e a promuovere il dialogo e la riconciliazione tra i popoli della regione, si unisce alle voci dei fedeli di ogni continente nel rendere grazie al Signore per il dono di un Pastore che, con il nome scelto, richiama la memoria di Leone XIII, promotore della dottrina sociale della Chiesa e instancabile artefice di pace e giustizia”.
Papa Leone XIV: la Chiesa risponda alle sfide del mondo
“Saluto e ringrazio tutti voi per questo incontro e per i giorni che lo hanno preceduto, dolorosi per la perdita del Santo Padre Francesco, impegnativi per le responsabilità affrontate insieme e al tempo stesso, secondo la promessa che Gesù stesso ci ha fatto, ricchi di grazia e di consolazione nello Spirito”: questa mattina papa Leone XIV ha incontrato i membri del Collegio Cardinalizio, con un discorso seguito da una conversazione in cui ha ripreso alcuni temi e proposte emersi negli interventi delle congregazioni generali.
Il papa ha ribadito la collaborazione con i cardinali: “Voi, cari Cardinali, siete i più stretti collaboratori del Papa, e ciò mi è di grande conforto nell’accettare un giogo chiaramente di gran lunga superiore alle mie forze, come a quelle di chiunque. La vostra presenza mi ricorda che il Signore, che mi ha affidato questa missione, non mi lascia solo nel portarne la responsabilità. So prima di tutto di poter contare sempre, sempre sul suo aiuto, l’aiuto del Signore, e, per sua Grazia e Provvidenza, sulla vicinanza vostra e di tanti fratelli e sorelle che in tutto il mondo credono in Dio, amano la Chiesa e sostengono con la preghiera e con le buone opere il Vicario di Cristo”.
Nel ricordo della testimonianza di papa Francesco, papa Leone XIV ha sottolineato che egli è servitore di Dio: “Il Papa, a cominciare da San Pietro e fino a me, suo indegno Successore, è un umile servitore di Dio e dei fratelli, non altro che questo. Bene lo hanno mostrato gli esempi di tanti miei Predecessori, da ultimo quello di Papa Francesco stesso, con il suo stile di piena dedizione nel servizio e sobria essenzialità nella vita, di abbandono in Dio nel tempo della missione e di serena fiducia nel momento del ritorno alla Casa del Padre. Raccogliamo questa preziosa eredità e riprendiamo il cammino, animati dalla stessa speranza che viene dalla fede”.
Ed ha ribadito che Gesù guida la Chiesa: “E’ il Risorto, presente in mezzo a noi, che protegge e guida la Chiesa e che continua a ravvivarla nella speranza, attraverso l’amore ‘riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato donato’. A noi spetta farci docili ascoltatori della sua voce e fedeli ministri dei suoi disegni di salvezza, ricordando che Dio ama comunicarsi, più che nel fragore del tuono e del terremoto, nel ‘sussurro di una brezza leggera’ o, come alcuni traducono, in una ‘sottile voce di silenzio’. E’ questo l’incontro importante, da non perdere, e a cui educare e accompagnare tutto il santo Popolo di Dio che ci è affidato”.
La ‘grandezza della Chiesa’ è rivelata dall’essere comunità: “Nei giorni scorsi, abbiamo potuto vedere la bellezza e sentire la forza di questa immensa comunità, che con tanto affetto e devozione ha salutato e pianto il suo Pastore, accompagnandolo con la fede e con la preghiera nel momento del suo definitivo incontro con il Signore. Abbiamo visto qual è la vera grandezza della Chiesa, che vive nella varietà delle sue membra unite all’unico Capo, Cristo, ‘pastore e custode’ delle nostre anime.
Essa è il grembo da cui anche noi siamo stati generati e al tempo stesso il gregge, il campo che ci è dato perché lo curiamo e lo coltiviamo, lo alimentiamo con i Sacramenti della salvezza e lo fecondiamo con il seme della Parola, così che, solido nella concordia ed entusiasta nella missione, cammini, come già gli Israeliti nel deserto, all’ombra della nube e alla luce del fuoco di Dio”.
Per questo ha ricordato il magistero di papa Francesco come proseguimento di papa Benedetto XVI in linea con il Concilio Vaticano II: “Papa Francesco ne ha richiamato e attualizzato magistralmente i contenuti nell’Esortazione apostolica ‘Evangelii gaudium’, di cui voglio sottolineare alcune istanze fondamentali: il ritorno al primato di Cristo nell’annuncio; la conversione missionaria di tutta la comunità cristiana; la crescita nella collegialità e nella sinodalità; l’attenzione al sensus fidei, specialmente nelle sue forme più proprie e inclusive, come la pietà popolare; la cura amorevole degli ultimi, degli scartati; il dialogo coraggioso e fiducioso con il mondo contemporaneo nelle sue varie componenti e realtà”.
Principi evangelici richiamati anche da papa Benedetto XVI: “i tratta di principi del Vangelo che da sempre animano e ispirano la vita e l’opera della Famiglia di Dio, di valori attraverso i quali il volto misericordioso del Padre si è rivelato e continua a rivelarsi nel Figlio fatto uomo, speranza ultima di chiunque cerchi con animo sincero la verità, la giustizia, la pace e la fraternità”.
Ed ecco la scelta del nome: “Proprio sentendomi chiamato a proseguire in questa scia, ho pensato di prendere il nome di Leone XIV. Diverse sono le ragioni, però principalmente perché il papa Leone XIII, con la storica enciclica ‘Rerum novarum’, affrontò la questione sociale nel contesto della prima grande rivoluzione industriale; e oggi la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di dottrina sociale per rispondere a un’altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell’intelligenza artificiale, che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro”.
Habemus papam: papa Leone XIV
“La pace sia con tutti voi! Fratelli e sorelle carissimi, questo è il primo saluto del Cristo Risorto, il buon pastore che ha dato la vita per il gregge di Dio. Anch’io vorrei che questo saluto di pace entrasse nel vostro cuore, raggiungesse le vostre famiglie, a tutte le persone, ovunque siano, a tutti i popoli, a tutta la terra. La pace sia con voi! Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente. Ancora conserviamo nei nostri orecchi quella voce debole ma sempre coraggiosa di Papa Francesco che benediva Roma!”
Queste sono le prime parole di papa Leone XIV, card. Robert Francis Prevost, agostiniano e già prefetto del Dicastero per i Vescovi, nato a Chicago il 14 settembre 1955. Entrato tra gli Agostiniani, ha studiato teologia negli Stati Uniti specializzandosi in Missione interculturale. Il 19 giugno 1982 è stato ordinato presbitero. Nel 1988 si è trasferito in Perù e ha servito come superiore di comunità e direttore della formazione degli agostiniani. Tornato in patria nel 1999, è stato superiore degli Agostiniani di Chicago. Dal 2001 al 2013 è stato superiore generale del suo ordine.
Papa Francesco lo ha nominato amministratore apostolico della diocesi di Chiclayo (Perù) il 3 novembre 2014, elevandolo alla dignità episcopale come vescovo titolare di Sufar. È stato ordinato il 12 dicembre successivo. Nel 2015 è stato nominato vescovo di Chiclayo e nel 2020 è diventato anche amministratore apostolico della diocesi di Callao. Il 30 gennaio 2023 papa Francesco lo ha nominato prefetto del Dicastero per i Vescovi, mentre il 30 settembre dello stesso anno Papa Francesco lo ha creato cardinale di Santa Romana Chiesa, della diaconia di Santa Monica.
Nel saluto ai fedeli papa Leone XIV ha ringraziato papa Francesco ricordando le sue ultime parole: “Il papa che benediva Roma dava la sua benedizione al mondo, al mondo intero, quella mattina del giorno di Pasqua. Consentitemi di dar seguito a quella stessa benedizione: Dio ci vuole bene, Dio vi ama tutti, e il male non prevarrà! Siamo tutti nelle mani di Dio. Pertanto, senza paura, uniti mano nella mano con Dio e tra di noi andiamo avanti. Siamo discepoli di Cristo. Cristo ci precede. Il mondo ha bisogno della sua luce. L’umanità necessita di Lui come il ponte per essere raggiunta da Dio e dal suo amore. Aiutateci anche voi, poi gli uni gli altri a costruire ponti, con il dialogo, con l’incontro, unendoci tutti per essere un solo popolo sempre in pace. Grazie a papa Francesco!”
In linea con il magistero della Chiesa ha ricordato che essa è missionaria: “Voglio ringraziare anche tutti i confratelli cardinali che hanno scelto me per essere Successore di Pietro e camminare insieme a voi, come Chiesa unita cercando sempre la pace, la giustizia, cercando sempre di lavorare come uomini e donne fedeli a Gesù Cristo, senza paura, per proclamare il Vangelo, per essere missionari”.
Una Chiesa missionaria come l’ha delineata sant’Agostino: “Sono un figlio di Sant’Agostino, agostiniano, che ha detto: ‘con voi sono cristiano e per voi vescovo’. In questo senso possiamo tutti camminare insieme verso quella patria che Dio ci ha preparato.
Alla Chiesa di Roma un saluto speciale! Dobbiamo cercare insieme come essere una Chiesa missionaria, una Chiesa che costruisce i ponti, il dialogo, sempre aperta a ricevere come questa piazza con le braccia aperte. Tutti, tutti coloro che hanno bisogno della nostra carità, la nostra presenza, il dialogo e l’amore”.
Ha salutato anche la sua diocesi peruviana: “E se mi permettete una parola, un saluto a tutti e in modo particolare alla mia cara diocesi di Chiclayo, in Perù, dove un popolo fedele ha accompagnato il suo vescovo, ha condiviso la sua fede e ha dato tanto, tanto per continuare ad essere Chiesa fedele di Gesù Cristo”.
E’ questo il cammino sinodale intrapreso dalla Chiesa: “A tutti voi, fratelli e sorelle di Roma, di Italia, di tutto il mondo vogliamo essere una Chiesa sinodale, una Chiesa che cammina, una Chiesa che cerca sempre la pace, che cerca sempre la carità, che cerca sempre di essere vicino specialmente a coloro che soffrono”.
Ed infine la preghiera alla Madonna: “Oggi è il giorno della Supplica alla Madonna di Pompei. Nostra Madre Maria vuole sempre camminare con noi, stare vicino, aiutarci con la sua intercessione e il suo amore. Allora vorrei pregare insieme a voi. Preghiamo insieme per questa nuova missione, per tutta la Chiesa, per la pace nel mondo e chiediamo questa grazia speciale a Maria, nostra Madre”.
Abbiamo raccolto alcune ‘reazioni’ dopo la sua elezione, come quella del preside della Facoltà Teologica del Triveneto, don Maurizio Girolami: “Con gioia accogliamo Leone XIV, come nuovo vescovo di Roma, eletto come Sommo Pontefice. A lui è stato affidato il formidabile compito di essere pastore universale della Chiesa e punto di riferimento per tanti uomini e donne che vivono sulla faccia della terra.
Si è presentato al mondo con le parole di sant’Agostino: con voi sono cristiano per voi sono vescovo. Il nuovo Papa nasce da questa famiglia agostiniana che ha saputo sempre coltivare il dono della fede con l’uso della ragione. Possano le parole dell’apostolo Pietro, di cui è successore, fargli da guida, perché sia di esempio al gregge con la testimonianza di vita cristiana, viva un’amicizia intensa con Gesù crocifisso-risorto, sia vicino al popolo di Dio con profonda umanità verso soprattutto chi più soffre”.
Dall’arcidiocesi di Milano mons. Mario Delpini prega per questo nuovo ministero petrino: “Nello spavento dell’annunciazione si manifesta la grazia di Dio. La Chiesa Ambrosiana prega e ama il papa e in questo momento trepido dell’inizio io credo che si verifichi la grazia della annunciazione… Papa Leone XIV, che oggi avvia il suo ministero, sa che deve essere il servo di tutti perché tutti siano uno: non si aspetta applausi e trionfi… Ecco i sentimenti che io immagino nel Papa e le intenzioni per cui preghiamo: perché nel turbamento sperimenti la grazia, nella interpretazione del mondo riconosca l’avvicinarsi del regno, nel servizio dell’unità trasfiguri le prove in dichiarazioni d’amore per la Chiesa”.
Un augurio anche dall’arcidiocesi di Torino e dalla diocesi di Susa, attraverso le parole di mons. Alessandro Giraudo e don Daniele Giglioli: “Le Diocesi di Torino e di Susa si uniscono alla gioia della Chiesa e del mondo per l’elezione di papa Leone XIV, lo statunitense e peruviano Robert Francis Prevost.
Al nuovo Vescovo di Roma e pastore della Chiesa universale, successore di Pietro e dell’amatissimo Papa Francesco, vanno fin da ora sentimenti di grande affetto e riconoscenza per l’alto ministero che ha accettato di assumere, assicurando il nostro impegno per l’annuncio e la testimonianza del Vangelo in questo mondo che ha sempre più bisogno di pace.
Le Chiese di Torino e Susa sono state rappresentate al Conclave dal nostro cardinale arcivescovo Roberto Repole, ma anche la partecipazione del cardinale Giorgio Marengo, di origine torinese, ci ha fatto respirare in modo molto forte il legame della nostra regione con la sede apostolica.
Ora è il momento della preghiera per il nuovo papa, per tutta la Chiesa e per il mondo, che in questa difficile stagione della storia, fra tante ombre e tanti motivi di preoccupazione, chiede a noi cristiani soprattutto un servizio: rendere testimonianza della infinita speranza che nasce dal Vangelo. Certi di poterlo fare nella comunione con papa Leone XIV, riprendiamo il cammino sotto la sua guida nella sequela di Cristo Risorto”.
Mentre il vescovo di Macerata, mons. Nazareno Marconi, ha ricordato la sua visita a Tolentino nel 2023: ““È stata una sorpresa, una bella sorpresa di quelle che fa il Signore. Papa Leone XIV, Robert Francis Prevost, è un Agostiniano, un buon amico delle Marche, particolarmente devoto di San Nicola da Tolentino, conosce bene i nostri territori e la nostra realtà.
Si tratta di un uomo che ha vissuto tante esperienze, come quella di Vescovo missionario in Perù, per questo sa unire la capacità di dialogo con i potenti a quella di stare con i poveri, che conosce bene. Nel suo saluto ha ricordato la pace del mondo, perché ce n’è un gran bisogno oggi, e il suo affidarci alla Madonna. Papa Leone XIV è un uomo dalla profonda fede mariana, come d’altra parte l’ordine degli Agostiniani. Il Signore non sbaglia quando fa le cose. Che il Signore benedica e sostenga papa Leone XIV e noi lo accompagniamo con la nostra preghiera. Papa Leone XIV è stato in visita a Tolentino nel settembre 2023 per la Festa del Perdono”.
Un augurio a papa Leone XIV è arrivato anche dal presidente del Forum delle Associazioni Familiari , Adriano Bordignon: “Accogliamo con profonda gratitudine e speranza l’elezione del nuovo Santo Padre, Robert Francis Prevost, Leone XIV. ‘La pace sia con tutti voi’ è il saluto che ci ha donato affacciandosi in piazza san Pietro. Come famiglie confidiamo che questo saluto potente possa essere il viatico per una sua guida luminosa capace di riportare la pace al centro dell’attenzione dei cuori dei popoli e dei governanti, in un mondo straziato da oltre 60 guerre, quella che papa Francesco chiamava terza guerra mondiale a pezzi. In un tempo segnato da sfide globali, da profonde trasformazioni sociali e da un crescente bisogno di radici, la figura del Papa rappresenta un faro di luce per le famiglie di tutto il mondo”.
Quindi una continuazione della pastoralità di papa Francesco per una cultura della vita: “Le famiglie sono il cuore pulsante della società, e guardano al Papa come a un padre che sa indicare la via del dialogo, della pace e della dignità umana. Siamo grati per l’esempio di unità che ci ha donato la Chiesa in questa straordinaria occasione, un segno forte per un mondo sempre più ferito dalle divisioni. Senza unità non c’è speranza. Confidiamo nella sua guida pastorale per tutti i credenti affinché possa essere un riferimento per tutte le donne e gli uomini di buona volontà per la custodia dei più fragili, per la promozione della dignità umana e del creato. Il Forum delle Associazioni Familiari esprime al nuovo Pontefice la più sentita vicinanza e disponibilità a camminare insieme nella promozione di una cultura della vita, della solidarietà e dell’accoglienza”.
Anche il Movimento ‘Laudato Sì’ gioisce per l’elezione di papa Leone XIV: “Alleluia! Tutti noi del Movimento ‘Laudato Sì’ accogliamo papa Leone XIV come nuovo Vescovo di Roma e capo della Chiesa universale. L’appello di papa Leone XIV a onorare la pace che viene da Dio e a costruire ponti di amore e di incontro tocca i nostri cuori. La sua preghiera dell’Ave Maria dal balcone di piazza san Pietro è un segno della sua unità con tutta l’umanità e il creato”.
Per il Movimento la scelta del nome è molto significativa: “La scelta del nome è significativa. Papa Leone XIII è stato un uomo che ha rotto gli schemi e ha focalizzato la Chiesa sulle questioni sociali del momento. Con la pubblicazione della Rerum Novarum ci ha richiamato a una maggiore attenzione sull’insegnamento sociale cattolico. Con il suo nome, papa Leone XIV segnala la sua intenzione di continuare a seguire le orme di papa Leone XIII e di papa Francesco come leader attento alle questioni urgenti del nostro tempo”.
Il nuovo papa è anche molto attento alla sfida della crisi ambientale: “Quando era presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina e Prefetto del Dicastero per i Vescovi, papa Leone XIV ha detto che quando si tratta di crisi ecologica, è tempo di passare ‘dalle parole ai fatti’. In questo momento di rinnovamento, in cui le antiche tradizioni della nostra Chiesa infondono vita a una nuova generazione, preghiamo con grazia affinché papa Leone XIV risponda ai segni dei tempi con la chiarezza morale per cui è noto”.
Anche le suore di Cascia hanno ricordato il legame con il papa: “In questo tempo di grazia per l’intera Chiesa, le monache agostiniane del Monastero Santa Rita da Cascia e la Fondazione Santa Rita da Cascia desiderano ricordare con riconoscenza il legame speciale che le unisce al nuovo Pontefice. Nel 2012, infatti, quando ricopriva il ruolo di Priore Generale dell’Ordine di Sant’Agostino, accolse la richiesta delle monache, autorizzando la nascita della Fondazione Santa Rita da Cascia, nel rispetto delle norme della Regola agostiniana.
In tale occasione, nominò anche, come previsto dallo statuto, due membri del Consiglio di Amministrazione, offrendo così un contributo fondamentale alla visione e alla missione della Fondazione, impegnata nel trasmettere il messaggio di carità e speranza di Santa Rita. La Comunità affida con fiducia il nuovo Pontefice all’intercessione di Santa Rita da Cascia, la ‘santa dell’impossibile’, canonizzata da Papa Leone XIII nel 1900 e amata in tutto il mondo come modello di perdono, speranza, carità e dialogo”.
(Foto: Osservatore Romano)
Papa Francesco, il pontefice del popolo che ha cambiato il volto della Chiesa
“In questa maestosa piazza di san Pietro, nella quale papa Francesco tante volte ha celebrato l’Eucarestia e presieduto grandi incontri nel corso di questi 12 anni, siamo raccolti in preghiera attorno alle sue spoglie mortali col cuore triste, ma sorretti dalle certezze della fede, che ci assicura che l’esistenza umana non termina nella tomba, ma nella casa del Padre in una vita di felicità che non conoscerà tramonto”: alla presenza di oltre 250.000 persone, a cui si sono aggiunte altre 150.000 persone lungo il tragitto fino alla basilica di santa Maria Maggiore, luogo in cui è stato sepolto, in piazza san Pietro si è svolta la messa esequiale di papa Francesco, celebrata dal card. Giovanni Battista Re, decano del Sacro Collegio, che lo ha definito un papa con un cuore aperto a tutti.
Fin dall’inizio del suo pontificato la sua scelta è stata quella di essere pastore delle pecore: “Nonostante la sua finale fragilità e sofferenza, papa Francesco ha scelto di percorrere questa via di donazione fino all’ultimo giorno della sua vita terrena. Egli ha seguito le orme del suo Signore, il buon Pastore, che ha amato le sue pecore fino a dare per loro la sua stessa vita”.
Al francescano p. Fabio Nardelli, docente alla Pontificia Università Lateranense, alla Pontificia Università Antonianum di Roma ed all’Istituto Teologico di Assisi, abbiamo chiesto di sintetizzare il messaggio che papa Francesco ha lasciato al popolo cristiano: “Guardando al Pontificato di Francesco e, in particolare, agli ultimi mesi di vita, il segno più eloquente che lascia in eredità all’umanità è quello dell’esserci, della sua presenza anche nella sofferenza e nella malattia: visitando, incontrando, accogliendo e soprattutto ‘facendosi prossimo’, anche in quell’ultimo saluto ai fedeli in piazza san Pietro nel giorno di Pasqua. L’esserci ‘fino alla fine’, testimoniando il Vangelo, è segno di una vita appassionata e donata, che rimane la parola più credibile ed efficace”.
‘Iniziamo oggi un nuovo ciclo di catechesi, dedicato a un tema urgente e decisivo per la vita cristiana: la passione per l’evangelizzazione, cioè lo zelo apostolico. Si tratta di una dimensione vitale per la Chiesa: la comunità dei discepoli di Gesù nasce infatti apostolica, nasce missionaria, non proselitista e dall’inizio dovevamo distinguere questo: essere missionario, essere apostolico, evangelizzare non è lo stesso di fare proselitismo, niente a che vedere una cosa con l’altra. Si tratta di una dimensione vitale per la Chiesa, la comunità dei discepoli di Gesù nasce apostolica e missionaria’: così papa Francesco apriva la catechesi dell’udienza generale di mercoledì 11 gennaio 2023. Per quale motivo aveva una tensione missionaria?
“L’esperienza pastorale vissuta in America Latina è stata chiaramente molto determinante, in quanto ha sperimentato in maniera incisiva cosa significhi vivere ‘in mezzo’ al popolo e testimoniando l’amore del Padre che non abbandona nessuno dei suoi figli. Nel suo pontificato ha più volte rilanciato non una ‘metodologia’ missionaria, ma la chiamata a un’esistenza missionaria che è per ‘tutti’ indistintamente, in quanto battezzati e perciò discepoli-missionari”.
‘Il suo cuore aperto ci precede e ci aspetta senza condizioni, senza pretendere alcun requisito previo per poterci amare e per offrirci la sua amicizia: Egli ci ha amati per primo… Per esprimere l’amore di Gesù si usa spesso il simbolo del cuore. Alcuni si domandano se esso abbia un significato tuttora valido. Ma quando siamo tentati di navigare in superficie, di vivere di corsa senza sapere alla fine perché, di diventare consumisti insaziabili e schiavi degli ingranaggi di un mercato a cui non interessa il senso della nostra esistenza, abbiamo bisogno di recuperare l’importanza del cuore’: così si apriva la sua ultima enciclica sull’amore umano e divino di Gesù: ‘Dilexit nos’. Per quale motivo egli ha invitato i cristiani ad essere ‘devoti’ al cuore di Gesù?
“Papa Francesco nella sua ultima enciclica ‘Dilexit nos’parla dell’amore personale del Cristo che viene incontro ad ogni uomo e che riconosce tutti come ‘amici’, non pretendendo alcun requisito. Con questa riflessione ha voluto rilanciare l’amore ‘cristoconformante’, riportandoci alla sorgente dell’amore divino e umano; ed è nel Cuore di Cristo, che ciascuno può riconoscere se stesso e imparare ad amare”.
Nell’enciclica ‘Fratelli tutti’ papa Francesco ha avvertito la necessità di proporre lo stile ‘fraterno’ che san Francesco d’Assisi ha indicato a chi aveva scelto di seguirlo: ‘Fratelli tutti, scriveva san Francesco d’Assisi per rivolgersi a tutti i fratelli e le sorelle e proporre loro una forma di vita dal sapore di Vangelo… Con queste poche e semplici parole ha spiegato l’essenziale di una fraternità aperta, che permette di riconoscere, apprezzare e amare ogni persona al di là della vicinanza fisica, al di là del luogo del mondo dove è nata o dove abita’. Quanto è stato importante il suo magistero sull’amicizia sociale?
“L’opzione preferenziale per i poveri non ha costituito una semplice scelta di pastorale sociale, ma è stata posta quale esigenza indispensabile del cammino di evangelizzazione di tutta la Chiesa. Secondo papa Francesco l’impegno sociale non ha un fondamento esclusivamente sociologico ma in primiscristologico in quanto non nasce da imposizioni esterne ma dal mandato missionario di Gesù. L’attenzione alla dimensione sociale dell’evangelizzazione è stata vissuta come un’obbedienza fedele al principio evangelico e al vero significato della missione, secondo cui ogni discepolo è inviato ad annunciare la salvezza opera da Gesù Cristo morto e risorto”.
Quindi, pur apportando novità all’interno della Chiesa, non ha mai ‘tradito’ la dottrina?
“Il pontificato di papa Francesco è stata una grande ‘provocazione’ per coloro che non attendevano più la sorpresa di Dio. Il suo insegnamento può essere considerato, a ragione, un punto di svolta per la Chiesa: in obbedienza alla Scrittura, in continuità con la Tradizione e il Magistero ed, in ascolto dei ‘segni dei tempi’, ha orientato la barca della Chiesa verso prospettive sempre nuove ed aperte all’energia vitale del Vangelo. Guardando agli anni del suo pontificato, si può affermare che, in continuità con il Concilio Vaticano II, egli ha riaffermato l’urgenza missionaria, che è per ‘tutti’! Davvero si può definire il papa del popolo che ha cambiato il volto della Chiesa”.
(Tratto da Aci Stampa)
Conclusi i Novendiali: san Pietro rinnova la fede in Gesù Cristo
Mentre il presbiteriano Donald Trump ha il desiderio di diventare papa (il presbiterianesimo nasce soprattutto dalla riforma calvinista), ieri pomeriggio nella basilica di san Pietro, si sono concluse le celebrazioni eucaristiche dei Novendiali in suffragio di papa Francesco, presieduta dal protodiacono del Collegio cardinalizio, card. Dominique Mamberti, nella terza domenica dopo Pasqua, in cui Gesù invita gli apostoli alla sequela:
“L’episodio rammenta quello della prima pesca miracolosa, narrato da Luca, quando Gesù aveva chiamato Simone, Giacomo e Giovanni, annunciando a Simone che sarebbe diventato pescatore di uomini. Da quel momento, Pietro l’aveva seguito, a volte nell’incomprensione e perfino nel tradimento, ma nell’incontro di oggi, ultimo prima del ritorno di Cristo presso il Padre, Pietro riceve da lui il compito di pascere il suo gregge”.
In questa pagina evangelica la parola che emerge è quella del riconoscimento attraverso l’amore: “L’amore è la parola chiave di questa pagina evangelica. Il primo a riconoscere Gesù è ‘il discepolo che Gesù amava’, Giovanni, che esclama ‘è il Signore!’, e Pietro subito si getta in mare per raggiungere il Maestro. Dopo che avessero condiviso il cibo, ciò che avrà acceso nel cuore degli Apostoli il ricordo dell’ultima cena, inizia il dialogo tra Gesù e Pietro, la triplice domanda del Signore e la triplice risposta di Pietro”.
Riprendendo gli insegnamenti di papa san Giovanni Paolo II e di papa Benedetto XVI il protodiacono ha sottolineato che l’amore è la missione della Chiesa: “Questa missione è l’amore stesso, che si fa servizio alla Chiesa e a tutta l’umanità… Abbiamo tutti ammirato quanto papa Francesco, animato dall’amore del Signore e portato dalla Sua grazia, sia stato fedele alla sua Missione fino all’estremo consumo delle sue forze. Ha ammonito i potenti che bisogna ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini e ha proclamato all’umanità intera la gioia del Vangelo, il Padre Misericordioso, Cristo Salvatore.
L’ha fatto nel suo Magistero, nei suoi viaggi, nei suoi gesti, nel suo stile di vita. Ero vicino a lui il giorno di Pasqua, alla loggia delle benedizioni di questa Basilica, testimone della sua sofferenza, ma soprattutto del suo coraggio e della sua determinazione di servire il Popolo di Dio fino alla fine”.
E la missione della Chiesa si rivela nella sua capacità di adorazione: “L’adorazione è una dimensione essenziale della missione della Chiesa e della vita dei fedeli… Questa capacità che dà l’adorazione non era difficile da riconoscere in papa Francesco. La sua intensa vita pastorale, i suoi innumerevoli incontri, erano fondati sui lunghi momenti di preghiera che la disciplina ignaziana aveva improntato in lui…
E tutto quanto egli faceva, lo faceva sotto lo sguardo di Maria. Ci rimarranno nella memoria e nel cuore le sue centoventisei soste davanti alla Salus Populi Romani. E ora che riposa vicino all’amata Immagine, lo affidiamo con gratitudine e fiducia all’intercessione della Madre del Signore e Madre nostra”.
Mentre nel penultimo giorno dei Novendiali il card. Ángel Fernández Artime, già pro-prefetto del dicastero per gli Istituti di Vita consacrata e le Società di Vita apostolica, ha incentrato l’omelia sul valore della preghiera per i morti: “Sant’Alfonso Maria de’ Liguori insegna che pregare per i morti è la più grande opera di carità. Quando aiutiamo materialmente i nostri vicini, condividiamo beni effimeri, ma quando preghiamo per loro lo facciamo con beni eterni. In modo simile è vissuto il Santo Curato d’Ars, patrono universale dei sacerdoti”.
Ed ha spiegato il significato di questa particolare preghiera: “Pregare per i morti significa, quindi, amare coloro che sono morti ed è ciò che facciamo ora per papa Francesco, radunati come Popolo di Dio, insieme ai pastori e in modo particolare questa sera con una presenza molto significativa di consacrate e consacrati. Il Santo Padre Francesco si è sentito molto ben voluto dal Popolo di Dio e sapeva che anche gli appartenenti alle diverse espressioni della vita consacrata lo amavano; pregavano per il suo ministero, per la persona del papa, per la Chiesa, per il mondo”.
La preghiera è molto importante per ‘testimoniare’ Gesù: “Fratelli e sorelle, è vero che tutti noi, tutta questa assemblea in quanto battezzati, siamo chiamati ad essere testimoni del Signore Gesù, morto e risorto. Ma è altrettanto vero che noi, consacrati e consacrate, abbiamo ricevuto questa vocazione, questa chiamata al discepolato che ci chiede di testimoniare il primato di Dio con tutta la nostra vita”.
La preghiera è una ‘missione’ affidata in modo particolare alle persone consacrate: Questa missione è particolarmente importante quando (come oggi in molte parti del mondo) si sperimenta l’assenza di Dio o si dimentica troppo facilmente la sua centralità. Allora possiamo assumere e fare nostro il programma di San Benedetto Abate, sintetizzato nella massima ‘nulla anteporre all’amore di Cristo’.
E’ stato il Santo Padre Benedetto XVI a sfidarci in questo modo: all’interno del Popolo di Dio le persone consacrate sono come sentinelle che scorgono e annunciano la vita nuova già presente nella nostra storia… Siamo, dunque, chiamati ad essere nel mondo segno credibile e luminoso del Vangelo e dei suoi paradossi. Senza conformarci alla mentalità di questo secolo, ma trasformandoci e rinnovando continuamente il nostro impegno”.
Nel riconoscimento di Gesù si coglie la gioia della Pasqua: “E’ solo la presenza di Gesù Risorto che trasforma ogni cosa: il buio è vinto dalla luce; il lavoro inutile diventa nuovamente fecondo e promettente; il senso di stanchezza e di abbandono lascia il posto a un nuovo slancio e alla certezza che Lui è con noi. Quanto accaduto per i primi e privilegiati testimoni del Signore può e deve diventare programma di vita per tutti noi”.
Nel frattempo oggi i cardinali si riuniscono per le Congregazione generali sia la mattina che nel pomeriggio; mentre per martedì 6 maggio è prevista soltanto una sessione la mattina, ma potrebbero eventualmente aggiungerne un’altra il pomeriggio se necessario.
(Foto: Santa Sede)
Terza domenica di Pasqua: Pietro è vicario di Cristo Gesù
Gesù, dopo la sua risurrezione, per la terza volta si presenta agli Apostoli. Questi, alquanto sbandati per non avere in mezzo a loro Gesù, decidono di tornare al loro consueto lavoro. Pietro va a pescare, gli altri lo seguono. Avevano lasciato tutto per seguire Gesù, ora la solitudine li avvolge e la ripresa dell’antico lavoro appare l’unica alternativa. Era l’alba quando, dopo avere lavorato tutta la notte inutilmente, si presenta Gesù sulla riva e chiede loro qualcosa da mangiare. Non lo riconoscono e subito rispondono i sette discepoli che erano con Pietro sulla barca: abbiamo lavorato tutta la notte e non abbiamo preso nulla. Gesù li invita a gettare le reti sulla destra e, quasi per incanto, la rete si riempie di pesci.
Gli apostoli erano ancora tristi e delusi; Pietro aveva amaramente pianto per avere rinnegato il suo Signore ma, all’invito dello sconosciuto, quasi per incanto, obbedisce ed ecco la pesca miracolosa: 153 grossi pesci da riempire la barca e le reti non si squarciarono. Irrompe subito una luce nuova: Giovanni riconosce nello sconosciuto, fermo sulla spiaggia, l’amato Maestro, e si rivolge a Pietro dicendo: ‘E’ il Signore’. Gioia e stupore s’intrecciano: la presenza del Signore risorto trasforma il momento: il buio è vinto, il lavoro inutile e la notte insonne lascia il posto ad un nuovo slancio di amore per la certezza che il Maestro risorto è di nuovo in mezzo a loro.
Entrare in relazione con Gesù risorto è la chiave della vera felicità. Inizia il pranzo e Gesù rivolge a Pietro per ben tre volte la domanda: ‘Simone, figlio di Giovanni, mi ami?’; sulla base della triplice affermazione di Pietro: ‘Certo, Signore, tu sai tutto, tu sai che io ti voglio bene!’, Gesù gli affida la missione: ‘Pasci i miei agnelli, pasci la mie pecorelle’, il compito formidabile di pascere il suo gregge, la sua Chiesa, quanti avrebbero creduto in Lui. L’incontro era avvenuto dove gli Apostoli vivevano e lavoravano; Gesù non disdegna la nostra fatica, il nostro lavoro, ma va oltre: Egli penetra il nostro intimo per offrire la sua misericordia e cogliere il nostro amore.
L’amore con amore si paga: Pietro aveva rinnegato Gesù per ben tre volte, ora, dopo la sua risurrezione, gli offre il suo perdono e gli affida la missione: pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle. Proprio sull’amore Gesù interpella Pietro e, oggi, ciascun discepolo: ‘Simone di Giovanni, mi vuoi bene?’
Debolezza ed infedeltà si possono riscattare solo con l’amore. Il dialogo di Gesù con Pietro sottolinea il bisogno della misericordia divina per guarire le ferite spirituali, le ferite del peccato. Oggi la stessa domanda Gesù rivolge a me, a ciascuno di noi: ‘Mi ami?’ Amiamo Cristo Gesù non a parole ma con i fatti? Come l’apostolo Pietro abbiamo il coraggio di rispondere: ‘Sì, Signore, tu sai tutto; tu sai che io ti amo!’?
Dio ama ciascuno di noi intensamente, ma amore con amore si paga. Quando ci richiama sul nostro comportamento, non ci rifiuta mai, desidera che ci purifichiamo dai nostri errori, rafforziamo le nostre virtù; ci invita alla conversione: ‘Convertitevi’. Così ha fatto con Pietro e gli affidò la missione: ‘Pasci le mie pecorelle’. Amici carissimi non dobbiamo avere paura di aprire il nostro cuore a Gesù; il Cristo ci invita oggi a vivere cristianamente e nell’amore la nostra vocazione qualunque essa sia.
Vivere da cristiani veri è amare, amare è servire. Il vero cristiano non può non rispondere con fermezza e prontezza ai progetti che Dio ha su ciascuno di noi. Sostenuti dall’amore materno di Maria, madre e regina della Chiesa, proclamiamo con le parole e le opere la ricchezza del suo amore misericordioso. Allora e solo allora è Pasqua di risurrezione.
Cei per la giornata dell’Università Cattolica: ‘Università, laboratorio di speranza’
“Tutti sperano. Nel cuore di ogni persona è racchiusa la speranza come desiderio e attesa del bene, pur non sapendo che cosa il domani porterà con sé…Possa il Giubileo essere per tutti occasione di rianimare la speranza”: inizia con uno spunto della lettera della bolla giubilare di papa Francesco, ‘Spes non confundit’, il messaggio dei vescovi italiani, intitolato ‘Università: laboratorio di speranza’, in occasione della 101 giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore che si celebrerà domenica 4 maggio.
Nel messaggio i vescovi sottolineano la necessità della speranza: “Di speranza, infatti, abbiamo particolarmente bisogno di fronte a scenari incerti e, per alcuni versi, davvero drammatici. Ci preoccupano il quadro politico ed economico gravato da tensioni e incertezze, i conflitti che non sembrano trovare via di soluzione, i ritardi nell’attuazione di uno sviluppo sostenibile in grado di custodire la casa comune e di sviluppare accoglienza e solidarietà di fronte ai crescenti flussi migratori. Sono solo alcune delle situazioni dentro cui si gioca la vita di ciascuno, spesso segnata da non minori preoccupazioni personali e sociali legate alla fragilità delle relazioni familiari e ai rapporti intergenerazionali, alla precarietà nel campo del lavoro e alle incertezze rispetto al futuro”.
E l’Università Cattolica è chiamata a dar ragione della speranza: “Non servono speranze effimere e illusorie, purtroppo ampiamente veicolate da una cultura che privilegia le banalità ed esalta l’apparenza, ma visioni di ampio respiro e prospettive solide… Il tema scelto, ‘Università, laboratorio di speranza’, pone in evidenza come in un contesto così difficile il mondo accademico sia chiamato a farsi interprete dell’anelito alla speranza che è proprio delle nuove generazioni… L’Università Cattolica del Sacro Cuore, alla luce della sua storia e della sua peculiare missione, è chiamata a farsi interprete coraggiosa e creativa di questo invito, rafforzando e ampliando il suo impegno a servizio della formazione umana, professionale e spirituale degli universitari”.
Riflettendo sull’enciclica ‘Dilexit nos’ i vescovi ribadiscono le ‘ragioni’ del cuore: “Il primo luogo dove la speranza può essere coltivata e deve crescere è il cuore dell’essere umano. Non a caso l’Ateneo è stato affidato dai fondatori alla custodia del Sacro Cuore. Dobbiamo riscoprire il significato profondo e sempre attuale di questa dedicazione che oggi risalta in modo ancora più fulgido grazie alla Lettera enciclica di papa Francesco ‘Dilexit nos’ dedicata proprio al valore spirituale, culturale e sociale del Cuore di Cristo… Cercando la verità attraverso tutte le vie del sapere e ponendo sempre al centro dell’attività accademica l’attenzione alla dignità di ogni essere umano, l’Università Cattolica continua ad offrire il suo peculiare contributo alla formazione di personalità che siano in grado di dare senso compiuto alla propria esistenza e di mettersi con competenza e generosità a servizio del bene comune”.
Però per essere ‘faro di speranza’ è necessario che l’università attui processi di innovazione: “Per dare piena attuazione a questa ‘impresa educativa’ l’Ateneo dei cattolici italiani deve affrontare anche importanti processi di innovazione e di ampliamento in tutti gli ambiti: dall’offerta formativa ai nuovi campi di ricerca fino agli orizzonti sempre più vasti di quella che viene definita ‘terza missione’, ovvero tutte le attività con cui l’Università interagisce con la società”.
Infine una particolare attenzione da parte dell’Università Cattolica al continente africano: “I già numerosi progetti di collaborazione a livello accademico, culturale e sociale, troveranno così ancora più organicità e potranno rappresentare un ulteriore ‘volano di speranza’ per un Continente, tanto martoriato quanto ricco di risorse e potenzialità. L’Ateneo assume così un volto ancora più solidale nell’esplicitazione di quella terza missione che a ben vedere è l’anima vera e il principio ispiratore delle altre due: la didattica e la ricerca”.
Per questo è necessario che l’Università Cattolica diventi sempre più ‘laboratorio di speranza’: “Per essere all’altezza di queste grandi sfide l’Ateneo non può che essere sempre più un ‘laboratorio di speranza’ misurandosi con i grandi cambiamenti in atto, soprattutto sul versante della ricerca scientifica e tecnologica, delle innovazioni legate all’intelligenza artificiale e delle grandi questioni sociali affinché, contro la spinta al riarmo e alla contrapposizione tra le nazioni, si sviluppino relazioni giuste, fraterne e pacifiche”.
(Foto: Università Cattolica)




























