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Rimini celebra la sua Patrona: al via i festeggiamenti per il 176° anniversario del prodigio della Madonna della Misericordia

La città di Rimini si prepara a onorare la sua Patrona, la Madonna della Misericordia, con un ricco programma di celebrazioni presso il Santuario della Madonna della Misericordia in Santa Chiara. Il 2026 segna il 176° anniversario del prodigio del movimento degli occhi del quadro miracoloso, evento che dal 1850 lega profondamente la comunità riminese alla figura di Maria.

Per l’occasione, i Missionari del Preziosissimo Sangue propongono un calendario di appuntamenti dal 6 al 14 maggio. Tra i principali eventi si segnalano: Giovedì 7 maggio, ore 21.00 – Testimonianza di Stefano Mainetti, nipote della beata Maria Laura Mainetti, religiosa uccisa in odium fidei.

Sabato 9 maggio, ore 20.30 – Nella Basilica Cattedrale (Tempio Malatestiano), Solenne Concelebrazione eucaristica presieduta da mons. Nicolò Anselmi, Vescovo di Rimini. A seguire, la processione con il quadro miracoloso attraverserà le vie del centro cittadino per fare ritorno al Santuario.

Martedì 12 maggio, giorno della Solennità, alle ore 11.15, – Celebrazione eucaristica presieduta da don Benedetto Labate, direttore della Provincia Italiana dei Missionari del Preziosissimo Sangue, con recita della supplica alla Madonna della Misericordia. Nel pomeriggio, alle ore 18.00, celebrazione animata dalla Famiglia Salesiana, nel ricordo della venerazione del quadro da parte di san Giovanni Bosco.

Giovedì 14 maggio, alle ore 18.00, – Santa Messa di ringraziamento presieduta da don Giuseppe Pandolfo, rettore del Santuario, seguita alle ore 21.00 dalla catechesi mariana conclusiva affidata a don Luigi Maria Epicoco.

Don Giuseppe Pandolfo, rettore del Santuario della Madonna della Misericordia, sottolinea che: «Anche quest’anno, come comunità dei Missionari del Preziosissimo Sangue, unitamente alla diocesi di Rimini e a tutto il popolo riminese, celebriamo la Madonna della Misericordia nel 176° anniversario di quel prodigio che continua ancora oggi a essere attuale.

Un segno che ricorda la bontà e la benevolenza di Dio, ma invita anche a guardare verso il cielo: così come la Madonna ha mosso gli occhi su di noi come segno di custodia, allo stesso modo poi li rialza e ci invita a guardare verso il cielo. In questo tempo storico, in cui sentiamo i fragori delle guerre e le difficoltà del mondo, ma anche quelle personali di ciascuno di noi, ci ancoriamo ancora di più a Colei che, come porto sicuro della salvezza, ci conduce a Cristo».

Papa Leone XIV a Pompei: con Monsignor Caputo nella devozione alla Madonna

Venerdì 8 maggio papa Leone XIV, nel primo anniversario della sua elezione, papa Leone XIV sarà in visita pastorale al Santuario di Pompei, come ha detto l’arcivescovo  prelato di Pompei e delegato pontificio per il Santuario della Beata Maria Vergine del Santo Rosario, mons. Tommaso Caputo: “Come non ricordare ora le parole pronunciate dal pontefice nel suo primo discorso dalla Loggia delle benedizioni della Basilica di San Pietro? Oggi è il giorno della Supplica alla Madonna di Pompei, evidenziò quel giorno”.

Per il delegato pontificio questo viaggio è la sintesi di una storia importante: “Questo che potrebbe sembrare solo un annuncio è in realtà la mirabile sintesi delle attese e delle speranze della nostra Città mariana, a coronamento della sua storia segnata dalla recente canonizzazione del fondatore, San Bartolo Longo, celebrata esattamente quattro mesi fa.

L’esultanza della nostra Chiesa e di tutta la comunità civile è piena, ricolma di tutte le grazie e i doni che porta con sé ogni passo del Papa pellegrino, primo messaggero del Vangelo, che viene a confermare nella fede un popolo guidato da Maria sulla strada verso il Risorto”.

In un comunicato congiunto l’arcivescovo di Napoli, il card. Mimmo Battaglia, il vescovo di Acerra e presidente della Conferenza Episcopale Campana, mons. Antonio Di Donna, e l’arcivescovo Tommaso Caputo, hanno scritto: “Si può vedere, ed è giusto farlo, questo duplice viaggio del Vicario di Cristo come un segno di predilezione verso una terra che rappresenta una sintesi particolarmente viva delle attese e delle speranze, nonché dei drammi e dei ritardi, che ancora ostacolano lo sviluppo armonico e lineare di un popolo in cui è sempre vivo il richiamo di una fede profonda…

Ma ciò che scorgiamo in questo segno di così grande attenzione, è qualcosa di ancora più profondo, perché chiama in causa e accresce la responsabilità nostra e delle nostre chiese che vengono a trovarsi al centro, in maniera così diretta e coinvolgente, nella linea di un pontificato che, giorno per giorno, esprime sempre più il suo carattere missionario per l’annuncio della gioia del Vangelo”.

A pochi giorni della visita apostolica del papa abbiamo chiesto a mons. Tommaso Caputo di raccontarci il sentimento della popolazione: “E’ un sentimento di profonda gioia e di viva emozione che cresce di giorno in giorno. La visita di un papa rappresenta un crocevia per la storia di una comunità che riceve questo grande dono. Lo è certamente per la nostra amata città mariana, costituendo un motivo di rinnovata speranza e di nuovo slancio nella prosecuzione dell’opera nata dal genio e dalla fede di san Bartolo Longo e della moglie Marianna Farnararo De Fusco”.

Mons. Caputo ha accennato all’accoglienza al papa che si sta preparando: “Sin dall’annuncio dello scorso 19 febbraio, la nostra comunità civile ed ecclesiale si sta preparando spiritualmente all’incontro. L’accoglienza del Vicario di Cristo si prepara innanzitutto con la preghiera.  

Laici, religiosi, sacerdoti di Pompei desiderano che il papa trovi una Chiesa viva e una città aperta e accogliente. I 2.000.000 di pellegrini che ogni anno visitano il nostro Santuario per attingere alla spiritualità del Rosario testimoniano la vitalità del carisma di san Bartolo Longo.

Carisma non solo di fede, ma anche di carità che è tuttora attiva nelle numerose opere sociali che accolgono centinaia di bambini, giovani, ragazze madri, donne e minori in difficoltà, persone con disabilità, poveri, immigrati. Saranno proprio loro i protagonisti dell’incontro con il papa”.

La visita al santuario di Pompei ‘cade’ ad un anno dalla sua elezione: perché il papa è devoto alla Madonna di Pompei?

“Papa Leone XIV è stato eletto al soglio pontificio l’8 maggio 2025. Era il giorno della festa della Madonna di Pompei, della recita solenne della preghiera della Supplica in piazza Bartolo Longo. E’ stato proprio il Santo Padre, dalla Loggia delle benedizioni della Basilica di San Pietro, a rimarcare questa coincidenza nelle sue prime parole dopo l’elezione. Sin dagli inizi il segno mariano ha caratterizzato il pontificato di papa Leone, alla cui presenza, venerdì 8 maggio, celebreremo solennemente il 150^ anno dalla posa della prima pietra del Santuario dedicato alla Beata Vergine del Santo Rosario”. 

Quale è il legame del papa con san Bartolo Longo, da lui canonizzato?

“Con la visita di papa Leone XIV trovano compimento, per la quinta volta, le parole pronunciate da san Bartolo il 5 maggio 1901, giorno dell’inaugurazione della monumentale facciata del Santuario: ‘Un giorno noi vedremo la bianca figura del Rappresentante di Cristo benedire le genti accolte in questa piazza, acclamanti la pace universale’.

Va ricordato che il 25 febbraio 2025, dalla cattedra di sofferenza dell’Ospedale Gemelli di Roma, papa Francesco approvò il decreto per la canonizzazione di san Bartolo, rito che il 19 ottobre successivo, in piazza san Pietro, è stato presieduto proprio da papa Leone XIV. Con papa Leone XIII ha avuto inizio la storia della Nuova Pompei, mentre papa Leone XIV ha proclamato santo il suo Fondatore. Un cerchio che si è chiuso, nel disegno della Divina Provvidenza”.

Cosa significa essere pellegrino di pace a Pompei?

“Il mondo sembra conoscere solo il ‘lessico’ distruttivo della guerra e papa Leone XIV ci esorta continuamente a pregare per la pace, in modo particolare nella recita del Santo Rosario, preghiera d’elezione per il nostro Santuario. Nel suo pellegrinaggio a Pompei, il pontefice affiderà all’intercessione di Maria Santissima l’assoluto bisogno di pace del mondo intero. E noi pregheremo con lui. Mai più la guerra!”

Oggi ha ancora senso pregare il Rosario?

“Certo che ha senso! San Bartolo Longo si affidava all’intercessione della Madonna perché sapeva di essere fragile e che al Padre doveva tutto, ogni singolo respiro. Quando, nell’ottobre 1872, egli arrivò nella Valle di Pompei, ricca di pericoli ed abitata da un migliaio di contadini, ascoltò un’ispirazione interiore, che non finiremo mai di ripetere: ‘Se cerchi salvezza, propaga il Rosario.

E’ promessa di Maria. Chi propaga il Rosario è salvo!’ La preghiera, la contemplazione della vita di Cristo, attraverso i misteri del Rosario, sono stati il fondamento di ogni opera del nostro Fondatore che, quasi per mano, è stato accompagnato dalla Madonna in questo cammino. Quando pregando si contempla il volto di Cristo, ogni cosa buona è possibile all’uomo. Il Rosario è, infatti, una preghiera cristologica: Gesù, la sua opera, le sue parole, ne sono il centro, il cuore. Preghiamo Maria per arrivare al Signore come san Bartolo e con san Bartolo”.

(Tratto da Aci Stampa)

Albano Laziale: al Santuario San Gaspare l’esposizione dell’immagine della Regina del Preziosissimo Sangue

Dal 1° al 31 maggio, presso il Santuario San Gaspare ad Albano Laziale, sarà esposta alla venerazione dei fedeli l’immagine della Regina del Preziosissimo Sangue che san Gaspare del Bufalo, fondatore della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue, portava con sé durante le missioni. Davanti a quel quadro, nel corso della storia, sono nati numerosi prodigi di grazia e conversione.

Nella tradizione dei Missionari del Preziosissimo Sangue, questa immagine è stata conosciuta con diversi titoli: Madonna Auxilium Christianorum, Madonna delle Missioni, Madonna del Calice, Madonna del Preziosissimo Sangue. San Gaspare del Bufalo la esponeva durante le missioni popolari, suscitando intensa commozione, conversioni sincere e grazie straordinarie, fino a guarigioni improvvise. Da allora, la Vergine è stata riconosciuta come ‘la condottiera della Missione’.

Oggi il quadro è custodito nel Santuario di San Gaspare ad Albano Laziale, nei pressi di Roma, dove continua a parlare al cuore dei fedeli, mantenendo viva una devozione che attraversa il tempo. Durante il periodo dell’esposizione, le Messe saranno celebrate secondo il seguente orario: feriali alle 8.00 e alle 18.00, prefestiva il sabato sera alle 18.00 e festive alle 8.00, 10.00, 11.30 e 18.00, dove alla fine di ciascuna celebrazione sarà recitata la preghiera davanti al quadro.

A sottolineare il significato profondo dell’iniziativa è don Francesco Cardarelli, rettore del Santuario di San Gaspare: “Quando Gaspare scelse di portare con sé, nelle sue opere apostoliche, l’effige mariana realizzata dal Batoni, era consapevole del fatto che quell’immagine sarebbe stata in grado di veicolare i cuori a Cristo. Folle intere di ogni ceto, cultura e soprattutto atei incalliti, davanti all’immensa tenerezza del gesto di una così bella Madre che porge il Figlio come regalo, il quale a sua volta offre il Calice dell’Alleanza, si sono arrese. Crediamo che la forza della Regina del Calice sia rimasta inalterata nel tempo, e oggi più che mai desideri continuare a rapire cuori erranti in cerca di senso. Per questo rilanciamo con entusiasmo la sua devozione, nell’intento di farla conoscere ed amare da più persone possibili”.

XXXII domenica del Tempo Ordinario: dedicazione della Basilica lateranense  

La Chiesa oggi ricorda in tutto il mondo l’erezione della Basilica Lateranense  fatta erigere a Roma da Costantino “San Giovanni in Laterano”, dopo tanti anni di persecuzione. Questa Basilica oggi è la Cattedrale del Papa, come vescovo di Roma. Il termine ‘Chiesa’ significa Assemblea e ci ricorda che l’assemblea dei Fedeli cristiani è la grande famiglia, che si riunisce la Domenica per ascoltare la Parola di Dio e spezzare il pane eucaristico. Si riuniscono alla mensa in comunione con Cristo Gesù tutti i i fratelli nella fede, che costituiscono  insieme la famiglia  di Dio, che si nutre con il corpo e il sangue  di Gesù e dove vige una sola legge: l’amore.

‘Vi do’ un comandamento’, dice Gesù. Dio è amore; amatevi come io vi ho amato. Mi chiamate Signore e Maestro e dite bene perché io lo sono; ‘vi ho dato l’esempio: come ho fatto io , fate voi’!  Dopo l’istituzione dell’Eucaristia, Gesù, condannato alla morte di croce,  ha vinto la morte con la sua risurrezione. Risuscitato dopo tre giorni,Gesù  ha assicurato la sua Chiesa nascente: ‘vado a prepararvi un posto’: come, perciò, Cristo è risorto; la Madonna è stata assunta in cielo anima e corpo; anche noi risorgeremo  ed il ‘cimitero’ è per noi ‘camposanto’: il luogo da dove i Santi, gli amici veri di Gesù, aspettano la risurrezione finale. MadLa Chiesa, questo luogo dove l’assemblea dei figli di Dio si riunisce,  è per tutti un invito alla preghiera, all’incontro con Dio.  

Il Signore è presente in ogni luogo ma l’edificio sacro ci ricorda   le parole di Cristo Gesù: ‘Dove sono due o più riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro’. L’atteggiamento di chi crede e ama Dio non è quello dell’esibizione , quello piuttosto di sentirsi veramente fratelli e sorelle, bussare al cuore di Dio  con la disponibilità  al servizio e all’amore in nome di Dio, che invochiamo: ‘Padre nostro, che sei nei cieli’. 

La Chiesa, tempio di Dio, è lo specchio dell’anima, l’edificio di pietra dedicato alla preghiera liturgica, all’adorazione e al conferimento  dei sacramenti; la Chiesa di pietra è il segno visibile dell’anima: tempio spirituale. Esso costituisce e richiama la vita stessa del cristiano vero e della fede che professa. Veri cristiani sono quanti, vivificati dall’acqua spirituale che sgorga  dal cuore di Cristo Signore, vivono da fratelli e da figli di Dio. Vero tempio di Dio è tutta la Chiesa animata dallo Spirito santo.

Da qui l’armonia architettonica e la bellezza  artistica delle nostre Chiese, che costituiscono un richiamo e un ammonimento per tutta la comunità dei credenti, che sono chiamati a rispecchiare con la bellezza interiore la bellezza del tempio, casa di Dio. La festa della cattedrale del Vicario di Cristo Gesù, la cattedrale del papa, è simbolo della potestà di insegnamento, che è obbedienza e servizio alla Verità, alla Chiesa, a Cristo Gesù.

La Madonna, Madre di Gesù e nostra, ci aiuti ad essere solleciti nella purificazione del cuore e degli affetti interiori perché la nostra anima possa sempre meglio rispecchiare la bellezza del tempio materiale.  Rivolgi a noi, Madre,  gli occhi tuoi misericordiosi. La bellezza della Chiesa ispiri sempre meglio in noi  la bellezza della nostra anima, chiamata anche essa ad essere sede di Dio.

Dal Santo alla Chiesa di San Francesco a Pirano: torna nella sua sede originaria la pala di Vittore Carpaccio

Alle ore 18.30 in Sala dello Studio Teologico al Santo a Padova il ‘Saluto a Carpaccio’ prima della partenza dell’opera per la Slovenia. Saranno presenti il rettore della basilica padre Antonio Ramina e padre Luciano Bertazzo del Centro Studi Antoniani. Giovanna Baldissin Molli del Museo Antoniano presenterà la tela e le sue vicende storiche. Seguiranno visita della pala al museo e concerto con il Coro da camera del Concentus Musicus Patavinus. Ingresso libero fino a esaurimento posti.

Quella della Pala della Madonna col bambino, i santi Ambrogio, Pietro, Francesco, Antonio, Chiara, Giorgio e due angeli musicanti di Vittore Carpaccio, firmata dall’artista e datata 1518 per il convento di Pirano e attualmente custodita nel Museo Antoniano del complesso basilicale del Santo, è una storia che coinvolge le due sponde dell’Adriatico (Italia e Slovenia), due conventi (quello di Sant’Antonio a Padova e quello di San Francesco a Pirano), istituzioni religiose, Belle Arti e privati, sullo sfondo della Seconda guerra mondiale fino ai nostri giorni.

Allo scoppiare delle ostilità belliche nel 1940, la pregevole opera realizzata da Carpaccio (Venezia, 1465 circa – Capodistria, 1526), illustre pittore veneziano celebre in particolare per i grandi teleri a carattere narrativo dipinti per le Confraternite veneziane, venne messa al riparo. Pirano in quegli anni faceva parte della Provincia religiosa del Santo e il trasferimento del dipinto dalla Chiesa di San Francesco a un luogo più sicuro va inserito nell’importante azione di tutela promossa dalla Direzione Generale di Antichità e Belle Arti dello Stato Italiano, rivolta alle opere d’arte che correvano gravi rischi a causa dello stato di guerra. Per l’area della Venezia Giulia, del Friuli e dell’Istria il conte Leonardo Manin mise a disposizione la propria villa di Passariano di Codroipo (UD), che divenne un deposito di oggetti artistici provenienti da quelle zone. A Villa Manin rimase per tre anni, per poi, in tutta fretta, venire nuovamente spostata.

L’armistizio del settembre 1943, con il conseguente capovolgimento della situazione politica italiana, aveva infatti reso insicura la tutela delle opere d’arte concentrate a Villa Manin e si comunicò ai singoli proprietari che lo desiderassero la restituzione delle opere. Non era però possibile dialogare con Pirano perché poco prima i frati erano stati prelevati da una pattuglia di SS ed erano ancora chiusi nelle carceri di Trieste. Perciò fu Padova il naturale interlocutore, nella persona del ministro provinciale padre Andrea Eccher. La pala venne riconsegnata il 29 ottobre 1943 e fu, con tutta ragionevolezza, portata direttamente nel convento del Santo.

La restituzione della pala al luogo originario di collocazione è un atto importante, a lungo ricercato e perseguito dalla Provincia Italiana di Sant’Antonio di Padova dei Frati minori conventuali e dal Museo Antoniano. La felice concomitanza della visita ufficiale del Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella a Lubiana e nella Repubblica di Slovenia, del 10 e 11 settembre prossimi, non fa che sancire ancor più la grande collaborazione intercorsa tra studiosi, religiosi e autorità civili dei due Paesi in questi anni. Il ricollocamento del dipinto nella chiesa per cui era stato realizzato è un atto che porta a compimento un desiderio e un processo iniziato e perseguito da tempo dai frati della basilica del Santo d’intesa con i confratelli di Pirano.

Sabato 30 agosto alle ore 18.30 in Sala Studio Teologico della Pontificia Basilica di S. Antonio di Padova si terrà l’evento “Saluto a Carpaccio”, nell’occasione del ritorno della pala di Vittore Carpaccio alla chiesa di San Francesco di Pirano. Saranno presenti padre Antonio Ramina, rettore del Santo, padre Luciano Bertazzo, direttore del Centro Studi Antoniani, e Giovanna Baldissin Molli che illustrerà la pala e le sue vicende storiche, con visita alla pala nel Museo Antoniano. A seguire “Dipinti in melodia: Carpaccio e le musiche rinascimentali del XVI secolo” con il Coro da Camera del Concentus Musicus Patavinus diretto dal M° Ignacio Vazzoler. Ingresso libero fino a esaurimento posti.

Il dipinto di Vittore Carpaccio attualmente ancora custodito nel Museo Antoniano fu realizzato nel 1518 per la chiesa del convento di San Francesco di Pirano, nell’Istria che, al tempo, era parte del dominio della Serenissima.

La pala, un olio su tela di dimensioni importanti, appartiene all’ultimo periodo dell’attività di Carpaccio, allorché il pittore, in una Venezia dominata dall’astro nascente di Tiziano, realizzò le opere dell’ultimo periodo lavorando prevalentemente per l’Istria e altre destinazioni periferiche del Dominio di Terraferma veneziano.

L’opera difatti, destinata a un altare della chiesa francescana di Pirano (forse all’altare maggiore), raffigura la Madonna col bambino, i santi Ambrogio, Pietro, Francesco, Antonio, Chiara, Giorgio e due angeli musicanti, sullo sfondo di un paesaggio che riproduce con precisione quello della Pirano del tempo, pur improntata su uno schema compositiva datato e quattrocentesco, forza e rompe i limiti della tradizione, basandosi su schemi grafici accuratamente studiati, perfette angolature prospettiche, stesure impeccabili di colore e raffinati particolari descrittivi.

Diversi e importanti sono i motivi iconografici caratterizzanti il dipinto: il paesaggio piranese riprodotto con precisione; la presenza di san Giorgio, patrono della città (la tradizione racconta che il santo la salvò da una violenta tempesta); l’inserimento di san Francesco e di sant’Antonio, i cui volti sono resi come veri ritratti; la particolare e rara (per l’area di influenza veneta) presenza di sant’Ambrogio, forse da mettere in relazione con i fermenti eterodossi del dibattito religioso nell’Istria del tempo.

Il dipinto, eseguito probabilmente per l’altare maggiore della chiesa di San Francesco di Pirano, annessa al convento dei frati minori, era collocato su una mensa completata da una splendida edicola in pietra scolpita nello stile lombardesco veneziano. Rifacimenti diversi della chiesa, effettuati nel corso dei secoli, hanno alterato la situazione originaria e l’attuale edicola di Carpaccio, privata della pala, venne costruita nel 1887 in stile rinascimentale, usando anche parti provenienti dal manufatto originario primo cinquecentesco.

Questa cappella, che oggi si presenta come una struttura eclettica di forme neorinascimentali, si trova sul fianco settentrionale della chiesa, e forma, con le altre due che le sono a fianco, una specie di navata laterale dell’edificio. In questa cappella il dipinto rimase fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale.

Nel 1940 l’opera venne dapprima messa al riparo nella villa del conte Leonardo Manin che mise a disposizione la propria villa di Passariano di Codroipo (UD) per le opere d’arte provenienti dall’area della Venezia Giulia, del Friuli e dell’Istria. La pala arrivò a villa Manin imballata (cassa n. 112), con i sigilli identificativi, il 20 giugno 1940, per rimanervi per tre anni.

Alla firma dell’armistizio del settembre 1943, con il conseguente ribaltamento politico e sociale, la villa non fu più considerata sicura e si cercò di riconsegnare l’opera ai legittimi proprietari, ovvero i frati di Pirano, che nel frattempo però erano stati prelevati da una pattuglia di SS e rinchiusi nelle carceri di Trieste.

Di conseguenza la tela venne consegnata il 29 ottobre 1943 al convento del Santo, che nel contesto delle vicende politiche risultava essere il più naturale interlocutore in grado di custodirla temporaneamente.

La pala rimase nei magazzini del convento, salvaguardata ma non visibile. Intanto nel 1995 venne aperto il nuovo Museo Antoniano, maturando contemporaneamente l’idea di dare visibilità all’opera di Carpaccio, sempre con l’intento di sollecitare gli organismi statali italiani e sloveni a comporre e dare soluzione alle problematiche che impedivano la restituzione del dipinto.

Proprio negli anni dell’apertura del Museo la comunità dei frati padovani, considerato che il governo sloveno aveva iniziato le pratiche per la restituzione del complesso di Pirano alla Provincia Religiosa Slovena (dopo che era stato nazionalizzato dal governo jugoslavo), iniziò un dialogo con il Governo italiano, con la richiesta, che venne poi reiterata, di poter restituire la pala di Carpaccio a Pirano.

La pala intanto venne restaurata e fu esposta nel 2000 accanto alle serie delle splendide pale provenienti dalle cappelle radiali della basilica, che sono uno dei vanti del Museo. Nel periodo dell’esposizione al Museo Antoniano l’opera è stata valorizzata con attività diverse. In particolare va segnalato che l’intesa con gli studiosi sloveni è stata sempre ricercata e attuata, particolarmente in occasione dei due convegni:

La pala di Carpaccio del convento di S. Francesco di Pirano (Padova, 18 maggio 2000), Atti del seminario di studio in occasione dell’esposizione della pala presso il Museo Antoniano (a cura di Janez Šamperl, Giovanna Baldissin Molli, Fabrizio Magani, «Il Santo», 60 (2000), 2-3; Vittore Carpaccio 1518-2018. Carpaccio a Pirano (Pirano 3-4 dicembre 2018), Atti del convegno di Studi a cura di Giovanna Baldissin Molli, Luca Caburlotto, Centro Studi Antoniani, Padova 2018.

Dopo il restauro del 2000 la pala ha avuto un intervento di controllo e manutenzione ordinaria in occasione dell’esposizione alla mostra Vittore Carpaccio. Dipinti e disegni (Venezia, Palazzo Ducale, 18 marzo – 18 giugno 2023). L’esposizione ha ulteriormente sancito l’importanza della pala piranese nella storia critica di Carpaccio, che negli ultimi vent’anni ha espresso una marcata rivalutazione delle opere della fase tarda dell’attività del pittore, di cui il dipinto è un illustre esempio.

La Mamma ci regala le sue lezioni Divine

Nel libro ‘La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà’, vergato dalla Serva di Dio Luisa Piccarreta, la nostra cara Mamma Celeste ci regala, per la prima volta, le sue lezioni Divine. Sono tutte perle preziose dove la nostra Mamma ci testimonia la sua vita, le verità su Gesù, su San Giuseppe e su Dio. Non solo episodi di vita mai conosciuti, ma anche i pensieri e la sua vita spirituale. E’ un percorso per comprendere, passo dopo passo, la vita nella Divina Volontà fino ad arrivare a possederla come vita propria.

Tutto il libro si dipana in un coinvolgente colloquio d’amore tra l’anima e la Regina del Cielo. Ogni lezione denominata “giorno” (sono 31 giorni e 6 meditazioni in appendice) termina con un fioretto da mettere in pratica e una giaculatoria da ripetere più volte durante la giornata.

La nostra Mamma nell’ “Appello materno della Regina del Cielo’ ci consegna le parole giuste che ci aprono alla lettura: “Questo libro è d’oro, figlia mia, esso formerà la fortuna spirituale e la tua felicità anche terrena. In essa troverai la sorgente di tutti i beni: se sei debole acquisterai la forza; se sei tentata acquisterai la vittoria; se sei caduta nella colpa, incontrerai la mano pietosa e potente che ti rialzerà; se ti senti afflitta, troverai il conforto; se fredda il mezzo sicuro per riscaldarti; se affamata, gusterai il cibo della Divina Volontà”.

Nel trentunesimo giorno la Mamma ci dice: “Io non conobbi mai malattia né qualunque indisposizione leggera; alla mia natura concepita senza peccato e vissuta tutta di Volontà Divina mancava il germe dei mali naturali”.

Che meraviglia! Già in questa vita terrena, accogliendo le conoscenze della nostra Mamma dal “Libro d’Oro”, di Gesù nei volumi del “Libro di Cielo” e nel libro  “Le 24 ore della Passione di nostro Signore Gesù Cristo”, e mettendole in pratica, sperimentiamo con segni concreti (anche fisici) l’Avvento del Regno di Dio in noi.

La Mamma nostra maestra ci dice nella quinta meditazione: “Ora, figlio mio, ti voglio confidare una pena che mi tortura: purtroppo sono tanti che vanno bensì in chiesa per pregare, ma le preghiere che essi rivolgono a Dio si fermano sulle labbra , perché il cuore e la mente fuggono lontani da Lui! Questi chiudono il Cielo invece di aprirlo. E come sono numerose le irriverenze che si commettono nella casa di Dio!

Quanti flagelli non verrebbero risparmiati nel mondo e quanti castighi non si convertirebbero in grazie, se tutte le anime si sforzassero di imitare il nostro esempio! Soltanto la preghiera che scaturisce da un’anima in cui regna la Divina Volontà agisce irresistibilmente sul Cuore di Dio. Essa è tanto potente, da vincerlo e da ottenere da Lui le massime grazie. Abbi perciò cura del Divin Volere e la Mamma tua, che ti ama, cederà alla tua preghiera i diritti della sua potente intercessione”.

Che aspettiamo! Leggiamo e mastichiamo per bene le Verità di Cielo della nostra Mamma Celeste, fino a Consacrarci a Lei.

(Tratto da Adveniat Regnum Tuum)

Il card. Ryłko lascia l’incarico di Arciprete di Santa Maria Maggiore: ‘Un privilegio servire la Madonna Salus Populi Romani

Il quotidiano ufficioso della Santa Sede informa che, da oggi, il cardinale lituano Rolandas Makrickas succede al card. Stanisław Ryłko, già presidente del Pontificio Consiglio per i Laici (2003-2016), come Arciprete della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore (Roma).

Il Santo Padre ha ringraziato il porporato polacco, creato cardinale da Benedetto XVI nel Concistoro del 24 novembre 2007, per i quasi dieci anni di servizio in questa antica Chiesa, la sola basilica di Roma ad aver conservato la primitiva struttura paleocristiana (cfr. Ringraziamento e successione dell’Arciprete della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore, “L’Osservatore Romano”, 4 luglio 2025, p. 2).

La Basilica “Liberiana”, così conosciuta dal nome del fondatore, Papa Liberio (IV secolo), passa quindi nella cura di chi, finora, ne è stato Arciprete Coadiutore, il card. Makrickas appunto, nel momento in cui il card. Ryłko compie l’ottantesimo anno di età (è nato infatti il 4 luglio 1945 ad Andrychów, in Polona).

In occasione della cerimonia di insediamento di Ryłko come Arciprete di Santa Maria Maggiore, il 1° febbraio 2017, il cardinale affermò che quell’incarico conferito da Papa Francesco costituiva per lui «una grande responsabilità», in quanto si tratta del «più antico Santuario mariano dell’Occidente: risale al tempo del Concilio di Efeso del 431 che ha definito il dogma della Divina maternità di Maria».

Il card. Ryłko aggiunse anche che quella chiesa oggetto di tante visite e pellegrinaggi da parte di Bergoglio, «è la madre di tutti i santuari mariani nel mondo cristiano. È un vero monumento della fede e dell’amore di tante generazioni dii cristiani verso la Vergine Maria, venerata lì nella famosa icona della Salus Populi Romani».

Da polacco, il card. Ryłko ricordò infine che l’amore per la Madonna lo ha appreso fin da bambino e, per questo, disse di aver accolto la nomina del Santo Padre «con grande gioia e vedo in essa un vero privilegio di poter servire la Madonna Salus Populi Romani proprio in questa stupenda Basilica. Vedo in questa nomina anche una specie di incoronamento del mio lavoro, ormai di 30 anni, al servizio del Successore di Pietro, qui a Roma».

Il card. Ryłko, nel 2017, divenne Arciprete a seguito all’accettazione della rinuncia da parte dell’allora 81enne cardinale spagnolo Santos Abril y Castelló, che ha ricoperto il medesimo incarico per cinque anni (2011-2016).

‘Una Donna vestita di sole’: il recital dell’ex chitarrista di Vasco Rossi (oggi terziario francescano)

Dalla prima all’ultima pagina della Bibbia, cioè da Eva fino alla «Donna vestita di sole» dell’Apocalisse (12,1), è possibile imbattersi in una “galleria” vasta e variegata di figure e di protagoniste femminili. In alcuni casi le “donne della Bibbia” hanno dato con il loro nome il titolo anche a qualche libro dell’Antico Testamento come quelli di Rut o Ester. C’è però fra tutte una figura particolarissima di donna, che si staglia per grandezza e luminosità pur nella brevità della sua apparizione nel testo sacro. È la madre nascosta, Maria di Nazaret, «l’ideale supremo di perfezione che in ogni tempo gli artisti hanno cercato di riprodurre nelle loro opere»come rileva Paolo VI.

Una creatura, aggiunge il papa santo, «nella quale i raggi purissimi della bellezza umana si incontrano con quelli sovrani, ma accessibili, della bellezza soprannaturale. E perché tutto questo? Perché Maria è la “piena di grazia”, cioè, noi possiamo dire, la piena di Spirito Santo, la luce del quale in lei rifulge di un incomparabile splendore. Sì, abbiamo bisogno di guardare a Maria, di fissare la sua bellezza incontaminata, perché i nostri occhi troppo spesso sono offesi e quasi accecati dalle ingannatrici immagini di bellezza di questo mondo. Quanti nobili sentimenti, quanto desiderio di purezza, quale spiritualità rinnovatrice potrebbe suscitare la contemplazione di così sublime bellezza!» (Discorso ai Congressi Mariologico e Mariano, 16 maggio 1975).

Fra i modi contemporanei con i quali nel mondo cattolico si cerca di promuovere la devozione alla Madre di Dio c’è anche la musica. Una musica, talvolta, proveniente da artisti da cui meno ci si aspetterebbe un tributo alla Vergine, come ad esempio il musicista lombardo Nando Bonini, prima della conversione chitarrista per molti anni dello “spericolato” (e ateo) rocker emiliano Vasco Rossi. Domani sera Bonini si esibirà infatti presso il Santuario di Bevera (Lecco) in un recital mariano in parole e musica dal titolo “Una Donna vestita di sole” (ore 21). Si tratta di un’opera che racconta la vita di Maria attraverso brevi racconti e canzoni, i primi letti dalle artiste Marina Bonalberti e Silvia Fagotti, le seconde eseguite dallo stesso Bonini (chitarre/voce) e da musicisti di solida esperienza come Marco Maggi (chitarre/voce), Mario Schmidt (basso) e Andy Ferrera (chitarre/voce).

Nando Bonini, che tra i suoi numerosi progetti ha firmato anche dischi hard rock o progressive metal fra i quali lo stesso suo ultimo lavoro solista “The Knights of the Last Days” (Videoradio Channel Edizioni Musicali, 2025), una sorta di concept album ispirato all’Apocalisse di san Giovanni (6,1-8), oltre alla lunga collaborazione con Vasco Rossi, ha alle spalle significative esperienze con altri noti artisti italiani come Edoardo Bennato, Alberto Fortis, i Righeira e gli Skiantos.

Poi, come forse qualcuno ricorderà, durante una tournée con Vasco Rossi visse un’improvvisa e straordinaria illuminazione che lo ha portato ad abbracciare la Fede, tanto da diventare terziario francescano. La sua testimonianza è molto originale e, tra un concerto e l’altro, viene spesso chiamato a raccontare questa storia d’amore che lo ha riscattato dall’individualismo e dalla vita di eccessi e senza prospettive. Ascoltarlo dal vivo è sempre un’emozione, una esperienza della quale nessuno credo si potrà pentire.

Il santuario di Santa Maria Nascente, davanti al quale Bonini terrà il suo recital, è conosciuto nell’intera regione come un luogo emblematico di fede e di spiritualità. Nonostante le sue dimensioni non molto ampie, questo luogo di preghiera si presenta come luminoso e accogliente, offrendo un’atmosfera serena per la contemplazione e la devozione popolare. All’interno, si trova un’effige della Madonna venerata per i numerosi miracoli attribuiti grazie alla sua intercessione. Il santuario è circondato da un ampio parco con una Via Crucis e offre un panorama montano incantevole.

Per ulteriori informazioni ecco tutti i recapiti del Santuario di Bevera: indirizzo postale: Via la Santa 3B, 23890 Bevera; telefono: 031/860260, email: bevera@chiesadimilano.itsegreteria@comunitapastoralebbb.it; sito internet: http://www.comunitapastoralebbb.it/.

A Tolentino il Santuario della Madonna della Tempesta per pregare contro le calamità

Conosciuto precedentemente come Chiesa di Santa Maria Nova, è soltanto dal 2002 che questo luogo di culto, nel centro storico di Tolentino, in provincia di Macerata, ha acquisito lo stato di Santuario, grazie ad una dichiarazione dell’allora vescovo di Macerata, mons. Luigi Conti. Il sito era originariamente occupato da un tempio romano, sul quale venne edificata la prima chiesa medievale (XIII sec.), dedicata a Santa Maria, che era meta di pellegrinaggi fin dal Medioevo; successivamente la chiesa fu trasformata in pieve, eppoi ottenne lo status di cattedrale, che fu mantenuto fino al 1653, anno in cui dovette essere abbandonata perché pericolante.

L’edificio attuale (non più visitabile dopo il sisma del 2016), edificato nel 1740-46, è il frutto dell’opera combinata di Pietro Perugini, Pietro Severini e Carlo Maggi. Inoltre il Santuario comprende al suo interno interessanti opere d’arte, come gli affreschi raffiguranti la ‘Madonna col Bambino e Santi’, opera del ‘Maestro della Dormitio’ di Terni (sec. XIV), e la ‘Madonna delle Grazie’ (XVI sec.), i quadri dell’Immacolata e delle Anime Purganti, e la massiccia statua in legno policromo del ‘Cristo morto’ (sec. XVII); la reliquia più importante e venerata è la statua lignea della ‘Madonna della Tempesta’, attualmente conservata nella chiesa di san Giacomo, dedicata all’apostolo.

La statua della Madonna della Tempesta è un’effigie scolpita in legno durissimo, e ricoperta di un sottile strato di gesso policromo. Essa raffigura la Madonna assisa in trono, che indossa un manto di colore azzurro ricoperto di stelle. Il Bambino è seduto sulle sue ginocchia, vestito di una veste di colore rosso che ne sottolinea simbolicamente l’aspetto regale. Il Bambino tiene alzata la mano destra in un gesto di benedizione, mentre Maria lo regge affettuosamente con una mano sulle spalle e l’altra sulle gambe. Lo sguardo della Madonna è distaccato e fisso in lontananza, come quello di tante altre rappresentazioni di Madonne del periodo medievale.

Dal presidente del circolo culturale ‘T. Colsalvatico’, Franco Maiolati, ci facciamo raccontare la definizione di ‘Madonna della Tempesta’: “Credo che l’appellativo della ‘Madonna della Tempesta’ si possa far risalire al santo francescano Leonardo da Porto Maurizio, che è un santo missionario in Italia con una grande missione anche in Corsica, perché lui avrebbe voluto andare in Cina, ma il papa gli indicò di rimanere in Italia e per 43 anni girò l’Italia per incontrare la gente, ricordando la devozione alla Madonna.

Fu lui ad introdurre la ‘Via Crucis’ in Italia dalla Terra Santa, in quanto i francescani erano custodi della Terra Santa: fu sua l’idea della Via Crucis al Colosseo iniziata nel 1750. Nel mese dell’agosto 1740 san Leonardo da Porto Maurizio si fermò per una decina di giorni a Tolentino per la predicazione e, vedendo lo stato di abbandono  della chiesa di Santa Maria, che non era più officiata ed in decadenza strutturale e, riscoprendo al suo interno, questa statua della Madonna, richiamò in una orazione i tolentinati a riprendere il culto della Madonna, affermando che Ella poteva essere un valido punto di preghiera per essere protetti dalla tempesta”.

Allora perché la denominazione ‘Tempesta’?

“Non sappiamo se questo appellativo risuonava tra la gente o fu frà Leonardo a richiamarlo per un aiuto dalla Madonna ad affrontare tutte le tempeste, in primis quelle fisiche e meteorologiche (fino a qualche decennio fa nelle campagne tolentinati era grandissimo il culto alla Madonna della Tempesta, come risulta nei documenti di archivio), tanto è che in estate in questa chiesa si celebrava una messa alle ore 4.30 di mattino in modo tale che i contadini potessero parteciparvi per poi andare a lavorare nella campagna. In questo modo si sviluppa l’appellativo. Quindi dalla predicazione di san Leonardo scaturì una rinascita del culto mariano, tanto è che il Consiglio comunale tolentinate, immediatamente dopo, si riunì per stanziare i soldi per il restauro della chiesa, che fu opera di un allievo del Vanvitelli”.

Quale è il culto a Tolentino?

“Il culto della Madonna della Tempesta a Tolentino è attestata da una lunghissima tradizione. Sicuramente si può far risalire all’epoca di san Nicola da Tolentino ed al beato Tommaso da Tolentino, che subì il martirio in India sulla strada per la Cina. Esiste un ex voto in cui sono raffigurati san Nicola e la statua della Madonna della Tempesta; però si può ricordare anche il culto avuto da san Vincenzo Maria Strambi, che nei primi decenni del XIX secolo è stato vescovo di Macerata e di Tolentino, che aveva una particolare venerazione del culto della Madonna della Tempesta, tanto è che trascorreva molte ore in preghiera e si era fatto ricavare dalla sua piccola stanza accanto alla chiesa,una finestrella, che si apriva sull’altare, per vedere la statua della Madonna con Bambin Gesù in braccio. Inoltre sembra che anche san Gaspare del Bufalo  nel 1839 nella stessa chiesa diede inizio alla congregazione del Preziosissimo Sangue. Quindi abbiamo episodi ‘particolari’ di questa devozione”.     

A Lei è stato dedicato anche un Santuario: per quale motivo?

“Tale chiesa divenne Santuario successivamente alla predicazione sopracitata di san Maurizio, a cui si aggiunge la grande devozione di san Vincenzo Maria Strambi, che fu vescovo di Tolentino. Prima abbiamo raccontato della sua devozione, pregando davanti alla statua; ma fu anche fautore di quel viaggio di ritorno a Roma di papa Pio VII dall’esilio. San Vincenzo Maria Strambi consigliò al papa una ‘deviazione’ facendolo passare a Tolentino, tantoché con tale occasione depose una corona e benedì tale statua della Madonna con Gesù Bambino in una celebrazione che si tenne nella basilica di san Nicola il 17 maggio 1815, insieme ad altre immagini della Madonna provenienti dalle città limitrofe”.

Per quale motivo i fedeli si affidano a Lei?

“La festa della Madonna è sempre stata nel mese di maggio, ma successivamente a questa incoronazione della statua della Madonna e di Gesù Bambino tale festa fu tenuta il 17 maggio. E sempre per la devozione che coinvolgeva la città con il suo territorio fu istituita la ‘peregrinatio’ della statua della Madonna nelle chiese del territorio durante il mese di maggio, che si è svolta fino all’evento sismico del 2016. Per quanto riguarda la devozione abbiamo citato alcuni esempi; ma, in particolare, è interessante ricordare come partì dai sacerdoti che reggevano la chiesa della  Madonna della tempesta una preghiera per la pace durante la Prima Guerra mondiale.

Questo aspetto è interessante perché si ha qualche notizia che, essendo l’amministrazione comunale del tempo interventista, sollecitava la Chiesa a prendere una posizione a favore della guerra, mentre i sacerdoti tolentinati non erano d’accordo con questa presa di posizione; anzi, pensarono di dedicare una preghiera alla Madonna della Tempesta perché riportasse la pace; quindi questo Santuario divenne un luogo particolare di preghiera. Un altro aspetto da ricordare è che durante i bombardamenti del 1944, che coinvolsero il territorio maceratese, quindi anche Tolentino, non si ebbero danni alle persone nel territorio tolentinate, anche se sappiamo che nel marzo dello stesso anno molti giovani della città furono trucidati dai nazisti e dai fascisti a Montalto, nell’entroterra maceratese”.

‘O Vergine gloriosa e Madre nostra Maria, che noi veneriamo sotto il nome di Madonna della Tempesta, vedete quale orrenda e micidiale tempesta si è rovesciata per tutta l’Europa e nel mondo. Il grido di guerra risuona per ogni dove e sono sorte genti contro genti, regni contro regni e stragi e morti non solo sono ricominciate ma proseguono e minacciano di divenire più spesse e crudeli e di estendersi maggiormente’:ad inizio della Prima Guerra Mondiale ci si affidò a Lei per chiedere la pace: quale valore ha la preghiera?

“Per la pace ci si affidava molto alla preghiera. Quale valore ha? E’ evidente che chi non crede può essere scettico; però dobbiamo prendere atto di un fatto: anche nella storia recentissima (per questo a Tolentino è stata ridiffusa tale preghiera alla Madonna della Tempesta per la Prima Guerra mondiale, ma le ragioni sono le stesse) le strategie umane portano pochi frutti, anzi tendono sempre più ad inasprire, perché non partono realmente da una volontà di pace, ma vogliono ‘sistemare’ le situazioni in base a punti di vista in cui occorre sempre stabilire chi ha più ragione di altri.

Sono considerazioni che bisogna fare evidentemente;però sappiamo anche che se il tutto non parte da un cambiamento del cuore di chi governa queste situazioni, forse le strategie non hanno tutta l’efficacia, come anche la storia recente ci sta dicendo. Affidarsi alla preghiera significa che anche noi non dobbiamo perdere la speranza e non cedere alla rabbia ed alla disperazione nel vivere, più o meno direttamente, queste circostanze, compresi la guerra od i mali che assillano il mondo, presentati spesso anche in modo fuorviante. Vediamo le tempeste, che ci sono, anche quelle meteorologiche, ma anche della nostra situazione personale o familiare. Quindi la preghiera ha efficacia, come narrano le testimonianze storiche, che dicono che aiuta il vivere di un popolo”.  

(Tratto da Aci Stampa)   

Il convegno mariano all’Istituto di Scienze Religiose “Alberto Marvelli”

«Nell’ambito dei festeggiamenti per i 175 anni dal prodigio del quadro della Madonna della Misericordia – afferma don Giuseppe Pandolfo, rettore del Santuario della Madonna della Misericordia – noi Missionari del Preziosissimo Sangue, unitamente alla Congregazione delle Sorelle dell’Immacolata, istituzione riminese che celebra i 100 anni dalla sua fondazione, e in collaborazione con l’Istituto Superiore di Scienze Religiose Alberto Marvelli, proponiamo un convegno mariano dal titolo Maria e Rimini: un legame indissolubile. Questo ciclo di incontri ci permetterà di riflettere non solo su Maria, nel mese a Lei dedicato, ma anche di approfondire come la figura della Vergine si intreccia con la storia della città riminese».

Sono previsti tre incontri di approfondimento dal 20 al 22 maggio alle ore 20:45. Martedì 20 maggio, presso la Sala Manzoni della diocesi di Rimini, la prof.ssa Rosanna Virgili parlerà della maternità di Maria come luogo evolutivo dell’umano. Mercoledì 21 maggio, presso il Santuario della Madonna della Misericordia, sarà la volta di don Gabriele Gozzi, vicedirettore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose Alberto Marvelli. Infine, sempre nello stesso Santuario, giovedì 22 maggio si terrà lo spettacolo musicale con i Divivaluce, band specializzata in spettacoli musicali a tema sacro.

«Il Magnificat è l’inno che dà voce all’umanità: l’intervento misericordioso di Dio riplasma il tempo rigenerando la storia – spiega don Marco Casadei, direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose Alberto Marvelli. Attraverso Maria siamo ricondotti dalla morte alla vita. La nostra città ha legato luoghi e tempi alla devozione mariana intrecciandola alla sua storia nello scrigno dell’arte sacra del nostro territorio.  Questo convegno offre l’occasione per irrorare questa trama preziosa di fede e sapienza».

«Un ringraziamento va alla Commissione giubilare, perché questo evento è stato inserito all’interno degli appuntamenti del Giubileo vissuto nella nostra diocesi – concludono don Giuseppe Pandolfo e don Marco Casadei. Un grazie speciale va al vescovo di Rimini, mons. Nicolò Anselmi, al Vicario generale e a tutti coloro che hanno sostenuto questo progetto. Ci auguriamo che questo appuntamento possa portare frutto nella vita della diocesi e della città».

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