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XXXII domenica del Tempo Ordinario: dedicazione della Basilica lateranense  

La Chiesa oggi ricorda in tutto il mondo l’erezione della Basilica Lateranense  fatta erigere a Roma da Costantino “San Giovanni in Laterano”, dopo tanti anni di persecuzione. Questa Basilica oggi è la Cattedrale del Papa, come vescovo di Roma. Il termine ‘Chiesa’ significa Assemblea e ci ricorda che l’assemblea dei Fedeli cristiani è la grande famiglia, che si riunisce la Domenica per ascoltare la Parola di Dio e spezzare il pane eucaristico. Si riuniscono alla mensa in comunione con Cristo Gesù tutti i i fratelli nella fede, che costituiscono  insieme la famiglia  di Dio, che si nutre con il corpo e il sangue  di Gesù e dove vige una sola legge: l’amore.

‘Vi do’ un comandamento’, dice Gesù. Dio è amore; amatevi come io vi ho amato. Mi chiamate Signore e Maestro e dite bene perché io lo sono; ‘vi ho dato l’esempio: come ho fatto io , fate voi’!  Dopo l’istituzione dell’Eucaristia, Gesù, condannato alla morte di croce,  ha vinto la morte con la sua risurrezione. Risuscitato dopo tre giorni,Gesù  ha assicurato la sua Chiesa nascente: ‘vado a prepararvi un posto’: come, perciò, Cristo è risorto; la Madonna è stata assunta in cielo anima e corpo; anche noi risorgeremo  ed il ‘cimitero’ è per noi ‘camposanto’: il luogo da dove i Santi, gli amici veri di Gesù, aspettano la risurrezione finale. MadLa Chiesa, questo luogo dove l’assemblea dei figli di Dio si riunisce,  è per tutti un invito alla preghiera, all’incontro con Dio.  

Il Signore è presente in ogni luogo ma l’edificio sacro ci ricorda   le parole di Cristo Gesù: ‘Dove sono due o più riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro’. L’atteggiamento di chi crede e ama Dio non è quello dell’esibizione , quello piuttosto di sentirsi veramente fratelli e sorelle, bussare al cuore di Dio  con la disponibilità  al servizio e all’amore in nome di Dio, che invochiamo: ‘Padre nostro, che sei nei cieli’. 

La Chiesa, tempio di Dio, è lo specchio dell’anima, l’edificio di pietra dedicato alla preghiera liturgica, all’adorazione e al conferimento  dei sacramenti; la Chiesa di pietra è il segno visibile dell’anima: tempio spirituale. Esso costituisce e richiama la vita stessa del cristiano vero e della fede che professa. Veri cristiani sono quanti, vivificati dall’acqua spirituale che sgorga  dal cuore di Cristo Signore, vivono da fratelli e da figli di Dio. Vero tempio di Dio è tutta la Chiesa animata dallo Spirito santo.

Da qui l’armonia architettonica e la bellezza  artistica delle nostre Chiese, che costituiscono un richiamo e un ammonimento per tutta la comunità dei credenti, che sono chiamati a rispecchiare con la bellezza interiore la bellezza del tempio, casa di Dio. La festa della cattedrale del Vicario di Cristo Gesù, la cattedrale del papa, è simbolo della potestà di insegnamento, che è obbedienza e servizio alla Verità, alla Chiesa, a Cristo Gesù.

La Madonna, Madre di Gesù e nostra, ci aiuti ad essere solleciti nella purificazione del cuore e degli affetti interiori perché la nostra anima possa sempre meglio rispecchiare la bellezza del tempio materiale.  Rivolgi a noi, Madre,  gli occhi tuoi misericordiosi. La bellezza della Chiesa ispiri sempre meglio in noi  la bellezza della nostra anima, chiamata anche essa ad essere sede di Dio.

Dal Santo alla Chiesa di San Francesco a Pirano: torna nella sua sede originaria la pala di Vittore Carpaccio

Alle ore 18.30 in Sala dello Studio Teologico al Santo a Padova il ‘Saluto a Carpaccio’ prima della partenza dell’opera per la Slovenia. Saranno presenti il rettore della basilica padre Antonio Ramina e padre Luciano Bertazzo del Centro Studi Antoniani. Giovanna Baldissin Molli del Museo Antoniano presenterà la tela e le sue vicende storiche. Seguiranno visita della pala al museo e concerto con il Coro da camera del Concentus Musicus Patavinus. Ingresso libero fino a esaurimento posti.

Quella della Pala della Madonna col bambino, i santi Ambrogio, Pietro, Francesco, Antonio, Chiara, Giorgio e due angeli musicanti di Vittore Carpaccio, firmata dall’artista e datata 1518 per il convento di Pirano e attualmente custodita nel Museo Antoniano del complesso basilicale del Santo, è una storia che coinvolge le due sponde dell’Adriatico (Italia e Slovenia), due conventi (quello di Sant’Antonio a Padova e quello di San Francesco a Pirano), istituzioni religiose, Belle Arti e privati, sullo sfondo della Seconda guerra mondiale fino ai nostri giorni.

Allo scoppiare delle ostilità belliche nel 1940, la pregevole opera realizzata da Carpaccio (Venezia, 1465 circa – Capodistria, 1526), illustre pittore veneziano celebre in particolare per i grandi teleri a carattere narrativo dipinti per le Confraternite veneziane, venne messa al riparo. Pirano in quegli anni faceva parte della Provincia religiosa del Santo e il trasferimento del dipinto dalla Chiesa di San Francesco a un luogo più sicuro va inserito nell’importante azione di tutela promossa dalla Direzione Generale di Antichità e Belle Arti dello Stato Italiano, rivolta alle opere d’arte che correvano gravi rischi a causa dello stato di guerra. Per l’area della Venezia Giulia, del Friuli e dell’Istria il conte Leonardo Manin mise a disposizione la propria villa di Passariano di Codroipo (UD), che divenne un deposito di oggetti artistici provenienti da quelle zone. A Villa Manin rimase per tre anni, per poi, in tutta fretta, venire nuovamente spostata.

L’armistizio del settembre 1943, con il conseguente capovolgimento della situazione politica italiana, aveva infatti reso insicura la tutela delle opere d’arte concentrate a Villa Manin e si comunicò ai singoli proprietari che lo desiderassero la restituzione delle opere. Non era però possibile dialogare con Pirano perché poco prima i frati erano stati prelevati da una pattuglia di SS ed erano ancora chiusi nelle carceri di Trieste. Perciò fu Padova il naturale interlocutore, nella persona del ministro provinciale padre Andrea Eccher. La pala venne riconsegnata il 29 ottobre 1943 e fu, con tutta ragionevolezza, portata direttamente nel convento del Santo.

La restituzione della pala al luogo originario di collocazione è un atto importante, a lungo ricercato e perseguito dalla Provincia Italiana di Sant’Antonio di Padova dei Frati minori conventuali e dal Museo Antoniano. La felice concomitanza della visita ufficiale del Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella a Lubiana e nella Repubblica di Slovenia, del 10 e 11 settembre prossimi, non fa che sancire ancor più la grande collaborazione intercorsa tra studiosi, religiosi e autorità civili dei due Paesi in questi anni. Il ricollocamento del dipinto nella chiesa per cui era stato realizzato è un atto che porta a compimento un desiderio e un processo iniziato e perseguito da tempo dai frati della basilica del Santo d’intesa con i confratelli di Pirano.

Sabato 30 agosto alle ore 18.30 in Sala Studio Teologico della Pontificia Basilica di S. Antonio di Padova si terrà l’evento “Saluto a Carpaccio”, nell’occasione del ritorno della pala di Vittore Carpaccio alla chiesa di San Francesco di Pirano. Saranno presenti padre Antonio Ramina, rettore del Santo, padre Luciano Bertazzo, direttore del Centro Studi Antoniani, e Giovanna Baldissin Molli che illustrerà la pala e le sue vicende storiche, con visita alla pala nel Museo Antoniano. A seguire “Dipinti in melodia: Carpaccio e le musiche rinascimentali del XVI secolo” con il Coro da Camera del Concentus Musicus Patavinus diretto dal M° Ignacio Vazzoler. Ingresso libero fino a esaurimento posti.

Il dipinto di Vittore Carpaccio attualmente ancora custodito nel Museo Antoniano fu realizzato nel 1518 per la chiesa del convento di San Francesco di Pirano, nell’Istria che, al tempo, era parte del dominio della Serenissima.

La pala, un olio su tela di dimensioni importanti, appartiene all’ultimo periodo dell’attività di Carpaccio, allorché il pittore, in una Venezia dominata dall’astro nascente di Tiziano, realizzò le opere dell’ultimo periodo lavorando prevalentemente per l’Istria e altre destinazioni periferiche del Dominio di Terraferma veneziano.

L’opera difatti, destinata a un altare della chiesa francescana di Pirano (forse all’altare maggiore), raffigura la Madonna col bambino, i santi Ambrogio, Pietro, Francesco, Antonio, Chiara, Giorgio e due angeli musicanti, sullo sfondo di un paesaggio che riproduce con precisione quello della Pirano del tempo, pur improntata su uno schema compositiva datato e quattrocentesco, forza e rompe i limiti della tradizione, basandosi su schemi grafici accuratamente studiati, perfette angolature prospettiche, stesure impeccabili di colore e raffinati particolari descrittivi.

Diversi e importanti sono i motivi iconografici caratterizzanti il dipinto: il paesaggio piranese riprodotto con precisione; la presenza di san Giorgio, patrono della città (la tradizione racconta che il santo la salvò da una violenta tempesta); l’inserimento di san Francesco e di sant’Antonio, i cui volti sono resi come veri ritratti; la particolare e rara (per l’area di influenza veneta) presenza di sant’Ambrogio, forse da mettere in relazione con i fermenti eterodossi del dibattito religioso nell’Istria del tempo.

Il dipinto, eseguito probabilmente per l’altare maggiore della chiesa di San Francesco di Pirano, annessa al convento dei frati minori, era collocato su una mensa completata da una splendida edicola in pietra scolpita nello stile lombardesco veneziano. Rifacimenti diversi della chiesa, effettuati nel corso dei secoli, hanno alterato la situazione originaria e l’attuale edicola di Carpaccio, privata della pala, venne costruita nel 1887 in stile rinascimentale, usando anche parti provenienti dal manufatto originario primo cinquecentesco.

Questa cappella, che oggi si presenta come una struttura eclettica di forme neorinascimentali, si trova sul fianco settentrionale della chiesa, e forma, con le altre due che le sono a fianco, una specie di navata laterale dell’edificio. In questa cappella il dipinto rimase fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale.

Nel 1940 l’opera venne dapprima messa al riparo nella villa del conte Leonardo Manin che mise a disposizione la propria villa di Passariano di Codroipo (UD) per le opere d’arte provenienti dall’area della Venezia Giulia, del Friuli e dell’Istria. La pala arrivò a villa Manin imballata (cassa n. 112), con i sigilli identificativi, il 20 giugno 1940, per rimanervi per tre anni.

Alla firma dell’armistizio del settembre 1943, con il conseguente ribaltamento politico e sociale, la villa non fu più considerata sicura e si cercò di riconsegnare l’opera ai legittimi proprietari, ovvero i frati di Pirano, che nel frattempo però erano stati prelevati da una pattuglia di SS e rinchiusi nelle carceri di Trieste.

Di conseguenza la tela venne consegnata il 29 ottobre 1943 al convento del Santo, che nel contesto delle vicende politiche risultava essere il più naturale interlocutore in grado di custodirla temporaneamente.

La pala rimase nei magazzini del convento, salvaguardata ma non visibile. Intanto nel 1995 venne aperto il nuovo Museo Antoniano, maturando contemporaneamente l’idea di dare visibilità all’opera di Carpaccio, sempre con l’intento di sollecitare gli organismi statali italiani e sloveni a comporre e dare soluzione alle problematiche che impedivano la restituzione del dipinto.

Proprio negli anni dell’apertura del Museo la comunità dei frati padovani, considerato che il governo sloveno aveva iniziato le pratiche per la restituzione del complesso di Pirano alla Provincia Religiosa Slovena (dopo che era stato nazionalizzato dal governo jugoslavo), iniziò un dialogo con il Governo italiano, con la richiesta, che venne poi reiterata, di poter restituire la pala di Carpaccio a Pirano.

La pala intanto venne restaurata e fu esposta nel 2000 accanto alle serie delle splendide pale provenienti dalle cappelle radiali della basilica, che sono uno dei vanti del Museo. Nel periodo dell’esposizione al Museo Antoniano l’opera è stata valorizzata con attività diverse. In particolare va segnalato che l’intesa con gli studiosi sloveni è stata sempre ricercata e attuata, particolarmente in occasione dei due convegni:

La pala di Carpaccio del convento di S. Francesco di Pirano (Padova, 18 maggio 2000), Atti del seminario di studio in occasione dell’esposizione della pala presso il Museo Antoniano (a cura di Janez Šamperl, Giovanna Baldissin Molli, Fabrizio Magani, «Il Santo», 60 (2000), 2-3; Vittore Carpaccio 1518-2018. Carpaccio a Pirano (Pirano 3-4 dicembre 2018), Atti del convegno di Studi a cura di Giovanna Baldissin Molli, Luca Caburlotto, Centro Studi Antoniani, Padova 2018.

Dopo il restauro del 2000 la pala ha avuto un intervento di controllo e manutenzione ordinaria in occasione dell’esposizione alla mostra Vittore Carpaccio. Dipinti e disegni (Venezia, Palazzo Ducale, 18 marzo – 18 giugno 2023). L’esposizione ha ulteriormente sancito l’importanza della pala piranese nella storia critica di Carpaccio, che negli ultimi vent’anni ha espresso una marcata rivalutazione delle opere della fase tarda dell’attività del pittore, di cui il dipinto è un illustre esempio.

La Mamma ci regala le sue lezioni Divine

Nel libro ‘La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà’, vergato dalla Serva di Dio Luisa Piccarreta, la nostra cara Mamma Celeste ci regala, per la prima volta, le sue lezioni Divine. Sono tutte perle preziose dove la nostra Mamma ci testimonia la sua vita, le verità su Gesù, su San Giuseppe e su Dio. Non solo episodi di vita mai conosciuti, ma anche i pensieri e la sua vita spirituale. E’ un percorso per comprendere, passo dopo passo, la vita nella Divina Volontà fino ad arrivare a possederla come vita propria.

Tutto il libro si dipana in un coinvolgente colloquio d’amore tra l’anima e la Regina del Cielo. Ogni lezione denominata “giorno” (sono 31 giorni e 6 meditazioni in appendice) termina con un fioretto da mettere in pratica e una giaculatoria da ripetere più volte durante la giornata.

La nostra Mamma nell’ “Appello materno della Regina del Cielo’ ci consegna le parole giuste che ci aprono alla lettura: “Questo libro è d’oro, figlia mia, esso formerà la fortuna spirituale e la tua felicità anche terrena. In essa troverai la sorgente di tutti i beni: se sei debole acquisterai la forza; se sei tentata acquisterai la vittoria; se sei caduta nella colpa, incontrerai la mano pietosa e potente che ti rialzerà; se ti senti afflitta, troverai il conforto; se fredda il mezzo sicuro per riscaldarti; se affamata, gusterai il cibo della Divina Volontà”.

Nel trentunesimo giorno la Mamma ci dice: “Io non conobbi mai malattia né qualunque indisposizione leggera; alla mia natura concepita senza peccato e vissuta tutta di Volontà Divina mancava il germe dei mali naturali”.

Che meraviglia! Già in questa vita terrena, accogliendo le conoscenze della nostra Mamma dal “Libro d’Oro”, di Gesù nei volumi del “Libro di Cielo” e nel libro  “Le 24 ore della Passione di nostro Signore Gesù Cristo”, e mettendole in pratica, sperimentiamo con segni concreti (anche fisici) l’Avvento del Regno di Dio in noi.

La Mamma nostra maestra ci dice nella quinta meditazione: “Ora, figlio mio, ti voglio confidare una pena che mi tortura: purtroppo sono tanti che vanno bensì in chiesa per pregare, ma le preghiere che essi rivolgono a Dio si fermano sulle labbra , perché il cuore e la mente fuggono lontani da Lui! Questi chiudono il Cielo invece di aprirlo. E come sono numerose le irriverenze che si commettono nella casa di Dio!

Quanti flagelli non verrebbero risparmiati nel mondo e quanti castighi non si convertirebbero in grazie, se tutte le anime si sforzassero di imitare il nostro esempio! Soltanto la preghiera che scaturisce da un’anima in cui regna la Divina Volontà agisce irresistibilmente sul Cuore di Dio. Essa è tanto potente, da vincerlo e da ottenere da Lui le massime grazie. Abbi perciò cura del Divin Volere e la Mamma tua, che ti ama, cederà alla tua preghiera i diritti della sua potente intercessione”.

Che aspettiamo! Leggiamo e mastichiamo per bene le Verità di Cielo della nostra Mamma Celeste, fino a Consacrarci a Lei.

(Tratto da Adveniat Regnum Tuum)

Il card. Ryłko lascia l’incarico di Arciprete di Santa Maria Maggiore: ‘Un privilegio servire la Madonna Salus Populi Romani

Il quotidiano ufficioso della Santa Sede informa che, da oggi, il cardinale lituano Rolandas Makrickas succede al card. Stanisław Ryłko, già presidente del Pontificio Consiglio per i Laici (2003-2016), come Arciprete della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore (Roma).

Il Santo Padre ha ringraziato il porporato polacco, creato cardinale da Benedetto XVI nel Concistoro del 24 novembre 2007, per i quasi dieci anni di servizio in questa antica Chiesa, la sola basilica di Roma ad aver conservato la primitiva struttura paleocristiana (cfr. Ringraziamento e successione dell’Arciprete della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore, “L’Osservatore Romano”, 4 luglio 2025, p. 2).

La Basilica “Liberiana”, così conosciuta dal nome del fondatore, Papa Liberio (IV secolo), passa quindi nella cura di chi, finora, ne è stato Arciprete Coadiutore, il card. Makrickas appunto, nel momento in cui il card. Ryłko compie l’ottantesimo anno di età (è nato infatti il 4 luglio 1945 ad Andrychów, in Polona).

In occasione della cerimonia di insediamento di Ryłko come Arciprete di Santa Maria Maggiore, il 1° febbraio 2017, il cardinale affermò che quell’incarico conferito da Papa Francesco costituiva per lui «una grande responsabilità», in quanto si tratta del «più antico Santuario mariano dell’Occidente: risale al tempo del Concilio di Efeso del 431 che ha definito il dogma della Divina maternità di Maria».

Il card. Ryłko aggiunse anche che quella chiesa oggetto di tante visite e pellegrinaggi da parte di Bergoglio, «è la madre di tutti i santuari mariani nel mondo cristiano. È un vero monumento della fede e dell’amore di tante generazioni dii cristiani verso la Vergine Maria, venerata lì nella famosa icona della Salus Populi Romani».

Da polacco, il card. Ryłko ricordò infine che l’amore per la Madonna lo ha appreso fin da bambino e, per questo, disse di aver accolto la nomina del Santo Padre «con grande gioia e vedo in essa un vero privilegio di poter servire la Madonna Salus Populi Romani proprio in questa stupenda Basilica. Vedo in questa nomina anche una specie di incoronamento del mio lavoro, ormai di 30 anni, al servizio del Successore di Pietro, qui a Roma».

Il card. Ryłko, nel 2017, divenne Arciprete a seguito all’accettazione della rinuncia da parte dell’allora 81enne cardinale spagnolo Santos Abril y Castelló, che ha ricoperto il medesimo incarico per cinque anni (2011-2016).

‘Una Donna vestita di sole’: il recital dell’ex chitarrista di Vasco Rossi (oggi terziario francescano)

Dalla prima all’ultima pagina della Bibbia, cioè da Eva fino alla «Donna vestita di sole» dell’Apocalisse (12,1), è possibile imbattersi in una “galleria” vasta e variegata di figure e di protagoniste femminili. In alcuni casi le “donne della Bibbia” hanno dato con il loro nome il titolo anche a qualche libro dell’Antico Testamento come quelli di Rut o Ester. C’è però fra tutte una figura particolarissima di donna, che si staglia per grandezza e luminosità pur nella brevità della sua apparizione nel testo sacro. È la madre nascosta, Maria di Nazaret, «l’ideale supremo di perfezione che in ogni tempo gli artisti hanno cercato di riprodurre nelle loro opere»come rileva Paolo VI.

Una creatura, aggiunge il papa santo, «nella quale i raggi purissimi della bellezza umana si incontrano con quelli sovrani, ma accessibili, della bellezza soprannaturale. E perché tutto questo? Perché Maria è la “piena di grazia”, cioè, noi possiamo dire, la piena di Spirito Santo, la luce del quale in lei rifulge di un incomparabile splendore. Sì, abbiamo bisogno di guardare a Maria, di fissare la sua bellezza incontaminata, perché i nostri occhi troppo spesso sono offesi e quasi accecati dalle ingannatrici immagini di bellezza di questo mondo. Quanti nobili sentimenti, quanto desiderio di purezza, quale spiritualità rinnovatrice potrebbe suscitare la contemplazione di così sublime bellezza!» (Discorso ai Congressi Mariologico e Mariano, 16 maggio 1975).

Fra i modi contemporanei con i quali nel mondo cattolico si cerca di promuovere la devozione alla Madre di Dio c’è anche la musica. Una musica, talvolta, proveniente da artisti da cui meno ci si aspetterebbe un tributo alla Vergine, come ad esempio il musicista lombardo Nando Bonini, prima della conversione chitarrista per molti anni dello “spericolato” (e ateo) rocker emiliano Vasco Rossi. Domani sera Bonini si esibirà infatti presso il Santuario di Bevera (Lecco) in un recital mariano in parole e musica dal titolo “Una Donna vestita di sole” (ore 21). Si tratta di un’opera che racconta la vita di Maria attraverso brevi racconti e canzoni, i primi letti dalle artiste Marina Bonalberti e Silvia Fagotti, le seconde eseguite dallo stesso Bonini (chitarre/voce) e da musicisti di solida esperienza come Marco Maggi (chitarre/voce), Mario Schmidt (basso) e Andy Ferrera (chitarre/voce).

Nando Bonini, che tra i suoi numerosi progetti ha firmato anche dischi hard rock o progressive metal fra i quali lo stesso suo ultimo lavoro solista “The Knights of the Last Days” (Videoradio Channel Edizioni Musicali, 2025), una sorta di concept album ispirato all’Apocalisse di san Giovanni (6,1-8), oltre alla lunga collaborazione con Vasco Rossi, ha alle spalle significative esperienze con altri noti artisti italiani come Edoardo Bennato, Alberto Fortis, i Righeira e gli Skiantos.

Poi, come forse qualcuno ricorderà, durante una tournée con Vasco Rossi visse un’improvvisa e straordinaria illuminazione che lo ha portato ad abbracciare la Fede, tanto da diventare terziario francescano. La sua testimonianza è molto originale e, tra un concerto e l’altro, viene spesso chiamato a raccontare questa storia d’amore che lo ha riscattato dall’individualismo e dalla vita di eccessi e senza prospettive. Ascoltarlo dal vivo è sempre un’emozione, una esperienza della quale nessuno credo si potrà pentire.

Il santuario di Santa Maria Nascente, davanti al quale Bonini terrà il suo recital, è conosciuto nell’intera regione come un luogo emblematico di fede e di spiritualità. Nonostante le sue dimensioni non molto ampie, questo luogo di preghiera si presenta come luminoso e accogliente, offrendo un’atmosfera serena per la contemplazione e la devozione popolare. All’interno, si trova un’effige della Madonna venerata per i numerosi miracoli attribuiti grazie alla sua intercessione. Il santuario è circondato da un ampio parco con una Via Crucis e offre un panorama montano incantevole.

Per ulteriori informazioni ecco tutti i recapiti del Santuario di Bevera: indirizzo postale: Via la Santa 3B, 23890 Bevera; telefono: 031/860260, email: bevera@chiesadimilano.itsegreteria@comunitapastoralebbb.it; sito internet: http://www.comunitapastoralebbb.it/.

A Tolentino il Santuario della Madonna della Tempesta per pregare contro le calamità

Conosciuto precedentemente come Chiesa di Santa Maria Nova, è soltanto dal 2002 che questo luogo di culto, nel centro storico di Tolentino, in provincia di Macerata, ha acquisito lo stato di Santuario, grazie ad una dichiarazione dell’allora vescovo di Macerata, mons. Luigi Conti. Il sito era originariamente occupato da un tempio romano, sul quale venne edificata la prima chiesa medievale (XIII sec.), dedicata a Santa Maria, che era meta di pellegrinaggi fin dal Medioevo; successivamente la chiesa fu trasformata in pieve, eppoi ottenne lo status di cattedrale, che fu mantenuto fino al 1653, anno in cui dovette essere abbandonata perché pericolante.

L’edificio attuale (non più visitabile dopo il sisma del 2016), edificato nel 1740-46, è il frutto dell’opera combinata di Pietro Perugini, Pietro Severini e Carlo Maggi. Inoltre il Santuario comprende al suo interno interessanti opere d’arte, come gli affreschi raffiguranti la ‘Madonna col Bambino e Santi’, opera del ‘Maestro della Dormitio’ di Terni (sec. XIV), e la ‘Madonna delle Grazie’ (XVI sec.), i quadri dell’Immacolata e delle Anime Purganti, e la massiccia statua in legno policromo del ‘Cristo morto’ (sec. XVII); la reliquia più importante e venerata è la statua lignea della ‘Madonna della Tempesta’, attualmente conservata nella chiesa di san Giacomo, dedicata all’apostolo.

La statua della Madonna della Tempesta è un’effigie scolpita in legno durissimo, e ricoperta di un sottile strato di gesso policromo. Essa raffigura la Madonna assisa in trono, che indossa un manto di colore azzurro ricoperto di stelle. Il Bambino è seduto sulle sue ginocchia, vestito di una veste di colore rosso che ne sottolinea simbolicamente l’aspetto regale. Il Bambino tiene alzata la mano destra in un gesto di benedizione, mentre Maria lo regge affettuosamente con una mano sulle spalle e l’altra sulle gambe. Lo sguardo della Madonna è distaccato e fisso in lontananza, come quello di tante altre rappresentazioni di Madonne del periodo medievale.

Dal presidente del circolo culturale ‘T. Colsalvatico’, Franco Maiolati, ci facciamo raccontare la definizione di ‘Madonna della Tempesta’: “Credo che l’appellativo della ‘Madonna della Tempesta’ si possa far risalire al santo francescano Leonardo da Porto Maurizio, che è un santo missionario in Italia con una grande missione anche in Corsica, perché lui avrebbe voluto andare in Cina, ma il papa gli indicò di rimanere in Italia e per 43 anni girò l’Italia per incontrare la gente, ricordando la devozione alla Madonna.

Fu lui ad introdurre la ‘Via Crucis’ in Italia dalla Terra Santa, in quanto i francescani erano custodi della Terra Santa: fu sua l’idea della Via Crucis al Colosseo iniziata nel 1750. Nel mese dell’agosto 1740 san Leonardo da Porto Maurizio si fermò per una decina di giorni a Tolentino per la predicazione e, vedendo lo stato di abbandono  della chiesa di Santa Maria, che non era più officiata ed in decadenza strutturale e, riscoprendo al suo interno, questa statua della Madonna, richiamò in una orazione i tolentinati a riprendere il culto della Madonna, affermando che Ella poteva essere un valido punto di preghiera per essere protetti dalla tempesta”.

Allora perché la denominazione ‘Tempesta’?

“Non sappiamo se questo appellativo risuonava tra la gente o fu frà Leonardo a richiamarlo per un aiuto dalla Madonna ad affrontare tutte le tempeste, in primis quelle fisiche e meteorologiche (fino a qualche decennio fa nelle campagne tolentinati era grandissimo il culto alla Madonna della Tempesta, come risulta nei documenti di archivio), tanto è che in estate in questa chiesa si celebrava una messa alle ore 4.30 di mattino in modo tale che i contadini potessero parteciparvi per poi andare a lavorare nella campagna. In questo modo si sviluppa l’appellativo. Quindi dalla predicazione di san Leonardo scaturì una rinascita del culto mariano, tanto è che il Consiglio comunale tolentinate, immediatamente dopo, si riunì per stanziare i soldi per il restauro della chiesa, che fu opera di un allievo del Vanvitelli”.

Quale è il culto a Tolentino?

“Il culto della Madonna della Tempesta a Tolentino è attestata da una lunghissima tradizione. Sicuramente si può far risalire all’epoca di san Nicola da Tolentino ed al beato Tommaso da Tolentino, che subì il martirio in India sulla strada per la Cina. Esiste un ex voto in cui sono raffigurati san Nicola e la statua della Madonna della Tempesta; però si può ricordare anche il culto avuto da san Vincenzo Maria Strambi, che nei primi decenni del XIX secolo è stato vescovo di Macerata e di Tolentino, che aveva una particolare venerazione del culto della Madonna della Tempesta, tanto è che trascorreva molte ore in preghiera e si era fatto ricavare dalla sua piccola stanza accanto alla chiesa,una finestrella, che si apriva sull’altare, per vedere la statua della Madonna con Bambin Gesù in braccio. Inoltre sembra che anche san Gaspare del Bufalo  nel 1839 nella stessa chiesa diede inizio alla congregazione del Preziosissimo Sangue. Quindi abbiamo episodi ‘particolari’ di questa devozione”.     

A Lei è stato dedicato anche un Santuario: per quale motivo?

“Tale chiesa divenne Santuario successivamente alla predicazione sopracitata di san Maurizio, a cui si aggiunge la grande devozione di san Vincenzo Maria Strambi, che fu vescovo di Tolentino. Prima abbiamo raccontato della sua devozione, pregando davanti alla statua; ma fu anche fautore di quel viaggio di ritorno a Roma di papa Pio VII dall’esilio. San Vincenzo Maria Strambi consigliò al papa una ‘deviazione’ facendolo passare a Tolentino, tantoché con tale occasione depose una corona e benedì tale statua della Madonna con Gesù Bambino in una celebrazione che si tenne nella basilica di san Nicola il 17 maggio 1815, insieme ad altre immagini della Madonna provenienti dalle città limitrofe”.

Per quale motivo i fedeli si affidano a Lei?

“La festa della Madonna è sempre stata nel mese di maggio, ma successivamente a questa incoronazione della statua della Madonna e di Gesù Bambino tale festa fu tenuta il 17 maggio. E sempre per la devozione che coinvolgeva la città con il suo territorio fu istituita la ‘peregrinatio’ della statua della Madonna nelle chiese del territorio durante il mese di maggio, che si è svolta fino all’evento sismico del 2016. Per quanto riguarda la devozione abbiamo citato alcuni esempi; ma, in particolare, è interessante ricordare come partì dai sacerdoti che reggevano la chiesa della  Madonna della tempesta una preghiera per la pace durante la Prima Guerra mondiale.

Questo aspetto è interessante perché si ha qualche notizia che, essendo l’amministrazione comunale del tempo interventista, sollecitava la Chiesa a prendere una posizione a favore della guerra, mentre i sacerdoti tolentinati non erano d’accordo con questa presa di posizione; anzi, pensarono di dedicare una preghiera alla Madonna della Tempesta perché riportasse la pace; quindi questo Santuario divenne un luogo particolare di preghiera. Un altro aspetto da ricordare è che durante i bombardamenti del 1944, che coinvolsero il territorio maceratese, quindi anche Tolentino, non si ebbero danni alle persone nel territorio tolentinate, anche se sappiamo che nel marzo dello stesso anno molti giovani della città furono trucidati dai nazisti e dai fascisti a Montalto, nell’entroterra maceratese”.

‘O Vergine gloriosa e Madre nostra Maria, che noi veneriamo sotto il nome di Madonna della Tempesta, vedete quale orrenda e micidiale tempesta si è rovesciata per tutta l’Europa e nel mondo. Il grido di guerra risuona per ogni dove e sono sorte genti contro genti, regni contro regni e stragi e morti non solo sono ricominciate ma proseguono e minacciano di divenire più spesse e crudeli e di estendersi maggiormente’:ad inizio della Prima Guerra Mondiale ci si affidò a Lei per chiedere la pace: quale valore ha la preghiera?

“Per la pace ci si affidava molto alla preghiera. Quale valore ha? E’ evidente che chi non crede può essere scettico; però dobbiamo prendere atto di un fatto: anche nella storia recentissima (per questo a Tolentino è stata ridiffusa tale preghiera alla Madonna della Tempesta per la Prima Guerra mondiale, ma le ragioni sono le stesse) le strategie umane portano pochi frutti, anzi tendono sempre più ad inasprire, perché non partono realmente da una volontà di pace, ma vogliono ‘sistemare’ le situazioni in base a punti di vista in cui occorre sempre stabilire chi ha più ragione di altri.

Sono considerazioni che bisogna fare evidentemente;però sappiamo anche che se il tutto non parte da un cambiamento del cuore di chi governa queste situazioni, forse le strategie non hanno tutta l’efficacia, come anche la storia recente ci sta dicendo. Affidarsi alla preghiera significa che anche noi non dobbiamo perdere la speranza e non cedere alla rabbia ed alla disperazione nel vivere, più o meno direttamente, queste circostanze, compresi la guerra od i mali che assillano il mondo, presentati spesso anche in modo fuorviante. Vediamo le tempeste, che ci sono, anche quelle meteorologiche, ma anche della nostra situazione personale o familiare. Quindi la preghiera ha efficacia, come narrano le testimonianze storiche, che dicono che aiuta il vivere di un popolo”.  

(Tratto da Aci Stampa)   

Il convegno mariano all’Istituto di Scienze Religiose “Alberto Marvelli”

«Nell’ambito dei festeggiamenti per i 175 anni dal prodigio del quadro della Madonna della Misericordia – afferma don Giuseppe Pandolfo, rettore del Santuario della Madonna della Misericordia – noi Missionari del Preziosissimo Sangue, unitamente alla Congregazione delle Sorelle dell’Immacolata, istituzione riminese che celebra i 100 anni dalla sua fondazione, e in collaborazione con l’Istituto Superiore di Scienze Religiose Alberto Marvelli, proponiamo un convegno mariano dal titolo Maria e Rimini: un legame indissolubile. Questo ciclo di incontri ci permetterà di riflettere non solo su Maria, nel mese a Lei dedicato, ma anche di approfondire come la figura della Vergine si intreccia con la storia della città riminese».

Sono previsti tre incontri di approfondimento dal 20 al 22 maggio alle ore 20:45. Martedì 20 maggio, presso la Sala Manzoni della diocesi di Rimini, la prof.ssa Rosanna Virgili parlerà della maternità di Maria come luogo evolutivo dell’umano. Mercoledì 21 maggio, presso il Santuario della Madonna della Misericordia, sarà la volta di don Gabriele Gozzi, vicedirettore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose Alberto Marvelli. Infine, sempre nello stesso Santuario, giovedì 22 maggio si terrà lo spettacolo musicale con i Divivaluce, band specializzata in spettacoli musicali a tema sacro.

«Il Magnificat è l’inno che dà voce all’umanità: l’intervento misericordioso di Dio riplasma il tempo rigenerando la storia – spiega don Marco Casadei, direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose Alberto Marvelli. Attraverso Maria siamo ricondotti dalla morte alla vita. La nostra città ha legato luoghi e tempi alla devozione mariana intrecciandola alla sua storia nello scrigno dell’arte sacra del nostro territorio.  Questo convegno offre l’occasione per irrorare questa trama preziosa di fede e sapienza».

«Un ringraziamento va alla Commissione giubilare, perché questo evento è stato inserito all’interno degli appuntamenti del Giubileo vissuto nella nostra diocesi – concludono don Giuseppe Pandolfo e don Marco Casadei. Un grazie speciale va al vescovo di Rimini, mons. Nicolò Anselmi, al Vicario generale e a tutti coloro che hanno sostenuto questo progetto. Ci auguriamo che questo appuntamento possa portare frutto nella vita della diocesi e della città».

Papa Francesco invita a riscoprire il genio femminile

Questa mattina papa Francesco ha ricevuto i membri del comitato permanente di ‘Manos Unidas – Comité Católico de la Campaña contra el Hambre en el Mundo’ (Mani Unite – Comitato Cattolico della Campagna contro la Fame nel Mondo), associazione nata nel 1959 come risposta delle donne dell’Acción Católica de España all’appello della FAO che denunciava la ‘fame di pane, fame di cultura e fame di Dio di cui soffre gran parte dell’umanità’, ripercorrendo la sua storia:

“La signora McCain, che porta avanti la campagna contro la fame, è stata qui un paio di mesi fa e mi ha detto che con l’intera campagna riescono a malapena a coprire il 15% della fame nel mondo. E’ molto difficile, molto difficile. Pensando all’opera che, con la sensibilità e la forza del genio femminile, portate avanti nello sradicamento di quei mali che continuano a colpire tante nazioni, vorrei fare riferimento alla figura della Madre di Dio, che celebriamo nella sua Immacolata Concezione. Perché la Vergine Maria è la Donna per eccellenza”.

Durante l’incontro il papa ha rimarcato la prevalenza di una cultura maschilista:  “Siamo abituati a questa cultura maschilista, ad avere la donna, non dico come il cane o il gatto di casa, ma come un essere umano di seconda classe e dimentichiamo che chi governa il mondo sono donne e – alcune diciamo: sono loro le responsabili. Ma stanno bene. Ma la donna che guida una famiglia, che guida città, che si avvicina al bisogno, quella ricca sensibilità della donna”.

Poi il papa ha proposto come ‘modello’ la Madre di Dio: “Maria, con il cuore radicato in Dio, continua ad essere attenta ai bisogni dei suoi figli, desiderosa di andare loro incontro e portare loro la consolazione del Signore. Ella è il modello pienamente realizzato della nostra umanità, attraverso il quale, per la grazia di Dio, tutti possiamo contribuire a migliorare il nostro mondo. Ed è ciò che cercate di agire grazie alla vostra caratteristica e al vostro intuito e realtà di madri, figlie e mogli e suocere”.

E questo è genio femminile: “Le donne hanno quel genio, il genio femminile. E così, con la compassione e la tenacia che caratterizzano lo spirito femminile, ‘Manos Unidas’, Associazione pubblica di fedeli della Chiesa cattolica in Spagna, porta avanti la sua missione specifica: lottare contro la fame, il sottosviluppo e la mancanza di istruzione; impegnandosi anche a lavorare per sradicare le cause strutturali che producono queste cose. Questo compito diventa possibile solo con una visione cristiana dell’essere umano, che si fonda sul Vangelo e sulla Dottrina Sociale della Chiesa”.

E’ stato un incoraggiamento a proseguire in tale missione: “Sorelle e fratelli, vi incoraggio a proseguire nella vostra bella missione di volontariato, di assistenza, di camminare insieme. E ora che si avvicina il Giubileo, vi invito ad essere pellegrini della speranza e a riorientare la vostra vita verso Gesù, anche attraverso il vostro contributo al miglioramento materiale, al progresso morale e allo sviluppo spirituale dei più fragili e bisognosi, per aiutarli a raggiungere un vita che risponde alla dignità di figli di Dio”.

Ed ha concluso auspicando un rinnovamento per costruire la ‘civiltà dell’amore’: “Auspico che questo tempo di Avvento, nella paziente attesa, pieno di speranza nelle promesse di Dio, aiuti tutti noi a realizzare un rinnovamento spirituale per contribuire alla tanto desiderata costruzione della civiltà dell’amore, in modo tale che ci permetta unire il nostro amore filiale verso Dio con l’amore del prossimo”.

(Foto: Santa Sede)

P. Aucone e la ‘risorsa’ san Tommaso d’Aquino

Quest’anno ricorrono 750 anni dalla morte, mentre nel 2025 800 anni dalla nascita; e nello scorso anno 700 anni della canonizzazione di san Tommaso d’Aquino, che a distanza di secoli ha ancora molto da dire all’uomo contemporaneo. Per questo papa Francesco, nel luglio dello scorso anno aveva inviato una lettera ai vescovi di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, mons. Mariano Crociata, di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, mons. Gerardo Antonazzo, e di Frosinone-Veroli- Ferentino, mons. Ambrogio Spreafico, sottolineando che l’eredità di san Tommaso d’Aquino “è anzitutto la santità, caratterizzata da una particolare speculazione che non ha però rinunciato alla sfida di farsi provocare e misurare dal vissuto, anche da problematiche inedite e dalle paradossalità della Storia, luogo drammatico e insieme magnifico, per scorgere in essa le tracce e la direzione verso il Regno che viene… Proprio per questo il Doctor communis è una risorsa, un bene prezioso per la Chiesa di oggi e di domani”.

Partendo dalla lettera del papa, ci facciamo spiegare da p. Daniele Aucone, docente all’Istituto Superiore di Scienze Religiose ‘Mater Ecclesiæ’ e invitato presso la Facoltà di teologia della PUST (Pontificia Università di San Tommaso) e docente LUMSA (Libera Università Maria Santissima Assunta) a Roma, il motivo per cui san Tommaso d’Aquino è una ‘risorsa’:

“Il riferimento al pensiero del grande Maestro domenicano è sempre stato raccomandato dai papi lungo i secoli (papa Francesco stesso ha ricordato la definizione di papa san Paolo VI ‘luminare della Chiesa e del mondo intero’), ma dopo la lunga stagione dei razionalismi, oggi siamo più attenti a radicare questa riflessione anzitutto in vissuto biografico e testimoniale dell’uomo e del religioso che è stato Tommaso, non a caso anche modello autorevole di vita cristiana proposto dalla Chiesa (santità). 

E’ quanto ha fatto anche papa Francesco scrivendo ai vescovi di Latina, Sora e Frosinone, all’inizio dei triennio di celebrazioni giubilari (700 anni dalla canonizzazione, 750 dalla morte e 800 dalla nascita) dedicate all’Aquinate, richiamandone questa speculazione feconda ‘non sganciata dal vissuto’, approfondimento cioè di un mistero sperimentato anzitutto in prima persona”.

Perché è stato definito ‘dottore angelico’?

“Il titolo risale alla metà del XV secolo (probabilmente si deve a sant’Antonino Pierozzi il primo utilizzo) e sta a indicare la particolare purezza (intellettuale e di vita) di Tommaso, che sarà poi annoverato tra i “dottori della Chiesa” un secolo più tardi (1567). Non è peraltro l’unico appellativo legato al Maestro, né il più antico: qualche anno dopo la sua morte si parla già di lui come ‘Doctor eximius’, mentre all’università di Parigi era noto semplicemente come ‘Doctor communis’.

Nell’ottica di inseparabilità tra dottrina e vita a cui si accennava, è tuttavia interessante notare come un profondo conoscitore di Tommaso del calibro di Jean-Pierre Torrell, abbia potuto concludere la sua ricognizione dei titoli ecclesiali conferiti all’Aquinate proprio con l’appellativo più semplice (‘frater’), indicandolo come quello che l’interessato stesso avrebbe probabilmente preferito, da vero figlio di fraDomenico e quale icona luminosa del suo stesso fondatore”.

Descrivendo il dogma mariano dell’Assunzione lei ha scritto: ‘Il singolare dono concesso alla Vergine di partecipare fin da subito nella piena interezza personale (corpo e anima) alla beatitudine definitiva diviene in tal senso icona di due tratti specifici della speranza cristiana’: quale venerazione ha san Tommaso per la Madonna?

“Nel suo rapporto alla Vergine, Tommaso dà prova di una devozione sobria, ma autentica e profonda, formata in modo particolare nel solco della tradizione liturgico-spirituale dei Frati Predicatori: basti pensare alla solenne processione della Salve Regina al termine della preghiera di Compieta, introdotta a Bologna già nel 1221-1222 e poi estesa gradualmente a tutto l’Ordine. In quest’ottica, le belle riflessioni mariane contenute ad esempio nel Commento all’Ave Maria, nella Somma teologica o nei commenti biblici, rimandano anzitutto a un vissuto biografico e personale del Maestro: il manoscritto autografo della ‘Summa contro i Gentili’, conservato nella Biblioteca Vaticana, in cui la parola ‘Ave’ compare spesso in margine alle pagine del testo, rivela questa autentica tenerezza filiale di Tommaso verso la Vergine, elevata e raffinata ulteriormente dalla meditazione teologica”

Quale apporto può fornire san Tommaso al pensiero della sinodalità nella Chiesa?

“Il termine ‘sinodalità’, utilizzato per indicare uno stile ecclesiale inclusivo e partecipativo, aperto al contributo dei laici nella vita e nella missione della Chiesa, è un conio tutto sommato recente e non fa meraviglia quindi non poterlo riscontrare testualmente nelle opere dell’Aquinate. Ciò non significa però che manchi l’attenzione ai princìpi di coinvolgimento e compartecipazione che la parola esprime (la ‘res’…). La riflessione ecclesiologica di Tommaso ha un timbro fraterno e comunionale a sfondo trinitario, che è la radice stessa della sinodalità: la Chiesa è definita ‘assemblea dei fedeli’ (congregatio fidelium), legati dal vincolo di reciproca fraternità in Cristo e da lui guidati verso la Gerusalemme celeste. Il tema dell’insieme dei credenti come ‘viatores’,compagni di viaggio’ (synodoi), secondo la bella formula di sant’Ignazio di Antiochia, è già abbozzato in tale prospettiva, anche se non esplicitato in tutte le sue virtualità”.

A 750 anni dalla morte ed a 800 anni dalla nascita quanto è attuale il pensiero dell’Aquinate?

“In un tempo in cui la sfida della complessità ci invita a cogliere con sempre più chiarezza i limiti dell’astrattismo scientifico moderno, il pensiero di Tommaso si impone all’attenzione anzitutto come una ‘critica della ragione concreta’, capace di conciliare analisi e sintesi, astrazione e contestualizzazione logica e ‘dia-logica’ (per dirla con Morin). Il principio dell’ ‘hic homo intelligit’, (‘questo uomo concreto intende’), esprime proprio tale centralità del concreto vivente, in opposizione all’astrattismo disincarnato degli averroisti. La complessità del reale è onorata da Tommaso con un’autentica ‘conversazione’ tra i saperi del suo tempo (filosofia, teologia, storia, diritto, scienze naturali), che risulta illuminante anche per noi oggi. L’approccio interdisciplinare ai vari temi, raccomandato anche in ambito teologico da papa Francesco nella costituzione ‘Veritatis Gaudium’del 2018, non solo non costituisce un inedito alla luce delle migliori espressioni della teologia cattolica, ma trova proprio nell’Aquinate una realizzazione eminente e sempre vitale”.

A Specchia festa dedicata alla Madonna del Passo

La Parrocchia Presentazione della Vergine Maria e il Comitato Festeggiamenti, con il Patrocinio del Comune di Specchia, in collaborazione con la Pro Loco comunicano che nei giorni 7 e 8 Settembre si svolge la Festa della Madonna del Passo, un evento che intreccerà storia e fede, la devozione religiosa con l’intrattenimento, attesissimo da tutta la comunità.

Nel patrimonio dell’architettura religiosa di Specchia si annovera la cripta-cappella dedicata alla Madonna del Passo, collocata a circa due metri e cinquanta sotto il livello stradale, il luogo sacro  rivela ancora le sue origini di laura basiliana o ‘cripta rupestre’, come la definì il vicario capitolare mons. Tommaso De Rossi nella visita pastorale del 1711:

“Ho visitato la chiesa della Madonna del Passo: anticamente era una cripta rupestre ed in seguito per la devozione del popolo fu trasformata in chiesa; ci sono due altari: uno dedicato al Santissimo Crocefisso, l’altro alla Natività della Beata Vergine Maria. Anticamente si svolgevano grandi festeggiamenti, ma oggi solo nella festa della Santa Croce il Capitolo Parrocchiale va in processione e celebra solennemente, così anche nella festa della Natività della Beata Vergine Maria. Ha una campana opportuna.”(Chiese e Palazzi di Specchia – Antonio Penna – Libellula Edizioni).

I due giorni di festa  inizieranno alle ore 19.00 con l’esibizione della ‘Misto Band – Street Band’, che unisce ai più grandi successi di musica italiana e internazionale, alcune coreografie di passi di ballo, gruppo che intrattiene e allieta sfilate, inaugurazioni, feste patronali, sagre e mercatini di ogni genere, che suonerà fino le ore 20.30 in Piazza del Popolo. Allo stesso modo, dalle ore 20.00, altri momenti di spettacolo per le vie principali del paese grazie agli Artisti di Strada, che si concluderanno in Piazza del Popolo.

Dalle ore 20.30 in Piazza del Popolo sarà possibile ammirare l’ ‘Infiorata’ dedicata alla Madonna, grandezza di 5 x 5 metri, con la stessa tecnica del noto evento del Capo di Leuca, grazie alla disponibilità Gruppo Volontari Infiorata Patù e Parrocchia Patù, coordinati da don Carmine Peluso, Parroco della cittadina, che, per il secondo anno consecutivo, hanno raccolto l’invito del Comitato organizzatore specchiese.

Alle ore 21.00 nella Piazzetta nei pressi della Pro Loco, divertimento per i più piccoli con i Transformers Show, al termine, in Piazza del Popolo, si potrà assistere al Concerto di Antonio Castrignanò AC & Taranta Sound dal titolo ‘Babilonia’. Nella musica del cantante calimerese si evidenzia la continua ricerca per richiamare la musica della Taranta di una volta ai tempi attuali, che Castrignanò arricchisce con risonanze nuove, tinte, racconti di una volta, che trasformano le nuove sonorità in nuove sensazioni per l’ascoltatore.    

Nella mattinata di domenica 8 Settembre, nei pressi della cripta dedicata alla Madonna del Passo, si svolgerà la Fiera – mercato d’istituzione secolare. Inoltre, nelle stesse ore, il Comitato Festeggiamenti, con delle rappresentanze civili, militari e religiose accompagnate dal Premiato Concerto Bandistico ‘La Grande Banda del Cilento’, renderà omaggio al monumento dei caduti in guerra con un tributo floreale.

Fino a quella data, all’esterno del luogo sacro, alle ore 19.00, verrà celebrata la Novena dedicata alla Madonna. Al termine della Santa Messa dell’8 settembre, prenderà avvio la processione, che sarà aperta dal Gruppo ‘Zzi Banda Alezio Bassa Musica’ composto da soli 5 elementi. La processione attraverserà le strade principali di Specchia con i balconi delle abitazioni addobbati con festoni e luci e prima dell’inizio del rito sacro avvio, al quale parteciperanno le autorità civili e militari, sarà possibile assistere ai fuochi pirotecnici della ‘Fireworks Salento’ da Corsano.

Il simulacro sarà accompagnato da varie rappresentanze di associazioni di militari in pensione, in ricordo delle madri e mogli specchiesi che a lei si rivolsero nei momenti particolarmente drammatici Seconda Guerra Mondiale, quando le donne si recavano alla cripta, alcune camminando in ginocchia, implorando la Madonna del Passo di far tornare incolumi i figli e i mariti dal terribile conflitto.

Per tutta la giornata di domenica 8 settembre e per la processione, presterà servizio il Premiato Concerto Bandistico ‘La Grande Banda del Cilento’, diretta dal Maestro Nicola Pellegrino, un complesso che ha ottenuto i seguenti riconoscimenti: Medaglia d’argento XXXIII Fiati Festival di Ferrandina (MT) e Premio Primula d’Oro alla cultura (2021) che al termine della processione, si esibirà con le sue note musicali in Piazza del Popolo.

Nelle due serate dell’evento Piazza del Popolo e le strade circostanti, saranno illuminate dalla Ditta ‘Luminarie Santoro’ da Alessano, mentre l’addobbo della Chiesa Madre sarà curato dalla Ditta ‘Aventaggiato Addobbi’ da Castrignano dei Greci. Sarà possibile acquistare dal Mercatino Artigianale, curato dalle Associazioni: ‘Crazy Art Group. Informale’ e ‘Artigianato che piace Zarathustra’, inoltre, grazie a ‘SelfieFun’, coloro che raggiungeranno l’evento di Specchia avranno la possibilità di fotografarsi gratuitamente per avere un ricordo della  partecipazione, mentre i bambini potranno divertirsi nel Piccolo Luna park, collocato in Piazza S. Oronzo e i più grandi il parco dei divertimenti lo troveranno nei pressi dell’Ex Convento dei Francescani Neri.

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