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La nostra Mamma ci porta nel Regno della Divina Volontà
Ero nel dolore, tutto intorno a me andava male: la mia famiglia separata, mio fratello scomparso, ogni giorno, per il lavoro da addetto stampa di istituzioni, avevo gente che mi aspettava sotto casa minacciandomi.
Andai via da Napoli dove abitavo e mi trasferii a casa di un’amica, a Torre Annunziata, che sapeva quello che stavo attraversando. Ebbene, quando la mia cara amica Marinella con il figlio Riccardo (mio omonimo) entrarono nella chiesa Santuario della Madonna della Neve, io li seguii senza fiatare, strano per me, perché non mettevo piede in chiesa da circa vent’anni.
Davanti alla statua della Madonna sentii una pace meravigliosa, che capii subito che non mi apparteneva perchè io ero nella disperazione. Era l’anno 1999, ero ateo e non mi interessava la fede; ma quella sensazione di pace mi scosse e manifestai così l’intenzione di iniziare un percorso. Un’amica di Marinella, Dora Ciampa Cuneo, mi volle conoscere, le avevano appena ucciso il figlio, che come me frequentava la lista dei Verdi e lottava contro le costruzioni abusive in un’area verde, il Parco della Caffarella, a Roma.
Nacque una bella amicizia, volle farmi crescere nelle conoscenze della fede, mi regalò alcuni libri, viaggi e la possibilità di fare servizio e alla fine di questo percorso mi aiutò a ricevere il sacramento della Cresima, Dora fu la mia madrina. Nel 2003 mi sono trasferito in Sicilia per seguire un giovane che mi aveva colpito in Romania per i suoi gesti accoglienti e che, nel catanese, gestiva una casa famiglia, dove ho vissuto per quindici anni.
Nel 2010 ho conosciuto Fratel Biagio Conte, fondatore della Missione di Speranza e Carità di Palermo, con cui è nata una profonda amicizia; nel 2015 lui mi chiese di scrivere un articolo per il nostro giornale della Missione “La Speranza” che parlasse del ritorno di Fratel Biagio in missione a Palermo e dei tanti gesti che lo avevano convinto a tornare.
Tra i tanti, mi colpì in particolare uno molto profondo di una donna Barbara Occhipinti, che mi fece innamorare di lei. La volli conoscere e dopo circa un mese di frequentazione le chiesi di sposarmi, di trasferirsi in casa famiglia per aiutare circa cento accolti e di vivere di Provvidenza. Mi guardò con occhi stralunati, la mia proposta la spaventava, ma capii che era innamorata di me.
Mi resi conto che da solo non sarei riuscito a convincere Barbara ad abbandonare tutto e a seguirmi e così mi affidai alla Madonna. Cominciai a pregare le 1000 Ave Maria, stavo sempre con il santo Rosario nelle mani, arrivai anche a pregare 2300 Ave Maria in un giorno. Ho pregato per un anno, ho coinvolto anche gli accolti di casa famiglia.
Un giorno andai con lei al Santuario Madonna della Roccia di Belpasso; Fratel Biagio era lì in sosta obbligata per un dolore ad una caviglia (era in cammino per la Sicilia con la Croce); vedendo Barbara le disse ‘il Signore ti cerca da tanto tempo, questa vita non fa per te’, frase seguita da alcuni segni nel cielo. Barbara si convinse, si trasferì in casa famiglia e ci sposammo dopo pochi mesi nel 2016, scegliemmo come bomboniera il Santo Rosario che ci aveva uniti in questa grande missione, segno che donammo anche a Papa Francesco. Da allora la nostra vita missionaria continua, nella dedizione agli altri attraverso l’abbandono a Gesù e a Maria.
Circa un anno fa ci siamo consacrati alla Madonna, alla ricerca della Divina Volontà. Da allora, ho ricevuto una maggiore intimità con la Trinità e Maria. La nostra Mamma è colei che fa nascere Gesù in noi, dobbiamo conoscerla e amarla sempre di più e Lei ci donerà a Gesù. Consacriamoci tutti alla nostra Mamma!
(Tratto da Adveniat Regnum Tuum)
La Chiesa festeggia san Massimiliano Maria Kolbe
“Da oggi la Chiesa desidera chiamare “santo” un uomo al quale è stato concesso di adempiere in maniera assolutamente letterale le suddette parole del Redentore. Ecco infatti, verso la fine di luglio del 1941, quando per ordine del capo del campo si fecero mettere in fila i prigionieri destinati a morire di fame, quest’uomo, Massimiliano Maria Kolbe, si presentò spontaneamente, dichiarandosi pronto ad andare alla morte in sostituzione di uno di loro. Questa disponibilità fu accolta, e al padre Massimiliano, dopo oltre due settimane di tormenti a causa della fame, fu infine tolta la vita con un’iniezione mortale, il 14 agosto 1941”.
Così iniziava l’omelia di san Giovanni Paolo II per la canonizzazione di p. Massimiliano Kolbe, celebrata in piazza san Pietro il 10 ottobre 1982, che ‘diede la vita… per il fratello’, ricorrenza che si celebra oggi, nel giorno della sua morte, avvenuta il 14 agosto 1941, mentre recitava la preghiera dell’Ave Maria.
Nell’omelia san Giovanni Paolo II ha ricordato che con quel gesto si rese simile a Gesù: “Dando la sua vita per un fratello, padre Massimiliano, che la Chiesa già sin dal 1971 venera come ‘beato’, in modo particolare si è reso simile a Cristo.
Noi, dunque, che oggi, domenica 10 ottobre, siamo riuniti davanti alla Basilica di san Pietro in Roma, desideriamo esprimere il valore speciale che ha agli occhi di Dio la morte per martirio del padre Massimiliano Kolbe: ‘Preziosa agli occhi del Signore / è la morte dei suoi fedeli’, così abbiamo ripetuto nel Salmo responsoriale.
Veramente è preziosa ed inestimabile! Mediante la morte, che Cristo ha subìto sulla Croce, si è compiuta la redenzione del mondo, poiché questa morte ha il valore dell’amore supremo. Mediante la morte, subìta dal padre Massimiliano Kolbe, un limpido segno di tale amore si è rinnovato nel nostro secolo, che in grado tanto alto e in molteplici modi è minacciato dal peccato e dalla morte”.
Ma quest’imitazione di Gesù fu sempre presente nella sua vita: “A questo definitivo sacrificio Massimiliano si preparò seguendo Cristo sin dai primi anni della sua vita in Polonia. Da quegli anni proviene l’arcano sogno di due corone: una bianca e una rossa, fra le quali il nostro santo non sceglie, ma le accetta entrambe. Sin dagli anni della giovinezza, infatti, lo permeava un grande amore verso Cristo e il desiderio del martirio.
Quest’amore e questo desiderio l’accompagnarono sulla via della vocazione francescana e sacerdotale, alla quale si preparava sia in Polonia che a Roma. Quest’amore e questo desiderio lo seguirono attraverso tutti i luoghi del servizio sacerdotale e francescano in Polonia, ed anche del servizio missionario nel Giappone”.
Ciò avvenne perché si affidò completamente alla Madre di Dio: “L’ispirazione di tutta la sua vita fu l’Immacolata, alla quale affidava il suo amore per Cristo e il suo desiderio di martirio. Nel mistero dell’Immacolata Concezione si svelava davanti agli occhi della sua anima quel mondo meraviglioso e soprannaturale della Grazia di Dio offerta all’uomo.
La fede e le opere di tutta la vita di padre Massimiliano indicano che egli concepiva la sua collaborazione con la Grazia divina come una milizia sotto il segno dell’Immacolata Concezione. La caratteristica mariana è particolarmente espressiva nella vita e nella santità di padre Kolbe. Con questo contrassegno è stato marcato anche tutto il suo apostolato, sia nella patria come nelle missioni. Sia in Polonia come nel Giappone furono centro di quest’apostolato le speciali città dell’Immacolata”.
Spontaneamente p. Kolbe offrì la sua vita per la vita di un altro: “V’era in questa morte, terribile dal punto di vista umano, tutta la definitiva grandezza dell’atto umano e della scelta umana: egli da sé si offrì alla morte per amore. Ed in questa sua morte umana c’era la trasparente testimonianza data a Cristo: la testimonianza data in Cristo alla dignità dell’uomo, alla santità della sua vita e alla forza salvifica della morte, nella quale si manifesta la potenza dell’amore.
Proprio per questo la morte di Massimiliano Kolbe divenne un segno di vittoria. E’ stata questa la vittoria riportata su tutto il sistema del disprezzo e dell’odio verso l’uomo e verso ciò che è divino nell’uomo, vittoria simile a quella che ha riportato il nostro Signore Gesù Cristo sul Calvario”.
Mentre nell’omelia per la sua beatificazione, avvenuta il 17 ottobre 1971, papa san Paolo II ha spiegato il motivo per cui p. Kolbe era beato: “Chi non ricorda l’episodio incomparabile? ‘Sono un sacerdote cattolico’, egli disse offrendo la propria vita alla morte (e quale morte!) per risparmiare alla sopravvivenza uno sconosciuto compagno di sventura, già designato per la cieca vendetta. Fu un momento grande: l’offerta era accettata. Essa nasceva dal cuore allenato al dono di sé, come naturale e spontanea quasi come una conseguenza logica del proprio Sacerdozio.
Non è un Sacerdote un ‘altro Cristo’? Non è stato Cristo Sacerdote la vittima redentrice del genere umano? Quale gloria, quale esempio per noi Sacerdoti ravvisare in questo nuovo Beato un interprete della nostra consacrazione e della nostra missione! Quale ammonimento in quest’ora d’incertezza nella quale la natura umana vorrebbe tal volta far prevalere i suoi diritti sopra la vocazione soprannaturale al dono totale a Cristo in chi è chiamato alla sua sequela!”
Inoltre ha spiegato il suo culto per l’Immacolata Concezione: “Massimiliano Kolbe è stato un apostolo del culto alla Madonna, vista nel suo primo, originario, privilegiato splendore, quello della sua definizione di Lourdes: l’Immacolata Concezione. Impossibile disgiungere il nome, l’attività, la missione del Beato Kolbe da quello di Maria Immacolata. E’ lui che istituì la Milizia dell’Immacolata, qui a Roma, ancora prima d’essere ordinato Sacerdote, il 16 ottobre 1917…
Nessuna competizione. Cristo, nel pensiero del Kolbe, conserva non solo il primo posto, ma l’unico posto necessario e sufficiente, assolutamente parlando, nell’economia della salvezza; né l’amore alla Chiesa e alla sua missione è dimenticato nella concezione dottrinale o nella finalità apostolica del nuovo Beato. Anzi proprio dalla complementarietà subordinata della Madonna, rispetto al disegno cosmologico, antropologico, soteriologico di Cristo, Ella deriva ogni sua prerogativa, ogni sua grandezza”.
Papa Francesco: affidarsi alla Madonna
“La felice ricorrenza dei 1500 anni di culto della venerata immagine di Santa Maria in Portico – Romanae Portus Securitatis, protettrice della Città Eterna, è per me un’occasione lieta di unirmi nella preghiera alla vostra Famiglia religiosa, a cui sin dal 1601 è stata affidata la custodia, e che desidera elevare la lode a Lei, Madre amorevole e premurosa, faro luminoso che ha condotto i suoi figli al porto sicuro. Rivolgo, pertanto, il mio cordiale pensiero a ciascuno di Voi e a quanti prendono parte a tale evento assai significativo per l’intera Chiesa di Roma”.
In occasione di tale ricorrenza papa Francesco ha inviato un messaggio al Rettore Generale dell’Ordine dei Chierici Regolari della Madre di Dio, Rev.mo Padre Antonio Piccolo, in occasione dei 1500 anni di culto della venerata immagine di Santa Maria in Portico – Romanae Portus Securitatis, protettrice della Città Eterna, sottolineando la coincidenza:
“Per una provvidenziale coincidenza il 2024, anno di preparazione al Giubileo della Speranza, è un tempo di speciale grazia in quanto commemorate pure i 450 anni della fondazione da parte di San Giovanni Leonardi, devoto della Madre celeste, scelta come custode fedele del carisma leonardino”.
Quindi ha ripercorso la storia di tale culto: “Il culto di Santa Maria in Portico in Campitelli nasce a seguito di una prodigiosa manifestazione della Madre di Dio avvenuta il 17 luglio del 524 nella casa di Santa Galla, patrizia romana, alla presenza del Pontefice San Giovanni I. Da allora il Portico dove la nobile Galla accoglieva i poveri e i pellegrini, divenne Santuario mariano e ospizio di carità. Questo è per Voi eredi spirituali di San Leonardi invito a curare e a promuovere il valore dell’accoglienza dei poveri e degli ultimi, perché i luoghi che abitiamo e le stesse chiese possano essere un portico aperto sul mondo, in cui offrire consolazione e soccorso alle tante forme di indigenza che caratterizzano il nostro vivere”.
In fondo il messaggio è un’esortazione ad affidarsi alla Madonna: “La Vergine Santa, inoltre, si rivelò in un momento particolarmente difficile per la Chiesa, stendendo il suo manto su Papa Giovanni I che patirà e morirà per la pace senza rinnegare la fede, reso ostaggio di complotti politici e guerre fratricide. Di fronte allo scenario attuale, come non cogliere allora l’urgenza di favorire la pace, di pregare per la pace? Invocate la pace e fateVi costruttori di pace anzitutto nelle vostre comunità riconciliate e riconcilianti. L’esempio di vita fraterna sia evangelicamente attrattivo per i fedeli cui rivolgete il servizio pastorale”.
Occorre guardarLa come segno di speranza, come ha fatto san Giovanni Leonardi: “Vi esorto a guardare a Maria come segno di consolazione e sicura speranza, volto materno di Dio e dimora dove rifugiarsi; Lei, infatti, ci dona continuamente Suo Figlio come unica fonte di concordia, speranza di salvezza, via per la pace, imperativo assoluto dell’umana ricerca.
In questo spirito, il Santo farmacista Giovanni Leonardi, fondò la ‘Congregazione dei Preti riformati della Beata Vergine Maria’, proprio per ridare alla Chiesa lo smalto apostolico delle origini. ‘Cristo innanzitutto’ dirà, Cristo al centro di tutto, Cristo misura di tutto! Cristo il solo farmaco in grado di curare i mali della Chiesa e dell’uomo”.
Tale culto richiama al giubileo: “Infine, le celebrazioni giubilari che Vi apprestate a vivere, sotto lo sguardo della Vergine del Portico, riporti alla memoria l’opera evangelizzatrice di San Giovanni Leonardi, che scrisse anche le prime Costituzioni del Collegio Urbano di Propaganda Fide, per formare preti capaci di cogliere le sfide missionarie del tempo. Incoraggio dunque anche Voi ad avere a cuore la formazione integrale dei Religiosi, in un percorso di progressiva conformazione al Crocifisso Risorto, primizia dell’umanità redenta e, guardando a Maria discepola di Cristo e Madre della Chiesa, il vostro apostolato possa essere canale di grazia e strumento per l’annuncio gioioso del Vangelo”.
Inoltre nel messaggio inviato per il XXI Incontro dei responsabili nazionali della Pastorale giovanile dell’America latina e dei Caraibi – Elarnpj -, in corso ad Asunción, in Paraguay, il papa ha invitato a non avere paura di Gesù: “La giovinezza è quella fase della vita normalmente caratterizzata da naturale ottimismo, energia e speranza. Lascia che Cristo trasformi il tuo naturale ottimismo in autentico amore…
Non abbiate paura del Signore che ci passa accanto e sussurra alle nostre orecchie, si china verso di noi e ci offre la sua mano per rialzarci ogni volta che cadiamo . Egli ci vuole in piedi, resuscitati. Non abbiate paura di lasciarlo entrare nelle vostre vite”.
Monsignor Giancarlo Vecerrica: ‘Il pellegrinaggio è un atto di ringraziamento’
“Non a caso il pellegrinaggio esprime un elemento fondamentale di ogni evento giubilare. Mettersi in cammino è tipico di chi va alla ricerca del senso della vita. Il pellegrinaggio a piedi favorisce molto la riscoperta del valore del silenzio, della fatica, dell’essenzialità. Anche nel prossimo anno i pellegrini di speranza non mancheranno di percorrere vie antiche e moderne per vivere intensamente l’esperienza giubilare”: così papa Francesco ha scritto nella Bolla di indizione del Giubileo del prossimo anno, ‘Spes non confundit’.
Questa definizione si addice al pellegrinaggio che si compie da 46 anni da Macerata a Loreto ad ogni conclusione di anno scolastico ed anche quest’anno si rinnova sabato 8 giugno, perché è un gesto di fede popolare a cui partecipano ogni anno migliaia di persone, soprattutto giovani. Il cammino notturno verso la Santa Casa di Loreto si snoda per 28 chilometri tra le colline marchigiane: la Santa Messa, le testimonianze, i flambeaux per illuminare la notte, la benedizione eucaristica, i fuochi d’artificio, i canti, la recita del Rosario accompagnano il cammino.
Iniziato nel 1978 per iniziativa di don Giancarlo Vecerrica, allora professore di religione negli istituti scolastici superiori ed oggi vescovo emerito della diocesi di Fabriano-Matelica, il Pellegrinaggio a piedi Macerata-Loreto è nato dal desiderio di riproporre una esperienza di vita cristiana, riprendendo una tradizione ancora presente nel ricordo di molti ma quasi del tutto abbandonata.
Il tema di quest’anno riprende la domanda della Madonna all’annuncio dell’arcangelo Gabriele: a mons. Giancarlo Vecerrica chiediamo di raccontarci ‘Come è possibile questo?’: “Per il prossimo 46° Pellegrinaggio a piedi Macerata-Loreto dell’8 giugno prossimo abbiamo proposto questo tema: ‘Come è possibile questo?’ (Lc 1,34). E’ la domanda della Madonna all’Angelo che le aveva annunciato il miracolo straordinario dell’incarnazione di Dio: ‘Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù’. Ci ha sempre affascinato la Santa Casa di Nazareth, che è a Loreto, dove la Madonna ha accolto la presenza di Dio con tanta commozione e gratitudine per questo dono straordinario. Infatti don Luigi Giussani in un suo messaggio ci salutava così: La vicina Santa Casa di Loreto dove tutto ebbe inizio ospiti la vostra gioia come la mia”.
In quale modo l’impossibile accade?
“L’Angelo San Gabriele comunica alla Madonna questo miracolo dell’incarnazione dicendo: ‘Nulla è impossibile a Dio’. Allora l’impossibile accade non per l’opera dell’uomo, ma per l’opera di Dio: chi opera è lo Spirito Santo. A noi è chiesta la disponibilità, dare quel poco o tanto che abbiamo, perché i miracoli poi li compie Dio”.
La Madonna pone una domanda a Dio: è possibile chiedere a Dio?
“Gesù nel Vangelo ci dice: ‘Chiedete e vi sarà dato’. Il Pellegrinaggio è il gesto della domanda a Dio. Impariamo dalla Madonna a presentare al Signore, la nostra vita e le nostre domande. Siamo sempre colpiti dalle innumerevoli intenzioni di preghiera che ogni anno ci vengono inviate e che durante il cammino notturno vengono proclamate”.
In quale modo vivere lo stupore del Pellegrinaggio?
“La sorpresa che ci commuove ogni anno è segnata dalle numerosissime testimonianze su come, attraverso l’intercessione della Madonna, le varie preghiere vengono esaudite. Ecco un esempio. L’anno scorso ha partecipato al Pellegrinaggio un giovane, con la sua famiglia, che aveva perso tutto nell’alluvione accaduta in Romagna. Dopo il Pellegrinaggio il giovane ci ha inviato questa testimonianza: ‘Siamo partiti disperati, siamo arrivati gioiosi’. E quante testimonianze simili continuano ad arrivarci!”
Il Pellegrinaggio è nato come gesto di ringraziamento alla Madonna: quali sono i motivi di ringraziamento?
“Il Pellegrinaggio a piedi a Loreto è la storia del popolo marchigiano, perché al termine di ogni attività umana, le famiglie insieme andavano a piedi a Loreto per ringraziare la Madonna a Casa sua. Il ringraziamento era sentito fortemente perché la vita è sempre un dono e perciò ogni possibilità umana ci è data come dono. Il metodo migliore per ringraziare il Signore è quello di passare attraverso Mari, che ha saputo accogliere il dono di Dio. Infatti i maceratesi, andando a piedi a Loreto, cantavano: ‘Evviva Maria, Evviva Maria e chi la creò. Senza Maria campar non si può’. Così, ho cercato di fare anch’io, insegnando religione al liceo classico di Macerata: per aiutare i miei studenti a vivere bene gli scrutini e gli esami a conclusione dell’anno scolastico, con meno ansia e più gioia, nel 1978 proposi questa esperienza, che poi si è allargata fino a comprendere giovani e adulti da tutto il mondo”.
A maggio si è aperto l’anno della preghiera, che condurrà all’apertura dell’Anno Santo: perché la preghiera è fondamento della vita del cristiano?
“A presiedere la concelebrazione eucaristica di inizio del pellegrinaggio abbiamo invitato l’arcivescovo mons, Rino Fisichella, che il papa ha incaricato a coordinare le iniziative del prossimo Giubileo 2025. La preghiera è fondamento della vita perché esprime la natura dell’essere umano, che è domanda. La salvezza e la felicità sono doni di chi ci ha creati e salvati. L’uomo per vivere non può non pregare. Infatti Gesù nel vangelo ci rivolge l’invito determinate per la vita: ‘Pregate sempre, perché senza di me non potete fare nulla’. Soprattutto in questo 46° Pellegrinaggio, guidato dalla Fiaccola della Pace, proporremo la preghiera per la pace, perché la pace è dono di Dio, da domandare, accogliere e donare a tutti, perché siamo, come ci ha proposto papa Francesco, Fratelli tutti”.
(Tratto da Aci Stampa)
Presentato il 46° Pellegrinaggio piedi Macerata-Loreto: Come è possibile questo
E’ tutto pronto per la 46ma edizione del Pellegrinaggio a piedi Macerata – Loreto, promosso dal 1978 da Comunione e Liberazione, che si terrà nella notte tra sabato 8 e domenica 9 giugno, con partenza dal Centro Fiere di Macerata (dove fu accolto nel 1993 san Giovanni Paolo II), con la Santa Messa alle ore 20.30, celebrata da mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione e delegato del Papa per il Giubileo del 2025.
Il presidente del Comitato Ermanno Calzolaio ha illustrato le ragioni di questo Pellegrinaggio, che rinnova una tradizione nata dall’intuizione di mons. Giancarlo Vecerrica, che nel 1978 lo propose ai suoi studenti: partirono in 300: “Arriviamo sfiduciati e partiamo pieni di speranza, hanno detto i numerosi pellegrini che lo scorso anno hanno partecipato dalle zone alluvionate. E così molte altre testimonianze. ‘Come è possibile questo?’: la domanda della Madonna di fronte all’annuncio dell’Angelo diventa il tema di questa edizione, a sottolineare che ‘nel Pellegrinaggio accade qualcosa che, io per primo, voglio scoprire per me: cosa rende possibile affrontare ogni circostanza con fiducia, con speranza?”
Le testimonianze che saranno proposte ai pellegrini documenteranno proprio questo, anche dalle situazioni più drammatiche: da Mosca, da Haifa, attraverso la testimonianza di Luca, di Frontiere di Pace, che dall’inizio dell’emergenza si prende cura dei bisogni della popolazione in Ucraina.
Richiesta di aiuto, di reincontrare la speranza per sé e per i propri cari, ma anche desiderio di ringraziare per un bene ricevuto, come accade per Mons. Nazzareno Marconi che compirà il cammino nei suoi 10 anni di nomina a vescovo della diocesi di Macerata.
Mons. Marconi, nel ricordare il nuovo incarico di mons. Rino Fisichella come delegato per il Giubileo 2025, ha sottolineato la scelta del tema ‘Pellegrini nella speranza’. Una sintonia che presenta da un lato l’esperienza di accoglienza, compagnia, riscoperta della fede compiuta dal cammino del Pellegrinaggio di tutti questi anni e dall’altro la valorizzazione dell’esperienza del pellegrinaggio nella vita del popolo cristiano che avverrà proprio durante il Giubileo.
Mons. Vecerrica, ha affermato che il pellegrinaggio è del papa e dei vescovi, ricordando la valorizzazione a partire da san Giovanni Paolo II fino a papa Francesco che ha mostrato sempre la sua vicinanza con una telefonata augurale e benedizione ai pellegrini, fin dalla edizione del 2013, anno della sua elezione. L’attesa vale anche per sabato prossimo. Intanto un messaggio scritto con la benedizione è arrivato da parte del card. Parolin a nome del papa.
In tale occasione Davide Prosperi, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, ha inviato un messaggio, che sarà letto prima della celebrazione eucaristica: “Ecco, il vostro ‘sì’ al gesto del pellegrinaggio è una scelta di libertà totale con la quale ognuno di voi afferma prima di ogni altra cosa, prima di ogni desiderio o aspirazione, prima di ogni urgenza, impegno o responsabilità personali che le circostanze della vita inevitabilmente pongono, l’umiltà della preghiera: ‘Non sia fatta la mia, ma la Tua volontà’. Il vostro ‘sì’ è l’affermazione di un giudizio nuovo e di una speranza possibile. Insieme ai tanti testimoni, a partire da papa Francesco, che instancabilmente continuano a offrire all’umanità i tratti di questa speranza possibile, anche voi nel cammino che vi aspetta rendete, passo dopo passo, la medesima testimonianza”.
E’ un invito ad essere ‘pellegrini di speranza’: “Che le parole del Papa e di don Giussani vi guidino nel cammino insieme. Insieme, perché il vostro ‘sì’ non è solitario, ma il segno concreto dell’appartenenza al ‘Suo popolo’, forma della presenza di Cristo nella storia. Voi nel vostro pellegrinaggio e noi nell’accompagnare i vostri passi e le vostre preghiere, offriamo in un’unica voce alla Madonna il nostro pianto implorante, che è il pianto del mondo, affinché lo affidi a ‘Colui per il quale vale la pena alzarsi al mattino’, ‘per cui è umana anche la sofferenza’. Da qui può sorgere il vero perdono che salva il mondo, la vera pace e la vera speranza”.
Chi non potrà camminare, avrà la possibilità seguire il Pellegrinaggio, a partire dalla celebrazione al Centro Fiere e per tutta la notte, attraverso la diretta sul canale YouTube del Pellegrinaggio e sul sito www.pellegrinaggio.org; le testimonianze e la S. Messa sarà possibile seguirle anche su EmmeTv (canale 89) e su Radio Nuova inBlu.
(Foto: Pellegrinaggio Macerata-Loreto)
Papa Francesco: nell’umiltà Dio si incarna
“Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le Novizie partecipanti al corso promosso dall’Unione Superiore Maggiori d’Italia ed auspico che tale incontro susciti in ciascuna il desiderio di aderire sempre più a Cristo e di servire il prossimo nella carità. Io vedo queste novizie e mi domando: quante sono italiane? Poche. C’è una scarsità di vocazioni in Italia: pensiamo e preghiamo per le vocazioni alla vita consacrata”: così al termine dell’udienza generale di oggi papa Francesco, salutando le novizie partecipanti al corso promosso dall’Unione Superiore Maggiori d’Italia, ha rivolto un pensiero alla mancanza di vocazioni.
Inoltre ha invitato a pregare per la pace nel mondo: “Abbiamo bisogno di pace. Il mondo è in guerra. Non dimentichiamo la martoriata Ucraina che sta soffrendo tanto. Non dimentichiamo la Palestina e Israele: che si fermi, questa guerra. Non dimentichiamo il Myanmar. E non dimentichiamo tanti Paesi in guerra. Fratelli e sorelle, bisogna pregare per la pace in questo tempo di guerra mondiale”.
Mentre nell’udienza generale il papa ha concluso le catechesi Il Papa su ‘I vizi e le virtù’, incentrando la riflessione sull’umiltà, fondamento della vita cristiana: “Essa è la grande antagonista del più mortale tra i vizi, vale a dire la superbia. Mentre l’orgoglio e la superbia gonfiano il cuore umano, facendoci apparire più di quello che siamo, l’umiltà riporta tutto nella giusta dimensione: siamo creature meravigliose ma limitate, con pregi e difetti. La Bibbia dall’inizio ci ricorda che siamo polvere e in polvere ritorneremo, ‘umile’ infatti deriva da humus, cioè terra. Eppure nel cuore umano sorgono spesso deliri di onnipotenza, tanto pericolosi, e questo ci fa tanto male”.
Secondo il papa l’umiltà è base di tutte le virtù: “Per liberarci dalla superbia basterebbe molto poco, basterebbe contemplare un cielo stellato per ritrovare la giusta misura… Beate le persone che custodiscono in cuore questa percezione della propria piccolezza! Queste persone sono preservate da un vizio brutto: l’arroganza.
Nelle sue Beatitudini, Gesù parte proprio da loro: ‘Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli’. E’ la prima Beatitudine perché sta alla base di quelle che seguono: infatti la mitezza, la misericordia, la purezza di cuore nascono da quel senso interiore di piccolezza. L’umiltà è la porta d’ingresso di tutte le virtù”.
E nella piccola Nazaret si incarna il Verbo: “Ma è proprio da lì che il mondo rinasce. L’eroina prescelta non è una reginetta cresciuta nella bambagia, ma una ragazza sconosciuta: Maria. La prima ad essere stupita è lei stessa, quando l’angelo le porta l’annuncio di Dio. E nel suo cantico di lode, risalta proprio questo stupore: ‘L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva’. Dio, per così dire, è attratto dalla piccolezza di Maria, che è soprattutto una piccolezza interiore. Ed è attratto anche dalla nostra piccolezza, quando noi la accettiamo”.
Ecco il motivo per cui dopo l’annuncio dell’arcangelo Gabriele la Madonna si mette in cammino per andare a trovare la sorella: “La sua prima decisione dopo l’annuncio angelico è andare ad aiutare, andare a servire la cugina. Maria si dirige verso i monti di Giuda, per fare visita a Elisabetta: la assiste negli ultimi mesi di gravidanza. Ma chi vede questo gesto? Nessuno, se non Dio. Da questo nascondimento, la Vergine sembra non volere uscire mai…
Nemmeno la verità più sacra della sua vita, l’essere Madre di Dio, diventa per lei motivo di vanto davanti agli uomini. In un mondo che è una rincorsa ad apparire, a dimostrarsi superiori agli altri, Maria cammina decisamente, con la sola forza della grazia di Dio, in direzione contraria”.
E’ stata proprio l’umile fede della Madonna a rendere salda la Chiesa, questa è stata la conclusione della catechesi: “Possiamo immaginare che anche lei abbia conosciuto momenti difficili, giorni in cui la sua fede avanzava nell’oscurità. Ma questo non ha mai fatto vacillare la sua umiltà, che in Maria è stata una virtù granitica. Questo voglio sottolinearlo: l’umiltà è una virtù granitica. Pensiamo a Maria: lei è sempre piccola, sempre spoglia di sé, sempre libera da ambizioni.
Questa sua piccolezza è la sua forza invincibile: è lei che rimane ai piedi della croce, mentre l’illusione di un Messia trionfante va in frantumi. Sarà Maria, nei giorni precedenti la Pentecoste, a raccogliere il gregge dei discepoli, i quali non erano stati capaci di vegliare un’ora soltanto con Gesù, e lo avevano abbandonato al sopraggiungere della tempesta”.
Prima dell’Udienza generale papa Francesco ha ricevuto la Delegazione dell’Hong Kong Christian Council ricordando il martirio dei cristiani: “Il martirio della fede sempre c’è nella storia delle nostre Chiese, sempre, non è vero? Andiamo avanti.
Una cosa molto bella è accaduta quando Paolo VI è andato in Uganda. Ha parlato dei martiri cattolici e anglicani. Sono martiri. E io stesso, quando sono stati martirizzate quelle persone copte, ho subito detto che sono martiri anche ‘nostri’, sono martiri di tutti. Ci sono due battesimi: uno, che abbiamo tutti noi (il Battesimo che abbiamo ricevuto), l’altro, quello che il Signore dice ‘il Battesimo del sangue’: il martirio. E tutti noi sappiamo cosa è il martirio di tanti cristiani che hanno dato la vita per la fede”.
(Foto: Santa Sede)
Nel cuore del mese di maggio, dedicato alla Madonna, ‘Complice a Cana’, nuovo singolo della pop rock band ‘Kantiere Kairòs’ con Dajana special guest
Esce oggi su tutte le piattaforme on line il nuovo singolo del gruppo pop rock di musica cristiana Kantiere Kairòs, intitolato ‘Complice a Cana’ e disponibile insieme al lyrick video. Un brano dolce e delicato che la band aveva in serbo da molto tempo e che s’incastona a metà del mese di maggio, tradizionalmente dedicato alla Vergine Maria. Special guest Dajana D’Ippolito: il nuovo pezzo è anche frutto di una bellissima collaborazione e della speciale sintonia nata con questa cantante straordinaria.
“Complice a Cana nasce dalle parole pronunciate a Medjugorje da suor Emmanuel Maillard, che parlava di quanto sia importante consegnare la nostra povertà a Dio, affinché Lui possa trasformarla in qualcosa di speciale, come l’acqua insapore che viene mutata nel vino più buono. ‘Complice a Cana’ è la nostra personale richiesta di intercessione, semplice e diretta, in quanto fatta a una Mamma”, spiega Antonello Armieri, voce e chitarra acustica della band, autore dei brani.
E precisa: “Volevamo fare in modo che tutta la canzone fosse vestita di dolcezza e speranza. Per questo, insieme agli archi, a cantarla è anche Dajana, che con la sua vocalità ha dato suono al sentimento che accompagna la richiesta di aiuto a Maria. Tutta l’ambientazione del pezzo vuole rappresentare quell’atteggiamento della Madonna e ne siamo molto contenti”.
La canzone è stata scritta qualche anno fa, “ma volevamo che venisse pubblicata al momento giusto, un po’ come il vino pazientemente maturato”, aggiunge Antonello Armieri, sottolineando: “Purtroppo in questa situazione globale non possiamo che confidare solo nell’intervento divino, affinché cambi il cuore dei potenti. Ci è sembrato davvero il momento giusto per avere una ‘complice’ di pace e di amore, che sciolga ogni nodo”.
Il brano ‘Complice a Cana’ è disponibile su tutte le piattaforme on line a partire da oggi.
Le diocesi chiedono la protezione della Madonna per le città
E’ stato il card. Paolo Romeo, arcivescovo emerito di Palermo, a presiedere il Pontificale, domenica scorsa, per la festa del Patrocinio di Santa Lucia, patrona di Siracusa nel ricordo del miracolo del 1646 quando a Siracusa imperversava una carestia ed i siracusani chiesero aiuto alla patrona: dal mare arrivarono navi cariche di grano ed una colomba avvertì i fedeli riuniti in preghiera in Cattedrale.
La Festa è inserita nell’Anno Luciano, indetto dall’arcivescovo di Siracusa, mons. Francesco Lomanto, il 13 dicembre scorso e che si concluderà il 20 dicembre prossimo quando sarà a Siracusa il corpo della martire siracusana che si trova custodito a Venezia, sul tema ‘In luce ambulamus’, che trae origine dal titolo della lettera pastorale dell’arcivescovo Lomanto: “A Santa Lucia chiediamo di continuare a proteggere la nostra Città e la nostra Chiesa siracusana che si gloria di averle dato i natali”.
In tale discorso il vescovo ha chiesto alla santa patrona di sostenere i fedeli nella fede: “Santa Lucia, nella sua vita e nel suo martirio, ha testimoniato il suo amore a Gesù, la sua carità ai fratelli e la sua speranza nella vita eterna, scegliendo la via della semplicità, dell’umiltà e dell’aiuto agli altri, soprattutto verso i più bisognosi”.
Il discorso del vescovo siracusano è un invito all’impegno affinché la speranza non si spenga: “Noi che guardiamo con ammirazione e devozione a santa Lucia, vogliamo impegnarci come lei a piantare il seme della speranza nella nostra società, che rischia di smarrirsi nei freddi calcoli degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale. Una società, che vuole essere umana, deve mettere al centro la persona e non le statistiche, la carità e non i like, l’incontro con gli altri e non le visualizzazioni sterili, che il più delle volte sono segno di solitudini infinite”.
E’ un invito a costruire in comunione il bene comune: “La politica sia sempre al servizio del bene comune, mirando ad un’economia solidale e attenta verso chi è nel bisogno, perché se il più debole è tutelato nelle giuste attenzioni, ne guadagna tutta la società. La sanità ponga al centro la dignità della persona umana e garantisca il diritto alla salute uguale per tutti con strutture idonee, come l’auspicata costruzione del nuovo ospedale civico di Siracusa. E’ urgente pensare insieme, progettare insieme, disegnare sentieri di pace, operare per il bene di tutti, impegnandoci per la promozione sociale con l’intelligenza del cuore e non delegando a nessuna intelligenza artificiale”.
E’ un invito a porre attenzione ai poveri, come santa Lucia: “Insieme a santa Lucia adoperiamoci per la costruzione di un mondo migliore, seminando il seme della risurrezione di Gesù negli ambienti in cui viviamo, amiamo e speriamo, per portare amore dove non c’è amore, affinché tutto si trasformi in amore. Guardiamo a Santa Lucia, nostra sorella e Patrona, e guardiamo con santa Lucia in avanti, in alto e in profondità nel mistero di Dio per scorgere l’infinita dignità dell’uomo. Insieme a santa Lucia testimoniamo Gesù unico fondamento della nostra speranza, salvezza della nostra vita, fiducia delle nostre famiglie, benedizione della nostra società”.
Mentre il vescovo di Imola, mons. Giovanni Mosciatti, nel messaggio per l’inizio delle Rogazioni della Beata Vergine del Piratello, per chiedere aiuto alla Madonna: “Carissimi, anche questo anno le solenni rogazioni in onore della Beata Vergine del Piratello accadono in un momento importante della nostra vita. Nel latino rogare vuol dire pregare, chiedere aiuto, protezione, liberazione dal male. Ne abbiamo proprio bisogno in questo tempo così drammatico”.
Ed ha richiamato ai valori di papa Pio VII, sottolineati recentemente da papa Francesco: “Il santo padre ci ha indicato i tre valori cardine di cui papa Chiaramonti è stato testimone, essenziali anche per i nostri cammini personali e comunitari: la comunione, la testimonianza e la misericordia. Mi ha molto colpito il suo richiamo perché ha descritto tre doni importanti da chiedere per tutti noi, tre punti importanti per il nostro cammino comune”.
Tre sono le pratiche che papa Pio VII ha ritenuto fondamentali: “La comunione. Papa Pio VII ne è stato un convinto sostenitore e difensore in tempi di lotte e divisioni feroci, con ferite sanguinanti sia morali che fisiche. La sua pacata e tenace perseveranza nel difendere l’unità ci aiuta a guardare al nostro tempo, ad essere costruttori di unità nella Chiesa universale, in quella locale, nelle parrocchie e nelle famiglie: a fare comunione, a favorire la riconciliazione, a promuovere la pace, fedeli alla verità nella carità!
La testimonianza. Papa Chiaramonti è stato un annunciatore coraggioso del Vangelo, con la parola e con la vita. Abbiamo bisogno oggi di questa testimonianza reciproca: l’amore per la verità, l’unità, il dialogo, l’attenzione agli ultimi, il perdono, la ricerca tenace della pace. Testimoni tra noi e nelle nostre comunità di mansuetudine e disponibilità al sacrificio.
La misericordia. Pio VII fu un grande uomo di carità, fino a concedere ospitalità proprio ai familiari di quel Napoleone che pochi anni prima lo aveva fatto incarcerare e chiedendo per lui, ormai sconfitto, un trattamento mite nella prigionia”.
E’ un invito a partecipare alla ‘sinfonia’ di preghiera: “Vogliamo chiedere alla Vergine Maria, nostra patrona, di poter essere testimoni di questa comunione e di questo amore e così accompagnare la nostra Chiesa anche nel cammino di preparazione all’evento di grazia del Giubileo 2025”.
(Foto: Diocesi di Siracusa)
Papa Francesco: la Madonna è tempio di Dio
“Seguo con viva preoccupazione quanto sta avvenendo in Nicaragua, dove Vescovi e sacerdoti sono stati privati della libertà. Esprimo ad essi, alle loro famiglie e all’intera Chiesa nel Paese la mia vicinanza nella preghiera. Alla preghiera insistente invito pure tutti voi qui presenti e tutto il Popolo di Dio, mentre auspico che si cerchi sempre il cammino del dialogo per superare le difficoltà. Preghiamo per il Nicaragua oggi”.
Maria Immacolata, una donna con un grande coraggio
“E’ tra questi due verbi, all’apparenza diversi tra loro, che si snoda il cammino di Maria. Confinata a vivere in un villaggio non identificabile nelle carte geografiche. Maria, piccola fanciulla di Nazaret, è invitata dall’arcangelo Gabriele a collaborare al progetto d’amore di Dio e subito ad intonare il canto dei poveri e degli esclusi.




























