La devozione di Massimiliano Kolbe per la Madonna

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Nel suo ‘testamento spirituale’, pronunciato a Roma nel 1933, san Massimiliano Kolbe lasciò in eredità ai suoi confratelli la missione di diffondere la devozione all’Immacolata, via per Gesù, ‘fino agli estremi confini della terra’. In occasione della festa di san Massimiliano Maria Kolbe (1894-1941), che ricorre nel giorno precedente la festività dell’Assunzione della Vergine Maria, è importante sottolineare la sua devozione alla Madre di Dio, fino al martirio nel campo di concentramento ad Auschwitz.

Al ritorno dal viaggio missionario in Giappone, san Massimiliano Kolbe si trattenne per alcuni giorni a Roma, presso il Collegio Serafico Internazionale, dove pronunciò il suo testamento spirituale: “Tutti perciò dobbiamo avvicinarci all’Immacolata per poterci accostare più facilmente a Gesù… I nostri padri hanno combattuto per l’Immacolata, ed ora, dopo la vittoria, non ci è concesso riposare, poiché proprio adesso ciò che si conosce in teoria deve essere tradotto in pratica”.

In precedenza il santo polacco aveva spiegato come i suoi predecessori francescani avessero combattuto per la definizione del dogma dell’Immacolata Concezione, e come adesso sia compito della presente generazione fare in modo che l’Immacolata regni in ogni cuore: “Quando avrete notizia della mia morte, sappiate che voi siete, per testamento, i miei eredi.

Sinora tutti insieme abbiamo lavorato per l’Immacolata; quand’io sarò morto, allora ricordatevi che tocca a voi continuare, a voi raccomando la Milizia dell’Immacolata. Senza limiti e senza restrizioni dedicatevi alla causa dell’Immacolata, affrontate per Essa ogni sacrificio, fino allo spargimento del sangue se occorrerà e dovrete diffondere la Milizia dell’Immacolata fino agli estremi confini della terra, poiché è una causa santa ed è la volontà della divina Madre che noi Frati Minori Conventuali, che nel passato propugnammo la sua Immacolata Concezione, adesso diffondiamo pure il suo culto. Ecco il mio testamento”.

San Massimiliano Kolbe sapeva che un’anima devota di Maria non può perdersi e che solo con il suo aiuto può diventare santa. Il programma di lavoro, l’ideale da realizzare è quello di conquistare tutto il mondo all’Immacolata, cioè fare in modo che l’Immacolata ami Gesù ‘in’ ed ‘attraverso’ ogni anima, attraverso la preghiera, il lavoro, la sofferenza:

“Vi sono circa due miliardi di uomini sulla terra mentre il Cavaliere conta soltanto 750.000 copie. Affinché ogni famiglia possa leggere la rivista… se ne dovrebbero stampare 200.000.000 di copie. Vedete quindi che se ogni uomo deve leggere il Cavaliere dell’Immacolata ed esso deve essere stampato in tutte le lingue… non può esserci riposo per noi. In Giappone sono avidi di lettura… ci scrivono in che modo possano conoscere la nostra Religione. I richiedenti li indirizziamo alla missione più vicina… tutto il resto lo fa la grazia di Dio”.

Questa è l’ansia missionaria di san Massimiliano che desidera ardentemente che l’Immacolata entri in ogni cuore! Quando i confratelli e i medici gli consigliavano di riposare (egli era infatti tubercolotico, aveva un solo polmone e spesso soffriva di febbre e mal di testa), il santo rispondeva: ‘Ci riposeremo in Paradiso!’

In questo Alfonso Langella ha scritto nella rivista ‘Miles Immaculatae’ del 2014 che Massimiliano Kolbe fu anticipatore del Concilio Vaticano II sul rapporto relazionale con la Madre di Dio: “Alcune intuizioni, tuttavia, come quella sul rapporto tra Maria e la Trinità e, in particolare con lo Spirito, appaiono originali e quasi anticipatrici delle proposte della teologia del Concilio e, soprattutto, del magistero postconciliare.

Ma il vero insegnamento kolbiano che rimane ancora attuale consiste, piuttosto, nella disponibilità a pensare (lasciandosi ispirare dalla preghiera e dall’esperienza spirituale) in maniera nuova a Maria, in termini relazionali, anticipando il principio di totalità, che induce a leggere la funzione di Maria nella storia della salvezza anche in chiave trinitaria e pneumatologica.

Tale riflessione, infatti, che pure ambisce ad essere spiegata con una correttezza e una coerenza metodologica, tipica del sapere teologico, scaturisce piuttosto dalla vita di chi ha posto tutto sé stesso nelle mani della Vergine e, ‘transustanziandosi’ in lei, desidera essere pienamente partecipe dello Spirito. Ed il teologo diventa santo”.

Ed anche l’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani ha sottolineato la devozione di Massimiliano Kolbe per la Madre di Dio: “Innamorato della Vergine, fondò ‘La milizia di Maria Immacolata’ e svolse, con la parola e con la stampa, un intenso apostolato missionario in Europa e in Asia.

Deportato ad Auschwitz durante la seconda guerra mondiale, in uno slancio di carità offrì la sua vita di sacerdote in cambio di quella di un padre di famiglia, suo compagno di prigionia. Morì nel bunker della fame il 14 agosto 1941”.

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