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Da Terni un invito a riscoprire l’esperienza di vita di san Valentino

“Carissimi fratelli e sorelle, la liturgia della Parola di questa domenica, nella quale la nostra Chiesa diocesana celebra la festa del s. Patrono Valentino, focalizza l’attenzione sui comandamenti di Dio. Il sostantivo ‘comandamento’, a primo impatto sembra stridere con il desiderio di libertà a cui tutte le persone aspirano e aspiriamo”: in una cattedrale gremita di fedeli è stata celebrata, domenica scorsa, la festa diocesana di san Valentino con il solenne pontificale presieduto dal vescovo Francesco Antonio Soddu, concelebrato da mons. Salvatore Ferdinandi, vicario generale della Diocesi, da p. Josline Peediakkel parroco di san Valentino, dai i vicari foranei ed episcopali, il clero diocesano.

La festa del patrono della città di Terni è per la comunità cittadina un’occasione per riflettere sull’identità della città alla luce della testimonianza di san Valentino che ha plasmato cristianamente la città di Terni durante il suo lungo ministero episcopale, come maestro, padre dei poveri e dei giovani innamorati, di custode dell’amore: “San Valentino si presenta a noi come esempio fulgido da seguire sulla via della umanità e della santità. Egli emerge per quella sapienza del cuore che coincide con l’amore di Dio. La sua norma di vita è stata aderire al Vangelo.

Intelligenza, legge e cuore in Valentino sono pienamente in sintonia e connesse per formare l’ossatura robusta della persona e del santo. Egli ha vissuto una vita buona perché ha nutrito la sua esistenza con il vangelo che è il bene sommo, il cibo sano per la vita sana. Tra le tante opportunità di una esistenza nociva e a buon mercato ha saputo scegliere e coltivare questo bene e non lo ha barattato con nient’altro”.

Nell’omelia il vescovo di Terni ha sottolineato che il santo ternano sia esempio per i giovani: “In un periodo, quello di Valentino, in cui l’odio per la fede portava al disprezzo stesso per la vita fino a inculcare il male in tutte le sue dimensioni facendolo passare per ottima cosa e utile per la crescita degli individui, egli si oppose risolutamente, testimoniando una ovvietà che anche oggi necessita d’esser presa in seria considerazione: se a una persona o a qualsiasi essere vivente viene somministrato del veleno, questi si ammala e inesorabilmente è destinato a perire.

Soprattutto per i ragazzi e giovani Valentino porge la sua esperienza di vita affinché ogni suo tratto possa esser utilizzato come fondamento nella composizione intelligente dei vari tasselli e opportunità di crescita sulla via del bene. Di questo c’è tanto bisogno nella società di oggi! Valentino sia accolto perciò nella vita di ciascuno, nelle famiglie, nei gruppi, nelle scuole, nei posti di lavoro o di svago come il lievito buono e fecondo per la crescita integrale della persona”.

Facendo riferimento alla liturgia della Parola che focalizza l’attenzione sui comandamenti, il vescovo ha sottolineato la pedagogia dell’insegnamento di Gesù: “Oppure ancora quando a causa del suo insegnamento ben mirato ed esigente molti non lo seguirono più, ai suoi discepoli disse se volete andarvene anche voi siete liberi di farlo.

Cari fratelli e sorelle tutto questo il Signore Gesù lo fa non per umiliare o opprimere nessuno quanto piuttosto per sciogliere i vincoli di qualsiasi contenimento del bene posto da un limite umano e così proiettare la persona verso la libertà assoluta che proviene da Dio”.

Quindi la Parola di Dio insegna che per poter aderire in pienezza a tutto questo è necessaria una particolare sapienza: “Il nostro san Valentino fa parte di questa schiera eletta. Egli però non è un numero anonimo fra tanti. Egli emerge per quella sapienza del cuore che coincide con l’amore di Dio. La sua norma di vita è stata aderire al Vangelo con quell’intelligenza di cui abbiamo sentito e pregato con il Salmo responsoriale: Dammi intelligenza perché io custodisca la tua legge e la osservi con tutto il cuore”.

E’ stato un invito a valorizzare l’esperienza di san Valentino: “Soprattutto per i ragazzi e giovani Valentino porge la sua esperienza di vita affinché ogni suo tratto possa esser utilizzato come fondamento nella composizione intelligente dei vari tasselli e opportunità di crescita sulla via del bene. Di questo c’è tanto bisogno nella società di oggi! Valentino sia accolto perciò nella vita di ciascuno, nelle famiglie, nei gruppi, nelle scuole, nei posti di lavoro o di svago come il lievito buono e fecondo per la crescita integrale della persona”.

Mentre nella festa della solennità di san Valentino mons. Domenico Cancian vescovo emerito di Città di Castello, ha sottolineato la vocazione del Santo: “San Valentino fa parte dell’identità del popolo di questa chiesa e della città nella forma più bella. Tutti siamo affascinati da questa persona che non è un eroe, un personaggio o un influencer, noi celebriamo un santo, testimone di Cristo e del Vangelo e di una umanità migliore.

Valentino ha risposto alla sua vocazione sia come vescovo, che come uomo, come cultore della verità e dell’amore. San Valentino è attuale e vuole dirci che la santità cristiana è opera di Dio, è grazia del Signore che trasforma la vita”.

Quindi è un santo ‘attuale’: “Un santo che è estremamente attuale che ha dato la testimonianza più alta come vescovo e come uomo, ad immagine del buon pastore Gesù, che ha dato la vita per noi. Chi segue Gesù non è un mercenario, il buon pastore invita a non approfittare invece che farsi servitore, a non servirsi invece che servire, non strumentalizzare a proprio favore. Piuttosto insegna ad accogliere l’umanità dispersa, smarrita, sbandata che non ha speranza”.

(Foto: Diocesi di Terni)

Maimone ha rilanciato il turismo religioso: non è marginale e va promosso per la crescita

Nei giorni scorsi si è concluso a Milano la BIT – Borsa Internazionale del Turismo, principale manifestazione fieristica italiana dedicata al settore dei viaggi e dell’industria turistica. Tour operator, enti, professionisti del settore e appassionati da tutto il mondo si incontrano nei padiglioni di Fiera Milano Rho per scoprire le nuove tendenze del turismo, approfondire le innovazioni del settore e creare le connessioni strategiche che guideranno il futuro del viaggio. La BIT rappresenta non solo un luogo di confronto economico e professionale, ma anche uno spazio privilegiato in cui il turismo religioso può essere valorizzato come leva culturale, sociale e spirituale, capace di integrare tradizione, innovazione e dialogo tra i popoli. In questo contesto presso Palazzo Biandrà, sede di Banca Mediolanum nel cuore di Milano, si è svolta la VI edizione del Premio Internazionale Voucher – Turismo, Cinema, Moda, Musica e Comunicazione, ideato da Anna Di Maria e Paky Arcella.

L’evento ha coinciso con le Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, iniziativa globale che ha unito sport, culture e popoli, promuovendo valori universali di collaborazione, comprensione e incontro. Così come le Olimpiadi hanno favorito l’integrazione tra diverse tradizioni, il turismo in generale, e in particolare quello religioso, ha svolto un ruolo analogo: costruisce ponti tra le persone, permette la conoscenza reciproca e valorizza il patrimonio culturale e spirituale di ogni territorio.

Il tema della serata si è concentrato su ‘Sport, Benessere e qualità della vita’, con particolare attenzione alle eccellenze enogastronomiche italiane, interpreti di tradizione, innovazione e sostenibilità, capaci di raccontare il Paese attraverso gusto, creatività e autenticità, insieme alla ricchezza dei percorsi turistici religiosi che attraversano tutto il territorio nazionale. L’iniziativa ha goduto del patrocinio del Ministero del Turismo e di Regione Lombardia, consolidando il suo ruolo istituzionale e la capacità di attrarre attenzione internazionale sui temi della sostenibilità, dell’innovazione e della competitività del sistema turistico italiano, rafforzando al contempo il riconoscimento del turismo religioso come componente essenziale del sistema turistico nazionale e internazionale.

Tra i premiati di questa edizione figurano per la comunicazione Rai Sport, per l’impegno autorevole nella diffusione dello sport come patrimonio culturale e identitario del Paese e per la capacità di raccontare, con rigore e qualità, grandi eventi e realtà territoriali, contribuendo alla crescita civile e sociale dell’Italia. Il premio è stato consegnato dal Sindaco di Assago, Graziano Musella, e ritirato dal giornalista della Rai Tommaso Mecarozzi. Per il Turismo, è stata premiata ITA Airways, per aver trasformato il viaggio in un’esperienza che unisce turismo, sport e cultura, promuovendo l’eccellenza italiana nel mondo e rafforzando l’identità nazionale attraverso la partnership con Milano-Cortina 2026. Il premio è stato ritirato dal Presidente Dottor Sandro Pappalardo.

A seguire, sono stati premiati l’AIC – Associazione Italiana Coltivatori per la valorizzazione dei territori, Germano Lanzoni per il Cinema, Pietruccio Montalbetti, fondatore dei Dik Dik, per la Musica, e Gianni Caputo by Donna Fur per la Moda. Numerosi ospiti istituzionali, imprenditori, artisti e personalità del mondo della comunicazione hanno preso parte alla serata, tra cui Don Massimo Pavanello, Responsabile Turismo e Pellegrinaggi dell’Arcidiocesi di Milano, che ha presentato le iniziative della Diocesi in occasione delle Olimpiadi Milano-Cortina, il Dottor Nicola Timpone, Direttore artistico del Festival Internazionale del Cinema ‘Marateale’, e il Sindaco di Assago, Graziano Musella — città che ha ospitato le gare di figure skating e short track alle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, simbolo di sport, spettacolo e identità territoriale.

Ogni riconoscimento ha testimoniato l’impegno di protagonisti e organizzazioni che hanno incarnato i valori dell’eccellenza italiana, con particolare attenzione all’innovazione sostenibile, alla creatività e alla promozione del patrimonio culturale e territoriale, valorizzando anche i percorsi e i luoghi del turismo religioso che hanno contribuito a rafforzare l’identità e la coesione dei territori. Nel contesto della BIT – punto di riferimento globale per l’analisi e la progettazione delle dinamiche turistiche – il turismo religioso emerge oggi come un settore di straordinaria rilevanza strategica, culturale ed economica. La sua centralità si è rafforzata ulteriormente alla luce delle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, evento internazionale che offre una straordinaria opportunità per ripensare il turismo come sistema integrato di sviluppo, cultura, spiritualità e dialogo tra i popoli. Le Olimpiadi, come il turismo religioso, promuovono valori universali e rappresentano strumenti concreti di apertura, incontro e collaborazione internazionale.

In questo scenario, Biagio Maimone, Coordinatore per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso e Direttore della Comunicazione della Fondazione Bambino Gesù del Cairo, il cui Presidente è mons. Yoannis Lazhi Gaid, già Segretario personale di Sua Santità Papa Francesco, ha presentato la Rete Mondiale a Milano nel corso del Premio Internazionale Voucher, sottolineando il ruolo crescente del turismo religioso come leva di innovazione e promozione territoriale: “Il turismo religioso non rappresenta un segmento marginale o secondario; al contrario, in iniziative di portata internazionale come la BIT, così come in altre manifestazioni di rilievo nel settore turistico, esso deve essere pienamente riconosciuto, valorizzato e promosso.

Il turismo religioso costituisce una dimensione fondamentale del turismo globale, capace di integrare cultura e spiritualità, economia e sostenibilità, contribuendo in modo significativo alla valorizzazione dei territori e al rafforzamento dell’identità dei popoli in un contesto internazionale sempre più interconnesso. Proprio in virtù della sua natura specifica, profonda e sensibile, il turismo religioso richiede un approccio distinto rispetto ad altre forme di turismo e necessita di un riconoscimento istituzionale chiaro, strutturato e autorevole.

Per questo Maimone ha proposto all’ENIT, al Ministero del Turismo e alle istituzioni religiose competenti, inclusa la Chiesa Cattolica, la creazione di una sede istituzionale dedicata al Turismo Religioso, formalmente riconosciuta a livello nazionale e internazionale. Tale organismo dovrebbe garantire coordinamento, serietà e controllo del settore, promuovendo standard etici e qualitativi condivisi e contrastando fenomeni di sciacallaggio, mercificazione e sfruttamento commerciale incontrollato della spiritualità.

Il turismo religioso non può e non deve essere assimilato a una semplice offerta commerciale: rappresenta una forma di turismo distinta, che coinvolge valori culturali, identitari e spirituali profondi e che richiede competenze specifiche, responsabilità istituzionale e una governance adeguata. E’ fondamentale evitare che la spiritualità venga venduta o banalizzata in modo indiscriminato, tutelando il significato autentico dei luoghi sacri, delle tradizioni religiose e dell’esperienza dei pellegrini e dei visitatori. Solo attraverso un controllo istituzionale serio e una visione condivisa sarà possibile garantire uno sviluppo equilibrato, rispettoso e sostenibile del turismo religioso, preservandone la dignità e il valore nel tempo”.

L’Italia si presenta come un unicum mondiale, una vera e propria ‘cattedrale a cielo aperto’, con una capillare distribuzione di chiese, santuari, itinerari devozionali, luoghi della memoria e percorsi spirituali che attraversano l’intero territorio nazionale. Questo patrimonio, radicato nella storia e nell’identità culturale del Paese, costituisce una risorsa strategica per la rivitalizzazione culturale, sociale ed economica delle comunità locali, con particolare attenzione alle aree interne e meno conosciute. Il turismo religioso si conferma una componente chiave di questa strategia, in grado di valorizzare territori spesso marginali e di trasmettere valori culturali e spirituali unici.

Il turismo religioso, in costante crescita globale, risponde a una domanda turistica sempre più orientata verso esperienze autentiche, trasformative e sostenibili: “Il viaggio religioso non si limita alla visita dei luoghi», sottolinea Maimone, «ma diventa esperienza di incontro, di contemplazione e di dialogo. Esso promuove pace, coesione sociale e comprensione reciproca, incarnando pienamente le istanze di un turismo orientato al benessere, al senso e alla qualità della vita”.

Il magistero di papa Francesco assume in questo contesto un valore guida, poiché la visione di una Chiesa impegnata nella costruzione della fraternità universale, espressa nel Documento sulla Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune, trova nel turismo religioso uno strumento concreto di attuazione. Parallelamente, la prospettiva missionaria delineata da Papa Leone XIV, con la sua enfasi sulla Chiesa come Chiesa in uscita, rafforza il ruolo del turismo religioso quale spazio privilegiato di testimonianza, dialogo e costruzione di relazioni fondate sulla dignità della persona umana.

A livello internazionale, la Rete Mondiale del Turismo Religioso si sta progressivamente ampliando, consolidando la sua rilevanza globale. L’ingresso recente del Perù e del Messico nella Rete rappresenta un segnale forte di apertura e cooperazione intercontinentale. Entrambi i Paesi, caratterizzati da profonde tradizioni spirituali e da un patrimonio religioso e culturale significativo, rafforzano il profilo globale della Rete e la sua capacità di promuovere la pace e il dialogo interculturale. A questa espansione si affianca, in prospettiva, la possibile adesione di Israele, che aggiungerebbe una dimensione strategica e simbolica ulteriore, collocando la Rete al centro di un dialogo globale tra Oriente e Occidente.

In tale scenario, l’Italia si configura come obiettivo strategico e perno centrale della Rete, grazie alla sua storia, alla densità e qualità dei luoghi di fede, al patrimonio artistico e culturale unico, e al riconoscimento spirituale di rilevanza internazionale. L’Italia è chiamata a svolgere un ruolo guida nel promuovere un turismo religioso che non solo valorizza i territori, ma funge anche da laboratorio culturale e spirituale, capace di orientare le politiche internazionali del settore e di consolidare la reputazione del Paese come destinazione di eccellenza: “Il turismo religioso – conclude Maimone – rappresenta una leva strategica per il futuro dell’Italia e per la sua proiezione nel contesto mondiale.

Esso genera benefici economici, sociali e culturali, valorizza territori spesso marginali, rafforza la coesione sociale e contribuisce a promuovere l’immagine del Paese come luogo di incontro, di pace e di umanesimo. In un’epoca segnata da frammentazioni e conflitti, il turismo religioso riafferma il valore del viaggio come ponte tra i popoli, come spazio di riconciliazione e come strumento di crescita interiore e collettiva, pienamente coerente con le grandi visioni etiche, spirituali e culturali che caratterizzano il nostro tempo”.

Il tour operator Ventisetteviaggi, realtà di riferimento nel turismo esperienziale e religioso, presenterà il Tour dei Miracoli Eucaristici, prima tappa a Lanciano dal 20 al 22 marzo.

Papa Leone XIV ringrazia il Dicastero per la Dottrina della Fede per il lavoro svolto

“Conosco bene il prezioso servizio che svolgete, allo scopo (come dice la Costituzione ‘Praedicate Evangelium’) di ‘aiutare il Romano Pontefice e i Vescovi nell’annuncio del Vangelo in tutto il mondo, promuovendo e tutelando l’integrità della dottrina cattolica sulla fede e la morale, attingendo al deposito della fede e ricercandone anche una sempre più profonda intelligenza di fronte alle nuove questioni’. Vostro compito è offrire chiarimenti circa la dottrina della Chiesa, mediante indicazioni pastorali e teologiche in merito a questioni spesso assai delicate”: lo ha ricordato questa mattina papa Leone XIV ricevendo la plenaria del Dicastero per la Dottrina della Fede.

Insomma il papa è soddisfatto del lavoro svolto da questo dicastero negli ultimi due anni: “A questo scopo, negli ultimi due anni il Dicastero ha pubblicato diversi documenti; ne ricordo i principali: la Nota ‘Gestis verbisque’, sulla validità dei Sacramenti (2 febbraio 2024), che ha offerto istruzioni chiare per risolvere casi dubbi relativi alla loro amministrazione; la Dichiarazione ‘Dignitas infinita’, circa la dignità umana (2 aprile 2024), che ha ribadito l’infinita dignità di ogni essere umano, oggi gravemente messa in pericolo, in particolare dalle guerre in corso e da un’economia che mette al primo posto il profitto; le ‘Norme per procedere nel discernimento di presunti fenomeni soprannaturali’ (17 maggio 2024), che hanno consentito di risolvere casi relativi a tali eventi, tra i quali quello attinente all’esperienza spirituale di Medjugorje, a cui è stata specificatamente dedicata la Nota ‘La Regina della Pace’ (19 settembre 2024); la Nota ‘Antiqua et Nova’, elaborata in collaborazione con il Dicastero per la Cultura e l’Educazione (28 gennaio 2025), che offre un’ampia e precisa considerazione del rapporto tra intelligenza artificiale e intelligenza umana; la Nota dottrinale ‘Mater Populi fidelis’, su alcuni titoli mariani riferiti alla cooperazione di Maria all’opera della salvezza (4 novembre 2025), che incoraggia la devozione popolare mariana, approfondendone i fondamenti biblici e teologici, e al contempo offre precisi e importanti chiarimenti per la mariologia; infine la Nota dottrinale ‘Una caro. Elogio della monogamia, sul valore del Matrimonio come unione esclusiva e appartenenza reciproca’ (25 novembre 2025), che approfondisce in modo originale la proprietà dell’unità del Matrimonio tra un uomo e una donna”.

Insomma un lavoro utile per la crescita spirituale del ‘popolo di Dio’: “Nel contesto di cambiamento d’epoca che stiamo vivendo, esso offre infatti ai fedeli una parola pronta e chiara da parte della Chiesa, specialmente in merito ai molti nuovi fenomeni che si affacciano sulla scena della storia. Dà inoltre preziosi orientamenti ai Vescovi per l’esercizio della loro azione pastorale, come pure ai teologi, nel loro servizio di studio e di evangelizzazione”.

Un ‘apprezzamento’ particolare riguarda il tema della trasmissione della fede: “Apprezzo, in particolare, che in questa ‘Plenaria’ abbiate avviato una proficua discussione sul tema della trasmissione della fede, argomento di grande urgenza nel nostro tempo. Non possiamo infatti ‘ignorare che, negli ultimi decenni, si è prodotta una rottura nella trasmissione generazionale della fede cristiana nel popolo cattolico’ e che, soprattutto nei contesti di antica evangelizzazione, aumenta il numero di coloro che non avvertono più il Vangelo come una risorsa fondamentale per la propria esistenza, specialmente tra le nuove generazioni”.

Pur riconoscendo le difficoltà nella trasmissione della fede ai giovani il papa ha ribadito la missione della Chiesa attraverso l’annuncio cristiano: “Fondamento della vita del Corpo di Cristo è l’amore del Padre, rivelatoci nel Figlio fatto uomo, presente e operante in noi per il dono dello Spirito…

Vorrei accennare, prima di concludere, a un ulteriore vostro servizio, di cui vi sono riconoscente e che raccomando alla vostra cura: quello di accogliere e accompagnare, con ogni benevolenza e giudizio, i Vescovi e i Superiori Generali chiamati a trattare casi di delitti riservati al Dicastero. E’ un ambito di ministero molto delicato, in cui è fondamentale fare in modo che vengano sempre onorate e rispettate le esigenze della giustizia, della verità e della carità”.

In precedenza il papa aveva ricevuto i partecipanti alle assemblee generali del ‘Regnum Christi’, incoraggiandoli a rimanere fedeli al proprio carisma, declinato secondo le sfide sociali e culturali: “Il governo è un servizio necessario all’interno delle Società di vita apostolica: un vero e proprio ministero ecclesiale, che accompagna le sorelle e i fratelli verso una fedeltà consapevole, libera e responsabile nella sequela di Cristo. Ogni Istituto e ogni Società, poi, sono chiamati a individuare in questo uno stile proprio, in armonia con il loro specifico carisma e con la loro spiritualità”.

E’ un invito alla sperimentazione di nuovi percorsi, senza paure: “Un governo autenticamente evangelico, del resto, è sempre orientato al servizio: sostiene, accompagna e aiuta ciascun membro a configurarsi ogni giorno di più alla persona del Salvatore, e in questo senso, il discernimento comunitario è il luogo privilegiato in cui possono maturare decisioni condivise, capaci di generare comunione e corresponsabilità.

Non dovete avere paura di sperimentare modelli nuovi di governo, anzi è bene che teniate sempre presente che la ricerca corale di un proprio stile nell’esercizio dell’autorità apre cammini che non solo arricchiscono le Società e i loro singoli membri, ma rafforzano anche il senso di appartenenza e la partecipazione alla missione comune”.

(Foto: Santa Sede)

Giro dell’Italia che Dona: #10annidiDonoDay

L’Italia del Dono si dà appuntamento quest’anno nel cuore della Campania per la più grande festa del dono d’Italia, nell’anno del suo primo decennale, realizzata dall’Istituto Italiano della Donazione (IID) in collaborazione con il CESVOLAB – CSV Irpinia Sannio ETS.

Sarà Pietrelcina (BN), il prossimo 3 ottobre, a ospitare le premiazioni dei diversi contest in occasione del mese del dono, ottobre 2025. Studenti da tutta Italia racconteranno la propria idea di dono, affiancati da Enti del Terzo Settore del territorio, Comuni, imprese virtuose e cittadini che, insieme, daranno vita a un grande evento all’insegna della solidarietà e della partecipazione civica. A rendere ancora più speciale l’edizione del decennale, la straordinaria presenza di Geronimo Stilton, che per la prima volta accompagnerà i ragazzi in questa avventura dedicata al valore del dono.

Il Giorno del Dono, forte di una partecipazione nazionale in continua crescita, invita tutti a partecipare all’edizione 2025 che colorerà tutto lo stivale con iniziative in settembre/ottobre ed avrà il suo centro in Irpinia Sannio Capitale Italiana del Dono 2025.

Oltre 500 studenti già iscritti da tutta Italia all’evento del 3 ottobre, più di 100 elaborati in gara e 113 scuole partecipanti: numeri che testimoniano il grande coinvolgimento del mondo scolastico e la forza creativa delle nuove generazioni, capaci di raccontare il valore del dono attraverso l’arte. Oltre 150 le iscrizioni già arrivate anche da parte di Comuni, associazioni e imprese per il prossimo Giorno del Dono, festa del dono e della donazione prevista per Legge il 4 ottobre di ogni anno.

Torna infatti l’appuntamento più amato da chi vuole costruire una cultura del dono concreta e condivisa: entra nel vivo il cantiere #DonoDay2025, il progetto culturale di respiro nazionale nato nel 2015 per disegnare ogni anno la mappa del Giro dell’Italia che Dona – #10annidiDonoDay.

Anche quest’anno il Giro prevede una partecipazione corale: tutti possono organizzare una o più iniziative dal 1° settembre al 31 ottobre, partecipando così ai contest disponibili sul sito www.giornodeldono.org. In settembre chi lo desidera potrà cercare l’iniziativa più vicina nella mappa del Giro dell’Italia che Dona e votarla sempre sulla piattaforma www.giornodeldono.org; i vincitori dei diversi contest verranno premiati nel corso delle celebrazioni del Giorno del Dono. Non si esauriscono qui le possibilità di prendere parte a #DonoDay2025: per tutte le categorie si può optare per l’adesione morale, dichiarando così di sottoscrivere i valori del Giorno del Dono e divenendo testimonial dell’iniziativa.

Promosso dall’Istituto Italiano della Donazione con il supporto di CESVOLAB, l’intero progetto nazionale Giorno del Dono si svolge nell’ambito del Protocollo d’intesa con il Ministero dell’Istruzione e del Merito e con il patrocinio di ANCI, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani.

Inoltre, tra fine settembre e inizio ottobre, Rai, Mediaset, La7 e Sky si sono resi disponibili a trasmettere gratuitamente lo spot “Donare rende felici” dedicato al Giorno del Dono. Tra le numerose media partnership confermate ricordiamo anche InBlu2000 e TV2000, Avvenire e Famiglia Cristiana. Novità 2025: la nuovissima media partnership di Ma Che Razza di Umani, il videopodcast che racconta storie di persone impegnate nel sociale, evidenziando il loro contributo nel migliorare la società attraverso azioni concrete e quotidiane.

Per il secondo anno consecutivo BPER Banca sostiene il Giorno del Dono contribuendo alla realizzazione dell’Osservatorio sul dono, fonte di riferimento per la cultura e la pratica del dono in Italia. “La nostra banca è ancora al fianco dell’Istituto Italiano della Donazione per sostenerne le attività nell’ambito del Giorno del Dono” – dichiara Daniele Pedrazzi, Responsabile di BPER Bene Comune. “Supportare questa ricerca significa investire nella comprensione dei comportamenti solidali, per promuovere in modo diffuso la consapevolezza e la cultura del dono in tutte le sue forme tra i cittadini e le organizzazioni non profit. E’ con questo intento che BPER accompagna la crescita del Terzo Settore tramite BPER Bene Comune, l’insieme di competenze, servizi e soluzioni dedicati, con l’obiettivo di generare valore economico e sociale per la comunità anche attraverso la creazione di alleanze concrete sui territori”.

Anche Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo (Fondazione CRC) conferma e rafforza il suo impegno sul territorio per la diffusione del Giorno del Dono per l’edizione del decennale: il 17 ottobre i giovani saranno protagonisti di un evento in provincia di Cuneo a loro dedicato che darà voce alle tante storie di dono del territorio.

Ricchissimo il parterre di patrocini e partner dell’iniziativa: oltre al sostegno di BPER Banca e di Fondazione CRC ricordiamo i partner tecnici che quest’anno regaleranno i premi ai vincitori dei contest. Primo fra tutti Esse Due S.a.s., partner del Giorno del Dono dal 2019, che donerà supporti tecnologici per la didattica, affiancato per la prima volta da numerosi nuovi partner: Jobiri.com, la prima piattaforma online basata su intelligenza artificiale per l’orientamento ed il supporto automatizzato alla ricerca lavoro; Mad Pumpkins, collettivo specializzato in education e storytelling interattivo; Matific, piattaforma che promuove un’educazione matematica innovativa e di qualità; Associazione il Tarlo, che realizzerà a mano trottole in legno dedicate al Giorno del Dono.

Per la prima volta il Giorno del Dono ha al suo fianco anche la Fondazione Geronimo Stilton quale partner tecnico e di progetto che, nell’anno del 25^ compleanno del topo-giornalista, renderà ‘stratopico’ anche #10annidiDonoDay. Sottolinea Elisabetta Dami, ideatrice di Geronimo: “Come autrice di libri per ragazzi e mamma di Geronimo Stilton, nato mentre facevo volontariato in ospedale, da 25 anni attraverso le storie che scrivo cerco di donare un sorriso a tutti i ragazzi e di trasmettere valori sani di vita, come il rispetto della natura, delle persone, delle istituzioni e della pacifica convivenza tra i popoli. Le piccole azioni quotidiane e il rispetto contribuiscono alla crescita di noi tutti ed ecco perché ritengo importante la collaborazione con l’Istituto Italiano della Donazione e tutti coloro che sono attivi nel donare al prossimo”.

Numerosi gli appuntamenti in settembre/ottobre: si inizia il 24 settembre a Milano con l’evento in collaborazione con BPER Banca con la presentazione dei dati relativi all’Osservatorio sul dono, la più longeva indagine sulla raccolta fondi in Italia. Si entrerà poi nel vivo degli eventi Irpinia Sannio Capitale Italiana del Dono 2025 che avrà il suo centro a Pietrelcina: la premiazione dei vincitori si svolgerà il 3 ottobre, con un grande evento dedicato alle scuole (cliccare qui per iscriversi all’evento); il giorno successivo, il 4 ottobre, Pietrelcina ospiterà l’evento istituzionale nazionale che celebra i 10 anni della Legge 110/15, la norma che ha istituito in Italia – unico Paese al mondo – il 4 ottobre di ogni anno quale Giorno del Dono, festa nazionale del dono e della donazione in tutte le sue forme. A seguire, un grande appuntamento di piazza animerà il centro cittadino coinvolgendo le associazioni locali e i cittadini, sempre con il supporto del CESVOLAB.

Dopo il già citato evento in collaborazione con Fondazione CRC che si terrà in provincia di Cuneo il prossimo 17 ottobre, il mese del dono si concluderà con un ultimo evento chiave a Pietrelcina: il 24 ottobre verranno presentati i dati campani dell’Osservatorio sul Dono, la fotografia dello stato di salute del dono e della donazione nel territorio Irpinia Sannio. Tutte le informazioni su #DonoDay2025 sono disponibili su www.giornodeldono.org e www.istitutoitalianodonazione.it.

Inclusione finanziaria e microcredito in Italia: tendenza positiva favorita dall’applicazione degli strumenti a disposizione, ma ancora insufficienti

Luci e ombre nella terza edizione del rapporto ‘Inclusione finanziaria e microcredito’ curata da Gruppo Banca Etica, c.borgomeo&co. e Rete Italiana di Microfinanza. Ai dati positivi di un maggior impiego del microcredito e della riduzione del 46% di nuclei familiari senza strumenti bancari si contrappone un quadro generale ancora critico: si conferma la debolezza del Sud, delle Isole e delle persone fragili, complice una moria territoriale di sportelli che non rallenta.

Inclusione finanziaria e microcredito. Per un nuovo dialogo con i territori è il titolo della terza edizione del rapporto annuale nato dalla collaborazione tra Gruppo Banca Etica, c.borgomeo&co. e Rete Italiana di Microfinanza (RITMI). Lo studio contiene il 6° Rapporto sull’inclusione finanziaria e il 18° Rapporto sul microcredito in italia ed è stato presentato oggi a Roma (online è disponibile la registrazione integrale dell’evento) nella sede dell’Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa, durante una tavola rotonda animata dal confronto tra i vertici delle organizzazioni promotrici della ricerca – Anna Fasano (presidente di Banca Etica), Carlo Borgomeo (presidente di c.borgomeo&co.) e Giampietro Pizzo (presidente di RITMI e moderatore dell’incontro) – e i rappresentanti di istituzioni ed enti autorevoli coinvolti (Banca d’Italia, Ministero del Lavoro e Politiche Sociali, Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa, CEI – Conferenza Episcopale Italiana, CeSPI – Centro Studi di Politica Internazionale e Caritas Italia). Lo studio, oltre a fotografare la realtà cifre alla mano, apre un dibattito di prospettiva presentando una agenda di proposte operative e normative rivolte alle istituzioni e al settore bancario.

Ed ecco alcuni highlights evidenziati dall’indagine: circa il 3% dei nuclei familiari in Italia non possiede alcuno strumento bancario (conto corrente; conto deposito; conto postale). Si tratta di quasi 600.000 nuclei familiari, per un totale stimabile di circa 1.300.000 cittadini non bancarizzati. Una massa di persone escluse finanziariamente già fragili e rese così ulteriormente vulnerabili. Il dato appare in sensibile miglioramento rispetto alla precedente rilevazione su dati del 2020: in due anni circa 500.000 famiglie (il 46% di quelle in condizione di esclusione indicate nel precedente rapporto) si sono dotate di strumenti bancari.

Tra gli aspetti negativi permane la maggior debolezza delle aree meno sviluppate del Paese (il 72% delle famiglie non bancarizzate vive al Sud e nelle Isole) e delle persone più in difficoltà, e il 77% delle famiglie escluse appartiene al quintile di reddito più basso (fino ad € 17.000 annui). Il 53% delle richieste di finanziamento viene dal Nord, mentre solo il 28% da Sud e Isole. Se pur con tassi di accoglimento più alti al Sud, questi tendono a premiare soprattutto gli appartenenti ai quintili di reddito più alti.

Indice di inclusione e fattori in gioco: desertificazione bancaria, donne e migranti, microcredito

In questo scenario, l’Indice di inclusione finanziaria elaborato da Banca Etica, che si concentra su intensità creditizia (rapporto tra finanziamenti e PIL) e condizioni di offerta di credito nelle aree territoriali, segna per il 2022 un calo di 8,4 punti rispetto al valore di riferimento (fissato a 100) per il 2012.

E’ il peggior risultato dall’inizio delle rilevazioni e sintetizza una serie di condizioni sfavorevoli per persone e imprese – inclusa la restrizione quantitativa di disponibilità dei finanziamenti e una maggior riluttanza del sistema a concedere quei finanziamenti. Una fotografia complessiva che trova riscontro nel forte rallentamento del credito erogato dalle banche registrato dalla relazione di Banca d’Italia sul 2022 e sulla quale incidono vari fattori, a cominciare dalla contrazione dei punti di accesso al credito. A fine 2023 Fisac Cgil segnalava che nel Paese fossero presenti poco più di 20 mila sportelli bancari, ridotti di quasi il 4% rispetto al 2022, e marcando ulteriormente la differenza tra Nord (57% del totale nazionale), Sud e Isole (22%).

Donne e migranti restano i soggetti a maggior rischio di rimanere ai margini. In particolare, l’inclusione economica di genere appare frenata anzitutto dalla limitata partecipazione delle donne al mercato del lavoro (56,2% in Italia vs. 70,2% di media UE), con un 37% delle donne italiane che non ha un conto in banca e solo € 95.000.000.000 di crediti concessi a donne sui 474 erogati dalle banche alle persone fisiche nel 2023 (FABI). E benché le donne si dimostrino mutuatarie a minor rischio. Rispetto all’indice di bancarizzazione delle persone straniere (non OCSE) in Italia, invece, il dato è cresciuto vertiginosamente negli anni (dal 61% del 2010 al 90% del 2020), per poi contrarsi all’83% del 2022.

In questo scenario molto difficile, il microcredito si dimostra uno strumento indispensabile di inclusione finanziaria. Nel 2023, secondo i dati elaborati da c.borgomeo&co., grazie al lavoro di promozione di 127 soggetti sono stati concessi microprestiti (quasi sempre senza bisogno di garanzie personali) a 17.785 beneficiari, per un ammontare complessivo di oltre 298 milioni di euro. Rispetto al 2022 si registra così una discreta crescita del numero di prestiti (+13,4%) e un forte incremento dell’ammontare erogato (+39,2%), così come del prestito medio (+54% sul 2022).

Un particolare dato da osservare è la crescita dei microcrediti agli studenti, che rappresenta circa il 46% dei microcrediti erogati nel 2023, ciò rappresenta senza dubbio una novità sia rispetto ai soggetti finanziari che alle caratteristiche del prodotto finanziario. Un fenomeno senz’altro da monitorare in prospettiva. I dati riportati nella ricerca fotografano il settore prima dell’entrata in vigore della nuova normativa (gennaio 2024), che porta con sé cambiamenti importanti per il microcredito produttivo.

Ciò significa che nella rilevazione riguardante l’anno 2024 è plausibile attendersi una sensibile dinamica di crescita. Per contro, il microcredito sociale non ha visto purtroppo evoluzioni con la nuova normativa, nonostante la sempre più crescente domanda di strumenti di inclusione finanziaria dedicati a soggetti vulnerabili, lasciando perciò irrisolta una delle principali sfide del settore.

Per questo Anna Fasano, presidente di Banca Etica, ha commentato: “I dati presentati nello studio, letti congiuntamente alla crescita della desertificazione bancaria e all’aumento delle disuguaglianze, ci consegnano la fotografia di un Paese frammentato, dove le fasce più fragili e disagiate di popolazione non trovano nel sistema bancario e nell’offerta delle istituzioni un’adeguata risposta all’urgenza delle istanze d’inclusione sociale.

La sfida per tutti gli operatori coinvolti è perciò quella di lavorare su diversi strumenti della filiera del credito e dell’accompagnamento, perché tornino ad essere acceleratori di autodeterminazione, con particolare focus sui target oggi a maggior rischio, come donne e migranti. E Banca Etica continuerà, come e più di prima, a fare la propria parte in questa direzione”.

Giampietro Pizzo, presidente di RITMI, si è soffermato sul microcredito: “Di fronte ai bisogni e alle capacità inespresse di persone e comunità fragili, la ricerca evidenzia come il microcredito si confermi una risorsa importante ma non ancora pienamente valorizzata. Lo scenario è destinato a evolvere, a seguito dell’entrata in vigore della nuova normativa del microcredito (Decreto Ministeriale n.211/2023) che porta senz’altro elementi di novità e di opportunità, ma ora servirebbe un cambio di passo nell’impegno delle istituzioni, in particolare sul fronte del microcredito sociale.

L’inclusione finanziaria si costruisce sui territori lavorando per la messa in rete di competenze e risorse di prossimità: solo così si danno risposte effettive, si costruiscono servizi permanenti e si rende l’inclusione finanziaria un primo passo verso una maggiore coesione sociale e migliori condizioni di vita individuali e collettive”.

Azzardo: nel 2024 nuovo record di raccolta e danni a cittadini e famiglie

La Campagna contro i rischi del gioco d’azzardo Mettiamoci in gioco e la Consulta Nazionale Antiusura San Giovanni Paolo II esprimono profonda preoccupazione per i dati sulla diffusione del gioco d’azzardo nel nostro paese resi noti dal sottosegretario all’Economia Federico Freni, in risposta a una interrogazione parlamentare presentata alla Camera dei deputati con primo firmatario il deputato del Pd Virginio Merola, che va ringraziato per aver interrogato il Governo su un fenomeno così devastante.

Come dichiarato da Freni, la raccolta riferita al periodo 1 gennaio-31 luglio 2024 ammonta a 90 miliardi di euro. In proiezione, dunque, quest’anno si andrà molto sopra gli oltre 147 miliardi di euro raccolti lo scorso anno, che già erano un record assoluto. Va ricordato che tra il 2004 e il 2023 la raccolta complessiva nel settore azzardo è stata di circa 1.617 miliardi di euro, un valore che è pressoché pari al valore del Pil italiano del 2021. Numeri impressionanti, che ancora una volta confermano la gravità di un fenomeno che non conosce crisi, producendo danni e distorsioni – di carattere sanitario, sociale ed economico – ingenti per il paese, i cittadini, le famiglie. Per comprendere meglio la questione, rammentiamo che nel corso del 2023 l’ammontare dei soldi impegnati dagli italiani per l’acquisto di beni di largo consumo (cibo, prodotti per l’igiene, ecc.) è stata di 134 miliardi di euro (fonte Barometro dei consumi di NIQ).

Mettiamoci in gioco e la Consulta Nazionale Antiusura non condividono affatto il giudizio del sottosegretario sui 7 miliardi di euro che, a oggi, incasserebbe l’erario nel 2024 come imposte sui giochi, presentati alla Camera come “una risorsa fondamentale per l’economia”. Lo stato non può fare cassa sui danni arrecati ai cittadini. Inoltre, è ben noto che i soldi spesi dagli italiani nel gioco d’azzardo verrebbero quasi certamente impiegati per altri consumi – a cui viene applicata una tassazione più favorevole per l’erario – sicuramente meno dannosi per la salute individuale e pubblica e più utili per il benessere delle famiglie.

Né appare corretta l’affermazione del sottosegretario secondo cui la crescita costante del settore azzardo è “attribuibile anche alla significativa emersione del gioco illegale, che è stato assorbito dal circuito legale”. Sappiamo, infatti, che l’aumento del gioco legale non intacca o, addirittura, favorisce il gioco illegale. In questo passaggio un esponente del governo riprende, acriticamente, uno degli argomenti più utilizzati, e meno solidi, propagandati dalla filiera del gioco d’azzardo.

“Siamo stanchi nell’apprendere, ancora una volta, che l’azione politica ha sostanzialmente abdicato al proprio ruolo, che è la tutela della salute dei cittadini”, dichiara don Armando Zappolini della Campagna Mettiamoci in gioco. “La risposta del ministero dell’Economia, purtroppo, enfatizza i risultati relativi alla crescita di un mercato che, al contrario, sta contribuendo ad acuire una povertà sempre più diffusa.

Quasi fosse un vanto vivere in un paese nel quale, nel 2023, sono stati venduti più di 4.000 gratta e vinci al minuto, 24 ore su 24: se il trend dei volumi di denaro veicolati in giochi e scommesse venisse confermato, a fine 2024 i miliardi di euro giocati si attesterebbero attorno ai 160, con un incremento dell’8,8% rispetto all’anno precedente e con una cronica e abnorme sproporzione tra i soldi giocati e quelli che vanno all’erario.

Non regge più la scusa accampata per anni che senza il gettito dei giochi non si chiudono i bilanci dello stato: gli spazi per reperire le risorse ci sono eccome, ma da quanto si apprende dai media sul fisco il Governo predilige la mansuetudine tributaria alla giustizia fiscale. Da parroco a fianco dei poveri mi chiedo come questa classe politica, salvo alcune eccezioni, non si renda conto di essere complice della diffusione di un fenomeno così aggressivo da produrre gravi problemi personali e familiari per sempre più persone”.

“Il settore dell’azzardo con il suo indotto è diventato un comparto che impatta in maniera rilevante sull’economia del paese”, afferma Luciano Gualzetti, presidente della Consulta Nazionale Antiusura San Giovanni Paolo II. “Un’economia, però, che non genera benessere per le famiglie, ma sovraindebitamento, usura, povertà e dipendenze. Non genera benefici nemmeno per lo stato che lo promuove, se si considerano le conseguenze sanitarie e le cure che deve sostenere per le persone affette da disturbo da gioco d’azzardo.

Le scommesse non possono essere una leva di crescita erariale e di sviluppo per il paese. L’anno che sta per chiudersi sta segnando  l’ennesimo record di consumo di azzardo che farà aumentare il già altissimo numero di giovani e famiglie intrappolati nella dipendenza patologica da azzardo e nella povertà. Preoccupa la facilità dell’accesso a queste offerte da parte delle giovani generazioni, che superano i divieti per i minorenni soprattutto nell’online. Stiamo assistendo a una sottovalutazione collettiva di un fenomeno drammatico e tuttavia pianificato da aziende e istituzioni, che vede le agenzie educative, sanitarie e del terzo settore inascoltate e quasi impotenti di fronte agli enormi interessi che ruotano intorno all’azzardo”.

Caritas italiana racconta l’impegno volontario dei giovani

Nella prima settimana di giugno a Roma è stato presentato il secondo rapporto della Caritas italiana sul volontariato nel contesto dell’incontro dei referenti diocesani Caritas del volontariato; mentre nello scorso marzo era stato pubblicato il rapporto ‘Tutto è possibile. Il volontariato in Caritas’ con i dati dei volontari Caritas attivi nelle diocesi e nelle parrocchie italiane: 84.248 persone.

Dal Rapporto emerge che nello scorso anno sono 13.732 i giovani tra i 16 e i 34 anni che fanno volontariato in Caritas, nelle parrocchie e nei servizi diocesani. In maggioranza sono ragazze, hanno un titolo di studio medio-alto, in maggioranza hanno un lavoro. Non tutti si dichiarano cattolici e solo un terzo abbondante è impegnato a livello ecclesiale. Circa il 40 per cento dei giovani fa servizio anche in altre realtà associative e tre quarti di loro donano più di cinque ore settimanali.

Dall’indagine emerge che sono 13.732 i giovani tra i 16 e i 34 anni che fanno volontariato nelle Caritas, nelle parrocchie e nei servizi diocesani, in maggioranza donne (70,3%); il 38,5% hanno un titolo di studio medio-alto, di cui il 38,5% è laureato ed il 29,2% ha un titolo di scuola media superiore. Di questi non sono tutti studenti; infatti il 46,1% lavora ed il 38,5% studia, mentre il 12.3% è disoccupato.

L’83,1% si dichiara cattolico, ma solo il 38,5% ha altri impegni nella dimensione ecclesiale; ed il 73,8% dedica al volontariato più di 5 ore alla settimana. Inoltre il 40% fa volontariato anche presso altre realtà sociali, non solamente cattoliche, pubbliche e private. I giovani volontari sono entrati in contatto con la Caritas soprattutto perché frequentavano parrocchie o associazioni cattoliche (41,5%) oppure perché conoscevano personalmente operatori o responsabili di servizi (35,4%); il 25% di loro ha fatto il Servizio Civile o l’Anno di volontariato sociale.

Nel volume si parla anche delle varie proposte di volontariato di Caritas Italiana o sviluppate sui territori. 22 le diocesi coinvolte nell’analisi quantitativa, 421 i progetti di volontariato giovanile sostenuti nell’ambito del Progetto nazionale ‘Servizio. nonviolenza, cittadinanza’ (tra il 2006 e il 2023), 181 progetti di Anno di volontariato sociale, 240 le ‘Proposte diversificate’ in 97 Caritas diocesane. Il Servizio civile, dal 2001 (anno in cui fu istituito il Servizio civile nazionale su base volontaria), ha visto la partecipazione di circa 14mila volontari, in progetti in Italia e all’estero.

Il direttore della Caritas nazionale, don Marco Pagniello, ha sottolineato il valore del volontariato: “L’esperienza del volontariato in Caritas, in particolare va oltre il sem­plice fare: tocca l’anima, invitando i giovani a guardare oltre sé stessi per abbracciare una visione più ampia di solidarietà e fraternità universale, a partire dai più poveri. In questo modo, il volontariato diventa non solo un’opportunità di crescita personale, ma anche un mezzo per costruire una società più giusta e solidale”.

Ed ha raccontato l’esperienza del volontariato nella Caritas nel ricordo di mons. Nervo: “L’esperienza del volontariato in Caritas, in particolare, va oltre il semplice fare: tocca l’anima, invitando i giovani a guardare oltre sé stessi per abbracciare una visione più ampia di solidarietà e fraternità universale, a partire dai più poveri. In questo modo, il volontariato diventa non solo un’opportunità di crescita personale, ma anche un mezzo per costruire una società più giusta e solidale.

 Questo rende giustizia ad una delle intuizioni di don Giovanni Nervo che, parlando dell’identità del volontario, affermava che ‘essere volontari significa portare nei servizi alla persona un supplemento d’anima’. Il volontariato giovanile è in grado di portare al servizio questo abbondante supplemento d’anima: i giovani, con il loro entusiasmo e la loro capacità empatica sono in grado di umanizzare i servizi, soprattutto laddove gli operatori appaiono schiacciati dal peso di una domanda sociale sempre più complessa e urgente”.

(Foto: Caritas Italiana)

Il difficile compito di crescere: siate comprensivi coi giovani!

Quante volte, guardando i giovani, risulta molto più spontaneo, immediato e semplice giudicarli che guidarli? Censurarli piuttosto che illuminarli? Imporre loro autoritarie, sterili e soffocanti proibizioni piuttosto che educarli?

I giovani vengono sempre sottoposti ad un’ingiusta e degradante narrazione profetica negativa e degenerativa; loro, i figli di un mondo superficiale, nonché vittime di una accelerata e nociva metamorfosi. Cari adulti, non è facile essere adolescenti e giovani. Non è facile, poiché neppure loro stessi si comprendono sino in fondo e perché crescere non è semplice. Ogni crescita ed evoluzione comporta e racchiude in sé una sorta di silente e dirompente dolore.

L’adolescenza in quanto tale implica necessariamente ed inevitabilmente una feconda sofferenza, racchiusa persino nella stessa etimologia del termine, il quale deriva da ‘adolescere’, ossia patire. Questa stagione della vita così delicata, affascinante e complessa nella quale concorrono significative metamorfosi fisiche, emotive, spirituali e psicologiche costituisce l’epoca di un disarmante ed improvviso straniamento, il quale scaturisce dalla mancata conoscenza di sé e dell’esperire sensazioni, emozioni e situazioni completamente nuove perciò destabilizzanti, in particolare per quanto riguarda la propria fisicità. 

È in questa fase, infatti, che si presentano in modo intenso e dirompente le prime forti pulsioni sessuali, come un fuoco che divampa e divora la carne fino ad ardere. È in essa, appunto, che si crede che tutto ciò che si sperimenta a livello affettivo o emotivo si possa chiamare amore: la necessità dell’altro, l’innamoramento e persino una dolorosa fitta di nostalgia. 

Essere giovani non è facile, poiché sono gli anni della speranza, della strenua ed indefessa lotta per raggiungere una libertà che non si conosce, non si comprende e della quale si ha paura. È anche l’epoca del respingere e rinnegare la propria fede ritenendo che essa confligga con la logica del pensiero. 

Non è facile provare sentimenti, emozioni e sensazioni ‘da adulto’ per le quali non si è preparati, come ad esempio: solidarietà e altruismo effimero, amore per la natura o le prime esperienze sentimentali. Questa è dunque l’età della prorompente forza fisica, ma anche della delicatissima e mutevole fragilità emotiva, del desiderio di cambiare il mondo cercando di preservare e di non ferire fatalmente l’apparentemente spavaldo ma realmente fragilissimo cuore.

Sono estranei soprattutto a se stessi e proprio per questo non hanno bisogno di efferati rimproveri, bensì di delicata ed attenta comprensione, non di un’impietosa censura, ma di sapiente ed illuminante guida, ed è lì che gli adulti possono e devono tendere la propria mano, al fine di rendere meno dolorosa e complessa la battaglia e la sfida del crescere.

Alla loro grazia e competenza educativa sono affidati i volti, le vite ed i destini delle nuove generazioni, le quali non hanno bisogno che riempiano loro le tasche o i portafogli di contraccettivi o banconote, la mente di severi ed aridi rimproveri, il cuore di altri insormontabili dubbi e tormentose insicurezze o l’ego di ferente e lacerante derisione.

Al contrario, hanno bisogno di genitori presenti e pazienti, i quali non abbiano scordato la stupenda ed ardua fase nella quale loro stessi hanno dovuto crescere, che sappiano quindi rispondere in modo opportuno ed adeguato ai loro quesiti, creando un clima di confidenza, libertà, serenità ed intimità, che sappiano rispettare i loro spazi e sapersi levare le scarpe per entrare nella primigenia e  segreta intimità della loro coscienza e del loro cuore, come colui che si toglie i calzari perché è in procinto di entrare in terra sacra ed al contempo, incarnare la ferma mitezza di un cuore che educa con amore, perché i giovani possano approdare ad un buon porto.

Hanno bisogno di amici della loro età per comprendere che non sono gli unici ad affrontare ed esperire tali complesse circostanze, ma anche di educatori e maestri spirituali, uomini e donne di Dio che mostrino loro che il Signore non viene a limitare o ad ostacolare, ma, al contrario, a conferire forma, senso e compimento al loro immenso orizzonte ed alla loro nostalgia di futuro.

Hanno bisogno di imparare ad essere pazienti e di sapere che tutto quel dolore passerà, di imparare a svolgere attività concernenti la loro età ed infine non devono mai dimenticare he non si è bambini per sempre, né adolescenti per sempre, né giovani per sempre e che non è certamente facile esserlo, ma tale stupendo e ripido itinerario costituisce la benedicente e profetica promessa di un nuovo principio.

Fondazione Migrantes: gli stranieri in Italia non sono in aumento

Martedì 17 ottobre è stato presentato il XXXII Rapporto sull’immigrazione, ‘Liberi di scegliere se migrare o restare’, curato dalla Fondazione Migrantes, organismo della Conferenza episcopale italiana che si occupa della pastorale dei migranti, in cui si è evidenzia che il numero degli stranieri in Italia è stabile, confermando che la vera emergenza in Italia è informativa e culturale, come ha commentato il segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Baturi:

A Genzano ‘Villaggio Oratorio’: formazione estiva per giovani

Giovani ed adolescenti degli oratori di Roma si ritroveranno ancora una volta il 30 agosto a Genzano per l’appuntamento con ‘Villaggio Oratorio’, l’esperienza di formazione estiva che tradizionalmente chiude l’estate degli animatori e apre in qualche modo il nuovo anno oratoriano con un percorso di crescita spirituale, teologica e metodologica, ideato, realizzato e coordinato dal Centro Oratori Romani.

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