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Papa Leone XIV: la Chiesa ascolti le famiglie

“Ho desiderato convocare questo incontro a dieci anni dalla pubblicazione di Amoris laetitia, e vi ringrazio per aver riorganizzato i vostri impegni in modo da poter trascorrere questi giorni insieme. Ringrazio di cuore le coppie sposate e tutti coloro che sono venuti a condividere qualcosa della loro vita in Cristo e che prenderanno parte alle nostre conversazioni, così come gli esperti e i facilitatori. Permettetemi di iniziare ricordando il lungo e fecondo cammino sinodale e missionario che la Chiesa ha compiuto in relazione al matrimonio e alla famiglia, un cammino che siamo chiamati a proseguire”: aprendo l’incontro in Vaticano per i 10 anni dell’esortazione apostolica ‘Amoris laetitia’ che riunisce coppie, capi delle Chiese orientali, presidenti delle Conferenze Episcopali, papa Leone XIV ha chiesto di ascoltare le famiglie, comprese quelle ‘segnate da difficoltà, solitudine ed apparenti fallimenti’.

Ed ha citato alcuni documenti per sottolineare l’impegno verso la famiglia: “La famiglia ha sempre occupato un posto importante nella preoccupazione pastorale del Successore di Pietro e dei Vescovi che lo assistono attraverso la loro partecipazione al Sinodo dei Vescovi. Il Sinodo del 1980 riprese un desiderio già espresso da papa Giovanni Paolo I durante il suo breve pontificato, che portò infine all’Esortazione apostolica ‘Familiaris consortio’ di san Giovanni Paolo II.

All’inizio del proprio pontificato, papa Francesco ha posto nuovamente la famiglia al centro di un processo sinodale, riconoscendo la necessità di proseguire il discernimento della Chiesa di fronte ai profondi cambiamenti che interessano un ambito così strettamente legato alla sua missione nel mondo di oggi. Quel percorso ha portato, dieci anni fa, all’esortazione apostolica Amoris laetitia”.

E’ stato un cammino che è stato tracciato dal Concilio Vaticano II: “Quando i Padri conciliari posero la dignità del matrimonio e della famiglia all’inizio della seconda parte della ‘Gaudium et Spes’, riconobbero che la vita familiare offre un punto di accesso privilegiato alle grandi questioni culturali, economiche, sociali e politiche del nostro tempo, compresa l’opera di promozione della pace tra i popoli.

L’interdipendenza di queste questioni è diventata oggi ancora più evidente, sempre alla luce della Parola di Dio…La famiglia rimane fondamentale per un approccio che coniughi il locale e il globale, guidato dalla ricerca di una fraternità universale in Cristo che il Vangelo ci chiama a costruire con tutti. Questa storia di oltre mezzo secolo attribuisce al nostro incontro una responsabilità particolare come Pastori, mentre la vocazione sinodale di tutta la Chiesa continua a dispiegarsi”.

Ed ha sottolineato l’importanza dell’esortazione post sinodale di papa Francesco: “All’interno di questa storia, Amoris laetitia ha segnato una tappa importante e i dieci anni trascorsi dalla sua pubblicazione sono entrati a far parte della vita delle nostre Chiese particolari. In questo periodo, l’Esortazione Apostolica è stata accolta in diverse culture e contesti pastorali, ha accompagnato la vita concreta delle famiglie e ha ispirato iniziative e percorsi”.

E’ stato un invito a camminare: “Gli Atti degli Apostoli ci offrono una bella immagine di ciò che stiamo per fare…In seguito, mentre si recavano a Gerusalemme, attraversarono la Fenicia e la Samaria raccontando ciò che era accaduto durante la missione e il loro racconto portò grande gioia ai fratelli e alle sorelle. Quando raggiunsero Gerusalemme, furono accolti dalla Chiesa, dagli Apostoli e dagli anziani, e ancora una volta ‘riferirono quali grandi cose Dio aveva compiuto per mezzo loro’. C’è qualcosa di questo movimento nel nostro stesso incontro. Come ho detto, la Chiesa ha trascorso questi dieci anni accogliendo ‘Amoris laetitia’ e camminando con famiglie in circostanze molto diverse”.

Quindi il matrimonio è un ministero, che deve essere ascoltato: “Questo ministero ci pone anche in una scuola di ascolto. La sapienza del Popolo di Dio ci raggiunge attraverso la nostra fede comune, che illumina tutte le famiglie, comprese quelle segnate da difficoltà, solitudine e talvolta persino da apparenti fallimenti. Il Signore stesso ci insegna con pazienza, quando ci prendiamo il tempo di ascoltare, e abbiamo certamente molto da imparare dalle famiglie”.

Ma ci sono molti ostacoli: “Le loro vite ci pongono anche delle domande che meritano di essere affrontate con coraggio. In molti contesti è emersa una crescente distanza tra il modo in cui vengono vissuti il sesso e l’intimità e la visione cristiana del matrimonio. I giovani continuano ad anelare all’amore, alla fedeltà e al senso di appartenenza, eppure molti trovano difficile comprendere come una tale visione dell’amore possa concretizzarsi nella propria vita o credere che un impegno per tutta la vita sia la condizione per raggiungere ciò che desiderano. L’insicurezza economica, la migrazione, la violenza, la solitudine e altre forme di fragilità emotiva influenzano anch’esse le scelte che le persone compiono e le possibilità che riescono a immaginare per il proprio futuro”.

Per questo ha chiesto di ‘attenzionare’ le difficoltà: “La fragilità merita un’attenzione particolare, poiché può plasmare profondamente il modo in cui le persone vedono sé stesse, il proprio futuro e persino il proprio rapporto con Dio e con la Chiesa. L’esperienza della fragilità solleva la domanda se siamo in grado di rimanere vicini gli uni agli altri quando la vita non corrisponde più a ciò che si era sperato, e se riusciamo a riconoscere l’opera della grazia anche in situazioni segnate da limiti, ferite e apparenti fallimenti”.

Infine ha chiesto una ‘narrazione condivisa’ di ciò che è stato compiuto in questo decennio: “Spero che, attraverso le numerose testimonianze che portate dalle vostre Chiese e da diversi contesti culturali, possa gradualmente prendere forma una narrazione condivisa di questi dieci anni, caratterizzata da gioia e speranza, e che ci renda capaci di affrontare con onestà le prove e le difficoltà che ancora permangono.

Ciò alimenterà il discernimento pastorale delle Conferenze Episcopali e delle strutture gerarchiche delle Chiese orientali. Aiuterà inoltre le Chiese locali a riconoscere nuovi percorsi e a coinvolgere più profondamente tutti i battezzati nel cammino sinodale della Chiesa. Chiedo inoltre che tutti noi preserviamo la discrezione e la riservatezza che questo tempo di ascolto e di discernimento richiede”.

(Foto: Santa Sede)

Amoris Laetitia: l’annuncio del Vangelo con le famiglie

“A dieci anni dalla pubblicazione dell’esortazione apostolica Amoris laetitia, il Santo Padre Leone XIV ha convocato in Vaticano dal 7 al 14 ottobre 2026 un incontro con i Capi delle Chiese Orientali e i Presidenti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo. Saranno presenti circa 248 vescovi, con alcune famiglie e alcuni esperti. Perché questo incontro? Come annunciato nel Messaggio del 19 marzo 2026, è suo desiderio procedere, nell’ascolto reciproco, a un discernimento sinodale sui passi da compiere per annunciare il Vangelo alle famiglie oggi, alla luce di Amoris laetitia e tenendo conto di quanto si sta realizzando nelle Chiese locali”: iniziando l’intervento la prof.ssa Gabriella Gambino, sottosegretaria del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita – Coordinatrice delle famiglie, ha presentato l’incontro che ha l’obiettivo di fare il punto sulle famiglie di oggi ascoltando le testimonianze di vescovi e coppie provenienti dai cinque continenti.

Infatti il tempo decennale è “un tempo significativo per fermarsi a riflettere e ascoltare i Vescovi sul cammino che le Chiese locali stanno percorrendo con le famiglie. Il nostro tempo è segnato da rapide trasformazioni culturali e sociali, che rendono sempre più difficile per le famiglie vivere e trasmettere la fede. Nelle società sempre più secolarizzate, i giovani hanno bisogno di scoprire la bellezza della vocazione matrimoniale per poter vivere il loro amore coniugale in Cristo, testimoniarlo e trasmetterlo ai figli ed essere così parte di una Chiesa viva”.

Un incontro per fare un punto sul ruolo della famiglia: “Certamente, la realtà della pastorale familiare nei cinque continenti è quanto mai articolata e si confronta con situazioni e problematiche diverse in materia di matrimonio e famiglia. Ovunque, però, la Chiesa è consapevole del ruolo insostituibile della famiglia nell’alimentare la vita della Chiesa stessa e nel costruire società rispettose della persona umana. Famiglie in grado di trasmettere la fede sono oggi necessarie per avere domani una Chiesa capace di generare vocazioni e di evangelizzare il mondo in maniera capillare”.

La domanda fondante di questo incontro riguarda il rinnovamento della pastorale familiare, maturato durante le visite ad limina: “Tale domanda si rende necessaria, perché nonostante il cammino indicato dal Concilio Vaticano II e da Amoris laetitia, in molti contesti ecclesiali la famiglia ancor oggi rischia di essere considerata come destinataria passiva dell’azione pastorale: un mero settore della pastorale affidato a una commissione in parrocchia o in diocesi. In un tempo di forte scristianizzazione, più volte il Santo Padre Leone XIV ci ha esortati affinché l’evangelizzazione diventi davvero un atto ecclesiale, in cui pastori e famiglie si sentano corresponsabili e partecipino insieme all’annuncio del Vangelo”.

Ed ha fornito alcuni dati preoccupanti sulla famiglia: in Polonia, i matrimoni religiosi celebrati negli ultimi 5 anni si sono ridotti del 45%. In Australia, tra il 1970 e il 2024 sono passati dall’88% al 16%. Segnali che richiamano l’urgenza di accompagnare la scelta matrimoniale e sostenere in modo più decisivo la trasmissione della fede in famiglia: “Ma che cosa intendiamo per ‘pastorale familiare’ quando accompagniamo le famiglie? Questa domanda attraversa tutta la riflessione della Chiesa sulla famiglia e il suo impegno per essa. Amoris laetitia ha ribadito, sulla scia di Familiaris Consortio, che le famiglie cristiane, per la grazia del sacramento nuziale, sono i principali soggetti della pastorale familiare”.

Quindi una pastorale che deve accompagnare ogni ‘tappa’ di accompagnamento per la crescita della famiglia: “Questa pastorale dovrebbe cominciare molto prima del matrimonio e accompagnare le persone per tutta la vita: la crescita dei bambini, le domande dei ragazzi, la scelta di sposarsi, i primi anni di vita coniugale, le stagioni faticose e i momenti di crisi. Il punto di partenza della pastorale familiare dovrebbe essere una domanda vocazionale.

E’ un invito che interpella anche noi: la pastorale familiare comincia quando aiutiamo un ragazzo o una ragazza a guardare alla propria vita come a una chiamata. Oggi abbiamo bisogno di uno sguardo nuovo e di una riflessione capaci di abbracciare le diverse fasi della vita familiare”.

Ecco il motivo per cui l’incontro è rivolto ‘solo’ ai Capi delle Chiese Orientali ed ai Presidenti delle Conferenze Episcopali: “Perché a loro è affidata la responsabilità di promuovere e sostenere l’azione pastorale nei rispettivi Paesi e nelle Chiese locali. Conoscono da vicino le trasformazioni che stanno interessando le famiglie, le difficoltà che incontrano, sanno quali temi richiedono maggiore attenzione e possono condividere esperienze e proposte. Per questo il Santo Padre desidera ascoltarli direttamente e dialogare con loro nel discernimento”.

Comunque ci sarà le testimonianze di alcune famiglie: “Insieme ai Capi delle chiese saranno presenti alcune famiglie, scelte da alcuni vescovi tenendo conto della varietà delle provenienze geografiche. Tra queste, cinque coppie porteranno la loro testimonianza, che sarà parte dell’ascolto di questi giorni. Di esse non riveleremo i nomi per discrezione e per salvaguardare la privacy della loro testimonianza personale e familiare”.

Anche la prof.ssa Orietta Rachele Grazioli, docente di ‘Diritto canonico e comparato della famiglia’ al Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia,  ha sottolineato che tale decennale è un’ opportunità “per mettere sempre più a fuoco la famiglia come importante luogo e soggetto di evangelizzazione. L’esortazione apostolica postsinodale rappresenta uno strumento consegnato dieci anni fa alla Chiesa nel solco di un percorso che parte da lontano, come ha evidenziato papa Leone nel decennale, ricordando le radici nel Concilio Vaticano II ed in Familiaris Consortio (a sua volta un’esortazione apostolica postsinodale), di cui ricorrono i 45 anni, percorso che continuamente procede e si snoda in un contesto che cambia sempre più rapidamente.

Dieci anni sono un tempo di trasformazione e crescita rapida soprattutto oggi, ma ugualmente un tempo sufficientemente lungo da permettere di osservare e ascoltare le costanti e le contestualità emergenti, nonché la creatività pastorale nata dall’intero testo di Amoris laetitia, ovviamente in modo diverso a seconda delle regioni del mondo”.

Ed ha spiegato le modalità in cui si svolge questo ‘seminario’: “In questo senso, si snoda il percorso tematico, articolato nei 5 temi già comunicati, che offre solo alcuni spunti di ascolto e di dialogo, che corrispondono a diversi aspetti dell’annuncio del Vangelo per quanto riguarda il matrimonio e la famiglia, quali sono i temi 2, 3 e 4: nello specifico il Tema 2 ‘I giovani e la scoperta della vocazione matrimoniale’, Tema 3 ‘La vita matrimoniale. I primi anni di matrimonio: un tempo decisivo’, Tema 4 ‘Nelle difficoltà della vita: accompagnare e sostenere’. All’orizzonte sociale ed ecclesiale sono dedicati i temi 1 e 5 che aprono e chiudono la sessione: Tema 1 ‘Le famiglie oggi: realtà, bellezza e sfide’, Tema 5 ‘Le famiglie cristiane, soggetti della missione della Chiesa’, che necessitano di essere contestualizzati.

In questo senso, sarà importante il ruolo dei Presidenti delle Conferenze episcopali che, nelle loro responsabilità apicali, faranno eco alle varie realtà locali. Si metteranno in posizione di ascolto delle famiglie, degli esperti e dei fratelli nell’episcopato per crescere insieme in un discernimento profondo”.

Infine p. Giacomo Costa, consultore della Segreteria Generale del Sinodo, ha evidenziato il metodo: “Possiamo considerare questo Incontro, in qualche modo, come una sorta di assemblea di valutazione. E’ un’espressione che stiamo utilizzando nella fase attuativa del Sinodo 2021-2024. Un processo sinodale, infatti, non si conclude con l’approvazione di un Documento. Un Documento non è il punto di arrivo: deve entrare nella vita della Chiesa e lasciarsi mettere alla prova dall’esperienza.

Le Chiese sono chiamate a tradurne gli orientamenti nei diversi contesti, a sperimentare percorsi, a verificarne i frutti e le difficoltà e poi a tornare insieme su quanto vissuto. Valutare, in questa prospettiva, non significa formulare un giudizio sul testo, per esaltarlo o criticarlo, ma imparare dall’esperienza maturata dopo la sua pubblicazione, per riconoscere dove lo Spirito sta conducendo la Chiesa e quali nuovi passi chiede di compiere”.

Quindi ha spiegato anche il metodo degli incontri: “Nei gruppi di lavoro utilizzeremo la Conversazione nello Spirito, alternando parola, ascolto e silenzio. Attraverso tre giri (la narrazione dell’esperienza di ciascuno, la risonanza a quanto ascoltato dagli altri e l’elaborazione condivisa di ciò che è emerso) i partecipanti cercheranno di mettere a fuoco convergenze, ma anche differenze, tensioni, questioni aperte e possibili passi da compiere.

Non cercheremo di cancellare le differenze per arrivare a un consenso: anche una divergenza compresa meglio può essere un frutto dell’ascolto. Ogni gruppo offrirà una breve restituzione all’Assemblea, che sarà ripresa e approfondita nel dialogo in plenaria. Questo Incontro non è un Sinodo, naturalmente, ma assume consapevolmente il metodo maturato nell’esperienza sinodale degli ultimi anni e ormai sperimentato da molti partecipanti nelle proprie Chiese”.

(Foto: Vatican Media)

Papa Leone XI: il Concistoro è servizio alla missione

“Prima di entrare nella riflessione conclusiva, desidero esprimere la nostra vicinanza, mia e di tutto il Collegio Cardinalizio, alla popolazione del Venezuela, duramente colpita dal violento terremoto di questi giorni. Assicuriamo la nostra preghiera per le vittime, per le loro famiglie e per quanti soffrono le conseguenze di questa tragedia. Affidiamo al Signore anche tutti coloro che sono impegnati nei soccorsi e chiediamo che non venga meno la solidarietà delle comunità internazionali verso quella cara Nazione”: concludendo il Concistoro questa sera papa Leone XIV ha chiesto una preghiera per la popolazione del Venezuela, colpita dal terremoto.

Nella premessa il papa ha ringraziato i cardinali, sottolineando la necessità dell’ascolto: “Cari Fratelli Cardinali, giungiamo adesso al termine di questi giorni con un sentimento di profonda gratitudine. Vi ringrazio per la libertà, la fraternità e il senso ecclesiale con cui avete preso parte ai nostri lavori. Porto con me non soltanto il contenuto delle vostre riflessioni, ma anche l’esperienza che le ha rese possibili.

In questi giorni abbiamo cercato insieme la volontà del Signore, nella convinzione che Cristo continua a operare nella sua Chiesa: è Lui che ci precede, ci raduna, parla attraverso i fratelli e ci conduce nella missione. Tutto nasce da Lui e tutto ritorna a Lui. Per questo, vedere Cardinali provenienti da Chiese, culture e situazioni così diverse ascoltarsi reciprocamente e cercare insieme ciò che meglio serve il Vangelo è stato per me motivo di consolazione, di speranza”.

Ed ha richiamato l’immagine del buon Samaritano, con cui è iniziato il Concistoro, a cui è stata aggiunta quella di Emmaus: “Abbiamo iniziato questi giorni lasciandoci guidare dall’immagine del buon Samaritano: un uomo che si ferma davanti al fratello ferito, si lascia commuovere nelle viscere e se ne prende cura. Vorrei ora congedarci con un’altra icona evangelica: quella dei discepoli di Emmaus”.

Ad Emmaus Gesù accende i cuore: “Anche loro camminano segnati dalla tristezza e dalla delusione, ma il Signore si fa loro compagno di strada, ascolta le loro domande, apre le Scritture, fa ardere il loro cuore e trasforma il loro cammino. Mi piace pensare che anche quanto abbiamo vissuto in questi giorni abbia qualcosa di questa esperienza: abbiamo camminato insieme, ci siamo ascoltati reciprocamente e, se abbiamo lasciato spazio al Signore, Egli ha nuovamente acceso nei nostri cuori la speranza e ci rimanda ora alle nostre Chiese per riprendere il cammino con uno sguardo nuovo”.

Da qui la domanda sulla custodia della fede: “Quando questa domanda diventa il centro del nostro discernimento, anche le questioni dell’autorità, della corresponsabilità e delle decisioni trovano il loro giusto posto, illuminate dalla missione e dalla comune fedeltà al Vangelo. Così, desidero affidarvi ancora una volta il cammino di attuazione del Sinodo. Vi chiedo di accompagnarlo con convinzione nelle Chiese che servite, favorendone una comprensione autentica e incoraggiando tutti a prendervi parte: si tratta di aiutare le nostre Chiese a crescere in uno stile sempre più evangelico”.

Quindi la sinodalità è un metodo di lavoro: “Mi raccomando, come abbiamo sentito dal card. Grech, la sinodalità non è un insieme di riunioni, né un metodo di lavoro. E’ uno stile spirituale. Nasce dall’incontro, cresce nell’ascolto e matura nel discernimento. La vera domanda non è quante conversazioni sapremo organizzare, ma quale qualità evangelica avranno i nostri incontri. Quando ci ascoltiamo con umiltà e libertà, lasciando spazio allo Spirito, le nostre conversazioni non rimangono uno scambio di idee, ma diventano un luogo di conversione, nel quale cresciamo insieme nella fedeltà al Signore”.

Ecco l’importanza della famiglia con l’annuncio di un incontro sull’esortazione ‘Amoris Laetitia’: “Molti di voi hanno ricordato anche la famiglia. Là dove essa è sostenuta e accompagnata, cresce una scuola di relazioni, di solidarietà e di speranza; là dove è ferita o isolata, tutta la società ne porta le conseguenze. A ottobre avremo un incontro con i capi delle Chiese orientali e i presidenti delle Conferenze episcopali per valutare i passi fatti dopo ‘Amoris laetitia’. Parteciperanno anche alcune famiglie che condividono le esperienze. La loro presenza è essenziale, però spero che tutti coloro che verranno si preparino ascoltando da vicino e portando l’esperienza delle famiglie delle loro Chiese”.

Un concistoro per ascoltare: “Avete così cercato di ascoltare ciò che le ferite del mondo rivelano del cuore dell’uomo. È proprio lì, nel cuore, che si decide anche la pace. Prima di manifestarsi nella storia, la guerra nasce dentro di noi, quando il sospetto prende il posto della fiducia, la paura della speranza e l’altro viene percepito come una minaccia. Ma è nello stesso cuore che Cristo continua a incontrarci, a parlare e a convertirci. Da un cuore riconciliato possono nascere parole disarmate, relazioni nuove e una pace capace di raggiungere anche i popoli”.

L’altro punto approfondito riguarda la sua enciclica ‘Magnifica humanitas’ con una riflessione sulla guerra: “Nasce molto prima, da una cultura della potenza che attraversa il nostro modo di pensare, di vivere le relazioni, di esercitare il potere, di usare l’economia, la tecnologia e perfino la religione. Se questa è la radice della crisi, la risposta domanda di ricostruire una cultura della cooperazione e del dialogo, capace di dare nuova forza anche al multilateralismo, perché i popoli imparino nuovamente a cercare insieme il bene comune dell’intera famiglia umana”.

Da qui la richiesta di sostegno ai laici che si impegnano nella società: “In questo cammino il contributo dei fedeli laici impegnati nella vita pubblica è essenziale: hanno bisogno della vicinanza e del sostegno della comunità ecclesiale per vivere la ‘carità politica’ che avete ricordato. La stessa cultura della cooperazione cresce attraverso il dialogo ecumenico e interreligioso, che non attenua la nostra identità cristiana, ma la rende capace di servire insieme il bene comune e la pace”.

Non poteva mancare una sottolineatura sulla difesa nonviolenta: “Ho trovato poi particolarmente prezioso il modo con cui alcuni di voi hanno affrontato il tema della risposta nonviolenta di fronte alle molte forme di violenza. Essa è una forma profondamente evangelica di abitare la storia, frutto della contemplazione del modo di agire di Gesù. Non consiste nella rinuncia al conflitto né in un atteggiamento passivo, ma nello scegliere di affrontarlo senza riprodurne la logica.

Essa non rinuncia alla verità né tace il male, ma rifiuta di difenderla con la violenza e di trasformare l’altro in un nemico: comincia disarmando se stessi. Essa rivela così la logica della Pasqua, nella quale l’amore si manifesta più forte dell’odio e il perdono spezza la spirale della vendetta. E’ questa la forza del Crocifisso risorto: una forza che non distrugge il nemico, ma rende possibile ritrovare un fratello.

In questa prospettiva, diversi gruppi hanno sottolineato l’opportunità di proseguire l’approfondimento del tema della legittima difesa alla luce delle profonde trasformazioni intervenute nella natura dei conflitti contemporanei. Questa riflessione merita di essere ulteriormente sviluppata con il necessario rigore teologico e pastorale”.

E’ stato un invito a riscoprire il bene comune e la Dottrina sociale della Chiesa: “Molti di voi hanno osservato che oggi il bene comune non è semplicemente un obiettivo da perseguire: è una realtà da riscoprire insieme. Viviamo un tempo nel quale diventa difficile perfino riconoscere ciò che è veramente bene per tutti. Per questo, radicata in Cristo, la Chiesa è chiamata a custodire luoghi di incontro, di ascolto e di dialogo nei quali possa maturare una rinnovata cultura del bene comune.

Questo domanda anche un paziente lavoro educativo, che aiuti a riconoscere la dignità inviolabile di ogni persona e la responsabilità che ci lega gli uni agli altri. In questo cammino, i poveri non sono soltanto destinatari della nostra cura, ma protagonisti della speranza che Dio continua a suscitare nella storia”.

Ma il papa ha sottolineato che l’adesione a Cristo avviene attraverso la testimonianza: “Da molte delle vostre riflessioni è emersa con forza anche un’altra convinzione. Mentre ci interrogavamo sulle responsabilità della Chiesa nel mondo di oggi, avete richiamato continuamente l’importanza della testimonianza, della prossimità, della formazione delle coscienze e della costruzione di comunità fraterne e credibili.

Questa testimonianza nasce dall’incontro con Cristo, dalla sua Parola e dai Sacramenti, nei quali il Signore sostiene il suo popolo e lo rende capace di servire il mondo con la forza del Vangelo. La Chiesa è chiamata a diventare sempre più ciò che proclama. È su questo fondamento che anche le necessarie riforme delle strutture, delle istituzioni, dei processi possono portare frutto”.

Questo è il Concistoro: “Credo che, poco alla volta, stiamo riscoprendo il significato più autentico del Concistoro: il radunarsi del Collegio dei Cardinali attorno al Successore di Pietro perché, nell’ascolto reciproco e nel discernimento comune, lo Spirito Santo aiuti il papa a guidare la Chiesa. Non un parlamento, non un congresso nel quale prevalgono opinioni o interessi, ma un’esperienza di comunione al servizio della missione.

Quello che impariamo a vivere in questi giorni non riguarda soltanto il Collegio Cardinalizio. E’ uno stile che siamo chiamati a promuovere in tutta la Chiesa, perché ogni battezzato, secondo la propria vocazione e responsabilità, partecipi alla costruzione della civiltà dell’amore e al servizio del bene comune. Come vi ho già anticipato, desidero proseguire questo appuntamento annuale anche a partire dal prossimo anno. Non ho ancora fissato la data: conto di comunicarvela verso la fine di questo anno”.

Quindi il Concistoro è lo stile della Chiesa: “Questo Concistoro è stato un momento prezioso, ma non deve rimanere un appuntamento isolato. In tutta la Chiesa desideriamo promuovere spazi nei quali il Popolo di Dio possa ascoltarsi, pregare, discernere e camminare insieme. E’ questa l’anima del percorso di attuazione del Sinodo. Sarà questo anche lo spirito del prossimo incontro dedicato ad ‘Amoris laetitia’ e di molte altre iniziative che il Signore ci chiederà di vivere. Ciò che conta non è moltiplicare gli incontri, ma imparare a vivere incontri nei quali, ascoltandoci reciprocamente, impariamo insieme ad ascoltare il Signore”.

Ed infine l’indicazione alla pace: “Anzi, vorrei che lo facessimo insieme, attraverso queste parole. Diciamolo ai nostri confratelli Vescovi, alle Chiese affidate al nostro ministero e a tutti i popoli della terra: Dio desidera la pace per ogni nazione e per ogni popolo. Per questo non dobbiamo rassegnarci alla violenza. La violenza non avrà l’ultima parola. Dio continua ad aprire nella storia cammini di riconciliazione e di pace. Abbiamo la responsabilità di percorrerli con coraggio e di aiutare il mondo a riconoscerli”.

(Foto: Santa Sede)

Cresima/Confermazione per cattolici conviventi o sposati civilmente: prima o dopo il matrimonio canonico?

Pertanto, il Rito della “Iniziazione cristiana degli adulti” (obbligatorio dal 4 marzo 1979, prima domenica di Quaresima) ed i testi in materia  della maggior parte delle Diocesi del mondo (che si sono conformate all’ Amoris Laetitia) in particolare di quella di Milano che conosciamo bene (in quanto abbiamo io e mia moglie  il domicilio), di quella di Trani, di Torino e  di Como (https://www.google.com/url?sa=https%3A%2F%2Fwww.diocesidicomo.it%2Fwp-content%2F2%2F2018%2F04%2FCatecumenato_RICA.pdf&usg=AOvVaw3Yous3mdLbBkpgB72EO-eZ) ritengo che approvino il  n. 295 “Le indicazioni pastorali che seguono riguardano quegli adulti che, battezzati da bambini, non hanno poi ricevuto alcuna catechesi e perciò non sono stati ammessi (ATTENZIONE eccezione alla regola) alla Confermazione e all’Eucaristia”.

Cresima/Confermazione per fedeli conviventi e sposati civilmente: prima o dopo il matrimonio religioso?

Ecco perché occorre un percorso di preparazione prima di ricevere questo Sacramento, che consiste in anni di catechismo e, nelle settimane precedenti alla cerimonia, anche in due giorni di ritiro spirituale. Battesimo, Eucarestia e Cresima sono in qualche modo considerati un unico Sacramento!

Riflessioni sull’Origine sacramentale del matrimonio e sulle cause giustificative del divorzio: Vangelo secondo Mt 19,9 Amoris Laetitia di Papa Francesco n. 241

Per tale orgogliosa esaltazione di sé, il peccato è diametralmente opposto all’obbedienza di Gesù, che realizza la salvezza [Cf Fil 2,6 9].Com’è noto i peccati possono essere distinti secondo il loro oggetto (come i reati), come si fa per ogni atto umano (come il delitto), oppure secondo le virtù (cfr. norme penali, erariali) alle quali si oppongono, per eccesso o per difetto, oppure secondo i comandamenti cui si oppongono. Si possono anche suddividere a seconda che riguardino Dio, il prossimo o se stessi; si possono distinguere in peccati spirituali e carnali, o ancora in peccati di pensiero, di parola, di azione e di omissione (cfr. delitto di omissione di soccorso).

Riflessioni sull’Origine sacramentale del matrimonio e sulle cause giustificative del divorzio: Vangelo secondo Mt 19,9 Amoris Laetitia di Papa Francesco n. 241

Il perdono per l’ingiustizia subita non è facile, ma è un cammino che la grazia rende possibile (cfr. art. 131 della Cost. Apost. del 19/3/2022), di qui la necessità di una pastorale della riconciliazione e della mediazione attraverso anche centri di ascolto specializzati da s tabilire nelle diocesi’.[259] Queste situazioni ‘esigono un attento, preliminare discernimento ed un accompagnamento (specifico e solo per loro, come dice il Papa) di grande rispetto, evitando ogni linguaggio e atteggiamento che li faccia sentire discriminati e promuovendo successivamente la loro partecipazione alla vita della comunità’ (principio basilare sottolineato anche da Padre Salonia).

Riflessioni sull’Origine sacramentale del matrimonio e sulle cause giustificative del divorzio: Vangelo secondo Mt 19,9 Amoris Laetitia di Papa Francesco n. 241

Al n. 62 del cap. 3 viene precisato, sul piano evangelico, che “L’’indissolubilità del matrimonio (cioè: quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi, fatta eccezione nel caso di “porneia” Mt 19,9 ) non è innanzitutto da intendere come giogo imposto agli uomini, bensì come un dono fatto alle persone unite in matrimonio”.

Abitare la misericordia nelle situazioni imperfette/incompiute/ferite: genetliaco del gruppo diocesano ‘Il buon Pastore’ di Palermo (Tutors coniugi Marcella e Francesco Trombetta)

Informando noi, insieme nella nostra abitazione lombarda, Mons. Alessandro Repossi, v. parroco della chiesa nel cui territorio abbiamo il domicilio (Cappellano presso SMOM ed UNITALSI), abbiamo incontrato Alessandra, Giulio, Valentina, Renato ed un’altra bella coppia di operatori pastorali il 2/5/2023 c /o casa nostra a Milano , che hanno avuto la cortesia di donarci 3 libri https://www.chiesadimilano.it/servizioperlafamiglia/news/membri del coordinamento diocesano di pastorale familiare 6365.html ) e la seguente sintesi scritta sulla loro missione.

Abitare la misericordia nelle situazioni imperfette/incompiute/ferite: genetliaco del gruppo diocesano ‘Il buon Pastore’ di Palermo (Tutors coniugi Marcella e Francesco Trombetta)

Ho preferito, come studioso di Diritto e di Teologia, riassumere la nostra lunga storia con i miei link fra loro collegati e qui pubblicati interpretativi di: Mt 5,31-32“ porneia”porneia”; “I catari”, n. 8 del Concilio di Nicea del 325; Magistero del Conc. Ec. Vat. II; Sinodi mondiali sulla famiglia conclusi nel 1981 e nel 2016 con le Es. Ap. F. C. ed A. L. con cui i Papi Giovanni Paolo II e Francesco valorizzano la misericordia per le coppie aventi il nostro “status”; “ratio” delle Regole Procedurali del MIDI del 2015 sulla nullit à matrimoniale; artt. 128 e ss. (nuovo Dicastero per i laici, dedicato anche ai fedeli conviventi, divorziati risposati ecc.) della Costituzione Apostolica della Santa Sede del 19/3/2022.

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