A Palermo riattivato il percorso per le coppie di fedeli divorziati risposati: a colloquio con il tutor/fondatore Prof. Francesco Trombetta

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Domenica 25 settembre alle ore 15,30 alla Parrocchia Annunciazione del Signore  dell’Arcidiocesi di Palermo  (via Verdinois) sarà riattivato in presenza, dopo la pausa dovuta alla pandemia, il percorso pastorale/canonico per le coppie di fedeli  separati e divorziati (conviventi o risposati), organizzato dal gruppo diocesano ‘Il buon Pastore’ (sezione dell’Ufficio Pastorale familiare, http://www.pastoralefamiliare.arcidiocesi.palermo.it/il-buon-pastore/), secondo le indicazioni del capitolo 8 dell’Esortazione apostolica ‘Amoris Laetitia’ di papa Francesco:

“Si tratta di integrare tutti, si deve aiutare ciascuno a trovare il proprio modo di partecipare alla comunità ecclesiale, perché si senta oggetto di una misericordia ‘immeritata, incondizionata e gratuita’. Nessuno può essere condannato per sempre, perché questa non è la logica del Vangelo! Non mi riferisco solo ai divorziati che vivono una nuova unione, ma a tutti, in qualunque situazione si trovino”.

Partendo da questo assunto abbiamo contattato i responsabili del gruppo diocesano, i coniugi catechisti prof. Francesco Trombetta e Marcella Varia, chiedendo di spiegarci il motivo di un percorso pastorale per coppie di fedeli separati o divorziati: “Per comprendere la mia risposta e quelle successive,  tutti (laici e chierici) devono prendere atto che i più accreditati teologi e canonisti (compresi i membri ed i relatori del nostro gruppo diocesano ‘Il buon Pastore’) evidenziano (facendo seguito alle mie precedenti interviste in materia qui pubblicate) che il ‘Magistero’ è tutto l’insegnamento della Chiesa; con esso la Chiesa conserva e trasmette attraverso i secoli il deposito della fede, ossia il contenuto della Rivelazione.

 Fondamentalmente, tutto il popolo di Dio è tenuto a custodire, difendere e propagare il deposito della fede, indipendentemente da qualsiasi umana potestà (Codice di Diritto Canonico, canone n.747), essendo compito della Chiesa intera, quindi anche dei laici, annunciare il Vangelo della salvezza a tutte le genti. Com’è noto il magistero può essere ordinario o straordinario, quello ordinario è la modalità normale con cui la Chiesa comunica il suo insegnamento: esso è quello per il quale Papa e Vescovi si esprimono per via consueta sulla fede e sui costumi, senza che le loro asserzioni abbiano carattere definitivo o di infallibilità. E’ il caso, per esempio, delle Lettere Encicliche, delle Esortazioni apostoliche (es. ‘Familiaris Consortio’, ‘Amoris Laetitia’, i cui insegnamenti non posso non citare qui testualmente) o dei Motu proprio (ad es. il MIDI riguardante la revisione del CIC sulle cause di nullità matrimoniale) che clero ( dichiarazione di obbedienza al Papa nell’atto di ordinazione) e fedeli (essendo battezzati e cresimati) siano, ritengo, tenuti ugualmente a seguire.

A tal proposito l’esortazione ‘Amoris Laetitia”. già dai primi numeri (1,2) esordisce: ‘Malgrado i  numerosi segni di crisi del matrimonio’… la complessità delle tematiche proposte ci ha mostrato la necessità di continuare ad approfondire con libertà alcune questioni dottrinali (ndr. anche di natura  giuridica, illustrate in molti numeri) morali, spirituali e pastorali (esaminate nelle tematiche descritte in questa locandina da me elaborata, con il supporto tecnologico dell’accolito episcopale Diego Talluto, riguardante il nuovo ‘percorso di fede’ triennale, propedeutico, per le coppie de quibus, preliminare a qualsiasi altro, cioè un  itinerario di accompagnamento e di discernimento, cfr. n. 300, di cui mi sono occupato insieme a mia moglie Marcella Varia dal 2011, dedicato esclusivamente alle  famiglie ‘fragili’).

Viene sottolineato che ‘La riflessione dei pastori e dei teologi (uniformati al Magistero di Papa Francesco, in continuità con i documenti dei Concili, cfr. ‘i catari’ Nicea n. 8, anno  325-  accettare e seguire gli insegnamenti della chiesa cattolica, che cioè essi ‘comunicheranno  chi si è sposato per la seconda volta’- e con quelli dei precedenti Pontefici, cfr. nn. 67,68,69,70) se è fedele alla Chiesa, onesta, realistica e creativa, ci aiuterà a raggiungere una maggiore chiarezza’ , per il nostro Gruppo riferita  al  motivo fondante  del nostro tipo di percorso (unico in Sicilia per quanto mi risulta), in virtù dei risultati ottenuti in merito dal 2013, seguendo oltre 25 famiglie ‘ferite’.

Alle medesime inizialmente non basta ascoltare soltanto una pericope biblica, ma necessitano, come puntualizza il Papa, anche di una pastorale ‘corpo a corpo’ (in 10 anni abbiamo assistito ad uno sfogo inimmaginabile che si è appianato gradualmente, cfr n. 295, dopo aver ascoltato le nostre catechesi ed il nostro sacerdote durante il discernimento in foro interno), come avviene in un ‘ospedale da campo’ (cioè risolvere con carità e professionalità le emergenze, a me note, sotto altri profili, essendo stato anche per quasi 50 anni Uff. cpl  della G. di Finanza,  Dirig. super. della  Polizia municipale, Dirigente Procura Corte dei conti, ecc.).

Pertanto, abbiamo constatato concretamente, per Grazia di Dio, i positivi esiti della nostra ‘semina’ nella vigna del Signore, rimanendo sempre “servi inutili”, ma verificando nel nostro itinerario:

a)la  legittimità pastorale e l’efficacia spirituale dell’ eventuale ricezione eucaristica (cfr nota 351: ‘In certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti’);

b)la  possibilità  di accertare la nullità del precedente matrimonio canonico attraverso un atto istruttorio da me elaborato ad hoc, unico nella giurisprudenza ecclesiastica, previsto implicitamente dal MIDI (cfr artt. 2 e ss. Norme di procedura, c.d. ponte pastorale-giuridico), allegato alla documentazione probatoria del libello nelle attuali cause, di cui abbiamo già ottenuto 2 sentenze nel 2021 e nel 2022 dal TEIS di Palermo, nelle quali è menzionato e riconosciuto a tutti gli effetti il nostro gruppo e la relativa attività svolta in merito, compresa la testimonianza processuale della nostra guida spirituale Padre parroco Don Cesare Augusto Rattoballi.  

Un analogo percorso pastorale-canonico esiste a Trani, il cui responsabile Dott. Padre Emanuele Tupputi ( che ringrazio affettuosamente), Vicario giudiziale del locale Tribunale diocesano e giudice del Tribunale ecclesiastico pugliese, a me ed a mia moglie ha espresso un plauso telefonicamente e nel contempo mi ha inviato tutte le sue pubblicazioni in merito, avendo letto le nostre catechesi rinvenute nel nostro specifico sito  dell’Arcidiocesi di Palermo in cui periodicamente saranno citate in base alle tematiche trattate nelle nostre catechesi  programmate per i prossimi 3 anni (cfr. L’Arcidiocesi di Trani-Barletta ha istituito il ‘sdafs’ nel 2016, il servizio per l’accoglienza dei fedeli separati , e Vox Canonica a Maggio 16, 2022 ha intervistato il responsabile, Don Emanuele Tupputi).

Come applicare le parabole della misericordia nelle coppie separate o divorziate?

“ Il Papa, interpretando con questa Esortazione la Sacra Scrittura, spesso l’accosta al ‘Vangelo della famiglia’ (come annuncio della misericordia di  Dio applicata anche nei confronti delle tipologie di famiglie, ribadisco più di 25, che il nostro gruppo ha seguito da oltre 10 anni anche sul piano canonico tramite il nostro membro Avv. canon. S. Bellafiore), in particolare così si esprime: ‘Quindi mi soffermerò su un invito alla misericordia e al discernimento pastorale davanti a situazioni che non rispondono pienamente a quello che il Signore ci propone (n. 6)… E’ probabile, ad esempio che tutti si vedano molto interpellati dal …capitolo ottavo ( n. 7) riguardanti i divorziati, non per nulla il discorso di Cristo sul matrimonio (cfr Mt 19,3-9) è inserito all’interno di una disputa sul divorzio’…

Anche a questo riguardo, afferma il Papa, ‘citerò diversi contributi presentati dai Padri sinodali nelle loro considerazioni sulla luce che ci offre la fede (illustrati  dai competenti responsabili alle coppie negli incontri settimanali anche presso la nostra parrocchia San Martino di Milano dove noi abbiamo il domicilio, v. parroco Padre Alessandro Repossi, referente SMOM per la Diocesi di Milano). Essi sono partiti dallo sguardo di Gesù e hanno indicato che Egli ‘ha guardato alle donne e agli uomini che ha incontrato con amore e tenerezza, accompagnando i loro passi con verità, pazienza e misericordia nell’annunciare le esigenze del Regno di Dio’ e trasmettere il ‘Vangelo della famiglia’ (n. 60).

Frutto dell’amore sono anche la misericordia e il perdono. In questa linea, è molto emblematica la scena che mostra un’adultera ( n. 27) sulla spianata del tempio di Gerusalemme, circondata dai suoi accusatori, e poi … sola con Gesù che non la condanna e la invita ad una vita più dignitosa (cfr Gv 8,1-11), ciò appare chiaramente anche….  nell’ incontro ( delle parabole della misericordia  si occuperà integralmente mia moglie Marcella Varia) con la donna samaritana (cfr 4,5-42)’.

Evidenzia, altresì, il Vicario di Cristo che … ‘Per questo si richiede a tutta la Chiesa una conversione missionaria: è necessario non fermarsi ad un annuncio meramente teorico (ndr come finora sembra avvenuto in molte Diocesi e parrocchie) e sganciato dai problemi reali delle persone’.[229].  La pastorale familiare ‘deve far sperimentare che il ‘Vangelo della famiglia’ è risposta alle attese più profonde della persona, cfr n. 201…(ndr in particolare di chi si trova nella situazione descritta nel cap. 8, i cui insegnamenti noi applichiamo anche tramite la nostra guida spirituale Padre Parroco Cesare A. Rattoballi, cfr.n. 300: I presbiteri hanno il compito di «accompagnare le persone interessate sulla via del discernimento secondo l’insegnamento della Chiesa e gli orientamenti del Vescovo.  in Sicilia già pubblicati e da noi seguiti, cfr. Documento della  CESI del 15 Giugno 2017)…

Si tratta di integrare tutti (cfr. catechesi del Prof. Padre G. Salonia del 17/2/2019, noto in tutto il mondo cattolico, svolta nella nostra parrocchia), principio confermato dall’Art. 136 della nuova Costituzione Apostolica ‘Praedicate Evangelium’ sulla Curia Romana e il suo servizio alla Chiesa e al Mondo, 19.03.2022:Art. 136 § 3. E’ compito del Dicastero… per i Laici, la Famiglia e la Vita, in collaborazione con le Conferenze episcopali e le Strutture gerarchiche orientali, raccogliere e proporre modelli di accompagnamento pastorale, di formazione della coscienza e di integrazione per i divorziati civilmente risposati….

Nessuno può essere condannato per sempre, ribadisce il Pontefice, perché questa non è la logica del Vangelo! Non mi riferisco solo ai divorziati che vivono una nuova unione, ma a tutti, in qualunque situazione si trovino, cfr.n. 297’ (il mio pensiero va adesso anche a 2 antichi amici sacerdoti miei confessori che, per altro verso, negli ultimi anni ho seguito prima, durante e dopo il loro ‘Rescritto di riduzione allo stato laicale’, uno dei quali si sposò in chiesa, ebbe 2 figli ed adesso è in attesa della sentenza di nullità matrimoniale…)”.

Quale accoglienza delle famiglie separate/divorziate secondo l’esortazione apostolica ‘Amoris Laetitia’ nella parrocchia?

“In base al nostro operato ultradecennale maturato esclusivamente con le famiglie ‘ferite’, l’accoglienza delle famiglie nelle parrocchie, ai fini delle  attività formative va effettuata con fede, speranza e carità, tuttavia occorre subito comprendere lo status giuridico-teologico dei 2 partners in quanto, come spesso è capitato, non lo sanno nemmeno loro stessi.

Pertanto, con molta dolcezza e comprensione, abbiamo preliminarmente spiegato chi sono i destinatari  del nostro percorso (previsto dal  n. 300) specifico (formalizzato nella locandina/programma) in cui si può trovare la risposta a questo quesito, riguardante, come dice il Papa ‘i fedeli che semplicemente convivono o che hanno contratto matrimonio soltanto civile o sono divorziati risposati: ‘Di fronte a situazioni difficili e a famiglie ferite, occorre sempre ricordare un principio generale: “Sappiano i pastori che, per amore della verità, sono obbligati a ben discernere le situazioni (cfr. Familiaris consortio, 84). Il grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi, e possono esistere fattori che limitano la capacità di decisione..( cfr. nn. 78,79’) che vengono dal nostro gruppo esaminati, con umiltà, sotto il profilo spirituale, pastorale, teologico, giuscanonico e psicoterapeutico, avendo, per Grazia di Dio, io e mia moglie Marcella Varia ed i nostri membri/relatori (Professori A. Bianco, D. Cadar, P. Grasso, G. Martines ed altri di cui infra) l’esperienza, le qualificazioni ed i titoli specifici prescritti da A.L..

Da ciò deriva  che, nell’accogliere le nostre coppie, gli operatori pastorali debbono  distinguere le varie tipologie di ‘accompagnamento’ contemplate  dal nostro Pontefice, il quale espressamente puntualizza ‘Ma chi si occupa oggi di sostenere i coniugi, di aiutarli a superare i rischi (ndr  separazioni, divorzi, successive convivenze con altri soggetti..ecc.) che li minacciano, di accompagnarli nel loro ruolo educativo, di stimolare la stabilità dell’unione coniugale? Entro tale quadro (n. 52), questo breve capitolo raccoglie una sintesi dell’insegnamento della Chiesa sul matrimonio e la famiglia. I dialoghi del cammino sinodale hanno condotto a prospettare la necessità di sviluppare nuove vie pastorali che cercherò ora di riassumere in modo generale.

Saranno le diverse comunità a dover elaborare proposte più pratiche ed efficaci, che tengano conto sia degli insegnamenti della Chiesa sia dei bisogni (ndr di ciascun tipo di famiglia) e delle sfide locali. Senza pretendere di presentare qui una pastorale della famiglia, intendo limitarmi solo a raccogliere alcune delle principali sfide pastorali. 

‘Il principale contributo alla pastorale familiare viene offerto dalla parrocchia (in via permanente e stabile, con il supporto dell’Ufficio diocesano ‘Pastorale familiare’, tematica che viene trattata dai direttori laici di tale Ufficio di Palermo coniugi Prof.ssa Antonella Lopapa, docente di religione e Prof.  Giovanni Pillitteri, docente liceale di Lettere, entrambi specializzati anche in ‘Counseling’) che è una famiglia di famiglie, dove si armonizzano i contributi delle piccole comunità, dei movimenti e delle associazioni ecclesiali’ (ciascuno con un compito formativo specifico in ordine alle reali necessità familiari, rapportato alla loro qualificazione ed esperienza pastorale, pur essendo tutti ‘figli della Chiesa’).

[232] Insieme con una pastorale specificamente orientata alle famiglie (realizzata, quando sussistono le condizioni, anche presso la parrocchia S. Caterina da Siena di Palermo, come mi ha riferito il mio amico  parroco Padre Nicasio Lo Bue)…. Le risposte alle consultazioni esprimono anche con insistenza la necessità della formazione di operatori laici di pastorale familiare con l’aiuto di psicopedagogisti (abbiamo avuto una suora specializzata in materia nel nostro gruppo per molti anni prima del suo trasferimento a Ferrara), medici di famiglia, medici di comunità, assistenti sociali ( abbiamo avuto già nel nostro gruppo fino al 2019), avvocati per i minori e le famiglie (cfr. n. 244: sarà pertanto necessario mettere a disposizione delle persone separate o delle coppie in crisi, un servizio d’informazione, di consiglio e di mediazione, legato alla pastorale familiare, che potrà pure accogliere le persone in vista dell’indagine preliminare al processo matrimoniale, cfr Mitis Iudex, art. 2-3), con l’apertura a ricevere gli apporti della psicologia, della sociologia, della sessuologia e anche del counseling.

I professionisti, specialmente coloro che hanno esperienza di accompagnamento, aiutano a incarnare le proposte pastorali nelle situazioni reali e nelle preoccupazioni concrete delle famiglie (nn. 199-204). Nelle risposte ( elaborate, p. 4^,  da me e mia moglie nel mese di Novembre 2013, delegato dal Dir. della P.F., sotto l’egida dell’Arcivescovo emerito di Palermo Cardinale Paolo Romeo) alle consultazioni inviate a tutto il mondo, si è rilevato che ai ministri ordinati manca spesso una formazione adeguata per trattare i complessi problemi attuali delle famiglie…

I seminaristi (puntualizza il Papa) dovrebbero accedere ad una formazione interdisciplinare più ampia sul fidanzamento e il matrimonio, e non solamente alla dottrina, infatti, lungo tutta la sua vita pastorale il sacerdote si incontra soprattutto con famiglie, cfr nn. 202, 203’ ( in tali contesti ho verificato  purtroppo, anche nel nostro peregrinare intorno al mondo dal 2014 al 2018, quanto qui sottolineato dal nostro Pontefice, di cui abbiamo visitato in Argentina  il seminario dal medesimo frequentato  e la Cattedrale  in cui fu Arcivescovo, in Cile altre strutture religiose dove svolse il Suo apostolato da ministro provinciale dei gesuiti )”.

Quale pastorale per le famiglie fragili?

“Accompagnare dopo le rotture e i divorzi  (nn. 241,242,243): Nel nostro gruppo, ripeto, abbiamo cercato di realizzare ( dopo una nostra preliminare analisi di natura giuridico-teologica ed il discernimento in foro interno con la nostra guida spirituale Padre Cesare Rattoballi, riguardanti le situazioni  concrete delle 25 coppie accompagnate dal 2013) una “pastorale corpo a corpo”. Infatti, sottolinea il Papa, nel capitolo che precede il n. 8  ‘Ai divorziati che vivono una nuova unione, è importante far sentire che sono parte della Chiesa, che ‘non sono scomunicati’ e non sono trattati come tali, perché formano sempre la comunione ecclesiale.

[nota n. 336: Nemmeno per quanto riguarda la disciplina sacramentale, dal
momento che il discernimento può riconoscere che in una situazione particolare
non c’è colpa grave. Qui si applica quanto ho affermato in un altro documento:
cfr Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 44.47: AAS 105 (2013),
1038-1040. [261]

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Il Papa precisa, altresì, che ‘In alcuni casi, la considerazione della propria dignità e del bene dei figli impone di porre un limite fermo alle pretese eccessive dell’altro, a una grande ingiustizia, alla violenza o a una mancanza di rispetto diventata cronica. Bisogna riconoscere che «ci sono casi in cui la separazione è inevitabile. A volte può diventare persino moralmente necessaria ( per es. abbiamo ascoltato delle signore che hanno raccontato piangendo le violenze subite dai figli, dei signori che hanno riferito casi di prostituzione della moglie, ecc.), quando appunto si tratta di sottrarre il coniuge più debole, o i figli piccoli, alle ferite più gravi causate dalla prepotenza e dalla violenza, dall’avvilimento e dallo sfruttamento, dall’estraneità e dall’indifferenza’.[257]

Comunque ‘deve essere considerata come estremo rimedio, dopo che ogni altro ragionevole tentativo si sia dimostrato vano’.[258] Viene confermato dal Pontefice il nostro assunto iniziale, infatti “I Padri hanno indicato che «un particolare discernimento è indispensabile per accompagnare pastoralmente i separati, i divorziati, gli abbandonati.

Va accolta e valorizzata soprattutto la sofferenza di coloro che hanno subito ingiustamente la separazione, il divorzio o l’abbandono, oppure sono stati costretti dai maltrattamenti del coniuge a rompere la convivenza. Il perdono per l’ingiustizia subita non è facile, ma è un cammino che la grazia rende possibile. Di qui la necessità di una pastorale della riconciliazione e della mediazione attraverso anche centri di ascolto specializzati da stabilire nelle diocesi’.[259] 

Queste situazioni ‘esigono un attento discernimento e un accompagnamento di grande rispetto, evitando ogni linguaggio e atteggiamento che li faccia sentire discriminati e promuovendo la loro partecipazione alla vita della comunità’.Per comprendere in modo adeguato perché è possibile e necessario un discernimento speciale in alcune situazioni dette ‘irregolari’, c’è una questione di cui si deve sempre tenere conto, in modo che mai si pensi che si pretenda di ridurre le esigenze del Vangelo. [ nota n.329: Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio (22 novembre 1981), 84: AAS 74 (1982), 186.

In queste situazioni, molti, conoscendo e accettando la possibilità di convivere ‘come fratello e sorella’ che la Chiesa offre loro, rilevano che, se mancano alcune espressioni di intimità, ‘non è raro che la fedeltà sia messa in pericolo e possa venir compromesso il bene dei figli’ (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 51). La Chiesa possiede una solida riflessione  circa i condizionamenti e le circostanze attenuanti (simili a quelli sanciti per i reati  previsti dall’ art.  1323 del Codice di Diritto canonico e dall’art. 62 e ss. del Codice penale italiano).

Riguardo a questi condizionamenti (attinenti ai comportamenti immorali ) il Catechismo della Chiesa Cattolica  ( art. 3 n. 1735 CCC) si esprime in maniera decisiva: ‘L’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere diminuite o annullate ( cfr. similmente artt. 51 e ss., 85 C.P. italiano ) dall’ignoranza, dall’inavvertenza, dalla violenza, dal timore, dalle abitudini, dagli affetti smodati e da altri fattori psichici oppure sociali’[343]. In un altro paragrafo (cfr. art. 6. n. 2352 comma 2 CCC) fa riferimento nuovamente a circostanze che attenuano la responsabilità morale, e menziona, con grande ampiezza, l’immaturità affettiva, la forza delle abitudini contratte, lo stato di angoscia o altri fattori psichici o sociali.[344]

Per questa ragione, un giudizio negativo su una situazione oggettiva non implica un giudizio sull’imputabilità o sulla colpevolezza (Cap. 8, nn. 301, 302) della persona coinvolta[345] .

Tali vicende giuridico-teologiche ( di cui si occuperà il nostro giovane membro Giuseppe Di Giacinto con tesi di laurea ad Ottobre 2022 in materia di responsabilità, presso la Facoltà di  Giurisprudenza alla LUMSA-Palermo),  sono ben  note allo scrivente, già docente dal 1985 alla Facoltà di Giurisprudenza di Palermo ( modestamente plurilaureato ed in possesso del Titolo di Teologia di base, autore di 30 pubblicazioni in materia giuridica e teologica, ecc.) ed al nostro avvocato cassaz./civ./can. Sergio Bellafiore (principe del foro e presidente importante ente pubblico).

 Conclude il Papa (perfino all’ultimo numero, il 325 )“Infatti, come abbiamo ricordato più volte in questa Esortazione, nessuna famiglia è una realtà perfetta e confezionata una volta per sempre, ma richiede un graduale sviluppo della propria capacità di amare…Inoltre ci impedisce di giudicare con durezza coloro che vivono in condizioni di grande fragilità”.

A tal proposito desidero evidenziare quanto ha affermato il Direttore ( che ringrazio sempre per la Sua benevolenza per il nostro gruppo) della ‘Pastorale familiare’ della CEI, giudice ecclesiastico Fra M. Vianelli in  ‘Amoris Laetitia sguardo nuovo per la famiglia’ nell’intervista del 26/3/2021 del dott. Simone Baroncia (che merita il  plauso del nostro gruppo diocesano): ‘Si notano anche difficoltà a pensare linee  guida per il capitolo VIII e una fatica a realizzare una effettiva corresponsabilità̀ tra presbiteri e famiglie. Si nota una difficoltà importante a passare dall’universale al particolare, avendo questa chiarezza metodologica di interpretare i bisogni specifici del territorio’.

Infine, come tutor fondatore del gruppo, insieme a mia moglie Marcella Varia, riporto le ripetute puntualizzazioni inequivocabili del Vicario di Cristo in A.L. :Nel ‘Vangelo della famiglia… Gesù recupera e porta a compimento il progetto divino’… 

Sperando sempre nell’ausilio della SS. Trinità e della Madonna, ringrazio il nostro Arcivescovo Mons. Corrado Lorefice per il Suo supporto apostolico, e la redazione di Korazym”.

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