Gli editoriali

Difendere il Papa, difendere la civiltà

Papa Leone XIV

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 13.04.2026 – Vik van Brantegem] – Sono state parole forti e chiare, quelle pronunciate nel pomeriggio dell’11 aprile 2026 da Papa Leone XIV alla Veglia di preghiera per la pace in San Pietro. Un discorso potente, che lascia il segno ed è destinato a far perdere le staffe ai “potenti” della terra. Come è avverato.

Papa Leone XIV non è intimorito da Trump: continuo ad alzare la voce contro la guerra

Papa Leone XIV

“Questo viaggio, che è molto speciale per diverse ragioni, doveva essere il primo viaggio del pontificato. Già l’anno scorso nel mese di maggio avevo detto: come primo viaggio vorrei fare un viaggio in Africa. Altri subito hanno suggerito l’Algeria per sant’Agostino, come sapete, e infatti sono molto contento di visitare di nuovo la terra di sant’Agostino. Sant’Agostino poi offre un ponte molto importante nel dialogo interreligioso.

E’ molto amato nella sua terra, come vedremo. E allora l’opportunità di visitare i luoghi della vita di sant’Agostino, dove lui era vescovo nella città di Ippona (Annaba oggi) è veramente una benedizione anche per me personalmente, ma credo anche per la Chiesa e per il mondo, perché dobbiamo cercare sempre ponti per costruire la pace e la riconciliazione. Ed allora questo viaggio rappresenta davvero un’opportunità preziosissima per continuare con la stessa voce, con lo stesso messaggio, che vogliamo fare, promuovere la pace, la riconciliazione, il rispetto, la considerazione per tutti i popoli”.

Nel viaggio aereo con queste parole papa Leone XIV ha spiegato ai giornalisti le ragioni di questo viaggio apostolico in Africa, iniziando dai luoghi in cui visse il fondatore dell’ordine agostiniano, precisando che il papa non è un politico: “Penso che le persone che leggono potranno trarre le proprie conclusioni: io non sono un politico, non ho intenzione di entrare in un dibattito con lui. Piuttosto cerchiamo sempre la pace e smettiamola con le guerre. Non ho paura della amministrazione Trump. Io parlo del Vangelo, non sono un politico”.

Ed ha ribadito chiaramente il ruolo della Chiesa, che annuncia il Vangelo delle beatitudini: “Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato nel modo in cui alcune persone stanno facendo. Io continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra, a cercare di promuovere la pace, il dialogo multilaterale tra gli stati per cercare la giusta soluzione ai problemi. Il messaggio della Chiesa è il messaggio del Vangelo, beati i costruttori di pace: io non guardo al mio ruolo come un politico, non voglio entrare in un dibattito con lui. Troppa gente sta soffrendo nel mondo”.

Questa è stata la risposta razionale all’attacco irrazionale, pubblicato su Truth, del presidente statunitense Donald Trump contro il papa, che ha auspicato la pace, accusandolo di aver osato ‘criticarlo’: “Papa Leone è debole in materia di criminalità e pessimo in politica estera. Parla della ‘paura’ dell’amministrazione Trump, ma non menziona la paura che la Chiesa cattolica, e tutte le altre organizzazioni cristiane, hanno provato durante il covid quando arrestavano sacerdoti, pastori e chiunque altro per aver celebrato funzioni religiose, anche all’aperto e mantenendo una distanza di tre o addirittura sei metri”.

Ed ha fatto un paragone davvero disgustoso ed infamante nei confronti di un papa: “Mi piace molto di più suo fratello Luigi che lui, perché Luigi è tutto maga. Lui capisce, e Leone no! Non voglio un Papa che pensi che sia ok che l’Iran abbia un’arma nucleare. Non voglio un Papa che pensi che sia terribile che l’America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che inviava enormi quantità di droga negli Stati Uniti e, peggio ancora, svuotava le proprie prigioni, liberando assassini, spacciatori e omicidi, nel nostro Paese”.

Ed ha concluso che è diventato papa perché Trump era già presidente degli USA: “E non voglio un Papa che critichi il Presidente degli Stati Uniti perché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante, ovvero portare i dati sulla criminalità ai minimi storici e creare il miglior mercato azionario della storia.

Leo dovrebbe essere grato perché, come tutti sanno, è stata una sorpresa scioccante. Non era su nessuna lista per diventare Papa, ed è stato messo lì dalla Chiesa solo perché era americano, e pensavano che sarebbe stato il modo migliore per trattare con il Presidente Donald J. Trump. Se non fossi alla Casa Bianca, Leo non sarebbe in Vaticano”.

 Dopo tale dichiarazione il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, ha inviato un messaggio di solidarietà e di buon auspicio per il viaggio al papa con l’augurio che i suoi messaggi possano essere ascoltati: “Il forte richiamo alla pace, così urgente in tempi tanto tribolati, al pari dell’invito all’unità e alla fraternità, contribuirà ad alimentare la consapevolezza dell’indispensabile contributo che ogni individuo e ogni collettività sono chiamati a fornire per superare le divisioni e salvaguardare la dignità dell’uomo. Sono certo che nessuno potrà rimanere indifferente rispetto a questi solenni appelli, rivolti soprattutto alle ultime generazioni, chiamate ad assumere la responsabilità e vivere la gioia del divenire fecondo seme di progresso sociale ed economico per i rispettivi Paesi e comunità”.

Anche i vescovi italiani hanno espresso ‘sdegno’ per le parole ‘rabbiose’ del presidente americano: “Unendosi a quanto affermato dal Presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, Mons. Paul S. Coakley, ricorda che il papa non è una controparte politica, ma il Successore di Pietro, chiamato a servire il Vangelo, la verità e la pace.

In un tempo segnato da conflitti e tensioni internazionali, la sua voce rappresenta un richiamo esigente alla dignità della persona, al dialogo e alla responsabilità. Le Chiese che sono in Italia rinnovano al Santo Padre vicinanza, affetto e preghiera, auspicando da parte di tutti rispetto per la sua persona e per il suo ministero”.

Anche L’Azione Cattolica Italiana, la Federazione Universitaria Cattolica Italiana, il Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale e il Movimento di Impegno Educativo di Azione Cattolica hanno espresso la loro ‘vicinanza’ al papa per le triviali parole del presidente Trump: “Le parole rivolte al Santo Padre dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nelle scorse ore, appaiono infatti inadeguate, alquanto volgari e non rispettose della natura e della missione del ministero petrino. Esse rischiano di alimentare una lettura impropria del ruolo del Papa, riducendolo a interlocutore politico tra gli altri, inserito nelle dinamiche della contrapposizione e del confronto tra parti”.

Ed hanno sottolineato il prezioso ruolo del papa: “Riteniamo invece necessario ribadire con chiarezza che il Papa non è una controparte politica. Egli è il Successore di Pietro, chiamato a confermare nella fede il popolo di Dio e a servire, senza alcun interesse di parte, il Vangelo, la verità e la pace sempre, ovunque e comunque. Il suo ministero si colloca su un piano radicalmente diverso da quello della competizione politica: è un servizio universale, rivolto a tutte le donne e a tutti gli uomini, credenti e non credenti, senza distinzioni. Per questo motivo, chiediamo con rispetto ma con fermezza che venga riconosciuta e custodita la dignità della persona di papa Leone XIV e del suo ministero”.

E’ stato un ‘attacco’ in quanto oggi solo il papa difende la pace tra i popoli e la dignità della persona: “Il confronto tra istituzioni e responsabilità pubbliche, anche quando è franco e articolato, non può mai degenerare in forme che mettano in discussione il rispetto dovuto a chi, come il Pontefice, rappresenta un punto di riferimento morale e spirituale a livello globale. In un tempo attraversato da guerre, tensioni internazionali, crisi umanitarie, lutti e sofferenze diffuse, la voce del Papa continua a levarsi come un richiamo esigente alla dignità inviolabile di ogni persona, alla centralità del dialogo, alla ricerca instancabile della pace e alla responsabilità condivisa delle nazioni e dei popoli.

E’ una voce che interpella le coscienze e invita tutti, a partire da chi esercita ruoli di governo, a scelte lungimiranti e orientate al bene comune. Come associazioni laicali impegnate nella vita ecclesiale e civile del Paese, in piena sintonia con i nostri vescovi, avvertiamo il dovere di sostenere con convinzione questo magistero, che non si presta a strumentalizzazioni, ma chiede ascolto, discernimento e responsabilità”.

Diplomazia, impegno e riforme

Radaelli con Leone XIV

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 13.04.2026 – Andrea Gagliarducci] – Il 28 marzo 2026, due settimane dopo la sua nomina ad Arcivescovo metropolita di Łódź, il Cardinale Konrad Krajewski ha preso possesso della sua sede, mantenendo la promessa di garantire che un vescovo guidasse la diocesi entro Pasqua.

Papa Leone XIV invita di unirsi alla preghiera per la pace sabato 11 aprile nella Basilica di San Pietro

Mani in preghiera

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 07.04.2026 – Vik van Brantegem] – In un tempo storico segnato da conflitti diffusi, tensioni internazionali e crescenti forme di indifferenza verso la sofferenza umana, risuona con rinnovata urgenza l’appello alla pace rivolto da Papa Leone XIV nel suo Messaggio Urbi et Orbi della Domenica di Pasqua 2026. Le sue parole, pronunciate dalla Loggia centrale della Basilica di San Pietro, si inseriscono nella tradizione della Chiesa quale voce profetica che richiama l’umanità alla responsabilità morale, alla conversione del cuore e alla riscoperta della fraternità universale. Non si tratta soltanto di un invito spirituale, ma di un’esortazione concreta e pressante affinché ogni uomo e ogni donna, indipendentemente dalla propria condizione o appartenenza, si faccia artefice di pace nella quotidianità.

Gli appelli alla pace di Papa Leone XIV e la voce della Santa Sede

Papa Leone XIV con la croce

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 06.04.2026 – Andrea Gagliarducci] –Papa Leone XIV ha portato personalmente la Croce in tutte le 14 stazioni della Via Crucis al Colosseo, il Venerdì Santo. È stato un gesto potente, non solo perché ha mostrato un pontefice in piena forma – come Papa Giovanni Paolo II all’inizio del suo pontificato, e anche Papa Paolo VI, che iniziò la tradizione della Via Crucis al Colosseo – ma anche perché aveva il potere delle azioni simboliche. I gesti di Leone XIV sono deliberati e radicati nella tradizione Cristiana e della romanitas. Questa è una chiave per comprendere il suo pontificato.

Verso una svolta?

Papa Leone XIV

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 30.03.2026 – Andrea Gagliarducci] – Con un’affermazione perspicace e ponderata, Papa Leone XIV ha al contempo ridefinito e relativizzato la questione dell’uso del rito antico. In un Messaggio ai vescovi francesi riuniti a Lourdes per la loro Assemblea Plenaria periodica, il Papa ha espresso la speranza che lo Spirito Santo li spinga a trovare «soluzioni concrete che consentano la generosa inclusione di coloro che aderiscono sinceramente al Vetus Ordo», ovvero ai riti più antichi, «secondo le linee guida stabilite dal Concilio Vaticano II in materia di liturgia».

Una Santa Messa privata al Santo Sepolcro non andava impedita

Cardinale Pizzaballa

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 29.03.2026 – Don Mario Proietti, CPPS] – A Gerusalemme oggi non è stata fermata una folla. Non è stata contenuta una manifestazione. Non è stato gestito un evento pubblico. È stata impedita una Messa privata, a porte chiuse, al Santo Sepolcro, nel giorno delle Palme, ai legittimi pastori della Chiesa di Gerusalemme.

Papa Leone XIV ai vescovi di Francia, attraverso il Cardinale Pietro Parolin: identità cattolica, giustizia e unità liturgica

Assemblea plenaria vescovi francesi

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 26.03.2026 – Vik van Brantegem] – Un messaggio inviato a nome del Santo Padre Leone XIV dal Segretario di Stato di Sua Santità il 18 marzo 2026 e trasmesso per via della Nunziatura Apostolica in Francia – pubblicato il 25 marzo 2026 sul sito della Conferenza Episcopale Francese – affronta senza reticenze le principali sfide della Chiesa in Francia: scuola Cattolica, abusi e liturgia. Il testo inviato ai vescovi francesi delinea non una rottura, ma un orientamento pastorale che unisce chiarezza dottrinale e ricerca dell’unità ecclesiale: custodire l’identità Cattolica, affrontare con verità le ferite, ricomporre le divisioni.

Verso la definizione di un pontificato

Papa Leone XIV

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 23.03.2026 – Andrea Gagliarducci] –Mentre ci avviciniamo al primo anniversario della sua elezione, sembra che Papa Leone XIV stia iniziando a rivelare i contorni e la sostanza del suo pontificato.

Card. Battaglia ai mercanti di morte: convertitevi

“Ai mercanti della morte, a voi che fate affari con il sangue degli uomini, a voi che contate i profitti mentre le madri contano i figli, a voi che chiamate ‘strategia’ ciò che il Vangelo chiama scandalo, rivolgo parole che non nascono dalla diplomazia, ma dalla ferita”: con parole forti l’arcivescovo di Napoli, card. Domenico Battaglia, ha scritto in forma poetica una lettera ai ‘mercanti di morte’.

Una lettera in cui il cardinale ha sottolineato la necessità di custodire: “Vi scrivo da questa terra che trema. Trema sotto i passi dei poveri, sotto il pianto dei bambini, sotto il silenzio degli innocenti, sotto il rumore feroce delle armi che avete costruito, venduto, benedetto dal vostro cinismo. Vi scrivo mentre il mondo sembra aver imparato di nuovo il linguaggio di Caino.

Quel linguaggio antico e terribile che domanda: ‘Sono forse io il custode di mio fratello?’ Ed invece sì, lo siamo. Lo siamo tutti. E voi, più di altri, perché avete scelto non soltanto di voltare lo sguardo, ma di trarre guadagno dalla ferita del fratello”.

Ed ha raccontato lo smarrimento del mondo a causa dei mercanti di morte: “Ci sono notti, in questo tempo, in cui l’umanità sembra smarrirsi. Notti lunghe, dove il cielo non consola e la terra restituisce soltanto macerie. Eppure proprio lì, nel cuore della notte, il Vangelo continua a ostinarsi.

Continua a dire che nessun uomo è nato per essere bersaglio. Che nessun bambino ha il destino della polvere. Che nessuna madre deve imparare a riconoscere il figlio da un brandello di stoffa. Che la pace non è una debolezza da deridere, ma la forma più alta della forza”.

Qui sta la differenza tra il pane e le armi: “Voi fate il contrario del pane. Il pane si spezza per sfamare. Le armi spezzano i corpi per affamare il futuro. Il pane mette gli uomini a tavola. Le armi scavano fosse, svuotano case, allungano tavole senza commensali. Il pane ha il profumo delle mani”.

Le armi hanno l’odore freddo dei bilanci. E ditemi: come fate? Come riuscite a dormire sapendo che dietro ogni contratto c’è una carne aperta? Che dietro ogni firma c’è una scuola svuotata, un ospedale abbattuto, un volto cancellato? Come fate a chiamare ‘mercato’ ciò che, davanti a Dio, ha il nome più semplice e più terribile: peccato?”

E’ una lettera che non è una condanna: “Non vi parlo da giudice. Non ho tribunali da aprire. Vi parlo da uomo e da pastore. Da credente ferito dalla ferocia dei tempi. Da vescovo che sente nelle viscere il grido di Cristo ancora crocifisso nei popoli umiliati, nelle città devastate, nei corpi senza nome che il mare restituisce e la guerra nasconde.

Perché il Crocifisso oggi ha le mani dei civili sepolti sotto le bombe. Ha gli occhi sbarrati dei bambini che non sanno dare un nome all’orrore. Ha il volto delle donne che stringono fotografie invece di abbracciare figli. Ha la sete dei profughi, la paura dei vecchi, il tremore di chi non ha più una casa e nemmeno una lingua per raccontare il dolore”.

E’ un invito a guardare il Crocifisso, chiedendo di non cambiare le parole: “E voi, mercanti della morte, continuate a passare sotto quella croce come passarono un giorno i soldati, spartendovi le vesti del condannato. Solo che oggi non tirate a sorte una tunica: tirate a sorte interi popoli. Scommettete sulle frontiere, sui rancori, sulle escalation, sugli equilibri armati.

Ed intanto chiamate pace la paura, chiamate ordine il dominio, chiamate sicurezza la minaccia permanente. Ma non c’è sicurezza dove si semina morte. Non c’è futuro dove si educano i giovani al sospetto. Non c’è giustizia se la ricchezza di pochi si fonda sul lutto di molti. E non ci sarà pace finché la guerra resterà un investimento accettabile”.

Ed il Vangelo è un invito a cambiare mentalità: “Il Vangelo, invece, non tratta. Il Vangelo non benedice le industrie della distruzione. Il Vangelo non si abitua ai morti. Il Vangelo non sopporta che il dolore diventi statistica e che i massacri si consumino dentro il commento stanco di un notiziario. Il Vangelo mette un bambino al centro. Sempre. E quando un bambino è al centro, tutte le vostre ragioni crollano. Crollano le dottrine militari, le alleanze opportunistiche, le giustificazioni geopolitiche, i linguaggi tecnici con cui nascondete la vergogna”.

Per questo ha chiesto la conversione: “Perché davanti a un bambino ucciso non esiste più destra o sinistra, oriente o occidente, amico o nemico: esiste solo l’abisso. Io vi chiedo, allora, non solo di fermarvi. Vi chiedo di convertirvi. Sì, convertirvi. Parola antica, parola scandalosa, parola necessaria. Convertirsi significa smettere di pensare che tutto abbia un prezzo. Significa riconoscere che la vita umana è sacra, o non sarà più umana. Significa uscire dalla logica del profitto per entrare in quella della custodia. Significa avere il coraggio, finalmente, di perdere denaro per salvare uomini”.

Una conversione perché il Vangelo è esigente: “Abbiate un sussulto. Uno solo, ma vero. Lasciate che vi raggiunga il pianto che avete tenuto fuori dalle vostre stanze. Lasciate entrare il nome dei morti nei vostri consigli di amministrazione. Lasciate che una madre vi venga a disturbare i conti. Lasciate che il Vangelo vi rovini la quiete. Perché non c’è pace senza disarmo del cuore, e non c’è disarmo del cuore finché la mano resta aggrappata al profitto”.

La guerra inizia con un’ingiustizia: “La guerra non comincia quando cade la prima bomba. Comincia molto prima: quando il fratello diventa un ostacolo, quando il povero diventa irrilevante, quando la compassione viene giudicata ingenua, quando l’economia smette di servire la vita e decide di usarla”.

Questo è il motivo della lettera per un’apertura alla Pasqua: “Eppure io non vi scrivo per consegnarvi alla disperazione. Vi scrivo perché persino per voi esiste una strada. Dio non smette di bussare nemmeno alle porte più blindate. Anche per voi c’è una possibilità di riscatto. Anche per voi c’è un Venerdì Santo che può aprirsi alla Pasqua. Ma dovete scendere. Scendere dai piedistalli del potere, dai linguaggi che assolvono, dalle stanze dove la morte viene progettata senza odore e senza volto”.

E’ un invito a ritornare uomini: “Dovete tornare uomini. Prima che dirigenti, azionisti, strateghi, intermediari: uomini. Uomini capaci di vergogna, e quindi di verità. Io sogno il giorno in cui le vostre fabbriche cambieranno vocazione. In cui il ferro non diventerà proiettile ma aratro, in cui l’ingegno non servirà a perfezionare l’offesa ma a custodire la vita, in cui i capitali saranno spesi per curare, istruire, ricostruire, accogliere”.

Tale ‘sogno’ del cardinale è la pace: “Sogno il giorno in cui la parola ‘profitto’ non farà più rima con ‘funerale’. E so che qualcuno sorriderà, chiamando tutto questo ingenuità. Ma l’unica vera ingenuità, oggi, è credere che la guerra salvi. L’unica vera follia è pensare che si possa continuare a incendiare il mondo senza bruciare con esso. L’unico realismo possibile, ormai, è la pace.

Per questo vi affido una domanda che non vi lascerà in pace, spero: quanto sangue vi basta? Quanto dolore deve ancora attraversare la storia perché comprendiate che state trafficando non con merci, ma con figli, con madri, con volti, con carne amata da Dio? Fermatevi. Prima che sia troppo tardi per i popoli. Prima che sia troppo tardi per voi. Fermatevi, e ascoltate il Vangelo della pace, che non urla ma insiste, che non schiaccia ma converte, che non umilia ma chiama per nome. Ascoltate Cristo, disarmato e vero, che continua a dire: Beati gli operatori di pace”.

L’ultimo brano della lettera è una descrizione degli operatori di pace: “Non i calcolatori di guerra. Non i garanti dell’equilibrio armato. Non i venditori di paura. Gli operatori di pace. Il mondo ha bisogno di mani che rialzino, non di mani che armino. Ha bisogno di coscienze sveglie, non di profitti ciechi”.

Gli operatori di pace sono profeti: “Ha bisogno di profeti, non di mercanti. E noi, Chiesa del Vangelo, non taceremo. Non per ideologia, ma per fedeltà. Non per ingenuità, ma per obbedienza a Cristo. Non perché ignoriamo la complessità della storia, ma perché conosciamo il valore infinito di ogni vita. A voi, mercanti della morte, dico dunque l’ultima parola non come condanna, ma come supplica: restituite il futuro.

Restituite il respiro. Restituite i figli alle madri, i padri alle case, i sogni alla terra. Restituitevi alla vostra umanità. La pace vi giudicherà. Ma, se lo vorrete, la pace potrà ancora salvarvi. Con dolore, con speranza, con il Vangelo tra le mani”.

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