Vita comunitaria

Giornata missionaria: la missionarietà alla luce del Concilio Vaticano II

In occasione della celebrazione della Giornata Missionaria Mondiale, papa Benedetto XVI, scrive nel messaggio ‘Chiamati a far risplendere la Parola di verità’, frase ripresa dalla lettera apostolica ‘Porta Fidei’, che tale giornata ha un significato speciale: “La ricorrenza del 50° anniversario dell’inizio del Concilio Vaticano II, l’apertura dell’Anno della fede e il Sinodo dei Vescovi sul tema della nuova evangelizzazione concorrono a riaffermare la volontà della Chiesa di impegnarsi con maggiore coraggio e ardore nella missio ad gentes perché il Vangelo giunga fino agli estremi confini della terra. Il Concilio Ecumenico Vaticano II, con la partecipazione dei Vescovi cattolici provenienti da ogni angolo della terra, è stato un segno luminoso dell’universalità della Chiesa, accogliendo, per la prima volta, un così alto numero di Padri Conciliari provenienti dall’Asia, dall’Africa, dall’America Latina e dall’Oceania. Vescovi missionari e Vescovi autoctoni, Pastori di comunità sparse fra popolazioni non cristiane, che portavano nell’Assise conciliare l’immagine di una Chiesa presente in tutti i Continenti e che si facevano interpreti delle complesse realtà dell’allora cosiddetto ‘Terzo Mondo’. Ricchi dell’esperienza derivata dall’essere Pastori di Chiese giovani ed in via di formazione, animati dalla passione per la diffusione del Regno di Dio, essi hanno contribuito in maniera rilevante a riaffermare la necessità e l’urgenza dell’evangelizzazione ad gentes, e quindi a portare al centro dell’ecclesiologia la natura missionaria della Chiesa”.

 

Libano, un mese dopo. Tre giovani libanesi ricordano la visita del Papa. Tra sfide e speranze.

“Il Papa con la sua visita ci ha portato non soltanto la pace ma anche un gioia grandissima. Ha toccato tutte le problematiche che viviamo ogni giorno e questo ci ha dato una pace nel cuore, perché adesso sappiamo che il Papa , la Chiesa, è accanto a noi, conosce i nostri problemi, e vuole aiutarci”. Joseph Sawaya ha 28 anni, ed è un ingegnere meccanico. È uno dei tanti giovani libanesi che sono andati a Bkerké, ad ascoltare il Papa. Ancora a un mese di distanza, il messaggio del Papa è molto sentito in Libano. Anche se all’entusiasmo dei primi giorni, in alcuni ha preso posto anche l’analisi, fredda, lucida, della situazione libanese.

 

A 100 anni dalla nascita di papa Albino Luciani

Il rettore della Pontificia Università Lateranense e postulatore della causa di beatificazione di papa Giovanni Paolo I, mons. Enrico Dal Covolo, nella festività dei santi Pietro e Paolo, patroni di Agordo, in provincia di Belluno, aveva annunciato: “Il 17 ottobre, nel centenario della nascita di Albino Luciani, assieme alla collaboratrice Stefania Falasca, consegnerò ufficialmente al cardinal Angelo Amato, prefetto della Congregazione per la causa dei Santi, la ‘positio’ relativa al ‘Servo di Dio’ Giovanni Paolo I… La positio è un dossier consistente in due grossi volumi rossi: il primo raccoglie le testimonianze sulla vita e le virtù di Luciani, mentre il secondo è incentrato soprattutto sulla storia del personaggio. In tali opere si trovano attestati al meglio l’eroicità e le virtù di Giovanni Paolo I che saranno quindi esaminati a due livelli: dagli esperti della Congregazione e successivamente dai membri della stessa. Se l’esito di tale esame sarà positivo, come sono certo, allora il papa autorizzerà l’attribuzione del titolo di ‘venerabile’. Il processo proseguirà quindi sulla completa verifica del miracolo, sigillo dell’iter, già avviato molto bene, per cui entro pochi anni il vostro illustre conterraneo salirà all’onore degli altari come beato”. La città di Agordo è stata molto legata a papa Albino Luciani, in quanto due mesi prima di essere eletto papa, il patriarca di Venezia, come ha ricordato mons. Dal Covolo, visitò la comunità: “In quell’occasione Luciani ricordò con commozione il periodo più bello della sua vita trascorso ad Agordo accanto ai bambini, alle persone semplici, ai poveri e ai minatori di Valle Imperina”.

 

La bandiera europea e le dodici stelle di Maria

La bozza definitiva della Costituzione d’Europa presentata a Bruxelles il 10 luglio del 2003 non faceva nessun riferimento, nel preambolo, alle radici giudaico-cristiane dell’Europa. Ma – e forse questo è sfuggito a quanti hanno promosso una costituzione senza radici – in quella Costituzione c’era molto cristianesimo. Specialmente nel momento in cui si ribadisce solennemente che la bandiera europea è azzurra con dodici stelle disposte a cerchio. Perché colori, simboli e disposizione in tondo della bandiera vengono direttamente dalla devozione mariana. Di più: sono un segno esplicito di omaggio alla Vergine.

 

In dialogo sul Concilio Vaticano II con padre Bartolomeo Sorge (seconda parte)

Concludiamo la conversazione con padre Bartolomeo Sorge sul Concilio Vaticano II con una citazione da papa Paolo VI, che nell’udienza del 12 gennaio 1966 diceva: “Noi siamo stati abituati a porre la religione ai margini dell’esperienza sensibile e della ragione scientifica, confinandola al limite delle nostre cognizioni sull’immensa sfera del mistero della natura, quasi che la religione si fondasse sull’ignoranza delle possibili soluzioni dei problemi oscuri, che un giorno la scienza potrebbe risolvere; ed ecco invece un ritorno dell’istanza religiosa, non tanto dai confini esterni della scienza, nei quali era stata relegata, ma al di sopra del campo scientifico, per scendere nel cuore di esso e per ricavare con antica e nuova sapienza, a sua esaltazione e ad onore dell’umana conoscenza da quanto è, da quanto dice ordine, legge, fine, e bellezza un’apologia di sé, una sua propria necessità, e una sua giovanile capacità di riprendere l’inno della creazione e di tutto illuminare e beatificare… Il quale per di più nella sua prima e magnifica Costituzione, quella sulla Sacra Liturgia, ha compiuto un atto di fede e di pietà, che deve penetrare tutta la mentalità religiosa della Chiesa, e deve riaccendere in lei – diciamo principalmente nel popolo di Dio, nei fedeli tutti – un senso di presenza e di comunione con Cristo, nello Spirito Santo, tale da ravvivare magnificamente le attitudini religiose dell’uomo moderno, e da rimettere nel suo cuore e sulle sue labbra la insuperabile e inebriante preghiera evangelica: ‘Padre nostro, che sei nei cieli…’. Pensate, Figli carissimi, pensate allo spirito religioso del Concilio; e dite poi a voi stessi se il vento di Pentecoste non viene, soave o impetuoso che sia, a invadere le anime vostre”.

 

Vita contemplativa, le monache agostiniane parlano di vocazioni

A Guadarrama in Spagna si è svolta l’Assemblea delle rappresentanti di tutti I monasteri di vita contemplativa dell’Ordine di Sant’Agostino. Oltre un centinaio di monache agostiniane provenienti dai cinque continenti in cui è diffuso l’Ordine hanno partecipato a questa Assemblea che ha fra gli scopi, oltre alla discussione sulla formazione e sulla dimensione vocazionale, la promozione di una migliore comprensione delle diverse modalità con cui si può vivere la vocazione contemplativa all’interno dell’Ordine, il rafforzamento dei vincoli di amicizia, la comunicazione con i monasteri che non sono confederati e il processo di rinnovamento delle Costituzioni.  Ora la discussione si sposta nei singoli monasteri. L’Ordine di Sant’Agostino ha attualmente ottantatre monasteri di vita contemplativa: in questa assemblea le monache agostiniane desiderano approfondire la comprensione e l’esperienza della bellezza della vita contemplativa agostiniana, con riguardo alla ricca spiritualità che ne è alla base.

Anche Aldo Moro nell’albo dei possibili beati

Anche la politica ha bisogno di abbeverarsi alle sorgenti della santità, non fosse altro che per restituire credibilità a questa difficile esperienza di “res publica” che don Luigi Sturzo concepiva “come saturata di eticità, ispirata all’amore per il prossimo, resa nobile dalla finalità del bene comune”, e così può accadere – come avvenuto già in passato con Alcide De Gasperi e Giorgio La Pira – di vedere iscritti nell’albo dei possibili beati lo statista democristiano Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse il 9 maggio 1978, dopo 55 giorni di prigionia. Dopo il nulla osta firmato dal card. Agostino Vallini, vicario del papa per la Diocesi di Roma, che attribuisce ad Aldo Moro il titolo di “Servo di Dio”, il Presidente del Tribunale Diocesano di Roma ha, infatti, avviato l’inchiesta sulla beatificazione del compianto statista democristiano.

 

Loreto: i catechisti sono come pietre vive

A Loreto è tutto pronto per accogliere papa Benedetto XVI, che giovedì 4 ottobre si recherà nella città mariana sulle orme del beato Papa Giovanni XXIII, che prima di aprire il Concilio Vaticano II, vi si recò. Un cammino di attesa iniziato nel periodo estivo con alcuni convegni sull’iniziazione della fede:  nelle Marche operano 10.000 catechisti in 824 Parrocchie di cui metà sotto i 1000 abitanti. Quindi il presidente della Conferenza Episcopale Marchigiana, l’Arcivescovo di Fermo, mons. Luigi Conti, aprendo i lavori del Convegno Catechistico Regionale ‘Come Pietre Vive’, organizzato presso il Centro Pastorale Giovanni Paolo II, ha affermato che i Vescovi delle Marche vogliono far crescere una Chiesa come edificio armonico, una costruzione che  combaci con la pietra d’angolo preziosa davanti a Dio: “Raccogliendo l’esortazione di san Paolo dobbiamo verificare e discernere se siamo pietre vive, non conformati alla mentalità del tempo.  Il convegno si colloca nel cammino dell’Anno della Fede e con il 2° Convegno Ecclesiale Regionale che si concluderà il 22-24 novembre 2013, due eventi molto significativi che vanno affrontati con lo spirito giusto. Dobbiamo chiederci con coraggio se le nostre Chiese sono feconde o sterili e riescano a generare ancora cristiani in grado di trasmettere la fede alle nuove generazioni”.

 

Una road map per la Chiesa in Europa. Per aiutare la coesione sociale

È una road map fatta più di domande che di risposte, quella che Giampaolo Crepaldi ha presentato al Seminario sulla Coesione Sociale promosso. dalla Commissione Caritas in Veritate del Consiglio delle Conferenze Europee da lui presieduta. Più domande che risposte perché “per avere delle risposte bisogna avere delle domande fatte in maniera adeguata”. Una prospettiva che riprende, in fondo, quanto era venuto fuori dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio Van Thuan. Si deve, diceva il rapporto, “Liberare la Dottrina Sociale dalle catene”. E per liberarla dalle catene, è necessario farsi dalle domande. A partire proprio dalla difficile situazione europea.

 

La Chiesa può contribuire a creare una cittadinanza europea. Intervista a Vincenzo Buonomo

Costruire la cittadinanza europea con più ampi contenuti sociali. È questo il contributo che può dare la Chiesa in Europa. Lo afferma Vincenzo Buonomo, professore ordinario di Diritto Internazionale e di Diritto dell’Unione Europea all’Università Lateranense. In fondo, sono state le istituzioni della Chiesa – parrocchie, associazioni del Terzo Settore, scuole, ospedali – a contribuire alla formazione dell’Europa e a mantenere il sogno di un’Europa unita, specialmente oggi che l’Unione è basata soprattutto sul mercato e con la crisi vede aumentare i bisogni e accrescersi le povertà. La Chiesa può e deve contribuire a riportare l’accento sulla persona umana, più che sull’economia.

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