Vita comunitaria

Un sostegno all’Alzheimer… Con il Gospel e la MusicArTerapia si può

Gospel e MusicArTerapia sostengono la vita dei malati di Alzheimer. Nel Salento questo dato si sperimenta dal 2003, quando nacque il progetto di ricerca per la cura sociale delle persone affette dalla malattia, grazie alla collaborazione tra l’Associazione Alzheimer Lecce, presieduta dalla dottoressa Renata Franchini, e la Scuola Nazionale di MusicArTerapia, sede didattica di Lecce, coordinata dai docenti Rita Cappello, Mauro Colella e Tyna Maria Casalini.

 

Tanti giovani alla Tendopoli di san Gabriele

Migliaia di pellegrini hanno partecipato, a fine agosto, alla conclusione della XXXII Tendopoli, partecipando al Santuario di San Gabriele dell’Addolorata alla messa celebrata dal cardinale Angelo Comastri, vicario del Papa per la Città del Vaticano: “L’amore sta nel dare la vita, nel vivere per gli altri, non nel succhiare amore ovunque. Oggi viviamo in piena crisi di amore. Madre Teresa di Calcutta diceva che ‘la più grande povertà di oggi è quella di non amare’. E nei paesi ricchi, ragazzi, sta scomparendo l’amore. Per questo c’è tanta violenza, proprio perchè si sta spegnendo l’amore. Si sfasciano le famiglie non perchè finisce l’amore, ma perchè non c’è mai stato… Chi potrà insegnarci l’amore? Solo Dio. San Gabriele diceva ‘la mia vita è una gioia continua’, perchè viveva l’amore vero. Anche nel nostro tempo abbiamo avuto un’icona d’amore: Giovanni Paolo II. Poco prima di morire, durante la via Crucis del venerdì santo, non potendo fare la via Crucis la seguì da uno schermo con un crocifisso in mano rivolto verso se stesso. Pochi giorni dopo, il 30 marzo, pur non potendo più parlare, lui che era stato un grande comunicatore, né potendo più muoversi, lui che era stato un grande camminatore, si svegliò e disse sottovoce ‘oggi è mercoledì, la gente viene e non voglio deluderla’. Giovanni Paolo II a fatica si alzò e volle il microfono davanti alla finestra. Non riuscì a dire nulla, se non a fare un segno di croce che voleva dire ‘sono contento’. Io che ho visto i suoi occhi vi assicuro che erano contentissimi perchè aveva vissuto la sua vita amando. E allora cari giovani non vi lasciate imbrogliare: questa è la strada della felicità”.

Addio al card. Carlo Maria Martini, mediatore della modernità

“Dio sta oltre la notte”. Carlo Maria Martini lo aveva scritto in un lungo itinerario “Incontro al Signore Risorto”, pubblicato nella Biblioteca Universale Cristiana di Famiglia Cristiana. Era una lunga meditazione che partiva proprio dalla Resurrezione di Cristo. E sì che sul confronto tra l’attesa dell’agonia di Cristo e la gloria della Resurrezione, Martini tenne anche delle meditazioni televisive, quando ancora non era stato costretto dal morbo di Parkinson a “passare dalla parola al silenzio”. Fino alla morte sopraggiunta oggi, Carlo Maria Martini non ha cessato di essere una voce viva e vibrante nel mondo culturale. Aveva smesso di scrivere sul Corriere della Sera – dove teneva una rubrica di posta – il 24 giugno di quest’anno. Ormai la malattia era in fase terminale, e se ne era reso conto. La morte sopraggiunta nella serata di oggi era in qualche modo attesa. Ma lascia comunque un senso di vuoto profondo.

 

Nigeria: gli agostiniani restano per educare alla pace

Una testimonianza che è al tempo stesso segno di speranza e volontà di contribuire a portare la pace, ricostruire il dialogo, essere accanto al popolo che soffre. Così il Priore Generale dell’Ordine di Sant’Agostino, Padre Robert F. Prevost, ha definito la decisione presa dai frati della Provincia Agostiniana della Nigeria che nelle difficoltà attuali hanno scelto di restare accanto al popolo che soffre. Padre Prevost ha parlato di questa decisione del Capitolo degli Agostiniani della Nigeria, al quale ha partecipato, durante l’omelia della S. Messa celebrata il 28 agosto sulla Tomba di Sant’Agostino a Pavia nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro. Sul presbiterio della Basilica, davanti all’Arca marmorea del sec. XIV ai piedi della quale riposa Sant’Agostino, ardono decine di lampade, ognuna con la bandiera di una nazione in cui è presente l’Ordine. Fra di esse, è presente anche la lampada della Nigeria. Il Priore Generale ha voluto condividere l’esperienza vissuta negli ultimi giorni, esperienza che esprime un elemento essenziale della dottrina di sant’Agostino: promuovere la comunione, la comunità, l’unità fra tutti i fedeli.

Meeting di Rimini: la natura dell’uomo è rapporto con l’infinito

Ad aprire la settimana sarà il presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Monti, sul tema ‘I giovani per la crescita’, a cui in serata seguirà lo spettacolo inaugurale ‘The villager’s opera’ della Compagnia Caracalla Dance Theatre, composta da oltre cinquanta ballerini, attori e cantanti in scena, provenienti da tutto il mondo, costumi ricchi di colori e accessori scintillanti, una scenografia allo stesso tempo moderna e barocca, musiche inebrianti e coinvolgenti. La compagnia libanese è stata definita ‘il re del mondo teatrale musicale nel Medio Oriente’ e sarà al Meeting con un tema universale come quello dell’amore tra due giovani e del conflitto tra le loro famiglie. Il risultato è uno spettacolo di grande impatto emotivo e popolare perché ricco di particolari e semplice nella narrazione che desidera parlare al pubblico di ogni paese. Caracalla è anche una scuola di danza, aperta dodici ore al giorno, che riunisce circa milleseicento bambini di diversa età e di diversa tradizione e religione.

 

E come sempre non potevano mancare le mostre. La più importante è quella allestita nel centro della città sul ‘400 italiano ‘Gli angeli della Pietà’: si tratta della raffigurazione del Cristo morto con quattro angeli di Giovanni Bellini, il grande pittore col quale inizia il Rinascimento dell’arte a Venezia verso il 1450. Il tema di Cristo morto con gli angeli è molto caro all’arte veneziana e in particolare a Giovanni Bellini, un pittore che riesce, come nessun altro a Venezia fra Quattro e Cinquecento, a interpretare ‘con vivo senso’ i soggetti religiosi: dalle Madonne col Bambino, alle pale d’altare, alle diverse rappresentazioni della Passione e del Cristo uomo dei dolori. Uno dei filoni d’indagine di questa mostra riminese è proprio d’ordine iconografico e si sviluppa grazie al confronto con altre bellissime opere del Quattrocento: il Cristo e angeli di Marco Zoppo, cui si aggiunge dello stesso pittore il San Giovanni decollato, entrambi nel Museo Civico di Pesaro; il rilievo in cartapesta del Museo di Faenza; la tavola del bolognese Francesco Francia della Pinacoteca Nazionale di Bologna; la splendida medaglia di bronzo di Matteo de’ Pasti.

Un’altra mostra è dedicata alla struttura delle immagini nelle opere di Dostoevskij, mettendone in evidenza la funzione. L’icona e il quadro, visti attraverso il prisma del metodo creativo di Dostoevskij, si rivelano allo spettatore non come qualcosa che si esclude a vicenda ma come qualcosa di complementare, l’una rivolta verso l’altro nella creazione della cultura cristiana: l’icona guarda l’uomo, procede in direzione dell’uomo dalle regioni del divino, mentre i quadri sacri si rivolgono a Dio prendendo le mosse dalla profondità del nostro mondo. Ma allo stesso tempo l’icona si trova anche nelle profondità più recondite dell’uomo stesso e il quadro guarda a Dio con i Suoi stessi occhi. I due tipi di immagini del mondo cristiano, alla base delle quali c’è la doppia natura di Cristo, trovandosi una di fronte all’altra, riproducono in ogni singola rappresentazione l’unica immagine di Colui che, essendo contemporaneamente Dio e uomo, è diventato la via e il ponte tra due mondi. Infine una terza mostra è dedicata al genetista francese Jérôme Lejeune, fondatore della genetica clinica.

Emilia Guarnieri, Presidente della Fondazione Meeting per l’Amicizia fra i popoli, ha ribadito: “Tante sono oggi le problematiche che il titolo del Meeting vuole illuminare: dal tema del diritto in tutte le sue varie accezioni alle questioni poste dalla ricerca scientifica, fino alla sfida del cambiamento imposta dalla crisi alla vita della gente e delle nazioni. Se l’uomo è rapporto con l’infinito, solo tale rapporto può fondare adeguatamente i diritti di ogni persona e di ogni popolo, ponendo i termini di una organizzazione sociale e civile libera e dignitosa. Così come ogni indagine scientifica sull’uomo, sulla sua struttura biologica e neurologica, non potrà prescindere dal riconoscimento di un rapporto ultimo e misterioso da cui l’uomo è definito e che lo rende ‘indisponibile’ a qualunque manipolazione… Solo l’esperienza vissuta di tale rapporto, infatti, crea uomini certi della propria identità e liberi nel riconoscere quella altrui, capaci di costruire insieme e di prendere iniziativa nella cultura, nell’economia e nella politica per un bene comune”.

Infine, il direttore del Meeting, Sandro Ricci ha confermato i grandi numeri  attesi della kermesse: “Innanzitutto l’estero: oltre ai 150 volontari che arriveranno da 20 paesi, continuano ad arrivarci segnalazioni di gruppi organizzati che arriveranno a Rimini, come 100 persone dalla Germania per esempio oppure i gruppi che arriveranno in occasione della mostra sull’Albania, sull’America Latina, i 50 libanesi dello spettacolo inaugurale, gli spagnoli del Flamenco, dall’Egitto gli amici del Meeting Cairo. Siamo coscienti che soprattutto per Rimini questo è un anno zero dal punto di vista turistico, ma la nostra speranza è che il Meeting possa confermare le quasi 800.000 presenze dell’anno scorso… Ci tengo a ricordare che in questo periodo di crisi la nostra manifestazione è un’occasione di lavoro per tante persone: 8.400.000 euro di budget per 580 aziende fornitrici, il 90% di queste sono del nostro territorio. Senza contare poi l’indotto sul territorio delle migliaia di presenze che vengono per il Meeting”.

Un Ferragosto diverso. Viaggio a Cento, dove il terremoto ha fatto chiudere le chiese

“Stavo proprio iniziando a celebrare la Messa. Appena finito il canto iniziale, sento un rumore provenire da terra. Quindi, comincia a tremare tutto, vengono giù i calcinacci, dato che c’è un controsoffitto. Siamo scappati tutti fuori. Nessuno è stato colpito. Ma la Chiesa è stata dichiarata inagibile”. Comincia così, il racconto di padre Giuseppe De Carlo, frate cappuccino della comunità di Cento. Pur essendo in provincia di Ferrara, Cento fa parte della diocesi di Bologna. Una delle cinque diocesi colpite dalle scosse di terremoto che hanno colpito l’Emilia a maggio. È un Ferragosto diverso, per le parrocchie di Cento. Ora che non ci sono più i riflettori sulle terre colpite dal terremoto, c’è da raccontare un mondo che sta cominciando a ricostruirsi. E che per ricostruirsi punta sulle piccole comunità. E dove le piccole comunità si riuniscono se non in parrocchia?

 

Hiroshima e Nagasaki. I miracoli di Maria e il ricordo nella speranza di un mondo di pace

Ad Hiroshima, quel 6 agosto 1945, c’era anche una piccola comunità di otto gesuiti. Il loro presbiterio era proprio nel raggio di devastazione della bomba atomica. Ma sia loro che il presbiterio rimasero illesi. E attribuirono il miracolo al fatto che vivevano ogni giorno il mistero di Fatima. Quando ci si ricorda di Hiroshima, della prima bomba atomica della storia sganciata su una città, si pensa subito alla devastazione e alla morte che portò quell’atto di guerra. Tre giorni dopo, il 9 agosto, l’attacco atomico toccherà a Nagasaki, una città composta per due terzi da cristiani, e anche lì avverrà che un convento rimarrà miracolosamente illeso. E poi, più nulla. Il Giappone è rimasta l’unica nazione ad essere vittima di un attacco nucleare. Ma è anche una nazione che sa come rialzarsi, e che sa ricordare. E tra i ricordi di Hiroshima, c’è anche quello del miracolo ricevuto da otto padri gesuiti.

 

Per lo sviluppo della città occorre una relazione tra Eucaristia, società, famiglia

Per mons. Giuseppe Merisi, vescovo di Lodi e presidente della Caritas Italiana c’è una stretta relazione tra eucaristia, società e famiglia, in vista della costruzione del bene comune, pur sapendo ben distinguere la sfera civile e la sfera religiosa: “Cogliamo questa occasione per contribuire alla riflessione sul nesso tra un gesto religioso posto all’interno di una fede, o, più specificamente, la celebrazione dell’eucaristia da una parte, e, dall’altra, la vita di tutti i giorni negli ambiti familiari e sociali. Nella logica di una laicità correttamente intesa, riteniamo giusto che dell’eucaristia si parli, come stasera, anche di fronte ai responsabili della vita civile. Che ci sia distinzione fra l’ecclesiale e il civile, fra la parrocchia e il Comune, fra lo Stato e la Chiesa, non esime l’istituzione pubblica dall’interrogarsi sulle convinzioni profonde dei cittadini che rappresenta, né esime la comunità ecclesiale dall’impegno di testimoniare in modo credibile la propria fede nella vita sociale, partecipando ai dibattiti comuni, dando ragione delle proprie scelte e chiedendo la libertà, per sé e per tutti, di celebrare e manifestare la propria fede”.

“Porta per il Vangelo, Cammino verso il Regno”. Si apre il III congresso mondiale di educatori agostiniani

Si apre domani mattina a Lima il III Congresso di Educatori e Scuole Agostiniane: duecentocinquanta educatori e alunni delle scuole agostiniane, provenienti da tutto il mondo, si incontreranno nella capitale andina per discutere sul tema “Porta per il Vangelo, Cammino verso il Regno”. Il Priore Generale dell’Ordine di Sant’Agostino, Padre Robert F. Prevost, spiega “L’Ordine di Sant’Agostino da secoli pone grande attenzione all’ambito educativo impegnandosi in questo campo. L’Ordine ha molte scuole nei cinque continenti dove partecipa alla missione della Chiesa di insegnare, di annunciare la Parola e di formare i giovani. Siamo quindi impegnati a dare una formazione cristiana e cattolica nello stile agostiniano che possa aiutare i giovani e le famiglie”.

 

Acs aiuta a ricostruire l’asilo di Finale Emilia.Casa di una grande famiglia

«Ricostruire l’asilo del Sacro Cuore». Non ha avuto la minima esitazione monsignor Ettore Rovatti, parroco della Chiesa dei SS. Filippo e Giacomo di Finale Emilia, in provincia di Modena. Quando Aiuto alla Chiesa che Soffre ha chiesto quali fossero le necessità dei suoi fedeli dopo il terremoto, don Ettore ha pensato subito ai bambini. ACS-Italia ha immediatamente accolto il suo appello e lanciato la campagna «Aiutaci a ricostruire l’asilo di Finale Emilia». «Una proposta particolare per i benefattori italiani – afferma Massimo Ilardo, direttore della sede italiana di ACS – le cui offerte varcano ogni giorno i confini di Paesi lontani. Stavolta c’è bisogno di noi qui in Italia. E l’aiuto che chiediamo è davvero straordinario».

 

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