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A Napoli il Bicentenario dell’Incoronazione dell’Immacolata di Don Placido
Nel cuore del centro storico di Napoli, la Basilica Santuario del Gesù Vecchio venerdì 1^ maggio ha vissuto un momento di profonda spiritualità e cultura, perché in occasione del secondo centenario dell’Incoronazione dell’Immacolata di Don Placido, si è svolto il convegno mariologico ‘Tota pulchra’ per onorare una delle immagini più care alla devozione napoletana, ripercorrendo il legame indissolubile tra la città e la figura della Vergine, nel solco dell’eredità spirituale lasciata dal venerabile Placido Baccher.
Il convegno è stato introdotto dal Rettore della basilica, mons. Pasquale Di Luca, a cui sono seguiti tre interventi di alto profilo accademico e pastorale: ‘La bellezza e la regalità di Maria’, a cura del prof. Francesco Asti, preside della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale; ‘Devoti dell’Immacolata, innamorati di Cristo’, grazie ad una riflessione di mons. Raffaele Galdiero, incaricato dell’arcidiocesi di Napoli per la pietà popolare; ‘La Vergine Madre… per riscoprire la nostra bellezza’, con un approfondimento del prof. Giuseppe Falanga, docente presso la Pontificia Università della Santa Croce di Roma. Le conclusioni sono state affidate al card. Crescenzio Sepe, arcivescovo emerito di Napoli, che ha anche inaugurato la mostra ‘Corona Aurea’.
L’Incoronazione dell’Immacolata di Don Placido Baccher (1781-1851), avvenuta due secoli fa, non fu solo un atto formale, ma il riconoscimento di un amore viscerale del popolo napoletano verso Maria. La sua missione sacerdotale alla Basilica del Gesù Vecchio nacque da un voto: durante la rivoluzione del 1799, imprigionato a Castel Capuano e prossimo alla condanna a morte, don Placido sognò la Vergine che gli promise la libertà.
Divenuto primo Rettore della Basilica nel 1806, impiegò tutte le sue sostanze nel restauro dell’antico tempio, che rischiava di essere trasformato in un teatro. Scorgendo però nella chiesa «una reggia senza la Regina», fece realizzare dall’artista Nicola Ingaldi la statua dell’Immacolata esattamente come gli era apparsa in sogno durante la prigionia.
La devozione per la ‘Madonnina di Don Placido’ divenne rapidamente un fenomeno cittadino, coinvolgendo ogni strato sociale, dai sovrani al popolo minuto. Il culmine di questo amore fu la solenne Incoronazione del 30 dicembre 1826, concessa da papa Leone XII.
Con l’aiuto del prof. Giuseppe Falanga abbiamo rivolto alcune domande ai relatori del convegno, in attesa della visita pastorale di papa Leone XIV a Napoli, iniziando dal Rettore della Basilica del Santuario del Gesù Vecchio, mons. Pasquale Di Luca, a cui abbiamo chiesto di spiegarci quale significato riveste questo bicentenario per una Basilica che è un ‘faro di fede’ per Napoli: “Questo anniversario non è una semplice ricorrenza, ma la conferma di un’appartenenza che si rinnova.
Come diceva don Placido Baccher, il rettore che rifondò questo tempio, esso era come ‘una reggia senza Regina’, finché non fece realizzare la venerata immagine dell’Immacolata. Le corone che ammiriamo sul capo di Gesù e della Madre non sono solo dei gioielli: esse sono state forgiate dai sacrifici e dalle speranze dei nostri avi, dal popolo minuto e dai sovrani. Celebrare questo bicentenario significa riaffermare che Napoli ha bisogno della bellezza e della protezione di Maria per affrontare le sfide attuali”.
Mentre al prof. Francesco Asti, preside della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, abbiamo chiesto di spiegarci in quale modo la bellezza e la regalità di Maria possono parlare all’uomo contemporaneo: “Maria è la ‘Tota pulchra’, perché in lei lo splendore di Dio non è mai disgiunto dall’umiltà. La sua regalità non è esercizio di potere, ma servizio assoluto. Alle donne e agli uomini, che spesso sono smarriti tra modelli estetici effimeri, Maria propone l’ideale di una bellezza che non appassisce: quella della verità e della coerenza. Come abbiamo sottolineato durante i lavori del convegno, contemplare Maria come Regina significa scorgere la dignità di ogni creatura, chiamata a riflettere la luce divina nella propria vita quotidiana. La sua figura parla di un’armonia possibile tra gli uomini e il progetto di Dio”.
Invece all’incaricato dell’arcidiocesi di Napoli per la Pietà Popolare, mons. Raffaele Galdiero, abbiamo domandato se oggi ha ancora senso valorizzare la pietà popolare: “A Napoli la teologia si fa preghiera corale. La pietà popolare è il battito perenne di cuori innamorati: lo testimoniano le ben sedici parrocchie dedicate all’Immacolata nella nostra arcidiocesi e la processione che, a Torre del Greco, scioglie ogni anno un voto fatto per una scampata eruzione. Questa devozione non è un retaggio del passato, ma qualcosa di fecondo che ci conduce dritti al Cuore di Cristo”.
Come si prepara la città all’incontro con papa Leone XIV?
“Prepararsi alla visita del papa significa proprio questo: mostrare una Chiesa in cammino, capace di invocare e di gioire, riconoscendo nel Successore di Pietro la guida che viene a confermare questa nostra fede viscerale; un itinerario che troverà il suo momento culminante venerdì 8 maggio, quando la sacra effige dell’Immacolata sarà portata in piazza del Plebiscito. Lì papa Leone XIV
terrà il solenne Atto di affidamento alla Vergine, rinnovando un affetto che attraversa i secoli”.
Il convegno ha trattato anche la riscoperta della ‘nostra bellezza’ attraverso la Madonna. Il prof. Giuseppe Falanga, docente alla Pontificia Università della Santa Croce, ha spiegato in quale senso la Vergine Madre ci aiuta nel percorso della riscoperta della nostra vocazione: “Guardando Maria, riscopriamo la nostra vocazione originaria. Lei è lo specchio di quella bellezza che il Cristo e la Madre sua, e nostra, vogliono incastonare nelle loro corone come gemme vive: non siamo semplici spettatori, ma siamo noi stessi il tesoro che il Signore desidera valorizzare. In un mondo che troppo spesso ci imbruttisce con l’indifferenza, la Vergine ci restituisce il senso profondo della nostra dignità umana. Abbiamo ricordato, durante i lavori, che parlare di Maria in questo tempo significa aiutare le nuove generazioni a scorgere in ogni vita un capolavoro custodito dalle mani di Dio, un ideale di perfezione che non schiaccia, ma eleva e nobilita l’esistenza”.
Da papa Leone XII a papa Leone XIV: quale l’attesa di questa città e di questa Chiesa?
“Sì, in effetti c’è un filo provvidenziale che lega questo 2026 al 1826. Duecento anni fa fu papa Leone XII a concedere l’Incoronazione dell’Immacolata di Don Placido, sigillando il patto mistico tra Napoli e la sua Protettrice. Oggi, l’attesa per papa Leone XIV carica questo anniversario di un valore profetico. La città, la nostra amata Chiesa di Napoli, non attendono solo un ospite illustre, ma il Vicario di Cristo che viene, come gli ultimi suoi tre predecessori, a consolidare un solco di fede secolare. Il sentimento che si respira è quello di una vigilia orante: siamo pronti a mostrare al papa il volto di una comunità che, per intercessione di Maria, ha saputo custodire la propria identità, trasformando la cronaca di un evento nella storia di una salvezza che continua”.
Concludiamo chiedendo all’arcivescovo emerito di Napoli, card. Crescenzio Sepe, di dirci il messaggio che ha lasciato questo convegno: “Esso è un inno di gratitudine dei napoletani che continua nella mostra ‘Corona Aurea’, in cui è possibile ammirare la storia d’amore di questa città verso la sua Regina. Questo convegno ha ancora una volta ricordato alla mente, ma direi soprattutto al cuore, che dobbiamo elevare il nostro sguardo al Cielo. Il messaggio è chiaro per tutti: non abbiate paura di puntare alle mete alte! Con la benedizione che ci porterà il Santo Padre tra pochi giorni, Napoli deve sentirsi incoronata dalla speranza, consapevole che, sotto il manto dell’Immacolata, nessuna fatica va mai perduta”.
(Tratto da Aci Stampa)
Operare santamente alla scuola di san Massimiliano Kolbe
«Qual era, anzitutto, il progetto ideale di san Massimiliano Kolbe? In termini generali, quello di dare vita a una forza operante nella Chiesa, ossia a un esercito di consacrati all’Immacolata che operassero alla santificazione propria e alla conversione dei peccatori, eretici, scismatici, giudei, e specialmente dei massoni».
Questo il focus del saggio che Padre Stefano Maria Manelli, fondatore nel 1990 dei Frati francescani dell’Immacolata e ministro generale di questo Istituto religioso fino al 2013, dedica al tema dell’operare santamente alla scuola di san Massimiliano Kolbe, sacerdote polacco dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali conosciuto come il “San Francesco del XX secolo”, sull’ultimo numero della rivista internazionale di teologia, storia e spiritualità Miscellanea kolbiana (pp. 11-21).
Altri interessanti approfondimenti presenti sul numero corrente della rivista diretta da Padre Settimio M. Manelli (Amministratore parrocchiale della chiesa di Nostra Signora della Misericordia a Sanremo), riguardano la battaglia di san Massimiliano contro le sette massoniche (cfr. Padre Paolo M. Siano, San Massimiliano M. Kolbe a la Massoneria, pp. 23-69), la vita ascetica kolbiana (cfr. Padre Maurizio Maria Mazzieri, La via illuminativa in san Massimiliano Kolbe, pp. 71-93) e, infine, la via del perfetto “Cavaliere dell’Immacolata” nella testimonianza, negli scritti e negli esempi di san Massimiliano (cfr. Suor Elisabetta della SS. Trinità, Il Cavaliere dell’Immacolata, Cavaliere della “Vergine fatta Chiesa”, pp. 95-125).
La rivista Miscellanea kolbiana, fondata nel 2024 nella ricorrenza del 130° anniversario della nascita di san Massimiliano (nato a Zduńska Wola l’8 gennaio 1894 e ucciso con un’iniezione letale nel campo di concentramento nazista di Auschwitz il 14 agosto 1941), ha come scopo quello di approfondire e far conoscere sempre meglio la teologia, la storia e la spiritualità del santo martire polacco.
Nella sequela di padre Kolbe, che fu ispirato a fondare nel 1917 la Milizia dell’Immacolata dopo aver visto una processione anticlericale girare per le strade di Roma, anche la nuova rivista vuole contribuire ad offrire una risposta di amore alla verità proprio in questa fase della storia in cui la Chiesa ha più bisogno di essere difesa e sostenuta nella sua santità “senza macchia e senza ruga” (Efesini 5,27). La memoria liturgica di san Massimiliano ricorre il 14 Agosto, giorno del suo martirio.
I collaboratori della rivista, prevalentemente francescani, grazie alla loro formazione teologica e spirituale per lo più ricevuta presso le Pontificie Università di Roma, si propongono di sviluppare, approfondire, presentare o semplicemente riproporre gli elementi portanti e fondamentali della figura di san Massimiliano Kolbe, in tutta la sua completezza, teologica, spirituale, storica, morale e apostolica. Un accento tutto speciale viene posto dalla rivista sull’aspetto che più ha caratterizzato il santo polacco: la sua mariologia fondata sulla Mediazione universale di grazie dell’Immacolata, vissuta tramite il “quarto voto” di consacrazione a Lei. Un quarto voto divenuto oggi Voto Mariano di consacrazione illimitata all’Immacolata.
La rivista è rivolta non solo a teologi e studiosi di francescanesimo o di mariologia, ma a tutti coloro che desiderano approfondire e conoscere la spiritualità e la teologia di san Massimiliano, in particolare la sua speciale devozione e consacrazione all’Immacolata.
Per ulteriori informazioni o per ordinare eventualmente una copia saggio della rivista si può contattare l’Associazione Casa Mariana Editrice: indirizzo postale: Contrada Passaturo snc, 71013 San Giovanni Rotondo (FG); posta elettronica: cm.editrice@gmail.com; tel. 0825/444.415.
Maria Immacolata, una donna con un grande coraggio
“E’ tra questi due verbi, all’apparenza diversi tra loro, che si snoda il cammino di Maria. Confinata a vivere in un villaggio non identificabile nelle carte geografiche. Maria, piccola fanciulla di Nazaret, è invitata dall’arcangelo Gabriele a collaborare al progetto d’amore di Dio e subito ad intonare il canto dei poveri e degli esclusi.
La devozione di Massimiliano Kolbe per la Madonna
Nel suo ‘testamento spirituale’, pronunciato a Roma nel 1933, san Massimiliano Kolbe lasciò in eredità ai suoi confratelli la missione di diffondere la devozione all’Immacolata, via per Gesù, ‘fino agli estremi confini della terra’. In occasione della festa di san Massimiliano Maria Kolbe (1894-1941), che ricorre nel giorno precedente la festività dell’Assunzione della Vergine Maria, è importante sottolineare la sua devozione alla Madre di Dio, fino al martirio nel campo di concentramento ad Auschwitz.
Mons. Battaglia: Napoli sia città della gioia
E’ stata una lettera appassionata alla città di Napoli il discorso dell’arcivescovo di Napoli, mons. Domenico Battaglia, nel giorno in cui si è celebrata l’Immacolata Concezione, nella chiesa del Gesù Nuovo, attraverso la terza Lettera d’Avvento. Questa Lettera è dedicata ‘alla città della gioia’, che non ha ‘negato i problemi, ma ha avuto la forza per superarli con la tenacia di gettare il cuore oltre l’ostacolo’.
P. Kolbe: dedicatevi al culto dell’Immacolata
“Massimiliano Kolbe è stato un apostolo del culto alla Madonna, vista nel suo primo, originario, privilegiato splendore, quello della sua definizione di Lourdes: l’Immacolata Concezione. Impossibile disgiungere il nome, l’attività, la missione del beato Kolbe da quello di Maria Immacolata. E’ lui che istituì la Milizia dell’Immacolata, qui a Roma, ancora prima d’essere ordinato Sacerdote, il 16 ottobre 1917”: queste sono le parole pronunciate da san Paolo VI nel giorno della beatificazione di Massimiliano Kolbe, avvenuta il 17 ottobre 1971.
Papa Francesco invita a guardare all’umiltà della Madonna
Don Ponticelli invita a camminare con Maria
In occasione della festa della Immacolata Concezione della beata Vergine Maria don Lello Ponticelli, padre spirituale al Seminario Maggiore di Capodimonte di Napoli e vice-decano di Procida, ha scritto ‘Cuore di donna, cuore di Madre: camminiamo insieme con Maria’ (si può richiedere direttamente all’autore inviando una mail: dlelloponticelli@gmail.com oppure telefonando a 331/4195302), un ‘volumetto’ che raccoglie 30 riflessioni che tratteggiano il profilo umano, spirituale ed esperienziale della Madre di Dio per riscoprirne l’attualità a partire dalle sollecitazioni del nostro vivere quotidiano, i cui proventi saranno devoluti a microprogetti.
La festa di sant’Andrea introduce la festa dell’Immacolata
“Nella festa dell’Apostolo Andrea, amato fratello di san Pietro e santo patrono del Patriarcato Ecumenico, esprimo con gioia a Sua Santità la mia vicinanza spirituale ancora una volta attraverso la delegazione. Mi unisco a lei nel rendere grazie a Dio per i ricchi frutti della divina provvidenza, manifesti nella vita di sant’Andrea”.
P. Kolbe: innamorato di Maria Immacolata
“Da oggi la Chiesa desidera chiamare ‘santo’ un uomo al quale è stato concesso di adempiere in maniera assolutamente letterale le suddette parole del Redentore. Ecco infatti, verso la fine di luglio del 1941, quando per ordine del capo del campo si fecero mettere in fila i prigionieri destinati a morire di fame, quest’uomo, Massimiliano Maria Kolbe, si presentò spontaneamente, dichiarandosi pronto ad andare alla morte in sostituzione di uno di loro”.

























