ISMU: senza le migrazioni non siamo quello che siamo

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‘Senza le migrazioni non potremmo essere quello che siamo oggi: una società complessa, articolata e sfaccettata’: così Vincenzo Cesareo, segretario Ismu, ha presentato all’Università Cattolica di Milano il XXVIII Rapporto sulle migrazioni 2022 della Fondazione ISMU per fotografare la realtà, restituire una immagine chiara e obiettiva sono gli obiettivi della ricerca, senza cadere in semplificazioni né polemiche politiche, come ha affermato il rettore dell’Università Cattolica, prof. Franco Anelli:

“Questi temi necessitano di una riflessione meditata e questo Rapporto è uno strumento prezioso. Questo tema deve essere affrontato nella sua complessità per diminuire le diseguaglianze e far sentire tutti parte di un destino comune condiviso… Pensare di prevenire questi fenomeni è come cercare di imbrigliare le forze della natura ma conoscenza, lucidità e metodo sono gli strumenti che abbiamo per affrontarli e governarli”.

La Fondazione ISMU ETS ha stimato che al 1° gennaio dello scorso anno gli stranieri presenti in Italia siano poco più di 6.000.000, cioè 88.000 in più rispetto alla stessa data del 2021. Il bilancio demografico mostra quindi una moderata ripresa della crescita della popolazione straniera in Italia. Diminuisce invece la componente irregolare, che si attesta sulle 506.000 unità, contro le 519.000 dell’anno precedente (-2,5%). Il calo degli irregolari è dovuto principalmente all’avanzamento delle pratiche relative alla sanatoria 2020. 

Nel 2021 sono stati rilasciati circa 242.000 nuovi permessi di soggiorno, un valore più che doppio rispetto all’anno precedente (+127%), quando l’effetto Covid-19 aveva ridotto i flussi. I nuovi permessi concessi per motivi di asilo rappresentano il 12,8% (31.000) del totale nel corso dell’anno, quelli per motivi di lavoro il 21% (51.000). Raddoppiano sia i permessi per studio (18.000, ma siamo sempre sotto il livello dell’epoca precovid), sia i permessi per motivi familiari (122.000).

Inoltre il numero di cittadini non comunitari regolarmente presenti in Italia al 1° gennaio 2022 è pari a 3.562.000 unità, circa 6 ogni 10 stranieri presenti (+5,6% rispetto all’anno precedente). L’età mediana per l’insieme dei presenti è di 36,3 anni e i maschi rappresentano il 51%. I cittadini non comunitari provengono per la maggior parte da Marocco (408.000), Albania (397.000), Cina (291.000), Ucraina (230.000).

Nel 2021 gli stranieri, compresi i cittadini UE, che hanno acquisito la cittadinanza italiana sono stati 121.457 (oltre 10.000 in meno rispetto all’anno precedente), il 90% (pari a quasi 110.000) dei quali erano precedentemente cittadini non comunitari. Tale flessione potrebbe essere stata causata da rallentamenti burocratici dovuti alla pandemia.

Il 41% delle acquisizioni tra i nuovi italiani provenienti da paesi terzi è avvenuta per residenza, l’11,9% per matrimonio, mentre tra le restanti ‘altre motivazioni’ (47,1%) assume il consueto ruolo dominante la trasmissione dello status dai genitori ai figli minori ai sensi dell’art.14 dell’attuale legge.

I cittadini non comunitari divenuti italiani nel 2021 sono in prevalenza albanesi, marocchini, brasiliani. Dal punto di vista territoriale i nuovi italiani si concentrano soprattutto nelle seguenti regioni: Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte, Lazio e Toscana.

Gli sbarchi registrati sulle coste italiane nel 2022 sono stati 105.129 (+55,8% rispetto al 2021). Se il numero degli sbarchi registrati è indubbiamente in crescita, la loro composizione complessiva per cittadinanza è molto cambiata rispetto agli anni della crisi 2014-2017, quando a prevalere erano persone originarie dell’Africa sub-sahariana.

Nel 2022 i maggiori flussi provengono da Egitto (20.542), Tunisia (18.148) e Bangladesh (14.982). Anche gli attraversamenti registrati alla frontiera terrestre, in particolare con la Slovenia, sono particolarmente consistenti: i dati più recenti parlano di circa 8mila ingressi tra l’inizio dell’anno e ottobre 2022.

Dei 230.000 ucraini in Italia con regolare permesso di soggiorno al 1° gennaio 2022 la gran parte (81,2%) è soggiornante di lungo periodo. Ad essi si aggiunge il consistente numero di coloro che, nel corso di questi anni, hanno acquisito la cittadinanza italiana: 28.000 al 1° gennaio 2021.

I dati del Dipartimento della Protezione civile indicano un totale (in ulteriore aggiunta) di 172.000 ucraini beneficiari di protezione temporanea in Italia al 24 febbraio 2023, con un forte aumento avvenuto soprattutto a maggio, quando in un mese sono passati da poco più di 17.000 a quasi 54.000, ed in generale oltre 115.000 da inizio aprile fino a fine agosto.

L’84% degli ucraini adulti beneficiari di protezione temporanea in Italia è di sesso femminile (circa 92.000) e i minorenni corrispondono al 36,1% (in totale circa 62.000). L’ultimo report mensile del Ministero del Lavoro segnala inoltre 5.042 minori stranieri ucraini non accompagnati in Italia al 1° gennaio 2023 (sono primi in graduatoria fra tutte le nazionalità e rappresentano più di un quarto del totale), di cui il 51% è di sesso femminile.

Comunque in base ai dati (ricalcolati da Istat secondo la nuova metodologia anche per gli anni passati), il tasso di attività degli stranieri è cresciuto in misura più sostenuta rispetto a quello degli italiani, grazie soprattutto al maggior recupero della componente femminile, passando dal 65,6% del 2020 al 67,6% del 2021.

Tuttavia, il tasso di attività delle donne immigrate resta di oltre 4 punti percentuali inferiore rispetto al suo livello pre-Covid. In aumento sia il tasso di occupazione, che passa dal 56,8% del 2020 al 57,8% del 2021, sia il tasso di disoccupazione (dal 13,4% al 14,5%), che per la componente femminile arriva a toccare nel 2021 il 17,7% (ben (7,7 punti percentuali in più rispetto a quello delle donne italiane). Il collettivo nazionale più colpito dalla disoccupazione è quello tunisino con un tasso pari al 25,8%.

Però nel 2021 la povertà assoluta interessa, secondo i dati Istat discussi all’interno del Rapporto ISMU, il 30,6% delle famiglie di soli stranieri: quasi quattro punti percentuali in più rispetto al dato, già decisamente preoccupante, rilevato nel 2020, e oltre 5 volte quello delle famiglie di soli italiani in povertà assoluta, ferme al 5,7%.

Per di più, la presenza di figli minori innalza il rischio di povertà, per gli italiani (sono povere il 13% delle famiglie con tre o più figli), ma soprattutto per gli stranieri (52,1%). La povertà relativa coinvolge il 9,2% delle famiglie di soli italiani, ma raggiunge ben il 32,2% di quelle di soli stranieri.

Infine nella scuola c’è un’inversione di tendenza: gli alunni stranieri sono in calo per la prima volta da circa 40 anni. Per la prima volta da circa 40 anni, nell’anno scolastico 2020/2021 si è verificata una diminuzione del numero degli alunni con background migratorio, che risultano essere circa 865.000 con una flessione di 11.413 rispetto al precedente anno scolastico.

Dato il costante declino numerico della popolazione scolastica italiana, la quota degli alunni con background migratorio rimane però pari al 10,3% del totale degli iscritti nelle scuole italiane. Nell’anno scolastico 2020/21 il 57,1% degli alunni non italiani presenti nel sistema di istruzione frequenta il primo ciclo.

Il 45% degli alunni stranieri ha origini europee. Gli studenti con cittadinanza non italiana (CNI) sono originari di quasi 200 paesi differenti e il 45% di essi è di origine europea, più di ¼ africana, il 20% asiatica e circa l’8% dell’America latina. Romania, Albania e Marocco sono le comunità più numerose nelle scuole superando ciascuna le 100.000 presenze.

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