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Papa Leone XIV ad Albano: l’odio porta alla morte
Ieri pomeriggio ad Albano, a conclusione della celebrazione eucaristica, papa Leone XIV ha presieduto la processione dell’immagine della Madonna del Lago, iniziata con una preghiera: “Ci facciamo pellegrini con Maria per portare con sollecitudine a tutti Cristo nostra unica speranza di salvezza. Come gli apostoli che hanno attraversato il lago insieme a Gesù, così attraversiamo il mare della nostra vita, con la certezza che il Signore sarà sempre con noi”.
Dopo aver percorso poche centinaia di metri il papa ha raggiunto la riva del lago di Albano e si è imbarcato dopo l’immagine della Vergine ed ha pregato la Madonna per la pace: “Alla tua materna intercessione affidiamo la Chiesa perché sia sempre fedele al Vangelo, coraggiosa nell’annuncio come nel servizio e perseverante nella carità.
Alla tua amorevole protezione affidiamo tutti i popoli della terra e incoraggia in tutti il desiderio della pace. Dove cresce l’odio insegnaci il perdono, dove prevale la paura ridona la speranza. Sostieni coloro che hanno responsabilità nella vita pubblica perché promuovono sempre la giustizia, la libertà, la dignità di ogni persona e il bene comune”.
Precedentemente nella celebrazione eucaristica ha sottolineato che le letture liturgiche ben si ‘armonizzano’ con questa festa: “Dio gli ha rivelato di averlo conosciuto e scelto fin dal seno materno, e di amare il suo popolo di amore eterno; gli ha parlato del suo piano di salvezza, e lui non può più tacere. Sente un impulso incontenibile di portare a tutti il suo messaggio… Ma l’amore lo spinge ad agire per il bene del suo popolo, senza compromessi, fino alla fine”.
Ciò è narrato anche nel Vangelo: “E’ ciò che ci insegna anche Gesù nel Vangelo. Da poco ha sfamato cinquemila uomini con cinque pani e due pesci, e poi altri quattromila, con sette pani e pochi pesciolini. Ora, al di là del successo riscosso con quei gesti, spiega ai discepoli il senso messianico di ciò che ha compiuto… Gesù spiega come, dopo i tanti miracoli compiuti, manifesterà definitivamente la sua gloria: sacrificando liberamente la sua vita ed offrendo sé stesso sulla croce come pane spezzato. E precisa che lo stesso dovrà fare chiunque voglia continuare la sua missione”.
In questo modo “Gesù rivela, così, che solo l’amore salva. L’amore che Dio ci ha mostrato facendosi uomo, morendo e risorgendo per noi e, in risposta, quello con cui anche noi ci offriamo umilmente a Lui e ai fratelli: nella costanza fedele della carità di ogni giorno come nei gesti più straordinari, fino al martirio, a volte, come accade purtroppo anche oggi a molti cristiani, in varie parti del mondo”.
Purtroppo non tutti riescono a comprendere questa rivelazione: “Purtroppo non tutti comprendono la bellezza, la bontà e la concretezza di questo sogno del Creatore, anzi molti pensano che sia un’utopia. Porgere l’altra guancia, dicono, è da perdenti, donare di fronte al rifiuto è da ingenui, perdonare senza limiti è da deboli. Non c’è da stupirsi. Perfino per Pietro è stato difficile accettare questo modo nuovo e diverso di ragionare. Ma Gesù rimane categorico: solo la via dell’amore è la via della vita”.
Ecco il motivo per cui il papa insiste sulla necessità di annullare la violenza: “Non illudiamoci. L’odio e la violenza non portano nulla di buono, ma solo distruzione e morte, sempre, anche quando sono risposta a ingiustizie subite. Lo vediamo ogni giorno, dal piccolo del nostro vissuto domestico alla grande scena del mondo”.
E chiede un cambiamento di mentalità: “Cari fratelli e sorelle, abbiamo tanto bisogno di vita, di speranza, di serenità, di pace, in noi stessi, nelle nostre città, tra i popoli e le nazioni. Per questo, qualunque sia la ferita, qualunque l’offesa, non permettiamo al male di sfigurare la nostra umanità e di corromperci nel cuore! Non conformiamoci alla mentalità del mondo. Continuiamo ad amare, a donare, a perdonare, offrendoci ‘come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio’, per preservare e far crescere, in noi e negli altri, la dignità infinita dell’immagine divina che portiamo nell’anima. E non scoraggiamoci se è difficile: la nostra forza è nel Signore, e con il suo aiuto tutto è possibile”.
E’ un invito a lasciarsi ‘trasformare’ da Dio: “Con questa fede, stasera, partecipiamo all’Eucaristia. Sull’Altare doniamo noi stessi, assieme al pane e al vino. E il Signore unisce le nostre offerte alla sua, le consacra e ce le ridona, trasformate nel suo Corpo e nel suo Sangue, perché le condividiamo, come nutrimento per il cammino…
Sono gesti semplici, con cui rinnoviamo la nostra fiducia in Dio e la nostra devozione filiale alla sua Santissima Madre. E sono tanto più evocativi in quanto resi possibili dalla premura con cui la piccola comunità che vive qui, custodisce per tutto l’anno questo luogo di pace, perché nei momenti solenni vi si possa riunire tutto il popolo di Dio, proprio come Maria, che ha accolto nel suo grembo e nella casa di Nazareth il Figlio di Dio fatto uomo, perché a tutti potesse giungere la sua salvezza”.
(Foto: Santa Sede)
Bordignon (Forum Famiglie): serve urgentemente una legge per proteggere minori e soggetti fragili
“Il senso etico di una società si misura da ciò che fa per i suoi bambini. La protezione dei minori nell’ecosistema digitale non può essere delegata alla sola responsabilità individuale né affidata a soluzioni tecniche isolate. Serve un sistema di protezione primaria fondato su regole, standard tecnici e responsabilità condivise”: così si è espresso Adriano Bordignon, presidente del Forum delle Associazioni Familiari in occasione dell’audizione presso la Commissione Parlamentare per l’infanzia a l’adolescenza, sull’impatto di internet e delle nuove tecnologie sulla salute psicofisica dei minori.
Nell’audizione il presidente del Forum delle Famiglie ha ribadito la necessità di una legge in grado di proteggere i minori: “Abbiamo chiesto alla Commissione di promuovere una legge che recepisca e rafforzi gli obblighi di protezione dei minori circa l’utilizzo di social e piattaforme web, oltre a introdurre i requisiti tecnici di certificazione in particolare per i sistemi di IA conversazionale ad alta componente relazionale per cui è necessario imporre obblighi di design universale a tutela della salute mentale di tutti gli utenti”.
Il documento presenta inoltre una serie di misure proposte per tutelare bambini e adolescenti dai rischi del web, quali la definizione di un Piano Nazionale per l’Educazione al Digitale Familiare e Scolastico differenziato per fasce di età e ruoli educativi, l’avvio di un programma di audit indipendenti periodici sulle principali piattaforme operanti in Italia, la costituzione di un Osservatorio permanente su minori, con rappresentanza delle famiglie e del terzo settore, norme di tutela quali una robusta verifica dell’età robusta, stringenti limiti alle pratiche addictive e alle pubblicità mirate ai minori:
“Il digitale rappresenta ormai una dimensione quotidiana per quasi tutti gli adolescenti e offre opportunità importanti ma anche rischi, quali dipendenze ed esposizione a contenuti nocivi, che indeboliscono le relazioni educative, ricadendo sui minori e sulle famiglie più fragili. Non possiamo lasciare le famiglie sole di fronte a questa sfida epocale che sta disegnando i cittadini del domani.
E’ urgente un quadro normativo e culturale chiaro che accompagni una mobilitazione educativa comunitaria sullo stile dell’esperienza del Patti Digitali. Famiglie, scuole, associazioni, imprese responsabili e Stato insieme, per accompagnare i ragazzi verso una libertà digitale realmente responsabile”, ha concluso l’audizione Bordignon.
Il Forum delle Associazioni Familiari, che riunisce circa 500 realtà impegnate sui temi della famiglia, intende così sottolineare l’impatto sempre più profondo che ambiente digitale, social media e intelligenza artificiale conversazionale esercitano sulla crescita dei minori e sulla vita familiare.
Papa Leone XIV: senza difesa del debole non ci sarà pace
Oggi nei Giardini vaticani papa Leone XIV ha inaugurato un mosaico della Vergine ed una statua di santa Rosa da Lima alla presenza del card. Carlos Gustavo Mattasoglio, arcivescovo di Lima, e del presidente della Pontificia Accademia Mariana Internazionale, fra Stefano Cecchin. Tale scultura è opera dell’artista peruviano Edwin Morales ed è stata realizzata interamente con materiale peruviano: il travertino bianco di Huancayo.
Benedicendo le opere papa Leone XIV ha sottolineato la fede dei peruviani: “Siamo qui riuniti oggi per una gioiosa occasione: l’inaugurazione di un mosaico dedicato alla Beata Vergine Maria e di un’immagine di Santa Rosa da Lima nei Giardini Vaticani. Questo gesto rinnova i profondi vincoli di fede e di amicizia che uniscono il Perù, Paese a me tanto caro, alla Santa Sede…
Riuniti in questo luogo meraviglioso, dove tutto ci parla del Creatore e della bellezza del creato, desidero esprimere la mia gratitudine innanzitutto agli artisti che hanno realizzato queste opere ea tutti coloro che ci hanno permesso di godere oggi di questa lieta occasione”.
Tali opere d’arte conducono il visitatore verso la santità: “La nostra Madre Celeste e la prima santa latinoamericana, Rosa da Lima, ci conducono al tema della santità. A questo proposito, ricordiamo quanto afferma il Concilio Vaticano II: E’ dunque del tutto evidente che tutti i fedeli, di qualsiasi stato o condizione, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità…
Nel raggiungimento di questa perfezione, i fedeli esibiscono le forze ricevute secondo la misura del dono di Cristo, seguendo le sue orme e le sue opere conformi alla sua immagine, obbedendo in tutto alla volontà del Padre, si dedichino con tutto il cuore alla gloria di Dio e al servizio del prossimo”.
Ha concluso tale momento con un invito a contemplare la vocazione a cui ciascuno è chiamato: “Cari amici, queste bellissime immagini che contempliamo oggi ci ricordano la grandezza della vocazione a cui Dio ci chiama, cioè la chiamata universale alla santità. Vi incoraggiamento a essere, con la grazia di Dio, testimoni ed esempi di questa santità nel mondo di oggi. Perché questa è la volontà di Dio: la nostra santificazione. Che la Vergine Maria e tutti i santi intercedano nel nostro cammino verso la patria celeste. Con gratitudine, vi benedico di cuore”.
Infine la benedizione ai presenti: “Che abbiano una fede incrollabile e una speranza salda, così come una carità diligente e una sincera umiltà. Che abbiano forza nella sofferenza, dignità nella povertà, pazienza nelle avversità, generosità nella prosperità, che lavorino per la pace e lottino per la giustizia affinché, dopo aver percorso le vie di questo mondo nell’amore per te e per i fratelli, giungano alla città permanente, dove la Santissima Vergine intercede come madre e risplende come Regina”.
La giornata si è aperta dall’incontro con i leader giovani partecipanti al convegno ‘One Humanity, One Planet’: “Sono molto contento di incontrare giovani come voi, provenienti da ogni parte del mondo, uniti nell’impegno politico alla ricerca del bene comune. Le diverse nazioni, culture e religioni cui appartenete non sono per voi motivo di rivalità, ma di collaborazione e di crescita secondo uno stile sinodale.
Questo metodo di ascolto e discernimento non è indifferente rispetto ai temi che trattate, ma funziona come una lente, attraverso la quale osservare il mondo. In quanto forma della comunione che ci lega, la sinodalità rende attenti allo sguardo di chi abbiamo accanto, e non solo a ciò che osserviamo, esercitandoci nel comporre visioni d’insieme che rispettano la complessità senza cadere in confusione e cercano la verità senza temere il confronto”.
Il discorso del papa è stato un invito a promuovere la pace: “Sì, la pace è soprattutto un dono, perché la riceviamo da chi ci precede nella storia: è un bene del quale ringraziare. La pace è alleanza, che ci incarica di un impegno comune: quello di onorarla, quando c’è, e di realizzarla, quando manca. La pace, infine, è promessa, perché sostiene la nostra speranza in un mondo migliore, e come tale viene cercata da tutte le persone di buona volontà”.
Per tale promozione è necessaria la politica: “La politica svolge qui una funzione sociale insostituibile: vi esorto perciò a cooperare sempre più nello studio di forme partecipative che coinvolgano tutti i cittadini, uomini e donne, nella vita istituzionale degli Stati. Su queste basi sarà possibile edificare quella fraternità universale che già tra voi giovani si annuncia come segno di un tempo nuovo: il vostro lavoro, infatti, trova la sua espressione più alta quando opera per un’umanità pacificata nella giustizia”.
Infine ha ricordato loro di proteggere i più deboli seguendo l’esempio di santa Madre Teresa di Calcutta: “La sua voce rimane profetica: nessuna politica può infatti porsi a servizio dei popoli se esclude dalla vita coloro che stanno per venire al mondo, se non soccorre chi è nell’indigenza materiale e spirituale.
Davanti alle molte sfide del presente abbiate dunque coraggio, ricordando che non siete soli a cercare la fraternità universale: l’unico Dio ci dona la terra come casa comune per tutti i popoli. Il titolo del vostro convegno, ‘One Humanity, One Planet’, merita perciò di essere completato con ‘One God’: riconoscendo in Lui il creatore buono, le nostre religioni ci chiamano a contribuire al progresso sociale, ricercando sempre quel bene comune che ha per fondamenta la giustizia e la pace”.
(Foto: Santa Sede)
Prima domenica dopo il Natale: festa della Sacra Famiglia
La prima domenica dopo il Natale è dedicata alla Sacra Famiglia: essa è veramente qualcosa di sacro: quando Dio creò l’uomo, pensò subito alla famiglia; questa è caratterizzata da tre elementi: Marito, Moglie e Figli. Il Concilio Vaticano II la definisce ‘Chiesa domestica’. La famiglia di Nazaret è sacra non solo perché c’è Gesù (vero Dio e vero uomo), ma perchè Maria e Giuseppe hanno il diritto e il dovere di lasciarsi condurre dalla mano di Dio. La famiglia, creata da Dio, è vita e, nonostante le naturali difficoltà ed avversità che si incontrano, questa va amata e difesa.
Da qui scaturiscono il clima di amore e l’impegno da parte dei componenti di rivestirsi di sentimenti di umiltà, misericordia e bontà. La famiglia diventa così una vera scuola di perfezione per tutti i componenti. La Sacra Famiglia di Nazareth è una famiglia concreta; una famiglia dove si vivono gioie e dolori ma la fiducia e l’abbandono in Dio guidano e sostengono l’amore, l’impegno, il sacrificio e la comunione. Confidare ed affidarsi nelle mani di Dio è il segreto perché in fondo trionfi sempre l’amore.
Da qui la necessità non solo di difendere la vita, dono di Dio, e perciò la lotta contro l’aborto libero e gratuito, vero omicidio di un essere umano voluto anche da Dio, che ha creato l’anima con un progetto di amore. Il Vangelo esorta oggi in modo particolare a difendere la vita del bambino. Così Maria e Giuseppe affrontano i disagi dell’esilio per salvaguardare la vita di Gesù mentre Erode cerca il Bambino Gesù per farlo morire. Giuseppe, avvisato in sogno da un Angelo, fugge in Egitto con Maria e il Bambino. Giuseppe, come un padre, veglia sul Bambino fisicamente impotente e lo salva da una morte sicura.
Allo stesso modo Dio nel libro del Siracide esorta: ‘Tu, figlio soccorri tuo padre nella vecchiaia; non contrastarlo durante la vita. Sii indulgente anche se perde il senno. Compatiscilo e non disprezzarlo mai.’ Come vedi: affidarsi al Signore Dio con fede viva è il segreto per ben navigare tra i marosi della vita, uniti sempre nell’amore.
Da qui l’esortazione dell’Apostolo: ‘Mariti amate le vostre mogli; mogli amate i vostri mariti; genitori non esasperate i vostri figli perché non si scoraggino’. La famiglia sia sempre una vera Chiesa domestica dove si attua la legge dell’amore. La Santissima Vergine, madre di Gesù e nostra, aiuti sempre le famiglia perché vivano e non si scoraggino.
Violenza di genere: per le donne con cittadinanza non italiana il rischio è maggiore
In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, Fondazione ISMU ETS evidenzia come la violenza di genere, che nel nostro Paese continua a essere una grave emergenza sociale, abbia un impatto ancora più marcato sulle donne con cittadinanza non italiana (CNI). Dall’analisi dei dati ISTAT relativi al numero antiviolenza e stalking 1522 emerge che, tra il 2023 e il primo semestre del 2025, hanno contattato il servizio 30.615 donne italiane e 4.148 donne con cittadinanza non italiana. Rapportando questi dati alla popolazione residente, si rileva un’incidenza dello 0,10% per le italiane e dello 0,16% per le donne con CNI, con una probabilità superiore del 60% per queste ultime di rivolgersi al servizio (senza considerare tutte coloro che non vi accedono per ragioni diverse), a conferma di una maggiore vulnerabilità legata a condizioni di precarietà sociale, economica e giuridica.
Anche l’analisi delle violenze subite nel corso della vita evidenzia un quadro complesso. I dati Istat più recenti (2025) indicano che il 31,9% delle donne italiane tra i 16 e i 75 anni ha subito almeno una violenza fisica o sessuale, una percentuale sostanzialmente invariata rispetto agli anni precedenti. Le rilevazioni disaggregate per cittadinanza rivelano però che, pur essendo simile la percentuale complessiva tra donne italiane e donne con CNI, la violenza fisica risulta più frequente tra le seconde (19,6% contro 25,7%), così come le forme più gravi: stupri e tentati stupri riguardano il 7,7% delle donne con cittadinanza non italiana, rispetto al 5,1% delle italiane. Le donne provenienti da Moldavia, Romania e Ucraina risultano tra i gruppi più esposti.
Il fenomeno trova conferma anche nei dati sui femminicidi. Fondazione ISMU ETS evidenzia come dai dati dell’Osservatorio nazionale di Non Una di Meno emerge come, dal 2020 a oggi, il 23% delle 691 donne uccise aveva cittadinanza non italiana. In entrambi i gruppi, oltre il 60% dei femminicidi è commesso dal partner o dall’ex partner (nel 62% dei casi per le italiane e nel 69% per le donne con CNI), mentre sono una percentuale molto bassa i casi in cui il femminicida è il padre o un familiare, in modo equivalente per le donne italiane e con altra cittadinanza.
Quanto, invece, alla cittadinanza degli autori dei femminicidi, l’87% di chi ha ucciso una donna italiana era anch’esso italiano, mentre per le donne con altre cittadinanze il 57% non era italiano (tra questi, il 42% aveva la stessa cittadinanza della vittima) e il 32% era italiano.
Fondazione ISMU ETS richiama, inoltre, l’attenzione sulla condizione delle donne migranti e rifugiate: il Rapporto EIGE 2025 mostra che sono esposte a violenze, sfruttamento e abusi lungo tutto il percorso migratorio dai Paesi di origine ai centri di accoglienza europei, dove spesso non ricevono adeguata protezione. Anche una volta arrivate in Europa, inclusa l’Italia, il rischio di subire violenze rimane elevato.
Questa vulnerabilità è aggravata dall’intreccio tra discriminazioni di genere e status migratorio, che favorisce l’isolamento e difficoltà di accesso ai servizi. Per affrontare il fenomeno è indispensabile adottare una prospettiva intersezionale, che consideri come le discriminazioni non agiscano in modo isolato, ma si intreccino generando forme di oppressione multiple. Analizzare le interazioni tra genere, etnia, classe e status giuridico è fondamentale per cogliere la complessità delle disuguaglianze e per evitare l’uso strumentale della violenza di genere, che talvolta viene impiegato per giustificare politiche migratorie restrittive. Solo così si possono contrastare narrazioni semplificate che alimentano stereotipi e ostacolano soluzioni efficaci.
Quindi l’esposizione alla violenza di genere per le donne con cittadinanza non italiana resta estremamente elevata e si somma a una vulnerabilità già presente nei Paesi di origine e lungo le rotte migratorie, che colpisce in particolare le donne migranti e rifugiate. Il Rapporto EIGE 2025 (Addressing gender-based violence in migration) evidenzia, infatti, che le donne migranti e rifugiate sono particolarmente esposte a violenza, sfruttamento e abusi sessuali lungo tutto il percorso migratorio, dai paesi di origine ai luoghi di transito e destinazione. Non si tratta solo di violenze perpetrate da trafficanti o intermediari durante il viaggio.
A livello europeo, il rapporto segnala episodi di violenza anche nei centri di accoglienza, dove le donne non ricevono sempre adeguata protezione. Una volta giunte in Europa (ed in Italia) la situazione non migliora: il rischio di subire violenze, sia nelle relazioni intime che in contesti esterni, rimane elevato. Questa condizione è aggravata dalla sovrapposizione tra discriminazioni di genere e status migratorio, che crea un terreno fertile per sfruttamento e isolamento, ostacolando l’accesso ai servizi di protezione e giustizia:
“Per affrontare il fenomeno è indispensabile adottare una prospettiva intersezionale, che consideri come le discriminazioni non agiscano in modo isolato, ma si intreccino generando forme di oppressione multiple. Analizzare le interazioni tra genere, etnia, classe e status giuridico è fondamentale per cogliere la complessità delle disuguaglianze e per evitare l’uso strumentale della violenza di genere, che talvolta viene impiegato per giustificare politiche migratorie restrittive. Solo così si possono contrastare narrazioni semplificate che alimentano stereotipi e ostacolano soluzioni efficaci”.
Attentato di Damasco: il papa esprime vicinanza
“Domenica scorsa è stato compiuto un vile attentato terroristico contro la comunità greco-ortodossa nella chiesa di Mar Elias a Damasco. Affidiamo le vittime alla misericordia di Dio ed eleviamo le nostre preghiere per i feriti e i familiari. Ai cristiani del Medio Oriente dico: vi sono vicino! Tutta la Chiesa vi è vicina! Questo tragico avvenimento richiama la profonda fragilità che ancora segna la Siria, dopo anni di conflitti e di instabilità. E’ quindi fondamentale che la comunità internazionale non distolga lo sguardo da questo Paese, ma continui a offrirgli sostegno attraverso gesti di solidarietà e con un rinnovato impegno per la pace e la riconciliazione”.
A conclusione dell’udienza generale di mercoledì scorso papa Francesco Leone XIV, a conclusione dell’udienza generale, ha espresso preoccupazione per la situazione tra Iran e Israele, auspicando che ci si adoperi per seguire ‘la via del dialogo, della diplomazia, della pace’, con l’invito ad ascoltare il profeta Isaia: “Si ascolti questa voce, che viene dall’Altissimo! Si curino le lacerazioni provocate dalle sanguinose azioni degli ultimi giorni. Si respinga ogni logica di prepotenza e di vendetta e si scelga con determinazione la via del dialogo, della diplomazia e della pace”.
Infatti domenica 22 giugno a Damasco è stata compiuta una strage durante una messa celebrata nella chiesa greco-ortodossa di Mar Elias. La chiesa colpita è uno dei luoghi di culto più frequentati della comunità greco-ortodossa di Damasco. E l’attentato rappresenta uno dei più sanguinosi contro un luogo di culto cristiano negli ultimi anni, riaprendo ferite di una comunità che ha già sofferto persecuzioni, emigrazione forzata e isolamento sociale nel contesto della guerra civile iniziata nel 2011.
In una dichiarazione di lunedì 23 giugno, l’Assemblea degli Ordinari cattolici della Terra Santa, con sede a Gerusalemme, ha espresso “profondo sgomento e profonda riprovazione» per quanto accaduto. Non esiste alcuna giustificazione per il massacro di innocenti, tanto meno in un luogo sacro”.
I vescovi cattolici hanno denunciato l’attentato come ‘un crimine contro l’umanità e un peccato davanti a Dio’: “Non esiste alcuna giustificazione (religiosa, morale o razionale) per il massacro di innocenti, tanto meno in uno spazio sacro. Una tale violenza, sotto il pretesto della fede, è una grave perversione di tutto ciò che è sacro. E’ un atto di indicibile malvagità, un crimine contro l’umanità e un peccato davanti a Dio”.
Richiamando il Documento sulla fraternità umana, firmato ad Abu Dhabi nel 2019 l’Assemblea dei vescovi cattolici hanno sottolineato il dovere di protezione dei luoghi di culto: “La protezione dei luoghi di culto (sinagoghe, chiese e moschee) è un dovere garantito dalle religioni, dai valori umani, dalle leggi e dagli accordi internazionali. Ogni tentativo di attaccare i luoghi di culto o di minacciarli con assalti violenti, attentati o distruzioni, è una deviazione dagli insegnamenti delle religioni”.
Questa non è fede: “Condanniamo fermamente questo atto barbarico e rifiutiamo le ideologie che cercano di giustificare la violenza in nome della religione. Estendiamo le nostre più sentite condoglianze al Patriarcato greco-ortodosso di Antiochia e di tutto l’Oriente ed esprimiamo la nostra solidarietà a tutte le comunità cristiane della Siria, che hanno sopportato anni di persecuzioni e sfollamenti e che ora si trovano ad affrontare una nuova paura e insicurezza”.
Ed hanno chiesto ‘misure’ per tutelare la libertà religiosa dei cristiani: “Chiediamo alle autorità siriane di prendere tutte le misure necessarie per garantire la protezione e la libertà dei cristiani in tutto il Paese, affinché possano vivere in sicurezza e contribuire pienamente alla vita della loro patria”.
Per questo Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) ha attivato una raccolta fondi per fornire aiuti di emergenza alle vittime e sostenere le comunità cristiane duramente colpite. Infatti ACS è impegnata da anni in Siria con numerosi progetti a favore delle comunità cristiane di varie confessioni, in particolare con il Patriarcato greco-ortodosso di Antiochia, suo storico partner. La Fondazione supporta la ricostruzione dei luoghi di culto, le attività pastorali e interventi umanitari urgenti, con l’obiettivo di garantire la presenza cristiana in un Paese segnato da anni di conflitto.
In questa drammatica fase, ACS rinnova il proprio appello alle autorità competenti affinché intensifichino gli sforzi per proteggere tutte le comunità religiose in Siria. La Fondazione si unisce inoltre all’invito urgente di Sua Beatitudine il Patriarca Giovanni X a tutelare i luoghi sacri e a porre fine a ogni forma di violenza.
(Foto: Vatican News)
Ad Haiti AVSI sostiene la popolazione
Il 12 gennaio 2010 un devastante terremoto di magnitudo 7.0 colpiva il cuore di Haiti, causando una delle tragedie più gravi nella storia recente del Paese con più di 220.000 morti e 1.500.000 di sfollati, devastando le infrastrutture del Paese, comprese migliaia di scuole. Inoltre in questi ultimi anni Haiti è piombata in una delle crisi più gravi e silenziose della sua storia recente a causa dell’escalation di violenza ha causato nello scorso anno più di 700.000 sfollati, che fuggono dai loro quartieri a causa della presenza di gruppi armati, e la chiusura di almeno 1.000 scuole.
Più della metà di questi sfollati è composta da bambini e adolescenti, maggiormente esposti alla violenza, in particolare alle aggressioni, allo sfruttamento e agli abusi sessuali. Inoltre, i minori sfollati e separati dalle loro famiglie vengono facilmente reclutati dalle bande armate. Le scuole, le strutture sanitarie e i mercati sono diventati obiettivi delle gang, che li utilizzano come mezzi per esercitare il controllo su intere zone.
A questa situazione tenta di dare una risposta concreta l’ong italiana AVSI. Da Gabriele Regio, responsabile della fondazione AVSI, presente ad Haiti dal 1999, ci facciamo raccontare il programma della ‘creazione del reddito’?
“Fra le diverse problematiche che la popolazione haitiana vive, c’è senza dubbio il continuo aumento del costo della vita dovuto a una costante inflazione e svalutazione della moneta locale e dalla difficoltà di importare prodotti alimentari per l’insicurezza nel paese. Principalmente il costo dei prodotti alimentari, che conformano il paniere alimentare, risente di questa situazione. Oggi una famiglia media di 5 membri dovrebbe disporre di circa 200 dollari al mese per soddisfare i bisogni alimentari, ma secondo la Banca Mondiale, circa il 60% della popolazione haitiana vive al di sotto della soglia di povertà, con meno di £ 2,5 al giorno.
Nelle aree in cui AVSI lavora questa percentuale arriva a 90%. Questo tasso di povertà è aggravato da profonde disuguaglianze sociali ed economiche. La disoccupazione è un problema persistente, soprattutto tra i giovani. Il 70% dei giovani adulti è disoccupato (dato che supera l’80% nelle zone dove AVSI è presente). Le opportunità di lavoro sono limitate a causa della mancanza di infrastrutture, delle risorse naturali mal gestite e dell’instabilità politica.
Ad Haiti esistono diverse attività generatrici di reddito, a seconda delle risorse disponibili, delle esigenze del mercato e dei settori in via di sviluppo. In questo contesto AVSI propone un programma per la creazione del reddito basato su corsi di formazione professionale e sostenendo le famiglie con un investimento iniziale per avviare attività economiche in diversi settori, come quello agricolo, commerciale e del trasporto. Il programma propone soluzioni basate su specifici studi che analizzano il mercato locale, le risorse disponibili e le capacità dei beneficiari per poter offrire delle opportunità di generazione di reddito sostenibili.
Il programma include anche una componente di ‘Cash for Work’ che permette ai comunitari di lavorare in progetti di riabilitazione di strutture comunitarie e infrastrutture agricole in modo da ottenere un doppio impatto: da un lato garantire che le famiglie vulnerabili possano lavorare e quindi accedere a un reddito che gli permetta di coprire i fabbisogni alimentari, dall’ altro riabilitare infrastrutture che permettano di rafforzare la produzione agricola locale a beneficio di altre famiglie contadine.
Quanto pesa nello sviluppo dell’isola caraibica la decisione del presidente degli USA di congelare i fondi alla cooperazione?
Nel febbraio 2025, il CLIO (Cadre de Liaison Inter-Organisations) associazione di ONG creata nel 2005, che attualmente comprende 81 ONG haitiane e straniere che operano ad Haiti ha realizzato uno studio per valutare l’impatto della decisione del presidente degli USA di congelare i fondi alla cooperazione.
Lo scopo di questo sondaggio è stato quello di condividere informazioni tra le organizzazioni per una migliore comprensione degli impatti della sospensione parziale e sospensione totale dei progetti USAID ad Haiti e capire quali settori d’intervento sono stati maggiormente colpiti dalla sospensione; l’indagine è stata condotta su 29 ONG, di cui 6 nazionali e 23 internazionali.
L’ordine di sospensione dei lavori ha avuto un impatto devastante su oltre 550.000 beneficiari haitiani, che ora sono privati dei servizi essenziali. Questa misura ha costretto alcune ONG a fermare temporaneamente le loro attività, mentre altre hanno dovuto sospendere completamente i loro servizi. I dipartimenti maggiormente colpiti sono quelli del Sud, del Nord-Est e dell’Ovest, ma anche i dipartimenti del Nord, Centro, Grande Anse e Nippes sono stati interessati dalla sospensione dei progetti. Undici ONG hanno dichiarato di aver dovuto intraprendere azioni per cessare i contratti o sospendere i dipendenti, portando alla sospensione o cessazione di 245 posti di lavoro a seguito dell’ordine di sospensione dei lavori (SWO) emesso dall’USAID.
L’impatto a lungo termine potrebbe comportare ulteriori riduzioni delle risorse umane, con alcune organizzazioni ancora in fase di valutazione delle implicazioni finanziarie sulla loro struttura e sui servizi di supporto. AVSI ha dovuto sospendere 4 progetti finanziati con fondi USAID, l’interruzione dei programmi ha privato i beneficiari di risorse vitali, come la sicurezza alimentare, l’assistenza in denaro, l’acqua potabile, i servizi igienici e sanitari (WASH), la nutrizione e i programmi educativi. Questa sospensione ha aumentato significativamente la vulnerabilità di gruppi già fragili, tra cui donne, bambini e persone in situazioni di vulnerabilità”.
In cosa consistono gli interventi di AVSI ad Haiti?
“Ad Haiti, AVSI si impegna in diversi settori, tra cui l’educazione, la sicurezza alimentare, la salute, l’assistenza umanitaria e la promozione del benessere sociale. Educazione: AVSI supporta il sistema educativo ad Haiti, contribuendo a migliorare l’accesso all’istruzione tramite un programma di Sostegno a Distanza, in particolare nelle aree rurali e nelle zone più colpite dalla povertà. Le sue attività includono la formazione degli insegnanti e la distribuzione di materiali educativi. AVSI lavora anche per promuovere l’inclusione di bambini con disabilità nel sistema scolastico.
Sicurezza alimentare: AVSI interviene in ambito agricolo, aiutando le comunità a migliorare la loro capacità di produrre cibo in modo sostenibile. Questo include attività di formazione su tecniche agricole moderne, la distribuzione di sementi, e la creazione di opportunità per migliorare la sicurezza alimentare e l’autosufficienza.
Assistenza umanitaria: Dopo eventi di emergenza come terremoti o uragani, AVSI fornisce assistenza immediata, tra cui distribuzione di beni di prima necessità, acqua potabile, cibo e servizi sanitari.
Salute e nutrizione: AVSI promuove programmi di salute e nutrizione per migliorare il benessere delle popolazioni vulnerabili, specialmente nei settori rurali e periurbani. Questo include attività di sensibilizzazione sulla salute, programmi di nutrizione per bambini e famiglie, e supporto alle strutture sanitarie locali.
Protezione: AVSI lavora anche per rafforzare la protezione sociale delle famiglie vulnerabili, specialmente quelle che vivono in condizioni di povertà estrema. Fornisce supporto psicologico, promuove la protezione dei diritti dei bambini e delle donne, e aiuta a costruire comunità più resilienti”.
Per maggiori informazioni: www.avsi.org
(Foto: AVSI)
Papa Francesco: sentinelle per promuovere protezione ai minori
“Cari fratelli e sorelle, vi mando di cuore il mio saluto e alcune indicazioni per il vostro prezioso servizio. Esso, infatti, è come ‘ossigeno’ per le Chiese locali e le comunità religiose, perché dove c’è un bambino o una persona vulnerabile al sicuro, lì si serve e si onora Cristo. Nella trama quotidiana del vostro operato (soprattutto negli ambiti più disagiati), si concretizza una verità profetica: la prevenzione degli abusi non è una coperta da stendere sulle emergenze, ma una delle fondamenta su cui edificare comunità fedeli al Vangelo. Per questo vi esprimo la mia gratitudine”.
Ancora convalescente papa Francesco ha inviato un messaggio ai partecipanti alla plenaria della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori, ricordando che le pratiche di prevenzione sono la promessa e l’impegno di un ambiente sicuro per ogni bambino e per ogni persona vulnerabile, con la sottolineatura delle caratteristiche di questo ‘lavoro’:
“Il vostro lavoro non si riduce a protocolli da applicare, ma promuove presidi di protezione: una formazione che educa, dei controlli che prevengono, un ascolto che restituisce dignità. Quando impiantate pratiche di prevenzione, persino nelle comunità più remote, state scrivendo una promessa: che ogni bambino, ogni persona vulnerabile, troverà nella comunità ecclesiale un ambiente sicuro. Questo è il motore di quella che dovrebbe essere per noi una conversione integrale”.
Ed ecco gli ‘impegni’ a cui tale Commissione è chiamata: “Crescere nel lavoro comune con i Dicasteri della Curia romana. Offrire alle vittime e ai sopravvissuti ospitalità e cura per le ferite dell’anima, nello stile del buon samaritano. Ascoltare con l’orecchio del cuore, così che ogni testimonianza trovi non registri da compilare, ma viscere di misericordia da cui rinascere. Costruire alleanze con realtà extra-ecclesiali (autorità civili, esperti, associazioni), perché la tutela diventi linguaggio universale”.
E’ un invito ad essere ‘sentinelle’: “In questi dieci anni avete fatto crescere nella Chiesa una rete di sicurezza. Andate avanti! Continuate a essere sentinelle che vegliano mentre il mondo dorme. Che lo Spirito Santo, maestro della memoria viva, ci preservi dalla tentazione di archiviare il dolore invece di sanarlo”.
Mentre in occasione del XXX° Anniversario della Lettera enciclica ‘Evangelium vitae’ di san Giovanni Paolo II il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita ha pubblicato un sussidio su come avviare processi ecclesiali per promuovere una Pastorale della Vita umana al fine di difenderla, custodirla e promuoverla nei vari contesti geografici e culturali, in questo tempo di gravissime violazioni della dignità dell’essere umano, intitolato ‘La Vita è sempre un bene. Avviare processi per una Pastorale della Vita umana’, come scrive nell’introduzione il prefetto del Dicastero, card. Kevin Farrell:
“In un tempo di gravissime violazioni della dignità dell’essere umano, in tanti Paesi tormentati da guerre e da ogni genere di violenza (specialmente su donne, bambini prima e dopo la nascita, adolescenti, persone con disabilità, anziani, poveri, migranti) è necessario dare forma ad una vera e propria Pastorale della Vita umana, per mettere in pratica quanto ribadito anche dalla recente Dichiarazione Dignitas infinita del Dicastero per la Dottrina della Fede… La vita di ogni uomo e di ogni donna va, pertanto, sempre rispettata, custodita, difesa. Questo principio, riconoscibile anche dalla sola ragione, va attuato in ogni Paese, in ogni villaggio, in ogni casa”.
Tale sussidio è stato realizzato grazie anche al contributo dei vescovi: “Al servizio di questo processo, il sussidio è una proposta che suggerisce, altresì, come applicare il metodo sinodale del discernimento nello Spirito riguardo ai numerosi temi legati alla vita umana e alle modalità per difenderla, custodirla e promuoverla nei vari contesti geografici e culturali”.
Il volume è disponibile gratuitamente sul sito del Dicasteri e propone un metodo aggiornato per animare la pastorale della vita in maniera capillare nelle diverse diocesi del mondo. A tal fine, il Dicastero auspica che “ogni vescovo, sacerdote, religioso, religiosa e laico leggano il Sussidio e si adoperino per sviluppare una Pastorale della Vita umana organica e strutturata, che possa formare in modo adeguato operatori, educatori, insegnanti, genitori, giovani e bambini al rispetto del valore di ogni vita umana”.
Papa Francesco vuole preparare un’esortazione per i bambini
“Per dare continuità a questo impegno e promuoverlo in tutta la Chiesa, ho intenzione di preparare, una lettera, un’esortazione dedicata ai bambini”: lo ha detto papa Francesco in conclusione dei lavori del Summit mondiale sui diritti dei bambini, dal titolo ‘Amiamoli e proteggiamoli’, organizzato dal Pontificio Comitato per la Giornata Mondiale dei Bambini.
Dopo aver espresso gratitudine ai partecipanti, il papa ha osservato che “le sale del Palazzo Apostolico oggi sono diventate un osservatorio aperto sulla realtà dell’infanzia nel mondo intero, un’infanzia che purtroppo è spesso ferita, sfruttata, negata… La vostra presenza, la vostra esperienza e la vostra compassione hanno dato vita a un osservatorio e soprattutto a un laboratorio: in diversi gruppi tematici avete elaborato proposte per la tutela dei diritti dei bambini, considerandoli non come dei numeri, ma come dei volti. Tutto questo dà gloria a Dio, e a Lui noi lo affidiamo, perché il suo Santo Spirito lo renda fecondo e fruttuoso. I bambini ci guardano per vedere come mandiamo avanti la vita”.
Prima dell’intervento conclusivo il papa aveva letto la lettera consegnatagli da una rappresentanza di bambini: “Ti scriviamo a nome dei bambini di tutta la terra, ti vogliamo ringraziare perché ti preoccupi per noi e per il nostro futuro, ci vuoi bene e ci proteggi”.
La lettera dei bambini è stata un ringraziamento per il suo impegno: “Grazie per tutto quello che fai per noi! Grazie perché ascolti le nostre domande e ti prendi del tempo per rispondere, come nella Giornata Mondiale dei Bambini, quel giorno, abbiamo imparato tante cose ed è stato bello sentire e capire quello che ci dicevi… Quel giorno abbiamo capito che tu vuoi il nostro aiuto per cambiare il mondo: come è adesso a te non piace e non piace neanche a noi! Troppi bambini soffrono per la fame, per la guerra, per il colore della pelle diverso, per i disastri ambientali”.
Ed hanno delineato il mondo che vorrebbero: “Vorremmo un mondo più giusto, senza divisioni tra i popoli, tra ricchi e poveri, tra giovani e anziani… Un mondo che sia anche più pulito, in cui l’inquinamento non distrugge le foreste, sporca il mare e uccide tanti animali, abbiamo capito che è più importante salvare la terra che avere tanti soldi. Vorremmo un mondo per tutti, nessuno escluso! Un mondo in cui tutti i bambini possano crescere bene, studiare, giocare, vivere sereni. Vogliamo la pace!”
Quindi un mondo senza guerra, concludono nella lettera, chiedendo l’aiuto del papa: “Non vogliamo vivere in un mondo con la guerra… La guerra non si deve fare, non serve a niente: distrugge, uccide e rende tutti più tristi ma questo, ancora, certi grandi non lo sanno! Insieme a te vogliamo ripulire il Mondo dalle cose brutte, colorarlo con l’amicizia e il rispetto, e aiutarti a costruire un futuro bello per tutti! E’ difficile? Ma se tu ci aiuti diventa più facile!”.
In questo summit p. Ibrahim Faltas, vicario della Custodia in Terra Santa, ha raccontato la vita dei bambini in Terra Santa: “La guerra iniziata sedici mesi fa ha portato morte e distruzione, ha moltiplicato la sofferenza dei bambini palestinesi e dei bambini israeliani… La pace è il diritto fondamentale dei bambini, che devono essere allontanati da qualsiasi cultura che incita all’odio e alla violenza… A Gaza i bambini hanno sofferto la fame, la sete, il freddo, il caldo, la mancanza di cura e di istruzione”.
Ed ha invocato la pace: “Sono mancati i bisogni e i diritti essenziali. La tregua e la tanta desiderata pace potranno dare sollievo alle necessità fisiche e materiali dei bambini, ma sarà difficile cancellare i traumi visibili e invisibili che hanno lasciato sul corpo e la mente dei bambini. Tanti bambini sono nati in questi sedici mesi di guerra: la vita che risplende tra le macerie sia segno di speranza.
Sono tanti i bambini morti in questi sedici mesi, tanti non hanno avuto la possibilità di salvarsi… Per il secondo anno consecutivo i bambini non possono andare a scuola, perché le scuole sono state distrutte. Trentanovemila ragazzi non hanno potuto affrontare gli esami di maturità, e sarà così per tanti di loro anche quest’anno. Non vedono il loro futuro e stanno perdendo la speranza del futuro”.
Papa Francesco affida il popolo nicaraguense alla protezione dell’Immacolata Concezione
In occasione della novena all’Immacolata Concezione papa Francesco ha inviato una lettera pastorale ai fedeli del Nicaragua, affinché questa Novena possa offrire incoraggiamento a chi vive nelle difficoltà, incertezze e fatiche: “Da tempo desidero scrivervi una lettera pastorale per ribadire, ancora una volta, l’affetto che professo per il popolo nicaraguense, che si è sempre contraddistinto per uno straordinario amore verso Dio, che voi con tanto affetto chiamate Papachú. Sono con voi, soprattutto in questi giorni in cui celebrate la Novena dell’Immacolata”.
La lettera pastorale è un invito a non dimenticare l’azione della Provvidenza: “Non dimenticate l’amorevole Provvidenza del Signore, che ci accompagna ed è l’unica guida sicura. Proprio nei momenti più difficili, dove diventa umanamente impossibile comprendere ciò che Dio vuole da noi, siamo chiamati a non dubitare della sua sollecitudine e della sua misericordia. La fiducia filiale che hanno in Lui e anche la fedeltà alla Chiesa sono le due grandi luci che illuminano la loro esistenza”.
E’ un incoraggiamento a confidare nella Madre di Dio: “Siate certi che la fede e la speranza operano miracoli. Guardiamo la Vergine Immacolata, Lei è la luminosa testimonianza di quella fiducia. Hai sempre sperimentato il suo sostegno materno in tutte le tue necessità e hai manifestato la tua gratitudine con una religiosità molto bella e spiritualmente ricca. Una di quelle forme di dedizione e consacrazione che manifesta la gioia di essere Suoi figli prediletti è la dolce espressione: Chi provoca tanta gioia? La Concezione di Maria!”
Ma anche un incoraggiamento a superare le difficoltà attraverso la preghiera: “Auspico che questa celebrazione dell’Immacolata Concezione, che ci prepara all’apertura del Giubileo del 2025, vi offra il necessario incoraggiamento nelle difficoltà, nelle incertezze e nelle privazioni. In questa festa non dimenticate di abbandonarvi tra le braccia di Gesù con la giaculatoria ‘Dio prima di tutto’, che ripetete spesso”.
Inoltre li ha incoraggiati nella recita del Rosario: “Camminare insieme sostenuti dalla tenera devozione a Maria ci fa seguire con tenacia la via del Vangelo e ci porta a rinnovare la fiducia in Dio. Penso in particolare alla preghiera del Rosario, con la quale ogni giorno meditiamo i misteri della vita di Gesù e di Maria.
Quante volte inseriamo anche la nostra vita nei misteri del Santo Rosario, con i suoi momenti di gioia, di dolore, di luce e di gloria. Recitando il Rosario, questi misteri penetrano nell’intimità del nostro cuore, dove è custodita la libertà delle figlie e dei figli di Dio, che nessuno può toglierci. Quante grazie riceviamo dal Rosario, è una preghiera potente”.
Ed infine li ha affidati alla Madre di Dio attraverso la preghiera: “Padre che sei nei cieli, la fede che ci hai donato nel tuo Figlio Gesù Cristo, nostro fratello, e la fiamma della carità infusa nei nostri cuori dallo Spirito Santo, risvegliano in noi la beata speranza nella venuta del tuo Regno.
La tua grazia ci trasformi in devoti coltivatori dei semi del Vangelo che fermentano l’umanità e il cosmo, aspettando con fiducia i nuovi cieli e la nuova terra, quando le forze del male saranno sconfitte, la tua gloria sarà manifestata per sempre.
La grazia del Giubileo ravviva in noi, Pellegrini della speranza, l’anelito ai beni celesti e diffonde nel mondo intero la gioia e la pace del nostro Redentore. A te, Dio eternamente benedetto, la lode e la gloria nei secoli. Amen”.




























