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Papa Francesco affida il popolo nicaraguense alla protezione dell’Immacolata Concezione

Luigi Tussi Vergine Immacolata

In occasione della novena all’Immacolata Concezione papa Francesco ha inviato una lettera pastorale ai fedeli del Nicaragua, affinché questa Novena possa offrire incoraggiamento a chi vive nelle difficoltà, incertezze e fatiche: “Da tempo desidero scrivervi una lettera pastorale per ribadire, ancora una volta, l’affetto che professo per il popolo nicaraguense, che si è sempre contraddistinto per uno straordinario amore verso Dio, che voi con tanto affetto chiamate Papachú. Sono con voi, soprattutto in questi giorni in cui celebrate la Novena dell’Immacolata”.

La lettera pastorale è un invito a non dimenticare l’azione della Provvidenza: “Non dimenticate l’amorevole Provvidenza del Signore, che ci accompagna ed è l’unica guida sicura. Proprio nei momenti più difficili, dove diventa umanamente impossibile comprendere ciò che Dio vuole da noi, siamo chiamati a non dubitare della sua sollecitudine e della sua misericordia. La fiducia filiale che hanno in Lui e anche la fedeltà alla Chiesa sono le due grandi luci che illuminano la loro esistenza”.

E’ un incoraggiamento a confidare nella Madre di Dio: “Siate certi che la fede e la speranza operano miracoli. Guardiamo la Vergine Immacolata, Lei è la luminosa testimonianza di quella fiducia. Hai sempre sperimentato il suo sostegno materno in tutte le tue necessità e hai manifestato la tua gratitudine con una religiosità molto bella e spiritualmente ricca. Una di quelle forme di dedizione e consacrazione che manifesta la gioia di essere Suoi figli prediletti è la dolce espressione: Chi provoca tanta gioia? La Concezione di Maria!”

Ma anche un incoraggiamento a superare le difficoltà attraverso la preghiera: “Auspico che questa celebrazione dell’Immacolata Concezione, che ci prepara all’apertura del Giubileo del 2025, vi offra il necessario incoraggiamento nelle difficoltà, nelle incertezze e nelle privazioni. In questa festa non dimenticate di abbandonarvi tra le braccia di Gesù con la giaculatoria ‘Dio prima di tutto’, che ripetete spesso”.

Inoltre li ha incoraggiati nella recita del Rosario: “Camminare insieme sostenuti dalla tenera devozione a Maria ci fa seguire con tenacia la via del Vangelo e ci porta a rinnovare la fiducia in Dio. Penso in particolare alla preghiera del Rosario, con la quale ogni giorno meditiamo i misteri della vita di Gesù e di Maria.

Quante volte inseriamo anche la nostra vita nei misteri del Santo Rosario, con i suoi momenti di gioia, di dolore, di luce e di gloria. Recitando il Rosario, questi misteri penetrano nell’intimità del nostro cuore, dove è custodita la libertà delle figlie e dei figli di Dio, che nessuno può toglierci. Quante grazie riceviamo dal Rosario, è una preghiera potente”.

Ed infine li ha affidati alla Madre di Dio attraverso la preghiera: “Padre che sei nei cieli, la fede che ci hai donato nel tuo Figlio Gesù Cristo, nostro fratello, e la fiamma della carità infusa nei nostri cuori dallo Spirito Santo, risvegliano in noi la beata speranza nella venuta del tuo Regno.

La tua grazia ci trasformi in devoti coltivatori dei semi del Vangelo che fermentano l’umanità e il cosmo, aspettando con fiducia i nuovi cieli e la nuova terra, quando le forze del male saranno sconfitte, la tua gloria sarà manifestata per sempre.

La grazia del Giubileo ravviva in noi, Pellegrini della speranza, l’anelito ai beni celesti e diffonde nel mondo intero la gioia e la pace del nostro Redentore. A te, Dio eternamente benedetto, la lode e la gloria nei secoli. Amen”.

Papa Francesco: i santi hanno servito Dio

“La testimonianza di san Giuseppe Allamano ci ricorda la necessaria attenzione verso le popolazioni più fragili e più vulnerabili. Penso in particolare al popolo Yanomami, nella foresta amazzonica brasiliana, tra i cui membri è avvenuto proprio il miracolo legato alla canonizzazione odierna. Faccio appello alle autorità politiche e civili, affinché assicurino la protezione di questi popoli e dei loro diritti fondamentali e contro ogni forma di sfruttamento della loro dignità e dei loro territori”: al termine della recita dell’Angelus per la canonizzazione dei santi papa Francesco ha invitato le autorità civili alla protezione dei popoli più fragili come ha operato san Giuseppe Allamano”.

Ed ha ricordato il tema della Giornata Missionaria: “Oggi celebriamo la Giornata Missionaria Mondiale, il cui tema (‘Andate e invitate al banchetto tutti’) ci ricorda che l’annuncio missionario è portare a tutti l’invito all’incontro festoso con il Signore, che ci ama e che ci vuole partecipi della sua gioia sponsale… Sosteniamo, con la nostra preghiera e con il nostro aiuto, tutti i missionari che, spesso con grande sacrificio, portano l’annuncio luminoso del Vangelo in ogni parte della terra”.

Nella celebrazione eucaristica papa Francesco ha proclamato santi Manuel Ruiz Lopez e Sette Compagni; Francesco, Abdel Mooti e Raffaele Massabki; Giuseppe Allamano; Marie-Leonie Paradis ed Elena Guerra e nell’omelia ha sottolineato che Gesù ‘ci aiuta a fare discernimento’, attraverso specifiche domande: “Attraverso queste domande, Gesù fa emergere il legame e le attese che i discepoli hanno verso di lui, con le luci e le ombre tipiche di ogni relazione.

Infatti, Giacomo e Giovanni, sono legati a Gesù ma hanno delle pretese. Essi esprimono il desiderio di stare vicino a Lui, ma solo per occupare un posto d’onore, per rivestire un ruolo importante, per ‘sedere, nella sua gloria, alla destra e alla sinistra’. Evidentemente pensano a Gesù come Messia, un Messia vittorioso, glorioso e da Lui si aspettano che condivida la sua gloria con loro. Vedono in Gesù il Messia, ma lo immaginano secondo la logica del potere”.

Le domande di Gesù è un invito alla conversione: “Poi, con la seconda domanda, Gesù smentisce questa immagine di Messia e in questo modo li aiuta a cambiare sguardo, cioè a convertirsi: ‘Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?’ In questo modo, svela a loro che Egli non è il Messia che essi pensano; è il Dio dell’amore, che si abbassa per raggiungere chi è in basso; che si fa debole per rialzare i deboli, che opera per la pace e non per la guerra, che è venuto per servire e non per essere servito. Il calice che il Signore berrà è l’offerta della sua vita, è la sua vita donata a noi per amore, fino alla morte e alla morte di croce”.

E’ un modo differente di guardare la realtà: “Ed, allora, alla sua destra e alla sua sinistra staranno due ladroni, appesi come Lui alla croce e non accomodati nei posti di potere; due ladroni inchiodati con Cristo nel dolore e non seduti nella gloria. Il re crocifisso, il giusto condannato si fa schiavo di tutti: costui è davvero il Figlio di Dio!  Vince non chi domina, ma chi serve per amore”.

In questo modo Gesù mette a nudo la voglia di potenza di ciascuno: “Fratelli e sorelle, Gesù svela pensieri, svela desideri e proiezioni del nostro cuore, smascherando talvolta le nostre attese di gloria, di dominio, di potere, di vanità. Egli ci aiuta a pensare non più secondo i criteri del mondo, ma secondo lo stile di Dio, che si fa ultimo perché gli ultimi vengano rialzati e diventino i primi. E queste domande di Gesù, con il suo insegnamento sul servizio, spesso sono incomprensibili, incomprensibili per noi come lo erano per i discepoli”.

Con tali domande Gesù manifesta lo stile di Dio: “Ma seguendo Lui, camminando alla Sua sequela e accogliendo il dono del Suo amore che trasforma il nostro modo di pensare, possiamo anche noi imparare lo stile di Dio: lo stile di Dio, il servizio. Non dimentichiamo le tre parole che fanno vedere lo stile di Dio per servire: vicinanza, compassione e tenerezza. Dio si fa vicino per servire; si fa compassionevole per servire; si fa tenero per servire. Vicinanza, compassione e tenerezza”.

E lo stile di Dio si manifesta nel servizio: “Il servizio è lo stile di vita cristiano. Non riguarda un elenco di cose da fare, quasi che, una volta fatte, possiamo ritenere finito il nostro turno; chi serve con amore non dice: ‘adesso toccherà qualcun altro’. Questo è un pensiero da impiegati, non da testimoni. Il servizio nasce dall’amore e l’amore non conosce confini, non fa calcoli, si spende e si dona. L’amore non si limita a produrre per portare risultati, non è una prestazione occasionale, ma è qualcosa che nasce dal cuore, un cuore rinnovato dall’amore e nell’amore”.

Tale servizio è stato vissuto dai nuovi santi: “Lungo la storia tormentata dell’umanità, essi sono stati servi fedeli, uomini e donne che hanno servito nel martirio e nella gioia, come fra Manuel Ruiz Lopez e i suoi compagni. Sono sacerdoti e consacrate ferventi, e ferventi di passione missionaria, come don Giuseppe Allamano, suor Paradis Marie Leonie e suor Elena Guerra.

Questi nuovi santi hanno vissuto lo stile di Gesù: il servizio. La fede e l’apostolato che hanno portato avanti non ha alimentato in loro desideri mondani e smanie di potere ma, al contrario, essi si sono fatti servi dei fratelli, creativi nel fare il bene, saldi nelle difficoltà, generosi fino alla fine”.

(Foto: Santa Sede)

Papa Francesco alla Gendarmeria: gli angeli ci proteggono

Ieri pomeriggio papa Francesco ha presieduto all’Altare della Cattedra nella Basilica di San Pietro la messa per il Corpo della Gendarmeria Vaticana, in occasione della ricorrenza di san Michele Arcangelo, patrono del Corpo della Gendarmeria Vaticana, che ricorre il 29 settembre, chiarendo che la lotta è quotidiana: “La lotta è una realtà quotidiana nella vita cristiana: nel nostro cuore, nella nostra vita, nella nostra famiglia, nel nostro popolo, nella nostra Chiesa. Se non si lotta, saremo sconfitti”.

Questa lotta contro il maligno è stata affidata da Dio agli angeli per la protezione dell’umanità: “Il Signore ha affidato questo ufficio principalmente agli angeli: lottare e vincere. Il diavolo cerca sempre di distruggere l’uomo, presenta le cose come se fossero buone, ma la sua intenzione è distruggere.

Per fortuna, abbiamo la certezza di non essere soli in questa lotta, perché il Signore ha affidato agli arcangeli il compito di difendere l’uomo. E gli angeli ci difendono. Tutti abbiamo accanto un angelo che non ci lascia mai soli e ci aiuta a non sbagliare strada. È proprio il ruolo degli angeli. E anche voi, sull’esempio di San Michele Arcangelo, siete come angeli, che custodiscono e sono al servizio”.

Ed ha sottolineato il ‘prezioso’ lavoro della Gendarmeria vaticana: “Il vostro è un lavoro, un prezioso lavoro, ma soprattutto un inestimabile servizio alla Chiesa, per il quale desidero ringraziarvi: grazie, grazie tante. Ogni giorno accogliete in Vaticano e nelle zone extraterritoriali numerose persone e pellegrini; molto spesso siete il primo e anche l’unico volto che incontrano. Per questo, chiedo a Dio che vi doni sempre la grazia di essere il riflesso della tenerezza di Dio”.

Ma tale lavoro è possibile grazie anche al sostegno delle famiglie: “Alla luce della Parola di questa domenica, voglio anche rivolgermi alle vostre famiglie. Grazie per la vostra pazienza. Il lavoro dei Gendarmi e dei Vigili del fuoco non è possibile senza la pazienza e la comprensione delle rispettive famiglie, alle quali voglio chiedere scusa per tutte le ore in cui i vostri mariti, i vostri papà, i vostri figli o fratelli non sono presenti a casa perché in servizio.

Davvero, scusate. So che non è facile e per questo affido le vostre famiglie e tutti i vostri cari alla protezione della Vergine, Regina delle famiglie, ed a san Michele Arcangelo, perché l’uomo non divida quello che Dio ha unito”.

Infine una riflessione sulle letture offerte dalla liturgia: “E su questo abbiamo visto che le Letture di oggi sono Letture di unità: la prima Lettura dalla Genesi, quando Dio crea l’uomo e la donna, è in unità; e il Vangelo ci chiama alla unità, non alla divisione. Per favore, ricordate che l’unità è superiore al conflitto, sempre. L’unità è superiore al conflitto. Grazie per il vostro servizio, perché cercate l’unità. E che Dio, il Signore, vi dia saggezza e pazienza. E anche, per favore, non perdere il senso dell’umorismo”.

(Foto: Santa Sede)

Papa Francesco: affidarsi alla Madonna

Papa Francesco

“La felice ricorrenza dei 1500 anni di culto della venerata immagine di Santa Maria in Portico – Romanae Portus Securitatis, protettrice della Città Eterna, è per me un’occasione lieta di unirmi nella preghiera alla vostra Famiglia religiosa, a cui sin dal 1601 è stata affidata la custodia, e che desidera elevare la lode a Lei, Madre amorevole e premurosa, faro luminoso che ha condotto i suoi figli al porto sicuro. Rivolgo, pertanto, il mio cordiale pensiero a ciascuno di Voi e a quanti prendono parte a tale evento assai significativo per l’intera Chiesa di Roma”.

In  occasione di tale ricorrenza papa Francesco ha inviato un messaggio al Rettore Generale dell’Ordine dei Chierici Regolari della Madre di Dio, Rev.mo Padre Antonio Piccolo, in occasione dei 1500 anni di culto della venerata immagine di Santa Maria in Portico – Romanae Portus Securitatis, protettrice della Città Eterna, sottolineando la coincidenza:

“Per una provvidenziale coincidenza il 2024, anno di preparazione al Giubileo della Speranza, è un tempo di speciale grazia in quanto commemorate pure i 450 anni della fondazione da parte di San Giovanni Leonardi, devoto della Madre celeste, scelta come custode fedele del carisma leonardino”.

Quindi ha ripercorso la storia di tale culto: “Il culto di Santa Maria in Portico in Campitelli nasce a seguito di una prodigiosa manifestazione della Madre di Dio avvenuta il 17 luglio del 524 nella casa di Santa Galla, patrizia romana, alla presenza del Pontefice San Giovanni I. Da allora il Portico dove la nobile Galla accoglieva i poveri e i pellegrini, divenne Santuario mariano e ospizio di carità. Questo è per Voi eredi spirituali di San Leonardi invito a curare e a promuovere il valore dell’accoglienza dei poveri e degli ultimi, perché i luoghi che abitiamo e le stesse chiese possano essere un portico aperto sul mondo, in cui offrire consolazione e soccorso alle tante forme di indigenza che caratterizzano il nostro vivere”.

In fondo il messaggio è un’esortazione ad affidarsi alla Madonna: “La Vergine Santa, inoltre, si rivelò in un momento particolarmente difficile per la Chiesa, stendendo il suo manto su Papa Giovanni I che patirà e morirà per la pace senza rinnegare la fede, reso ostaggio di complotti politici e guerre fratricide. Di fronte allo scenario attuale, come non cogliere allora l’urgenza di favorire la pace, di pregare per la pace? Invocate la pace e fateVi costruttori di pace anzitutto nelle vostre comunità riconciliate e riconcilianti. L’esempio di vita fraterna sia evangelicamente attrattivo per i fedeli cui rivolgete il servizio pastorale”.

Occorre guardarLa come segno di speranza, come ha fatto san Giovanni Leonardi: “Vi esorto a guardare a Maria come segno di consolazione e sicura speranza, volto materno di Dio e dimora dove rifugiarsi; Lei, infatti, ci dona continuamente Suo Figlio come unica fonte di concordia, speranza di salvezza, via per la pace, imperativo assoluto dell’umana ricerca.

In questo spirito, il Santo farmacista Giovanni Leonardi, fondò la ‘Congregazione dei Preti riformati della Beata Vergine Maria’, proprio per ridare alla Chiesa lo smalto apostolico delle origini. ‘Cristo innanzitutto’ dirà, Cristo al centro di tutto, Cristo misura di tutto! Cristo il solo farmaco in grado di curare i mali della Chiesa e dell’uomo”.

Tale culto richiama al giubileo: “Infine, le celebrazioni giubilari che Vi apprestate a vivere, sotto lo sguardo della Vergine del Portico, riporti alla memoria l’opera evangelizzatrice di San Giovanni Leonardi, che scrisse anche le prime Costituzioni del Collegio Urbano di Propaganda Fide, per formare preti capaci di cogliere le sfide missionarie del tempo. Incoraggio dunque anche Voi ad avere a cuore la formazione integrale dei Religiosi, in un percorso di progressiva conformazione al Crocifisso Risorto, primizia dell’umanità redenta e, guardando a Maria discepola di Cristo e Madre della Chiesa, il vostro apostolato possa essere canale di grazia e strumento per l’annuncio gioioso del Vangelo”.

Inoltre nel messaggio inviato per il XXI Incontro dei responsabili nazionali della Pastorale giovanile dell’America latina e dei Caraibi – Elarnpj -, in corso ad Asunción, in Paraguay, il papa ha invitato a non avere paura di Gesù: “La giovinezza è quella fase della vita normalmente caratterizzata da naturale ottimismo, energia e speranza. Lascia che Cristo trasformi il tuo naturale ottimismo in autentico amore…

Non abbiate paura del Signore che ci passa accanto e sussurra alle nostre orecchie, si china verso di noi e ci offre la sua mano per rialzarci ogni volta che cadiamo . Egli ci vuole in piedi, resuscitati. Non abbiate paura di lasciarlo entrare nelle vostre vite”.

Sant’Antonio protettore dei deboli

In continuità iconografica con lo scorso anno, ed al tempo stesso calata nell’attualità, l’immagine scelta per la manifestazione antoniana di quest’anno, giunta alla sua 18^ edizione, è ancora un affresco di Pietro Annigoni custodito nella ‘Cappella delle Benedizioni al Santo’, sulla parete di destra: ‘Sant’Antonio affronta il tiranno Ezzelino da Romano’.

L’opera, che guarda l’affresco ‘Sant’Antonio che predica ai pesci’, utilizzata lo scorso anno, raffigura l’incontro con Ezzelino da Romano, che si racconta essere accaduto poche settimane prima della morte del santo, secondo l’agiografia nel palazzo del tiranno a Verona nel maggio del 1231. Sebbene indebolito nel fisico e stremato nelle forze, sant’Antonio si recò a perorare la liberazione del conte Rizzieri di san Bonifacio e di altri nobili padovani catturati in battaglia durante un agguato, animato da umana solidarietà e con un’audacia quasi temeraria. Le sue parole però non sortirono effetto e fu cacciato dal despota.

Quindi il significato di questo episodio è il fil rouge della rassegna di quest’anno che guarda all’attualità: ‘Antonio difensore dei più deboli’, siano essi vittime del terrorismo o di guerre; donne maltrattate, violate o uccise dagli uomini; persone disabili o persone alla ricerca di giustizia e capaci di perdono, come ha raccontato padre Antonio Ramina, rettore della basilica di sant’Antonio da Padova:

“Molto probabilmente sant’Antonio ha capito ben presto che per cercare e incontrare Dio occorre chinarsi sui più deboli e sui più indifesi. I grandi uomini di fede lo capiscono subito: cercare Dio è impossibile se si escludono dai propri orizzonti le persone povere e indifese. Perché Dio ha cura di loro. La sua non è una scelta solo di carattere ‘sociale’, ma una scelta umana e di fede, allo stesso tempo. Gesù nel suo Vangelo ha ‘raccontato’ a tutti il volto misericordioso del Padre. Ed i primi a capirlo sono sempre stati i poveri. In questo Antonio ha cercato di seguire lo stesso stile di Gesù”.

Sant’Antonio dove trova la forza per affrontare il tiranno Ezzelino da Romano?

“Sant’Antonio trova questa forza semplicemente in se stesso, si potrebbe dire; nel senso che in se stesso ha sempre coltivato una grande amicizia e profondità con il Signore. Quando la fede diventa la ‘bussola’ e il senso della vita, allora emergono anche energie e coraggio inaspettati. Non si è più troppo preoccupati di se stessi, di perdere qualcosa; ci si sente al sicuro nelle mani di Dio, nel suo cuore. Ed allora anche le sfide che sembrano insormontabili diventano meno paurose. Sant’Antonio affronta il tiranno sapendo di non essere solo, di agire ‘per conto’ di Dio. Forse aveva anche fiducia che quel tiranno, in fondo, si sarebbe sentito toccato, mosso a cambiare. Sempre così: fede in Dio, fede nell’umano. Un unico anello”.

In quale modo sant’Antonio era uomo di riconciliazione?

Sono tanti i modi con cui sant’Antonio ha manifestato il suo essere ‘uomo di riconciliazione’. Predicando ha toccato il cuore di molti. Le divisioni all’interno delle famiglie trovavano via di uscita e si ristabiliva nuova comunione. Anche città tra loro in lotta, a volte, ispirate dalla parola forte di Antonio intuivano che la strada migliore sarebbe stata quella di coltivare ponti, legami. Ma Antonio è stato uomo di riconciliazione anche nei confronti dei peccatori che accoglieva e ascoltava. Intuiva nel loro cuore e nel loro pentimento il desiderio di poter ripartire, riconciliati con Dio, rappacificati nell’animo. E il suo stile di uomo forte sapeva da un lato condannare con forza il peccato e la sopraffazione; dall’altro accogliere tutti ed essere mediatore del perdono di Dio”.

Allora, è ancora possibile annunciare la liberazione?

“Sempre è possibile annunciare la liberazione. Credo che nella misura in cui ciascuno, nella propria vita ordinaria, si contrappone alle ingiustizie, agli inganni, alle bramosie di successo a scapito di altri, si sta annunciando liberazione. Non solo con le parole, ma soprattutto con la concretezza del proprio comportamento. A volte è importante anche esprimersi, a parole, contro ogni forma di schiavitù: le ingiustizie dello sfruttamento nel lavoro; le ingiustizie della violenza contro le donne; le ingiustizie contro i migranti. Sono solo alcuni esempi. Forse ci tornerebbe più comodo stare zitti, non interrogarci. E invece è importante riflettere, parlarne, capire, per poter denunciare tante forme di schiavitù e collaborare a creare una ‘forma mentis et cordis’ (‘forma della mente e del cuore’, ndr.) di persone libere e rispettose”.

Per quale motivo è importante essere ‘custode’?

“Di solito si custodisce ciò che è prezioso e ciò che è fragile. Se una cosa non è preziosa, non la si custodisce. Se una cosa non è fragile, non ha bisogno di custodia. La vita umana, la dignità delle persone, la qualità bella delle nostre relazioni: sono tra alcuni esempi, i  più alti, di ciò che è immensamente prezioso e decisamente fragile. Tutto questo va custodito. E la prima forma di ‘nemico’ da combattere, per essere custodi della vita degli altri, dei nostri fratelli e sorelle, è il nemico della indifferenza. L’indifferenza ci farebbe andare diritti per le nostre strade, ci porterebbe a non scomodarci.

La persona che sa custodire, è innanzitutto una persona che di fronte agli altri sta ‘sentendosi in debito’, sentendo cioè che l’altro si aspetta sempre qualcosa di buono da lei. Noi siamo custodi degli altri se allontaniamo l’indifferenza e la paura, se apriamo occhi e cuore alle vite degli altri, se non giudichiamo secondo i nostri pregiudizi e se sappiamo accogliere gli altri facendoli ‘respirare’ meglio”.

Sull’esempio di sant’Antonio in quale modo i frati minori conventuali lavorano per la pace?

“Come frati minori conventuali cerchiamo di fare nostro lo stile di Antonio: Vangelo e carità. La pace si costruisce così: cercando nel Vangelo la ragione per cui vivere, vale a dire l’amore di Dio riversato su tutti gratuitamente. E avendo scoperto il vangelo come fonte di vita, si capisce che tale tesoro così grande non può essere trattenuto, ma va condiviso. Ed allora si aprono tante iniziative di carità, che nel nome di sant’Antonio sono davvero tante sparse in tutto il mondo. Non sono solo i frati conventuali a fare questo.

I frati sono solo delle mediazioni, ma la vera ricchezza è quella di tantissime persone che, pour non essendo ricche, scelgono di donare qualcosa per i poveri, per i bisognosi. E’ davvero fonte di meraviglia continua poter constatare che ci sono tantissime persone generose sparse in tutto il mondo disposte a privarsi di qualcosa per curare e soccorrere chi è meno fortunato. Noi frati conventuali abbiamo molto da imparare da tantissime persone buone e generose; e molto da ringraziare!”

(Tratto da Aci Stampa)

Le diocesi chiedono la protezione della Madonna per le città

E’ stato il card. Paolo Romeo, arcivescovo emerito di Palermo, a presiedere il Pontificale, domenica scorsa, per la festa del Patrocinio di Santa Lucia, patrona di Siracusa nel ricordo del miracolo del 1646 quando a Siracusa imperversava una carestia ed i siracusani chiesero aiuto alla patrona: dal mare arrivarono navi cariche di grano ed una colomba avvertì i fedeli riuniti in preghiera in Cattedrale.

La Festa è inserita nell’Anno Luciano, indetto dall’arcivescovo di Siracusa, mons. Francesco Lomanto, il 13 dicembre scorso e che si concluderà il 20 dicembre prossimo quando sarà a Siracusa il corpo della martire siracusana che si trova custodito a Venezia, sul tema ‘In luce ambulamus’, che trae origine dal titolo della lettera pastorale dell’arcivescovo Lomanto: “A Santa Lucia chiediamo di continuare a proteggere la nostra Città e la nostra Chiesa siracusana che si gloria di averle dato i natali”.

In tale discorso il vescovo ha chiesto alla santa patrona di sostenere i fedeli nella fede: “Santa Lucia, nella sua vita e nel suo martirio, ha testimoniato il suo amore a Gesù, la sua carità ai fratelli e la sua speranza nella vita eterna, scegliendo la via della semplicità, dell’umiltà e dell’aiuto agli altri, soprattutto verso i più bisognosi”.

Il discorso del vescovo siracusano è un invito all’impegno affinché la speranza non si spenga: “Noi che guardiamo con ammirazione e devozione a santa Lucia, vogliamo impegnarci come lei a piantare il seme della speranza nella nostra società, che rischia di smarrirsi nei freddi calcoli degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale. Una società, che vuole essere umana, deve mettere al centro la persona e non le statistiche, la carità e non i like, l’incontro con gli altri e non le visualizzazioni sterili, che il più delle volte sono segno di solitudini infinite”.

E’ un invito a costruire in comunione il bene comune: “La politica sia sempre al servizio del bene comune, mirando ad un’economia solidale e attenta verso chi è nel bisogno, perché se il più debole è tutelato nelle giuste attenzioni, ne guadagna tutta la società. La sanità ponga al centro la dignità della persona umana e garantisca il diritto alla salute uguale per tutti con strutture idonee, come l’auspicata costruzione del nuovo ospedale civico di Siracusa. E’ urgente pensare insieme, progettare insieme, disegnare sentieri di pace, operare per il bene di tutti, impegnandoci per la promozione sociale con l’intelligenza del cuore e non delegando a nessuna intelligenza artificiale”.

E’ un invito a porre attenzione ai poveri, come santa Lucia: “Insieme a santa Lucia adoperiamoci per la costruzione di un mondo migliore, seminando il seme della risurrezione di Gesù negli ambienti in cui viviamo, amiamo e speriamo, per portare amore dove non c’è amore, affinché tutto si trasformi in amore. Guardiamo a Santa Lucia, nostra sorella e Patrona, e guardiamo con santa Lucia in avanti, in alto e in profondità nel mistero di Dio per scorgere l’infinita dignità dell’uomo. Insieme a santa Lucia testimoniamo Gesù unico fondamento della nostra speranza, salvezza della nostra vita, fiducia delle nostre famiglie, benedizione della nostra società”.

Mentre il vescovo di Imola, mons. Giovanni Mosciatti, nel messaggio per l’inizio delle Rogazioni della Beata Vergine del Piratello, per chiedere aiuto alla Madonna: “Carissimi, anche questo anno le solenni rogazioni in onore della Beata Vergine del Piratello accadono in un momento importante della nostra vita. Nel latino rogare vuol dire pregare, chiedere aiuto, protezione, liberazione dal male. Ne abbiamo proprio bisogno in questo tempo così drammatico”.

Ed ha richiamato ai valori di papa Pio VII, sottolineati recentemente da papa Francesco: “Il santo padre ci ha indicato i tre valori cardine di cui papa Chiaramonti è stato testimone, essenziali anche per i nostri cammini personali e comunitari: la comunione, la testimonianza e la misericordia. Mi ha molto colpito il suo richiamo perché ha descritto tre doni importanti da chiedere per tutti noi, tre punti importanti per il nostro cammino comune”.

Tre sono le pratiche che papa Pio VII ha ritenuto fondamentali: “La comunione. Papa Pio VII ne è stato un convinto sostenitore e difensore in tempi di lotte e divisioni feroci, con ferite sanguinanti sia morali che fisiche. La sua pacata e tenace perseveranza nel difendere l’unità ci aiuta a guardare al nostro tempo, ad essere costruttori di unità nella Chiesa universale, in quella locale, nelle parrocchie e nelle famiglie: a fare comunione, a favorire la riconciliazione, a promuovere la pace, fedeli alla verità nella carità!

La testimonianza. Papa Chiaramonti è stato un annunciatore coraggioso del Vangelo, con la parola e con la vita. Abbiamo bisogno oggi di questa testimonianza reciproca: l’amore per la verità, l’unità, il dialogo, l’attenzione agli ultimi, il perdono, la ricerca tenace della pace. Testimoni tra noi e nelle nostre comunità di mansuetudine e disponibilità al sacrificio.

La misericordia. Pio VII fu un grande uomo di carità, fino a concedere ospitalità proprio ai familiari di quel Napoleone che pochi anni prima lo aveva fatto incarcerare e chiedendo per lui, ormai sconfitto, un trattamento mite nella prigionia”.

E’ un invito a partecipare alla ‘sinfonia’ di preghiera: “Vogliamo chiedere alla Vergine Maria, nostra patrona, di poter essere testimoni di questa comunione e di questo amore e così accompagnare la nostra Chiesa anche nel cammino di preparazione all’evento di grazia del Giubileo 2025”.

(Foto: Diocesi di Siracusa)

Il Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR) ha pubblicato un rapporto sull’accoglienza

Lo scorso anno è stato un anno particolarmente impegnativo per l’asilo in Italia e in Europa, non solo per il numero in crescita degli arrivi via mare, ma soprattutto per le tante risposte messe in campo e le modifiche al sistema d’asilo e protezione, come ha dichiarato Roberto Zaccaria, presidente del Consiglio Italiano per i Rifugiati:

“II Governo italiano ha stabilito un vero e proprio record emanando quattro decreti-legge in poco più di un anno, caratterizzandosi per una bulimia legislativa in materia di immigrazione. Un metodo che riteniamo critico e nel quale crediamo si sia fatto un uso eccessivo, sotto il continuo richiamo all’emergenza, di strumenti che nascono per rispondere a urgenze e che, per loro natura, devono essere omogenei.

I Decreti di cui parliamo hanno legiferato invece su temi strutturali, quali sono i flussi migratori, e si sono caratterizzati per la grande eterogeneità delle norme contenute. Il loro unico comune denominatore è l’obiettivo: restringere, fortemente, lo spazio di protezione in Italia e i diritti di chi chiede protezione nel nostro Paese… Un anno che si chiude nel peggiore dei modi, con l’annuncio dell’Accordo con l’Albania e le gravi violazioni che rischia inevitabilmente di produrre”.  

Dal punto di vista dei numeri nel 2023 sono state presentate nei 27 Stati membri dell’Unione europea un totale di 1.129.640 richieste di asilo, il numero più alto registrato dal 2018. In Italia le richieste di protezione internazionale presentate sono state 135.820, a fronte delle 351.510 presentate in Germania, delle 166.880 in Francia e delle 162.420 in Spagna. L’Italia ha quindi registrato poco più di un terzo (il 38,5%) delle domande d’asilo presentate in Germania.

Il sistema d’asilo italiano ha esaminato 41.415 domande d’asilo: 49,8% i dinieghi (20.625), 11,9% i riconoscimenti dello status di rifugiato (4.910), il 14,9% sono stati i beneficiari di protezione sussidiaria (6.185), il 23,4% i beneficiari di protezione speciale (9.690), secondo i dati dell’Eurostat.

Per quanto riguarda gli arrivi via mare, 157.652 le persone giunte sulle nostre coste (dati Ministero dell’Interno) e ben 2.476 i morti e dispersi nel Mediterraneo centrale, che continua ad essere la rotta più letale del mondo (dati OIM):

“Sono anni che diciamo che l’emergenza non è nei numeri, seppur in crescita, di quanti arrivano e cercano protezione. Ma è nella mancanza di risposte adeguate in termini di accesso protetto, accoglienza, integrazione, ritorno volontario assistito e salvataggio in mare. Ovvero di tutti quegli strumenti che renderebbero la gestione di questo fenomeno adeguata alla sua complessità e al rispetto dei diritti di queste persone. Diritti che sono sempre più in sofferenza”.

Ed ha elencato gli interventi effettuati nello scorso anno, che hanno raggiunto 3.667 persone bisognose di protezione: “Abbiamo sviluppato 18 progetti, realizzando interventi di sostegno diretto, tutela e integrazione a favore di 1.686 persone bisognose di protezione.  

sfruttI nostri sportelli informativi hanno garantito assistenza a 1.493 persone con interventi legali e accompagnamenti sociali in sei territori: Gorizia, Bergamo, Verona, Roma, Badolato e Lecce. Nei nostri centri, all’interno del sistema SAI, abbiamo dato accoglienza qualificata a 488 persone, 217 adulti, 77 minori, 165 minori stranieri non accompagnati e 29 neo maggiorenni”.

Un momento particolare ha riguardato i minori non accompagnati: “In un anno che si è contraddistinto per un forte arrivo di minori stranieri non accompagnati, 17.319 quelli arrivati sulle nostre coste, il nostro impegno si è concentrato per accompagnare questo gruppo verso una reale tutela e piena integrazione, dando risposte alle loro esigenze e valorizzando le loro grandi potenzialità.

Abbiamo assistito 616 MSNA e neo maggiorenni con interventi di accoglienza, protezione e inclusione in Friuli-Venezia Giulia, terminale della Rotta Balcanica, nel Veneto, in Sicilia, regione che vede la presenza del maggior numero di MSNA, e nel Lazio. I percorsi elaborati hanno sempre visto una partecipazione attiva dei ragazzi, gli attori principali di un progetto educativo e inclusivo che spazia da aspetti sociali a quelli legali, e che punta a renderli pienamente consapevoli dei propri diritti”.

Inoltre il CIR ha partecipato alla realizzazione di tre progetti di contrasto allo sfruttamento lavorativo in campo agricolo, in Puglia, Sicilia e nel Lazio, attraverso l’assistenza diretta a 159 persone vittime di sfruttamento: “Il tema dello sfruttamento agricolo si intreccia con quello dell’asilo, perché spesso sono proprio i rifugiati che a causa delle loro condizioni di vulnerabilità e bisogno finiscono nelle sue maglie.

Parlare di sfruttamento lavorativo e di caporalato ci pone a confrontarci anche con l’efficacia del sistema di protezione e accoglienza, spingendoci a costruire alternative a quanti si trovano schiacciati in questa condizione. I nostri interventi hanno inoltre promosso un’efficace interconnessione con i soggetti istituzionali e le parti sociali per eradicare questo sfruttamento nei singoli contesti territoriali”.

Ed infine nello scorso anno si è concluso il progetto del ‘Ritorno Volontario Assistito’ grazie al quale sono state accompagnate nei Paesi di origine 461 persone: “L’approccio personalizzato adottato ci ha permesso di definire un progetto individuale di reintegrazione e di prevedere la specifica assistenza in loco necessaria per la sua realizzazione”.

Concludendo il rapporto il CIR ha garantito al migrante un piano individuale: “A tutti i migranti interessati alla misura abbiamo garantito l’orientamento e/o il counselling. Quest’ultimo ha riguardato non solo l’accertamento della volontarietà ma, anche la valutazione di elementi quali: lo status giuridico del migrante, la sua condizione lavorativa e abitativa e il connesso quadro psicofisico, il livello di inserimento presso la comunità di origine, il grado di vulnerabilità.

In un colloquio successivo l’operatore ha supportato il migrante nella definizione, redazione e sottoscrizione di un accurato Piano Individuale di Reintegrazione (PIR) contenente la descrizione del progetto che il ritornante e/o il nucleo intendeva realizzare nel Paese di origine. La fattibilità del PIR è stata verificata, prima della partenza, con i referenti locali che hanno accertato la sussistenza delle condizioni individuali e di contesto affinché il progetto potesse essere sostenibile”.

Padre Zerai racconta la guerra nel Corno d’Africa

Alcune settimane fa tra Etiopia ed Eritrea la pace è ritornata a rischio, dopo l’accordo di Pretoria che aveva portato all’accordo di cessate il fuoco in Tigrai, a partire dalla permanenza delle truppe eritree che invasero la regione autonoma tigrina alleate con l’esercito etiope e che sono rimaste  in barba all’accordo di pace dello scorso anno, nella zona dell’Irob, al confine con l’Eritrea, contesa dal 1998 con Addis Abeba.

‘Vietato passare’ in Francia

‘Vietato Passare – La sfida quotidiana delle persone in transito respinte e bloccate alla frontiera franco-italiana’ è il titolo del nuovo rapporto di ‘Medici senza Frontiere’ sul tema dei migranti a Ventimiglia sulle condizioni di centinaia di persone migranti in transito nella città, che cercano ogni giorno di attraversare il confine italo-francese e raggiungere altri paesi europei.

Papa Francesco a Fatima invita a seguire Gesù

“La nostra preghiera si ispira anche alla premura materna della Madre di Gesù, qui rivelata verso tre bambini, semplici e poveri pastorelli, durante una sanguinosa guerra e una pandemia che ne uccise due di loro, incoraggiandoli in mezzo alle sofferenze e facendo sbocciare nei loro cuori l’unione con Gesù e la speranza fino alla vita senza limiti presso Dio. Perciò preghiamo in modo particolare con e per i bambini e i giovani vittime della malattia, della povertà, della fame, di ogni tipo di conflitto, degli abusi, delle ingiustizie e dell’esclusione dei più deboli”.

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