Papa Francesco la Chiesa in Kazakhstan è gioiosa

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Al termine dell’udienza generale odierna, in cui ha raccontato il viaggio apostolico in Kazakhstan, papa Francesco ha sottolineato le atrocità commesse nella guerra, che si sta combattendo nell’est dell’Europa:

“E anche vorrei fare presente la terribile situazione della martoriata Ucraina. Il card. Krajewski è andato lì per la quarta volta. Ieri mi ha telefonato, lui sta spendendo tempo lì, aiutando nella zona di Odessa, dando tanta vicinanza. Mi ha raccontato il dolore di questo popolo, le azioni selvagge, le mostruosità, i cadaveri torturati che trovano. Uniamoci a questo popolo così nobile e martire”.

Ma non ha dimenticato che oggi “ricorre la Giornata Mondiale dell’Alzheimer, una malattia che colpisce tante persone le quali, a causa di questa patologia, sono spesso poste ai margini della società. Preghiamo per i malati di Alzheimer, per le loro famiglie e per coloro che se ne prendono amorevolmente cura, affinché siano sempre più sostenuti e aiutati. Associo anche alla preghiera gli uomini e le donne emodializzati dialisi e trapianto, qui convenuti con una rappresentanza”.   

Nell’udienza generale ha spiegato il motivo del suo ultimo viaggio apostolico: “… il motivo principale del viaggio è stato di prendere parte al Congresso dei Leader delle religioni mondiali e tradizionali. Questa iniziativa è portata avanti da vent’anni dalle Autorità del Paese, che si presenta al mondo come luogo di incontro e di dialogo, in questo caso a livello religioso, e quindi come protagonista nella promozione della pace e della fratellanza umana”.

Il papa ha sottolineato che le religioni sono una strada della civiltà: “E’ stata la settima edizione di questo congresso: un Paese, che ha 30 anni di indipendenza, ha fatto già sette edizioni di questi congressi, uno ogni tre anni. Questo significa mettere le religioni al centro dell’impegno per la costruzione di un mondo in cui ci si ascolta e ci si rispetta nella diversità.

E questo non è relativismo, no: è ascoltare e rispettare. E di questo va dato atto al Governo kazako, che, dopo essersi liberato dal giogo del regime ateistico, ora propone una strada di civiltà, condannando nettamente fondamentalismi ed estremismi. E’ una posizione equilibrata e di unità”.

Il congresso è in continuità  con la firma sulla ‘fratellanza umana’ ad Abu Dhabi nel febbraio 2019 e nasce dall’incontro interreligioso avvenuto ad Assisi nel 1986, anch’esso molto criticato da ‘frange’ interne alla Chiesa: “Mi piace interpretare questo passo avanti come frutto di un cammino che parte da lontano: penso naturalmente allo storico Incontro interreligioso per la pace convocato da san Giovanni Paolo II ad Assisi nel 1986, tanto criticato dalla gente che non aveva lungimiranza; penso allo sguardo lungimirante di san Giovanni XXIII e san Paolo VI; e anche a quello di grandi anime di altre religioni, mi limito a ricordare il Mahatma Gandhi.

Ma come non fare memoria di tanti martiri, uomini e donne di ogni età, lingua e nazione, che hanno pagato con la vita la fedeltà al Dio della pace e della fraternità? Lo sappiamo: i momenti solenni sono importanti, ma poi è l’impegno quotidiano, è la testimonianza concreta che costruisce un mondo migliore per tutti”.

In particolare ha ricordato che il Kazakhstan ha messo al bando le armi nucleari: “Questa vocazione, che è dovuta alle sue caratteristiche geografiche e alla sua storia, è stata accolta e abbracciata come un cammino, che merita di essere incoraggiato e sostenuto. Come pure ho auspicato che possa proseguire la costruzione di una democrazia sempre più matura, in grado di rispondere effettivamente alle esigenze dell’intera società.

E’ un compito arduo, che richiede tempo, ma già bisogna riconoscere che il Kazakhstan ha fatto scelte molto positive, come quella di dire ‘no’ alle armi nucleari e quella di buone politiche energetiche e ambientali. Questo è stato coraggioso. In un momento di questa tragica guerra dove alcuni pensano alle armi nucleari, una pazzia, questo paese già dall’inizio dice ‘no’ alle armi nucleari”.

Ed infine c’è stato il racconto di una Chiesa piena di gioia: “I cattolici sono pochi in quel Paese così vasto. Ma questa condizione, se vissuta con fede, può portare frutti evangelici: anzitutto la beatitudine della piccolezza, dell’essere lievito, sale e luce contando unicamente sul Signore e non su qualche forma di rilevanza umana.

Inoltre la scarsità numerica invita a sviluppare le relazioni con i cristiani di altre confessioni, e anche la fraternità con tutti. Dunque piccolo gregge, sì, ma aperto, non chiuso, non difensivo, aperto e fiducioso nell’azione dello Spirito Santo, che soffia liberamente dove e come vuole”.

Non ha dimenticato il ricordo dei martiri, sottolineato che Cristo è la salvezza: “Abbiamo ricordato anche quella parte grigia, i martiri: i martiri di quel Popolo santo di Dio, perché ha sofferto decenni di oppressione ateistica, fino alla liberazione 30 anni fa, uomini e donne che hanno sofferto tanto per la fede nel lungo periodo della persecuzione. Assassinati, torturati, carcerati per la fede.

Con questo gregge piccolo ma gioioso abbiamo celebrato l’Eucaristia, sempre a Nur Sultan, nel piazzale di Expo 2017, circondato da architetture ultra-moderne. Era la festa della Santa Croce. E questo ci fa riflettere: in un mondo nel quale progresso e regresso si intrecciano, la Croce di Cristo rimane l’ancora di salvezza, segno della speranza che non delude perché fondata sull’amore di Dio, misericordioso e fedele”.

(Foto: Santa Sede)

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