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Papa Francesco nella memoria della Chiesa
“Nel primo anniversario della morte del caro Papa Francesco, è viva nella Chiesa e nel mondo la sua memoria. Assente da Roma per il Viaggio apostolico in Africa, mi associo spiritualmente a quanti si raccoglieranno nella Basilica Liberiana per offrire il Sacrificio eucaristico in suffragio del mio Predecessore. Saluto con affetto, insieme con i Cardinali, i Vescovi, i sacerdoti e i religiosi, i pellegrini giunti per testimoniargli affetto e riconoscenza”: con una lettera al decano del Collegio cardinalizio, card. Giovan Battista Re, ieri papa Leone XIV ha ricordato papa Francesco ad un anno dalla morte.
Nel messaggio il papa ha sottolineato la sua missione fondata sulla misericordia: “Il suo magistero è stato vissuto da discepolo-missionario, come amava dire. E’ rimasto discepolo del Signore, fedele al suo Battesimo e alla consacrazione nel ministero episcopale, fino alla fine. E’ stato anche missionario, annunciando il Vangelo della misericordia ‘a tutti, a tutti, a tutti’, come ebbe a dire più volte. I benefici suscitati dalla sua testimonianza di Pastore sollecito ha contagiato il cuore di tanta gente, sino agli estremi confini della terra, grazie anche ai pellegrinaggi apostolici e specialmente a quell’ultimo ‘viaggio’ che è stata la sua malattia e la sua morte”.
Ed instancabilmente ha annunciato a tutti la Buona Novella: “Ancora sentiamo risuonare le sue esortazioni, espresse con parole eloquenti, per rendere più comprensibile la lieta notizia: misericordia, pace, fratellanza, odore delle pecore, ospedale da campo e tante altre. Ognuna di queste espressioni ci riporta al Vangelo da Lui vissuto con un linguaggio nuovo che annuncia lo stesso Vangelo di sempre
Papa Francesco ha nutrito una profonda devozione a Maria in tutta la sua vita; ricordiamo, infatti, che si è recato tante volte a Santa Maria Maggiore, luogo della sua sepoltura, e in molti santuari mariani sparsi nel mondo”.
Inoltre nella basilica liberiana è stata celebrata dal card. Re una messa in suo suffragio: “Ad un anno dal passaggio da questa terra alla casa del Padre il ricordo vivo di Francesco è nei pensieri e nei cuori di tutti. Dall’Africa il papa si unisce a noi ed è spiritualmente presente con noi”.
Inoltre Biagio Maimone, coordinatore nazionale per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso e direttore della comunicazione della Fondazione ‘Bambino Gesù del Cairo’, presieduta da mons. Yoannis Lazhi Gaid, già segretario personale di papa Francesco, ha sottolineato la grandezza del papa: “Di straordinaria rilevanza è stato l’impegno di papa Francesco, il quale, nel corso del suo pontificato, ha costantemente ribadito come Cristo sia venuto nel mondo per portare la salvezza ai poveri, agli emarginati e agli ultimi della terra”.
La peculiarità del papa defunto è stato il continuo richiamo al cristianesimo: “Papa Francesco ha evidenziato la necessità di un ritorno al cristianesimo delle origini, fondato sulle parole e sull’esempio di Gesù, quale obiettivo primario del cattolicesimo contemporaneo. In tale prospettiva, il suo operato si pone in continuità ideale con quello di Francesco d’Assisi, il quale avvertì l’urgenza di “restaurare” la Chiesa del suo tempo, riconducendola al suo autentico fondamento evangelico”.
Un papa che ha proposto un rinnovamento della Chiesa: “Analogamente, papa Francesco (che può essere definito il ‘Papa della Pace’ e della ‘verità storica’) ha perseguito un percorso di rinnovamento ecclesiale volto a riportare al centro dell’azione pastorale l’attenzione verso gli ultimi, verso quanti vivono ai margini della società e soffrono a causa dell’esclusione, del razzismo e delle ingiustizie sociali, politiche ed economiche”.
Ha proposto un cambiamento: “Il Pontefice si è fatto promotore di un cambiamento profondo, fondato sull’idea di una ‘giustizia basata sulla misericordia’, distinta dalla giustizia meramente terrena, spesso segnata da limiti, contraddizioni e parzialità. Tale visione richiama una giustizia superiore, radicata nell’amore divino, inteso come principio universale di inclusione e dignità.
In questa prospettiva, la lotta alla povertà trova il suo fondamento nell’amore, nella sua espressione più alta, ossia la misericordia, che non esclude nessuno e promuove autentiche condizioni di equità sociale. Papa Francesco ha così delineato una Chiesa impegnata concretamente nella cura delle ferite dell’umanità, secondo un approccio che può essere definito ‘poetica della fede’, in cui l’azione concreta diviene espressione creativa della fede stessa”.
Una visione di una nuova cultura della vita: “Tale visione implica un impegno concreto da parte di credenti e non credenti nella costruzione di nuovi diritti e opportunità per i più vulnerabili, in un percorso condiviso che valorizzi il dialogo interculturale e interreligioso…
Papa Francesco ha così promosso una nuova cultura della vita, invitando Oriente e Occidente a collaborare nella ricostruzione di un ordine mondiale più equo, trasformando la crisi delle certezze contemporanee in occasione di rinnovamento. Il cristianesimo, in questa prospettiva, indica nell’amore l’unica verità stabile e duratura”.
(Foto: Vatican Media)
Un convegno di studio alla Facoltà Auxilium esplora la fratellanza nell’Ebraismo, nel Cristianesimo e nell’Islam
‘Le relazioni sorelle e fratelli in alcune religioni del Libro sacro’ è stato il tema indagato nel Convegno organizzato dalla Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium di Roma. L’appuntamento rientra nella 39ª Giornata della Facoltà e si colloca in un momento significativo: alla vigilia dell’8 marzo, Giornata internazionale della donna. L’evento completa un ciclo di riflessione tematica avviato nel marzo 2022, che ha già approfondito, con altrettanti Convegni annuali su ‘Le relazioni donna-uomo’, ‘Le relazioni madre-figlia-figlio’ e ‘Le relazioni padre-figlia-figlio’.
Tre le studiose chiamate ad animare il confronto, ciascuna portatrice di una prospettiva religiosa distinta: Elena Lea Bartolini De Angeli per l’Ebraismo, Marinella Perroni per il Cristianesimo, Meryem Akabouch, per l’Islam, oggi assente per motivi personali.
In un tempo segnato da ‘profondi mutamenti culturali, antropologici e sociali, la riflessione sulle dinamiche relazionali si configura come una priorità ineludibile per la costruzione di una convivenza autenticamente umana e orientata al bene comune’ spiega la preside dell’Auxilium, prof.ssa Piera Ruffinatto, nel saluto iniziale. Il focus di quest’anno – le relazioni tra sorelle e fratelli – rappresenta ‘un ulteriore segmento relazionale di particolare rilevanza antropologica e educativa’, considerata anche l’urgenza del contesto attuale, dove si manifesta una diffusa difficoltà a riconoscere l’altro come fratello e sorella.
‘La relazione fraterna costituisce infatti un contesto di apprendimento esperienziale fondamentale’, osserva la prof.ssa Brigida Angeloni, moderatrice della tavola rotonda. E’ proprio nell’incontro quotidiano con il fratello o la sorella ‘che si impara il rispetto dell’altro, la condivisione, la gestione del conflitto, che si acquisiscono le norme e i valori – giustizia, responsabilità, solidarietà, il prendersi cura – che sono fondamento della vita comunitaria’.
‘Chi è mia sorella? Chi è mio fratello? Si tratta solo di un rapporto di sangue? O anche di adozione o di amicizia?’
Da queste domande parte l’intervento della prof.ssa Elena Lea Bartolini De Angeli, teso a mostrare i diversi modelli di sorellanza e fratellanza nella Bibbia e nella Torah, che infine ‘insistono sull’importanza di una fratellanza autentica – sia di sangue che universale – nel rispetto delle singole identità’.
Sulla fraternità come testimonianza, si inserisce la prospettiva cristiana presentata dalla prof.ssa Marinella Perroni. Nel suo intervento, la studiosa precisa che ‘il rapporto di fratellanza è espresso e rinsaldato da un unico comandamento, la diakonía, il servizio’. Un servizio che può anche diventare una ‘testimonianza contro’, perché per chi ha aderito al messaggio della resurrezione di Gesù, le cose stanno diversamente fin da subito, dopo la sua morte: il servizio è testimonianza evangelica.
Una riflessione intensa, quella proposta nel Convegno all’Auxilium, che avrà bisogno di sedimentarsi in ulteriori tempi di incontro, studio, dialogo, proprio per cogliere la dimensione educativa e pedagogica della relazione fraterna, assegnandole un valore che non è soltanto affettivo o sociale, ma profondamente formativo: quella visione della fraternità come compito, come responsabilità che non si esaurisce nell’ambito familiare, ma interpella la scuola, la comunità e la società nel suo insieme.
Papa Leone XIV: la Sacra Scrittura è spazio per incontrare Dio
“Esorto tutti a sostenere con la preghiera i nostri fratelli e sorelle dell’Ucraina duramente provati dalle conseguenze dei bombardamenti che hanno ripreso a colpire anche le infrastrutture energetiche. Esprimo la mia gratitudine per le iniziative di solidarietà promosse nelle diocesi cattoliche della Polonia e di altri Paesi, che si adoperano per aiutare la popolazione a resistere in questo tempo di grande freddo”: l’appello conclusivo dell’udienza generale odierna di papa Leone XIV è di nuovo per la popolazione ucraina, colpita ancora da azioni militari russe con un ringraziamento per le iniziative di solidarietà, in particolare da parte della Polonia.
Inoltre ha ricordato che domani scade il trattato ‘New START’ per il contenimento degli armamenti nucleari con un appello, affinché non si abbandoni l’intesa: “Domani giunge a scadenza il Trattato New START sottoscritto nel 2010 dai presidente degli Stati Uniti e della Federazione Russia, che ha rappresentato un passo significativo nel contenere la proliferazione delle armi nucleari. Nel rinnovare l’incoraggiamento ad ogni sforzo costruttivo in favore del disarmo e della fiducia reciproca rivolgo un pressante invito a non lasciare cadere questo strumento senza cercare di garantirgli un seguito concreto ed efficace”.
Per questo ha chiesto agli Stati di scegliere la pace come ‘bene comune’: “La situazione attuale esige di fare tutto il possibile per scongiurare una nuova corsa agli armamenti che minaccia ulteriormente la pace tra le nazioni. E’ quanto mai urgente sostituire la logica della paura e della diffidenza con un’etica condivisa capace di orientare le scelte verso il bene comune e di rendere la pace un patrimonio custodito da tutti”.
Mentre la catechesi dell’udienza generale è continuata nel solco del Concilio Vaticano II attraverso la catechesi sulla Costituzione conciliare ‘Dei Verbum’: “La Costituzione conciliare ‘Dei Verbum’, sulla quale stiamo riflettendo in queste settimane, indica nella Sacra Scrittura, letta nella Tradizione viva della Chiesa, uno spazio privilegiato d’incontro in cui Dio continua a parlare agli uomini e alle donne di ogni tempo, affinché, ascoltandolo, possano conoscerlo e amarlo”.
E lo ha fatto con una precisazione importante: “I testi biblici, tuttavia, non sono stati scritti in un linguaggio celeste o sovrumano. Come ci insegna anche la realtà quotidiana, infatti, due persone che parlano lingue differenti non s’intendono fra loro, non possono entrare in dialogo, non riescono a stabilire una relazione. In alcuni casi, farsi comprendere dall’altro è un primo atto di amore. Per questo Dio sceglie di parlare servendosi di linguaggi umani e, così, diversi autori, ispirati dallo Spirito Santo, hanno redatto i testi della Sacra Scrittura…Pertanto, non solo nei suoi contenuti, ma anche nel linguaggio, la Scrittura rivela la condiscendenza misericordiosa di Dio verso gli uomini e il suo desiderio di farsi loro vicino”.
Infatti nei testi sacri si può notare una specifica ‘sintonia’ tra Dio e gli autori: “Nel corso della storia della Chiesa, si è studiata la relazione che intercorre tra l’Autore divino e gli autori umani dei testi sacri. Per diversi secoli, molti teologi si sono preoccupati di difendere l’ispirazione divina della Sacra Scrittura, quasi considerando gli autori umani solo come strumenti passivi dello Spirito Santo.
In tempi più recenti, la riflessione ha rivalutato il contributo degli agiografi nella stesura dei testi sacri, al punto che il documento conciliare parla di Dio come ‘autore’ principale della Sacra Scrittura, ma chiama anche gli agiografi «veri autori» dei libri sacri… Dio non mortifica mai l’essere umano e le sue potenzialità!”
Sono due dimensioni che non possono essere disgiunte: “Se dunque la Scrittura è parola di Dio in parole umane, qualsiasi approccio ad essa che trascuri o neghi una di queste due dimensioni risulta parziale. Ne consegue che una corretta interpretazione dei testi sacri non può prescindere dall’ambiente storico in cui essi sono maturati e dalle forme letterarie utilizzate; anzi, la rinuncia allo studio delle parole umane di cui Dio si è servito rischia di sfociare in letture fondamentaliste o spiritualiste della Scrittura, che ne tradiscono il significato”.
E questo ‘criterio’ deve essere utilizzato anche per la Parola di Dio: “Questo principio vale anche per l’annuncio della Parola di Dio: se esso perde contatto con la realtà, con le speranze e le sofferenze degli uomini, se utilizza un linguaggio incomprensibile, poco comunicativo o anacronistico, esso risulta inefficace. In ogni epoca la Chiesa è chiamata a riproporre la Parola di Dio con un linguaggio capace di incarnarsi nella storia e di raggiungere i cuori”.
Inoltre il papa ha avvertito di un altro rischio, affinché la lettura della Parola di Dio non sia parziale: “Altrettanto riduttiva, d’altra parte, è una lettura della Scrittura che ne trascuri l’origine divina, e finisca per intenderla come un mero insegnamento umano, come qualcosa da studiare semplicemente dal punto di vista tecnico oppure come ‘un testo solo del passato’.
Piuttosto, soprattutto quando proclamata nel contesto della liturgia, la Scrittura intende parlare ai credenti di oggi, toccare la loro vita presente con le sue problematiche, illuminare i passi da compiere e le decisioni da assumere. Questo diventa possibile soltanto quando il credente legge e interpreta i testi sacri sotto la guida dello stesso Spirito che li ha ispirati”.
Riprendendo le parole di sant’Agostino il papa ha sollecitato i credenti ad ‘alimentarsi’ della Sacra Scrittura: “In tal senso, la Scrittura serve ad alimentare la vita e la carità dei credenti… L’origine divina della Scrittura ricorda anche che il Vangelo, affidato alla testimonianza dei battezzati, pur abbracciando tutte le dimensioni della vita e della realtà, le trascende: esso non si può ridurre a mero messaggio filantropico o sociale, ma è l’annuncio gioioso della vita piena ed eterna, che Dio ci ha donato in Gesù”.
Inoltre nel messaggio per la Giornata Mondiale della Fratellanza Umana in occasione della presentazione del Premio Zayed ad essa dedicato, il papa ha indicato la fratellanza come una ‘necessità urgente’: “Oggi, il bisogno di questa fratellanza non è un ideale lontano, ma una necessità urgente. Non possiamo ignorare il fatto che troppi nostri fratelli e sorelle stanno attualmente soffrendo gli orrori della violenza e della guerra…
In un’epoca in cui il sogno di costruire insieme la pace viene spesso liquidato come un’ ‘utopia superata’, dobbiamo proclamare con convinzione che la fratellanza umana è una realtà vissuta, più forte di tutti i conflitti, le differenze e le tensioni. E’ un potenziale che deve essere realizzato attraverso un impegno quotidiano e concreto di rispetto, condivisione e compassione”.
Per questo i vincitori del Premio ‘Zayed per la Fratellanza Umana’ sono ‘seminatori di speranza’: “I nostri vincitori (Sua Eccellenza Ilham Aliyev, Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian, Sua Eccellenza Nikol Pashinyan, Primo Ministro della Repubblica d’Armenia, la Sig.ra Zarqa Yaftali e l’organizzazione palestinese Taawon) sono seminatori di speranza in un mondo che troppo spesso costruisce muri invece di ponti. Scegliendo la via impegnativa della solidarietà rispetto a quella facile dell’indifferenza, hanno dimostrato che anche le divisioni più profonde possono essere sanate attraverso azioni concrete. Il loro lavoro testimonia la convinzione che la luce della fraternità possa prevalere sulle tenebre del fratricidio”.
Grande successo per il Concerto di Natale della Fondazione Bambino Gesù del Cairo
Giovedì 11 dicembre il Concerto di Natale della Fondazione Bambino Gesù del Cairo ETS ha incantato oltre 700 partecipanti al Santuario di Santa Maria delle Grazie al Trionfale, presieduto da mons. Yoannis Lahzi Gaid, già segretario di papa Francesco.
L’evento ha unito musica, arte e valori di solidarietà e fratellanza, segnando la prima edizione dopo la trasformazione dell’Associazione in Fondazione. Nata nel 2020 dal Documento sulla Fratellanza Umana firmato da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar, Ahmed Al-Tayeb, la Fondazione incarna il testamento spirituale del Pontefice, con missione di tutelare i più vulnerabili attraverso trasparenza e gratuità.
La Banda Musicale dei Vigili del Fuoco, diretta dal Maestro Donato Di Martile, ha eseguito un repertorio magistrale, impreziosito dalle voci del soprano Minji Kang e del tenore Luca Vissani. La conduzione di Claudia Conte ha alternato momenti musicali a interventi istituzionali. L’Onorevole Emanuele Prisco, Sottosegretario al Ministero dell’Interno, ha elogiato il ruolo concreto della Fondazione come modello non profit.
Il Prefetto Pierluigi Faloni, Consigliere di Presidenza, ha sottolineato la serietà della trasformazione in Fondazione per promuovere fratellanza e diritti umani. Mons. Gaid ha ispirato il pubblico ricordando il potere del dono: nel 2024, 35.000 pasti distribuiti e cure per oltre 10.000 bambini vulnerabili. Ha lanciato un appello per la ‘Casa della Speranza’, rifugio per donne vittime di violenza e i loro figli.
Interventi di cardinali Marcello Semeraro, Angelo Becciu e Domenico Calcagno hanno lodato l’impegno umanitario, auspicando ulteriori traguardi. Tra i presenti: mons. Antonio Raimondo Fois; ambasciatori di Lega Araba, Azerbaigian, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Palestina e Honduras; Lorenza Bonaccorsi in rappresentanza del sindaco Gualtieri.
Progetti chiave: Orfanotrofio ‘Oasi della Pietà’ con scuola di cucina (gestita da Francesco Mazzei); Ospedale ‘Bambino Gesù del Cairo’ in partnership con l’Ospedale Pediatrico di Roma; Rete Solidale ‘Fratello’ (35.000 pasti nel 2024); Cliniche Mobili ‘Salus’ con Policlinico Gemelli; Casa della Speranza in Italia per supporto a vittime di violenza.
La Fondazione ringrazia Istituzioni, Autorità, Soci e partecipanti per un evento che ha sensibilizzato su solidarietà e inclusione, confermando il suo ruolo etico e culturale.
Maimone: ‘Francesco, il Papa della Verità Storica, della Pace, del Dialogo Interreligioso e dell’Umanità sofferente’
“Sublime è stato l’impegno di Papa Francesco, il quale, nel corso del suo pontificato, ha rimarcato che Cristo è venuto al mondo per portare la salvezza ai poveri, ai miseri, agli ultimi della terra. Papa Francesco ha dimostrato che ritornare al Cristianesimo delle origini, alle parole e all’esempio di Gesù deve essere il fine primario del Cattolicesimo odierno. Nel 1200 Francesco D’Assisi ha sentito l’esigenza di ‘restaurare’ la Chiesa di allora, nel senso di ricondurla sul suo sentiero autentico, dopo aver constatato che essa aveva intrapreso un percorso che l’allontanava dai principi espressamente cristiani e dal tessere un incontro tra Dio e l’uomo.
Papa Francesco, che noi amiamo definire ‘Il Papa della Pace’ e della ‘Verità Storica’ ha vissuto la stessa esigenza di Francesco di Assisi e ha voluto intraprendere un percorso di ‘restaurazione’ della Chiesa attuale, affinché essa ponga la sua attenzione sugli ultimi, su coloro che vivono ai margini della società, su coloro che soffrono a causa dell’esclusione e del razzismo , su coloro che sono vittime di pregiudizi ed ingiustizie sociali, politiche ed economiche”, ha dichiarato il giornalista e scrittore Biagio Maimone, Coordinatore Nazionale per l’Italia della Rete Mondiale dei Turismo Religioso e Direttore della Comunicazione dell’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’, il cui Presidente è Monsignor Yoannis Lazhi Gaid, già Segretario personale di Sua Santità Papa Francesco, il quale ha aggiunto:
“Interprete del suo tempo, di cui ha constatato le fragilità e le aspirazioni, come il Santo di Assisi, Papa Francesco si è prefisso l’intento di ‘restaurare’ la Chiesa odierna, non certamente per renderla diversa, ma per aprirla verso l’infinito, quell’infinito a cui aspira l’umanità errante, in cerca di una legge, di una patria accogliente, di un mondo senza conflitti, senza discriminazioni razziali, odi internazionali ed intestini presenti nei singoli Stati.
Papa Francesco si è fatto promotore di un cambiamento straordinario, davvero senza pari, al fine di regalare alle donne, agli uomini e ai bambini un mondo più accogliente in cui viva la pace, la verità e la giustizia che trascende quella terrena, che egli definisce ‘Giustizia fondata sulla Misericordia’.
Occorre far vivere non certo la giustizia terrena con le sue ombre, la sua faziosità, che ci inquieta e rattrista, le sue contraddizioni, i suoi limiti morali, addirittura con le sue piccinerie rispetto alla verità, ma quella giustizia che fa appello all’ indefettibile misericordia divina, che è l’identità stessa di Dio, ossia l’Amore assoluto, che tutti include nel suo disegno di amore e di vita. La strada da intraprendere per abbattere la povertà è, dunque, l’amore!
E’ l’amore nella sua espressione più elevata che è la misericordia, il cuore stesso di Dio, il suo Amore senza ‘se’ e senza ‘ma’, senza confini, che non crea scarti e rifiuti umani, che fa vivere realmente l’equità sociale. Papa Francesco si è prefisso audacemente l’intento di rappresentare la Chiesa che si prende cura delle ferite dell’essere umano e si impegna per sanarle, come vuole Gesù e come aveva rimarcato il Santo di Assisi.
Il modo per farlo che Papa Francesco ha indicato è l’impegno pratico, concreto, che noi abbiamo definito ‘la Poesia della Fede’, in quanto l’impegno concreto per migliorare la condizione umana è un atto creativo legato alla fede. Francesco ha dimostrato che la fede non può che esprimersi nella realtà pratica al fine di plasmarla e renderla aderente ai bisogni umani: essa non è un sentimento astratto e non può esserlo per sua intrinseca natura, Gesù lo testimonia. Alla luce di tale intuizione per Francesco realizzare la pace ha significato, innanzitutto, realizzare la fratellanza umana, nel suo significato evangelico più profondo.
‘Fratellanza Umana-Pace’ è considerato nel Documento sulla ‘Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune’ un binomio indissolubile. Il suo esempio storico è stato Francesco d’Assisi, il quale ha chiamato tutte le creature fratelli e sorelle, sorretto da un forte sentimento di amore cristiano che considera uguali tutti gli esseri viventi. Papa Francesco, avvinto dalla testimonianza evangelica di Francesco d’Assisi, ha voluto riproporre la sua grandiosa magnificenza in quanto espressione di autentica fede in Dio. Così ha dato corso al discorso sulla pace, che egli lega ad un nuovo concetto di giustizia.
Ne scaturisce un altro binomio indissolubile, che è il binomio ‘Pace-Giustizia’, da cui dovrà sgorgare uno scenario di trasformazioni sociali, economiche, giuridiche, umanitarie e spirituali davvero sorprendenti. Papa Francesco ha interpellato le nostre coscienze quando ha sottolineato che la giustizia vera, senza difetti, che va oltre il giudizio soggettivo, oltre le faziosità che conducono ai conflitti, è solo quella fondata sulla misericordia.
Se non vive la giustizia che guarda alla giustizia divina, che si fonda sulla misericordia, che nasce da un cuore in cui vive un amore illimitato, non vi sarà la vera pace, ma solo barlumi di pace, solo barlumi di giustizia sociale, effimeri e senza risultati duraturi, non vi sarà l’emancipazione dalla rozzezza umana che porta alle guerre sanguinarie e fratricide, non vi sarà l’equità sociale, ma povertà e solo povertà, non vi sarà la piena cittadinanza, ma esclusione e solo esclusione, non vi sarà il rispetto della dignità umana dei bambini, dei fragili, delle donne, degli anziani, di coloro che vivono come reietti, ma la loro esclusione e solo la loro esclusione sociale.
Papa Francesco ha testimoniato, inoltre, che la Chiesa Cattolica ha bisogno di collaborare con le altre religioni per poter realizzare l’antico e attuale sogno di giustizia e di amore dell’essere umano, in quanto sa che, da sola, senza le altre religioni e il loro senso spirituale, la sua immensa aspirazione alla parità sarà difficile da realizzare. Papa Francesco ha dimostrato, inoltre, che rendere universale il messaggio cristiano implica creare il dialogo con le altre religioni ed il mondo intero.
Creare il dialogo significa cogliere il nesso sacro tra le varie religioni, costituito dall’essere tutte sorrette dall’intento di far vivere il piano spirituale della vita al fine di umanizzare la realtà umana e sconfiggere quei mali che ancora la umiliano. La Chiesa di Francesco si prefigge di essere la Chiesa evangelica, pur vivendo nel terzo millennio, relazionandosi e parlando agli uomini del terzo millennio con lo stesso autentico ed incisivo linguaggio del Cristianesimo delle origini.
La Chiesa deve diventare la Chiesa che Gesù ha chiesto ai suoi discepoli di essere, al fine di creare e diffondere nell’universo l’amore per ogni creatura, come anche Francesco d’Assisi aveva rimarcato con il suo esempio luminoso. La Chiesa che si ispira ai valori del Vangelo ridà dignità ai poveri, agli indifesi, alle donne, ai bambini, a chi è fragile, a coloro che sono considerati ‘ultimi’, perché poveri e diseredati di ogni bene, non solo materiale, ma anche ricadente nella sfera etica. ‘Siamo tutti fratelli!’, ha rimarcato tenacemente Papa Francesco.
Occorre divulgare tale verità: questo è il senso profondo del Documento sulla ‘Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune’, che vuole l’apertura verso l’infinito , oltre la chiusura del finito che umilia certezze e meravigliose verità, che limita l’amore, donandolo ad alcuni e negandolo ad altri, che riconosce la dignità a pochi negandola a molti, perché i poveri sono ancora molti e molti sono i reietti. Perché è vero che il processo di umanizzazione della vita non si è compiuto in modo tale da rendere dignitosa la vita per tutti, ma solo per pochi.
Coloro che credono nella dignità umana, siano essi religiosi, siano essi laici, devono mettersi in cammino e costruire nuovi diritti e nuove opportunità di vera esistenza per i tanti fragili del mondo. L’appello è universale, reso più incisivo dal dialogo interreligioso, che dovrà far vivere la più sublime tra le verità, ossia che siamo tutti uguali. Siamo tutti uguali: è una verità che discende da Dio ha sottolineato vigorosamente Papa Francesco. Ciò non basta, occorre allargare gli orizzonti, tenere conto del corso della storia dopo Cristo. San Francesco di ciò è stato maestro. Papa Francesco ha sposato il modo di leggere il Vangelo di San Francesco ed è andato oltre.
Infatti, il suo disegno evangelico è stato includere senza fine, come ha fatto Gesù. Includere significa includere anche le altre religioni. Ed includere anche le altre religioni è l’aspetto dirompente del Documento sulla ‘Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune’ in quanto rimanda ad un progetto di pace universale che si lega ad un progetto di giustizia universale, non la giustizia umana, ma quella che nasce dalla misericordia che definisce e connota l’identità stessa di Dio, che unica può condurre alla pace, in quanto essa introduce sul sentiero della fratellanza umana, rendendo tutti fratelli.
La pace è il fine ultimo del suddetto Documento. Finché vi saranno divisioni, non vi sarà la pace: è stata questa l’intuizione più evangelica di Papa Francesco. Papa Francesco è diventato in tal modo ‘Il Papa della Storia’, il Papa che ha voluto dimostrare che la verità evangelica, che si è rivelata nella storia, alla storia rivela incessantemente la sua verità, che in essa deve vivere per costituire il legame con Dio, senza mai reciderlo, proprio in quanto, attraversando la storia umana, l’uomo raggiunge il cielo di Dio.
Per tale motivo Papa Francesco ha sottoscritto il Documento sulla ‘Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune’, con cui si è prefisso di instaurare il dialogo interreligioso. La fratellanza umana non può lasciare nessuno fuori da sé, tantomeno le altre religioni. “Riempire tutto di fratellanza”, come ha sottolineato Papa Francesco, significa creare le fondamenta certe della pace e dell’equità sociale. Far esprimere ognuno, ma anche fare in modo che la propria espressione sia al servizio di tutti: è questo il dialogo, è questa la ragione del dialogo.
Papa Francesco, infine, ha chiamato l’Oriente e l’Occidente ad essere protagonisti di una nuova cultura della vita attraverso il dialogo. Egli ha voluto dimostrare che il crollo di molte certezze costituisce un’opportunità meravigliosa, in quanto induce a cercare aiuto, a chiedere agli altri cosa fare per ricostruire gli argini di un mondo costruito su false certezze. Il Cristianesimo ha insegnato che il crollo di tante effimere certezze dimostra che l’unica verità che resta e non crolla è l’Amore.
L’ha compreso il Poverello di Assisi. L’ ha compreso Papa Francesco. Il Santo di Assisi chiama tutti fratelli e sorelle perché ha capito cosa significa amare. Papa Francesco ha compreso anch’egli cosa significhi amare e ha voluto proseguire, sulle orme del Santo di Assisi, il suo cammino su quel percorso di fratellanza che fa dire all’altro: Tu sei mio fratello ed io ti voglio bene!”
Maimone ha concluso: “Grazie alle attività dell’Associazione, ho richiamato, mediante la comunicazione, alla necessità di far vivere il dialogo interreligioso e il dialogo interculturale, la pace e la solidarietà, che si qualifica nei termini di attività giornalistica a favore dei bambini poveri ed ammalati dell’Egitto. L’Associazione è stata fondata in seguito alla sottoscrizione del Documento sulla “Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune” da parte di Sua Santità Papa Francesco e da parte del Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb, in data 4 febbraio 2019..
Il suddetto Documento ha dato vita a numerosi frutti, tra i quali la realizzazione della Casa della Famiglia Abramitica, edificata nella città di Abu Dhabi, che è uno tra i progetti più rilevanti in quanto pone le basi del dialogo interreligioso creando uno spazio fisico, un territorio comune su cui sono stati edificati tre luoghi di culto diversi (una Chiesa, una Sinagoga e una Moschea), posti l’uno accanto all’altro, in ciascuno dei quali si praticano religioni diverse, le quali si interfacciano reciprocamente per dialogare su ogni tema della vita religiosa ed umana.
Gli altri progetti che ho seguito sono stati l’Orfanotrofio ‘Oasi della Pietà’, che è stato inaugurato il 5 maggio 2024 nella città Il Cairo, le Cliniche Mobili itineranti, l’Ospedale Pediatrico ‘Bambino Gesù del Cairo’, che è il primo Ospedale del Papa fuori dall’Italia, la ‘Scuola della Fratellanza Umana’ per le persone portatrici di disabilità, la ‘Catena dei Ristoranti della Fraternità Umana’, denominata ‘Fratello’, che offre pasti gratuiti alle famiglie bisognose egiziane”.
Mons. Yoannis Lazhi Gaid, Presidente della Fondazione Fratellanza Umana, ha partecipato alla Conferenza Internazionale sul Dialogo tra Civiltà e Tolleranza
Mons. Yoannis Lazhi Gaid, già Segretario personale di Sua Santità Papa Francesco, Presidente della Fondazione della Fratellanza Umana e dell’Associazione Bambino Gesù del Cairo, nonché Rappresentante della Sede Apostolica nell’Alto Comitato per la Fratellanza Umana, ha partecipato alla Seconda Conferenza Internazionale sul Dialogo delle Civiltà e della Tolleranza, tenutasi ad Abu Dabhi dal 19 al 22 febbraio presso l’Abu Dhabi Energy Center.
La conferenza dal tema “Empowering Youth for a Tolerant Future” è stata organizzata dal Centro di Ricerca Emirates Scholar, una filiale della Fondazione Emirates per la Scienza e la Ricerca, in collaborazione con il Ministero della Tolleranza e della Coesistenza, e con il supporto dell’Ufficio Congressi e Mostre di Abu Dhabi, che fa parte del Dipartimento della Cultura e del Turismo.
La conferenza, tenutasi sotto il patrocinio di Sua Eccellenza Sheikh Nahayan Mabarak Al Nahyan, Ministro della Tolleranza e della Coesistenza e con la partecipazione di figure di spicco a livello mondiale, ha sottolineato la posizione degli Emirati Arabi Uniti, sotto la guida di Sua Altezza Sheikh Mohamed bin Zayed Al Nahyan, Presidente degli Emirati Arabi Uniti, come capitale globale della tolleranza, della coesistenza e della fratellanza umana.
Il convegno ha visto la presenza di oltre 5.000 partecipanti con oltre 100 relatori provenienti da vari settori governativi, diplomatici, accademici, religiosi e culturali, accanto a un’élite di dignitari internazionali ed esperti provenienti da tutto il mondo.
Sono stati presentati anche 120 documenti di ricerca e 25 workshop interattivi con approfondimenti diversificati sull’impatto dell’empowerment dei giovani nella promozione della tolleranza. I temi trattati sono stati: lo scambio culturale, il ruolo dell’educazione nel favorire la coesistenza e l’importanza di abbracciare la diversità culturale per costruire società coese.
Mons. Yoannis Lazhi Gaid ha espresso i suoi più sinceri ringraziamenti al Dr. Muhammad Abdullah Ali, presidente del Centro di Ricerca e Consulenza Trends, e al Dr. Hamad Al-Kaabi, caporedattore del Giornale Ittihad, per aver sostenuto la conferenza e per il loro grande contributo alla diffusione della cultura del dialogo e della tolleranza e per aver promosso gli sforzi per il progresso e la prosperità della regione araba.
Monsignor Gaid ha incontrato, a margine della conferenza, Sua Eminenza Imam Hassan El-Shalghoumi, Imam della Moschea Municipale Dransi a Sin San Dhoni, elogiando il suo ruolo strategico nella promozione di una cultura del dialogo, della tolleranza e della pace.
Mons. Gaid ha elogiato gli sforzi degli Emirati Arabi Uniti nel promuovere la pace mondiale e la coesistenza tra religioni e culture, fornendo un modello umanitario di tolleranza e fratellanza umana, ispirato dall’approccio del leader fondatore Sheikh Zayed.
‘La Comunicazione Creativa per lo sviluppo Socio-Umanitario’: il libro a favore della cultura del dialogo e dell’emancipazione umana contro il linguaggio aggressivo dei media
“Sua Santità assicura un ricordo nella preghiera e, mentre auspica che la società così come la Chiesa si avvalgano di una comunicazione le cui basi siano l’umiltà nell’ascoltare e la parresia nel parlare, che non separi mai la verità dalla carità, invoca l’intercessione della Santa Vergine Maria e di cuore imparte la Benedizione Apostolica, con l’augurio di ogni bene nel Signore”: con queste parole Sua Santità Papa Francesco lo scorso anno ha benedetto il libro del giornalista Biagio Maimone intitolato ‘La Comunicazione Creativa per lo Sviluppo Socio-Umanitario’, edito dalla Casa Editrice Tracceperlameta.
Il libro ha ricevuto, inoltre, l’apprezzamento del Segretario di Stato della Santa Sede, Cardinale Pietro Parolin, il quale ha scritto: “La congratulo per quest’opera e per le finalità che essa si propone di ‘rimarcare il valore centrale della Parola educativa, della Parola che crea relazioni umane, improntate al rispetto reciproco, al rispetto della sacralità della dignità umana’. Mi fa piacere sapere anche che l’opera ha ricevuto l’apprezzamento di tante illustri personalità e la benedizione di Papa Francesco. Mentre auguro una sua ampia diffusione, mi è grato porgerLe cordiali saluti e un augurio fervido di buon Anno, animato dalla speranza che non delude”.
Il testo, che è stato presentato nella Camera dei Deputati, nell’Istituto Italiano di Cultura di New York ed in Senato, propone la necessità di un nuovo modello comunicativo che ponga al centro la relazione umana ed, ancor più, l’emancipazione morale ed umana della società odierna.
Sulla scorta della constatazione delle innumerevoli comunicazioni distorte veicolate dai media e da tutti i mezzi di comunicazione, compresi i social, foriere di sottocultura che non può essere consentita in quanto impoverisce la società civile deteriorando le relazioni umane, Biagio Maimone ritiene che non sia più rimandabile la necessità di far vivere un linguaggio scevro da menzogne, da offese e dal turpiloquio.
La violenza, il cyberbullismo e l’incitazione all’odio non devono essere avvolti dal silenzio, ma combattuti da un sano impegno che disciplini l’uso della parola in modo che essa non divenga strumento di violenza e generi, pertanto, forme molto gravi di bullismo e comunicazioni nocive all’educazione dei giovani, facendo degenerare l’intera società verso l’involuzione morale.
‘La Comunicazione diventa futuro’ è lo slogan che identifica l’impegno di Biagio Maimone. Egli ritiene, infatti, che il futuro per essere finalizzato al progresso umano debba far propria una nuova modalità di comunicare che veicoli la pedagogia della vita, della pace, della fratellanza umana, della parola vitale che educa le coscienze dei singoli affinché essi si dirigano sulla strada della vera emancipazione umana, oltre l’impoverimento morale ed anche materiale.
Per tale ragione nei primi mesi dell’anno costituirà l’Associazione ‘Progetto Vita e Umanità’, la comunicazione al servizio degli ultimi e degli indifesi. Maimone ha offerto, nel corso degli anni, servizi di comunicazione a persone che vivevano in situazioni di disagio economico segnalandole all’opinione pubblica. Egli definisce tale forma di comunicazione ‘Comunicazione Solidale’ ed afferma:
“Nel 2025 darò vita con alcuni miei colleghi all’Associazione ‘Progetto Vita & Umanità’- Azioni di Comunicazione socio-umanitaria contro ogni forma di discriminazione e di povertà. L’ Associazione darà voce agli ultimi, ai discriminati, agli emarginati, a chi subisce bullismo, mobbing e violenza, ai poveri, agli sfruttati, alle prostitute, ai tossicodipendenti, ai clochard, ai detenuti, ai malati, a tutti, nessuno escluso. Con la comunicazione si possono portare alla luce situazioni di enorme gravità, su cui occorre intervenire. Su di esse, destinate a restare nel buio, si accende, in tal modo, una luce. La povertà deve essere conosciuta per porvi rimedio. Passare dal silenzio alla voce eclatante di un fatto è la missione del giornalismo”.
Egli, pertanto, pone in risalto l’importanza della cultura umana da riversare nel contesto della comunicazione ampiamente intesa, affinché si pongano le fondamenta di un nuova e migliorativa modalità di trasmettere informazioni affinché esse arricchiscano sempre più l’universo interiore di coloro che le recepiscono, alimentandolo con verità e valori morali e spirituali, senza i quali l’essere umano viene deprivato di quei contenuti che ne fanno un soggetto pensante capace di costruire un mondo accogliente in cui viva la legalità, la fratellanza umana e quella bellezza che sgorga dall’animo di chi si è nutrito di cultura umana, unica cultura che consente il miglioramento delle relazioni umane e lo sviluppo socio-umanitario.
Per Biagio Maimone occorre superare gli stereotipi che sorreggono la comunicazione, sia quella giornalistica, sia quella di ogni altro media, nonché quella istituzionale, necessariamente legata ai vari ambiti della vita umana e sociale, al fine di creare un nuovo modello comunicativo che prenda le mosse dai suoni, dai colori e dalle voci legati al sentimento, scaturenti dall’interiorità e dalla spiritualità umana. Dare voce agli infiniti linguaggi depositati nell’intimo di ognuno egli ritiene debba essere l’intento del nuovo comunicatore, animato dalla finalità primaria di educare all’apprendimento di un linguaggio che fondi le sue radici nei valori insiti nell’animo umano. Il linguaggio dovrà divenire, pertanto, vettore di valori e non di offese ed insulti, come sovente si verifica.
Partendo dal linguaggio, ripulito dal desiderio di ferire e ridimensionare l’altro, si potrà anche ricreare la relazione umana, rendendola scevra da conflitti lesivi della dignità dell’interlocutore per orientarla all’ascolto autentico, che è creativo di benefici reciproci. Non meno rilevante sarà la forma che tale nuovo linguaggio dovrà assumere per essere vera espressione del mondo interiore, in cui vivono i valori umani.
Tale forma non potrà che essere la forma che rimanda sia al suono musicale, in quanto esso crea il senso della melodia, intesa come coinvolgimento all’unisono delle varie sensibilità umane, forza reale del linguaggio penetrante e convincente, sia al suono della poesia, da intendersi come modalità sublime di quella dimensione altamente creativa, proprio in quanto sorretta dai valori umani, che la comunicazione di elevato livello non può esimersi dal fare propria.
Biagio Maimone definisce tale processo comunicativo ‘Comunicazione creativa della dimensione socio-umanitaria’, che potrà essere utilizzato dagli operatori degli Uffici Stampa, dai giornalisti e da chiunque si prefigga l’obiettivo di rendere la comunicazione una professione di elevato valore morale e sociale. Altisonante ed indicativa di un preciso impegno concreto è la sua affermazione: “La Bellezza – non vi è dubbio – tornerà ad essere il volto magnifico della vita. La forza prorompente della Bellezza, che la Parola ha il dovere di trasmettere, sconfigge ogni male! E’ scritto nel Vangelo, è scritto nel cuore degli uomini di Buona Volontà ed è scritto nelle trame vitali dell’esistenza, che nessuno potrà mai distruggere perché esse appartengono alla Vita e la Vita è la ragione stessa dell’esistere umano”.
Partendo da tali principi, riportati nel quarto di copertina del suo libro, Biagio Maimone si accinge a divulgare i contenuti della nuova corrente filosofica a cui egli ha voluto dar vita, denominata ‘Comunicazione socio-umanitaria’. Il messaggio del libro è universale, finalizzato all’affermazione di una nuova cultura della comunicazione, tale in quanto tesa a rivedere l’uso del linguaggio e, più precisamente, della parola, alla luce delle nuove sfide dell’epoca contemporanea, permeata da nuove esigenze e, tra queste, l’esigenza di riconsegnare alla persona la sua centralità nel contesto della vita umana, che appare essere percorsa da continue frammentazioni.
Il messaggio veicolato dal libro nasce dalla constatazione dell’affermarsi di una subcultura della comunicazione, che bisogna contrastare in quanto determina un crescente impoverimento morale, sociale e culturale. Rilievo centrale riveste il tema della comunicazione che trasmette l’importanza della solidarietà, presupposto ineludibile da cui prendere le mosse per dirigersi verso lo sviluppo socio-umanitario.
Biagio Maimone, in veste di Direttore della Comunicazione dell’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’, fondata da mons. Yoannis Lahzi Gaid, già Segretario personale di Papa Francesco, ha richiamato, mediante il giornalismo, alla necessità di far vivere il dialogo interreligioso, la pace e la solidarietà, attraverso le iniziative dell’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’ che si qualifica nei termini di attività giornalistica a favore dei bambini poveri ed ammalati dell’Egitto.
L’Associazione è stata fondata in seguito alla sottoscrizione del Documento sulla ‘Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune’ da parte di Sua Santità Papa Francesco e da parte del Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb, in data 4 febbraio 2019: “Nel mio testo, si rimarca che la parola è vita in quanto deve generare la vita nelle sue espressioni più nobili e spirituali, perché essa penetra nelle coscienze individuali e collettive e, se è sorretta dalla violenza e dalla menzogna, crea una coscienza umana che è guidata da disvalori che impoveriscono i singoli individui e, conseguentemente, l’intera collettività ed il contesto sociale”, ha dichiarato Maimone, il quale ha aggiunto:
“Umanizzare il linguaggio affinché sia veicolo della ‘Pedagogia della Vita’ definisce il significato autentico del mio impegno giornalistico, che sono certo possa essere condiviso da chi fa della comunicazione lo strumento mediante cui giungere al mondo interiore di chi ascolta, al fine di arricchirlo e non impoverirlo attraverso un uso distorto e, pertanto, nocivo del linguaggio”.
Papa Francesco: dialogo ecumenico per la pace nel mondo
“La commemorazione liturgica dell’apostolo Andrea, patrono del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, mi offre l’opportunità di esprimere, a nome di tutta la Chiesa cattolica e a nome mio, sentiti auguri a Vostra Santità, ai membri del Santo Sinodo, al clero, ai monaci e a tutti i fedeli riuniti nella Cattedrale patriarcale di San Giorgio a Phanar. Vi invio anche l’assicurazione delle mie fervide preghiere affinché Dio Padre, fonte di ogni dono, vi conceda abbondanti benedizioni celesti per intercessione di Sant’Andrea, primo dei chiamati e fratello di San Pietro. La delegazione che ho inviato anche quest’anno dimostra l’affetto fraterno e il profondo rispetto che continuo a nutrire per Vostra Santità e per la Chiesa affidata alle vostre cure pastorali”: così ha scritto papa Francesco nel messaggio inviato al patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I in occasione della festa di sant’Andrea Apostolo, recapitato dal card. Kurt Koch, Prefetto del Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani.
La delegazione della Santa Sede ha preso parte alla solenne Divina Liturgia presieduta dal patriarca ecumenico nella chiesa patriarcale di san Giorgio al Fanar ed ha avuto un incontro con il patriarca e conversazioni con la commissione sinodale incaricata delle relazioni con la Chiesa cattolica, nel ricordo dell’anniversario del decreto ‘Unitatis Redintegratio’:
“Pochi giorni fa, il 21 novembre, è stato il sessantesimo anniversario della promulgazione del Decreto ‘Unitatis Redintegratio’, che ha segnato l’ingresso ufficiale della Chiesa cattolica nel movimento ecumenico. Questo importante documento del Concilio Vaticano II ha aperto la strada al dialogo con le altre Chiese. Il nostro dialogo con la Chiesa ortodossa è stato e continua ad essere particolarmente fruttuoso. Il primo dei frutti ottenuti è certamente la rinnovata fraternità che oggi viviamo con particolare intensità, e per questo rendo grazie a Dio Padre Onnipotente”.
Nel messaggio il papa ha sottolineato che il documento ha segnato l’inizio del dialogo ecumenico: “Tuttavia, ciò che la Unitatis Redintegratio indica come fine ultimo del dialogo, la piena comunione tra tutti i cristiani, la condivisione dell’unico calice eucaristico, non si è ancora realizzato nemmeno con i nostri fratelli e sorelle ortodossi. Ciò non sorprende, perché le divisioni che risalgono a un millennio fa non possono essere risolte in pochi decenni. Allo stesso tempo, come sostengono alcuni teologi, l’obiettivo di ristabilire la piena comunione ha un’innegabile dimensione escatologica, in quanto il cammino verso l’unità coincide con quello della salvezza già donata in Gesù Cristo, alla quale la Chiesa parteciperà pienamente solo alla fine dei tempi”.
E la strada del dialogo ecumenico è stato sottolineato anche dal recente Sinodo dei vescovi: “L’impegno irreversibile della Chiesa cattolica sulla via del dialogo è stato riaffermato dalla recente Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, tenutasi in Vaticano dal 2 al 27 ottobre 2024. L’impulso a un rinnovato esercizio della sinodalità nella Chiesa cattolica favorirà certamente le relazioni tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, che ha sempre mantenuto viva questa costitutiva dimensione ecclesiale. Sono particolarmente lieto che i rappresentanti di altre Chiese, tra cui il metropolita Giobbe di Pisidia, delegato del Patriarca ecumenico di Costantinopoli, abbiano partecipato attivamente al processo sinodale. La sua presenza e il suo assiduo lavoro sono stati un arricchimento per tutti e un segno tangibile dell’attenzione e del sostegno che avete sempre dato al processo sinodale”.
Ed infine un richiamo all’anniversario del Concilio di Nicea: “Santità, l’ormai prossimo 1700° anniversario del Primo Concilio Ecumenico di Nicea sarà un’altra occasione per testimoniare la crescente comunione che già esiste tra tutti coloro che sono battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Ho già espresso più volte il desiderio di poter celebrare questo evento insieme a voi, e ringrazio sinceramente tutti coloro che hanno già iniziato a lavorare per renderlo possibile.
Questo anniversario non riguarderà solo le antiche sedi che parteciparono attivamente al Concilio, ma tutti i cristiani che continuano a professare la loro fede con le parole del Credo niceno-costantinopolitano. Il ricordo di quell’importante evento rafforzerà sicuramente i legami già esistenti e incoraggerà tutte le Chiese a una rinnovata testimonianza nel mondo di oggi”.
Mentre ai membri dell’associazione giapponese ‘Hidden Christian Research Association’ ha ricordato la fedeltà dei cristiani giapponese: “E’ appropriato che il nostro incontro abbia luogo alla vigilia della celebrazione della memoria di San Francesco Saverio, il grande missionario che sognò che la predicazione del Vangelo avrebbe prodotto una ricca messe di anime nella vostra Terra nativa. Come eredi di tale sogno, possa il vostro lavoro di educazione e conservazione rendere meglio noto e apprezzato questo eminente capitolo della storia dell’evangelizzazione.
Cari amici, quando pensiamo all’eroismo dei primi missionari, al coraggio dei martiri giapponesi e alla perseveranza della piccola ma fedele Comunità cattolica del vostro Paese, come non rivolgere il pensiero ai fratelli cristiani che ai nostri giorni subiscono la persecuzione e perfino la morte per il nome di Gesù? Vi chiedo di unirvi a me nel pregare per loro, e per quelli che soffrono per i frutti amari della guerra, della violenza, dell’odio e dell’oppressione”.
Ed anche ai partecipanti al convegno nel centenario della prima ‘All Religions’ Conference’, promossa dalla ‘Sree Narayana Dharma Sanghom Trust’, il papa ha ricordato il primo organizzatore, Sree Narayana Guru: “Sree Narayana Guru ha dedicato la sua vita a promuovere il riscatto sociale e religioso con il suo chiaro messaggio che tutti gli esseri umani, indipendentemente dalla loro etnia o dalle loro tradizioni religiose e culturali, sono membri dell’unica famiglia umana.
frateHa insistito sul fatto che non ci dev’essere discriminazione contro nessuno, in nessun modo e a nessun livello. Il suo messaggio è molto adatto al nostro mondo di oggi, dove assistiamo a crescenti casi di intolleranza e odio tra popoli e nazioni. Purtroppo, manifestazioni di discriminazione ed esclusione, tensioni e violenze basate sulle differenze di origine etnica o sociale, razza, colore, lingua e religione sono un’esperienza quotidiana per molte persone e comunità, soprattutto tra i poveri, gli indifesi e coloro che non hanno voce”.
E’ stato un richiamo al documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale: “Tutte le religioni insegnano la verità fondamentale che, in quanto figli dell’unico Dio, dobbiamo amarci e onorarci l’un l’altro, rispettare le diversità e le differenze in uno spirito di fraternità e di inclusione, prendendoci cura gli uni degli altri, nonché della terra, nostra casa comune. Il mancato rispetto dei nobili insegnamenti delle religioni è una delle cause della travagliata situazione in cui il mondo oggi si trova. I nostri contemporanei riscopriranno il valore degli alti insegnamenti delle tradizioni religiose solo se tutti ci sforzeremo di viverli e di coltivare relazioni fraterne e amichevoli con tutti, all’unico scopo di rafforzare l’unità nella diversità, assicurare una convivenza armoniosa tra le differenze ed essere operatori di pace, nonostante le difficoltà e le sfide che dobbiamo affrontare”.
Mentre ad un gruppo di parlamentari francesi ha chiesto di dare un’educazione ai giovani: “La prima realtà che vi invito a considerare oggi è l’urgenza di offrire ai giovani un’educazione che li orienti verso i bisogni degli altri e sappia incentivare il senso dell’impegno. Il giovane in crescita necessita di un ideale, perché è fondamentalmente generoso e aperto alle domande esistenziali. Sbaglia chi pensa che i giovani non aspirino ad altro che stare sul divano o sui social! Coinvolgere i giovani, coinvolgerli nel mondo reale, in una visita ad anziani o a persone disabili, una visita a poveri o migranti, questo li apre alla gioia dell’accoglienza e del dono, offrendo un po’ di conforto a persone rese invisibili da un muro di indifferenza. È curioso come l’indifferenza uccide la sensibilità umana! Esistono già diverse iniziative degne di nota che chiedono solo di essere seguite, incoraggiate e moltiplicate!”
Inoltre ha chiesto loro una riflessione sulla questione del ‘fine vita’: “Spero inoltre che, anche con il vostro contributo, il dibattito sulla questione essenziale della fine della vita possa essere condotto nella verità. Si tratta di accompagnare la vita al suo termine naturale attraverso uno sviluppo più ampio delle cure palliative. Come sapete, le persone alla fine della vita hanno bisogno di essere sostenute da assistenti che siano fedeli alla loro vocazione, che è quella di fornire assistenza e sollievo pur non potendo sempre guarire. Le parole non sempre servono, ma prendere per mano un ammalato, prendere per mano, questo fa tanto bene e non solo all’ammalato, anche a noi”.
(Foto: Santa Sede)
A Biagio Maimone il Caruso Tribute Prize per aver promosso il dialogo interreligioso e il Documento sulla ‘Fratellanza Umana per la Pace e la Convenienza Comune’
Si è svolta nella Sala Conferenze dell’Istituto italiano di Cultura di New York la quinta edizione del Caruso Tribute Prize, prodotto dalla Melos International e condotto dalla giornalista Barbara Politi. Il “Caruso Tribute Prize” ideato da Dante Mariti e scritto dagli autori Sacha Lunatici, Tommaso Martinelli e Luigi Miliucci, con la regia Ornella Fado, è un riconoscimento destinato alle eccellenze italiane, ossia a coloro che si sono distinti nei vari rami delle attività culturali.
La serata di gala, con musica e relative premiazioni, si è tenuta in occasione della celebrazione dei 150 anni della nascita di Enrico Caruso. Il giornalista, scrittore e comunicatore Biagio Maimone è stato insignito del “Caruso Tribute Prize quale miglior comunicatore italiano del 2024 con la seguente motivazione “Per la sua capacità di raccontare con sensibilità e passione storie che illuminano le sfaccettature più complesse della realtà dando voce a temi di grande rilevanza sociale”.
A consegnare il premio allo scrittore è stato il Sindaco di Caserta e Presidente Anci Campania Carlo Marino. Il premio gli è stato riconosciuto per aver creato una nuova corrente di pensiero nell’ambito della comunicazione, divulgata con il libro ‘La Comunicazione creativa per lo sviluppo socio-umanitario’ che pone al centro la parola educativa, la parola che egli definisce ‘vitale’ in quanto capace di creare relazioni umane improntate al rispetto reciproco, alla fratellanza, al rispetto della sacralità della dignità umana, che non può essere umiliata con offese e menzogne.
Il libro ha ricevuto la Santa Benedizione Apostolica di Sua Santità Papa Francesco e l’apprezzamento del Console italiano a New York, di Monsignor Yoannis Lazhi Gaid, presidente della Fondazione della Fratellanza Umana e dei Presidenti delle Regioni Basilicata e Lombardia ed un messaggio dal Presidente del Senato.
Il premio tiene conto anche dell’impegno di Maimone per aver richiamato, mediante il giornalismo, alla necessità di far vivere il dialogo interreligioso e la solidarietà attraverso le iniziative dell’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’, di cui è Direttore della Comunicazione, che si qualifica nei termini di attività giornalistica a favore dei bambini poveri ed abbandonati dell’Egitto.
L’Associazione è stata fondata da mons. Yoannis Lahzi Gaid, già Segretario personale di papa Francesco, in seguito alla sottoscrizione del Documento sulla ‘Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune’, il 4 febbraio 2019, da Sua Santità Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb.
Il giorno prima, il 14 ottobre, si sono svolte le celebrazioni del Columbus Day a cui hanno partecipato tutti i premiato della quinta edizione e i vari rappresentanti delle istituzioni: “In veste di Fondatore e Presidente dell’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’ desidero formulare un messaggio di apprezzamento dell’impegno di Biagio Maimone, sia in veste di giornalista, sia in veste di scrittore, nonché di Direttore dell’Ufficio Stampa della suddetta Associazione”, ha scritto mons. Yoannis Lazhi Gaid nella lettera di ringraziamento indirizzata a Maimone sottolineando altresì: “Nel contempo mi è gradita l’occasione per poter esprimere la mia condivisione dei contenuti del saggio ‘La Comunicazione Creativa per lo sviluppo socio-umanitario’.
Desidero inoltre far presente la partecipazione attiva di Biagio Maimone alla promozione del dialogo interreligioso”, mediante il suo impegno giornalistico, con cui divulga le iniziative dell’Associazione. Il suo impegno, senz’altro, contribuisce a qualificarlo, ancor più, come autorevole professionista della comunicazione socio-umanitaria, che lo rende altamente meritevole del premio come miglior comunicatore dell’anno.
L’essere partecipe alla diffusione dei messaggi del Documento sulla ‘Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune’, fa di Biagio Maimone un comunicatore attento alla dimensione religiosa, nonché spirituale della vita. Molto profondo è l’anelito che lo guida nella divulgazione dei progetti scaturenti dal Documento sulla Fratellanza Umana, che, mediante l’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’, sono stati realizzati”.
Tra le personalità premiate quest’anno figurano Gianni Russo, attore e imprenditore, noto per il ruolo ne “Il Padrino”, Fabio Armiliato, tenore di fama internazionale, il Professore Fabio Finotti, Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di New York; Vince Tempera, compositore e direttore d’orchestra, Alessandro Lora, giovane tenore italiano, noto per le sue esibizioni a New York, Rosario Procino, imprenditore di successo nella ristorazione a New York, Shanté Williams, sovrintendente della Carolina Opera, Desirée Wallis Busnelli, celebrity influencer culturale, Zamfir Antoniu, sovrintendente dell’Opera Romana Craiova, Professore Avv. Angelo Maietta, per la promozione del made in Italy, Gianni Todini, direttore dell’agenzia Askanews, So-Chung Shinn, filantropa e Managing Director del Metropolitan Opera di New York.
Un riconoscimento speciale è stato assegnato al pianista Joseph Lu per il brano Power of Love, dedicato al tema dell’autismo. L’evento, patrocinato dalla Regione Campania e dai Comites di New York, ha visto la partecipazione di istituzioni italiane e americane, oltre a ospiti illustri della comunità newyorkese. Tra i presenti, il testimonial del premio, l’avvocato Michele Sarno, volto noto di Raiuno. Tra i talenti musicali presenti: il jazzista Marco Di Gennaro, la soprano Kristin Sampson, la violinista Giovanna Ferrara e la pianista Kathryn Oleander.
“Questo Premio rappresenta una importante occasione per assegnare riconoscimenti a varie eccellenze Italiane che si sono distinte in diversi settori quali la lirica, il sociale, l’arte, il made in Italy, sia in America, sia nel mondo” ha dichiarato il produttore Dante Mariti.
Il Caruso Tribute Prize sarà trasmesso su Rai Italia il giorno 8 novembre alle 22.15 a New York e Toronto, alle 19.15 a Los Angeles e alle 23.45 a Berlino, il 9 novembre alle 00.15 a Buenos Aires e San Paolo, alle 11.15 a Sydney, alle 08.15 a Pechino e Perth, alle 00.45 a Johannesburg e alle 22.45 a Lisbona e Londra. Successivamente sarà disponibile sulla piattaforma di RaiPlay.
A New York premiato il dialogo interreligioso quale veicolo di pace
Il giornalista, scrittore e comunicatore Biagio Maimone, Direttore dell’ufficio stampa dell’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’, riceverà a New York, oggi, all’istituto italiano di cultura, il ‘Caruso Tribute Prize”, che è un riconoscimento destinato alle eccellenze italiane, ossia a coloro che si sono distinti nei vari rami delle attività culturali.
Il premio come ‘miglior comunicatore italiano del 2024’ gli è stato riconosciuto per aver creato una nuova corrente di pensiero nell’ambito della comunicazione, divulgata con il libro ‘La Comunicazione creativa per lo sviluppo socio-umanitario’ che pone al centro la parola educativa, la parola che egli definisce ‘vitale’ in quanto capace di creare relazioni umane improntate al rispetto reciproco, alla fratellanza, al rispetto della sacralità della dignità umana, che non può essere umiliata con offese e menzogne. Il libro ha ricevuto la Santa Benedizione Apostolica di Sua Santità Papa Francesco.
Il premio tiene conto soprattutto dell’impegno di Maimone per aver richiamato, mediante il giornalismo, alla necessità di far vivere il dialogo interreligioso per creare la pace attraverso le iniziative dell’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’ che si qualifica nei termini di attività giornalistica a favore dei bambini poveri ed abbandonati dell’Egitto, L’Associazione è stata fondata da Monsignor Yoannis Lahzi Gaid, già Segretario personale di Papa Francesco, in seguito alla sottoscrizione del Documento sulla ‘Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune’, il 4 febbraio 2019, da Sua Santità Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb.
Il suddetto Documento ha dato vita a numerosi frutti, tra i quali la realizzazione della Casa della Famiglia Abramitica, edificata nella città di Abu Dhabi, che è uno tra i progetti più rilevanti in quanto pone le basi del dialogo interreligioso creando uno spazio fisico, un territorio comune su cui sono stati edificati tre luoghi di culto diversi (una Chiesa, una Sinagoga e una Moschea), posti l’uno accanto all’altro, in ciascuno dei quali si praticano religioni diverse, le quali si interfacciano reciprocamente per dialogare su ogni tema della vita religiosa ed umana.
Gli altri progetti seguiti dal giornalista Maimone sono stati l’Orfanotrofio ‘Oasi della Pietà’, che è stato inaugurato il 5 maggio 2024 nella città Il Cairo, i Convogli medici, che effettuano visite mediche in ogni angolo del territorio dell’Egitto per le persone disagiate, la ‘Catena dei Ristoranti della Fraternità Umana’, denominata ‘Fratello’, che offre pasti gratuiti alle famiglie bisognose egiziane.
Entro la fine dell’anno si avvieranno i lavori per la costruzione dell’Ospedale ‘Bambino Gesù del Cairo’, il primo ‘Ospedale del Papa’ fuori dall’Italia e la ‘Scuola della Fratellanza Umana’ per le persone portatrici di disabilità: “In veste di Fondatore e Presidente dell’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’ desidero formulare un messaggio di apprezzamento dell’impegno di Biagio Maimone, sia in veste di giornalista, sia in veste di scrittore, nonché di Direttore dell’Ufficio Stampa della suddetta Associazione”, ha scritto mons. Yoannis Lazhi Gaid nella lettera di ringraziamento indirizzata a Maimone sottolineando altresì:
“Nel contempo mi è gradita l’occasione per poter esprimere la mia condivisione dei contenuti del saggio ‘La Comunicazione Creativa per lo sviluppo socio-umanitario’. Mi preme sottolineare, altresì, che il libro ha ricevuto la Benedizione Apostolica da Sua Santità Papa Francesco, mediante la Segreteria di Stato, con le seguenti parole: ‘Sua Santità assicura un ricordo nella preghiera e, mentre auspica che la società così come la Chiesa si avvalgano di una comunicazione le cui basi siano l’umiltà nell’ascoltare e la parresia nel parlare, che non separi mai la verità dalla carità, invoca l’intercessione della Santa Vergine Maria e di cuore imparte la Benedizione Apostolica, con l’augurio di ogni bene nel Signore’.
Desidero inoltre far presente la partecipazione attiva di Biagio Maimone alla promozione del dialogo interreligioso, mediante il suo impegno giornalistico, con cui divulga le iniziative dell’Associazione. Il suo impegno, senz’altro, contribuisce a qualificarlo, ancor più, come autorevole professionista della comunicazione socio-umanitaria, che lo rende altamente meritevole del premio che riceverà a New York, come miglior comunicatore dell’ anno.
L’essere partecipe alla diffusione dei messaggi del Documento sulla ‘Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune’, fa di Biagio Maimone un comunicatore attento alla dimensione religiosa, nonché spirituale della vita. Molto profondo è l’anelito che lo guida nella divulgazione dei progetti scaturenti dal Documento sulla Fratellanza Umana, che, mediante l’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’, sono stati realizzati”.
L’evento, organizzato da Dante Mariti e prodotto dalla Melos International si terrà il 15 ottobre 2024, a partire dalle ore 19.30, e vedrà la partecipazione di prestigiosi personaggi del mondo dello spettacolo, della cultura e del made in Italy, i quali saranno premiati per essersi distinti come eccellenze.
“Il dialogo è la condizione imprescindibile per realizzare la pace ed esso vive se chi comunica utilizza la ‘parola vitale’, tale in quanto genera la vita e non il conflitto. La comunicazione è vitale, pertanto, quando fa sgorgare dal cuore umano l’amore per la Bellezza, che è l’espressione di un disegno di amore insito nell’interiorità di ogni persona, da proiettare nella realtà per emanciparla e renderla una dimora accogliente per tutti, nella quale non vi è posto per la violenza e la conseguente esclusione” ha dichiarato il giornalista, il quale ha aggiunto:
“L’Amore per la ‘Bellezza’, da veicolare attraverso la comunicazione, la parola scritta e parlata, inevitabilmente, conduce all’amore per i deboli, per gli ultimi, al fine di renderli forti, inclusi, risvegliando in loro la gioia di vivere”. L’evento, organizzato da Dante Mariti e prodotto dalla Melos International si terrà il 15 ottobre 2024, a partire dalle ore 19.30, e vedrà la partecipazione di prestigiosi personaggi del mondo dello spettacolo, della cultura e del made in Italy, i quali saranno premiati per essersi distinti come eccellenze.




























