Da Bari un messaggio di pace: tempo di grazia

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Ad inizio mese la ‘Carovana della pace’è stata in Ucraina per portare alla popolazione cibo e medicinali, permettendo ad alcune persone fragili di raggiungere l’Italia, con una delegazione di 200 persone, appartenenti alle 89 organizzazioni della società civile italiana che aderiscono al progetto.

La Carovana della Pace è direttamente collegata a don Tonino Bello che come presidente di Pax Christi, nel 1992, si mise alla testa della marcia della pace diretta a Sarajevo sotto assedio. Oggi come allora numerose organizzazioni (oltre alla stessa Pax Christi, ci sono tra gli altri l’associazione Giovanni XXIII, Beati i costruttori di Pace, Libera, Comboniani, Focolarini, Cgil e Gruppo Abele e altri gruppi pacifisti che si sono ritrovati dietro l’appello ‘Stop the war now’) si sono messe in viaggio con una sessantina di camion, auto e furgoni carichi di generi di prima necessità per aiutare la popolazione.

L’obiettivo della ‘carovana della pace’ è stata la richiesta di trattative: “Nel chiedere che si proclami immediatamente il cessate il fuoco, che si dia spazio alla diplomazia internazionale e alle Nazioni Unite per la risoluzione della controversia e che si consenta subito alle organizzazioni umanitarie internazionali di intervenire, ognuno di noi può fare qualcosa di più e di concreto per fermare questo scempio. Non c’è più tempo! Da sempre siamo accanto agli ultimi, al fianco delle vittime con azioni umanitarie e iniziative di solidarietà internazionale”.

La pace ha bisogno di artefici: “Vengono momenti in cui però ‘la pace attende i suoi artefici’ e noi non possiamo disattenderla. Non vogliamo restare spettatori e sentiamo l’obbligo di esporci in prima persona. Con i rappresentanti della società civile nonviolenta e pacifista e di altre realtà impegnate nella costruzione della pace, entreremo in territorio ucraino per testimoniare con la nostra presenza sul campo la volontà di pace e per permettere a persone con fragilità, madri sole e soprattutto bambini, di lasciare il loro Paese in guerra e raggiungere l’Italia”.

Tra gli aderenti c’era anche l’arcivescovo di Bari-Bitonto, mons. Giuseppe Satriano, che ha portato anche un messaggio della Cei ed ha inviato ai propri fedeli un messaggio pasquale sulla situazione attuale: “E’ un grande segno di fiducia sapere che c’è gente che vede la pace non come facile argomento d’intrattenimento, ma come stile di vita con cui costruire relazioni significative, toccando la carne dei poveri e dei piccoli della storia”.

Riprendendo le parole di papa Francesco, che affermava che la guerra è luogo di morte, l’arcivescovo ha sottolineato il ‘delirio’ della guerra: “Dopo un secolo, l’Europa viene nuovamente fagocitata nel baratro di una guerra, preparata dall’ottusità di molti e dal delirio di altri. Come la sirena risulta lugubre e straziante nel suo annunciare l’arrivo di bombe, così risuona la voce di chi crede nel potere delle armi, orrida conseguenza di una involuzione della politica, ormai consegnata a logiche mercantili e di parte, e poco dedita a una diplomazia attenta e oculata”.

La lettera è un invito ad osare la pace: “Osa la pace e le sue opere, chi crede nell’amore, nell’umanità, nella vita che è dono, nel valore e nella dignità di ogni creatura. Osa la pace chi viene ribaltato dalla forza della Pasqua e torna a vibrare dinanzi al mistero di Dio e dell’uomo, aprendo veri ‘canali umanitari’ di speranza.

Osa la pace chi è pronto a lasciarsi alle spalle una fede appiattita sui calcoli e si consegna al respiro dello Spirito. Osa la pace chi con l’amore ha seppellito la morte, attestando prossimità e solidarietà, vera risposta al dolore dell’uomo. Osa la pace chi si lascia sedurre dalla sfida evangelica della misericordia e del disarmare l’inimicizia, divenendo coscienza critica della storia”.

Ed appunto il Triduo pasquale è un tempo di apertura al mistero della vita che risorge: “I giorni che stanno per aprirsi dinanzi (mi riferisco a quelli del Triduo Santo) sono giorni di profonda tenerezza, potremmo dire i giorni della tenerezza di Dio. Un tempo di grazia che ci apre al mistero della Pasqua, mistero di gioia e di pace”.

Gesù risorto dona la pace: “La Pace diviene seme che irrompe nei solchi della storia, dentro la notte del mondo, facendo sorgere l’aurora di un nuovo giorno. ‘Pace a voi’, ‘Shalom’, allora, desidera essere anche il mio augurio per la vita di tutti. La pace, presenza di Dio e della sua forza di liberazione e salvezza, entri nell’esistenza di ciascuno e spalanchi i cuori all’audacia dell’amore”.

E’ un invito a scoprire l’essenzialità del cristianesimo: “Torniamo a Cristo, sorgente della pace, con una fede nuda, povera, orientata all’essenziale. La pace non è fatta di grandi cose ma di gesti veri, piccoli, che nascono dal cuore e vengono coltivati in stili di vita, artigianalmente, liberando il nostro ‘io’ dal sepolcro dell’egoismo e restituendolo al ‘noi’ della fraternità”.

(Foto: Peacelink)

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