Turismo e pace: un binomio per raccontare la bellezza

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‘Turismo e pace’ è il tema scelto dall’Organizzazione Mondiale del Turismo delle Nazioni Unite per celebrare la Giornata del Turismo la 45^ Giornata Mondiale, che si svolgerà il prossimo 27 settembre; ed anche mons. Rino Fisichella, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, sezione per le questioni fondamentali dell’evangelizzazione nel mondo, ha inviato un messaggio sullo stesso tema: “In un periodo così travagliato come il nostro non si poteva pensare ad una scelta migliore per offrire, a quanti si porranno in viaggio, un momento di riflessione e di impegno personale. Lo scambio culturale tra i popoli, che trova nel turismo una sua forma privilegiata, si può trasformare anche in un concreto impegno per la pace”.

I conflitti impediscono ogni sostentamento all’economia dei Paesi in guerra: “Dove esistono focolai di guerra è evidente che il turismo soffra, perché viene meno ogni forma necessaria di sicurezza. La mancanza di turisti, tuttavia, crea un’ulteriore espressione di povertà tra la popolazione che vede venire meno una forma di sostentamento necessaria per vivere con la dovuta dignità. La guerra porta con sé una serie di conseguenze di cui spesso non si ha piena consapevolezza e, tuttavia, esse incidono direttamente nella vita delle persone. Dove c’è la violenza della guerra tutti sono chiamati in causa, nessuno escluso”.

Per questo il Dicastero per l’Evangelizzazione offre un contributo per costituire ‘messaggeri di pace’ ed alleviare le difficoltà economiche a chi opera nel settore turistico: “Si comprendono le difficoltà che derivano per questo settore dalle restrizioni dovute alla mancanza di sicurezza e nonostante questo sono invitati ad aprirsi verso nuovi percorsi, mantenendo viva la possibilità che si riprenda presto la via dei pellegrinaggi nei Paesi che tradizionalmente custodiscono la ricchezza della nostra fede e della nostra storia”.

Il compito dei ‘costruttori di pace’ consiste nel raccontare la bellezza ai turisti: “L’interesse che muove milioni di turisti può essere coniugato facilmente con l’impegno per la fratellanza, in modo tale da costituire una rete di ‘messaggeri di pace’ che parli al mondo intero per invocare la fine di ogni guerra e la riapertura di territori pieni di storia, di cultura e di fede. D’altronde, la via della bellezza che caratterizza queste mete non può e non deve essere oscurata dalla bruttezza della distruzione e delle macerie che vengono a sostituire quanto la genialità delle generazioni precedenti aveva costruito come emblema di pace e di condivisione”.

In questo senso il turismo è chiamato a proporre una ‘cultura dell’incontro’: “Il turismo può favorire in maniera determinante il recupero dei rapporti interpersonali di cui tutti sentiamo una profonda nostalgia. In un periodo come il nostro, segnato dalla massiccia presenza della tecnologia che limita i rapporti tra le persone, è bene che si alimenti e sostenga un rinnovato impegno per una cultura dell’incontro, così fortemente sostenuta da papa Francesco. Essa ha bisogno di essere riposta al centro del nostro impegno pastorale nel turismo”.

Ed il turismo religioso non può abdicare alla propria caratteristica: “L’incontro, infatti, è strumento di dialogo e di reciproca conoscenza; è fonte di rispetto e di riconoscimento della dignità altrui; è premessa indispensabile per costruire legami duraturi. Il turismo religioso non può prescindere da questa prospettiva ed è chiamato a farsi promotore credibile di questi legami. Non venga mai a mancare il richiamo e la preghiera per la pace nel mondo e nello stesso tempo per la pacificazione nei rapporti interpersonali.

L’uno e l’altro sono profondamente uniti e costituiscono la premessa per una pace duratura. D’altronde, è un’illusione pensare che la guerra sia soltanto un evento che tocca alcune nazioni. La pace inizia quando nel cuore di ognuno si installa in maniera stabile la carità che porta il rispetto per l’altro e il senso di fraternità che tutti accomuna. Essere costruttori di pace non solo è possibile, ma è richiesto a quanti intraprendono un viaggio”.

Infine non è mancato un riferimento all’imminente Giubileo: “Questo anno sarà caratterizzato per l’inizio del Giubileo Ordinario 2025. Il 24 dicembre, infatti, il Papa aprirà la Porta Santa della Basilica Papale di San Pietro in Vaticano permettendo a milioni di pellegrini di raggiungere la città di Roma per vivere l’esperienza dell’indulgenza giubilare”.

Per questo il turismo è un segno di costruzione della pace: “Il turismo caratterizzato da questa speranza può diventare un segno concreto e tangibile anche per la costruzione della pace… Turismo e pace uniti alla speranza diventino, pertanto, il messaggio convinto, in questa Giornata Mondiale del Turismo 2024, per quanti sono Operatori nel turismo e per quanti intraprendono il viaggio con sentimenti e desiderio di serenità e concordia”.

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