Tag Archives: Bellezza

Papa Leone XIV ai giovani africani: guardate al futuro

“Chi ha paura della pioggia? Chi vuole la benedizione di Dio? Grazie per essere qui! Continuiamo a far festa! La Chiesa ha bisogno dell’entusiasmo di tutti voi! Cari fratelli e sorelle, con grande gioia vi saluto e ringrazio il Vescovo per le parole che mi ha rivolto. Ringrazio e tutti voi per la calorosa accoglienza e per il vostro entusiasmo che manifesta la gioia della vostra fede”: nel penultimo incontro pubblico in Africa, sotto la pioggia papa Leone XIV ha ascoltato le testimonianze dei giovani nello stadio di Bata, dalla sfida delle donne nel mondo del lavoro a quella posta dal percorso matrimoniale ‘che cresce nella libertà’.

Dopo aver ascoltato le testimonianze dei giovani il papa ha ripreso il motto del viaggio apostolico nel Paese africano: “E’ un richiamo al motto di questo viaggio (‘Cristo, luce della Guinea Equatoriale, verso un futuro di speranza’). Però, trova conferma nella presenza qui di tutti voi! La luce più splendente, qui, è quella dei vostri occhi, dei vostri volti, del vostro sorriso, dei canti, dei balli, in cui tutto è testimonianza che Cristo è gioia, senso, ispirazione e bellezza per la nostra vita”.

Quindi ha invitato i giovani a non far tramontare le tradizioni, ma con uno sguardo al futuro:”Il vostro Paese, la Guinea Equatoriale è un Paese ricco di storia e di tradizioni. Lo abbiamo visto poco fa, nelle danze, nei costumi e nei simboli con cui ciascun gruppo ha espresso la propria identità, rendendo ancora più evidente e toccante il nostro stare insieme.

Avete portato degli oggetti semplici e quotidiani (un bastone, una rete, la riproduzione di un’isola, una barca, uno strumento musicale) che parlano della vostra vita e dei valori antichi e nobili che la animano, come il servizio, l’unità, l’accoglienza, la fiducia, la festa. È l’eredità luminosa e impegnativa di cui voi, cari giovani, siete chiamati a essere, nella fede, il fondamento del futuro vostro e di questa Terra. Il futuro è vostro!”

Rispondendo alle domande il papa ha sottolineato l’importanza della famiglia: “Carissimi, siete venuti a questo incontro con le vostre famiglie. Esse sono il terreno fertile in cui l’albero fresco e fragile della vostra crescita umana e cristiana affonda le sue radici… Molti di voi vi state preparando al sacramento del Matrimonio.

Essere sposi e genitori è una missione entusiasmante, un’alleanza da vivere giorno per giorno, in cui ci si ritrova sempre nuovi l’uno per l’altra, fautori, insieme a Dio, del miracolo della vita e costruttori di felicità, per voi e per i vostri figli. Preparatevi a vivere questa chiamata come un cammino di vero amore, che cresce nella libertà, un cammino di speranza che nasce dalla consapevolezza che Dio non vi abbandona, un cammino di santità che cerca sempre il bene e la felicità dell’altro”.

Infine ha invitato tutti a lasciarsi incantare dalla bellezza: “Carissimi giovani, genitori, e tutti voi, qui presenti, lasciamoci entusiasmare dalla bellezza dell’amore, facciamoci testimoni dell’amore che Gesù ci ha lasciato e insegnato! Testimoniamo ogni giorno che amare è bello, che le gioie più grandi, in tutti gli ambienti, vengono dal saper donare e dal donarsi, specialmente quando ci si china su chi è più bisognoso”.

E  la carità trasforma il mondo, come affermava sempre papa Francesco: “La luce della carità, coltivata nelle case e vissuta nella fede, può davvero trasformare il mondo, anche nelle sue strutture e istituzioni, perché ogni persona vi trovi rispetto e nessuno sia dimenticato. Sorelle e fratelli, Facciamo insieme, di questo, un proposito fermo, un impegno gioioso, perché Cristo, Crocifisso e Risorto, luce della Guinea Equatoriale, dell’Africa e del mondo intero, possa guidarci tutti verso un futuro di speranza”.

Prima di questo incontro il papa ha visitato il carcere che ospita uomini e donne che scontano una pena o sono in stato di custodia cautelare: “Oggi sono qui per dirvi qualcosa di molto semplice: nessuno è escluso dall’amore di Dio! Ognuno di noi, con la propria storia, i propri errori e le proprie sofferenze, continua a essere prezioso agli occhi del Signore. Possiamo dirlo con certezza, perché Gesù ci ha rivelato questo in ogni incontro, in ogni gesto e in ogni parola. Persino arrestato, condannato e messo a morte senza alcuna colpa, Lui ci ha amato sino alla fine, mostrando di credere nella possibilità che l’amore cambi anche il cuore più indurito”.

Il discorso del papa è stato un invito alla riconciliazione: “Anche voi fate parte di questo Paese. L’amministrazione della giustizia ha lo scopo di proteggere la società, ma per essere efficace deve sempre investire sulla dignità e sulle potenzialità di ogni persona. Una vera giustizia cerca non tanto di punire, ma soprattutto di aiutare a ricostruire la vita sia delle vittime, sia dei colpevoli, sia delle comunità ferite dal male. Non c’è giustizia senza riconciliazione. E’ un lavoro immenso, di cui una parte può avvenire dentro la prigione e un’altra parte, ancora maggiore, deve coinvolgere tutta la comunità nazionale, per prevenire e riparare le ferite provocate dall’ingiustizia”.

Quindi il carcere può diventare ujn luogo di cambiamento: “Anche se il carcere appare un luogo di solitudine e desolazione, questo tempo (come è stato detto) può diventare un tempo di riflessione, di riconciliazione e di crescita personale. Si faccia di tutto, ad esempio, perché vi sia data in carcere la possibilità di studiare e di lavorare con dignità. La vita non è definita solo dagli errori commessi, esito in genere di circostanze pesanti e complesse: c’è sempre l’opportunità di rialzarsi, di imparare e di diventare una persona nuova”.

Li ha incoraggiati a non disperare: “Fratelli e sorelle, non siete soli. Le vostre famiglie vi amano e vi aspettano, e molti, al di fuori di queste mura, pregano per voi. E se anche qualcuno temesse di essere stato abbandonato da tutti, Dio non vi abbandonerà mai e la Chiesa sarà al vostro fianco. Pensate anche al vostro Paese, ai giovani della Guinea Equatoriale che hanno bisogno di esempi di perseveranza, responsabilità e fede. Ogni sforzo di riconciliazione, ogni gesto di bontà, può diventare una fiammella di speranza per gli altri”.

Infine ha ringraziato coloro che svolgono il loro lavoro nel penitenziario: “Desidero ringraziare anche coloro che lavorano in questo centro penitenziario: il Direttore, gli Agenti e il Cappellano. Il loro servizio è fondamentale quando coniuga sicurezza, rispetto e umanità, garantendo l’ordine necessario ad accompagnare i detenuti in un percorso di reinserimento e di ricostruzione della propria vita.

Cari fratelli e sorelle, Dio non si stanca mai di perdonare. Egli apre sempre una nuova porta a chi riconosce i propri errori e desidera cambiare. Non permettete che il passato vi rubi la speranza nel futuro. Ogni giorno può essere un nuovo inizio”.

(Foto: Santa Sede)

Rodolfo Papa, presidente dell’Accademia Urbana delle Arti racconta coma ha rappresentato Papa Leone XIV

Nella Basilica di San Paolo fuori le Mura è stato posato il ritratto di Papa Leone XIV nella sequenza dei ritratti musivi della cronotassi dei pontefici. Un dipinto ad olio è stato realizzato nelle stesse dimensioni del mosaico, in poche settimane nel mese di luglio, dal pittore e filosofo dell’arte, Rodolfo Papa, presidente dell’Accademia Urbana delle Arti, dopo un attento studio degli antichi ritratti custoditi dalla Fabbrica di San Pietro.

Le tessere sono state realizzate sia con l’antica tecnica romana del mosaico tagliato che con quella del filato. Le prime, della dimensione di circa 1×2 cm, sono ottenute sezionando tramite la martellina una piastra di smalto, costituita da vetro, ossidi metallici e altre sostanze chimiche che generano il colore.

I dettagli più minuti, come i capelli, sono invece ottenuti ricorrendo alla tecnica del mosaico filato: in questo caso le tessere di piccolissime dimensioni derivano da sottilissime bacchette di smalto create a temperature molto elevate nella fornace presente nello Studio Vaticano, tagliate con una lima a base di polvere di diamante. Una tipologia ancora diversa è quella delle tessere dorate dello sfondo, realizzate secondo le antiche metodologie medievali: “Sono così brillanti per la loro struttura particolare, ‘a sandwich’ una sottilissima lamina d’oro è contenuta all’interno di due strati di vetro”.

L’artista ha sottolineato come abbia studiato papa Leone XIV in numerose fotografie e soprattutto filmati, per cogliere la specificità delle sue espressioni, finendo per concentrarsi su un aspetto che lo aveva colpito fin dal giorno dell’elezione: l’affabilità del sorriso. Inoltre ha studiato il contesto in cui il tondo è stato collocato che è molto peculiare: si tratta dell’ultimo clipeo sulla parete esterna della navata destra, alla sinistra il ritratto di papa Francesco, ed alla destra la parete ortogonale con i tondi ancora vuoti per i prossimi pontefici.

Per quale motivo un mosaico dedicato a papa Leone XIV?

“A partire dal 1823, dopo il grande incendio della Basilica di San Paolo fuori le Mura, durante la lunga ricostruzione si decise di ripristinare la cronotassi dei pontefici andata perduta. In seguito, Pio IX decise che i ritratti dei pontefici fossero in mosaico e quindi furono commissionati ai più grandi pittori dell’epoca dipinti ad olio dai quali poi trarre l’intera cronotassi musiva che oggi assomma 267 ritratti.

E dunque, da quella data, ogni volta che viene eletto un nuovo Pontefice viene affidato a un artista il compito di elaborare il ritratto pittorico, che viene poi conservato nella Galleria dei Ritratti presso la Fabbrica di San Pietro, da cui gli abili mosaicisti dello Studio del Mosaico Vaticano traggono il ritratto musivo che viene appunto esposto nella Basilica di San Paolo. Il ritratto musivo di papa Leone XIV è collocato in fondo alla navata destra ed è stato inaugurato domenica 25 gennaio, nella memoria della Conversione di san Paolo, con la celebrazione dei Vespri Solenni da parte di papa Leone XIV stesso”.

Come è nata l’idea dell’immagine del Papa del bozzetto pittorico?

“Ho elaborato vari bozzetti, studiando accuratamente il volto e le espressioni del nuovo Pontefice, le diverse possibilità di paramenti e anche le possibili diverse posizioni del volto e delle spalle. In modo particolare ho valutato la posizione angolare del ritratto, che è appunto in fondo alla navata destra, dunque l’ultimo prima dell’angolo.

I numerosi bozzetti sono stati poi ridotti a quattro, in accordo con Paolo Di Buono, direttore dello Studio Vaticano del Mosaico, e infine è stato lo stesso pontefice a scegliere quello che lui preferiva e da quello ho eseguito il quadro, olio su tela, delle stesse dimensioni del mosaico, ovvero una circonferenza con diametro di 137 cm. Penso sia da sottolineare che ho rappresentato papa Leone XIV frontalmente come del resto già era stato rappresentato papa Leone XIII, ed è stata una scelta voluta per creare una relazione diretta tra i due pontefici”.

In quale modo l’arte può raccontare la fede oggi?

“Le arti possono raccontare la fede oggi come sempre, ovvero testimoniando la fede stessa. L’arte sacra è testimone di quanto crediamo. Nella ‘Difesa delle immagini sacre’ san Giovanni Damasceno ricordava che ‘il pittore con la figura insegna in misura maggiore’ In particolare la pittura ha il compito di narrare ai contemporanei le verità evangeliche e di inserirsi nella storia della iconografia, sapientemente interpretando e innovando. Credo che l’arte mediante la bellezza possa realmente contribuire in modo eccellente a quella missione per attrazione, di cui papa Francesco ha sempre sottolineato l’importanza”.

(Tratto da Aci Stampa)

Tour dei Miracoli Eucaristici: a Lanciano con il sostegno della Rete Mondiale del Turismo Religioso

L’Italia costituisce, nella storia della civiltà europea e mediterranea, uno spazio privilegiato di convergenza tra fede, arte, pensiero e bellezza. E’ una terra in cui il sacro ha assunto nel tempo una forma culturale, simbolica e antropologica, incidendo profondamente sulla coscienza collettiva e sull’identità dei territori. Tra chiese millenarie, abbazie silenziose e santuari spesso appartati, il patrimonio religioso italiano custodisce segni che attraversano i secoli e continuano a interrogare l’uomo contemporaneo, generando contemplazione, ricerca e senso.

In questo orizzonte nasce ‘Voucher – Il Turismo dell’Anima’, progetto promosso da Ventisetteviaggi, ideato da Anna Di Maria con il contributo di Biagio Maimone, Coordinatore per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso, e del conduttore televisivo Paky Arcella. L’iniziativa si colloca all’interno della visione e dell’azione della Rete Mondiale del Turismo Religioso, realtà internazionale presente in 18 Paesi, impegnata nella valorizzazione del patrimonio religioso e culturale come risorsa viva per lo sviluppo umano, sociale ed economico delle comunità.

La Rete Mondiale del Turismo Religioso promuove un modello di turismo che supera la logica del consumo per assumere una dimensione sostenibile, spirituale e generativa, capace di tutelare i luoghi sacri, rispettarne l’identità profonda e favorire una crescita armonica dei territori. In questa prospettiva, il turismo religioso diventa strumento di educazione alla bellezza, alla responsabilità e al dialogo interculturale, contribuendo a rafforzare il legame tra memoria storica, spiritualità e sviluppo locale. L’Italia, con il suo straordinario patrimonio religioso e artistico, assume in tale contesto un ruolo centrale come laboratorio internazionale di buone pratiche.

La prima tappa del Tour dei Miracoli Eucaristici, in programma dal 20 al 22 marzo, è dedicata a Lanciano, luogo che custodisce il più antico Miracolo Eucaristico riconosciuto dalla Chiesa. Qui, nell’VIII secolo, durante la celebrazione della Santa Messa, un monaco basiliano, attraversato dal dubbio circa la reale presenza di Cristo nell’Eucaristia, fu testimone di un evento che ha segnato in modo indelebile la storia della fede cristiana: l’ostia si trasformò in carne e il vino in sangue.

Un evento che, nei secoli, è stato oggetto di approfondite indagini storiche e scientifiche, le quali hanno attestato che la carne è tessuto miocardico umano e il sangue appartiene al gruppo AB, rimasti integri per oltre tredici secoli. Lanciano emerge così come luogo emblematico di dialogo tra fede e ragione, in cui il Mistero sacramentale si manifesta come segno vivo e interpellante.

Il viaggio, organizzato da Ventisetteviaggi, prevede uno spostamento in bus Gran Turismo, con partenza da Milano e sosta a Rimini per il pranzo. Nel pomeriggio è prevista una visita alla Cantina Frentana, in provincia di Chieti, con degustazione, prima di proseguire verso Lanciano per la sistemazione in hotel, la cena e il pernottamento, favorendo un clima di raccoglimento e preparazione interiore.

Il secondo giorno è dedicato al cuore spirituale dell’itinerario: la visita al Santuario del Miracolo Eucaristico e al Santuario della Madonna del Ponte, luoghi in cui la dimensione sacramentale e la devozione popolare si intrecciano in una sintesi teologica di grande profondità. Il percorso prosegue verso Fossacesia, con la visita all’Abbazia di San Giovanni in Venere, esempio emblematico di armonia tra architettura sacra e paesaggio naturale, e il pranzo su un trabocco, simbolo di un rapporto rispettoso tra l’uomo, il lavoro e il creato. Nel pomeriggio, lungo la Costa dei Trabocchi, il gruppo raggiunge Ortona per la visita alla Cattedrale di San Tommaso Apostolo, custode delle reliquie dell’Apostolo, prima del rientro a Lanciano.

Il terzo giorno conduce i partecipanti al Santuario del Volto Santo di Manoppello, dove l’immagine ritenuta non dipinta da mano umana invita alla contemplazione del volto di Cristo come rivelazione di un Dio che si fa prossimo, e alla Cattedrale di San Giustino a Chieti. Dopo il pranzo in un ristorante tipico, il rientro verso Milano conclude il percorso, lasciando nei partecipanti un’esperienza che si configura come memoria spirituale duratura e trasformativa.

Il progetto si inserisce in un itinerario più ampio che comprende i 22 miracoli eucaristici riconosciuti in Italia, tra cui Bolsena, Siena, Cascia, Alatri e altri luoghi di elevato valore spirituale, storico e artistico. Ogni tappa è concepita come occasione di studio, contemplazione e crescita interiore, contribuendo al tempo stesso alla valorizzazione culturale e alla vitalità dei territori coinvolti.

Come afferma Anna Di Maria: “Il turismo religioso è esperienza relazionale e trasformativa: mette in dialogo l’uomo con i luoghi, con la memoria e con il divino. E’ un viaggio che educa all’ascolto, genera armonia interiore e favorisce una consapevolezza spirituale autentica”.

Biagio Maimone, Coordinatore per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso e Direttore della Comunicazione della Fondazione Bambino Gesù del Cairo, definita il testamento d’amore di papa Francesco, offre una lettura che intreccia teologia, antropologia e dialogo interreligioso:

“Voucher – Il Turismo dell’Anima nasce come risposta a una domanda profonda di senso che attraversa l’uomo contemporaneo. I miracoli eucaristici non appartengono a una dimensione museale della fede, ma sono segni vivi che parlano alla coscienza e invitano a una relazione autentica con il Divino.

Nel dialogo interreligioso ho imparato che il sacro, quando è autentico, non divide ma unisce, non esclude ma apre all’incontro. Questo progetto intende promuovere un turismo che sia esperienza di pace interiore, di fraternità e di responsabilità verso i luoghi e le comunità. La bellezza diventa qui linguaggio universale, l’arte si fa preghiera silenziosa e il viaggio si trasforma in pellegrinaggio dell’anima. Rigenerare i territori significa rigenerare le coscienze. E’ in questa profondità che l’uomo riscopre la propria vocazione alla trascendenza e al dialogo”.

‘Voucher – Il Turismo dell’Anima’ propone una visione del turismo in cui spiritualità, cultura, sostenibilità e crescita territoriale convergono in un’esperienza consapevole e responsabile. Un cammino che invita a riconoscere il viaggio come atto di gratitudine, custodia del creato e ricerca di senso, nella convinzione che ogni luogo possa diventare spazio di rivelazione. Quando il viaggio si fa ricerca di senso, ogni passo diventa luce, ogni incontro diventa grazia e l’anima ritrova la propria dimora interiore.

SOUL Festival di Spiritualità Milano: dal 18 al 22 marzo la terza edizione 

Cinque giorni e oltre 60 appuntamenti diffusi in città (tra lecture e dialoghi, reading e performance, cene monastiche, esercizi spirituali, laboratori e altro ancora) per esplorare le molteplici dimensioni del mistero, dalla letteratura alla scienza, dalla psicoanalisi alla filosofia, dalla teologia alle arti, attraverso lo sguardo di 80 protagonisti d’eccezione. Apre il Festival lo scrittore Javier Cercas mercoledì 18 marzo alle ore 18.00 nell’Aula Magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Fra gli ospiti: Antonio Ballista, Teresa Bartolomei, Anna Bonaiuto, Roberto Casati, Adolfo Ceretti, Pablo d’Ors, Mariangela Di Santo, mons. Mario Delpini arcivescovo di Milano, Anais Drago, Josep Maria Esquirol, Stefano Faravelli, Elio Franzini, Antoine Garapon, Dario Doshin Girolami, Gilles Gressani, Mariangela Gualtieri, Lino Guanciale, Isabella Guanzini, François Jullien, L’Antidote, Nicola Lagioia, Simona Lo Iacono, Mauro Magatti, don Luca Peyron, Silvano Petrosino, Edwige Pezzulli, Yarona Pinhas, Amir Ra, Massimo Recalcati, Pierangelo Sequeri, card. José Tolentino de Mendonça, card. Jean-Paul Vesco arcivescovo di Algeri, e molti altri.

Dal 18 al 22 marzo si svolge la terza edizione di SOUL Festival di Spiritualità Milano, l’appuntamento promosso da Università Cattolica del Sacro Cuore e Arcidiocesi di Milano, con il patrocinio del Comune di Milano, che per cinque giorni coinvolge la città con un palinsesto diffuso di lecture, dialoghi, reading, spettacoli, performance e laboratori sul tema ‘Mistero, il canto del mondo’, declinato attraverso lo sguardo di oltre 80 protagonisti d’eccezione (scrittori, filosofi, teologi, artisti, giornalisti e scienziati) e molteplici prospettive d’analisi, dalla letteratura alla scienza, dalla psicoanalisi alla filosofia, dalla teologia alla musica, alla poesia e alla danza.

“Io temo tanto la parola degli uomini, dicono sempre tutto così chiaro… mentre a me piace sentire le cose cantare”. Con questi versi di Rainer Maria Rilke, SOUL Festival invita ad aprirsi al mistero del mondo in un tempo in cui la sensibilità umana fatica a spingersi oltre il tangibile, satura com’è di iperconsumo, immersione nel digitale e fiducia nell’onnipotenza della tecnica. Il festival esplora il lato della realtà invisibile e indisponibile che continuamente chiama il nostro sguardo, invitandoci a sostare davanti all’inaccessibile, ascoltarne il canto e risuonare della sua bellezza.

Ideato dal comitato curatoriale composto da mons. Luca Bressan, Armando Buonaiuto, Valeria Cantoni Mamiani e Aurelio Mottola, il programma culturale si articola in oltre 60 appuntamenti diffusi in città, fra momenti consolidati come le cene monastiche al Refettorio Ambrosiano, la meditazione all’alba sulle Terrazze del Duomo, la rassegna SOUL Young quest’anno ospitata da ADI Design Museum, e novità quali un ciclo di approfondimento dedicato ai poeti che affianca quello dei maestri di mistero, le proiezioni di film al Cinema Anteo e una speciale collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano che intreccia la propria programmazione a quella del festival.

Ad inaugurare la terza edizione di SOUL Festival, mercoledì 18 marzo alle ore 18.00 presso l’Aula Magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sarà lo scrittore spagnolo Javier Cercas in dialogo con il curatore Aurelio Mottola sul potere della letteratura di cogliere il mistero della vita, a partire dal suo libro ‘Il folle di Dio alla fine del mondo’. Ad accompagnarli il violoncellista Issei Watanabe che eseguirà due preludi delle suite di Bach.

Nei giorni a seguire il festival vedrà la partecipazione di ospiti italiani e internazionali fra cui Antonio Ballista, Teresa Bartolomei, Anna Bonaiuto, Roberto Casati, Adolfo Ceretti, Pablo d’Ors, Mariangela Di Santo, mons. Mario Delpini arcivescovo di Milano, Anais Drago, Josep Maria Esquirol, Stefano Faravelli, Elio Franzini, Antoine Garapon, Dario Doshin Girolami, Gilles Gressani, Mariangela Gualtieri, Lino Guanciale, Isabella Guanzini, François Jullien, Nicola Lagioia, L’Antidote, Simona Lo Iacono, Mauro Magatti, don Luca Peyron, Silvano Petrosino, Edwige Pezzulli, Yarona Pinhas, Amir Ra, Massimo Recalcati, Pierangelo Sequeri, card. José Tolentino de Mendonça, card. Jean-Paul Vesco arcivescovo di Algeri, e molti altri.

SOUL Festival di Spiritualità Milano è reso possibile grazie ai Main Partner Intesa Sanpaolo, Humanitas University, Edison, al Partner CFMT – Centro di Formazione Management del Terziario, al contributo di Fondazione Cariplo, Fondazione Rocca, ai Media Partner Avvenire, Rai e al Content Partner Rai Radio 3. Si ringraziano Comieco, Fondazione Amplifon, Aboca.

Durante il festival, il mistero sarà oggetto di diverse letture e interpretazioni attraverso molteplici dimensioni: dal rapporto tra visibile e invisibile del mondo ai segni della trascendenza; dalle domande sull’universo poste da fisica e astrofisica alla forza dell’arte come chiave per vedere con altri occhi la realtà; dal mistero dell’inconscio a quello dell’altro, declinato sia nella coppia sia nella fratellanza, fino al mistero del male e della morte. Saranno poi approfondite tematiche quali la relazione con il mistero della fine, il silenzio, il vino come simbolo sacro e processo alchemico, l’imponderabilità del futuro e il bisogno umano di prevederlo. Ampio spazio sarà dato alla scienza e alla medicina come pratiche umane che indagano il mistero del corpo e della natura e un approfondimento sarà dedicato al transumanesimo e all’intelligenza artificiale, in dialogo con le grandi questioni spirituali e filosofiche.

Anche per questa edizione SOUL Festival vedrà la collaborazione di importanti luoghi e istituzioni culturali, artistiche, educative, sociali, laiche e religiose della città che ne ospiteranno il palinsesto, a partire da Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Memoriale della Shoah di Milano, Piccolo Teatro di Milano, Castello Sforzesco, Duomo di Milano, Museo Diocesano di Milano, Refettorio Ambrosiano, Basilica di San Simpliciano. Partecipano per la prima volta Chiesa di Santa Maria presso San Satiro, Pinacoteca di Brera, Cinema Anteo, Teatro alla Scala, ADI Design Museum, Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa, Auditorium San Fedele, e altri ancora.

Dopo l’ampia e attenta adesione nei primi due anni, SOUL Festival si pone nuovamente come progetto aperto e interrogante nell’ambito del palinsesto culturale milanese, per rispondere a un bisogno condiviso di interiorità, consapevolezza e dialogo. Mettendo al centro la ricerca di significato che anima ogni essere umano, SOUL mira a offrire occasioni di riflessione attorno all’“umano che è comune” colto nelle sue molteplici manifestazioni, in costante dialogo con diverse sensibilità culturali e tradizioni religiose.

Papa Leone XIV: il battesimo è la porta del cielo

“Il mio pensiero si rivolge a quanto sta accadendo in questi giorni in Medio Oriente, in particolare in Iran e in Siria, dove persistenti tensioni stanno provocando la morte di molte persone. Auspico e prego che si coltivi con pazienza il dialogo e la pace, perseguendo il bene comune dell’intera società. In Ucraina nuovi attacchi, particolarmente gravi, indirizzati soprattutto a infrastrutture energetiche, proprio mentre il freddo si fa più duro, colpiscono pesantemente la popolazione civile. Prego per chi soffre e rinnovo l’appello a cessare le violenze e a intensificare gli sforzi per arrivare alla pace”: al termine della recita dell’Angelus della domenica del battesimo di Gesù papa Leone XIV ha invitato a pregare per la pace in Medio Oriente, soprattutto per Siria ed Iran, e per la popolazione ucraina.

Ed ha riferito che ha battezzato alcuni neonati dei dipendenti della Santa Sede, estendendo la sua benedizione a tutti i bambini: “Ora vorrei estendere la mia benedizione a tutti i bambini che hanno ricevuto o riceveranno il Battesimo in questi giorni, a Roma e nel mondo intero, affidandoli alla materna protezione della Vergine Maria. In modo particolare prego per i bimbi nati in condizioni più difficili, sia di salute sia per i pericoli esterni. La grazia del Battesimo, che li unisce al mistero pasquale di Cristo, agisca efficacemente in loro e nei loro familiari”.

Prima della recita dell’Angelus il papa ha sottolineato il motivo per cui Dio si è fatto uomo: “Carissimi, Dio non guarda il mondo da lontano, senza toccare la nostra vita, i nostri mali e le nostre attese! Egli viene in mezzo a noi con la sapienza del suo Verbo fatto carne, coinvolgendoci in un sorprendente progetto d’amore per l’intera umanità”.

Il battesimo di Gesù mostra la misericordia di Dio: “Sì, nella sua santità il Signore si fa battezzare come tutti i peccatori, per rivelare l’infinita misericordia di Dio. Il Figlio Unigenito, nel quale siamo fratelli e sorelle, viene infatti per servire e non per dominare, per salvare e non per condannare. Egli è il Cristo redentore: prende su di sé quello che è nostro, compreso il peccato, e ci dona quello che è suo, cioè la grazia di una vita nuova ed eterna”.

E’ stato un invito a ricordare il giorno del proprio battesimo: “Il sacramento del Battesimo realizza quest’evento in ogni tempo e in ogni luogo, introducendo ciascuno di noi nella Chiesa, che è il popolo di Dio, formato da uomini e donne di ogni nazione e cultura, rigenerati dal suo Spirito. Dedichiamo allora questo giorno a fare memoria del grande dono ricevuto, impegnandoci a testimoniarlo con gioia e con coerenza…

Il primo dei Sacramenti è un segno sacro, che ci accompagna per sempre. Nelle ore buie, il Battesimo è luce; nei conflitti della vita, il Battesimo è riconciliazione; nell’ora della morte, il Battesimo è porta del cielo”.

Anche nell’omelia per la festa del battesimo di Gesù il papa ha sottolineato che il battesimo trasforma in ‘creature’ nuove: “I figli, che ora tenete in braccio, sono trasformati in creature nuove. Come da voi genitori hanno ricevuto la vita, così ora ricevono il senso per viverla: la fede. Quando sappiamo che un bene è essenziale, subito lo cerchiamo per coloro che amiamo. Chi di noi, infatti, lascerebbe i neonati senza vestiti o senza nutrimento, nell’attesa che scelgano da grandi come vestirsi e che cosa mangiare? Carissimi, se il cibo e il vestito sono necessari per vivere, la fede è più che necessaria, perché con Dio la vita trova salvezza”.

Nella breve  omelia il papa ha detto che il battesimo ci fa partecipe della Chiesa: “Il suo amore provvidente si manifesta in terra attraverso di voi, mamme e papà che chiedete la fede per i vostri figli. Certo, verrà il giorno in cui diventeranno pesanti da tenere in braccio; e verrà anche il giorno in cui saranno loro a sostenere voi. Il Battesimo, che ci unisce nell’unica famiglia della Chiesa, santifichi in ogni tempo tutte le vostre famiglie, donando forza e costanza all’affetto che vi unisce”.

Ed i gesti battesimali sono testimonianza della bellezza della vita nella Chiesa: “I gesti che tra poco compiremo ne sono bellissime testimonianze: l’acqua del fonte è il lavacro nello Spirito, che purifica da ogni peccato; la veste bianca è l’abito nuovo, che Dio Padre ci dona per l’eterna festa del suo Regno; la candela accesa al cero pasquale è la luce di Cristo risorto, che illumina il nostro cammino. Vi auguro di continuarlo con gioia lungo l’anno appena iniziato e per tutta la vita, certi che il Signore accompagnerà sempre i vostri passi”.

(Foto: Santa Sede)

Pamela Salvatori: lo specchio dell’infinita Bellezza per un’estetica teologica mariana

In un’epoca in cui si avverte l’urgenza di una rinnovata esperienza della vera Bellezza, questo studio si erge come una proposizione audace e innovativa. Il volume (‘Specchio dell’infinita bellezza. Verso un’estetica teologica mariana’) di Pamela Salvatori, in cinque capitoli, esplora una nuova metodologia per un’estetica teologica che, inevitabilmente, si tinge di mariologia.

La prefazione del gesuita p. Giovanni Cucci sottolinea con forza la dimensione salvifica della bellezza e il suo valore esistenziale, capace di introdurre ‘in modo soave’ nel mistero di Dio. In questa prospettiva, la bellezza non è un semplice tema estetico, ma una via che coinvolge la libertà, suscita conversione e apre alla partecipazione alla vita divina:

“Maria è stata e continua ad essere il crocevia imprescindibile d’incontro tra le due realtà, umana e divina, visibile e invisibile, in quanto esprime nella maniera più piena ‘la risposta pienamente libera e consapevole della persona umana al dono della Redenzione, quindi, quel soggettivo oggettivo che, rispondendo a norme dell’intera umanità credente, personifica la risposta della Chiesa e la rende possibile per tutti’. Proprio qui può ritrovarsi un aspetto che accomuna santità e creazione artistica: la docilità, la disponibilità a lasciarsi condurre in un percorso sulla base della sua attrattività. Il senso della bellezza è alla base di ogni autentica conversione religiosa, quando due libertà innamorate entrano in relazione tra loro, fugando dubbi e resistenze inveterate”.

Attraverso un’analisi dello ‘status quaestionis’ della ricerca sulla via pulchritudinis, l’autrice invita a scrutare come la bellezza di Maria, riflesso dell’infinito, possa diventare una via privilegiata per accedere al Mistero divino. Suggerendo l’opportunità di una prospettiva ‘dall’alto’, escatologica e soteriologica, in dialogo critico con le acquisizioni teologiche di oltre mezzo secolo, il questo libro si elabora una metodologia che esalta Maria Assunta quale ‘frammento’ luminoso in cui si riflette la bellezza del Christus totus, affinché la contemplazione del Mistero, attraverso di Lei, possa rivelare una dimensione di grazia e verità che parla direttamente al cuore dell’uomo.

Papa Leone XIV: la musica guida verso Dio

“Sant’Agostino, nel suo trattato sulla musica, la chiama ‘scientia bene modulandi’, collegandola all’arte di guidare il cuore verso Dio. La musica è una via privilegiata per comprendere l’altissima dignità dell’essere umano e per confermarlo nella sua più autentica vocazione. Ringrazio le istituzioni che hanno promosso questa iniziativa (il Dicastero per la Cultura e l’Educazione e la Fondazione ‘Pontificia Gravissimum Educationis’) e tutti coloro che, in vari modi, ne hanno reso possibile la realizzazione.

Rivolgo il mio saluto al Maestro Riccardo Muti, a cui oggi viene attribuito il Premio Ratzinger, segno di apprezzamento per una vita interamente consacrata alla musica, luogo di disciplina e di rivelazione”: nel tardo pomeriggio papa Leone XIV ha salutato  i partecipanti al Concerto di Natale in Aula Paolo VI con una lode al talento dell’Orchestra Giovanile ‘Luigi Cherubini’ ricordando chi invece non ha accesso all’alfabetizzazione ed allo studio.

Nella cerimonia ha consegnato il ‘Premio Ratzinger’ al maestro Riccardo Muti ‘per una vita interamente consacrata alla musica, luogo di disciplina e di rivelazione’, ricordando che papa Benedetto XVI “amava ricordare che ‘la vera bellezza ferisce, apre il cuore, lo dilata’, e nella musica cercava la voce di Dio nell’universo. In questo itinerario di ricerca della bellezza, Lei, caro Maestro, ha avuto modo di incontrare più volte il cardinale Ratzinger, a cominciare da quando egli frequentava i concerti a Salisburgo, a Monaco di Baviera, poi a Roma. Negli anni successivi, papa Benedetto partecipò alle Sue esecuzioni nell’Aula Paolo VI, dove Le consegnò la Gran Croce di San Gregorio Magno. Il Premio che oggi riceve è prosecuzione di quel rapporto, di un dialogo aperto al mistero e orientato al bene comune, all’armonia”.

E non ha mancato di sottolineare anche l’amore di papa Francesco per la musica: “Questa responsabilità etica dell’arte musicale fu ben illustrata dal mio venerato predecessore papa Francesco, che amava la musica e la ascoltava con gusto spirituale… Armonizzare significa tenere insieme differenze che potrebbero scontrarsi, permettendo loro di generare un’unità superiore. Anche il silenzio concorre a questo scopo: non è assenza, è preparazione, perché in esso si forma la possibilità della parola, nella pausa affiora la verità”.

Sottolineando l’impegno del maestro Muti nell’educazione alla musica ha ricordato che essa è fondamentale nella formazione dei giovani: “Il Concerto di questa sera è occasione di sensibilizzazione e impegno in ambito educativo: nel mondo, infatti, milioni di bambini e bambine sono esclusi da qualsiasi percorso di scolarizzazione. Per questo, saluto con speranza la nascita dell’Osservatorio sulla diseguaglianza e l’accesso universale all’educazione, annunciato in occasione del recente Giubileo del Mondo Educativo.

Il Dicastero per la Cultura e l’Educazione sta aggregando attorno a questo progetto quanti hanno a cuore l’educazione dei giovani, a cominciare dalla Galileo Foundation, che ha manifestato la propria adesione attraverso il sostegno a questa serata e ai progetti educativi della Fondazione Gravissimum Educationis”.

In precedenza il papa aveva celebrato nella basilica di san Pietro la messa in memoria della beata Vergine Maria di Guadalupe, particolarmente venerata dalle popolazioni latino-americane, tanto che ogni anno sulla montagna del Tepeyac, nell’attuale capitale messicana, milioni di pellegrini visitano il santuario a Lei dedicato, in quanto lì è conservato il mantello della Madonna che apparve il 12 dicembre 1531 all’azteco Juan Diego Cuauhtlatoatzin, pregando per l’unità tra i popoli:

“Madre, insegna alle nazioni che vogliono essere figlie tue a non dividere il mondo in fazioni irriconciliabili, a non permettere che l’odio segni la loro storia, né che la menzogna scriva la loro memoria. Mostra loro che l’autorità deve essere esercitata come servizio e non come dominio. Istruisci i loro governanti nel loro dovere di custodire la dignità di ogni persona in tutte le fasi della sua vita.  Fa’ di quei popoli, figli tuoi, luoghi dove ogni persona possa sentirsi accolta”.

Infine ha pregato per chi ha consacrato la vita a Cristo: “Rinnova il loro primo amore… Custodisci la loro interiorità nella preghiera, proteggili nella tentazione, incoraggiali nella stanchezza e soccorri quanti sono abbattuti”.

(Foto: Santa Sede)

Papa Leone XIV alle corali: il canto esprime la lode a Dio

“Ho appreso con immensa tristezza le notizie dei rapimenti di sacerdoti, fedeli e studenti nella Nigeria e nel Camerun. Sento forte il dolore soprattutto per i tanti ragazzi e ragazze sequestrati e per le loro famiglie angosciate. Rivolgo un accorato appello affinché vengano subito liberati gli ostaggi ed esorto le Autorità competenti a prendere decisioni adeguate e tempestive per assicurarne il rilascio. Preghiamo per questi nostri fratelli e sorelle, e perché sempre e ovunque le chiese e le scuole restino luoghi di sicurezza e di speranza”: a conclusione dell’Angelus nella solennità di Cristo Re dell’universo, che ha concluso l’anno liturgico, papa Leone XIV ha rivolto un appello affinché siano liberati studenti e sacerdoti sequestrati nei giorni scorsi in Camerun ed in Nigeria. Mentre prima della recita dell’Angelus, il papa ha salutato anche i ‘fedeli provenienti da alcune diocesi dell’Ucraina’, raccomandando loro di ‘portare in patria l’abbraccio e la preghiera di questa piazza’.

Mentre nell’omelia della messa per la Solennità di Cristo Re, in occasione del Giubileo dei Cori e delle Corali e della ricorrenza diocesana della XL Giornata Mondiale della Gioventù, papa Leone XIV, riprendendo la Costituzione conciliare ‘Sacrosanctum Concilium’, il papa ha ricordato il ‘compito’ delle corali durante le celebrazioni eucaristiche: “Il vostro compito è quello di coinvolgerli nella lode a Dio e di renderli maggiormente partecipi dell’azione liturgica attraverso il canto. Oggi esprimete appieno il vostro ‘iubilum’, la vostra esultanza, che nasce dal cuore inondato dalla gioia della grazia”.

Nelle civiltà il canto è stato sempre molto importante: “Le grandi civiltà ci hanno fatto dono della musica affinché possiamo dire ciò che portiamo nel profondo del nostro cuore e che non sempre le parole possono esprimere. Tutto l’insieme dei sentimenti e delle emozioni che nascono nel nostro intimo da un rapporto vivo con la realtà possono trovare voce nella musica. Il canto, in modo particolare, rappresenta un’espressione naturale e completa dell’essere umano: la mente, i sentimenti, il corpo e l’anima qui si uniscono insieme per comunicare le cose grandi della vita”.

E sant’Agostino ha scritto che il ‘canto è proprio di chi ama’, perché: “colui che canta esprime l’amore, ma anche il dolore, la tenerezza e il desiderio che albergano nel suo cuore e, nello stesso tempo, ama colui a cui rivolge il suo canto”.

Quindi il canto e la musica liturgica sono ‘strumenti’ indispensabili per la lode a Dio; “Per il Popolo di Dio il canto esprime l’invocazione e la lode, è il ‘cantico nuovo’ che Cristo Risorto innalza al Padre, rendendone partecipi tutti i battezzati, come un unico corpo animato dalla Vita nuova dello Spirito. In Cristo diveniamo cantori della grazia, figli della Chiesa che trovano nel Risorto la causa della loro lode. La musica liturgica diviene così uno strumento preziosissimo mediante il quale svolgiamo il servizio di lode a Dio ed esprimiamo la gioia della Vita nuova in Cristo”.

Per questo sant’Agostino esorta a camminare con il canto: “Far parte di un coro significa, quindi, avanzare insieme prendendo per mano i fratelli, aiutandoli a camminare con noi e cantando con loro la lode di Dio, consolandoli nelle sofferenze, esortandoli quando sembrano cedere alla stanchezza, dando loro entusiasmo quando la fatica sembra prevalere. Cantare ci ricorda che siamo Chiesa in cammino, autentica realtà sinodale, capace di condividere con tutti la vocazione alla lode e alla gioia, in un pellegrinaggio d’amore e di speranza”.

E, rivolgendosi alle corali, il papa ha sottolineato il loro indispensabile servizio: “Il vostro è un vero ministero che esige preparazione, fedeltà, reciproca intesa e, soprattutto, una vita spirituale profonda, che, se voi cantando pregate, aiutate tutti a pregare. E’ un ministero che richiede disciplina e spirito di servizio, soprattutto quando bisogna preparare una liturgia solenne o qualche evento importante per le vostre comunità. Il coro è una piccola famiglia di persone diverse unite dall’amore per la musica e dal servizio offerto”.

Per questo ha ricordato che le corali hanno il ‘compito’ di accompagnare i fedeli con il canto: “Ricordate, però, che la comunità è la vostra grande famiglia: non le state davanti, ma ne siete parte, impegnati a rendetela più unita ispirandola e coinvolgendola. Come in tutte le famiglie, possono sorgere tensioni o piccole incomprensioni, cose normali quando si lavora insieme e si fatica per raggiungere un risultato.

Possiamo dire che il coro è un po’ un simbolo della Chiesa che, protesa verso la sua meta, cammina nella storia lodando Dio. Anche se a volte questo cammino è irto di difficoltà e di prove, e ai momenti gioiosi se ne alternano altri più faticosi, il canto rende più leggero il viaggio e reca sollievo e consolazione”.

Infine ecco l’impegno per le corali: “Impegnatevi, dunque, nel trasformare sempre più i vostri cori in un prodigio di armonia e di bellezza, siate sempre più immagine luminosa della Chiesa che loda il suo Signore. Studiate attentamente il Magistero, che indica nei documenti conciliari le norme per svolgere al meglio il vostro servizio. Soprattutto, siate capaci di rendere sempre partecipe il popolo di Dio, senza cedere alla tentazione dell’esibizione che esclude la partecipazione attiva al canto di tutta l’assemblea liturgica.

Siate, in questo, segno eloquente della preghiera della Chiesa, che attraverso la bellezza della musica esprime il suo amore a Dio. Vigilate affinché la vostra vita spirituale sia sempre all’altezza del servizio che svolgete, così che esso possa esprimere autenticamente la grazia della Liturgia”.

(Foto: Santa Sede)

Dialogo, verità e bellezza: a Roma la Conferenza sulla responsabilità della comunicazione

Nella prestigiosa Sala Guglielmo Marconi si è svolta la conferenza ‘La Parola strumento di Pace, di Verità e di Giustizia’, promossa in occasione della presentazione del volume di Biagio Maimone, giornalista e scrittore, ‘La comunicazione creativa per lo sviluppo socio-umanitario’, edito da Tracceperlameta.

Un appuntamento che ha assunto il carattere di un vero e proprio laboratorio culturale e spirituale, dedicato alla riflessione sul ruolo fondativo della parola nella costruzione della pace, della giustizia e della verità, e sulla responsabilità etica che accompagna oggi ogni atto comunicativo.

Maimone ha esposto le linee portanti del proprio pensiero, profondamente radicato nella dottrina sociale della Chiesa e ispirato alla visione della ‘Chiesa del dialogo’ propugnata da papa Francesco. Il giornalista ha richiamato l’urgenza di una comunicazione che sappia farsi ponte tra i popoli e strumento di sviluppo umano integrale, specie in un’epoca segnata da conflitti, polarizzazione e crisi relazionali.

Coordinatore per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso e Direttore della Comunicazione dell’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’, presieduta da mons. Yoannis Lahzi Gaid, già Segretario personale di Sua Santità Papa Francesco, Maimone ha sottolineato l’importanza di un linguaggio capace di restituire dignità, ascolto e verità.

A introdurre i lavori è stato il conduttore televisivo Paky Arcella, che ha dato voce a una serie di interventi di alto profilo, componendo un mosaico interdisciplinare sul ruolo della comunicazione. Gianni Todini, Direttore dell’Agenzia Askanews, ha richiamato la centralità del giornalismo nell’epoca della transizione digitale, rimarcando la necessità di coniugare professionalità, rapidità e verificabilità dell’informazione.

Collegato in remoto, il giornalista ed editorialista dell’agenzia Italpress Claudio Brachino ha offerto una riflessione sulla categoria della bellezza come nucleo filosofico dell’agire comunicativo, citando la tradizione estetica kantiana e il suo valore civile.

Enea Trevisan, fondatore di Ealixir Inc. ed esperto di reputazione digitale, ha analizzato l’impatto delle narrazioni online nella costruzione dell’identità pubblica e nel modellare la qualità del dibattito democratico. Héctor Villanueva, CEO dell’Expo dei Popoli, delle Culture e della Solidarietà, ha posto l’accento sul valore della cooperazione internazionale, riconoscendo nella comunicazione un vettore di coesione tra culture e comunità.

La filosofa della comunicazione Maria Maimone ha affrontato il tema della parola come strumento educativo e formativo, capace di orientare le coscienze e generare crescita personale e sociale. La giornalista Gaia Simonetti ha esplorato il rapporto tra linguaggio sportivo e cultura della gentilezza, indicando lo sport come laboratorio etico per l’inclusione e la responsabilità. Infine, Valentina Faloni, docente e ricercatrice di Comunicazione e Ricerca Sociale, ha approfondito l’arte del comunicare quale sintesi di rigore, sensibilità e consapevolezza relazionale.

Tra i momenti più intensi della giornata, la testimonianza artistica di Joseph Lu, celebrato internazionalmente come ‘il pianista dei sogni’, titolo che dà nome anche al suo volume Il pianista dei sogni. La proiezione del video musicale del brano ‘Kiev’lingu ha offerto una parentesi di autentica epifania estetica: una musica concepita come linguaggio universale, capace di generare risonanza emotiva e di valicare i limiti del linguaggio verbale.

L’esecuzione ha rivelato la musica come atto comunicativo relazionale, in grado di esprimere istanze etiche e spirituali laddove la parola non riesce a giungere, proponendosi come invocazione di fraternità tra i popoli. L’intero dibattito si è sviluppato alla luce dell’ispirazione proveniente dalla Benedizione Apostolica di papa Francesco, che accompagna il volume di Maimone e ne costituisce la matrice spirituale.

Nel suo messaggio il Pontefice sottolinea: “La società, così come la Chiesa, si avvalgano di una comunicazione le cui basi siano l’umiltà nell’ascoltare e la parresia nel parlare, che non separi mai la verità dalla carità”. Una indicazione che ha guidato la Conferenza nella riscoperta della parola come atto relazionale e strumento di comunione, recuperandone la dimensione morale, educativa e spirituale.

Dal confronto è emersa con forza la necessità di riumanizzare il linguaggio, sottraendolo alla retorica dell’ostilità, della superficialità e della manipolazione. Maimone ha denunciato la degenerazione verbale che caratterizza una parte significativa della comunicazione contemporanea, invocando una responsabilità condivisa nell’edificare una “comunicazione redentrice”, capace di generare vita, unione e speranza.

Il libro presentato ha raccolto particolare interesse negli ambienti accademici ed ecclesiali, grazie alla visione di una comunicazione intesa come strumento di emancipazione morale e sociale, fondata su verità, bellezza e solidarietà. Elemento centrale del pensiero dell’autore è la ‘comunicazione solidale’, indicata come via privilegiata per lo sviluppo socio-umanitario. Come afferma Maimone: “La parola è vita, perché deve generare vita nelle sue espressioni più nobili e spirituali. Umanizzare il linguaggio significa arricchire l’animo umano e contrastare ogni uso nocivo della parola”.

La Conferenza si è conclusa con un appello a credere nel potere rigeneratore della comunicazione autentica: una comunicazione che unisce, costruisce ponti e apre la strada a un nuovo umanesimo della parola, fondato sull’amore, sulla verità e sulla speranza.

151.11.48.50