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Terza domenica di Pasqua: Essere testimoni veri del Risorto  

‘Di questo voi siete testimoni’. E’ una consegna ufficiale che Gesù dà ai suoi discepoli. Gli Apostoli capirono abbastanza bene la loro missione, non si scoraggiarono, compresero che il loro compito sarebbe stato uno solo: Rendere testimonianza di ciò che avevano visto compiersi in Gesù di Nazareth. Il termine ‘apostolo’ divenne sinonimo di testimone della risurrezione. Il Maestro divino si presenta ai suoi, che aveva scelto, rassicurandoli: non sono un fantasma, avvicinatevi, toccatemi e poi mangia con loro per tranquillizzarli. In tutto prevale nel Vangelo l’amore di Dio  per l’uomo, che è caratterizzato da tre verbi: guardare, toccare, mangiare. 

Il ‘guardare’ non è solo vedere, è un richiamo all’interesse per non avere dubbi. Il ‘toccare’ richiede la vicinanza ma anche il contatto fisico. L’amore, l’interesse spinge sempre ad essere sempre più vicini. Il buon Samaritano nella parabola non si limita a guardare, ma scende da cavallo, medica le ferite e si interessa sino a portare l’altro all’ospedale e pagare le spese. Il ‘mangiare’ insieme è l’espressione più vera e tangibile dell’amore dal quale si evince la condivisione e il nutrimento.

L’amore per Cristo Gesù porta il vero discepolo a prendere coscienza che Egli è il Risorto, a testimoniare tale realtà davanti a tutti e a nutrirsi del suo corpo e sangue per avere la vera gioia cristiana. Allora è veramente Pasqua. Il brano del Vangelo di questa domenica si articola in due scene: l’apparizione del Risorto agli undici Apostoli ; la missione di Gesù affidata ad essi.

L’apparizione avviene all’improvviso e agli Apostoli viene data una ulteriore prova della sua risurrezione: Gesù chiede qualcosa da mangiare e mangia in mezzo ad essi: non è perciò un fantasma. La fede degli Apostoli in Gesù risorto non è una conquista ma un dono dello Spirito Santo, di Dio. Gesù ha voluto conferire loro questo dono ed essi lo hanno testimoniato nel mondo con il martirio.

Simon Pietro, che durante la passione di Gesù tremava e lo aveva per paura rinnegato davanti ad una cameriera, ora, dopo la Risurrezione, parla apertamente della passione, morte e risurrezione di Gesù davanti ad ascoltatori che avevano preso parte agli avvenimenti in forma diretta: ‘Voi lo avete rinnegato di fronte a Pilato, avete chiesto che fosse graziato un assassino (Barabba) e avete ucciso l’autore della vita. Ma il Dio di Abramo, Isacco, di Giacobbe, il Dio dei nostri padri lo ha risuscitato e noi siamo testimoni. Voi l’avete respinto, rifiutato; noi, i testimoni della sua risurrezione, siamo chiamati a testimoniarlo a voi’.

Pietro è un apostolo  ed invita alla conversione: ‘So bene che avete agito per ignoranza: convertitevi, cambiate vita perché siano cancellati i vostri peccati’. Pentirsi e cambiare vita sono i due momenti della conversione. Gesù non è morto per condannare all’inferno i suoi crocifissori; diceva. ‘Padre, perdona loro, non sanno quello che fanno’. Nel sacrificio di Cristo Gesù in croce, che è morto per tutti noi, si fonda la speranza cristiana; il Crocifisso intercede per ciascuno di noi solo per un giudizio di salvezza eterna.

La risurrezione di Cristo Gesù è la garanzia che saremo salvati se aderiamo a Cristo; conversione, umiltà, perdono, fede ed amore, e Gesù ci garantisce un posto presso il Padre nel Regno dei cieli. Ogni cristiano è un ‘chiamato’ ha una vocazione perché riceve dallo Spirito Santo  nel Battesimo i tre doni (Fede, Speranza, Carità) che lo abilitano, conforme ai talenti e ai carismi ricevuti, ad essere un apostolo, un testimone di Cristo Risorto.

E’ la vocazione del cristiano, sacerdote o laico, uomo o donna,: tutti con eguale dignità e responsabilità anche se con ruoli diversi. Le vie dell’amore sono diverse, ma tutte conducono alla stessa meta, lo Spirito spira dove, come e quando vuole; tutti siamo chiamati ad essere testimoni del Risorto. Stupenda è l’esperienza del Papà e della Mamma che si amano, si perdonano a vicenda ed insegnano al figlio ad amare e perdonare. Pasqua è amore e Dio ci insegna ad amare.

Se ti senti debole, Gesù ti ripete: ‘Prendete e mangiate: questo è il mio corpo, questo è il mio sangue’ venite a me ed io vi ristorerò. Questa è la missione affidata da Gesù agli Apostoli e a quanti si dicono suoi discepoli. Questo è vivere la Pasqua di risurrezione.          

32^ Giornata dei missionari martiri: un cuore che arde

 “Il 24 marzo 2024 segnerà la trentaduesima Giornata dei Missionari Martiri. L’evento ha origine nella commemorazione di Sant’Oscar Romero, ucciso nella stessa data nel 1980. La sua figura continua, anno dopo anno, ad incarnare il simbolo della vicinanza agli ultimi e l’incessante dedizione alla causa del Vangelo. Il suo impegno accanto al popolo salvadoregno, in lotta contro un regime elitario indifferente alle condizioni dei più deboli e dei lavoratori, continua a parlare ai giovani e non solo, richiamando alla necessità di una vita cristiana attenta alla preghiera tanto quanto alla cura della sorella e del fratello”: così introduce alla giornata dei missionari martiri, che si celebra oggi, Giovanni Rocca, segretario nazionale di ‘Missio Giovani’.

Il giorno è stato scelto in quanto il 24 marzo 1980 fu ucciso mons. Romero: “Questo giorno, scelto in coincidenza con l’uccisione dell’arcivescovo di San Salvador, è un’occasione per riflettere sul significato dell’eredità che ha lasciato e per onorare quanti, come lui, hanno sacrificato la propria vita nel servizio.

L’attivismo e l’impegno di Romero a favore dei marginalizzati e degli oppressi, furono

immediatamente riconosciuti dal popolo salvadoregno, che lo onorò con il titolo di ‘Santo de

America’. Il suo assassinio, perpetrato da mani legate al governo, scosse le coscienze, generando

un culto popolare e suscitando un profondo movimento di preghiera e impegno che si diffuse

velocemente in tutto il mondo”.

Ed ha spiegato il titolo della giornata: “In quest’occasione, la comunità è invitata a commemorare non solo i missionari caduti, ma anche a riflettere sul significato del loro sacrificio. Il loro esempio ci spinge a un impegno rinnovato nell’assistenza ai più bisognosi e nel combattere le ingiustizie sociali, ricordandoci che anche nei luoghi più remoti e dimenticati, il messaggio di speranza del Vangelo resta vitale e trasformativo.

Per questa edizione, abbiamo scelto il titolo ‘Un cuore che arde’, un riferimento al brano dei

discepoli di Emmaus che ha guidato il nostro cammino durante il mese missionario. Richiama la forza della testimonianza dei martiri che, come Gesù attraverso la condivisione della Parola e il pane spezzato, con il loro sacrificio accendono una luce e riscaldano i cuori di intere comunità cristiane, ispirando una nuova conversione, dedizione al prossimo e al bene comune”.

Il titolo di questa Giornata è stato sviluppato in una riflessione del biblista Angelo Fracchia, che ha chiarito la parola ‘martire’: “Martire, nella lingua greca che ci ha regalato questa parola, significa ‘testimone’: in un tribunale, in piazza, con parole, con gesti, con la presenza… Nel linguaggio dei cristiani, però, è ‘testimone/martire’ una persona capace di mostrare quanto sia centrale il suo rapporto con Gesù, al punto da preferirlo addirittura alla propria vita. Detta così, potrebbe sembrarci difficile distinguere i martiri da fanatici integralisti. Proprio per questo vale la pena guardare al primo dei ‘testimoni’ cristiani, su cui l’evangelista Luca, negli Atti degli Apostoli, ci offre molte informazioni. Stefano è il suo nome”.

Raccontando il martirio di Stefano il biblista ha sottolineato che il martire cristiano non cerca ad ogni costo la morte: “Stefano, in realtà, non ha cercato la morte. Quella in qualche modo garantisce che il suo impegno non fosse finto o parziale. Ciò che ha cercato è una vita in rapporto con Gesù, nel dialogo ed attenzione agli altri, senza durezza né ripicche. Incarnando nelle proprie scelte, parole e gesti l’amore del Padre. Chiunque vive in questo modo, si fa testimone/martire accanto e con Stefano. E Gesù”.

L’impegno di mons. Oscar Romero accanto al popolo salvadoregno, in lotta contro un regime elitario indifferente alle condizioni dei più deboli e dei lavoratori, continua tuttora a parlare, richiamando la necessità di una vita cristiana attenta alla preghiera e alla cura dei fratelli e delle sorelle.

Le informazioni raccolte dall’Agenzia Fides rilevano che nel 2023 sono stati uccisi nel mondo 20 missionari: 1 Vescovo, 8 sacerdoti, 2 religiosi non sacerdoti, 1 seminarista, 1 novizio e 7 tra laici e laiche. Rispetto all’anno precedente, si registrano 2 missionari uccisi in più. Secondo la ripartizione continentale, quest’anno il numero più elevato torna ad essere in Africa, dove sono stati uccisi 9 missionari: 5 sacerdoti, 2 religiosi, 1 seminarista, 1 novizio. In America sono stati assassinati 6 missionari: 1 Vescovo, 3 sacerdoti, 2 laiche. In Asia sono morti, uccisi dalla violenza, 4 laici e laiche. Infine in Europa è stato ucciso un missionario laico.

8 Marzo: il contributo della donna nella società

“Donne e arte o, meglio, donne dell’arte è il tema che abbiamo scelto per questa giornata della donna 2024. Un argomento che vuole sottolineare il contributo femminile nella immaginazione, nella creatività delle arti”: in questo modo inizia il discorso del presidente della repubblica italiana, Sergio Mattarella, per la Giornata Internazionale della Donna con tema ‘Donne dell’arte’, condotta da Teresa Saponangelo ed aperta dalla proiezione di un video di Rai Storia, ‘Lavinia e Artemisia, donne pittrici del ‘600’ con le testimonianza della cantautrice Etta Scollo, Francesca Cappelletti, storica dell’arte e direttrice della Galleria Borghese, la scrittrice Helena Janeczek, l’artista di strada Chiara Capobianco, ed Eugenia Maria Roccella, ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità.

Nell’intervento il presidente della Repubblica italiana ha evidenziato l’importanza dell’arte nella società: “L’arte non è fuga dalla realtà, non rappresenta il superfluo. Chi la valuta così ha una visione angusta e distorta dell’esistenza e nega alla radice la natura stessa della persona umana, il suo innato e insopprimibile desiderio di ricerca, di ispirazione, di interpretazione della realtà. L’arte è parte essenziale della storia dell’umanità. Senza di essa il mondo sarebbe grigio e spento. Eugène Ionesco sosteneva: il bisogno di immaginare, di creare è fondamentale quanto quello di respirare. Respirare è vivere e non evadere dalla vita”.

Nell’arte la donna è stata ispiratrice fondamentale: “E’ facile constatare che la donna, nella pittura, nella musica, nella letteratura, è stata, a lungo, feconda e continua fonte di ispirazione, celebrata, dipinta, raccontata: ma, a ben vedere, lo è stata prevalentemente come oggetto, come motivo di ispirazione della creazione artistica. Ben di rado come soggetto operante. Ispiratrice di capolavori,ma raramente artefice e realizzatrice. Ma lo sguardo delle donne, nell’arte, ha attraversato i millenni, spesso assumendo il volto della tragedia e della spinta al cambiamento; sin dall’antica Grecia. Il volto della tragedia, il volto della speranza”.

L’arte è libertà: “L’arte, difatti, è libertà. Libertà di creare, libertà di pensare, libertà dai condizionamenti. Risiede in questa attitudine il suo potenziale rivoluzionario: e non è un caso che i regimi autoritari guardino con sospetto gli artisti e vigilino su di loro con spasmodica attenzione, spiandoli, censurandoli, persino incarcerandoli.

Le dittature cercano in tutti i modi di promuovere un’arte e una cultura di Stato, che non sono altro che un’arte e una cultura fittizia, di regime, che premia il servilismo dei cantori ufficiali e punisce e reprime gli artisti autentici”.

Per questa espressione di libertà le donne finiscono incarcerate od uccise: “Le donne, con la loro sensibilità e la loro passione, hanno dato e danno molto all’arte, alla letteratura, allo spettacolo, ad ogni ambito della cultura…

Donne di grande tempra, di sicuro e immenso talento, personalità che hanno percorso un cammino di emancipazione, favorendo la crescita libera e consapevole di tutte le altre donne, artiste o con altre vocazioni”.

Ed infine ha espresso che le donne raggiungano pari opportunità e pari dignità senza subire più alcuna violenza: “Non esistono più settori, campi, recinti, barriere che limitino la creatività delle donne e la loro libera capacità di scelta. E’ una nuova primavera, che dobbiamo accogliere con soddisfazione, senza però dimenticare i tanti ostacoli che tuttora esistono, di natura materiale e culturale, per il raggiungimento di una effettiva piena parità. Senza ignorare che sono ancora frequenti inaccettabili molestie, violenze, pressioni illecite nel mondo del lavoro, discriminazioni, così come da anni viene denunciato”.

In effetti nel report ‘8 marzo. Giornata internazionale dei diritti della donna. Donne vittime di violenza’, diffuso dal Servizio analisi criminale della Direzione Centrale Polizia Criminale sono state 120 le donne uccise nel 2023, delle quali 64 da partner o ex compagni. Nel rapporto è definito ‘interessante’ il dato inerente all’applicazione del ‘Codice rosso’ a causa di un ‘significativo incremento’ sia dei delitti commessi che delle ‘segnalazioni a carico dei presunti autori noti’, come la violazione di provvedimenti di allontanamento della casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa.

Anche suor Maria Rosa Bernardinis, priora del monastero Santa Rita da Cascia, ha rivolto un pensiero per questa giornata attraverso l’esempio di tre donne che saranno premiate nel prossimo mese di maggio: “In questo 8 marzo, tra bilanci di morte e un clima di grande sfiducia, celebriamo le donne che sono culle di vita e ali di speranza. Da donna e per l’umanità, oggi che si fa un gran parlare di intelligenza artificiale, invito tutti a riscoprire e allenare una ‘intelligenza materna’, più tipica ma non esclusiva delle donne. Quella che chiama ogni essere umano al coraggio, alla gioia e alla speranza della vita, per costruire una fiducia ritrovata, nel domani e nella vita stessa, di cui c’è estremo bisogno.

Lo sanno bene le donne che ogni giorno sono terreni fertili e custodi di vita e futuro. Come Cristina Fazzi, che da medico nello Zambia cura i bambini che sono gli ultimi della società, Virginia Campanile, che ha perso suo figlio ma è mamma per tanti genitori e ragazzi in difficoltà, ed Anna Jabbour, profuga siriana che per sua figlia ha attraversato la guerra divenendo testimone di pace. Sono le donne che premieremo a maggio alla Festa di Santa Rita: tre donne diverse ma unite, come tante nel mondo, dalla scelta di essere strumenti di vita oggi, come Rita ieri”.

Inoltre la Fondazione ISMU ETS, in collaborazione con Fondazione Cariplo, ha fatto il punto sulla condizione lavorativa delle donne con cittadinanza non italiana e background migratorio in Italia, secondo cui i dati dell’European Institute for Gender Equality EIGE collocano l’Italia al 13° posto tra i paesi europei con 68,2 punti su 100 del Gender Equality Index nel periodo 2021-2022.

Il punteggio italiano si trova al di sotto della media europea che corrisponde a 70,2 punti e il principale ambito in cui si rileva discriminazione di genere è proprio quello lavorativo, con 65 punti, collocando l’Italia al 27° e ultimo posto tra i paesi europei, anche se dal 2020 vi è stato un leggero miglioramento.

Inoltre, l’Italia evidenzia anche un importante dato di disparità nell’ambito del potere politico,economico e sociale, con 62,7 punti. Le elaborazioni di Fondazione ISMU sui dati Eurostat del 2022, riportati all’interno del Ventinovesimo Rapporto sulle migrazioni 2023, relativi alla partecipazione al mercato del lavoro italiano e alla disoccupazione per cittadinanza e genere segnalano una forte penalizzazione delle donne con cittadinanza non italiana (CNI) non comunitarie per i livelli di disoccupazione stimati al 15,2% rispetto al 9,6% degli uomini.

Mentre Amnesty International punta il focus sulla situazione della donna in Afghanistan: “Da quando i talebani sono tornati al potere nell’agosto del 2021, i diritti e le libertà delle donne afgane sono progressivamente scomparsi in un clima di violenze e oppressione. Una vera e propria guerra contro le donne fatta di divieti, torture e sparizioni.

Oggi, in Afghanistan, donne e ragazze non possono lavorare, studiare, frequentare gli spazi pubblici, viaggiare e vestirsi come vogliono. Sono state escluse dai ruoli pubblici e dalla maggior parte degli impieghi nel settore pubblico. Ragazze e bambine non possono studiare dopo la scuola primaria e l’accesso all’università è stato proibito. Tutte queste limitazioni si accompagnano a imprigionamenti, sparizioni forzate, torture e maltrattamenti”.

Davanti alla repressione Amnesty International ha ricordato i nomi di chi lotta per la libertà: “Nonostante ciò, donne e ragazze continuano a guidare proteste pacifiche contro i talebani in varie città afgane, tra cui Kabul, Faizabad, Herat e Mazar-i-Sharif, e a battersi per riottenere libertà e diritti.

Tra loro, ci sono Neda Parwani, popolare Youtuber detenuta per tre mesi con il figlio di quattro anni,  l’attivista Parisa Azada, Zholia Parsi, una delle fondatrici del Movimento spontaneo delle donne afgane, e Manizha Seddiqi, sparita per settimane e attualmente ancora detenuta. Mentre le donne afgane continuano a sfidare questa tempesta, siamo sempre al loro fianco per difendere il loro diritto a vivere in libertà”.

Papa Francesco: la devozione eucaristica di Mama Antula apre alla carità

María Antonia de Paz y Figueroa nacque nel 1730 nella provincia di Tucumán, Argentina, in una famiglia patrizia e benestante. Sin da fanciulla fu educata secondo i valori ed i principi cristiani ed entrò ben presto in contatto con la spiritualità ignaziana. Nel 1745 vestì l’abito di ‘beata’ gesuita emettendo i voti privati e, ritiratasi nel cosiddetto locale ‘Beaterio’, iniziò a condurre un’esistenza comunitaria insieme ad altre donne consacrate.

Il card. Eduardo Francisco Pironio è beato

Il card. Eduardo Francisco Pironio, morto nel 1998, sabato 16 dicembre è stato beatificato nella basilica di Nostra Signora di Luján, dove fu ordinato sacerdote nel dicembre del 1943, dal card. Fernando Vergez Alzaga, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, che per anni è stato segretario particolare del porporato argentino. La festa del nuovo beato sarà celebrata il 4 febbraio.

Federico Violo è il nuovo Coordinatore Interregionale Piemonte e Valle d’Aosta della Società San Vincenzo de’ Paoli

E’ Federico Violo, 37 anni, già Presidente del Consiglio Centrale di Alessandria, il nuovo Coordinatore Interregionale Piemonte e Valle d’Aosta della Società di San Vincenzo De Paoli. Le elezioni si sono svolte lo scorso sabato 16 dicembre:

Mons. Bettazzi è stato un testimone della Chiesa in cammino

Domenica scorsa il vescovo emerito di Ivrea, mons. Luigi Bettazzi è morto all’età di 99 anni, in quanto era nato a Treviso il 26 novembre 1923. Il vescovo di Ivrea, mons. Edoardo Cerrato, aveva invitato nelle ore precedenti alla morte alla preghiera: “Accompagniamo monsignor Bettazzi che si sta avviando lucidamente al tramonto terreno. La nostra preghiera lo sostenga”.

Papa Francesco: i martiri sono testimoni della fede

“In vista del prossimo Giubileo del 2025, che ci vedrà raccolti come ‘Pellegrini di speranza’, ho costituito presso il Dicastero delle Cause dei Santi la ‘Commissione dei Nuovi Martiri – Testimoni della Fede’, per elaborare un Catalogo di tutti coloro che hanno versato il loro sangue per confessare Cristo e testimoniare il suo Vangelo”:

Padre Vjeko Ćurić è un testimone della fede

Il ricordo del francescano bosniaco padre Vjeko Ćurić a distanza della sua uccisione in Ruanda nel 1998 non è venuto meno e così nel venticinquesimo anniversario della sua morte una Messa solenne è stata celebrata sulla sua tomba. Ecco una testimonianza diretta della sua carità operosa.

Don Alberico Capitani: missionario grazie all’adorazione eucaristica

Da Puerto Madryn, in Argentina, a Tolentino, in Italia; ma prima è avvenuto da Tolentino, in Italia, a Puerto Madryn, in Argentina: abbiamo incontrato nella parrocchia ‘Santa Famiglia’ don Alberico Capitani, missionario ‘fidei donum’ della diocesi di Macerata, mentre racconta la missione ai parrocchiani, dopochè i ragazzi e le ragazze di questa parrocchia hanno scritto alcuni messaggi augurali ai ragazzi ed alle ragazze della parrocchia argentina, dove domenica prossima riceveranno il sacramento della confermazione, ricambiati a loro volta.

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