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Aldo Moro: un politico ‘domenicano’

(Maglie, Lecce, 23 settembre 1916 – Roma, 9 maggio 1978), è un Terziario domenicano, testimone della fede e martire della giustizia, oltre che statista italiano. Ora, io non sapevo chi fossero esattamente i terziari domenicani.  Non ne avevo mai sentito parlare. Non ho mai avuto questa informazione riguardo ad Aldo Moro, perciò, invece di dedicarmi solo alla sua vita, ho pensato di concentrarmi su questa sua parte cattolica. Moro è stato una persona da seguire per molti credenti come, ad esempio, Vittorio Bachelet.

Sud Sudan, la Chiesa e la riconciliazione possibile per il vescovo di Rumbek

200.000.000 di persone vivono nei 6 Paesi del Corno d’Africa: Gibuti, Etiopia, Eritrea, Somalia, Sud Sudan e Sudan e nei prossimi trent’anni il loro numero raddoppierà, ma nessuno di questi paesi dispone di un’infrastruttura di governance che sia in grado di gestire quest’aumento della popolazione, e ancor meno le sempre maggiori aspettative dei loro giovani, la cui crescita è ancora più rapida. Con la traiettoria attuale, si sta andando verso il collasso dello stato in tutta la regione, a causa delle guerre in Sudan e in Etiopia. Tutte le parti in guerra stanno usando la fame come arma, assediando le città, tagliando le linee di rifornimento e distruggendo le infrastrutture essenziali.

E’ una regione segnata da dittature longeve e instabilità politica, ma anche da importanti svolte politiche, quali, recentemente, la caduta del presidente Omar al-Bashir in Sudan e la storica pace stipulata tra Eritrea ed Etiopia. Tra economie in forte crescita (Kenya, Etiopia) e Paesi che arrancano (Sud Sudan), restano diffusi forti livelli di disuguaglianza. Conflitti, instabilità politica e difficili condizioni socio-economiche alimentano i movimenti migratori, in larga maggioranza costituiti da giovani. Uganda, Etiopia e Sudan sono tra i paesi che ospitano il maggior numero di rifugiati in Africa.

Da mons. Christian Carlassare, vescovo di Rumbek, ci siamo fatti raccontare la situazione in Sud Sudan: “La situazione del paese sembra abbastanza tranquilla. Il governo è piuttosto forte, e le opposizioni non hanno tanta voce. Ci sono ancora aree del Paese dove c’è insicurezza a causa delle tante armi che ci sono nel territorio, ma non sono conflitti di natura politica ma legati alla natura dei popoli pastori che si spostano in cerca di pascoli e acqua andando a scontrarsi con altri gruppi. È necessario l’impegno del governo e delle amministrazioni locali per prevenire e risolvere questi conflitti intercomunitari.

Ma il vero problema che il paese deve affrontare è la crisi economica dovuta ad una incapacità o impossibilità quasi endemica di usare e produrre risorse o ricchezze. Manca l’imprenditoria locale quasi in tutti i settori. I prodotti vengono quasi tutti importati. L’entrata che viene dal petrolio non viene investita nel promuovere l’economia locale. Buona parte finisce all’estero. E quello che rimane serve per sostenere l’apparato burocratico del Paese.

La quota assegnata all’istruzione e alla sanità pubblica non sembra adeguata a rispondere ai bisogni della popolazione. La moneta perde di valore. Il lavoro non è ben remunerato a meno che si tratti di lavoro per organizzazioni non governative e agenzie per lo sviluppo. La popolazione soffre povertà e miseria”.

Quanto pesa la situazione in Sudan sulla popolazione del Sud Sudan?

“La situazione nella regione dell’Alto Nilo è molto difficile. Il Sud Sudan ha aperto le braccia

a Sud Sudanesi che rientrano scappando dalla guerra del Sudan. Fra i rifugiati ci sono anche sudanesi e gente di altre nazionalità. Ma pur accogliendo, non ha grandi risorse od opportunità da offrire, se un po’ di tranquillità, ma nell’Alto Nilo neanche tanta. Le famiglie che sono arrivate a Rumbek e nella regione dei Laghi trovano le basi per sistemarsi pur nella fatica di trovare una occupazione per vivere. A Khartoum c’erano Sud Sudanesi istruiti e con buone qualifiche e professioni, questi si potranno inserire in Sud Sudan abbastanza rapidamente perché il paese ha comunque bisogno di loro: medici, ingegneri, professori. Ma nel caso di lavoratori non qualificati, non sarà facile, specie per quei Sud Sudanesi nati e cresciuti in Sudan e senza connessioni al Sud”.

Quale futuro oltre la guerra?

“Purtroppo il conflitto in Sudan non sembra voler cessare. Manca la volontà di dialogare e di raggiungere un compromesso. D’altronde non so quale accordo sia possibile trovare quando a combattersi sono gruppi militari senza politica che hanno semplicemente l’intenzione di preservare potere e controllo su risorse. Unica speranza è che ci sia la possibilità di ritornare a un dialogo politico dove i cittadini e gruppi civili abbiamo la parola. Probabilmente c’è bisogno di una mediazione della comunità internazionale e dell’Unione Africana. Riguardo al Sud Sudan, il paese è esausto. Nessuno vuole la guerra. Solo alcuni gruppi quando non sono ascoltati, o quando sperano di alzare la posta in gioco e ottenere qualcosa per sé. C’è bisogno di una politica illuminata che promuova uno spirito nazionale, piuttosto che tribale, lo spirito del bene comune piuttosto che degli interessi di gruppo”.

Come si sta preparando la popolazione per le elezioni del prossimo dicembre?

​“E’notizia dei giorni scorsi che il governo ha approvato il preventivo di spesa per le prossime elezioni. C’è quindi un primo passo, quello di garantire fondi perché le elezioni possano essere fatte. Allo stesso tempo, Charles Gituai Tai, interim president di R-JMEC, ha chiesto a governo e rappresentanti dei partiti di chiarificare al più presto come intendono arrivare a elezioni pacifiche, genuine, libere, giuste e credibili. Permangono dei dubbi. Sembra necessario un censimento per determinare il corpo votante.

Non è ancora chiaro se rifugiati e sfollati potranno votare e in quali circoscrizioni. Ancora non c’è chiarezza su partiti e candidati. Un processo democratico richiede tappe precise che ancora non sembrano essere raggiunte. Ma in molti citano il proverbio: povere elezioni, meglio di nessuna elezione (Bad election is better than no election). Anche la Santa Sede, con la visita del card. Czerny, ha incoraggiato il governo di favorire il processo elettivo: questo è un momento critico nella vita politica del vostro Paese.

Preparatevi alle elezioni con la preghiera e l’impegno per garantire che siano non violente, giuste, trasparenti, credibili e pacifiche. Per raggiungere questo obiettivo ci sono delle basi importanti: mettere in atto le strutture necessarie nella sfera politica, disporre cuori e menti a una possibile transizione. Un trasferimento pacifico del potere non è solo un segnale politico di maturità,  ma assicura anche il buon governo e lo sviluppo olistico della nazione. Esorto pertanto tutte le parti a rimanere fedeli all’accordo di pace che prevede le elezioni”.

Quale è il ruolo della Chiesa per la riconciliazione del Paese?

“Dall’ultimo Sinodo per l’Africa abbiamo imparato che l’evangelizzazione prende il nome di riconciliazione. In generale c’è bisogno di un cammino verso l’unità sia del genere umano che della casa comune in cui abitiamo. E così anche nel particolare della storia del Sud Sudan. Evangelizzare significa umanizzare in forza dell’incarnazione, il mistero di un Dio fatto uomo perché recuperassimo la nostra somiglianza a Lui. E quindi una Chiesa che si fa prossima ad ogni gruppo umano lo fa sentire parte di una stessa umanità con la stessa dignità e casa ovunque si trovi.

La Chiesa in Sud Sudan ha sempre evangelizzato anche valorizzando l’importanza dell’istruzione come strumento importante verso una piena liberazione da schiavitù legate alla cultura tradizionale, all’appartenenza di sangue e alla posizione economica.

Nelle scuole cattoliche vediamo una nuova generazione emancipata da narrative di pregiudizio, di paura e di rancore, e pronte a riscrivere una nuova storia di comprensione, di coraggio, e di riconciliazione. La nostra diocesi di Rumbek ha anche valorizzato il ministero di giustizia e pace attraverso un ufficio specifico che propone momenti di dialogo tra comunità che sono state vittima di violenza, corsi di riconoscimento e cura del trauma.

Quest’ufficio ha anche stabilito comitati di giustizia e pace in tutto il territorio formando agenti capaci di promuovere ascolto e dialogo. Ultimamente abbiamo anche stabilito la commissione per la riconciliazione in diocesi per mettere in atto processi che aiutino la diocesi a superare quanto successo negli anni scorsi, sospetti, minacce, paure poi culminate anche nell’agguato di cui sono stato vittima.

La diocesi era vittima di una dinamica nociva che si protraeva da tempo. La diocesi si è trovata ad essere una parabola del paese che si trova vittimizzato da una struttura di peccato. Non c’è pace senza giustizia. Non c’è giustizia senza perdono. Non c’è perdono senza verità. Non c’è verità senza conversione. Non c’è conversione senza fede in Dio”.

Cosa significa vivere la sinodalità in Sud Sudan?

“Sinodalità in Sud Sudan chiede una Chiesa dell’ascolto e del dialogo. Anticipa una Chiesa meno clericale e più attenta e aperta al ruolo delle donne e dei laici. Prevede meccanismi di partecipazione e di responsabilizzazione. Per noi nello specifico, la sinodalità ci sta aiutando nella riorganizzazione della diocesi, forse in una Chiesa meno preoccupata del fare, ma più cosciente di quello che è con la gente. Non una Chiesa che si distingue dalla gente, ma una Chiesa che accoglie e chiede l’aiuto di tutti”.

Quale è opera di Fondazione Cesar in Sud Sudan?

“La Fondazione Cesar è attiva da più di 20 anni nella diocesi di Rumbek come Coordinamento Enti  Solidali di Rumbek. Da sempre il nostro impegno principale è quello di dedicarci alla formazione e lo facciamo su più fronti. Per esempio, nel tempo, abbiamo realizzato il Mazzolari Teachers College a Cueibet (Sud Sudan) che ci permette di formare i maestri e di garantire ai bambini che vanno a scuola di avere insegnanti preparati in modo adeguato e di dare, di conseguenza, un impulso al percorso che permetterà di avere una classe dirigente preparata. Oltre a portare avanti percorsi di abilitazione per docenti stiamo sostenendo, sempre per loro, il  percorso per il recupero del trauma, ed è stata costruita la biblioteca e siamo pronti per dare il via alla costruzione per il dormitorio per i docenti laici.

Importante è la nostra attenzione alla formazione delle ragazze, perché sono quelle più escluse dall’educazione e con il progetto ‘Education for Life’ per bambini/e e adolescenti e le borse di studio ‘Insieme a Damiana’ vogliamo dare formazione di qualità alle bambine  e ragazze del Sud Sudan. Questo è importante in quanto avrà ricadute sul paese, poiché queste studentesse diventeranno le adulte del domani, grazie ad un’adeguata preparazione culturale e professionale.

La malnutrizione è  un altro nostro ambito di intervento con azioni di prevenzione della malnutrizione per i bambini tra gli 0 e i 5 anni con visite mediche, individuazioni di cure personalizzate per i piccoli malnutriti  e corsi di formazione per le mamme, per aiutarle a capire come aiutare, accudire e crescere al meglio i propri figli.

Accanto a questo, sosteniamo anche il lavoro delle suore missionarie di Madre Teresa operative nella Casa Speranza a Rumbek dove sono ospitati bambini rimasti orfani (molti a causa dei conflitti interni) e con disabilità intellettive ai quali diamo sostegno. Altra attività che svolgiamo è il sostegno di piccoli progetti di micro-attività  economiche come la produzione del sapone e la realizzazione di manufatti artigianali realizzati della donne in Sud Sudan e che per loro rappresentano una piccola fonte di guadagno.

In Italia lavoriamo sulla sensibilizzazione, promozione per il Sud Sudan attraverso diverse iniziative come la raccolta fondi, le campagne di Natale e Pasqua, eventi di vario tipo e il concorso dedicato alla scuole. Tutte attività svolte nell’intento di raggiungere e coinvolgere il maggior numero possibile di e fare il bene per il Sud Sudan”.

(Tratto da Aci Stampa)

Papa Francesco alla città di Rosario: creare comunità

Papa Francesco guarda

Davanti alle violenze oggi papa Francesco ha inviato un videomessaggio ad abitanti e istituzioni di Rosario, teatro da settimane di omicidi e altri crimini dei narcotrafficanti, chiedendo di rafforzare la comunità con un versetto del vangelo di Matteo, ‘Beati coloro che lavorano per la pace’: “E’ una delle beatitudini. E in un momento di crisi, come quello vissuto dalla Città di Rosario, comprendiamo la necessità che la presenza delle forze di sicurezza porti tranquillità alla comunità. Sappiamo però che nel cammino verso la pace occorre seguire risposte complesse e organiche, con la collaborazione di tutte le istituzioni che compongono la vita di una società. E’ necessario rafforzare la comunità”.

Il papa ha sollecitato gli abitanti della città argentina ad attivare strumenti per ‘riabilitare’ la politica: “Ogni Popolo ha dentro di sé gli strumenti per superare ciò che minaccia la sua stessa integrità, contro la vita dei suoi figli più deboli. Contro voi che attaccate è necessario rafforzare la comunità. Nessuno di buona volontà può sentirsi escluso o essere escluso dal grande compito di fare di Rosario un luogo dove tutti possano sperimentarsi fratelli. Senza la complicità di un settore del potere politico, di polizia, giudiziario, economico e finanziario non sarebbe possibile arrivare alla situazione in cui si trova la città di Rosario”.

La politica perciò si riabilita attraverso il dialogo: “E’ necessario ‘riabilitare la politica, che è «una vocazione altissima, è una delle forme più preziose di carità, perché cerca il bene comune’. Tutti i settori politici sono chiamati a percorrere la grande strada del consenso e del dialogo per generare leggi e politiche pubbliche che accompagnino un processo di ripresa del tessuto sociale. L’avvicendamento del management deve sostenere la continuità dei processi di cambiamento”.

Ed affrontando il grave problema della droga ha chiamato in causa il silenzio delle Istituzioni: “E’ necessario lavorare non solo sull’offerta, ma anche sulla domanda di droga, attraverso politiche di prevenzione e di assistenza. Il silenzio dello Stato su questo argomento non fa altro che naturalizzare e facilitare la promozione del loro consumo e della loro commercializzazione.

 In un contesto come questo, è necessario che il sistema democratico garantisca l’istituzionalità della giustizia, in modo tale che possa essere indipendente, per indagare sulle reti di corruzione e riciclaggio di denaro che facilitano l’avanzata del narcotraffico. Ogni membro della magistratura è responsabile della salvaguardia della propria integrità, che inizia con la rettitudine del proprio cuore”.

Dopo aver ringraziato chi si impegna nel garantire la giustizia il papa ha affrontato il tema economico: “Sfortunatamente, non esiste una cattiva economia senza la complicità di una parte del settore privato. Il settore imprenditoriale ha davanti a sé un grande compito, non solo nel prevenire complicità negli affari con le organizzazioni mafiose, ma anche nell’impegno sociale. Ci sono grandi esempi nella vita della comunità imprenditoriale argentina, tra cui Enrique Shaw. Nessuno si salva da solo, anche nei quartieri privati ​​si può incontrare l’insicurezza e la minaccia del consumo per i propri figli”.

Per questo la città argentina ha una grande ricchezza, che deve valorizzare: “Rosario ha una grande ricchezza di istituzioni al servizio degli altri. E’ una ricchezza quella che possiedi. Tutti possiamo collaborare e far parte di spazi sportivi, educativi e comunitari. La paura isola sempre, la paura paralizza. Non aver paura di impegnarti con gli altri per essere una risposta pacifica e stimolante”.

Ed in questa comunità la Chiesa si fa prossima: “La parrocchia è la Chiesa che si fa prossimo, è la comunità dove ognuno può sperimentarsi amato. Per molti bambini, adolescenti e giovani vulnerabili sarà forse l’unica esperienza familiare che avranno l’opportunità di conoscere. In questi tempi, l’amore e la carità saranno l’annuncio più esplicito del Vangelo per una società che si sente minacciata”.

Inoltre secondo quanto riferisce Vatican News le meditazioni della Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo sono redatte da papa Francesco con il tema ‘In preghiera con Gesù sulla via della Croce’: “Un titolo che fa capire il carattere profondamente ‘meditativo’ di questi testi che, come sottolinea la Sala Stampa vaticana, saranno dunque ‘un atto di meditazione e spiritualità, con Gesù al centro. Lui che fa il cammino della Croce e ci si mette in cammino con Lui’.

Inoltre per quanto riguarda la presenza del papa alla Via Crucis, considerando le condizioni di salute del Pontefice e l’abbassamento delle temperature a Roma, non giunge dalla Sala Stampa vaticana alcuna conferma né smentita: rimane quanto già annunciato in precedenza e cioè che il Papa sarà venerdì sera al Palatino.

Forum delle Famiglie: sostenere le famiglie fa bene all’economia

Nelle settimane scorse al Senato si è svolto il convegno ‘Assegno unico, fisco, politiche familiari. La politica in dialogo con la famiglia’, promosso dal Forum delle associazioni familiari, per affrontare il nodo delle politiche pubbliche a favore delle famiglie e, quindi, delle nascite, in quanto “le politiche familiari del nostro Paese sono rimaste per decenni sostanzialmente ferme, relegate in un dibattito sociale, culturale e politico il più delle volte sterile… Negli ultimi anni, tuttavia si registra una positiva accelerazione, con l’introduzione del Family Act all’interno del quale è stato previsto l’Assegno unico universale”.

Durante l’evento sono stati citati i dati riportati nel ‘Cisf Family Report Per il Forum’, in cui si è evidenziato che “è opportuno che ci siano politiche attive per la famiglia, in termini di servizi, di sostegno economico, di pari opportunità, di equità fiscale. In particolare, proprio l’equità fiscale, secondo i carichi familiari, appare la nuova frontiera per costruire politiche familiari promozionali ed eque, in aggiunta a un più forte assegno unico e a una maggiore offerta di servizi”.

Però l’Assegno unico, introdotto nel 2021, appare tuttora insufficiente: “Solo il 5,5% delle giovani famiglie intervistate sostiene che la cifra è stata molto adeguata alle proprie necessità, mentre due terzi delle famiglie si dichiarano insoddisfatte: il 41,6% la definisce ‘poco’ adeguata, e il 25,9% ‘per niente’ adeguata… L’intervento dello Stato deve sostenere le famiglie nel loro compito primario: generare relazioni di fiducia, solidarietà e cura reciproca tra i propri membri, nella coppia, tra genitori e figli, anche quando sono i genitori a diventare anziani”.

In base a tali dati il Forum delle famiglie ha ribadito che sostenere le famiglie conviene anche dal punto di vista economico, “in quanto le relazioni familiari sono un sistema efficace di solidarietà interna e di responsabilità sociale verso il bene comune. All’interno, in famiglie stabili e integre, si rilevano migliori condizioni di salute, migliori risultati nell’apprendimento, più alti livelli di soddisfazione e di felicità individuale, più stabili relazioni di cura reciproca per i propri membri fragili; all’esterno, famiglie stabili e integre generano maggiore responsabilità sociale nei propri membri, maggior impegno nel sociale e nel volontariato, maggiore partecipazione all’azione politica”.

Nella tavola rotonda con i viceministri Maria Teresa Bellucci (Lavoro) e Maurizio Leo (Economia) il presidente del Forum delle associazioni familiari, Adriano Bordignon, ha sottolineato che l’obiettivo è quello di rimodulare il valore degli elementi che contribuiscono a determinare l’Indicatore della situazione economica per rendere lo strumento più ‘sensibile’ agli effettivi livelli di reddito delle famiglie:

“In particolare potrebbe essere attenuato il peso, oggi rilevante, della prima casa di abitazione. Mentre un altro aspetto critico riguarda l’attuale scala di equivalenza (il parametro per calcolare il reddito in base al numero dei componenti) che premia poco la presenza dei figli”.

Infine al vaglio c’è anche il peso dell’Assegno unico per i figli, che oggi concorre alla determinazione del reddito più di quanto facessero in passato gli assegni familiari e gli altri bonus, penalizzando i nuclei più numerosi, come ha detto Adriano Bordignon:

“In particolare si è convenuto sulla criticità dell’inverno demografico che il nostro Paese sta affrontando, sulla necessità di individuare risorse nuove da dedicare al rilancio della natalità e alla connessione delle azioni inerenti riforma fiscale, assegno unico, riforma dell’Isee, in un’ottica di medio periodo…

Il focus dell’incontro si è concentrato proprio sulla necessità impellente di una riforma dell’Isee che il Forum delle Associazioni familiari richiede da molti anni segnalandone i numerosi limiti soprattutto in merito alle scale di equivalenza utilizzate, al pesante impatto della prima casa, all’utilizzo dei redditi netti anziché lordi, ma anche per molto altro”.

Inoltre il presidente del Forum delle associazioni familiari ha fatto notare come il peso dell’assegno unico per i figli nella determinazione dell’Isee abbia come conseguenza che molte famiglie superino le soglie per accedere a servizi e bonus soprattutto in sede locale:

“Tutti gli indicatori ci raccontano che la sfida di rilanciare la famiglia e la natalità può essere alla nostra portata, solo se sarà capace di impattare la realtà con una serie di interventi estremamente significativi, che possano riavviare un motore che da tempo si è ingolfato. Non è più pensabile una politica dei piccoli aggiustamenti.

Abbiamo bisogno di una grande alleanza capace di coinvolgere Unione europea, Governo e Parlamento, Regioni ed enti locali, ma anche mondo del lavoro, scuola ed università, Terzo Settore, mondo della cultura e della comunicazione.

In tal senso, servono progetti ad alta intensità e a lungo respiro, capaci di riattivare prima di tutto la fiducia e la speranza delle giovani famiglie, convincendole che mettere al mondo un figlio non sarà una fatica individuale ma, oltre a essere la più splendida avventura per un essere umano, sarà un’esperienza che viene riconosciuta e sostenuta realmente come investimento di comunità”.

Quindi per Francesco Belletti, direttore del Centro internazionale studi famiglia (Cisf), “la famiglia non è più una questione di parte, ma è la microfibra relazionale del Paese e la principale risorsa di solidarietà. Sono state fatte molte cose buone, ma bisogna verificare quanto gli attuali strumenti siano efficaci. Servono politiche familiari a lungo termine e interventi più consistenti dal punto di vista economico, a partire dalla riforma del fisco. Occorrono, inoltre, misure a tutela delle donne lavoratrici e servizi di cura per le persone fragili”.

In questo senso per la dott.ssa Margherita Daverio, ricercatrice in Filosofia del diritto all’Università Lumsa, la famiglia genera un capitale sociale fondamentale per lo Stato: “Le politiche fiscali destinate alla famiglia sono un riconoscimento del capitale sociale che la famiglia genera, svolgendo funzioni di interesse collettivo come l’educazione, la presa in carico di situazioni di vulnerabilità, il sostegno in caso di disoccupazione, l’accompagnamento e la cura delle persone anziane. Il sostegno alla famiglia quindi è motivato da ragioni di equità.

Oltre alle misure di tipo erogativo occorre rafforzare i servizi essenziali alla persona. Attraverso il riconoscimento fiscale, inoltre si trasmette un messaggio culturale importante a fronte del contributo fondamentale offerto al Paese dalle famiglie”.

Infine Cristina Riccardi, vicepresidente del Forum nazionale delle associazioni familiari, ha sottolineato la necessità di abbandonare la logica assistenzialista alla famiglia: “E’ fondamentale uscire dalla logica del bonus e dell’assistenzialismo, per attuare investimenti e interventi a carattere strutturale. Servono misure di tipo preventivo per tutelare le famiglie in difficoltà.

In tal senso è necessario favorire un’alleanza tra i vari livelli governativi e le diverse istituzioni. La famiglia è una realtà in sé da valorizzare, che genera capitale sociale ed economico e non una somma di singoli individui. Occorre, dunque, uno sguardo ampio, una prospettiva a lungo termine e un approccio trasversale”.

(Foto: Dire)

A Roma il XLIV Convegno Bachelet: per una (r)esistenza democratica

“Percorriamo un tornante della storia in cui certamente è necessario vigilare perché la democrazia continui ad esistere. Non possiamo viverla come un fatto scontato, instaurato una volta per tutte – così il presidente del Consiglio scientifico dell’Istituto per lo studio dei problemi sociali e politici ‘Vittorio Bachelet’, Franco Miano.

La Chiesa ricorda il card. Consalvi

Un convegno di studi, una messa e un concerto per commemorare un personaggio che la Chiesa cattolica ricorda per il ruolo storico in un periodo politicamente complesso. Si tratta del card. Ercole Consalvi, diacono e Segretario di Stato vaticano nell’epoca napoleonica e post napoleonica. Era l’epoca di papa Pio VII, dell’esilio, ma anche quella della restaurazione che arriva con Leone XII anche se per poco. Consalvi è l’uomo della difesa della autonomia della Santa Sede, in politica ma anche nel mondo della cultura. Il convegno, organizzato dalla Segretaria di Stato e dal Pontificio Comitato di scienze storiche, per due giorni mette in luce i vari aspetti della sua vita pubblica, come ha raccontato  p. Marek Andrzej Inglot, presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche:

A Dubai papa Francesco invita alla buona politica

Oggi papa Francesco avrebbe voluto essere presente al Cop28 in svolgimento a Dubai, ma per motivi di salute non è potuto essere presente, ma il suo discorso è stato letto dal segretario di stato vaticano, card. Pietro Parolin, in sua rappresentanza, per promuovere un approccio multilaterale che rifugga nazionalismi e particolarismi, a non scaricare sui poveri o sulle nascite la colpa di quanto sta avvenendo, a evitare posizioni rigide e rimpalli di responsabilità tra ambientalisti radicali e negazionisti, a non disperdere energie nelle guerre:

“Purtroppo non posso essere insieme a voi, come avrei desiderato, ma sono con voi perché l’ora è urgente. Sono con voi perché, ora come mai, il futuro di tutti dipende dal presente che scegliamo. Sono con voi perché la devastazione del creato è un’offesa a Dio, un peccato non solo personale ma strutturale che si riversa sull’essere umano, soprattutto sui più deboli, un grave pericolo che incombe su ciascuno e che rischia di scatenare un conflitto tra le generazioni. Sono con voi perché il cambiamento climatico è ‘un problema sociale globale che è intimamente legato alla dignità della vita umana’… Vi chiedo, in modo accorato: scegliamo la vita, scegliamo il futuro! Ascoltiamo il gemere della terra, prestiamo ascolto al grido dei poveri, tendiamo l’orecchio alle speranze dei giovani e ai sogni dei bambini! Abbiamo una grande responsabilità: garantire che il loro futuro non sia negato”.

Nel discorso il papa ha sottolineato che i cambiamenti climatici dipendono anche da chi ostacola un cammino comune: “Le divisioni che ci sono tra noi. Ma un mondo tutto connesso, come quello odierno, non può essere scollegato in chi lo governa, con i negoziati internazionali che ‘non possono avanzare in maniera significativa a causa delle posizioni dei Paesi che privilegiano i propri interessi nazionali rispetto al bene comune globale’. Assistiamo a posizioni rigide se non inflessibili, che tendono a tutelare i ricavi propri e delle proprie aziende, talvolta giustificandosi in base a quanto fatto da altri in passato, con periodici rimpalli di responsabilità. Ma il compito a cui siamo chiamati oggi non è nei confronti di ieri, ma nei riguardi di domani; di un domani che, volenti o nolenti, o sarà di tutti o non sarà”.

Ed ha una ricetta per risolvere il problema ambientale, chiedendo che non si spenda denaro per le armi: “Ciò vale per la cura del creato così come per la pace: sono le tematiche più urgenti e sono collegate. Quante energie sta disperdendo l’umanità nelle tante guerre in corso, come in Israele e in Palestina, in Ucraina e in molte regioni del mondo: conflitti che non risolveranno i problemi, ma li aumenteranno! Quante risorse sprecate negli armamenti, che distruggono vite e rovinano la casa comune! Rilancio una proposta: ‘con il denaro che si impiega nelle armi e in altre spese militari costituiamo un Fondo mondiale per eliminare finalmente la fame’ e realizzare attività che promuovano lo sviluppo sostenibile dei Paesi più poveri, contrastando il cambiamento climatico”.

Questo è anche un compito politico tracciare una nuova visione: “E’ compito di questa generazione prestare orecchio ai popoli, ai giovani e ai bambini per porre le fondamenta di un nuovo multilateralismo. Perché non iniziare proprio dalla casa comune? I cambiamenti climatici segnalano la necessità di un cambiamento politico. Usciamo dalle strettoie dei particolarismi e dei nazionalismi, sono schemi del passato. Abbracciamo una visione alternativa, comune: essa permetterà una conversione ecologica, perché ‘non ci sono cambiamenti duraturi senza cambiamenti culturali. Assicuro in questo l’impegno e il sostegno della Chiesa cattolica, attiva in particolare nell’educazione e nel sensibilizzare alla partecipazione comune, così come nella promozione degli stili di vita, perché la responsabilità è di tutti e quella di ciascuno è fondamentale”.

E’ una questione di ‘buona’ politica: “Qui si tratta di non rimandare più, di attuare, non solo di auspicare, il bene dei vostri figli, dei vostri cittadini, dei vostri Paesi, del nostro mondo. Siate voi gli artefici di una politica che dia risposte concrete e coese, dimostrando la nobiltà del ruolo che ricoprite, la dignità del servizio che svolgete. Perché a questo serve il potere, a servire. E a nulla giova conservare oggi un’autorità che domani sarà ricordata per la sua incapacità di intervenire quando era urgente e necessario. La storia ve ne sarà riconoscente. E anche le società nelle quali vivete, al cui interno vi è una nefasta divisione in “tifoserie”: tra catastrofisti e indifferenti, tra ambientalisti radicali e negazionisti climatici… E’ inutile entrare negli schieramenti; in questo caso, come nella causa della pace, ciò non porta ad alcun rimedio”.

Infine ha ricordato un importante anniversario: “Il 2024 segni la svolta. Vorrei che fosse d’auspicio un episodio avvenuto nel 1224. In quell’anno Francesco di Assisi compose il Cantico delle creature. Lo fece dopo una nottata trascorsa in preda al dolore fisico, ormai completamente cieco. Dopo quella notte di lotta, risollevato nell’animo da un’esperienza spirituale, volle lodare l’Altissimo per quelle creature che più non vedeva, ma che sentiva fratelli e sorelle, perché discendenti dallo stesso Padre e condivise con gli altri uomini e donne. Un ispirato senso di fraternità lo portò così a trasformare il dolore in lode e la fatica in impegno. Poco dopo aggiunse una strofa nella quale lodava Dio per coloro che perdonano, e lo fece per dirimere (con successo!) una scandalosa lite tra il Podestà del luogo e il Vescovo”.

E’ un accorato invito alla pace: “Anch’io, che porto il nome di Francesco, con il tono accorato di una preghiera vorrei dirvi: lasciamo alle spalle le divisioni e uniamo le forze! E, con l’aiuto di Dio, usciamo dalla notte delle guerre e delle devastazioni ambientali per trasformare l’avvenire comune in un’alba di luce”.

(Foto: Rainews)

A Milano mons. Delpini invita gli amministratori ad essere sentinelle del bene

Mentre lunedì pomeriggio a Roma si apriva la sessione autunnale del consiglio episcopale permanente della Cei a Milano mons. Mario Delpini condivideva una riflessione sul bene comune nel consiglio comunale della città a conclusione della visita pastorale, mettendo in evidenza il ruolo e la missione degli amministratori pubblici e dei banchieri, ‘sentinelle’ del bene comune:

Da Manfredonia mons. Moscone ha invitato ad una buona festa

“La notizia della caduta dell’Amministrazione Rotice e del Consiglio comunale di Manfredonia preoccupa e sconcerta la maggior parte dei cittadini con i quali desidero condividere qualche sentimento, approfondimento e provocazione che il momento suggerisce. Soprattutto spero che questo momento non sia caricato di retorica, di inutili disquisizioni speculative o di enfasi, cose che danno adito a sole chiacchiere, ma intendo aiutare a porre uno sguardo sulla città fatto di concretezza”.

Il ‘Codice di Camaldoli’ una guida ancora oggi per i cattolici in politica

“La partecipazione alla crescita democratica della società civile e delle istituzioni ha oggi bisogno di donne e di uomini cristiani, consapevoli della loro fede, che testimonino, in ogni ambito del vivere comune, la loro ispirazione, i valori e i comportamenti che la loro fede continua a fermentare, senza i quali questa società non sarà migliore. L’individualismo esasperato di oggi non restituisce alle persone la libertà sperata, la felicità cercata, bensì il consumo di sé stessi. Abbiamo bisogno di recuperare la passione dell’altro, il riconoscimento dell’altro, l’accoglienza dell’altro”.

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