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Il part time nel lavoro non è scelta libera

Lunedì 6 maggio alla Sala Zuccari del Senato della Repubblica è stato presentato dal ‘Forum Disuguaglianze e Diversità’ il report ‘Da conciliazione a costrizione: il part-time in Italia non è una scelta. Proposte per l’equità di genere e la qualità del lavoro’, che contiene un’analisi di dati disponibili, delle elaborazioni che costruiscono una fotografia del fenomeno del part-time involontario e alcune proposte di policy per contrastarlo, elaborato da un gruppo di lavoro composto da Giorgia Amato, ricercatrice del ‘Forum Disuguaglianze e Diversità’, Susanna Camusso, senatrice del Partito democratico, Daniela Luisi, ricercatrice e membro dell’Assemblea del ‘Forum Disuguaglianze e Diversità’, Matteo Luppi, ricercatore dell’Inapp (Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche), Federica Pintaldi, dirigente di ricerca dell’Istat, e Silvia Vaccaro, responsabile comunicazione del ‘Forum Disuguaglianze e Diversità’.

Dai dati emerge con chiarezza come in Italia la diffusione del part-time sembra più dovuta alle esigenze delle imprese di ridurre il costo del lavoro che a quelle dei lavoratori e delle lavoratrici. Il fenomeno si può correlare agli interventi normativi, che hanno favorito la flessibilizzazione del lavoro. Il documento riporta stralci di cinque interviste a donne occupate con un contratto part-time di tipo involontario, che hanno indagato la storia lavorativa delle donne, i motivi alla base della scelta del part-time (esigenze individuali e/o del datore di lavoro) e l’eventuale presenza di condizioni di uso o abuso dell’orario di lavoro e la percezione di una prospettiva lavorativa futura.

Infatti in Italia, più della metà degli oltre 4.000.000 di lavoratori e lavoratrici part-time rilevati dall’Istat nel 2022, è in una condizione di part-time involontario: non ha scelto questa forma contrattuale ma l’ha accettata o subita per necessità o per assenza di altre possibilità. In 8 imprese su 10 l’incidenza delle donne in part-time sul totale dei dipendenti è oltre il 50%.

Inoltre, il 12% delle imprese usa il part-time in modo strutturale (oltre il 70% dei dipendenti): queste imprese sono meno attente alla qualità del lavoro: “Dai dati analizzati nel documento emerge con chiarezza come in Italia la diffusione del part-time sembra più dovuta alle esigenze delle imprese di ridurre il costo del lavoro che a quelle dei lavoratori e delle lavoratrici”.

L’analisi dei dati della ‘Rilevazione sulle forze di lavoro’ dell’Istat del 2022, con una lettura di genere, mostra che tra le donne, che rappresentano circa i tre quarti delle persone occupate a tempo parziale è più diffuso anche il ricorso al part-time involontario: pesa infatti per il 16,5% sul totale delle donne occupate contro il 5,6% degli uomini occupati.

Tra le persone impiegate in professioni non qualificate si registra il differenziale maggiore: 38,3% per le donne contro il 14,2% gli uomini. Il part-time involontario, inoltre, è più frequente tra le giovani donne: si parla del 21% delle occupate di 15-34 anni rispetto al 14% di quelle di 55 anni e oltre.

Oltre alla caratterizzazione di genere, i dati mostrano che il part-time involontario è più frequente anche nel Mezzogiorno, tra le persone straniere, tra chi possiede un basso titolo di studio e tra le persone con un impiego a tempo determinato: 23% contro il 9% del tempo indeterminato, e il 7% degli e delle indipendenti.

Oltre alla caratterizzazione di genere, il documento mostra che il part-time involontario è più frequente anche nel Mezzogiorno, tra le persone straniere, tra chi possiede un basso titolo di studio e tra le persone con un impiego a tempo determinato: 23% contro il 9% del tempo indeterminato, e il 7% degli e delle indipendenti.

Su tutti i contratti attivati nel primo semestre 2022, il 35,6% è a part-time, con consolidate differenze di genere: sul totale dei contratti attivati a donne quasi la metà (il 49%) è a tempo parziale contro il 26,2% dei contratti attivati agli uomini. Inoltre, se si guarda al tempo indeterminato, che rappresenta solo il 15% dei contratti attivati a donne, oltre la metà di questa quota (il 51,3%) è a tempo parziale.

Armida Barelli, la santità per sconfiggere l’ignoranza e promuovere le donne

“La vita di Armida Barelli, la sua esperienza ecclesiale ed associativa è particolarmente intensa e presenta aspetti per certi versi unici, a partire dal ruolo dirigenziale ininterrottamente svolto ai vertici dell’Azione cattolica dal 1918 al 1949, alla collaborazione con tre pontefici, alla fecondità e ai risultati raggiunti con le varie opere che ha contributo a fondare e che ha guidato. Si tratta, senza alcuna esagerazione, di una figura  straordinaria sia per l’ampiezza delle sue attività sia per la continuità di un servizio che, sviluppandosi per oltre trent’anni, si configura come una chiara risposta vocazionale.

Al centro della sua azione sta la capacità di porre in essere un metodo formativo che, sostenuto da una forte organizzazione e da strumenti appropriati, raggiunge in pochi anni notevoli risultati in campi come l’eliminazione dell’analfabetismo, il processo di integrazione tra Nord e Sud del Paese, l’emancipazione femminile, la cura di una dimensione internazionale, contribuendo alla maturazione di una consapevolezza nuova in tante giovani donne”.

Dall’introduzione al suo libro ‘Armida Barelli. Il lungo viaggio delle donne verso la partecipazione democratica’ abbiamo chiesto al prof. Ernesto Preziosi, docente di Storia contemporanea all’Università degli Studi di Urbino ‘Carlo Bo’, di spiegarci il motivo per cui ha scritto ancora un libro su Armida Barelli, educatrice ad un impegno politico: “La storiografia ha un debito verso questa donna avendola a lungo trascurata e in qualche misura ignorata. La sua biografia è molto ricca di aspetti legati all’attualità.

Mi è parso opportuno quindi, accanto al volume biografico (‘La zingara del buon Dio. Armida Barelli, storia di una donna che ha cambiato un’epoca’), aggiungere un ulteriore studio sul fondamentale apporto da lei dato alla maturazione di una coscienza civile nel mondo femminile (‘Armida Barelli. Il lungo viaggio delle donne verso la partecipazione democratica’). Una formazione costante che parte dal sostegno alle campagne per il diritto di voto alle donne, già nei primi anni ’20, fino alla mobilitazione nel 1946 per le elezioni alla Costituente e per quelle politiche del 1948. Una formazione ecclesiale, non direttamente politica, che puntava a rendere responsabili le donne per il bene comune, per il futuro del Paese”.

La sua è stata una lunga storia di impegno civico, in cui ha collaborato con molti politici: quale rapporto aveva con Luigi Sturzo ed Alcide De Gasperi?

“Vi era un rapporto di conoscenza ma non una consuetudine di relazioni in quanto la Barelli agiva con la sua Gioventù Femminile prettamente nel campo ecclesiale. Già negli anni ’20 la Gioventù Femminile proponeva alle giovani di aderire al Partito Popolare di Sturzo ma precisava che le dirigenti nazionali non l’avrebbero fatto per rispetto”.

Quale era il suo metodo formativo?

“Sostiene la formazione con un efficace impianto organizzativo. La Gioventù Femminile in realtà proponeva una formazione organica ‘non totalitaria’, ma integrale, che investiva ogni aspetto della vita e raggiungeva lo scopo di fatto di essere alternativa a quella fascista. Si rivolgeva pertanto alle differenti fasce di età e condizione di vita. Ogni socia veniva raggiunta da una stampa personalizzata (per studenti, operaie, rurali…)”.

Una formazione indirizzata soprattutto verso le donne: una ‘rivoluzionaria’ per il suo tempo?

“Dopo la prima guerra mondiale, quando le donne sostituiscono nel lavoro gli uomini richiamati al fronte, molti sono i cambiamenti che intervengono nel mondo femminile. E’ in questo clima che Armida inizia nel 1918 la Gioventù Femminile a Milano. L’anno seguente papa Benedetto XV la convocherà a Roma per chiederle di estendere la Gioventù femminile in tutte le diocesi: diventerà il ramo più fiorente dell’Azione Cattolica. Un’associazione fatta di donne e guidata da donne. In 10 anni si costituiscono in Italia 7560 Circoli con quasi 500.000 socie che superano largamente la Gioventù maschile di Azione Cattolica.

Il giornale dell’associazione arriverà a stampare altre 200.000 copie in varie edizioni. E’ un’immensa opera che ha effetti sull’emancipazione femminile. Riunisce donne di differente estrazione sociale e culturale, dà loro una formazione integrale che comprende anche la dimensione sociale e, insieme, favorisce attraverso la dimensione unitaria dell’Associazione, il senso di appartenenza ad un’unica nazione. La promozione della donna è per lei qualcosa di ben diverso dal femminismo politicizzato, lei punta sulla dignità battesimale che porta la donna a svolgere il suo compito nella Chiesa e nella società”.

Quali opere di Armida Barelli hanno anticipato il Concilio Vaticano II?

“In primo luogo la Gioventù femminile, da lei vissuta non solo come un semplice fatto organizzativo ma una esigente risposta alla sua personale chiamata a vivere da cristiana nel mondo; ad essere, come le scriverà p. Gemelli ‘laica ma santa’. Estendendo questa dimensione vocazionale a migliaia di giovani donne ha anticipato di fatto la chiamata universale alla santità che il Concilio Vaticano II ha messo di fronte ad ogni credente. Vi sono poi tanti altri aspetti, come l’apostolato liturgico promosso attraverso l’Opera della Regalità, ma sono tutti riconducibili ad idee di fondo: favorire la maturazione del laicato per una più consapevole presenza nella Chiesa e nella società”.

 Quindi Armida Barelli è ancora una figura attuale?

“La sua ricerca vocazionale, durata anni, è un primo richiamo a non saltare questo fondamentale passaggio, decisivo per la vita di ciascuno. Chiedere francescanamente al Signore: ‘Cosa vuoi che faccia per la tua Chiesa?’ apre strade inedite, originali in ogni tempo, sollecita la creatività, di ciascuno. Armida chiede alle giovani e ai giovani del nostro tempo di interrogarsi e di scegliere. Ha detto papa Francesco questo ‘è il tempo delle scelte forti, decisive, eterne. Scelte banali portano a una vita banale, scelte grandi rendono grande la vita’. La biografia di Armida Barelli ne è una eloquente testimonianza”.

Quali sono gli aspetti cruciali della sua testimonianza cristiana nella società’?

“La sua è la storia di una giovane che prende sul serio la chiamata del Signore e si pone in ricerca. All’inizio è incerta tra il formare una famiglia numerosa o l’andare missionaria  in Cina? Poi viene aiutata a comprendere che è chiamata su una strada nuova: vivere da consacrata nel mondo. La sua missione diviene l’Italia. E questo la apre a una grande responsabilità, a  un servizio fecondo nella chiesa e nella società del suo tempo”.

(Tratto da Aci Stampa)

Suor Oberto racconta i 100 anni delle Pie Discepole del Divin Maestro

“Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le Pie Discepole di Divin Maestro, che celebrano il centenario di fondazione: possa questa ricorrenza essere uno stimolo per rinsaldare gli ideali religiosi e per esprimere in modo sempre più generoso la dedizione a Dio e ai fratelli”: così al termine dell’udienza generale dello scorso 7 febbraio papa Francesco ha espresso il desiderio che il centenario sia occasione di dedizione a Dio.

Le Pie Discepole del Divin Maestro sono un istituto religioso femminile di diritto pontificio, fondato ad Alba (Cuneo) dal beato Giacomo Alberione (1884-1971): dopo aver istituito il ramo maschile e quello femminile dei paolini, volle dare inizio a un ramo di religiose di vita contemplativa che supportasse con la preghiera (soprattutto mediante l’adorazione eucaristica) l’apostolato dei padri e delle suore.

Il 10 febbraio 1924 il beato cuneese diede inizio alla congregazione delle Pie Discepole del Divin Maestro ed il 3 aprile 1947 mons. Luigi Maria Grassi, vescovo di Alba, eresse canonicamente le Pie Discepole in congregazione di diritto diocesano.

Quindi partendo dal saluto papale, a suor Marie Joseph Oberto, componente della congregazione delle Pie Discepole del Divin Maestro e referente dell’équipe della postulazione della famiglia paolina, chiediamo di spiegarci cosa significa dedicare la vita a Dio: “Quando papa Francesco ha augurato che il Centenario sia uno stimolo ‘per esprimere in modo sempre più generoso la dedizione a Dio e ai fratelli’, il pensiero è andato alla Dedicazione di una Chiesa: l’edificio diventa luogo per accogliere chi vuole incontrare Dio, comunicare con Dio. Quindi essere persone dedicate a Dio e ai fratelli è essere a tempo pieno la dimora di Dio, dialogare con Lui ed essere luogo di accoglienza, di contagio per chi avviciniamo”.

In quale modo comunicare l’amore di Dio attraverso la bellezza?

“Nella Genesi la creazione è danza della vita, una sinfonia scritta dalla Parola, ritmata dal ‘vide che era cosa bella/buona’! Dio Creatore è Bellezza e ‘il più bello tra i figli dell’uomo’, cantato dal salmo 44 è Gesù, il Verbo incarnato. Nella nostra missione valorizziamo la bellezza intesa come armonia della vita e via di evangelizzazione. E secondo la nostra Regola di vita ‘nel volto e nella voce del Signore Crocifisso e Risorto contempliamo la Bellezza che salva il mondo e non possiamo tacere ciò che abbiamo visto e ascoltato, perciò comunichiamo l’amore incondizionato di Dio per l’umanità anche attraverso la via della bellezza che promuove l’incontro fra la fede cristiana e le culture del nostro tempo’”.

Nel messaggio quaresimale il papa ha scritto che azione è anche fermarsi in preghiera: come è possibile?

“Un contributo sulla ministerialità nella Chiesa di tutto il popolo di Dio e quindi anche della donna, è stata la proposta di un Convegno interdisciplinare, svoltosi dal 28 gennaio al 3 febbraio: ‘La voce della donna nei ministeri della Chiesa. Un dialogo sinodale’ con obiettivo di ascoltare, con attenzione e rispetto, la voce delle donne in una Chiesa ministeriale e missionaria, in stile sinodale e in dialogo con le altre confessioni cristiane; approfondire il tema e la prassi dei ministeri ecclesiali, in particolare quelli esercitati dalle donne nella Chiesa di ieri e di oggi, secondo gli specifici contesti culturali; avviare processi di trasformazione e generativi che favoriscano scelte coraggiose per la nostra missione nella vita della Chiesa”.

Dove si fonda la vostra spiritualità?

“Il Mistero pasquale del Signore Gesù è il cuore della nostra spiritualità apostolica. Lo viviamo in comunione con la Chiesa, nell’itinerario dell’anno liturgico e in tutti gli ambiti della vita quotidiana, alimentandoci alle sorgenti di una spiritualità radicata nell’ascolto della Parola di Dio, nel Mistero eucaristico e nella vita liturgica”.

Qual è l’eredità carismatica del beato Giacomo Alberione?

“Papa Francesco ha ricordato che ‘la differenza non è tra progressisti e conservatori, ma tra innamorati e abituati’. Il beato Giacomo Alberione nel 1924, aveva detto che le Pie Discepole sono nate per l’Adveniat regnum tuum e per vivere questo programma evangelico ha dato una luce valida anche per l’inculturazione nel tempo e nella storia, per non confondere il carisma con le opere di un determinato tempo storico: ‘Da un solo amore nascono i tre apostolati che sono diretti ad un unico fine: l’amore a Gesù che vive nell’Eucaristia, l’amore a Gesù che vive nel sacerdozio, l’amore a Gesù che vive nella Chiesa… e da Gesù Maestro sono illuminati, sono  nutriti, sono guidati’. E a chi chiedeva, dai vari luoghi di missione, che cosa si doveva fare, la risposta era: le invenzioni dell’Amore… inventare, moltiplicare le invenzioni dell’Amore”.

Chi era Madre Scolastica?

“Dal suo ingresso nella nascente Comunità paolina in Alba, Orsola Rivata, che nel 1924 prenderà il nome di suor Scolastica, è stata ‘collaboratrice in Cristo’ di don Alberione che l’ha gradualmente formata e coinvolta per dar vita alle Pie Discepole del Divin Maestro. E’ colei che ha creduto con tenacia e perseveranza quando ancora nulla si vedeva, è la ‘prima fra molte’ che nei 100 anni di storia hanno seguito e servito Gesù Maestro Via, Verità e Vita.

Madre Scolastica è una donna innamorata del Signore e quindi dei fratelli e delle sorelle, una donna che vive la sinfonia del silenzio, che ha imparato a tenere il mondo e tutte le sue vicende con le mani alzate, perché tutti abbiano la vita e la vita in abbondanza.

In occasione del centenario, si è realizzata (in via Portuense 739 – Roma) un’esposizione multimediale e interattiva: ‘Madre Scolastica un percorso oltre il tempo’, per farla sentire come proposta viva e possibile per la santità cristiana nell’oggi (si può visitare prenotando giorno e orario: percorsomadrescolastica@gmail.com). Inoltre, ispirato alla sua vita, è stato proposto l’Oratorio sacro: ‘Voce e silenzio’, con testi e musiche del maestro Marcello Bronzetti ‘ilFedeleAmato’ www.youtube.com/watch?v=UTJNT2LCWTE”.

In cosa consiste la mostra?

“La mostra si svolge in tre momenti. Nel primo incontriamo Orsola che non è ancora entrata nella famiglia paolina, nel secondo vediamo il suo incontro con don Alberione che la invita a fondare con lui una nuova famiglia. Ciò che guida Orsola, che nel frattempo è diventata suor Scolastica, è sempre questo sguardo fisso a Gesù. Una volta che la congregazione vive la sua cittadinanza nella chiesa, nel terzo momento, passiamo a contemplare quello che le Pie Discepole hanno compiuto nei loro cento anni di storia vivendo le direttive di suor Scolastica collaborando in Cristo con don Alberione”.

(Tratto da Aci Stampa)

Una donna nella Chiesa alla cui ombra stavano re e teologi

La pigrizia mentale per cui si procede con alcuni slogan e stereotipi appresi stancamente a scuola o sentiti dire è abbastanza diffusa. Per non dire poi che anche i manuali scolatici a volte tendono a ripetere narrazioni ormai prive di fondamento o al minimo da rettificare.

E purtroppo questo avviene anche a livello ecclesiale con esiti non sempre felici. Per questo il cappuccino padre Servus Gieben – vero e proprio esperto dell’iconografia francescana e non solo – esortava a verificare le notizie andando alle fonti primarie.

Tra questi luoghi comuni ripetuti pappagallescamente – a questo proposito papa Giovanni XXIII ironicamente diceva “papa sì, pappagallo, no!” – è l’irrilevanza della donna nella storia della Chiesa soprattutto medievale.

Innanzitutto c’è da tener sempre presente che potere istituzionale e potere di fatto non coincidono: a volte sono detenuti dalla stessa persona ma spesso non è così. Basti pensare che in molte culture chi guadagna i soldi sono gli uomini ma chi li spende sono le donne.

E poi vi sono figure tutte da scoprire come Isabella di Francia alla cui ombra – contrariamente a quanto verrebbe da pensare – visse per vario tempo lo stesso fratello, il famoso santo re Luigi IX.

Questo ed altro si evince dal libro ‘Isabella di Francia sorella di san Luigi. Fonti e documenti sulla fondatrice delle Sorelle minori’, a cura di J. Dalarun, Sean L. Field, M. Bartoli, Editrici Francescane, Padova 2023. 

Tale volume è stato oggetto di un incontro di studio svoltosi presso la Pontificia Università Antonianum martedì 19 marzo 2024 in cui tra l’altro si è evidenziato che l’affermazione secondo cui Chiara d’Assisi è stata la prima donna a scrivere una regola per donne va rivista e rettificata. Infatti l’approvazione della Forma vitae di Chiara da parte di Innocenzo IV nel 1253 va letta e compresa considerando anche quanto avvenne precedentemente a Longchamp dove la sorella minore di Luigi IX scrisse una regola consultando i più grandi intellettuali parigini tra cui san Bonaventura.

In vista del 2025 in cui si celebrerà l’ottavo centenario della nascita della beata Isabella di Francia i video dell’incontro a proposito delle suddette nuove fonti inerente a Isabella di Francia si possono vedere nel link https://www.youtube.com/@PontificiaUniversitaAntonianum/videos

(Tratto da Il Cattolico)

Papa Benedetto XVI e Papa Francesco nel racconto di una biblista

Molto diversi tra loro per stili e modi di comunicazione eppure con numerosi punti di contatto; così li descrive la biblista Rosanna Virgili, docente di Esegesi all’Istituto Teologico Marchigiano e di Spiritualità dei Salmi al Monastero di Santa Cecilia a Roma, nel libro ‘Benedetto e Francesco. Due papi diversi, ma mai divisi’, tratteggiando le linee fondamentali dei papi Benedetto e Francesco, cercando di cogliere le peculiarità e le differenze che li caratterizzano, ma anche di riconoscere i diversi elementi di continuità e comunione da cui sono legati, come ha scritto nell’introduzione;

“La ragione di questo piccolo libro sta in un ringraziamento per gli ultimi due Papi, l’uno ora in cielo e l’altro qui. Sono rimasti insieme per dieci anni ed è stata un’esperienza inedita su cui la Chiesa deve ancora riflettere… Qualcuno ha detto che, a differenza di Giovanni Paolo II, sia Benedetto che Francesco sono stati dei Papi divisivi. Credo che la prima ragione sia da individuare nel fatto che essi vengono dopo ventisette anni di un Pontificato dai colori affatto sfumati…

Di questi due volti, in apparenza antitetici, di Giovanni Paolo II, si può dire, istintivamente, che Ratzinger assume il primo, Bergoglio il secondo. Per questo i due risultano ancora per molti, cattolici e non cattolici, divisivi. Ed in effetti lo sono stati: divisivi, non però divisi, estranei l’uno all’altro, contrapposti, se non allo sguardo dei superficiali o di chi sia tentato dalla malafede”.

A lei chiediamo di spiegarci quali sono le diversità tra papa Francesco e papa Benedetto XVI: “Con un titolo, direi che l’uno è teologo e l’altro pastore. La prima caratteristica di papa Ratzinger non poteva non essere che quella di un papa teologo e nessuno potrebbe davvero mettere in dubbio l’immensità della sua cultura, in questo campo, unita alla sistematicità del suo pensiero e alle rare doti di chiarezza ed efficacia nell’esercizio della docenza.

Grande ricercatore della Verità e dottore della dottrina della Chiesa, i temi del suo pontificato sono, innanzitutto, teologici. Papa Francesco usa, invece, sin dal primo momento della sua elezione (il famoso: ‘buonasera’) un linguaggio popolare, sapienziale di rara efficacia comunicativa. Non rinuncia a questo modo di esprimersi neppure quando stila i suoi scritti dogmatici come le esortazioni apostoliche e le encicliche mostrando un primario interesse pastorale nel suo magistero”.

Per quale motivo sono stati messi in contrapposizione?

“Credo proprio per questa diversità di linguaggio. In secondo luogo credo che il fatto che in maniera del tutto inusuale nella storia della Chiesa Cattolica un papa si fosse dimesso e continuasse, pertanto, a vivere accanto al nuovo, ha creato un certo disorientamento tra gente abituata a pensare al papa come vicario di Cristo e, quindi, come una persona unica che poteva avere solo un successore ma non un ‘doppio’.

Non è stato facile capire la differenza tra papa regnante e papa emerito e l’enorme distanza culturale tra i due, l’uno europeo e tedesco, l’altro latinoamericano, l’uno ‘dottore’ della Chiesa, occupato in questioni dottrinali (era stato prefetto della Congregazione per la dottrina della fede per decenni), l’altro gesuita, pastore e vescovo di una megalopoli sudamericana dove le differenze e le ingiustizie sociali ed economiche sono foriere di una povertà estremamente diffusa e scandalosa”.

Quali sono stati i punti ‘teologici’ di contatto tra i due papi?

“Tutti quelli posti dal Concilio Vaticano II. Chi avesse visto in papa Benedetto XVI un papa pre-conciliare od, addirittura, tridentino, dovrebbe convincersi di aver davvero travisato la sua storia e il suo pensiero. Capita, infatti, che spesso si memorizzino cose mai sentite o che si esprimano giudizi in modo distratto. Quanto a papa Francesco già con l’esortazione apostolica ‘Evangelii Gaudium’ mostra di porsi nell’orizzonte di un’evangelizzazione aperta al mondo e missionaria tipica del Concilio. La fedeltà alla Chiesa, il ‘sensus ecclesiae’, l’attenzione e la cura per l’unità della stessa appartengono in maniera speciale ad ambedue i papi”.

Come hanno affrontato la piaga degli abusi nella Chiesa?

“Il papa Ratzinger ha iniziato ancora prima della sua elezione a pontefice ad affrontare la piaga della pedofilia; famosa è la sua frase sul Vaticano: ‘c’è molta sporcizia’, forse alludendo anche all’omosessualità. Una volta papa ha condannato la pedofilia anche in grandi occasioni pubbliche come nella GMG di Sydney o nella visita di tributo al ‘Ground Zero’ di New York.

Papa Francesco, in alcuni documenti e discorsi, ha visto e denunciato una connessione tra pedofilia e clericalismo, invitando tutta la chiesa a combattere contro questa duplice piaga. Papa Francesco ha fatto gesti concreti contro l’insabbiamento degli abusi e gesti simbolici come quello di riunire a Roma abusatori e vittime, ha riunito una intera Conferenza episcopale (quella cilena) particolarmente toccata dagli abusi per discutere di questa terribile piaga”.  

Quale ruolo della donna nella Chiesa nella visione dei due papi?

“Chi ha posto molta attenzione alla donna nella Chiesa è stato Francesco che, già nell’esortazione apostolica ‘Evangelii Gaudium’, ha parlato della necessità di aprire spazi alle donne nei luoghi dove si prendono le decisioni, vale a dire nei ruoli di governo. Ruoli che, poi, egli stesso ha dato a diverse donne che nelle istituzioni del Vaticano rivestono oggi anche dei ruoli apicali. Su invito del mondo religioso femminile papa Francesco ha poi dato vita a una Commissione che studia la possibilità di conferire il diaconato alle donne.

Di grande rilievo è ancora l’istituzione di ministeri laicali come quello del catechista aperto anche alle donne e dell’accolitato e il lettorato. Un vero grande passo a favore delle donne è stato fatto, infine, con la loro partecipazione al Sinodo dove le donne hanno potuto prendere tutte la parola. Riuniti attorno ai tavoli rotondi, nel numero dei dodici, in nessuno di essi mancava la presenza femminile. Quanto al Papa Ratzinger è importante ricordare la sua prossimità a papa Giovanni Paolo II, quando scriveva la lettera apostolica ‘Mulieris Dignitatem’”.    

(Tratto da Aci Stampa)

Per la Giornata Internazionale della donna i nominativi del  Riconoscimento Internazionale Santa Rita

Nel giorno della Giornata internazionale della donna suor Maria Rosa Bernardinis, Madre Priora del Monastero Santa Rita da Cascia, ha espresso, con un parallelo alle donne che ogni anno sono protagoniste della festa del 22 maggio, modelli universali dei valori ritiani, attuali e preziosi, la necessità di una ‘intelligenza materna’:

“In questo 8 marzo, tra bilanci di morte e un clima di grande sfiducia, celebriamo le donne che sono culle di vita e ali di speranza. Da donna e per l’umanità, oggi che si fa un gran parlare di intelligenza artificiale, invito tutti a riscoprire e allenare una ‘intelligenza materna’, più tipica ma non esclusiva delle donne. Quella che chiama ogni essere umano al coraggio, alla gioia e alla speranza della vita, per costruire una fiducia ritrovata, nel domani e nella vita stessa, di cui c’è estremo bisogno.

Lo sanno bene le donne che ogni giorno sono terreni fertili e custodi di vita e futuro. Come Cristina Fazzi, che da medico nello Zambia cura i bambini che sono gli ultimi della società, Virginia Campanile, che ha perso suo figlio ma è mamma per tanti genitori e ragazzi in difficoltà, e Anna Jabbour, profuga siriana che per sua figlia ha attraversato la guerra divenendo testimone di pace. Sono le donne che premieremo a maggio alla Festa di Santa Rita: tre donne diverse ma unite, come tante nel mondo, dalla scelta di essere strumenti di vita oggi, come Rita ieri”.

‘Donne di Rita’, così sono chiamate le donne scelte per il prestigioso Riconoscimento Internazionale Santa Rita, che dal 1988 premia donne che come Rita da Cascia sanno incarnare i valori su cui si fonda il nostro presente, che è il domani del mondo. Ecco le tre donne che, il 20 maggio alle 10.00 nella Sala della Pace del Santuario di Santa Rita a Cascia condivideranno le loro testimonianze. E, il 21 maggio alle 17.30 nella Basilica, riceveranno il Riconoscimento:

•          Cristina Fazzi, medico di Enna (Sicilia), che riceve il Riconoscimento Internazionale Santa Rita 2024 per il rispetto, la giustizia e l’amore con cui nei suoi 24 anni di servizio, professionale e umano, nello Zambia, in Africa, ha protetto la vita e costruito il futuro di tante persone nelle aree di estrema povertà, con un’attenzione speciale ai bambini e ai giovani, in una società dove sono ultimi tra gli ultimi, spesso abusati e maltrattati: ha creato il primo centro di salute mentale del Paese per i minori e progetti formativi, per generare opportunità di cambiamento e realizzazione;

•          Virginia Campanile, che vive a Otranto (Lecce) e riceve il Riconoscimento Internazionale Santa Rita 2024 perché dal dolore indescrivibile per la perdita del figlio Daniele e dalla libertà e pace acquisite grazie al perdono offerto a chi ne ha causato la morte in un incidente stradale, ha fatto nascere un ‘investimento d’amore’ che condivide con gli altri: ascoltando e aiutando tanti genitori toccati dal lutto a ritornare a vivere e impegnandosi coi giovani per tutelarli nella fragilità sociale e psicologica, accompagnandoli a riscoprire la bellezza della vita;

•          Anna Jabbour, che è nata ad Aleppo (Siria) ma oggi vive a Roma, che riceve il Riconoscimento Internazionale Santa Rita 2024 per la testimonianza di pace, fratellanza e fede che incarna con la sua storia, da profuga di guerra a mamma di speranza e coraggio per sua figlia e allo stesso tempo per tutti coloro che incontra, non avendo mai perduto il forte desiderio di sognare e impegnarsi per un futuro di umanità e unione che possa cancellare ogni odio e sofferenza.

8 Marzo: il contributo della donna nella società

“Donne e arte o, meglio, donne dell’arte è il tema che abbiamo scelto per questa giornata della donna 2024. Un argomento che vuole sottolineare il contributo femminile nella immaginazione, nella creatività delle arti”: in questo modo inizia il discorso del presidente della repubblica italiana, Sergio Mattarella, per la Giornata Internazionale della Donna con tema ‘Donne dell’arte’, condotta da Teresa Saponangelo ed aperta dalla proiezione di un video di Rai Storia, ‘Lavinia e Artemisia, donne pittrici del ‘600’ con le testimonianza della cantautrice Etta Scollo, Francesca Cappelletti, storica dell’arte e direttrice della Galleria Borghese, la scrittrice Helena Janeczek, l’artista di strada Chiara Capobianco, ed Eugenia Maria Roccella, ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità.

Nell’intervento il presidente della Repubblica italiana ha evidenziato l’importanza dell’arte nella società: “L’arte non è fuga dalla realtà, non rappresenta il superfluo. Chi la valuta così ha una visione angusta e distorta dell’esistenza e nega alla radice la natura stessa della persona umana, il suo innato e insopprimibile desiderio di ricerca, di ispirazione, di interpretazione della realtà. L’arte è parte essenziale della storia dell’umanità. Senza di essa il mondo sarebbe grigio e spento. Eugène Ionesco sosteneva: il bisogno di immaginare, di creare è fondamentale quanto quello di respirare. Respirare è vivere e non evadere dalla vita”.

Nell’arte la donna è stata ispiratrice fondamentale: “E’ facile constatare che la donna, nella pittura, nella musica, nella letteratura, è stata, a lungo, feconda e continua fonte di ispirazione, celebrata, dipinta, raccontata: ma, a ben vedere, lo è stata prevalentemente come oggetto, come motivo di ispirazione della creazione artistica. Ben di rado come soggetto operante. Ispiratrice di capolavori,ma raramente artefice e realizzatrice. Ma lo sguardo delle donne, nell’arte, ha attraversato i millenni, spesso assumendo il volto della tragedia e della spinta al cambiamento; sin dall’antica Grecia. Il volto della tragedia, il volto della speranza”.

L’arte è libertà: “L’arte, difatti, è libertà. Libertà di creare, libertà di pensare, libertà dai condizionamenti. Risiede in questa attitudine il suo potenziale rivoluzionario: e non è un caso che i regimi autoritari guardino con sospetto gli artisti e vigilino su di loro con spasmodica attenzione, spiandoli, censurandoli, persino incarcerandoli.

Le dittature cercano in tutti i modi di promuovere un’arte e una cultura di Stato, che non sono altro che un’arte e una cultura fittizia, di regime, che premia il servilismo dei cantori ufficiali e punisce e reprime gli artisti autentici”.

Per questa espressione di libertà le donne finiscono incarcerate od uccise: “Le donne, con la loro sensibilità e la loro passione, hanno dato e danno molto all’arte, alla letteratura, allo spettacolo, ad ogni ambito della cultura…

Donne di grande tempra, di sicuro e immenso talento, personalità che hanno percorso un cammino di emancipazione, favorendo la crescita libera e consapevole di tutte le altre donne, artiste o con altre vocazioni”.

Ed infine ha espresso che le donne raggiungano pari opportunità e pari dignità senza subire più alcuna violenza: “Non esistono più settori, campi, recinti, barriere che limitino la creatività delle donne e la loro libera capacità di scelta. E’ una nuova primavera, che dobbiamo accogliere con soddisfazione, senza però dimenticare i tanti ostacoli che tuttora esistono, di natura materiale e culturale, per il raggiungimento di una effettiva piena parità. Senza ignorare che sono ancora frequenti inaccettabili molestie, violenze, pressioni illecite nel mondo del lavoro, discriminazioni, così come da anni viene denunciato”.

In effetti nel report ‘8 marzo. Giornata internazionale dei diritti della donna. Donne vittime di violenza’, diffuso dal Servizio analisi criminale della Direzione Centrale Polizia Criminale sono state 120 le donne uccise nel 2023, delle quali 64 da partner o ex compagni. Nel rapporto è definito ‘interessante’ il dato inerente all’applicazione del ‘Codice rosso’ a causa di un ‘significativo incremento’ sia dei delitti commessi che delle ‘segnalazioni a carico dei presunti autori noti’, come la violazione di provvedimenti di allontanamento della casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa.

Anche suor Maria Rosa Bernardinis, priora del monastero Santa Rita da Cascia, ha rivolto un pensiero per questa giornata attraverso l’esempio di tre donne che saranno premiate nel prossimo mese di maggio: “In questo 8 marzo, tra bilanci di morte e un clima di grande sfiducia, celebriamo le donne che sono culle di vita e ali di speranza. Da donna e per l’umanità, oggi che si fa un gran parlare di intelligenza artificiale, invito tutti a riscoprire e allenare una ‘intelligenza materna’, più tipica ma non esclusiva delle donne. Quella che chiama ogni essere umano al coraggio, alla gioia e alla speranza della vita, per costruire una fiducia ritrovata, nel domani e nella vita stessa, di cui c’è estremo bisogno.

Lo sanno bene le donne che ogni giorno sono terreni fertili e custodi di vita e futuro. Come Cristina Fazzi, che da medico nello Zambia cura i bambini che sono gli ultimi della società, Virginia Campanile, che ha perso suo figlio ma è mamma per tanti genitori e ragazzi in difficoltà, ed Anna Jabbour, profuga siriana che per sua figlia ha attraversato la guerra divenendo testimone di pace. Sono le donne che premieremo a maggio alla Festa di Santa Rita: tre donne diverse ma unite, come tante nel mondo, dalla scelta di essere strumenti di vita oggi, come Rita ieri”.

Inoltre la Fondazione ISMU ETS, in collaborazione con Fondazione Cariplo, ha fatto il punto sulla condizione lavorativa delle donne con cittadinanza non italiana e background migratorio in Italia, secondo cui i dati dell’European Institute for Gender Equality EIGE collocano l’Italia al 13° posto tra i paesi europei con 68,2 punti su 100 del Gender Equality Index nel periodo 2021-2022.

Il punteggio italiano si trova al di sotto della media europea che corrisponde a 70,2 punti e il principale ambito in cui si rileva discriminazione di genere è proprio quello lavorativo, con 65 punti, collocando l’Italia al 27° e ultimo posto tra i paesi europei, anche se dal 2020 vi è stato un leggero miglioramento.

Inoltre, l’Italia evidenzia anche un importante dato di disparità nell’ambito del potere politico,economico e sociale, con 62,7 punti. Le elaborazioni di Fondazione ISMU sui dati Eurostat del 2022, riportati all’interno del Ventinovesimo Rapporto sulle migrazioni 2023, relativi alla partecipazione al mercato del lavoro italiano e alla disoccupazione per cittadinanza e genere segnalano una forte penalizzazione delle donne con cittadinanza non italiana (CNI) non comunitarie per i livelli di disoccupazione stimati al 15,2% rispetto al 9,6% degli uomini.

Mentre Amnesty International punta il focus sulla situazione della donna in Afghanistan: “Da quando i talebani sono tornati al potere nell’agosto del 2021, i diritti e le libertà delle donne afgane sono progressivamente scomparsi in un clima di violenze e oppressione. Una vera e propria guerra contro le donne fatta di divieti, torture e sparizioni.

Oggi, in Afghanistan, donne e ragazze non possono lavorare, studiare, frequentare gli spazi pubblici, viaggiare e vestirsi come vogliono. Sono state escluse dai ruoli pubblici e dalla maggior parte degli impieghi nel settore pubblico. Ragazze e bambine non possono studiare dopo la scuola primaria e l’accesso all’università è stato proibito. Tutte queste limitazioni si accompagnano a imprigionamenti, sparizioni forzate, torture e maltrattamenti”.

Davanti alla repressione Amnesty International ha ricordato i nomi di chi lotta per la libertà: “Nonostante ciò, donne e ragazze continuano a guidare proteste pacifiche contro i talebani in varie città afgane, tra cui Kabul, Faizabad, Herat e Mazar-i-Sharif, e a battersi per riottenere libertà e diritti.

Tra loro, ci sono Neda Parwani, popolare Youtuber detenuta per tre mesi con il figlio di quattro anni,  l’attivista Parisa Azada, Zholia Parsi, una delle fondatrici del Movimento spontaneo delle donne afgane, e Manizha Seddiqi, sparita per settimane e attualmente ancora detenuta. Mentre le donne afgane continuano a sfidare questa tempesta, siamo sempre al loro fianco per difendere il loro diritto a vivere in libertà”.

Papa Francesco: garantire l’istruzione a tutte le donne

Il giorno precedente la Giornata della donna papa Francesco torna sulla questione femminile, ricevendo in udienza i partecipanti al Congresso Internazionale Interuniversitario ‘Donne nella Chiesa: artefici dell’umano’, in svolgimento alla Pontificia Università della Santa Croce a Roma, che ha messo in evidenza 10 donne sante: Giuseppina Bakhita, Magdeleine di Gesù, Elizabeth Ann Seton, Maria MacKillop, Laura Montoya, Kateri Tekakwitha, Teresa di Calcutta, Rafqa Pietra Choboq Ar-Rayès, Maria Beltrame Quattrocchi e Daphrose Mukasanga.

Nel discorso, ancora non letto perché ancora con il raffreddore, papa Francesco ha affermato il genio femminile di queste 10 sante: “Tutte loro, in differenti tempi e culture, con stili propri e diversi, e con iniziative di carità, di educazione e di preghiera, hanno dato prova di come il ‘genio femminile’ sappia riflettere in modo unico la santità di Dio nel mondo. Anzi, proprio in epoche nelle quali le donne erano maggiormente escluse dalla vita sociale ed ecclesiale, ‘lo Spirito Santo ha suscitato sante il cui fascino ha provocato nuovi dinamismi spirituali e importanti riforme nella Chiesa’…

E la Chiesa ha bisogno di questo, perché la Chiesa è donna: figlia, sposa e madre, e chi più della donna può rivelarne il volto? Aiutiamoci, senza forzature e senza strappi, ma con accurato discernimento, docili alla voce dello Spirito e fedeli nella comunione, a individuare vie adeguate perché la grandezza e il ruolo delle donne siano maggiormente valorizzati nel Popolo di Dio”.

Soffermandosi sul titolo del convegno il papa ha sottolineato lo stile delle donne: “Il nostro è un tempo lacerato dall’odio, in cui l’umanità, bisognosa di sentirsi amata, è invece spesso sfregiata dalla violenza, dalla guerra e da ideologie che affogano i sentimenti più belli del cuore. E proprio in questo contesto, il contributo femminile è più che mai indispensabile: la donna, infatti, sa unire con la tenerezza”.

Ed ha citato Santa Teresa di Lisieux: “Santa Teresa di Gesù Bambino diceva di voler essere, nella Chiesa, l’amore. Ed aveva ragione: la donna infatti, con la sua capacità unica di compassione, con la sua intuitività e con la sua connaturale propensione a ‘prendersi cura’, sa in modo eminente essere, per la società, ‘intelligenza e cuore che ama e che unisce’, mettendo amore dove non c’è amore, umanità dove l’essere umano fatica a ritrovare sé stesso”.

Mentre il secondo aspetto sottolineato riguarda la formazione: “Avete organizzato questo Convegno con la collaborazione di varie realtà accademiche cattoliche. E in effetti, nell’ambito della pastorale universitaria, proporre agli alunni, oltre all’approfondimento accademico della dottrina e del messaggio sociale della Chiesa, testimonianze di santità, specialmente al femminile, incoraggia ad elevare lo sguardo, a dilatare l’orizzonte dei sogni e del modo di pensare e a disporsi a seguire alti ideali”.

Anche la santità educa: “La santità può così diventare come una linea educativa trasversale in tutto l’approccio al sapere. Per questo auspico che i vostri ambienti, oltre ad essere luoghi di studio, di ricerca e di apprendimento, luoghi ‘informativi’, siano anche contesti ‘formativi’, dove si aiuta ad aprire la mente e il cuore all’azione dello Spirito Santo. Perciò è importante far conoscere i santi, e specialmente le sante, in tutto lo spessore e in tutta la concretezza della loro umanità: così la formazione sarà ancora più capace di toccare ogni persona nella sua integralità e nella sua unicità”.

Ha concluso l’incontro ha invitato all’impegno affinché per le bambine ci sia più istruzione: “nel mondo, dove le donne soffrono ancora tante violenze, disparità, ingiustizie e maltrattamenti (e ciò è scandaloso, ancor più per chi professa la fede nel Dio ‘nato da donna’) c’è una forma grave di discriminazione, che è proprio legata alla formazione della donna. Essa è infatti temuta in molti contesti, ma la via per società migliori passa proprio attraverso l’istruzione delle bambine, delle ragazze e delle giovani, di cui beneficia lo sviluppo umano. Preghiamo e impegniamoci per questo!”

Inoltre papa Francesco ha inviato un messaggio alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali in occasione del laboratorio su san Tommaso d’Aquino: ‘Ontologia sociale e diritto naturale dell’Aquinate in prospettiva. Approfondimenti per e dalle Scienze Sociali’: “Attingendo da principi già stabiliti da Aristotele, Tommaso così sosteneva che i beni spirituali precedono quelli materiali e che il bene comune della società precede quello degli individui, in quanto l’uomo è per natura un ‘animale politico’… Mentre è indubitabile la sua influenza nel dar forma al pensiero morale e giuridico moderno, un recupero della prospettiva filosofica e teologica che ha informato la sua opera può risultare alquanto promettente per la nostra disciplinata riflessione sulle pressanti questioni sociali del nostro tempo”.

Per questo san Tommaso descriveva l’unità della persona: “L’Aquinate sostiene l’intrinseca dignità e unità della persona umana, che appartiene sia al mondo fisico in virtù del corpo che a quello spirituale in virtù dell’anima razionale: una creatura capace di distinguere tra vero e falso in base al principio di non-contraddizione, ma anche di discernere il bene dal male”.

Ed ecco l’importanza della legge naturale: “La fiducia di Tommaso in una legge naturale scritta nel cuore dell’uomo può così offrire freschi e validi spunti al nostro mondo globalizzato, dominato dal positivismo giuridico e dalla casistica, anche se continua a cercare solide fondamenta per un giusto e umano ordine sociale. Infatti, seguendo Aristotele, Tommaso era ben consapevole della complessità che comporta applicare la legge alle azioni concrete, e perciò enfatizzava l’importanza della virtù di epikeia”.

(Foto: Santa Sede)

Da Novara mons. Brambilla per la dignità della donna

“Lo scorso mese di novembre mi è capitata tra le mani la mia prima omelia di san Gaudenzio e mi ha impressionato per la sua attualità. Sembra scritta per il tempo presente. L’unica cosa diversa è l’aggravarsi della situazione e dei fenomeni descritti. Sono stato persino tentato di riproporla tale e quale e di rivelare solo alla fine la sua data. Mi è parso bello riprenderne almeno una parte ampia, per poi focalizzare il nostro sguardo sul tema cruciale su cui voglio attirare la vostra attenzione: l’ora della donna nella Chiesa e nel mondo”.

A Bergamo e Brescia ‘Donne sante & Sante donne. Il prendersi cura di una società che cambia’

Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa, Santa Teresa Verzeri, Paola Elisabetta Cerioli e tante altre: donne straordinarie che nell’Ottocento, prima della nascita delle politiche pubbliche volte a garantire lo stato sociale, hanno creato grazie alla loro sensibilità e intraprendenza opere per l’accoglienza e il sostegno dei più fragili. Costruirono scuole, ospedali, asili e orfanotrofi, avviando una stagione di grande vitalità del mondo cattolico, a servizio della società in cui vivevano.

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