Papa Francesco agli ortodossi: la Chiesa è missionaria

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Alla vigilia della Pentecoste, un gruppo di studenti delle Chiese Ortodosse Orientali ha effettuato, invitato dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, alcuni incontri, che si protrarranno fino al 6 giugno, ricevuti in udienza da papa Francesco, che ha ribadito l’importanza del carisma dell’unità attraverso quattro parole, ‘dono, cammino, armonia, annuncio’:

“Il primo pensiero è che l’unità è un dono, un fuoco che viene dall’Alto. Certo, senza stancarci dobbiamo pregare, lavorare, dialogare, prepararci affinché questa straordinaria grazia possa essere accolta. Tuttavia, il raggiungimento dell’unità non è primariamente un frutto della terra, ma del Cielo; non è anzitutto il risultato del nostro impegno, dei nostri sforzi e dei nostri accordi, ma dell’azione dello Spirito Santo, al quale occorre aprire i cuori con fiducia perché ci conduca sulle vie della piena comunione. L’unità è una grazia, un dono”.

La seconda parola riguarda l’armonia: “L’unità non è uniformità e non è nemmeno il frutto di compromessi o di fragili equilibri diplomatici. L’unità è armonia nella diversità dei carismi suscitati dallo Spirito. Perché lo Spirito Santo ama suscitare sia la molteplicità sia l’unità, come a Pentecoste, dove le diverse lingue non sono state ridotte a una sola, ma sono state assimilate nella loro pluralità. L’armonia è la via dello Spirito, perché Egli stesso, come dice san Basilio il Grande, è armonia”.

Il terzo insegnamento della Pentecoste è quello del cammino: “Non è un progetto da scrivere, un piano studiato a tavolino; non si fa nell’immobilismo, ma nel movimento, nel dinamismo nuovo che lo Spirito, a partire dalla Pentecoste, imprime ai discepoli.

Si fa cammin facendo: cresce nella condivisione, passo dopo passo, nella comune disponibilità ad accogliere le gioie e le fatiche del viaggio, nelle sorprese che nascono lungo il percorso…

Ecco, in questa carovana cresce e matura l’unità, che, secondo lo stile di Dio, non arriva come un miracolo improvviso ed eclatante, ma nella condivisione paziente e perseverante di un cammino fatto insieme”.

L’ultimo aspetto segnalato dal papa è quello missionario: “A Pentecoste la Chiesa nasce missionaria. E oggi ancora il mondo attende, anche inconsapevolmente, di conoscere il Vangelo di carità, libertà e pace che noi siamo chiamati a testimoniare gli uni insieme agli altri, non gli uni contro gli altri o gli uni lontano dagli altri”.

Quindi ha rivolto un pensiero speciale alle Chiese ortodosse: “Al riguardo, sono grato per la testimonianza comune offerta dalle vostre Chiese, penso in modo speciale a quanti, e sono tanti, hanno sigillato con il sangue la fede in Cristo. Grazie per tutti i semi di amore e di speranza sparsi, in nome del Crocifisso Risorto, in varie regioni ancora segnate, purtroppo, dalla violenza e da conflitti troppo spesso dimenticati”.

E per Pentecoste, che in Grecia si celebra domenica 12 giugno, l’Esarca apostolico della Grecia, p. Manuel Nin,ha inviato una lettera ai fedeli, in cui sottolinea la ‘comunione ecclesiale’: “La comunione ecclesiale, e ne sono profondamente convinto, è un dono dello Spirito Santo, ma che ci chiede, ci esige direi, di esserne custodi sempre. Dai due tropari ne vengono fuori quindi due punti importanti, due aspetti che voglio sottolinearvi: accoglienza e dono”.

La Pentecoste è apertura all’accoglienza: “In primo luogo, l’accoglienza del Signore nelle nostre vite e quindi anche l’accoglienza del suo Vangelo. Accogliere il Signore che ci guida, che cammina accanto a noi e con noi, come vi insistevo nella lettera pasquale. Accogliere e vivere il suo Vangelo, Parola di vita e Parola vivente, Vangelo, Buona Novella di amore, di perdono, di riconciliazione e di pace. E questo diventa per noi non soltanto fondamentale ma direi anche vitale nel momento travagliato della storia che stiamo vivendo”.

L’altra parola pentecostale è il dono, che si articola nei carismi: “Il dono della profezia, del sacerdozio, della saggezza, della comunione. Profezia nell’annuncio del Vangelo, in qualsiasi situazione che ci tocchi di vivere. Sacerdozio nel servizio al Signore ed ai fratelli nella Chiesa. Saggezza nell’insegnamento a cui, come vescovo, come sacerdoti, siamo chiamati. Comunione nel creare e nel vivere come Chiesa e nella Chiesa unità e fraternità nate e scaturite dal Vangelo”.

La Chiesa ortodossa, che compie 100 anni, è viva ed accogliente: “Siamo una Chiesa che cento anni fa ha vissuto nella propria carne l’emigrazione, la persecuzione, la guerra, e che oggi è sensibile anzi aperta ad accogliere chi soffre appunto l’emigrazione, la persecuzione, la guerra, accogliendo con le braccia aperte fratelli cristiani dall’Ucraina, dall’Iraq, terre pure esse cristiane e provate dalla persecuzione, dall’odio e dalla guerra”.

(Foto: Santa Sede)

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