Cei: la libertà è vita

“Qual il senso della libertà? Qual è il suo significato sociale, politico e religioso? Si è liberi in partenza o lo si diventa con scelte che costruiscono legami liberi e responsabili tra persone? Con la libertà che Dio ci ha donato, quale società vogliamo costruire?”: da queste domande muove il messaggio della Cei, intitolato ‘Libertà e vita’, per la 43^ Giornata per la vita che si celebra domenica 7 febbraio.

Nel messaggio i vescovi italiani si interrogano sul senso della libertà con particolare riferimento alla contingente esperienza imposta con la pandemia in cui si è riorganizzato le giornate tra vincoli e distanze: “La pandemia ci ha fatto sperimentare in maniera inattesa e drammatica la limitazione delle libertà personali e comunitarie, portandoci a riflettere sul senso profondo della libertà in rapporto alla vita di tutti: bambini e anziani, giovani e adulti, nascituri e persone in fin di vita.

Nelle settimane di forzato lockdown quante privazioni abbiamo sofferto, specie in termini di rapporti sociali! Nel contempo, quanta reciprocità abbiamo respirato, a riprova che la tutela della salute richiede l’impegno e la partecipazione di ciascuno; quanta cultura della prossimità, quanta vita donata per far fronte comune all’emergenza!”

Il messaggio intende sensibilizzare sul significato di libertà, soprattutto sull’uso che se ne fa: “Una cultura pervasa di diritti individuali assolutizzati rende ciechi e deforma la percezione della realtà, genera egoismi e derive abortive ed eutanasiche, interventi indiscriminati sul corpo umano, sui rapporti sociali e sull’ambiente. Del resto, la libertà del singolo che si ripiega su di sé diventa chiusura e violenza nei confronti dell’altro”.

I vescovi sottolineano che la libertà individualistica rompe le relazioni: “Un uso individualistico della libertà porta, infatti, a strumentalizzare e a rompere le relazioni, distrugge la ‘casa comune’, rende insostenibile la vita, costruisce case in cui non c’è spazio per la vita nascente, moltiplica solitudini in dimore abitate sempre più da animali ma non da persone”.

Quindi la libertà è vita: “Senza il dono della libertà l’umanità non sarebbe se stessa, né potrebbe dirsi autenticamente legata a Colui che l’ha creata; senza il dono della vita non avremmo la possibilità di lasciare una traccia di bellezza in questo mondo, di cambiare l’esistente, di migliorare la situazione in cui si nasce e cresce. L’asse che unisce la libertà e la vita è la responsabilità.

Essa è la misura, anzi il laboratorio che fonde insieme le virtù della giustizia e della prudenza, della fortezza e della temperanza. La responsabilità è disponibilità all’altro e alla speranza, è apertura all’Altro e alla felicità”.

Quindi tutti hanno diritto di vivere ed esistere: “Ogni essere umano possiede, fin dal concepimento, un potenziale di bene e di bello che aspetta di essere espresso e trasformato in atto concreto; un potenziale unico e irripetibile, non cedibile. Solo considerando la ‘persona’ come ‘fine ultimo’ sarà possibile rigenerare l’orizzonte sociale ed economico, politico e culturale, antropologico, educativo e mediale.

L’esercizio pieno della libertà richiede la Verità: se desideriamo servire la vita con vera libertà occorre che i cristiani e tutti gli uomini di buona volontà s’impegnino a conoscere e far conoscere la Verità che sola ci rende liberi veramente”.

Giammario Fogliazza, responsabile del Centro Studi ‘La pietra scartata’ dell’Aibi, sottolinea la responsabilità di essere liberi, che significa accogliere: “Come non pensare a quanto vissuto dai genitori adottivi e affidatari?

Alla loro libera disponibilità ad accogliere nel proprio orizzonte di vita familiare l’infanzia abbandonata o in difficoltà, capaci così di convertire, cambiare radicalmente una storia che sembrava essere destinata alla solitudine, alla marginalità e alla smentita della dignità filiale di tante vite concepite e partorite?

Accogliere la vita, sempre … anche quando abbandonata: essere in grado di non subire la storia, ma di progettarla e costruirla vuol dire affermare un convinto ‘sì’ alla vita che merita sempre, al contempo, sia di nascere, sia di continuare ad esistere senza discriminazione alcuna e senza vedere mai definitivamente smarrita la propria dignità, malgrado la storia possa segnarla pesantemente anche con l’abbandono, l’indifferenza”.

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