Marina Casini ricorda suo padre Carlo

Durante il IV Congresso ecclesiale nazionale, svoltosi a Verona nel 2006 Carlo Casini disse che la fragilità è un incontro inevitabile per l’uomo: “La si vede nei malati, negli affamati, nei senza casa, nei disoccupati, nelle vittime della violenza, nei barboni, in quelli che chiamiamo ‘residui manicomiali’, nei profughi, negli extracomunitari che fuggono dal loro paese su zattere pericolanti, nei bambini abbandonati, nelle persone sole, nei poveri in genere. La incontriamo nelle nostre case quando un nostro familiare è aggredito da un morbo incurabile o è costretto a letto dalla vecchiaia. Ci imbattiamo in lei sulle strade quando compaiono una macchina sfasciata e un corpo a terra”.

Per fondatore del Movimento per la Vita  la fragilità umana si riscontra maggiormente quando la vita non viene riconosciuta: “La nostra fragilità (estrema quando stiamo per scomparire dall’esistenza terrena) è ancora più estrema quando dal nulla cominciamo ad esistere. All’inizio l’uomo è quasi nulla: appena visibile al microscopio, non ha neppure la forma umana.

Non possiede nulla. Non può nulla. Può solo confidare nell’accoglienza di una donna. La condizione prima è che il figlio sia riconosciuto come figlio, come uno di noi. La percezione dell’aborto vuole la parola. Una parola amica, una parola ‘accanto’ e non ‘contro’, ma vuole la parola. La vuole la madre per ritrovare coraggio; la vuole soprattutto il figlio per essere riconosciuto e vivere”.

Partiamo da questa riflessione inclusa nel volume ‘La dimensione contemplativa nella difesa della vita umana’ a cura di Marina Casini Bandini, presidente del Movimento per la Vita e docente all’Istituto di Bioetica e Medical humanities dell’Università Cattolica di Roma, per chiedere di spiegarci cosa significa difendere la vita:

“Bella domanda! Significa operare per costruire la ‘civiltà della verità e dell’amore’ partendo dalle fondamenta, cioè dallo sguardo sul più piccolo, inerme e povero degli esseri umani. Il libro del babbo, ‘Vita nascente prima pietra di un nuovo umanesimo’, chiarisce ed approfondisce cosa significa difendere la vita.

L’ ‘angolo di visuale’ dell’uomo che dal nulla compare all’esistenza, permette di guardare a tutto l’uomo in maniera estesa e profonda e per questo riconoscere il concepito come ‘uno di noi’ è il principale antidoto alla ‘cultura della morte’, è il principio di una rivoluzione culturale e energia di rinnovamento non solo morale, ma anche civile e politico.

E’ importante capire che, come già detto, difendere la vita a partire da quella nascente è guardare al futuro restituendo autenticità alla cultura dei diritti umani, puntando sul positivo  e su una visione  antropologica  affascinante perché  ricca di senso, che il cammino per affermare la piena dignità umana è lungo, faticoso, segnato da battute d’arresto e da riprese, come è successo in passato per gli schiavi e che dunque non dobbiamo scoraggiarci per delle sconfitte ma dobbiamo essere lungimiranti e avere fiducia che siamo comunque sulla strada giusta e che occorrono pazienza e tenacia.

Tutti siamo responsabili, perché la questione è generale e riguarda tutti, credenti e non  credenti. Dobbiamo  meditare  sulle  parole della  preghiera a  Maria, aurora del mondo nuovo, che conclude l’enciclica di san Giovanni Paolo II ‘Evangelium Vitae’, laddove si chiede la sapienza di ‘annunciare con franchezza e amore agli uomini del nostro tempo il Vangelo della vita […] la grazia di accoglierlo come dono sempre nuovo, la gioia di celebrarlo con gratitudine in tutta l’esistenza ed il coraggio di testimoniarlo con tenacia operosa, per costruire, insieme con tutti gli uomini di buona volontà, la civiltà della verità e dell’amore’”.

Perché suo padre si è sempre battuto per la vita?

“Una volta, tanti anni fa, a riguardo, mi disse: ‘sono stato ingaggiato’. Penso che di questo ‘ingaggio’ ci siano due livelli di lettura tra loro connessi. Un primo livello è quello dei fatti e il secondo è quello spirituale. Sul piano dei fatti è più o meno noto come si sono svolti i fatti. Siamo a Firenze nel 1975; mio padre era pubblico ministero; i radicali premevano e pressavano per ottenere, mediante referendum, l’abrogazione delle norme del codice penale riguardanti l’aborto avevano organizzato una clinica clandestina dove venivano praticati aborti.

Il caso arrivò al giudice Carlo Casini e da allora ha avuto inizio una storia incredibile, travolgente e coinvolgente, lunga decenni, che ha portato alla nascita dei Centri di Aiuto alla Vita e del Movimento per la Vita; che ha portato mio babbo nel mondo della politica sia italiana che europea; che lo ha visto farsi promotore, ovviamente col sostegno e la condivisione del popolo della vita, di numerose iniziative sociali, culturali, politiche;

che lo ha spinto a produrre una quantità enorme di scritti, tra libri, articoli, interventi, relazioni, rapporti…, a viaggiare non solo in Italia e in Europa, ma anche oltre Oceano, a partecipare a numerosissimi incontri, conferenze, convegni per promuovere e diffondere ovunque la cultura della vita senza mai perdere una battuta, restando sempre sul pezzo; 

che ha determinato la costituzione della Federazione europea ‘One of us’… e questo solo per dare qualche pennellata di questa storia iniziata nella metà degli anni ‘70 del secolo scorso, alla luce del  programma ‘le difficoltà della vita non si superano sopprimendo la vita, ma superando insieme le ‘difficoltà’ e lanciata verso il futuro, storia a cui mio padre è restato fedele con coerenza fino in fondo senza mai tirarsi indietro.

Ma, dicevamo, il ‘perché’ di un impegno così forte risiede in una dimensione più profonda e più delicata. Lui stesso parlava di ‘vocazione nella vocazione’ per dire che dentro la vocazione al matrimonio e alla famiglia era nata la vocazione alla difesa della vita nella società, nella cultura, nel diritto, nella politica. Una vocazione che lo aveva reso amico di santi come Giovanni Paolo II e Madre Teresa di Calcutta.

Proprio per non imbrattare con parole mie una cosa tanto grande, rimando all’ultimo suo libro intitolato ‘La dimensione contemplativa nella difesa della vita umana’ (il libro si può acquistare presso il Movimento per la Vita italiano) e offro questo spunto tratto da una sua lettera: ‘L’impegno ‘per la vita’, scriveva, è per me l’impegno per l’amore di Dio che si materializza in ogni nuovo essere umano che compare nell’esistenza, fino alla fine’.

E’ chiamato in causa l’Amore come origine, senso e destino della vita. Siamo portati in quella dimensione metafisica che partendo dalla scienza e dalla ragione si avventura nel mistero buono della Creazione che si rinnova gioiosa in ogni figlio chiamato all’esistenza”.

Quale eredità ha lasciato al Movimento per la Vita?

“Enorme, non solo per il Movimento per la Vita, ma per tutto il popolo della vita. Basta rileggere il suo ‘appello’ che si trova nelle ultime pagine del libro-intervista curato da Renzo Agasso, ‘Sì alla Vita.  Storia e prospettive del Movimento per la vita’ (Edizioni San Paolo, 2011).

Eccolo: ‘1. L’amore verso la vita si manifesta in primo luogo con la solidarietà concreta verso le persone. E’ indispensabile anche la parola che salva e che moltiplica la solidarietà, ma, a sua volta, la parola è resa credibile dalla solidarietà concreta. 2. Un autentico amore per l’uomo è indivisibile. Si potrebbe parafrasare san Giovanni: ‘Chi, infatti, non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede’ (1 Gv 4, 20): non può amare veramente l’uomo non nato chi non ama l’uomo nato. 3. Il valore della vita è la prima pietra di un generale rinnovamento civile e morale.

4. Va affermata la centralità politica del diritto alla vita. 5. Riconoscere il valore della vita dal concepimento alla morte naturale ricostruisce in termini corretti il concetto di laicità. 6. L’impegno per la vita non guarda al passato, ma al futuro: si tratta di portare al compimento un movimento storico di liberazione che nel nostro tempo è chiamato a confrontarsi con la dignità umana sulle frontiere estreme della vita. 7. Non rassegnarsi significa accettare l’inevitabile gradualità degli obiettivi di volta in volta perseguiti, nella logica del massimo bene raggiungibile ‘qui ed ora’.

8. L’impegno per il diritto alla vita non alza barricate, ma costruisce ponti per l’incontro e varchi per il dialogo. 9. Il linguaggio e le azioni per la vita devono suscitare simpatia per la verità, che comunque non deve mai essere taciuta, nella fiducia che il valore della vita è presente, nonostante ogni contraria apparenza, nella mente e nel cuore di tutti. 10. E’ necessaria l’unità strategica, cioè operativa, di tutti coloro che intendono difendere e promuovere il valore della vita umana’”.

(Foto: Onefus)

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