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“Genitori cercasi”: il libro perfetto per i genitori imperfetti
“Il compito del genitore è tra i più difficili: saper esserci senza essere invadenti, lasciar andare senza perdere completamente il controllo, accettare che i figli diventino indipendenti senza vivere questo distacco come un rifiuto personale. La sfida più grande è proprio questa: continuare a essere un punto di riferimento saldo, anche quando sembra che i figli non vogliano più appoggiarsi”.
Questa riflessione la trovate nell’ultimo libro di Giovanna Abbagnara, ‘Genitori cercasi’, edito da Punto Famiglia Editore. Il volume, scritto con umiltà e profondo senso della realtà, ci richiama al meraviglioso e difficile compito della genitorialità, dalla prospettiva di una donna, madre, che dell’evangelizzazione della famiglia ha fatto la sua missione e il suo pane quotidiano. Abbagnara, infatti, è presidente della Fondazione Progetto Famiglia e dirige il Magazine Punto famiglia.
Il tono del libro è quello di chi sa quanto sia impegnativo crescere e educare dei figli e non ci si perde in luoghi comuni o frasi fatte, né ci si abbandona al disfattismo, di fronte alle sfide educative spesso disattese. Si offrono, al contrario, delle vie percorribili, degli spunti per crescere, partendo dal presupposto che sbagliare non è il vero problema, il più grande fallimento è smettere di camminare: “Non bisogna avere paura. Figli si nasce, genitori invece si diventa. – scrive l’autrice – E non è così naturale né scontato come potrebbe pensare chi ancora non lo è”.
Certamente, nel testo si cerca di mettere in guardia da alcuni pericoli, che i genitori corrono, come quello di essere troppo distaccati per impartire un’educazione rigida e priva di tenerezza (sono, secondo Abbagnara, i genitori ‘ultra-esigenti’ che pensano che i baci ai loro figli ‘bisogna darli di notte mentre dormono’ mentre di giorno bisogna fare ‘sacrifici, rinunce, seguire regole precise”). Ci sono poi i ‘genitori-eroi’, quelli che sgravano i figli di ogni peso, anziché aiutarli ad affrontare i problemi della vita. Abbiamo i ‘genitori-sermoni’ che inondano i figli di parole e non comprendono che a volte le parole non sono efficaci, soprattutto se non si instaura un autentico dialogo.
Oppure i genitori troppo accudenti o i genitori amici, che, credendo di essere moderni, rinunciano a essere guide per i loro figli, approvando tutto (sono quelli che, per fare un esempio, infilano preservativi nello zaino senza offrire orizzonti di senso). La stessa autrice non si estranea di tutte le categorie che elenca, non si ritiene al di sopra o migliore: comprende che le fragilità nell’ambito della genitorialità riguardano tutti. Non si giudica nessuno, si offrono, piuttosto, degli orientamenti, delle strade, che la stessa autrice cerca di seguire tra tante difficoltà.
Un aspetto centrale del libro e che lo rende originale rispetto a molti altri sul tema è riuscire a sottolineare che i figli imparano a stare in relazione e ad amare guardando, anzitutto, alla relazione tra i propri genitori. Il miglior investimento, allora, che un papà e una mamma possano fare per i loro figli è lavorare sulla propria vita di coppia. I bambini e i ragazzi, infatti, prendono esempio, assorbono, scoprono cosa significhi voler bene, discutere, amare, far pace vedendo come i genitori affrontano le sfide nella loro vita di coppia.
“Spesso le crisi che vediamo nei nostri figli, le loro ansie, le loro timidezze, l’incapacità di comunicare sono il riflesso delle nostre crisi coniugali. – afferma Abbagnara senza mezzi termini, per poi aprire uno squarcio di speranza – Quanti ragazzi ho visto sbocciare, emergere, dispiegarsi come rose, quando i loro genitori hanno deciso di dedicarsi a rafforzare la loro unità coniugale!”
Annuncia, inoltre, che una vita di fede può aiutare moltissimo nella gestione di situazioni che appaiono a volte complesse se non insormontabili. Occorre mettersi sempre e ripetutamente alla scuola di Colui che è vero Maestro nell’amore: “Non mi ritengo un bravo genitore, faccio fatica, annaspo, a volte sono impreparata ad affrontare determinate situazioni ma mi impegno e mi affido a Colui che può indicarmi la strada”.
L’albero della vita. Accogliamo ogni ‘noce’ come un dono
Sempre ascoltando solo i brani di Sanremo e andando alla ricerca dei significati di quelli che mi hanno colpita, propongo una rilettura e un pensiero sul resto di una delle prime canzoni classificate. L’albero delle noci, che dà il titolo al brano del cantautore calabrese, esiste realmente nel paese in cui vive Brunori,il quale dichiara che esso contiene tutte le canzoni che scrive. Il brano in questione, però ,racconta come è cambiata la sua vita con la nascita della figlia. Il cantautore commenta: “Si parla spesso della felicità di diventare genitori, ma io volevo anche condividere la paura di sentirsi inadeguati, incapaci di sostenerla”.
Spesso si trovano situazioni simili, egli non è l’unico ad avere paura, spesso capita di pensare cose tipo: si ammalerà, mangia abbastanza, si troverà bene a scuola? I genitori, a volte, non riescono a rilassarsi perché temono che per una disattenzione possa accadere qualcosa ai figli, che possano sbagliare, anche involontariamente, creando danni più o meno gravi. Si sentono stanchi e non godono del momento che tanto desideravano perché pieni di paure. Questo può davvero portare ad errori e a sensi di colpa che poi, nei tempi attuali, porta i figli a diventare sin dalla più tenera età, dei piccoli ‘imperatori’ a cui non puoi dire di no.
Come nulla di nuovo raccontano i brani sull’amore verso i figli, nulla di nuovo ci racconta quello in questione. Tutti i genitori con la G maiuscola, prima o poi, provano questi sentimenti del tutto normali. Qual è la novità di questo brano? Il coraggio ammettere che, nonostante le buone intenzioni, anche noi credenti, abbiamo paura di fare del male ai nostri figli. I doveri di cura del proprio bambino,quando si teme di non essere all’altezza, possono fare esplodere anche il più buono dei genitori.
Ma bisogna ricordare, come rammenta il pezzo, anche le piccole soddisfazioni che i nostri pargoli ci regalano in primis il dono di esserci, di fare parte della nostra vita. Non tutti sono così fortunati da avere figli o da averli subito. Quindi il primo passo è, quando ci sentiamo schiacciati dal compito che la vita ci ha affidato,ricordarci il dono che abbiamo ricevuto. Anche se non può parlare da subito, il bambino è riconoscente per le nostre cure perché dipende da noi.
Ogni cosa buona che faremo sarà utile alla creatura. Ogni bambino, sin dalle più tenera età, mostra segni di affetto verso chi lo cura e, più cresce, più intende. Quando il bambino è davvero molto piccolo, è davvero difficile gestire le proprie paure e sarebbe bello trovare qualcuno con cui confrontarsi. Normalmente si pensa al marito, alla moglie, la la mamma, la suocera, una sorella o un fratello, ma anche il suocero può essere d’aiuto.
Non tutti gli uomini sono incapaci di accudire un bambino e di capirne le necessità. Bisogna capire chi si ha intorno e con quali persone è possibile sfogarsi e spiegarsi. Certo, con le pagine online sembra più facile, ma non dobbiamo dimenticare che non sempre sono veritiere e non chiedono nulla in cambio in termini di tempo e, a volte, di soldi. Meglio condividere le proprie paure con una persona reale . Ovviamente ci sono le eccezioni e, certe amicizie a distanza, possono essere utili nel confrontare le esperienze e chiedere consiglio.
Uno psicologo di un vecchio numero di Famiglia Cristiana, consiglia alle mamme la compilazione del diario semiserio della mamma e del bebè di Shannon Cullen (De Agostini ed.) il cui sottotitolo è proprio come sopravvivere al primo anno di vita di tuo figlio. Infine, suggerisce di leggere insieme al coniuge uno dei seguenti titoli che possono aiutare a liberarsi dall’ansia: Impara a vivere. Come superare l’ansia e lo stress e ritornare alla felicità di Susan e Mats Billmark (Mondadori) e Fai quello che ami. Vivi di più, preoccupati di meno di Beth Kempton (Corbaccio ed.).
Ciò che consiglia la qui presente ‘Hope coach’ per famiglie con problemi è: scrivi il tuo diario, magari prepara delle lettere in cui racconti ciò che provi a tuo figlio. Sarebbe meglio scriverle su carta, ma se temi che vengano trovate e che ti deridano, scrivile sul cellulare. Non devono essere perfette, complesse e dettagliate a livello di lettera, devono semplicemente contenere ciò che vorresti dire. Crea un profilo doppio col nome che vuoi tu e invia messaggi audio sulla falsa riga della lettera, come se raccontassi a tuo figlio quello che provi. Quel profilo devi usarlo solo a questo scopo. Utilizza esclusivamente la parte dei messaggi.
Non usarlo per niente, se non come raccoglitore di esperienze e sfoghi Quando sarà in grado di capire,non devi per forza, mettere tuo figlio al corrente di tutto ciò. Puoi anche distruggere o cancellare il materiale una volta superata la fase critica, ma l’idea di potersi confidare e di poter già parlare dei problemi della vita con il proprio figlio può calmare perché è come se lui sentisse il bene e la paura. Liberando la paura, si è più tranquilli con il bambino che subirà, a sua volta, meno stress.
Già, prova a metterti dalla parte opposta. Il bambino capisce, non è del tutto incosciente. Sente il clima e si rende conto, a suo modo, se chi gli sta accanto è tranquillo o no. Se non ci si libera dell’ansia la si può portare avanti per tutta la vita del piccolo che, crescendo, sarà sempre più consapevole di questo. Potrebbe pensare, per errore, di essere poco amato o sentirsi ‘il problema’ e il vostro rapporto si rovinerebbe.
Per chi è credente è bene continuare a ricordare il fatto del dono, della nuova vita. Non bisogna avere paura, ma aprirsi al bello. Ne parla anche il card Trujllo in un discorso poi trascritto. L’attuale cultura che sempre più si incentra sulla modifica della famiglia ( alcuni cristiani potrebbero percepire alcuni cambiamenti come positivi e lo si vede tutti i giorni, il punto cruciale non è questo, ora) . Per chi è credente l’importante è ricordare che il dono più ‘bello e prezioso’ ‘è quello dei figli’.
La Costituzione pastorale ‘Gaudium et spes’ dice che i figli sono il dono ‘il più prezioso’ (GS 50): “Questa espressione è stata richiesta da Paolo VI e aggiunta al testo della Costituzione Pastorale durante il Concilio Vaticano II”. Cerchiamo, quindi, davanti alle culle, di ringraziare per la fortuna di aver potuto vedere nascere e crescere i nostri piccoli, stupendoci sempre di come la vita sia speciale, di come siano fragili e importanti queste creature. Ricordiamo la gioia che ci hanno dato e non ascoltiamo i pareri su chiunque.
Non tutti saranno d’accordo sull’educazione, soprattutto quella religiosa, che daremo ai nostri figli, ma non abbattiamoci. Agire sempre per il bene dei figli e non al posto loro è la cosa giusta. Si può agire al loro posto quando sono appena nati? In un certo senso si, cioè prendendosi cura delle loro necessità. Si può essere preoccupati e stanchi, ma il nostro credo ci impone anche la gioia di aver permesso ad una nuova vita di trascorrere serenamente un giorno in più. Si dice: quando i figli crescono, i primi momenti con loro mancano.
Ogni figlio è unico e diverso da tutti gli altri, ma ha una cosa in comune con il resto dei pargoli: essere frutto dell’amore tra i coniugi. Nessun figlio nasce per caso e tutti quei bambini che vengono al mondo ‘non voluti’, anche in situazioni che non dovrebbero verificarsi, perciò vengono abbandonati e, poi, fortunatamente adottati da persone chiamate ad essere genitori, sono frutto di amore. Sono venuti su questa terra proprio come un dono a quella coppia pronta ad avere figli, ma impossibilitata ad avene.
Una coppia aperta all’accoglienza di chi ha più bisogno di aiuto e che vuole dare un futuro migliore a chi nasce senza colpa. Il bambino viene al mondo con un compito preciso e le azioni scellerate come una violenza, relazioni sbagliate o malgestite ( penso ci capiamo anche se uso parole delicate) è un dono che viene per cancellare quell’errore, per dare una seconda opportunità a chi ha sbagliato e non abbandona il piccolo o a chi, vedendolo in stato di adottabilità lo prende con sé.
Tutti questi tipi di genitori hanno le stesse paure e si, anche chi sbaglia ma si prende le sue responsabilità, può essere un fratello o una sorella che smarrisce la via e poi la ritrova. Non si deve giudicare, ma aiutare a vivere i primi momenti con più serenità possibile. Anche chi adotta può avere paura proprio per il passato del bambino, vuole dargli un futuro migliore, ma magari lo sta già facendo e le paure sono inutili.
In Africa, quando nasce un bambino, c’è gioia. Quando questo torna dall’ospedale dopo il parto, ‘tutta la tribù fa festa’ gioiosamente. Il cardinale di qualche capoverso fa, ricorda di aver visto lo stesso accadere a Gerusalemme, tempo fa. Noi cristiani possiamo rifarci allo stesso Salmo 126 a cui fanno riferimento gli ebrei: ‘…Ecco, dono del Signore sono i figli e Sua grazia il frutto del grembo’.
Noi credenti, nel rispetto di tante situazioni che non spetta a noi giudicare, possiamo ancora vivere il modello della famiglia fondata sul matrimonio come comunità di amore tra un uomo e di una donna, esclusiva, fedele, aperta, sempre nella fedeltà, alla procreazione od all’adozione. Una famiglia in grado di vivere quei piccoli momenti difficili all’inizio dell’avventura genitoriale come un dono che non a tutti è concesso, anche se non è colpa loro, anche se sarebbero dei buoni genitori. Scopriamoci amati e degni di vivere il mistero della vita assieme ai nostri figli. E, perché no, in assenza di figure di aiuto in un momento di sfogo, cantiamo L’albero delle noci.
A Bari l’Assemblea Generale del Forum delle Associazioni Familiari ‘Guardando al Futuro’
Nello scorso fine settimana si è conclusa presso il Palazzo del Comune di Bari, l’Assemblea Generale del Forum delle Associazioni Familiari dal titolo ‘Guardando al Futuro’ con un focus particolare sui giovani.
Dall’Indagine realizzata dall’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, sui giovani dai 14 ai 34 anni, emerge un atteggiamento di complessiva fiducia verso l’IA: solo un terzo del campione (32,7%) reputa l’AI più un rischio che un’opportunità. L’Italia, al contempo, attesta livelli più bassi su tutte e tre le variabili: conoscenza dell’IA (9%); utilizzo di almeno un’applicazione (32,1%) e percezione del rischio (27,8%) rispetto a Paesi come Spagna, Francia, Germania, Gran Bretagna.
Sia gli adolescenti (14-17 anni) che i giovani adulti (18-34 anni), rispettivamente il 52,7% e il 53,8%, ritengono che la propria generazione sia più attenta alla questione ambientale rispetto alle generazioni più adulte. Gli adolescenti considerano i genitori la principale fonte d’informazione su questioni a carattere ambientale (79,8%, mentre per i giovani adulti sono gli scienziati e gli esperti (71,8%). L’Italia ha la più alta percentuale di giovani che non pianificano un figlio per problemi economici personali (circa 70% contro una media europea del 60%), per la preoccupazione legata alla crisi economica, per l’impatto sulla qualità della vita della famiglia (68% contro una media europea del 60%) e per le conseguenze future del cambiamento climatico dei potenziali figli (62% contro una media europea del 52%).
Secondo i dati dell’Istat, nell’ultimo decennio abbiamo assistito alla forte crescita della migrazione dei laureati italiani all’estero (+281,3% tra il 2011 e il 2021, passando da 4.720 a 17.997) che ha investito trasversalmente il Paese, assumendo tuttavia i valori più alti tra i giovani del Sud (+402,1%, passando da 1.025 nel 2011 a 5.147 nel 2021), a fronte di un valore in linea con la media nazionale al Centro (+283,2%) e leggermente inferiore per le regioni del Nord (+237,4%).
I giovani sotto i 35 anni contano sempre di meno: nel 2002 rappresentavano poco meno di un terzo dell’elettorato attivo (il 30,4%), nel 2022 la loro incidenza scende al minimo storico del 21,9%, con una perdita di oltre 2,6 milioni di elettori (da 14,3 a 10,9 milioni), rispetto ad un elettorato maturo/anziano il cui peso sale dal 69,6% al 78,1% tra il 2002 e il 2022.
Per Adriano Bordignon, Presidente Forum delle Associazioni Familiari: “Anche questa trasformazione ‘strutturale’, che vede i giovani divenire progressivamente meno rilevanti nei risultati elettorali, contribuisce probabilmente a spiegare la complessiva propensione della politica verso programmi, interventi e iniziative destinati alle fasce adulte e anziane, capaci di avvicinare le quote più consistenti del consenso, ma certamente poco idonee a costruire a medio-lungo termine le condizioni per un futuro migliore del Paese. Non c’è investimento su natalità e nuove generazioni con questo tipo di propensione”.
Il Forum delle Associazioni Familiari ha ideato il ‘Progetto Fosbury’ allo scopo di realizzare iniziative a favore dei giovani, sia con enti pubblici che con la società civile nel suo complesso. La sfida attuale è quella di trovare nuovi punti di forza e di innovazione, che impattino sulla vita dei giovani perché possano essere protagonisti, come ha fatto Fosbury nella storia del salto in alto.
L’ex atleta statunitense, nato nel 1947, è divenuto famoso per la rivoluzionaria tecnica di salto in alto che ha introdotto e perfezionato. La tecnica, conosciuta come ‘Fosbury Flop’, consiste nel superare l’asticella con il corpo rovesciato all’indietro, piuttosto che affrontare il salto frontalmente come era consuetudine prima di lui.
Durante l’evento è stata presentata l’indagine ‘Cultura della genitorialità e promozione della natalità’, a cura della Confederazione Nazionale dei Consultori familiari di ispirazione cristiana (CFC), in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore (Centro Studi sul Volontariato e la partecipazione sociale – CESVOPAS). Dalla ricerca è emerso il bisogno di supporto psico-sociale e educativo per famiglie, con richieste crescenti su neogenitorialità, adolescenza, conflittualità e relazioni familiari. In tal senso i Consultori predispongono interventi e azioni mirati: Il 64% dei Consultori offre percorsi di accompagnamento alla genitorialità e il 62% consulenze individuali o familiari.
Per Adriano Bordignon, Presidente Forum delle Associazioni Familiari: “I giovani sono il cuore pulsante della nostra società e meritano di essere al centro delle politiche familiari, educative e sociali. Ma troppo spesso, vediamo i nostri ragazzi intrappolati in una realtà che li frena: la precarietà lavorativa, la difficoltà di accesso alla casa, il peso di aspettative irrealistiche e un mondo digitale che, pur portando vantaggi, spesso crea isolamento.
Come Forum delle Famiglie, crediamo sia prioritario fare in modo che i giovani non solo possano essere ascoltati, ma che le loro necessità vengano riconosciute e affrontate concretamente. È altrettanto fondamentale puntare su modelli positivi e offrire loro opportunità di partecipazione. In questo senso, chiediamo che venga investito maggiormente nell’educazione, nella formazione professionale e, soprattutto, nel sostegno alle famiglie. Solo un ambiente familiare sereno e stabile può garantire la crescita sana e felice dei giovani, in quanto luogo di educazione, crescita e sostegno, cruciale nel fornire loro gli strumenti e il supporto per guardare al futuro con fiducia e speranza”.
Secondo Eugenia Roccella, ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità: “Come Governo abbiamo messo la famiglia al centro della nostra azione fin dall’inizio. La denatalità è un fenomeno che riguarda tutto il mondo sviluppato ed è un problema che dobbiamo porre all’attenzione della comunità internazionale. Il Governo ha investito risorse significative nonostante i limiti di bilancio. Abbiamo aumentato in primis l’assegno unico per le famiglie numerose, siamo intervenuti sulla conciliazione vita lavoro potenziando il rimborso per l’asilo nido, rafforzato misure come la decontribuzione per le madri lavoratrici e il bonus per i nuovi nati. Inoltre stiamo lavorando ad ulteriori iniziative”.
Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia, ha dichiarato che: “Il calo demografico gigantesco a cui stiamo assistendo non è rimediabile in via ordinaria e sta coinvolgendo tutta l’Europa. È prioritario incentivare la natalità sotto diversi profili, basti pensare all’elevato bisogno di manodopera. Il nostro tentativo è quello di costruire una società più giusta e coerente con il modello di famiglia che la società ci offre. Ci sono luoghi a rischio spopolamento da rilanciare, incoraggiando il ritorno di persone alle quali si possono offrire nuove opportunità potenziando le agenzie per il lavoro. Serve, dunque, creare una massa critica a favore della natalità promuovendo una cultura a sostegno della famiglia per invertire la drammatica tendenza in atto e incentivare, così, il progresso sociale”.
Per Vito Leccese, Sindaco di Bari: “L’Assemblea Generale del Forum delle Associazioni Familiari è un momento significativo di riflessione sul valore che oggi le famiglie rappresentano. Sono il primo presidio utile per favorire l’inserimento dei giovani nella società. Molti di loro vivono problemi di disagio esistenziale e di partecipazione attiva nella vita quotidiana, per cui abbiamo il dovere di accompagnarli in questo cammino e le famiglie, al riguardo, svolgono un ruolo fondamentale”.
“Ringrazio il Forum delle Associazioni Familiari per il servizio che rende alla famiglia, tessuto vivo della Chiesa. In questi anni è sempre stata avvertita la vicinanza dei vescovi di Puglia con il Forum, attraverso un’interlocuzione proficua” ha dichiarato Mons. Giuseppe Favale, Segretario della Conferenza Episcopale Pugliese. “È fondamentale investire sempre di più nel futuro dei giovani. Il mio augurio è che dalla riflessione odierna nasca un entusiasmo sempre più grande affinché le nuove generazioni si lascino affascinare dalla bellezza della vita matrimoniale. Occorre, al contempo, porre le basi affinché la famiglia sia un punto di riferimento, individuando percorsi nuovi per portare effetti benefici a lungo termini”.
Andrea Orio, Osservatorio Giovani, ha sottolineato: “I dati emersi dalla ricerca condotta dall’Osservatorio Giovani con l’Istituto Toniolo fotografano un quadro significativo, in particolare per quanto riguarda l’Intelligenza Artificiale che per i due terzi dei giovani italiani rappresenta un’opportunità. Al contempo, la percezione circa i rischi e le minacce per la privacy è comparativamente più bassa nel nostro Paese. Rileva, inoltre, una particolare consapevolezza da parte delle nuove generazioni rispetto alle questioni ambientali. Preoccupa, tuttavia, la più alta percentuale dei giovani italiani che non pianificano un figlio per problemi economici e per il possibile impatto futuro dei cambiamenti climatici”.
Alberto Pellai, psicoterapeuta, ha evidenziato: “Stiamo vivendo una fase molto sfidante per la famiglia. I genitori sono preoccupati perché i figli passano molto tempo in una sorta di autoreclusione all’interno delle piattaforme social o usufruendo dei videogiochi. Viviamo un cambio epocale determinato dalla digitalizzazione in cui famiglia e scuola svolgono un ruolo cruciale.
Insisto molto sul concetto di allenamento alla vita poiché è essenziale preparare i figli a gestire la realtà. La generazione degli adolescenti è caratterizzata da un’ansia crescente per cui la scuola resta l’unico luogo in cui si confrontano con un mondo adulto. È necessario, dunque, creare spazi di aggregazione con figure adulte esperte di relazione per sostenere i bisogni di crescita dei nostri figli”.
Per Lorenzo Pellegrino, Azione Cattolica: “È indicativo come in tutto il testo della Legge di Bilancio sia citata appena quattro volte la parola giovani o la stessa area semantica, mentre soltanto tre volte sia affrontata la questione delle dipendenze e una sola volta il tema delle alleanze educative. È necessario, dunque, raccontare il progetto di una famiglia possibile, che non è un punto di arrivo ma di inizio. Servono politiche lavorative che contrastino il precariato e, parallelamente politiche sulla casa che supportino i giovani a formare una famiglia”.
Il card. Zuppi ai vescovi: guardare con la speranza di Abramo
Ieri il presidente della Cei, card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, ha aperto i lavori del Consiglio Permanente della Cei che terminano mercoledì 25 settembre, affrontando molte tematiche, che hanno spaziato dal Giubileo al Sinodo dei Vescovi, dalla riforma della Cei all’emergenza educativa dei giovani, con un sentimento di vicinanza alle popolazioni della Romagna e delle Marche, colpite dall’alluvione di qualche giorno fa:
“Il nostro pensiero va a quanti sono stati colpiti dall’alluvione e dalle esondazioni in Emilia Romagna e nelle Marche. Ci stringiamo alle comunità locali che, a distanza di poco tempo, si trovano a vivere un altro dramma. Nelle parole dei nostri Fratelli Vescovi abbiamo ascoltato il grido di sofferenza delle persone ferite da questa nuova emergenza”.
Il presidente dei vescovi ha pregato ed ha ringraziato chi è impegnato in questa emergenza: “Preghiamo per quanti sono in angoscia, perché possano continuare a guardare con fiducia al domani, anche quando tutto sembra, ancora una volta, perduto. Insieme al ringraziamento alle Forze dell’Ordine, ai Vigili del Fuoco, alla Protezione Civile e ai volontari impegnati nei soccorsi alla popolazione, chiediamo alle Istituzioni di intervenire, con tempestività ed efficacia, a sostegno delle famiglie e del territorio che ha mostrato, di nuovo, tutta la sua fragilità: le accuse vicendevoli e i proclami lascino il posto a misure adeguate, scelte lungimiranti e azioni concrete”.
Il discorso introduttivo è stato uno sguardo al futuro: “E’ il valore di questi nostri appuntamenti, esercizio di responsabilità che personalmente sento come luogo decisivo di confronto fraterno, pensoso, collegiale. A molti, davanti al futuro, viene da abbassare lo sguardo, perché si presentano situazioni difficili, anzi inestricabili, tra cui tutte le guerre, come in Ucraina e in Terra Santa, delle quali portiamo nel cuore il dramma e il gemito della nuova creazione che solo la pace può permettere.
I nostri contemporanei scrutano inquieti il futuro e, senza speranza, si rifugiano facilmente nell’individualismo, non credono possibile un futuro migliore. Così abbassano lo sguardo per evitare di vedere. E’ un fenomeno di concentrazione su di sé e di estraniazione dai legami sociali”.
Un futuro che non può far a meno del presente, come Abramo: “Siamo chiamati al futuro. Non lo cerchiamo perché abbiamo accumulato garanzie sufficienti per il cammino o per la sicurezza che sarà senza problemi e fatiche. E’ sempre valido il monito di non prendere due tuniche, sapendo che non ci mancherà quanto ci servirà! Abramo si mette in cammino perché accoglie il Signore solo con un’indicazione e una promessa”.
Il futuro che Dio propone non è facile: “Il cammino dell’Amico di Dio non è rettilineo. C’è sofferenza, racchiusa nella drammatica domanda che sgorga dal cuore di Abramo di fronte alla promessa di Dio (‘la tua ricompensa sarà molto grande’). Abramo guarda la sua realtà e non può non esclamare: ‘Signore Dio, che cosa mi darai? Io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Elièzer di Damasco’.
E’ la domanda di molti (penso anche ai nostri sacerdoti e a quanti hanno a cuore le nostre comunità) di fronte ai frutti del loro servizio e alle difficoltà quotidiane: ‘Un mio domestico sarà mio erede’. Cioè la fatica a generare figli, che vuol dire futuro. La risposta di Dio ad Abramo angosciato, pur partito fiducioso e dopo aver tanto camminato, è la proposta di una visione… E’ il dono di una visione del futuro di un popolo numeroso come le stelle del cielo”.
Questa visione è propria dei martiri: “I martiri sono anche nostri contemporanei. Non hanno seguito l’idolatria dell’individualismo, del proprio io, del salvare sé stessi, delle ideologie totalitarie, pagane. L’8 agosto sono stato a Lucca per ricordare gli ottant’anni dell’uccisione di 28 sacerdoti e monaci per mano dei nazifascisti: colpiti in mezzo al popolo e per il popolo…
Così i martiri missionari per popoli lontani, che non conoscevano. Sono davvero semi di vita, testimonianza di speranza nel futuro. Mostrano che la Chiesa è comunità, famiglia di Dio, per cui vivere e dare la vita. Queste sono le vere radici delle nostre Chiese e ci indicano un atteggiamento forte, generoso, mite, per affrontare con fiducia le avversità.
Nella prolusione non è mancato un riferimento all’imminente viaggio papale in Lussemburgo ed in Belgio; “I viaggi del Papa ci spingono a mantenere uno sguardo ecclesiale anche al di là dei confini nazionali. In questi giorni si è parlato d’innovazione e d’investimenti per una economia europea moderna e sostenibile, con riferimenti anche al lavoro e alla demografia, lasciando intravvedere un nuovo ‘piano Marshall’, più ambizioso di quello del secondo Dopoguerra, rappresentando l’UE come destinata altrimenti a una lenta agonia. Nel frattempo, si sono definiti squadra e programma della nuova Commissione europea che, fra l’altro, prevede alcune nuove deleghe alla difesa, al Mediterraneo e alla questione abitativa. L’auspicio è che l’Europa resti fedele alla sua vocazione al dialogo e alla pace”.
E’ stato un invito a dare vita alla ‘Camaldoli per l’Europa: “Mentre si affrontano i problemi contingenti, mi piacerebbe che si aprisse una discussione più ampia: una ‘Camaldoli per l’Europa’ per parlare di democrazia ed Europa. Potrebbe essere anche l’occasione per riflettere sul contributo che oggi può provenire dai cattolici in primis, come anche dai cristiani di tutte le Confessioni, dai credenti delle diverse Comunità religiose oggi presenti in Europa, dagli umanisti che hanno a cuore la cultura del nostro Continente, per uno sviluppo di una coscienza comune, che allarghi i confini dei cuori e delle menti e non ceda al nichilismo della persona, con tutte le conseguenze che questo comporta, e a sovranismi egoistici. Un’Europa nel segno della ‘Fratelli tutti’, coesa e solidale al suo interno e aperta al mondo”.
Ecco una particolare attenzione all’emergenza educativa: “Come Chiesa ci sentiamo pienamente coinvolti e non smetteremo di mantenere alta l’attenzione, perché sono in gioco le persone, la loro realizzazione, la possibilità di vivere l’esistenza in pienezza… Sono necessari luoghi, fisici e non virtuali, in cui tornare a fare esperienza di gratuità e libertà personale e comunitaria. Penso, in modo particolare, al prezioso servizio degli Oratori, del dopo-scuola e di tante altre attività formative, che conservano intatta la loro attualità e chiedono un rilancio di progettualità e creatività”.
E’ stato un invito alle Istituzioni per un lavoro comunitario: “Dobbiamo lavorare, tutti insieme, per sradicare i semi dell’individualismo che soffoca la dimensione umana e disconosce la presenza degli altri. Non ci sono ricette facili, né risposte preconfezionate a buon mercato, ma non per questo dobbiamo cedere al pessimismo o al disfattismo che paralizza ogni tentativo di azione. L’orizzonte è quello della speranza, che non è un palliativo, una pacca sulle spalle, ma è consapevolezza che Dio illumina il cammino da compiere, perché Egli ama di amore eterno ed è sempre presente nella storia di ogni vivente. Non è ingenuità, è concretezza”.
Ed uno sguardo educativo è anche quello che guarda i poveri: “Nei percorsi educativi delle nostre comunità ed istituzioni il tratto distintivo deve essere la familiarità e il servizio ai poveri. Senza fare catechesi a nessuno, sono loro infatti a introdurre alle profondità della fede e dell’incontro con Gesù. Le nostre opere, iniziative, istituzioni, le nostre imprese in favore degli emarginati sono importanti. Ma tutte dovrebbero verificarsi nel confronto evangelico con la realtà del povero, dando valore al contatto personale con la sua persona. I poveri sono i fratelli più piccoli di Gesù, ma anche i nostri fratelli, i fratelli dei cristiani, segno eloquente della presenza del Signore”.
Il comune di Como lancia i corsi ‘Tata accreditata’ per aiutare a scegliere la babysitter per i figli
Realizzare nuovi percorsi formativi per babysitter e aiutare le famiglie a scegliere la tata ideale per i propri figli. E’ questo lo scopo di ‘Tata AccrediTata’, l’originale progetto promosso dal Comune di Como e ora pronto al via, che è stato presentato oggi durante una conferenza stampa presso Palazzo Cernezzi. Nei mesi scorsi, il Settore Servizi Educativi e Sociali Quartieri e Partecipazione del Comune di Como ha portato avanti una co-progettazione con due organizzazioni specializzate, la cooperativa sociale Kairos di Roma e l’associazione Iside di Como, che gestiranno il servizio dedicato alle famiglie comasche con bambini fino all’età di 13 anni.
Da metà giugno, partiranno dunque due corsi di formazione per babysitter di entrambi i sessi, della durata da 40 a 50 ore a seconda dell’esperienza del partecipante, che prevedono lezioni di formazione teorica, un periodo di osservazione metodologica presso strutture educative accreditate, un modulo sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro e infine un seminario BLSD (Basic Life Support Defibrillation) per il primo soccorso con uso di defibrillatore. Il corso proposto dalla cooperativa Kairos sarà in parte online e il resto in presenza, mentre quello gestito dal centro Iside sarà totalmente in presenza a Como. Ciascun corso potrà ospitare un massimo di 30 partecipanti, che riceveranno attestati e certificati validi ai fini di legge.
Al termine del corso, i nuovi babysitter potranno partecipare alla fase di ‘matching’ cioè ad incontri con le famiglie comasche interessate al servizio ‘Tata AccrediTata’, allo scopo di individuare il professionista più idoneo per le loro esigenze. Questi incontri, mediati dall’ente che ha realizzato la formazione, consentiranno la conoscenza reciproca tra la tata e la famiglia, con successivi momenti di monitoraggio per analizzare il regolare andamento dell’abbinamento. Il percorso formativo avrà un costo ridotto di 150 euro, grazie al supporto economico assicurato dal Comune di Como.
Le famiglie dovranno pagare invece un contributo di 50 euro per poter accedere alla lista di accreditamento ed essere sostenute nella fase di ‘matching’. Inoltre, il Comune di Como potrà prevedere un sostegno economico per la partecipazione ai corsi o per l’utilizzo del servizio per tutti i cittadini e le famiglie comasche in carico ai Servizi Sociali. L’Amministrazione comunale ringrazia innanzitutto i partner che hanno voluto co-progettare con il Comune questo servizio, in cui crede fortemente come aiuto concreto alle famiglie comasche nella gestione e nella conciliazione dei tempi lavoro-famiglia.
“Per Kairos è stata la prima esperienza di coprogettazione con una amministrazione pubblica per un progetto sociale”, dichiara Alessandro Capponi, presidente della cooperativa Kairos. “E’ evidente che per tutte quelle famiglie che non hanno la possibilità di fruire dei servizi educativi e degli asili nido o semplicemente abbiano necessità di una Tata ben formata, in orari diversi da quelli di apertura degli stessi, possano fruire di un servizio su misura delle proprie esigenze”.
“Siamo entusiasti del lancio di questo progetto innovativo ed è stato un piacere collaborare con il Comune di Como e con la cooperativa Kairos”, sottolinea Elisabetta Landi, presidente dell’associazione Iside.
“Il nostro obiettivo è fornire una formazione appositamente studiata per aspiranti babysitter e, allo stesso tempo, un servizio di supporto alle famiglie. Siamo impegnati a garantire la tranquillità e la sicurezza delle famiglie, permettendo loro di contare su un aiuto prezioso quando ne avranno bisogno. E’ un onore poter contribuire al benessere e alla crescita della comunità locale grazie a questa iniziativa”.
Papa Francesco: combattere la mentalità dello scarto
“Dio non abbandona i suoi figli, mai. Nemmeno quando l’età avanza e le forze declinano, quando i capelli imbiancano e il ruolo sociale viene meno, quando la vita diventa meno produttiva e rischia di sembrare inutile. Egli non guarda le apparenze e non disdegna di scegliere coloro che a molti appaiono irrilevanti. Non scarta alcuna pietra, anzi, le più ‘vecchie’ sono la base sicura sulla quale le pietre ‘nuove’ possono appoggiarsi per costruire tutte insieme l’edificio spirituale”: così inizia il messaggio di papa Francesco per la IV Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani che si celebra la quarta domenica di luglio (28 luglio) sul tema ‘Nella vecchiaia non abbandonarmi’.
Nel messaggio il papa sottolinea che esiste una certezza, quella della misericordia di Dio: “La Sacra Scrittura, tutta intera, è una narrazione dell’amore fedele del Signore, dalla quale emerge una consolante certezza: Dio continua a mostrarci la sua misericordia, sempre, in ogni fase della vita, e in qualsiasi condizione ci troviamo, anche nei nostri tradimenti.
I salmi sono colmi della meraviglia del cuore umano di fronte a Dio che si prende cura di noi, nonostante la nostra pochezza; ci assicurano che Dio ha tessuto ognuno di noi fin dal seno materno e che nemmeno negli inferi abbandonerà la nostra vita. Dunque, possiamo essere certi che ci starà vicino anche nella vecchiaia, tanto più perché nella Bibbia invecchiare è segno di benedizione”.
Al contempo emerge anche la paura della solitudine, che deve essere ‘combattuta’: “Sono tante le cause di questa solitudine: in molti Paesi, soprattutto i più poveri, gli anziani si ritrovano soli perché i figli sono costretti a emigrare. Oppure, penso alle numerose situazioni di conflitto: quanti anziani rimangono soli perché gli uomini (giovani ed adulti) sono chiamati a combattere e le donne, soprattutto le mamme con bambini piccoli, lasciano il Paese per dare sicurezza ai figli.
Nelle città e nei villaggi devastati dalla guerra rimangono tanti vecchi e anziani soli, unici segni di vita in zone dove sembrano regnare l’abbandono e la morte… Questa mentalità va combattuta ed estirpata. È uno di quegli infondati pregiudizi, dai quali la fede cristiana ci ha liberato, che alimenta una persistente conflittualità generazionale fra giovani e anziani”.
Ed alla paura subentra la rassegnazione: “La solitudine e lo scarto sono diventati elementi ricorrenti nel contesto in cui siamo immersi… Possiamo notare in molti anziani quel sentimento di rassegnazione di cui parla il libro di Rut quando narra della vecchia Noemi che, dopo la morte del marito e dei figli, invita le due nuore, Orpa e Rut, a far ritorno al loro paese di origine e alla loro casa”.
Invece Rut sovverte le convenzioni ed ha avuto la benedizione di una buona vita: “La libertà e il coraggio di Rut ci invitano a percorrere una strada nuova: seguiamo i suoi passi, mettiamoci in viaggio con questa giovane donna straniera e con l’anziana Noemi, non abbiamo paura di cambiare le nostre abitudini e di immaginare un futuro diverso per i nostri anziani…
Rut ha scelto di stare vicina a Noemi ed è stata benedetta: con un matrimonio felice, una discendenza, una terra. Questo vale sempre e per tutti: stando vicino agli anziani, riconoscendo il ruolo insostituibile che essi hanno nella famiglia, nella società e nella Chiesa, riceveremo anche noi tanti doni, tante grazie, tante benedizioni!”
Il messaggio del papa è un invito a non dimenticare la tenerezza dell’accoglienza: “In questa IV Giornata Mondiale dedicata a loro, non facciamo mancare la nostra tenerezza ai nonni e agli anziani delle nostre famiglie, visitiamo coloro che sono sfiduciati e non sperano più che un futuro diverso sia possibile. All’atteggiamento egoistico che porta allo scarto e alla solitudine contrapponiamo il cuore aperto e il volto lieto di chi ha il coraggio di dire ‘non ti abbandonerò!’ e di intraprendere un cammino differente”.
Italia sempre più vecchia
Al 1° gennaio di quest’anno, certificato dall’Istat, la popolazione residente in Italia è pari a 58.990.000 unità, in calo di 7.000 unità rispetto alla stessa data dell’anno precedente (-0,1 per mille abitanti), che conferma quanto già emerso nel 2022 (-33.000 unità) proseguendo il rallentamento del calo di popolazione che, dal 2014 al 2021 (-2,8 per mille in media annua), ha contraddistinto l’Italia nel suo insieme.
La variazione della popolazione nel 2023 rivela un quadro eterogeneo tra le ripartizioni geografiche: nel Mezzogiorno la variazione è negativa, peraltro consistente nella misura del -4,1 per mille, mentre nel Nord, invece, la popolazione aumenta del 2,7 per mille. Stabile quella del Centro (+0,1 per mille). A livello regionale, la popolazione risulta in aumento soprattutto in Trentino-Alto Adige (+4,6 per mille), in Lombardia (+4,4 per mille) ed in Emilia-Romagna (+4,0 per mille). Le regioni, invece, in cui si è persa più popolazione sono la Basilicata (-7,4 per mille) e la Sardegna (-5,3 per mille).
Però con appena 379.000 bambini nati, l’anno appena concluso ha messo in luce l’ennesimo minimo storico di nascite, l’undicesimo di fila dal 2013. Un processo, quello della denatalità, che dal 2008 (577.000nascite) non ha conosciuto soste. Calano anche i decessi (661.000), l’8% in meno sul 2022, dato più in linea con i livelli pre-pandemici rispetto a quelli che hanno caratterizzato il triennio 2020-22: emerge un saldo naturale ancora fortemente negativo (-281.000 unità).
Le iscrizioni dall’estero (416.000) e le cancellazioni per l’estero (142.000) determinano un saldo migratorio con l’estero positivo di 274.000 unità, compensando quasi totalmente il deficit dovuto alla dinamica naturale con una dinamica migratoria favorevole, con un sostanziale equilibrio.
La popolazione residente di cittadinanza straniera al 1° gennaio di quest’anno è 5.308.000 unità, in aumento di 166.000 individui (+3,2%) sull’anno precedente; di conseguenza l’incidenza sulla popolazione totale tocca il 9%. Il 58,6% degli stranieri, pari a 3.109.000 unità, risiede al Nord, per un’incidenza dell’11,3%; altrettanto attrattivo per gli stranieri è il Centro, dove risiedono 1.301.000 individui (24,5% del totale) con un’incidenza dell’11,1%, mentre è più contenuta la presenza di residenti stranieri nel Mezzogiorno, 897.000 unità (16,9%), che raggiunge un’incidenza appena del 4,5%. Nel frattempo, sfiora 200.000 il numero di cittadini stranieri che nello scorso anno hanno acquisito la cittadinanza italiana, dato in linea con l’anno precedente (214.000), pur se in parziale calo.
Intanto i nati residenti in Italia sono 379.000, con un tasso di natalità pari al 6,4 per mille (era 6,7 per mille nel 2022) e la riduzione della natalità riguarda indistintamente nati di cittadinanza italiana e straniera. Questi ultimi, pari al 13,3% del totale dei neonati, sono 50.000, 3.000 in meno rispetto al 2022. La diminuzione del numero dei nati residenti del 2023 è determinata sia da una importante contrazione della fecondità, sia dal calo della popolazione femminile nelle età convenzionalmente riproduttive (15-49 anni), scesa a 11.500.000 al 1° gennaio, da 13.400.000 che era nel 2014 e 13.800.000 nel 2004. Anche la popolazione maschile di pari età subisce lo stesso destino nel medesimo termine temporale, passando da 13.900.000 nel 2004 a 13.500.000 nel 2014, fino agli odierni 12.000.000 persone.
Il numero medio di figli per donna scende così da 1,24 nel 2022 a 1,20 nel 2023, avvicinandosi di molto al minimo storico di 1,19 figli registrato nel lontano 1995: nel Nord diminuisce da 1,26 figli per donna nel 2022 a 1,21 nel 2023, nel Centro da 1,15 a 1,12; infine il Mezzogiorno, con un tasso di fecondità totale pari a 1,24, il più alto tra le ripartizioni territoriali, registra una flessione inferiore rispetto all’1,26 del 2022. In tale contesto, riparte la posticipazione delle nascite, fenomeno di significativo impatto sulla riduzione generale della fecondità, dal momento che più si ritardano le scelte di maternità più si riduce l’arco temporale disponibile per le potenziali madri. Dopo un biennio di sostanziale stabilità, nel 2023 l’età media al parto si porta a 32,5 anni (+0,1 sul 2022). Tale indicatore, in aumento in tutte le ripartizioni, continua a registrare valori nel Nord e nel Centro (32,6 e 32,9 anni) superiori rispetto al Mezzogiorno (32,2), dove però si osserva l’aumento maggiore sul 2022 (era 32,0).
Il Trentino-Alto Adige, con un numero medio di figli per donna pari a 1,42, continua a detenere il primato della fecondità più elevata del Paese, sebbene sia tra le regioni con la variazione negativa maggiore rispetto al 2022 (1,51). Seguono Sicilia e Campania, con un numero medio di figli per donna rispettivamente pari a 1,32 e 1,29 (contro 1,35 e 1,33 nel 2022). In queste tre regioni le neo-madri risultano mediamente più giovani che nel resto del Paese: 31,7 anni l’età media al parto in Sicilia; 32,2 anni in Trentino-Alto Adige e Campania.
La Sardegna continua a essere la regione con la fecondità più bassa. Stabilmente collocata sotto il livello di un figlio per donna per il quarto anno consecutivo, nel 2023 si posiziona a 0,91 figli (0,95 nel 2022). La precedono altre due regioni del Mezzogiorno: la Basilicata, dove il numero medio di figli per donna scende da 1,10 nel 2022 a 1,08 nel 2023; il Molise rimasto stabile a 1,10. La Sardegna e la Basilicata sono, insieme al Lazio, le tre regioni in cui il calendario riproduttivo risulta più posticipato, con età medie al parto rispettivamente pari a 33,2, 33,1 e 33 anni.
Scendendo a livello provinciale, il più alto numero medio di figli per donna si registra nella Provincia Autonoma di Bolzano/Bozen (1,56), che presenta una significativa discesa rispetto al 2022 (era 1,64). Seguono le Province di Gorizia (1,42), Palermo (1,39), Reggio Calabria (1,37), Ragusa (1,36) e Catania (1,36). Tutte le Province sarde, ai minimi nazionali, presentano una fecondità inferiore al figlio per donna: da quelle di Cagliari e del Sud Sardegna (0,86 per entrambe) a quelle di Oristano (0,93), Sassari (0,95) e Nuoro (0,99). A queste seguono la Provincia di Massa Carrara (1,02), nel Centro, e quella di Verbano-Cusio-Ossola (1,06), nel Nord.
Quindi ad inizio di quest’anno la popolazione residente presenta un’età media di 46,6 anni, in crescita di due punti decimali (circa tre mesi) rispetto all’inizio dello scorso anno: la popolazione ultrasessantacinquenne, che nel suo insieme ad inizio anno conta 14.358.000 individui, costituisce il 24,3% della popolazione totale, contro il 24% dell’anno precedente; è anche in aumento il numero di ultraottantenni, i cosiddetti grandi anziani: con 4.554.000 individui, quasi 50.000 in più rispetto a 12 mesi prima, questo contingente ha superato quello dei bambini sotto i 10 anni di età (4.441.000 individui). Questo rapporto, che è ora sotto la parità, era di 2,5 a 1 venticinque anni fa e di 9 a 1 cinquanta anni fa.
Diminuiscono inoltre gli individui in età attiva e i più giovani: i 15-64enni scendono da 37.472.000 (63,5% della popolazione totale) a 37 milioni 447mila (63,5%), mentre i ragazzi fino a 14 anni di età scendono da 7.344.000 (12,4%) a 7.185.000 (12,2%). Il Centro e il Nord, caratterizzati da una struttura di popolazione relativamente più anziana, presentano una proporzione di giovani (0-14 anni) rispettivamente pari al 12,1% e all’11,8%. Nel Mezzogiorno la quota è invece del 12,5%, ancora la più alta pur se in calo. In conclusione il numero stimato di ultracentenari (individui di 100 anni di età e più) raggiunge a inizio 2024 il suo più alto livello storico, superando 22.500 unità, oltre 2.000 in più rispetto all’anno precedente.
Forum delle Famiglie: sostenere le famiglie fa bene all’economia
Nelle settimane scorse al Senato si è svolto il convegno ‘Assegno unico, fisco, politiche familiari. La politica in dialogo con la famiglia’, promosso dal Forum delle associazioni familiari, per affrontare il nodo delle politiche pubbliche a favore delle famiglie e, quindi, delle nascite, in quanto “le politiche familiari del nostro Paese sono rimaste per decenni sostanzialmente ferme, relegate in un dibattito sociale, culturale e politico il più delle volte sterile… Negli ultimi anni, tuttavia si registra una positiva accelerazione, con l’introduzione del Family Act all’interno del quale è stato previsto l’Assegno unico universale”.
Durante l’evento sono stati citati i dati riportati nel ‘Cisf Family Report Per il Forum’, in cui si è evidenziato che “è opportuno che ci siano politiche attive per la famiglia, in termini di servizi, di sostegno economico, di pari opportunità, di equità fiscale. In particolare, proprio l’equità fiscale, secondo i carichi familiari, appare la nuova frontiera per costruire politiche familiari promozionali ed eque, in aggiunta a un più forte assegno unico e a una maggiore offerta di servizi”.
Però l’Assegno unico, introdotto nel 2021, appare tuttora insufficiente: “Solo il 5,5% delle giovani famiglie intervistate sostiene che la cifra è stata molto adeguata alle proprie necessità, mentre due terzi delle famiglie si dichiarano insoddisfatte: il 41,6% la definisce ‘poco’ adeguata, e il 25,9% ‘per niente’ adeguata… L’intervento dello Stato deve sostenere le famiglie nel loro compito primario: generare relazioni di fiducia, solidarietà e cura reciproca tra i propri membri, nella coppia, tra genitori e figli, anche quando sono i genitori a diventare anziani”.
In base a tali dati il Forum delle famiglie ha ribadito che sostenere le famiglie conviene anche dal punto di vista economico, “in quanto le relazioni familiari sono un sistema efficace di solidarietà interna e di responsabilità sociale verso il bene comune. All’interno, in famiglie stabili e integre, si rilevano migliori condizioni di salute, migliori risultati nell’apprendimento, più alti livelli di soddisfazione e di felicità individuale, più stabili relazioni di cura reciproca per i propri membri fragili; all’esterno, famiglie stabili e integre generano maggiore responsabilità sociale nei propri membri, maggior impegno nel sociale e nel volontariato, maggiore partecipazione all’azione politica”.
Nella tavola rotonda con i viceministri Maria Teresa Bellucci (Lavoro) e Maurizio Leo (Economia) il presidente del Forum delle associazioni familiari, Adriano Bordignon, ha sottolineato che l’obiettivo è quello di rimodulare il valore degli elementi che contribuiscono a determinare l’Indicatore della situazione economica per rendere lo strumento più ‘sensibile’ agli effettivi livelli di reddito delle famiglie:
“In particolare potrebbe essere attenuato il peso, oggi rilevante, della prima casa di abitazione. Mentre un altro aspetto critico riguarda l’attuale scala di equivalenza (il parametro per calcolare il reddito in base al numero dei componenti) che premia poco la presenza dei figli”.
Infine al vaglio c’è anche il peso dell’Assegno unico per i figli, che oggi concorre alla determinazione del reddito più di quanto facessero in passato gli assegni familiari e gli altri bonus, penalizzando i nuclei più numerosi, come ha detto Adriano Bordignon:
“In particolare si è convenuto sulla criticità dell’inverno demografico che il nostro Paese sta affrontando, sulla necessità di individuare risorse nuove da dedicare al rilancio della natalità e alla connessione delle azioni inerenti riforma fiscale, assegno unico, riforma dell’Isee, in un’ottica di medio periodo…
Il focus dell’incontro si è concentrato proprio sulla necessità impellente di una riforma dell’Isee che il Forum delle Associazioni familiari richiede da molti anni segnalandone i numerosi limiti soprattutto in merito alle scale di equivalenza utilizzate, al pesante impatto della prima casa, all’utilizzo dei redditi netti anziché lordi, ma anche per molto altro”.
Inoltre il presidente del Forum delle associazioni familiari ha fatto notare come il peso dell’assegno unico per i figli nella determinazione dell’Isee abbia come conseguenza che molte famiglie superino le soglie per accedere a servizi e bonus soprattutto in sede locale:
“Tutti gli indicatori ci raccontano che la sfida di rilanciare la famiglia e la natalità può essere alla nostra portata, solo se sarà capace di impattare la realtà con una serie di interventi estremamente significativi, che possano riavviare un motore che da tempo si è ingolfato. Non è più pensabile una politica dei piccoli aggiustamenti.
Abbiamo bisogno di una grande alleanza capace di coinvolgere Unione europea, Governo e Parlamento, Regioni ed enti locali, ma anche mondo del lavoro, scuola ed università, Terzo Settore, mondo della cultura e della comunicazione.
In tal senso, servono progetti ad alta intensità e a lungo respiro, capaci di riattivare prima di tutto la fiducia e la speranza delle giovani famiglie, convincendole che mettere al mondo un figlio non sarà una fatica individuale ma, oltre a essere la più splendida avventura per un essere umano, sarà un’esperienza che viene riconosciuta e sostenuta realmente come investimento di comunità”.
Quindi per Francesco Belletti, direttore del Centro internazionale studi famiglia (Cisf), “la famiglia non è più una questione di parte, ma è la microfibra relazionale del Paese e la principale risorsa di solidarietà. Sono state fatte molte cose buone, ma bisogna verificare quanto gli attuali strumenti siano efficaci. Servono politiche familiari a lungo termine e interventi più consistenti dal punto di vista economico, a partire dalla riforma del fisco. Occorrono, inoltre, misure a tutela delle donne lavoratrici e servizi di cura per le persone fragili”.
In questo senso per la dott.ssa Margherita Daverio, ricercatrice in Filosofia del diritto all’Università Lumsa, la famiglia genera un capitale sociale fondamentale per lo Stato: “Le politiche fiscali destinate alla famiglia sono un riconoscimento del capitale sociale che la famiglia genera, svolgendo funzioni di interesse collettivo come l’educazione, la presa in carico di situazioni di vulnerabilità, il sostegno in caso di disoccupazione, l’accompagnamento e la cura delle persone anziane. Il sostegno alla famiglia quindi è motivato da ragioni di equità.
Oltre alle misure di tipo erogativo occorre rafforzare i servizi essenziali alla persona. Attraverso il riconoscimento fiscale, inoltre si trasmette un messaggio culturale importante a fronte del contributo fondamentale offerto al Paese dalle famiglie”.
Infine Cristina Riccardi, vicepresidente del Forum nazionale delle associazioni familiari, ha sottolineato la necessità di abbandonare la logica assistenzialista alla famiglia: “E’ fondamentale uscire dalla logica del bonus e dell’assistenzialismo, per attuare investimenti e interventi a carattere strutturale. Servono misure di tipo preventivo per tutelare le famiglie in difficoltà.
In tal senso è necessario favorire un’alleanza tra i vari livelli governativi e le diverse istituzioni. La famiglia è una realtà in sé da valorizzare, che genera capitale sociale ed economico e non una somma di singoli individui. Occorre, dunque, uno sguardo ampio, una prospettiva a lungo termine e un approccio trasversale”.
(Foto: Dire)
1° gennaio: la Chiesa celebra la solennità di Maria Santissima Madre di Dio
Nel primo giorno del nuovo anno la Liturgia ci invita con gioia a celebrare la solennità di Maria Santissima Madre di Gesù e Madre nostra, mentre si dà il via alla celebrazione della 57^ giornata mondiale della pace. Oggi è la festa di Cristo Gesù nostra pace, nato da donna, nato sotto la legge. A Betlemme il volto di Dio ha preso volto umano lasciandosi adorare come figlio di Maria mentre gli Angeli cantano: ‘Gloria a Dio nell’alto dei cieli, pace agli uomini amati dal Signore’.
Festa della Sacra Famiglia: Gesù, Maria e Giuseppe
La liturgia oggi ci presenta la famiglia di Nazareth: la sacra famiglia al completo: Gesù, Maria e Giuseppe. La descrizione del brano del vangelo è sublime: Una coppia di sposi si recano al Tempio di Gerusalemme, conforme alla legge, per offrire il bambino Gesù al Padre. Maria tiene in braccio Gesù, Giuseppe tiene in mano due tortorelle o due colombe da offrire sull’altare a Dio: è il prezzo di riscatto, secondo la legge ebraica. I figli sono dono di Dio e vanno offerti a Dio.



























